Viva er Colosseo co’ leoni. Viva ‘sta Roma de cojoni.

da Patrimoniosos.it:

Ormai è notizia diffusa, pure da Televideo: il docente di archeologia a Roma Tre, Daniele Manacorda, lo stesso che propose un campo di golf a Caracalla, ha suggerito al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, di ripristinare e riattare ai combattimenti l’arena nel Colosseo ricostruendolo all’interno secondo i disegni del primo ‘900. Il ministro ne è stato subito entusiasta. E con lui, come si legge su PatrimonioSos, si è schierato, dopo il gatto, la Volpe, o meglio il professor Volpe Giuliano, altro docente di archeologia, esempio preclaro di virtù, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. In effetti il contributo all’occupazione sarebbe enorme per Roma. Centinaia e centinaia di centurioni e di pretoriani, folle di finti schiavi in catene, colonne di cristiani condotti alle belve (addomesticate), i cavalli delle botticelle e gli scarti degli ippodromi in crisi reimpiegati per le corse con le bighe stile Ben Hur, spettacoli continuati giorno e notte, con brevi pause soltanto per rimuovere i rifiuti e le feci dei cavalli, grandi cucine nei sotterranei se non altro per scongelare e vendere caldi i soliti surgelati precotti, bevande di ogni tipo e di ogni gradazione, camion di tredicine e altri in colonna lungo via dei Fori Imperiali pedonalizzata, rivendite di costumi romani classici, tuniche con laticlavio, mantelli, armature, elmi tutt’intorno al Colosseo con attendamenti di guerrieri numidi, ispanici, libici, egizi, siriani, biglietti venduti a caro prezzo on line in tutto il mondo, Roma invasa da decine di milioni di turisti, una succursale subito aperta per spettacoli analoghi nei teatri e nelle arene di Verona, Capua, Pompei…A Roma il senatore Cutrufo ha proposto di ricostruire anche la vecchia Arena d’er Corea. Si preparano piani di analoga “valorizzazione” per l’Appia Antica fra gli applausi entusiasti del sottosegretario ai Beni culturali Barracciu e dell’on. Piera Picierno.

La nuova Roma che avanza contro i feticci archeologici

Franceschini è arcicontento

di quel gran suggerimento:

“Presto, presto, al Colosseo

Gladiatori con trofeo!

Centomila occupazioni

troveranno i centurioni.

Archeologi scontenti?

Garantisco nuovi stenti.

Come a voi intellettuali

lustratori di stivali.

Ai professori che gufano,

ho già detto che stufano.

Manacorda è mio alleato.

Con me Volpe si è schierato.

Che prestigio, che vittoria,

passerò con ciò alla storia!

A Matteo ho assicurato

un successo da primato:  

Civati, Chiti e Tocci?

Segregati lì tra i cocci.

Alla Barracciu e alla Picierno?

Un marmoreo memento eterno.

La folla sottostante grida:

Viva er Colosseo co’ leoni

Viva ‘sta Roma de cojoni”

(Anonimo Plautino)

21 Commenti

  1. … invece di andare avanti si va al’indietro solo per procurarsi un po’ di voti dalle famiglie dei “figuranti” che continueranno a fornire i loro servigi “in nero” lasciando ai concittadini, ed italiani tutti, l’onere di ripianare le perdite d’esercizio. Anche la “mala” ringrazia.

  2. Giulio Cavalli Stavolta non mi trovi d’accordo e, per una volta, invece, mi trova d’accordo Franceschini (non che l’idea sia sua, chiaro). In Italia, oltre ad aver perso il senso del bello, non sappiamo più valorizzare l’antico e, soprattutto, non sembra interessarci il concetto di fruizione. Sappiamo solo recintare, chiudere e sbarrare, senza paradossalmente conservare. Non ci interessa mai consentire un punto di vista diverso da quello di qualcuno che oggi guarda in modo distaccato “cio’ che è stato”. Ricostruire le condizione di fruzione di fine ‘800 mi sembra interessante. (Ri)rempire un pieno che ora è vuoto e che non rispecchia affatto l’aspetto o il modo di uso antico, anche. L’importante è che poi a gestire museo e accesso all’arena non siano le solite cooperative che hanno in gestione servizi aggiuntivi di tutte le aree archeologiche di Roma.

    1. L’antico non lo si valorizza “innestando” una struttura odierna, anche se il progetto è dei primi del 900. La storia ci ha dato il Colosseo nello stato in cui è. Valorizzare l’arch ecologia vuol dire innanzi tutto cercare in tutti i modi di fermare il tempo e salvaguardare ciò che resta. Non ricostruire ciò che non c’è più. Sennò allora mettiamoci a pitturare quegli affreschi che il tempo ha parzialmente distrutto…

    2. Gilberto Turra, si tratta di dare una chiave di lettura, di rendere comprensibile a tutti ciò che non lo è più perchè manca un elemento fondamentale. Lo stato in cui è ci piace perchè è una romantica rovina e invece i nostri beni andrebbero valorizzati in un’altra ottica. E, appunto, il paragone con il ripitturare non c’entra nulla: se metto uno strato che non potrò più togliere se non rovinando è un conto (anche se si integra nei restauri). Ma io non sto colando del cemento armato sui sedili della cavea (cosa che è accaduta, peraltro spesso, e anche nei dintorni di Roma). Sto aggiungendo una struttura che, suppongo possa essere rimossa senza danneggiare l’originale. E’ una ricostruzione per favorire la lettura. Ah, importantissimo: “Valorizzare l’archeologia vuol dire innanzi tutto cercare in tutti i modi di fermare il tempo e salvaguardare ciò che resta”. Davvero no: quello semmai è conservare. E’ anche con quello in italia abbiamo grossi problemi. Purtroppo, però, con la valorizzazione, che aggiunge oltre a conservare, che rende godibile e fruibile è una cosa diversa. Noi pretendiamo, con atteggiamento aristocratico, che tutti possano leggere e capire ed emozionarsi di fronte alle emergenze nude e crude. Ma non è così e sempre meno persone arrivano in Italia e se ne vanno a Berlino. Vanno lì anche se un solo angolo di Roma è più bello di città intere di mezza Europa. Noi abbiamo bisogno che loro vengano e capiscono e così potremo continuare ad avere risorse, quello sì, anche per conservare, per far vivere gli esperti di arte e di archeologia, di storia dell’architettura e di architettura. E anche per i professionisti del turismo. Questo, sia detto per inciso, non vuol dire che penso sia questo intervento di Franceschini a poterlo risolvere e se anzi volessimo aprire un altro capitolo sulla gestione dei beni culturali ci sarebbe così tanto da dire…

    3. Sì, potrei se me lo chiedesse e dovrebbe, anzi. O, ancora meglio, dovrebbe chiederlo ad altri archeologi che si occupano proprio di rilievo ed analisi dei monumenti. Non proporrei tendoni da esposizione perchè non servono sull’Etna, che si legge molto bene come vulcano senza aiuti. Poi ciò che distrugge la natura e un conto, quello che ha distrutto/modificato l’uomo mi sembre altro. Sui fatti siamo tutti d’accordo e molti degli interventi di valorizzazione ipotizzabili hanno tutti la virtù di essere fattibili. Se volessero investirci.

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