“Nessuno ha diritto di veto”

La gestione del dissenso è sempre la prova di maturità più difficile per un leader di partito. Abbiamo urlato tutti allo scandalo contro Silvio, contro Di Pietro e poi contro Grillo e Casaleggio per le diverse sfortunate uscite scomposte quando non hanno trovato unanimità su alcune proprie decisioni. E abbiamo fatto bene perché la nostra democrazia si merita governanti maturi non solo nel cavalcare il consenso momentaneo ma anche e soprattutto nel costruire unità sul percorso delle riforme. Ecco perché la frase di Matteo Renzi su Mineo (e altri) è immaturità politica oltre che della solita spocchia: considerare veto una differenza di idee significa avere un senso piuttosto preoccupante del dibattito e rende ancora meno sopportabile l’amicizia affettuosa con Alfano e gli altri.

8 Commenti

  1. Questa storia inizia davvero a divertirmi e non poco! E’ mai possibile che gente intelligente (o sedicente tale?) deve farsi prendere per i fondelli da venditori ambulanti di chiacchiere fritte e per giunta con il vezzo dittatoriale de “un uomo solo al comando”? Ma questo partito è democratico o cosa!? Direi soprattutto “cosa” o meglio “la cosa”. Quella “cosa” di dalemiana memoria (da cui è nato il PD conquistato a suon di frottole e finanza da Renzie) che risponde innanzitutto e quasi esclusivamente a interessi di parte, lobby, multinazionali, banche d’affari, non certo all’interesse collettivo.

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