Mafia Capitale: conoscere per una sana e consapevole indignazione. Ecco l’ordinanza “Mondo di mezzo”.

L’estratto della misura e se volete l’ordinanza la potete scaricare in pdf qui: ORDINANZA MONDO DI MEZZO.

Il Giudice delle indagini preliminari, dott.ssa Flavia Costantini,

visti gli atti del procedimento penale  procedimento penale N. 30546/10 R.G.N.R., nei confronti, tra gli altri, di:

1) Massimo CARMINATI nato a Milano il 31.5.1958

2) Riccardo BRUGIA nato a Roma il 06.11.1961,

3) Roberto LACOPO nato a a Roma il 08.06.1965

4) Matteo CALVIO nato a Roma il 01.09.1967

5) Fabio GAUDENZI nato a Roma il 03.03.1972

6) Raffaele BRACCI nato Roma il 24.2.1975

7) Cristiano GUARNERA nato a Roma il 16.12.1973

8) Giuseppe IETTO nato a Roma il 29.03.1958

9) Agostino GAGLIANONE nato a Sacrofano (RM) il 29.07.1958

10) Salvatore BUZZI nato a Roma il 15.11.1955

11) Fabrizio Franco TESTA nato a Roma il 27.12.1965

12) Carlo PUCCI nato a Roma il 24.07.1961

13) Riccardo MANCINI nato a Roma il 16.11.1958,

14) Franco PANZIRONI nato a Roma il 11.07.1948

15) Emanuela SALVATORI nata a Roma il 18.7.1957 

16) Sandro COLTELLACCI  nato a Monterotondo (RM) il 09.07.1964

17) Nadia CERRITO nata a Roma l’11.09.1965

18) Giovanni FISCON nato a ROMA (RM) il 29.1.1957

19)  Patrizia CARACUZZI nata a Roma l’11.10.1962

20) Claudio CALDARELLI nato a Roma il 22.01.1951

21)  Franco CANCELLI, nato a Roma il 13.03.1954

22) Salvatore FORLENZA nato a Potenza il 02.11.1953

23) Carlo Maria GUARANY, nato a Cutro (KR) il 19.09.1959

24) Emanuela BUGITTI nata ad Udine il 22.11.1953

25) Alessandra GARRONE  nata a Roma il 22.07.1974

26) Paolo DI NINNO nato  a Roma il 6.09.1962

27) Sergio MENICHELLI nato a Sant’Oreste (RM) il 5.11.1948

28) Marco PLACIDI, nato a Sant’Oreste (RM) il 5.1.1955

29)  Raniero LUCCI nato a Roma (Rm) il 1.12.1967

30) Pierina CHIARAVALLE nata ad Avezzano (AQ) il 21.10.1984

31) Giuseppe MOGLIANI nato il 18.07.1952 a Campagnano di Roma (RM),

32) Giovanni LACOPO nato a Gerace (RC) il 24.06.1940

33) Claudio TURELLA nato a Roma (RM) il 28.11.1951

34) Emilio GAMMUTO nato ad Acri (CS) il 10.04.1954

35) Rossana CALISTRI nata il 10.08.1957 a Montecatini-Terme (PT)

36) Gennaro MOKBEL nato a Roma il 13.9.1960

37) Giovanni DE CARLO nato a Roma il 17.3.1975

38) Luca ODEVAINE , nato a Roma il 25.10.1956, ivi residente in via Marco Aurelio n. 49;

39) Mario SCHINA (C.F.: SCHMRA54H30H501F), nato a Roma il 30.06.1954, ivi residente in via Gina Mazza n. 3.

INDAGATI

Massimo CARMINATI,  Riccardo BRUGIA,  Fabrizio Franco TESTA,  Salvatore BUZZI, , Cristiano GUARNERA, Giuseppe IETTO, Agostino GAGLIANONE,  Franco PANZIRONI, Carlo PUCCI, Riccardo MANCINI, Fabio GAUDENZI, Roberto LACOPO, Matteo CALVIO, Nadia CERRITO, Claudio CALDARELLI, Carlo Maria GUARANY, Alessandra GARRONE,    Paolo DI NINNO: 

1) del delitto di cui all’articolo 416bis commi 1, 2, 4, 6 e 8 c.p. per avere fatto parte di una associazione di stampo mafioso operante su Roma e nel Lazio, che si avvale della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti di estorsione, di usura, di riciclaggio, di corruzione di pubblici ufficiali e per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, con i ruoli per ciascuno di seguito indicati:

Massimo CARMINATI,  capo e organizzatore, sovrintende  e coordina tutte le attività della associazione, impartisce direttive agli altri partecipi, fornisce loro schede dedicate per le comunicazioni riservate, individua e recluta imprenditori, ai quali fornisce protezione, mantiene i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali operanti su Roma nonchè con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario, con appartanenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti;

Riccardo BRUGIA, organizzatore, braccio destro di CARMINATI, collabora con lui in tutte le attività di direzione dell’associazione, coordina le attività criminali dell’associazione nei settori del recupero crediti e dell’estorsione, custodisce le armi in dotazione del sodalizio;

Fabrizio Franco TESTA, organizzatore, testa di ponte della organizzazione nel settore politico e istituzionale, coordina le attività corruttive dell’associazione, si occupa della nomina di persone gradite alla organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione;

Salvatore BUZZI, organizzatore, gestisce, per il tramite di una rete di cooperative, le attività economiche della associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della accoglienza dei profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto delle gare pubbliche aggiudicate anche con metodo corruttivo, si occupa della gestione della contabilità occulta della associazione e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti; 

Cristiano GUARNERA, imprenditore colluso, partecipa all’associazione mettendo a disposizione le proprie imprese e attività economiche nel settore della edilizia per la gestione degli appalti di opere e servizi conseguiti dall’associazione anche con metodo corruttivo;

Giuseppe IETTO, imprenditore colluso, partecipa all’associazione mettendo a disposizione le proprie imprese e attività economiche nel settore della ristorazione per la gestione degli appalti di opere e servizi conseguiti dall’associazione anche  con metodo corruttivo;

Agostino GAGLIANONE, imprenditore colluso, partecipa all’associazione mettendo a disposizione le proprie imprese e attività economiche nel settore della edilizia e del movimento terra per la gestione degli appalti di opere e servizi conseguiti dall’associazione anche con metodo corruttivo, costituisce flussi finanziari illegali al fine della loro veicolazione ai componenti apicali del sodalizio, custodisce per conto dell’associazione denaro contante provento delle attività illecite;

Franco PANZIRONI, pubblico ufficiale a libro paga, partecipa all’associazione fornendo uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici, per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione; garante dei rapporti dell’associazione con l’amministrazione comunale negli anni 2008/2013;

Carlo PUCCI, pubblico ufficiale a libro paga, partecipa all’associazione fornendo uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici, per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione;

Riccardo MANCINI, pubblico ufficiale a disposizione dell’associazione, partecipa all’associazione fornendo uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici, per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione; tramite dei rapporti dell’associazione con l’amministrazione comunale negli anni 2008/2013;

Roberto LACOPO, partecipe, gestisce per conto dell’associazione il distributore di carburanti sito in Corso Francia, base logistica del sodalizio, si occupa delle attività di estorsione e recupero crediti per conto dell’associazione, svolge anche il ruolo di tramite delle comunicazioni per il sodalizio;

Matteo CALVIO, partecipe, si occupa anche delle attività di estorsione e recupero crediti per conto dell’associazione;

Fabio GAUDENZI, partecipe, si occupa in particolare del riciclaggio e del reinvestimento dei proventi delle attività dell’associazione;

Nadia CERRITO, partecipe, segretaria personale di BUZZI, custodisce la contabilità occulta della attività corruttiva dell’associazione, contribuisce alle operazioni corruttive e di alterazione delle gare pubbliche;

Carlo Maria GUARANY, partecipe, stretto collaboratore di BUZZI contribuisce alle operazioni corruttive e di alterazione delle gare pubbliche;

Alessandra GARRONE, partecipe, compagna e stretta collaboratrice di BUZZI, con il quale condivide le strategie operative del sodalizio, contribuisce alle operazioni corruttive e di alterazione delle gare pubbliche;

Paolo DI NINNO, partecipe, commercialista di fiducia di BUZZI, gestisce la contabilità occulta della attività corruttiva dell’associazione, contribuisce alle operazioni corruttive e di alterazione delle gare pubbliche, crea flussi finanziari illeciti finalizzati a remunerare i componenti  dell’associazione;

Claudio CALDARELLI, partecipe, punto di collegamento tra l’organizzazione e le istituzioni politiche, crea flussi finanziari illeciti e contribuisce alle operazioni corruttive e di alterazione delle gare pubbliche.

Con le aggravanti di essere l’associazione armata e dell’avere finanziato le attività economiche controllate con i proventi di delitti.

In Roma fino alla data odierna  

Riccardo BRUGIA e Roberto LACOPO:

2) del reato di cui agli artt. 110, 81 II co., 629 commi 1 e 2 con riferimento all’art.628 comma 2 n.3  c.p. e 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203, poiché, in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, costringevano Massimo PERAZZA a pagare un debito di importo imprecisato nei confronti di LACOPO Roberto e altro debito di Euro 670,00 nei confronti di Alessia MARINI, con violenza esercitata da  Riccardo BRUGIA e consistita nel percuotere il PERAZZA procurandogli lesioni ad una gamba e un taglio al collo in data 5 novembre 2012 e con reiterate minacce verbali rivolte da BRUGIA nel corso del mese di novembre 2012, così procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno.

Con le aggravanti di essere il fatto commesso da persone che fanno parte dell’associazione di cui all’art. 416 bis c.p., nonché avvalendosi delle condizioni e dei metodi di cui al predetto articolo.

In Roma, nel corso del mese di novembre 2012. 

Matteo CALVIO e Roberto LACOPO

3) del reato di cui agli artt. 81 II co., 110 e 629, I e II co., in relazione all’art. 628 co. III,  nr. 3, c.p. e 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203, poiché, in concorso tra loro,  con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, dopo aver ricevuto LACOPO Roberto due assegni dell’importo, rispettivamente, di Euro 300,00 e di Euro 600,00, rivelatisi scoperti, costringevano REFRIGERI Fausto a saldare il debito assunto, con  minacce  consistite nell’inviare CALVIO presso l’abitazione di REFRIGERI per fare “un casino”, cosa che veniva fatta, e fargli giungere il messaggio che questi l’avrebbe picchiato e nel prospettare, successivamente, LACOPO, a più riprese, direttamente a REFRIGERI di inviare nuovamente CALVIO sotto la sua abitazione, per superare le resistenze della vittima, così procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno. 

Con le aggravanti di essere stato il fatto commesso da persone che fanno parte dell’associazione di cui all’art. 416 bis c.p., nonché avvalendosi delle condizioni e dei metodi di cui al predetto articolo.

In Roma, venerdì 14 giugno 2013. 

Giovanni LACOPO, Roberto LACOPO e Matteo CALVIO

4) del reato di cui agli artt. 110 c. p. e 629, I e II co., in relazione all’art. 628 co. III, nr. 3, c.p. e 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203, poiché, in concorso tra loro, costringevano Riccardo MANATTINI a restituire parte di un debito ammontante a 180.000,00 Euro, contratto nei confronti di Giovanni LACOPO, con minacce rivolte da  Matteo CALVIO, su incarico di Roberto LACOPO e consistite nel minacciare di morte il  MANATTINI e i suoi figli, così procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno. 

Con le aggravanti di essere stato il fatto commesso da persone che fanno parte dell’associazione di cui all’art. 416 bis c.p., nonché avvalendosi delle condizioni e dei metodi di cui al predetto articolo.

In Roma, nel corso dei mesi di novembre e di dicembre 2013

Riccardo BRUGIA:  

5) del reato di cui agli artt. 629, I e II co., c.p. e 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203, poiché, mediante la minaccia di costringerlo alla formale cessione del negozio di gioielleria, denominato “Senza Tempo”, costringeva Andrea INFANTINO a pagargli tre assegni da 10.000,00 Euro cadauno, rilasciatigli a fronte di un finanziamento erogatogli. 

Con le aggravanti che la minaccia è stata posta in essere da persona che fa parte dell’associazione di cui all’art. 416 bis c.p. e di aver commesso il fatto, avvalendosi delle condizioni di cui al predetto articolo.

In Roma, a ridosso dell’estate del 2013.

CARMINATI e BRUGIA

6) del reato di cui agli artt.110, 56 e 629, I e II co., in relazione all’art. 628 co. III, nr. 1 e nr. 3, c.p. e 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203, poiché, in concorso tra loro, compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Luigi SECCARONI a concedere loro la  disponibilità, mediante vendita o locazione, di un terreno ubicato in Roma via Cassia, nr. 256/262, sì da procurarsi un ingiusto profitto con altrui danno, mediante reiterate minacce rivolte congiuntamente e disgiuntamente, di persona e con il mezzo del telefono, e consistite nel prospettare l’incendio dei manufatti insistenti sul terreno e comunque l’impossibilità di utilizzarlo, nonché minacciando di picchiarlo e intimandogli di non transitare nei luoghi abitualmente da loro frequentati, non verificandosi l’evento per cause indipendenti dalla loro volontà.

Con le aggravanti di essere stato il fatto commesso da più persone riunite e da persone che fanno parte dell’associazione di cui all’art. 416 bis c.p., nonché di avvalendosi delle condizioni e dei metodi di cui al predetto articolo.

In Roma, dal mese di aprile al mese di giugno 2013. 

Riccardo BRUGIA:

7) del reato di cui agli artt. 629, I e II co., in relazione all’art. 628 co. III, nr. 3, c.p. e 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203, poiché, con la implicita minaccia di una ritorsione violenta, derivante anche dalle esplicite minacce indicate al capo che precede, costringeva Luigi SECCARONI a consegnargli la somma di € 1.000,00, pari alla provvigione guadagnata dal SECCARONI per la rivendita di una autovettura del BRUGIA, quale  compensazione per il minor prezzo ottenuto dal BRUGIA rispetto a quello di rivendita dell’auto.

Con l’aggravante di essere stato il fatto commesso da persona che fa parte dell’associazione di cui all’art. 416 bis c.p., nonché avvalendosi delle condizioni e dei metodi di cui al predetto articolo.

In Roma, nella prima decade del mese di maggio 2013. 

Raffaele BRACCI e Fabio GAUDENZI

8) del reato di cui agli artt. 110 e 644 c.p., V co., nr. 5, poiché, in concorso tra loro, BRACCI quale finanziatore e materiale erogatore della somma di denaro richiesta in prestito (finalizzata alla realizzazione di un’operazione compravendita e importazione d’oro nel continente africano), GAUDENZI quale intermediario, conoscitore di BRACCI, si facevano promettere da Filippo Maria MACCHI, a fronte della garanzia costituita da due orologi di valore, in corrispettivo di un finanziamento “a fermo” di 30.000,00 Euro, interessi usurari dell’importo di 3.000,00 Euro, da corrispondere mensilmente, sino alla restituzione del capitale, pari al tasso del 120% annuo, determinato con metodologia di calcolo di interesse semplice, superiore, quindi, al tasso soglia previsto dalla normativa vigente (18,77% relativo alla categoria crediti personali).

Con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di chi svolge attività imprenditoriale. 

In Roma, il 28 e il 29 aprile 2014.

Massimo CARMINATI, Alessia MARINI, Agostino GAGLIANONE:

9) del reato di cui agli artt. 110 c. p. e 12 quinquies I c. D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. nella Legge 7 agosto 1992, n. 356, poiché, in concorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali Massimo CARMINATI attribuiva fittiziamente ad Alessia MARINI la titolarità della villa, ubicata in Sacrofano (RM), in via Monte Cappelletto, acquistata da proprietà di Cristina DE CATALDO, al prezzo di cinquecentomila euro di cui centoventimila versati in contanti.

GAGLIANONE contribuiva al trasferimento fraudolento, occupandosi delle trattative con la venditrice e conservando parte della somma in contanti (almeno 100.000,00 Euro), necessaria al pagamento del prezzo.

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1), consistita nel consentire il reimpiego di risorse provenienti dall’attività della stessa. 

In Sacrofano (RM), il 13 maggio 2014, data del contratto di compravendita

SALVATORI, BUZZI, COLTELLACCI, CARMINATI

10) del reato di cui agli artt. 110, 319 c.p., 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro

Salvatori, nella qualità di  Responsabile Coordinamento Amministrativo, Attuazione Piano Nomadi e interventi di inclusione sociale di Roma Capitale

Buzzi, amministratore dei soggetti economici cui erano stati commessi i lavori per il campo nomadi di Castel Romano

Coltellacci e Caldarelli, collaboratori di Buzzi

Buzzi, in accordo con Coltellacci e Caldarelli, prometteva a Salvatori, per lo svolgimento della sua funzione e per il compimento di singoli atti e comportamenti riconducibili al suo ufficio (tra gli altri, informazioni sullo stato delle pratiche amministrative in corso, compilazione della Determinazione Dirigenziale relativa al Campo F dell’insediamento di Castel Romano sotto dettatura di Coltellacci) in violazione dei doveri d’imparzialità della P.A, l’assunzione della figlia, Chiara Derla, in uno dei soggetti economici che materialmente amministrava 

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014

FRANCO PANZIRONI, SALVATORE BUZZI, MASSIMO CARMINATI, NADIA CERRITO, GIOVANNA ANELLI, GIOVANNI FISCON, PATRIZIA CARACUZZI, CLAUDIO CALDARELLI

11) del reato di cui agli artt. 81 capoverso,110, 318 (nella formulazione successiva al dicembre 2012) 319 ( nella formulazione antecedente e successiva al dicembre 2012) c.p., 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché

Panzironi nella qualità di componente del CDA e AD di Ama S.p.A. dal 5.8.2008  fino al 4.8.11, e successivamente funzionario apicale di fatto di Ama S.p.A. 

Anelli nella qualità di Procuratore speciale di Ama S.p.A. e  Direttore Generale dal 20.9.12 al 2.5.13      

Fiscon   nella qualità di Procuratore speciale di Ama S.p.A. e  Direttore Generale a partire  dal 2.5.13,   

Caracuzzi nella qualità di dipendente di Ama  e  segretaria personale di Panzironi, 

in concorso tra loro e con Pubblici Ufficiali appartenenti alla struttura di Ama non identificati 

  • Panzironi per l’asservimento della sua qualità funzionale, formale e di fatto, e per l’asservimento della qualità funzionale di Anelli, Fiscon e altri appartenenti alla struttura di Ama non ancora indentificati, che agivano in accordo con lui, nonché per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio e dell’ufficio di Anelli, Fiscon, Caracuzzi e altri pubblici ufficiali non ancora identificati, atti assunti in violazione dei doveri d’imparzialità della Pubblica Amministrazione e consistenti:

nella violazione del segreto d’ufficio;

nella violazione dei doveri d’imparzialità della P.A. nell’affidamento dei lavori;

nel prendere accordi con Buzzi circa il contenuto dei provvedimenti di assegnazione delle gare, prima della loro aggiudicazione (assegnazione della raccolta differenziata per il comune di Roma di cui alla gara di AMA 18/11; assegnazione dei lavori relativi alla raccolta delle foglie per il comune di Roma di cui al bando n° 11156382; assegnazione di lavori per un valore di 5.000.000 di euro, non ancora specificamente individuato);

nell’effettuare interventi sui competenti organi del comune e di Ama per lo sblocco di crediti; 

  • Riceveva, per sé e per la fondazione Nuova Italia,  utilità consistenti:

in una costante retribuzione, di ammontare non ancora determinato, dal 2008  al 2013   e a partire  da tale data pari a 15.000 euro mensili;

in una somma pari a 120.000 euro ( 2,5% del valore di un appalto assegnato da Ama e non ancora specificamente individuato)

in erogazione di utilità quali la rasatura del prato di zone di sua proprietà;

in finanziamenti, non inferiori a 40.000 euro, alla fondazione Nuova Italia, nella quale Panzironi aveva ruolo di socio fondatore, consigliere e segretario generale;

utilità materialmente erogate da Buzzi, che agiva in accordo con Carminati e attraverso l’aiuto materiale, per le operazioni di creazioni delle provviste finanziarie, di Cerrito, segretaria personale di Buzzi, e Caldarelli, che realizzava frodi fiscali necessarie a garantire le adeguate coperture contabili.

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso diretta da CARMINATI.

In Roma, dal 2008  al giugno 2013

FISCON, PANZIRONI, ANELLI E BUZZI

12) del reato di cui all’art. 353 c.p., 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro e previo concerto, Panzironi nella qualità di funzionario di fatto apicale di Ama SpA, Fiscon nella qualità di Procuratore Speciale di Ama SpA, Anelli nella qualità di direttore generale di Ama SpA, dunque Pubblici Ufficiali, mediante collusioni materialmente intervenute tra Fiscon e Buzzi da un lato  e Panzironi e Buzzi dall’altro, intese tra l’altro a predeterminare il contenuto delle assegnazioni e il tempo di decorrenza del servizio, turbavano la gara 18/2011, aggiudicata il 5.12.12.

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso diretta da CARMINATI.

In Roma, dal mese di ottobre al mese di dicembre 2012

FISCON, PANZIRONI, ANELLI E BUZZI

13) del reato di cui all’art. 353 c.p., 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro e previo concerto, Panzironi nella qualità di funzionario di fatto apicale di Ama SpA, Fiscon nella qualità di Procuratore Speciale di Ama SpA, Anelli nella qualità di direttore generale di Ama SpA, dunque Pubblici Ufficiali, mediante collusioni materialmente intervenute tra Fiscon e Buzzi e Panzironi e Buzzi, intese tra l’altro a predeterminare il contenuto delle assegnazioni, turbavano la gara di cui al bando n° 11156383, aggiudicata in data 11.12.12.

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso diretta da CARMINATI.

In Roma, dal mese di ottobre al mese di  dicembre 2012

FISCON E BUZZI

14) del reato di cui agli artt. 110, 318 e 321 c.p.,  7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché Fiscon, DG di Ama, riceveva da Buzzi, espressione di soggetti imprenditoriali che intrattenevano rapporti con Ama, per l’esercizio della sua funzione, la promessa di esecuzione di attività di pulizie presso un immobile di sua appartenenza.

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso diretta da CARMINATI.

In Roma, il 30.10.13

FISCON, BUZZI

15) del reato di cui agli artt. 110, 353 c.p. 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro e con non identificati rappresentanti di Federambiente, Fiscon nella qualità di Direttore Generale di AMA, mediante collusioni preventive e successive con Buzzi, che si traducevano anche nell’indicazione di correzione dell’offerta presentata, turbavano la gara relativa all’emergenza rifiuti, indetta da Ama.

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, fino al  mese di agosto 2013

FISCON, BUZZI, CANCELLI, FORLENZA, GUARANY, BUGITTI, GARRONE, DI NINNO E CARMINATI

16) del reato di cui all’art. 353 c.p. 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro, e previo concerto tra Carminati e Buzzi, Fiscon nella qualità di direttore generale di Ama SpA, dunque Pubblico Ufficiale, 

  • mediante collusioni materialmente intervenute tra Fiscon e  Buzzi, intese tra l’altro a spostare il termine ultimo per la presentazione delle offerte, originariamente fissato al 7 di Gennaio 2014, e a recepire nell’aggiudicazione gli accordi intervenuti tra i partecipanti;
  • mediante collusioni materialmente intervenute tra Cancelli, Fiscon, Forlenza  e Buzzi, che agiva di concerto con Carminati e in accordo con Bugitti Garrone e Di Ninno, intese prima a concertare la presentazione delle domande, poi a predeterminare il contenuto delle assegnazioni

 turbavano la gara di appalto n. 30/2013 indetta da AMA Spa sulla raccolta differenziata del multimateriale 

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, dal mese di  dicembre 2013  al Giugno  2014 

CARLO PUCCI, BUZZI, CARMINATI E CERRITO: 

17) del reato di cui agli artt. 81 capoverso, 110, 318, 321 c.p.  7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché 

Pucci quale dirigente e procuratore speciale di Eur S.P.A., dunque incaricato di pubblico servizio, 

Buzzi quale amministratore delle cooperative riconducibili al gruppo Eriches-29 Giugno, affidatarie di appalti da parte di EUR S.p.a.

Carminati quale cointeressato alla gestione economica delle citate cooperative e percettore dei profitti derivanti dalla loro attività nei rapporti con enti pubblici e relative controllate

Garrone e Cerrito quali collaboratori di Buzzi nella gestione delle cooperative

in concorso tra loro 

Pucci per l’esercizio della sua qualità pubblicistica in tutte le situazioni che involgevano le cooperative riconducibili a Buzzi

riceveva da Buzzi, il quale agiva previo concerto con Carminati e in accordo con i suoi collaboratori interni (Cerrito)  alle cooperative, la somma di 5000 euro mensili oltre la somma di 15.000 euro una tantum

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma,  nel 2013

MENICHELLI, PLACIDI,  BUZZI, LUCCI, GARRONE

18) del reato di cui all’art. 353 commi 1 e 2 c.p., 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro,

Menichelli nella qualità di sindaco del comune di Sant’Oreste, dunque Pubblico Ufficiale

Placidi nella qualità di responsabile U.T.C. del comune di S. Oreste e R.U. del procedimento, dunque Pubblico Ufficiale 

mediante collusioni materialmente intervenute tra Menichelli, Placidi, Lucci  e  Buzzi, intese a predeterminare il contenuto dell’affidamento;

mediante condotte fraudolente con le quali nell’imminenza dell’affidamento, a termini scaduti, venivano sostituite le offerte presentate , con altre preparate dalla Garrone;

turbavano la gara  per l’affidamento dell’appalto del servizio di igiene urbana, servizi vari accessori, e fornitura di attrezzature e materiali d’uso per la raccolta differenziata CIG 560688865 indetta dal Comune di S. Oreste 

Con l’aggravante dell’essere stato commesso il fatto da parte di Placidi, pubblico ufficiale preposto alla aggiudicazione della gara e con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Sant’Oreste, dal mese di  ottobre 2013  al mese di aprile  2014 

MENICHELLI, PLACIDI, BUZZI, LUCCI, GARRONE,  CHIARAVALLE, BUGITTI: 

19) del reato di cui agli artt. 110, 319, 321 c.p. 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché in concorso tra loro

Menichelli nella qualità di sindaco del comune di Sant’Oreste, dunque Pubblico Ufficiale

Placidi nella qualità di responsabile U.T.C. del comune di S. Oreste e R.U. del procedimento, dunque Pubblico Ufficiale

Buzzi nella qualità di amministratore delle cooperative aggiudicatarie

Lucci, Garrone, Chiaravalle, Bugitti,  collaboratori di Buzzi

Menichelli e Placidi, nelle qualità indicate, per il compimento di atti contrari ai doveri del loro ufficio, 

consistenti:

  • nello svolgere le loro funzioni in violazione dei doveri d’imparzialità della PA e nel turbare, a favore delle cooperative riconducibili a Buzzi, la regolarità della procedura di gara  per l’affidamento dell’appalto del servizio di igiene urbana, servizi vari accessori, e fornitura di attrezzature e materiali d’uso per la raccolta differenziata CIG 560688865 indetta dal Comune di S. Oreste, accordandosi con Buzzi e Lucci prima dell’aggiudicazione e consentendo a costoro di sostituire le offerte originariamente presentate con altre redatte ad hoc materialmente dalla Garrone, in accordo con Guarany e Bugitti;

ricevevano 

  • Menichelli la promessa di 30.000 euro;
  • Placidi la consegna di una somma di almeno 10.000 euro

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Sant’Oreste, nel 2014 

MOGLIANI

20) del reato di cui all’art. 8 D. lgs 74/00, 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, nella qualità di legale rappresentante  della Cesas srl., anche al fine di consentire alla Eriches l’evasione delle imposte dirette e indirette, emetteva verso la società medesima la fattura relativa a operazioni inesistenti che segue:

fattura 24/12, recante un importo di 72.600 euro

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, nel 2012

MOGLIANI

21) del reato di cui agli artt. 81 capoverso, 648 bis c.p. 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, senza essere concorso nel reato di cui all’art. 416 bis c.p. contestato sub 1), mediante le  condotte di:

  • emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti di cui al capo  20);
  • la ricezione dei pagamenti;
  • l’annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti emesse dalla Imeg, per un valore non inferiore a 32.300 euro al netto di Iva ;
  • il pagamento di tali fatture alla Imeg srl, che poi, attraverso il suo legale rappresentante Gaglianone, ne restituiva gli importi al Carminati

al fine di profitto proprio, consistente nel trattenere parte delle somme ricevute, e di Carminati, beneficiario finale del flusso economico

impediva l’individuazione dell’origine illecita del denaro, proveniente dal reato di associazione di tipo mafioso

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma dal 2012 al 2013   

CARMINATI, GAGLIANONE

22) del reato di cui agli artt. 81 capoverso c.p., 8 D. lgs 74/00, 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro e previo concerto, Gaglianone nella qualità di legale rappresentante  della Imeg srl., anche al fine di consentire alla Eriches l’evasione delle imposte dirette e indirette, emettevano verso la società medesima fatture relative a operazioni inesistenti che seguono:

  • fattura 24/12, recante un importo di 72.600,00 euro
  • fattura 111/12, recante un importo di 30.250,06 euro
  • fattura n° 1/13, per la quale a titolo di saldo è stata pagata una somma di 30.250 euro
  • fattura n° 6/13, recante un importo di 24.200 euro
  • fattura n° 21/13, per la quale a titolo di saldo è stata pagata una somma di 18.150 euro
  • fattura n° 24/13, per la quale a titolo di saldo è stata pagata una somma di 18.150 euro
  • fattura n° 79/13, per la quale a titolo di saldo è stata pagata una somma di 16.018,60  euro
  • fattura n° 87/13, per la quale a titolo di saldo è stata pagata una somma di 14.762,00 euro
  • fattura n° 3/14, recante un valore di 20.000 euro

nonché, anche al fine di consentire l’evasione delle imposte dirette e indirette alla Cesas srl, emetteva le fatture relative a operazioni inesistenti che seguono:

  • fattura 61/12, recante un importo di 36.300 euro 

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, dal 2012 al 2014

CARMINATI, ESPOSITO

23) del reato di cui all’art. 8 D. lgs 74/00, 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro, Carminati nella qualità di amministratore di fatto, Esposito nella qualità di legale rappresentante  della Cosma srl., anche al fine di consentire alla Eriches l’evasione delle imposte dirette e indirette, emettevano verso la società medesima fatture relative a operazioni inesistenti, per un valore pari a  173.159,39 euro

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma dal 2013 al 2014

CARMINATI, BUZZI, DI NINNO 

24) del reato di cui all’art. 12 quinquies L. 356/92 12, 110 c.p. 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro e previo concerto, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, attribuivano fittiziamente:

  • al Consorzio Eriches 29, liquidità finanziaria per una cifra non inferiore  a 1.000.000 euro;
  • alla cooperativa servizio e manutenzione scarl la cifra di 141.000 euro

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, fino al 28.3.14

TURELLA, BUZZI, GAMMUTO, GARRONE, DI NINNO, CARMINATI, CALDARELLI, BUGITTI E CERRITO

25) del reato di cui agli artt. 81 capoverso, 110, 319, 321 c.p.  7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché

Turella quale funzionario del Comune di Roma, tra l’altro responsabile del servizio Programmazione e Gestione Verde Pubblico 

Buzzi quale amministratore delle cooperative riconducibili al gruppo Eriches-29 Giugno, affidatarie di appalti da parte del comune di Roma

Carminati quale cointeressato alla gestione economica delle citate cooperative e percettore dei profitti derivanti dalla loro attività nei rapporti con enti pubblici  e relative controllate

Gammuto, Garrone, Caldarelli, Cerrito e Bugitti quali collaboratori  di Buzzi nella gestione delle cooperative

Di Ninno quale commercialista che coadiuvava Buzzi nella gestione delle cooperative

in concorso tra loro 

Turella

 per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio, anche sotto il profilo della violazione dei doveri d’imparzialità della PA, consistenti, tra l’altro:

  • nel richiedere ai competenti organi della giunta comunale di orientare la destinazione di risorse economiche in bilancio in settori cui erano interessati soggetti economici riconducibili a Buzzi; 
  • nel concorrere nell’assegnazione da parte del comune di Roma di lavori a cooperative del gruppo per l’emergenza maltempo;
  • nel concorrere nell’assegnazione da parte del comune di Roma di lavori a cooperative del gruppo per la manutenzione delle piste ciclabili e per modificare l’originario stanziamento previsto in 800.000 euro iva compresa a 800.000 euro iva esclusa;
  • nel concorrere nell’assegnazione alla Eriches 29 dei lavori di cui alla D.D.1116 dEL 29.05.2013, concernente gli Interventi occorrenti per la manutenzione ordinaria delle aree a verde delle ville storiche, con le modalità collusive indicate al capo che segue.
  • in atti non ancora individuati 

riceveva da Buzzi, il quale agiva previo concerto con Carminati e in accordo con i suoi collaboratori (Gammuto, Garrone, Caldarelli, Cerrito, Di Ninno), le utilità che seguono:

  • la somma di 25.000 euro a fronte di una originaria promessa di 40.000 euro per l’emergenza maltempo;
  • la promessa di una somma di 30.000 euro in relazione allo stanziamento per la manutenzione delle piste ciclabili e alla sua modifica;
  • la promessa di somme di denaro;

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, nel 2012 e nel 2013

TURELLA, CALISTRI, BUZZI

26) del reato di cui agli artt. 110, 326 comma III, 353 commi 1 e 2 c.p., 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, in concorso tra loro e con soggetti non ancora compiutamente individuati, dipendenti di Buzzi che agivano sotto la sua direzione, previo concerto

Turella quale funzionario del Comune di Roma, tra l’altro responsabile del servizio Programmazione e Gestione Verde Pubblico, e componente la commissione di aggiudicazione 

Calistri quale componente la commissione di aggiudicazione

mediante:

  • collusioni preventive, consistenti in accordi finalizzati alla predeterminazione dei soggetti economici che si sarebbero aggiudicati la gara;
  • violazioni del segreto, consistenti nella comunicazione dei contenuti delle offerte presentate da una delle società partecipanti alla gara;
  • condotte fraudolente, consistenti nel consentire la presentazione di documentazione, necessaria per superare i concorrenti,  fuori termine

 turbavano la procedura competitiva di cui alla D.D.1116 DEL 29.05.2013, concernente gli Interventi occorrenti per la manutenzione ordinaria delle aree a verde delle ville storiche, conclusa con l’assegnazione alla Eriches 29

Con le aggravanti dell’essere stato commesso il fatto da parte della Calistri preposta alla aggiudicazione della gara e di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, nel   2013

MOKBEL Gennaro:

27) del reato di cui agli artt. 56 e 629, 61 n.7  c. p., poiché, al fine di procurarsi un ingiusto profitto con altrui danno, mediante violenza e minacce – consistite nel prospettargli di ucciderlo, nel terrorizzarlo e nel “pigliarlo per il collo” – poneva in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Marco IANNILLI a restituire l’ingente somma di denaro (circa sette – otto milioni di Euro), comprensiva dell’attesa remunerazione, consegnatagli un anno prima per investirla nell’“operazione Digint”, non verificandosi l’evento per l’intervento di Massimo CARMINATI, il quale, su richiesta della vittima, la “proteggeva” da MOKBEL, affinché deflettesse dalle condotte minatorie e vessatorie.

In Roma, in epoca successiva al 2009/2010, e, comunque, antecedente al gennaio 2011

Massimo CARMINATI e Marco IANNILLI:

28) del reato di cui agli artt. 110 c. p., 12 quinquies I c. D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. nella Legge 7 agosto 1992, n. 356, 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 poiché, in concorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali Massimo CARMINATI attribuiva fittiziamente a Marco IANNILLI la titolarità della villa in Sacrofano (RM), con relativa pertinenza, ubicata in via Monte Cappelletto, nn. 12 e 12bis.

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, in epoca compresa tra il 2009/2010 e il gennaio 2011.

Fabio GAUDENZI, Martina e Gianluca GAUDENZI e Massimo CARMINATI

29) del reato di cui agli artt. 81 II c. e 110 c.p., 12 quinquies I c. D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. nella Legge 7 agosto 1992, n. 356, poiché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, in concorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, su consiglio di Massimo CARMINATI,  Fabio GAUDENZI attribuiva fittiziamente ai suoi fratelli Martina e Gianluca GAUDENZI la titolarità delle quote della società “IMMOBIILIARE DUE PINI S.r.l.”.

In Roma, nel corso del 2013 

Fabio GAUDENZI e Claudio CICCOTTI

30) del reato di cui agli artt. 110 c.p., 12 quinquies I c. D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. nella Legge 7 agosto 1992, n. 356, poiché, in concorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali Fabio GAUDENZI attribuiva fittiziamente a Claudio CICCOTTI la titolarità delle quote della società “OKAOS S.r.l.”.

In Roma, nell’agosto 2013

Giovanni DE CARLO

31) del reato di cui agli artt. 378, I co., c. p e 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203, poiché, su richiesta degli avvocati Domenico LETO e Michelangelo CURTI, quest’ultimo informato da Massimo CARMINATI che erano in atto attività di intercettazione ambientale nello studio legale ove lavorava, aiutava Massimo CARMINATI e gli altri componenti del sodalizio di tipo mafioso indicato al capo 1) e i tre legali citati, indagati per concorso esterno in detto aggregato associativo, a eludere le investigazioni in atto nei loro confronti, individuando un’applicazione tecnica, che consentiva l’intercettazione ambientale all’interno dello studio legale dell’avvocato Pierpaolo DELL’ANNO, ubicato in via Nicotera, n. 29.

Con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare il sodalizio indicato al capo 1).

In Roma, l’11giugno 2013.

Giovanni DE CARLO:

32) del reato di cui all’art. 12 quinquies I c. D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. nella Legge 7 agosto 1992, n. 356, poiché, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, DE CARLO attribuiva fittiziamente:

a Serena DI CESARE (per il tramite del compagno Fabio RUSSO) l’intestazione delle quote della “AUGUSTEA IMMOBILIARE SRL”, holding proprietaria della “MONDO PETROLI SPA”, e allo stesso RUSSO la disponibilità del distributore di benzina, sito a Cisterna di Latina (LT), in via Timavo, di proprietà della citata “MONDO PETROLI SPA”, percependone i proventi, nonché la disponibilità della “PF IMMOBILIARE E PARTECIPAZIONI SRL”, il cui capitale sociale era detenuto per il 99,5% dalla madre Immacolata TIA e per lo 0,5 % da Simone GUAGLIANONE, quote  che venivano trasferite il 6 agosto 2013 alla società di diritto inglese “PF ONE LTD” (amministrata da Lorenzo DE VINCENTI). 

In Roma, dal marzo 2013 all’ottobre del 2013

Giovanni DE CARLO

33) del reato di cui all’art. 12 quinquies I c. D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. nella Legge 7 agosto 1992, n. 356, poiché, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali attribuiva fittiziamente a Marco IANNILLI la disponibilità della villa in Fregene (RM), ubicata al “Villaggio dei Pescatori”, in via Silvi Marina, n. 139.

In Roma, in data anteriore e prossima al marzo 2013.

Giovanni DE CARLO

34) del reato di cui all’art. 12 quinquies I c. D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. nella Legge 7 agosto 1992, n. 356, poiché, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali attribuiva fittiziamente la disponibilità dello stabilimento balneare e dell’annesso ristorante “Miraggio Club” di Fregene a Filippo FRANCHELLUCCI. 

In Roma, in epoca precedente al marzo 2013.

ODEVAINE,  SCHINA, COLTELLACCI, BUZZI, CERRITO

35) Del reato di cui agli art. 110 c.p.,318 c.p. ( nuova formulazione) 319 c.p. ( vecchia e nuova formulazione) 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, perché, in concorso tra loro

Odevaine nella sua qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, dunque pubblico ufficiale, Schina nella qualità di intermediario, Buzzi e Coltellacci nella qualità di esponenti di soggetti economici interessati alle vicende amministrative ( Eriches 29,  ) Cerrito nella qualità di segretaria personale di Buzzi

Odevaine, per la vendita della sua funzione e per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio in  violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione, consistenti, tra l’altro:

– nell’orientare le scelte del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale,  al fine di creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dai soggetti economici riconducibili a Buzzi e Coltellacci;

– nel comunicare i contenuti delle riunioni e le posizioni espresse dai rappresentanti delle istituzioni in tale tavolo di coordinamento nazionale;

– nell’effettuare pressioni finalizzate all’apertura di centri in luoghi graditi al gruppo Buzzi

riceveva in forma diretta e indiretta una retribuzione di 5000 euro mensili per se medesimo e una retribuzione di 1500 euro mensili per Schina che svolgeva la funzione di intermediario tra il gruppo Buzzi e Odevaine, utilità erogate da Coltellacci e Buzzi, che si avvaleva del materiale aiuto della Cerrito

Con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso indicata al capo 1).

In Roma, dal 2011 al 2014

Con la recidiva specifica e reiterata per Massimo CARMINATI

Con la recidiva specifica per BRUGIA Riccardo

Con la recidiva specifica e infrquinquennale per LACOPO Roberto

Con la recidiva specifica per CALVIO Matteo

Con la recidiva specifica e reiterata per Fabio GAUDENZI

Con la recidiva per Giuseppe IETTO

Con la recidiva per BUZZI Salvatore

Con la recidiva specifica reiterata e infraquinquennale per TESTA Fabrizio Franco

Con la recidiva specifica per PUCCI Carlo

Con la recidiva specifica per COLTELLACCI Sandro

Con la recidiva specifica per MANCINI Riccardo

Con la recidiva specifica e reiterata per MOKBEL Gennaro

Con la recidiva specifica e reiterata per CANCELLI Franco

Con la recidiva specifica e reiterata per BUGITTI Emanuela

CAPITOLO I

L’ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSO 

E IL RUOLO DI MASSIMO CARMINATI

1- Premessa

La valutazione del materiale probatorio, con particolare riguardo alla qualificazione giuridica dei fatti, e la correlativa necessità di verificare l’adattabilità del tipo normativo definito dall’art. 416 bis  c.p. a organizzazioni criminali operanti in territori diversi da quelli delineati dalla tradizionale geografia del crimine organizzato, fuori da moduli di filiazione diretta o indiretta dagli archetipi criminali, significa in concreto saggiare rigidità ed elasticità relative della fattispecie astratta.

Se è indubitabile che la genesi dell’art. 416 bis c.p. sia riconducibile a una trasposizione normativa di caratteri propri espressi da organizzazioni sociali collocate in aree che tradizionalmente esprimevano forme di criminalità organizzata, occorre verificare se la derivazione della fattispecie astratta da tali modelli socio-criminali ponga un’ipoteca tale da impedirne l’applicazione a organizzazioni storicamente operanti fuori dai territori di riferimento e connotate da indici criminali diversi da quelli fin qui individuati come propri di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Il territorio d’analisi è prossimo a quello delle nuove mafie, ad oggi delineato dalla possibilità di applicare a forme criminali importate sul territorio italiano l’art. 416bis c.p., e tende a verificare la possibilità di riconoscere organizzazioni criminali italiane, operanti in Italia, nel caso di specie a Roma, diverse da quelle tradizionali

Nel compiere tale verifica, vi è piena consapevolezza nell’ufficio inquirente che solo una rigorosa actio finium regundorum , compiuta con riguardo ai limiti della flessibilità della fattispecie, rispetta a fondo il valore di garanzia espresso dal principio di legalità, condizione irrinunciabile per qualsiasi prospettazione accusatoria.

Gli indubbi elementi di originalità contenuti nella richiesta cautelare – costituiti, tra l’altro, dall’individuazione di un’organizzazione criminale autoctona, operante sul territorio della capitale, inquadrabile nello schema sanzionatorio dell’art. 416bis c.p. – consigliano un’enucleazione ex ante del metodo di analisi e di sussunzione della fattispecie concreta nella fattispecie astratta.

In concreto, in una prima approssimazione si determineranno gli essentialia di un’organizzazione di tipo mafioso, avuto riguardo alla definizione normativa, e, successivamente, si individueranno indici rivelatori della sua esistenza secondo la giurisprudenza, onde verificare, attraverso una comparazione con il modello legale, se essi abbiano un carattere storicamente e geograficamente determinato ovvero se implichino una correlazione biunivoca con il modello criminale sanzionato ex art. 416bis c.p..

L’analisi proseguirà al fine di verificare se esista un’organizzazione criminale nei suoi elementi costitutivi primari, intesi come pluralità di soggetti, a struttura organizzata, che svolgono un’attività ad oggetto illecito.

In conclusione si verificherà se l’epifenomenologia di tale forma organizzata, ove esistente, presenti i caratteri di un’associazione di tipo mafioso, delineandone i peculiari caratteri.

Saranno, quindi, analizzati alcuni dei più significativi reati fine rientranti nell’operatività di tale organizzazione criminale.

2. Gli essentialia del reato di associazione di tipo mafioso

La natura dell’atto consente di evitare astratte, quanto inutili, dissertazioni sul reato previsto dall’art. 416bis c.p..

In concreto, si ometterà ogni considerazione teorica sugli elementi costitutivi del reato che il tipo normativo condivide con l’ipotesi di cui all’art. 416 c.p. – costituiti da una pluralità di persone, dalla forma organizzata, dal dolo specifico costituito dal fine di commettere delitti- riservandosi al riguardo una puntuale descrizione degli elementi probatori che supportano l’ipotesi di un’organizzazione criminale operante sul territorio romano.

L’analisi tenderà, compatibilmente con i limiti propri di una richiesta avanzata in sede di indagini, ad individuare, sul piano generale, l’in sé di un’organizzazione di tipo mafioso, al fine di consentire un rigoroso controllo  del petitum cautelare, sia sul versante della consistenza probatoria, sia sul versante della corretta qualificazione giuridica dei fatti.

La piana lettura della norma consente di ritenere che il proprium di un’organizzazione di tipo mafioso sia descritto dal III comma dell’art. 416bis c.p. e sia costituito, sul piano dell’elemento oggettivo, dall’elemento che coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva – ciò che può essere definito il metodo mafioso –  e sul piano dell’elemento soggettivo dalla circostanza che il dolo specifico è arricchito dalle finalità, alternativamente previste, di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o di realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sè o per altri ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sè o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

L’assunto costituisce il fondamento di ogni decisione resa dalla Corte di Legittimità fin dalla seconda metà degli anni 80 ad oggi.

Il metodo mafioso viene descritto nella fattispecie attraverso il riferimento alla forza di intimidazione del vincolo associativo e alle condizioni di assoggettamento e di omertà di cui gli associati «si avvalgono».

Con il riferimento alla forza di intimidazione del vincolo associativo deve intendersi che «1’associazione abbia conseguito in concreto, nell’ambiente circostante nel quale essa opera, un’effettiva capacità di intimidazione, sino ad estendere intorno a sè un alone permanente di intimidazione diffusa, tale che si mantenga vivo anche a prescindere da singoli atti di intimidazione concreti posti in essere da questo o quell’associato» . La carica intimidatrice deve essere autonoma – ossia l’organizzazione deve avere la capacità potenziale, anche se non attuale, di sprigionare, per il solo fatto della sua esistenza, una carica intimidatrice idonea a piegare ai propri fini la volontà di quanti vengano in contatto con gli affiliati all’organismo criminale deve derivare dal sodalizio stesso e non dalla forza di qualcuno dei suoi membri. Le condizioni di assoggettamento e di omertà devono collegarsi eziologicamente alla forza d’intimidazione del vincolo associativo in un rapporto di causa ed effetto.

In presenza di un metodo mafioso, utilizzato da un’organizzazione criminale per perseguire le descritte  finalità illecite, l’ultimo comma dell’art. 416bis c.p. – forse ridondante, ma che assolve all’indubbia funzione di rimarcare l’astrattezza del tipo legale, svincolandolo dalle matrici sociologiche presupposte  dalla sua elaborazione –  prevede che la norma incriminatrice si applichi anche alla camorra e ad altre associazioni, comunque localmente denominate.

L’assunto ha consentito l’applicazione dell’art. 416 bis c.p. a forme criminali a struttura organizzata non classiche.

La deviazione dalla matrice sociologica originaria considerata dalla giurisprudenza è consistita anzitutto nell’essere le organizzazioni criminali insediate in territori diversi da quelli nei quali sono insediati gli archetipi criminali, come nel caso della ‘ndrangheta trapiantata nel nord del paese .

Altra deviazione dal tipo sociologico originario è costituita dall’essere i componenti dell’associazione appartenenti ad etnie straniere. Ai fini che qui rilevano, pare opportuno evidenziare alcuni passaggi argomentativi di una pronuncia di legittimità che ha riconosciuto il reato di cui all’art. 416bis c.p. con riferimento ad un’organizzazione di etnia cinese operante in territorio toscano, assai significativi della lunga marcia  che, nella prassi giurisprudenziale, emancipa il tipo legale dalla matrice sociologica originaria.

“(…) Va così posto anzitutto in rilievo che la realtà mafiosa – all’origine caratterizzata da struttura vasta e monolitica operante in bene individuati territori – è venuta trasformandosi e articolandosi in una molteplicità di organizzazioni col mutare e l’ampliarsi del genere di interessi parassitari perseguiti (basti pensare all’edilizia, al contrabbando di tabacchi, alla droga) e con l’estendersi delle zone territoriali di influenza: fenomeno quest’ultimo evidentemente ricollegabile anche alle aperture via via crescenti di ogni collettività locale verso altre realtà sociali, come all’assottigliamento delle frontiere o riconducibile, per rimanere al nostro paese, ai grandi fenomeni di immigrazioni da paesi dell’est europeo e addirittura dall’estremo oriente. Come più d’uno ha osservato, merito della proposta di legge La Torre (poi divenuta legge n. 646/1982 che ha introdotto nel nostro codice penale l’art. 416 bis) è appunto quello di avere abbandonato – o almeno di non aver più considerato come obiettivo unico da colpire – la mafia intesa nel primo tradizionale senso per rivolgere il proprio interesse verso i gruppi mafiosi (le “cosche”) composti anche da numero limitato di persone (persino tre soltanto) e con zone e settori d’influenza limitati. Fu grazie a quella iniziale intuizione che si passò, nel progredire dei lavori parlamentari, dalla incriminazione dell’associazione mafiosa alla focalizzazione (anche) della associazione “di tipo mafioso” e alla conseguente formulazione dell’ultimo comma dell’articolo dove si menzionano, appunto, tutte le organizzazioni che comunque localmente denominate perseguono quei certi scopi “valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo”.

Risultato importante del diverso assetto normativo, peraltro, è anche quello di avere eliminato la stessa idea che sia punibile come mafiosa soltanto l’associazione, per così dire, “potente” perché capace, oltre che di aggregare moltissime persone, di acquisire e moltiplicare risorse finanziarie notevoli come di controllare in modo ferreo un certo spazio territoriale valendosi di strutture complesse e collaudate; quel che è necessario (e sufficiente) sulla base della norma è che gli associati si avvalgano della forza intimidatrice derivante dal perverso vincolo e delle condizioni di assoggettamento psicologico e di omertà che a lor volta ne scaturiscono anche all’esterno per conseguire una o più delle finalità menzionate nel terzo comma dell’articolo stesso (su queste ultime nozioni la giurisprudenza di legittimità è ormai amplissima e, pur con le inevitabili sfumature, costante sui dati di fondo). Non si è mancato nella stessa giurisprudenza di avvertire, in particolare, che la forza di intimidazione può esplicarsi coi mezzi e nei modi più vari (sembra persino banale ricordare che la disponibilità di armi è prevista dalla legge solo come circostanza aggravante) sempre che sia trasmessa all’esterno la sensazione o se si vuole, la persuasione della ineluttabilità del male o dei mali che vengono di volta in volta minacciati nel momento in cui la “carica di pressione” comincia a far sentire i suoi effetti l’organizzazione viene a giuridica evidenza sui piano penalistico, indipendentemente dal raggiungimento concreto degli obiettivi anche se spesso nuovi atti di violenza o di minaccia si rendono necessari per rafforzare o comunque tener viva la capacità intimidatrice già conseguita dal sodalizio (cfr., per tutte, sez. 6^ 31/1/1996, Alleruzzo; sez. 1^, 15/4/1994, Matrone; sez. 5^ 9/4/1998, Magnelli). Va da sè che tale forza prevaricante ha capacità di penetrazione e di diffusione inversamente proporzionali ai livelli di collegamento che la collettività sulla quale si esercita è in grado di mantenere per cultura o per qualsiasi altra ragione, con le istituzioni statuali di possibile contrasto, potendo evidentemente la intimidazione passare da mezzi molto forti (minaccia alla vita o al patrimonio quando ci si trovi in presenza di soggetti ben radicati in un territorio, come per esempio gli operatori economici non occulti) a mezzi semplici come minacce di percosse rispetto a soggetti che, vivendo già in condizioni di clandestinità o di semillegalità, non siano in grado di contrapporre valide difese (anche se nel caso la “cattiva fama” guadagnatasi dal sodalizio non sempre si è alimentata, come si accennerà, di rappresaglie di poco conto). Si è infine felicemente osservato in dottrina che la intimidazione non è la semplice coazione che si esercita in modo occasionale ma diretto nella estorsione, sibbene un “perdurante stato di timore grave” che induce a tenere i comportamenti richiesti anche a prescindere dall’attuale compimento di atti minatori e dalla circostanza che i delitti scopo siano caratterizzati di per sè dall’impiego strumentale di violenza: importante è solo che tali reati siano espressione (o risultino, come tipo, tra i programmi) del sodalizio.
Dopo quanto si è detto specie sulle associazioni “di tipo” mafioso, si deve concludere, con la Corte fiorentina, CHE IL REATO DI CUI ALL’ART. 416 BIS C.P. BENE È REALIZZABILE ANCHE CON RIGUARDO AD ORGANIZZAZIONI CHE, SENZA CONTROLLARE TUTTI COLORO CHE VIVONO O LAVORANO IN UN CERTO TERRITORIO, RIVOLGE LE PROPRIE MIRE A DANNO DEI COMPONENTI DI UNA CERTA COLLETTIVITÀ – QUINDI ANCHE STRANIERI IMMIGRATI O FATTI IMMIGRARE CLANDESTINAMENTE – A CONDIZIONE CHE SI AVVALGA DI METODI TIPICAMENTE MAFIOSI E DELLE CONSEGUENTI CONDIZIONI DI ASSOGGETTAMENTO E DI OMERTÀ (per precisi riferimenti sul punto cfr. sez. 6^, 13/12/1995, Abo El Nga Mohamed): è d’altra parte intuitivo che se la ragione della particolare incriminazione è l’uso di quei metodi mafiosi che di per sè si ritiene particolarmente offensivo dei beni (ordine pubblico oggettivo e condizione psicologica di sicurezza e di tranquillità) che s’intendono tutelare, il numero effettivo dei soggetti che al momento sono coinvolti come vittime ha peso relativamente secondario a fronte della diffusività del fenomeno a danno di un numero indeterminato di persone che potranno in tempi brevi trovarsi alla mercè del sodalizio. (…)”. 

La considerazione delle nuove mafie nel paradigma normativo dell’art. 416bis c.p. e, soprattutto, l’analisi delle ragioni che determinano tale inclusione appaiono di estremo rilievo ai fini che qui rilevano.

Al riguardo, è significativo quanto è stato rilevato in dottrina, secondo cui  “…se la tradizionale formula organizzativa della mafia comprende due dimensioni che si combinano tra loro in maniera variabile nel tempo e nello spazio: «quella di organizzazione di controllo del territorio, da cui deriva il suo potere e agire politico, e quella di organizzazione dei traffici illeciti, che la caratterizza come impresa che opera a cavallo dei mercati illegali e di quelli legali»,  è questa seconda dimensione che viene allora in considerazione con riguardo a tali fenomeni criminosi….”.

3- Gli indici rivelatori dell’esistenza di un’organizzazione di tipo mafioso secondo la giurisprudenza

La prova dell’esistenza di un sodalizio criminale che si avvale di un metodo mafioso, secondo la giurisprudenza di legittimità, può essere desunta da una serie di indici rivelatori, quali la segretezza del vincolo, i vincoli di comparaggio o comparatico tra gli adepti, il rispetto assoluto del vincolo gerarchico, l’accollo delle spese di giustizia da parte della cosca, il diffuso clima di omertà come conseguenza e indice rivelatore dell’assoggettamento alla consorteria.

Non è questa la sede per passare in rassegna funditus tali orientamenti giurisprudenziali.

Il tema da analizzare è se vi sia corrispondenza biunivoca tra la sussistenza di un fatto di associazione di tipo mafioso e l’esistenza in concreto di tali indici di mafiosità, se, cioè, l’assenza di uno o più di tali indici abbia idoneità a falsificare un’ipotesi d’accusa che qualifichi i fatti ex art. 416 bis c.p..

La questione, ad avviso del pubblico ministero, deve essere risolta negativamente.

Postulare una corrispondenza biunivoca tra indici di mafiosità, così come elaborati in giurisprudenza, e sussistenza di un fatto qualificabile ex art. 416bis c.p. significa, alternativamente, introdurre nel tipo legale elementi in esso non contemplati ovvero impedire al giudice di apprezzare la sussistenza di un fatto ( id est: la sussistenza del metodo mafioso) fuori da limiti legalmente posti.

Operazioni ermeneutiche, l’una e l’altra, contra legem: la prima sul piano del diritto penale sostanziale; la seconda sul piano del diritto processuale.

La stratificazione giurisprudenziale di tali indici di mafiosità deve, piuttosto, essere ricondotta alla circostanza che, ad oggi, le sentenze rese hanno avuto riguardo essenzialmente ad organizzazioni mafiose di tipo tradizionale, in relazione alle quali è indiscutibile l’univoco significato probatorio di essi.

A non diverse conclusioni, e per identico argomentare, occorre giungere con riguardo al profilo del controllo del territorio.

Se è indiscutibile che nella matrice sociologica ispiratrice del tipo legale fosse, e sia, presente l’elemento del controllo del territorio, inteso come area geografica determinata, soprattutto in considerazione   della caratteristica di quelle organizzazioni criminali di proporsi, nella regolazione dei conflitti e nell’allocazione delle risorse, come antistato, il paradigma normativo non richiede tale elemento, che può anche essere del tutto assente –circostanza di fatto probabilmente rinvenibile nelle caratteristiche di quelle organizzazioni criminali che tendono ad infiltrare le istituzioni, lato sensu considerate, alterandone il fisiologico funzionamento – dovendosi ritenere elementi necessari e sufficienti, ai fini della sussistenza del reato, sul piano dell’elemento oggettivo, forza di intimidazione del vincolo associativo e condizioni di assoggettamento e di omertà di cui gli associati «si avvalgono».

In questo senso, è stato correttamente rilevato, tanto in dottrina che in giurisprudenza, che il paradigma normativo non richiede che la condizione di assoggettamento e di omertà investa territori più o meno estesi potendo invece riferirsi a limitati settori ed attività o a limitati aggregati sociali.

4- I caratteri di Mafia Capitale

Le indagini svolte hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza in ordine all’esistenza di una organizzazione criminale di stampo mafioso operante nel territorio della città di Roma, la quale si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne derivano per commettere delitti e per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di appalti e servizi pubblici.

Mafia Capitale, volendo dare una denominazione all’organizzazione, presenta caratteristiche proprie, solo in parte assimilabili a quelle delle mafie tradizionali e agli altri modelli di organizzazione di stampo mafioso fin qui richiamati, ma, come si cercherà di dimostrare nella esposizione che segue, essa è da ricondursi al paradigma criminale dell’art. 416bis del codice penale, in quanto si avvale del metodo mafioso, ovverosia della forza di intimidazione derivante dal vincolo di appartenenza, per il conseguimento dei propri scopi.

Essa presenta, in misura più o meno marcata, taluni indici di mafiosità, ma non sono essi ad esprimere il proprium dell’organizzazione criminale, poiché la forza d’intimidazione del vincolo associativo, autonoma ed esteriorizzata, e le conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che ne derivano, sono generate dal combinarsi di fattori criminali, istituzionali, storici e culturali che delineano un profilo affatto originale e originario.

Originale perché l’organizzazione criminale presenta caratteri suoi propri, in nulla assimilabili a quelli di altre consorterie note, originario perché la sua genesi è propriamente romana, nelle sue specificità criminali e istituzionali.

Sarebbe un errore di prospettiva annoverare tout court Mafia Capitale nel catalogo delle nuove mafie.

Se è indiscutibile che la sua diagnosi sia frutto dell’utilizzazione –scevra da pregiudizi nel senso più anodino del termine–  di quello che in dottrina è stato definito un modello di tipizzazione contenuto nell’ultimo comma dell’art. 416bis c.p., deve escludersi che la sua genesi sia recente e reputarsi che essa sia radicata da tempo, mentre deve ritenersi che essa sia stata  investigativamente colta nella fase evolutiva propria delle  organizzazioni criminali mature, che fruiscono, ai fini dell’utilizzazione del metodo mafioso, di una accumulazione originaria criminale già avvenuta.

Muovendo da quanto condivisibilmente è stato ritenuto in dottrina, secondo cui «ogni associazione di tipo mafioso ha alle spalle un precedente (e concettualmente distinto) sodalizio-matrice, con originario programma di delinquenza in parte finalizzato proprio alla produzione della «carica intimidatoria autonoma»; finalità apprezzabile e riconoscibile, peraltro, solo a posteriori cioè a metamorfosi avvenuta e dopo la consunzione del sodalizio-matrice nella nuova entità di tipo mafioso», nel caso di specie può ritenersi che la trasformazione sia compiutamente avvenuta.

A usar metafore, il fotogramma di Mafia Capitale, ossia la sua considerazione sincronica, rivela un gruppo illecito evoluto, che si avvale della forza d’intimidazione derivante –anche– dal passato criminale di alcuni dei suoi più significativi esponenti; la pellicola di Mafia Capitale, ossia la sua considerazione diacronica, evidenzia un gruppo criminale che costituisce il punto d’arrivo di organizzazioni che hanno preso le mosse dall’eversione nera, anche nei suoi collegamenti con apparati istituzionali, che si sono evolute, in alcune loro componenti, nel fenomeno criminale della Banda della Magliana, definitivamente trasformate in Mafia Capitale.

Un’organizzazione criminale tanto pericolosa quanto poliedrica che, per dirla con le parole di uno dei suoi più autorevoli e pericolosi esponenti, Massimo Carminati ( il Pirata o il Cecato), opera, soprattutto, in un  mondo di mezzo,  un luogo dove, per effetto della potenza e dell’autorevolezza di Mafia Capitale, si realizzano sinergie criminali e si compongono equilibri illeciti tra il mondo di sopra, fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni, e il mondo di sotto, fatto di batterie di rapinatori, trafficanti di droga, gruppi che operano illecitamente con l’uso delle armi.

Sul piano strutturale, le mafie tradizionali presentano modelli organizzativi pesanti, rigidamente gerarchici, nei quali i vincoli di appartenenza sono indissolubili e inderogabili. Un tale modello organizzativo è, però, storicamente e sociologicamente, incompatibile con la realtà criminale romana, che è invece stata sempre caratterizzata da un’elevata fluidità nelle relazioni criminali, dall’assenza di strutture organizzative rigide, compensata però dalla presenza di figure carismatiche di grande caratura criminale, quali Ernesto Diotallevi,  Michele Senese (zi Michele)  Massimo Carminati (il Pirata, il Cecato) e da rapporti molto stretti con le organizzazioni mafiose tradizionali operanti sul territorio romano e da una connaturata capacità di ricercare e realizzare continue mediazioni, che si risolvono in un equilibrio idoneo a generare il senso della loro capacità criminale.

Mafia Capitale, in questo differenziandosi e in parte affrancandosi dalle precedenti espressioni organizzate capitoline come la Banda della Magliana, ha avuto la capacità di adattarsi alla particolarità delle condizioni storiche, politiche e istituzionali della città di Roma, creando una struttura organizzativa di tipo  reticolare o  a raggiera, che però mantiene inalterata la capacità di intimidazione derivante dal vincolo associativo nei confronti di tutti coloro che vengano a contatto con l’associazione.

In essa, alcuni dei suoi componenti godono di ampi margini di libertà, sì che essi, oltre a essere impiegati attivamente nella mission dell’associazione, svolgono autonomamente e personalmente attività illecite.

Sul piano del core business, l’attività di Mafia Capitale è orientata al perseguimento di tutte le finalità illecite considerate nell’art. 416bis c.p.

Tra esse, le più frequenti finalità perseguite, e non di rado realizzate, sono tuttora la commissione di gravi delitti di criminalità comune, prevalentemente a base violenta, ma soprattutto l’infiltrazione del tessuto economico, politico ed istituzionale, l’ottenimento illecito dell’assegnazione di lavori pubblici.

Un’organizzazione criminale che siede a pieno titolo al tavolo di altre e più note consorterie criminali, condizionandone l’attività sul territorio romano, che ha piena consapevolezza di sé e del suo ruolo nella gestione degli affari illeciti della capitale.

Eloquente, in proposito, appare essere un’intercettazione ambientale, avente come protagonista Carminati, capo indiscusso di Mafia Capitale,  a seguito della pubblicazione di un articolo sul settimanale “L’Espresso”, dal titolo “I quattro Re di Roma”, nel quale si faceva riferimento ad una divisione della capitale in zone d’influenza ad opera di distinti gruppi criminali con a capo rispettivamente  CARMINATI Massimo, SENESE Michele, FASCIANI Giuseppe e CASAMONICA Giuseppe.

Conversazione nella quale Carminati si mostra per un verso gratificato da tale riconoscimento mentre per altro verso ne coglie le opportunità criminali, rappresentando ai suoi interlocutori la non necessità, per il conseguente effetto mediatico, dell’uso di forme di violenza diretta:

Riccardo: l’ha letto l’Espresso, Maurizio?

Massimo: inc..ma questo..sul lavoro …sul lavoro nostro…sono pure ..cose buone…

Riccardo: so’ più già protetti…

Massimo: bravo…se sentono tranquilli…inc..

Riccardo: anche se..a vorte se stai .. a parla’ con la gente  scappano…

Massimo: se stai a parla’ con la spia……si eh..lo so ..ma chi è che gia’ sta a.. ma chi te conosce 

Riccardo: se sei intelligente…[tratto in cui si sovrappongono le voci]

Massimo: no, sai che c’è ???

Riccardo: …. se sono intelligenti cioè..

Massimo: no sai che c’è ??? …

Riccardo: è come dici te.. 

Massimo: quando c’hai rapporti … è come quando c’hai rapporti..con gente che si conosce

Riccardo: inc..e non sei prepotente le co..

Massimo: sanno..sanno come stanno veramente le cose..certo se io dovessi andare a presentamme con me..eh..io ti dico..sai..fermate…no ma poi soprattutto la storia della droga..eh..bisogna essere onesti..la storia della droga è della stampa ..eh..

……….

Una vera confessione stragiudiziale dell’esistenza dell’associazione, delle sue finalità illecite –viene disconosciuta quella relativa ai traffici degli stupefacenti, bollata come invenzione della stampa–  del suo operare esterno.

Un’organizzazione che usa, esplicandola, la forza d’intimidazione derivante dal vincolo associativo in zone del territorio della capitale, in aree del suo tessuto economico e istituzionale, nella direzione degli appartenenti all’organizzazione criminale medesima, nella direzione di realtà istituzionali, nella direzione di realtà criminali.

Una forza d’intimidazione che non ha un territorio fisico, istituzionale o sociale privilegiato, ma che viene immediatamente percepita e subìta da chiunque con essa s’imbatta.

E’ per effetto della forza d’intimidazione derivante da tale vincolo associativo, e della sua capacità di attraversare territori fisici, istituzionali, economici e criminali, che Mafia Capitale ha la capacità di elaborare equilibri e di creare sinergie illecite tra mondi diversissimi tra loro.

Un’organizzazione armata, anche per questo temibile e temuta, che ha capacità di rifornirsi di strumenti di morte al più alto livello.

 

5. Le origini di Mafia Capitale: la Banda della Magliana e l’eversione nera. La figura di Massimo CARMINATI: il “mondo di mezzo”.

E’ difficile stabilire esattamente il tipo di collegamento tra l’odierna organizzazione mafiosa riconducibile a Massimo CARMINATI e il substrato criminale romano degli anni ottanta, nel quale essa certamente affonda le sue radici. Esistono indiscutibili corrispondenze sul piano soggettivo e sul piano oggettivo. Sul piano soggettivo Mafia Capitale si è strutturata prevalentemente attorno alla figura di Massimo CARMINATI, il quale ha mantenuto e mantiene stretti legami con soggetti che hanno fatto parte della Banda della Magliana o che comunque le gravitavano intorno.

Sul piano oggettivo Mafia Capitale risulta aver mutuato dalla Banda della Magliana alcune delle sue principali caratteristiche organizzative, quali il legame con appartenenti ai movimenti eversivi della destra romana, legame che, come si vedrà più avanti, sembra essersi evoluto in parallelo all’evoluzione di alcuni dei principali esponenti di quel movimento, divenuti nel frattempo rappresentanti politici o manager di enti pubblici economici; il rapporto paritetico con i rappresentanti sul territorio romano delle organizzazioni mafiose tradizionali; la protezione derivante da legami occulti con apparati istituzionali; il perdurante legame con la malavita di strada, vale a dire con soggetti dediti a rapine, traffico di stupefacenti, usura.

Non serve, ai fini che qui interessano, stabilire se la Banda della Magliana possa storicamente definirsi come organizzazione di stampo mafioso, questione rimasta controversa negli esiti giudiziari. Il collegamento con la Banda della Magliana è, infatti, solo uno degli elementi su cui si fonda la forza di intimidazione della organizzazione che ci occupa, che si avvale di quella derivazione come strumento di rafforzamento della caratura e della immagine criminale dei suoi associati, sfruttando anche il “successo mediatico” di quella organizzazione, successo che ne ha indubitabilmente sancito, almeno nell’immaginario collettivo (che però è ciò che conta in questo tipo di delitti), il carattere di mafiosità.

Mafia Capitale, però, qualunque sia il rapporto di derivazione con la Banda della Magliana, ha assunto una fisionomia del tutto originale, raggiungendo uno stadio di evoluzione avanzato, nel quale il ricorso alla violenza e ai reati tipici delle organizzazioni mafiose  è ridotto al minimo indispensabile,  e il core business dell’associazione è rappresentato dagli affari e dagli appalti pubblici. L’organizzazione ha in qualche modo sviluppato e messo a sistema quelle che erano le caratteristiche e il ruolo del suo capo all’interno del sistema criminale romano degli anni ’80, cioè quello di trait-union tra mondi apparentemente inconciliabili, quello del crimine, quello della alta finanza,  quello della politica.

La migliore descrizione della associazione, del suo funzionamento e del suo ruolo di cerniera tra il mondo della illegalità e quello della (apparente) legalità è offerta proprio dalle parole di CARMINATI Massimo, che nella intercettazione del 13.12.2012, descrive con una immagine estremamente illuminante le caratteristiche di Mafia Capitale: Il mondo di sopra e il mondo di sotto  

…omissis…

Carminati: è la teoria del mondo di mezzo compà. ….ci stanno… come si dice… i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo

Brugia: embhè.. certo..

Carminati: e allora….e allora vuol dire che ci sta un mondo.. un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici cazzo come è possibile che quello…

Guarnera: …(inc.)…

Carminati: come è possibile che ne so che un domani io posso stare a cena con Berlusconi..

Brugia: certo… certo…

Carminati: cazzo è impossibile.. capito come idea?. . .è quella che il mondo di mezzo è quello invece dove tutto si incontra. . cioè.. hai capito?… allora le persone.. le persone di un certo tipo… di qualunque 

Guarnera: …(inc.)…

Carminati: di qualunque cosa… .si incontrano tutti là. . .

Brugia: di qualunque ceto. .

Carminati: bravo…si incontrano tutti là no?.. tu stai lì…ma non per una questione di ceto… per una questione di merito, no? …allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno. . 

Brugia: certo…

Carminati: questa è la cosa…e tutto si mischia

Brugia: e certo…

Guarnera: …chi sta nel sotto sotto, sotto, semo tutti uguali  sotto, sotto, sotto…(inc.)…

Carminati: capito? …e la gente…sono cose che la gente non sa, non capisce capito?. . .a me una volta mi fece una battuta il magistrato, ma lei la conosce la teoria?. eh, io la conosco bene…(inc.)…

Brugia: che, na battuta de?

Carminati: lui mi disse ma lei la conosce questa teoria qua di Costanzo? 

Brugia: ah..ah..sì..

Carminati: il mondo…e ma io la conosco bene dico…ma lei la conosce?…io la conosco bene…

Brugia: e lui?

Carminati: e lui m’ha detto…”io lo so che lei la conosce molto bene”… “le domande finiscono qui”..allora gli ho fatto… fattelo dire da Bruno che ancora ride…ho detto “allora, se lei conosce quella teoria mi sa che le domande finiscono qui”…soprattutto le risposte finiscono qui…le domande lei può fare quelle che vuole… le risposte …(inc.)…”vada vada”…

…omissis…

In una successiva conversazione del 25.01.201, il CARMINATI spiegava all’imprenditore GUARNERA Cristiano che la propria consuetudine con “un sacco di persone importanti”, “di un certo livello”, gli aveva offerto la percezione diretta che ciò che conta in quell’ambiente è “il risultato”,  riferendosi non solo alla già descritta disponibilità a sollecitare all’occorrenza il “sottomondo”, bensì a una tendenziale attenuazione di ogni remora di tipo etico nei rapporti interpersonali che si svolgono a un elevato livello sociale. La considerazione scaturiva dall’aver appreso che, presso un istituto scolastico frequentato da un’utenza altolocata, alcuni genitori avevano sollevato obiezioni di fronte all’iscrizione di un alunno della famiglia NICOLETTI.

È interessante constatare come, anche nella prospettiva di un osservatore esterno ma qualificato quale il collaboratore di giustizia – ex esponente di Cosa nostra siciliana – SPATUZZA Gaspare, venga esaltata come una specificità del panorama criminale romano la netta segmentazione tra il “braccio operativo” e “quelli dietro le quinte”; valutazione che, se rapportata alla complessità dell’organizzazione mafiosa di appartenenza, al carattere verticistico della stessa e alla notevole varietà di rango dei suoi appartenenti, offre il senso di una differenza sostanziale nel modo in cui si svolge il rapporto tra gli ispiratori e gli attuatori di taluni interessi:

Dal rapporto di alterità tra i due livelli – che viene così evidenziato – appare logico che derivi un accresciuto potere contrattuale, che si compone di vari e intuibili fattori, in capo ai soggetti su cui si concentrano i ruoli di attori negoziali e di garanti del rispetto delle pattuizioni illecite (cioè, di coloro che stannonel mezzo”).

La compiaciuta evocazione della Teoria del mondo di mezzo rappresenta fedelmente la storia e il modus operandi di una sofisticata figura criminale che, attestandosi nell’area di confine tra i diversi “mondi”, ha sempre tratto forza dalla conseguente capacità di introdursi all’interno di ciascuno di essi usufruendo – laddove richiesto – degli strumenti e delle potenzialità dell’altro.

Il fenomeno, a ben vedere, è riscontrato già ai primordi della carriera criminale di Massimo CARMINATI, allorché egli militava nella formazione di estrema destra Nuclei Armati Rivoluzionari e, al contempo, era coinvolto in gravi attività delittuose che hanno segnato la storia della Banda della Magliana per aver stretto rapporti fiduciari con alcuni degli appartenenti di maggiore spicco. Già all’epoca, si era delineata la sua capacità di far interagire le realtà diverse ed emanciparsi rispetto ai limiti di ciascun gruppo di riferimento, assumendo connotazioni e capacità – anche in senso operativo – autonome e trasversali.  

Dalle istruttorie dei processi alla Banda della Magliana emerge con evidenza quale valore strategico avesse, per ciascuna formazione criminale, l’instaurazione di rapporti di reciproca collaborazione con le altre; evidenziano, altresì, come i cosiddetti “trait d’union” tra i diversi ambienti divenissero artefici e garanti di un costante scambio di favori che era divenuto ben presto un connotato essenziale delle diverse compagini, consentendo a ciascuna di moltiplicare la propria incisività in relazione ai rispettivi obiettivi, per eterogenei che fossero.

Allorché la Banda della Magliana si andò strutturando come organizzazione vera e propria e, in quanto tale, iniziò ad avvertire esigenze di autoconservazione e di efficienza operativa più complesse rispetto a quelle delle originarie batterie o gruppi ristretti che la componevano, reputò vantaggiosa l’instaurazione di rapporti con gli ambienti dell’eversione nera, accreditando come figura di tramite Alessandro D’ORTENZI, in grado di assicurare un canale di collegamento con il prof. Aldo SEMERARI che, a beneficio di diverse organizzazioni malavitose, assicurava prospettive di impunità processuale mediante perizie medico-legali psichiatriche compiacenti e recava in dote, altresì, ampie entrature in ambienti istituzionali.

Dal contributo testimoniale di Maurizio ABBATINO, emerge chiaramente come, nell’ottica della Banda della Magliana, risultasse proficuo, per via delle appetibili contropartite, prestare i favori richiesti, a prescindere da qualsiasi adesione alla causa ideologica dei committenti. Dalla prospettiva opposta, era ritenuta altrettanto allettante la disponibilità di una componente operativa a cui demandare azioni violente sul terreno che rientravano, sia direttamente (per le finalità specifiche dell’atto o per la natura dell’obiettivo), sia indirettamente (per mero autofinanziamento), in un ampio piano di destabilizzazione a connotazione eversiva; il più convinto teorizzatore di tale posizione è stato individuato proprio nel SEMERARI.

Ne risultò una oggettiva commistione di interessi e di finalità che intrecciava i due fenomeni nonostante una originaria separatezza di scopi.

Di tale convergenza fu indubbio protagonista anche Massimo CARMINATI, che, in particolare, finì per impersonare in maniera stabile e quasi organica la funzione di collegamento tra la Banda della Magliana e il gruppo dei N.A.R.. L’episodio che impresse una decisiva accelerazione a tale avvicinamento è individuato da più fonti nell’intercessione da lui operata ai fini della liberazione di Paolo ALEANDRI, sequestrato e tenuto in ostaggio dalla Banda stessa per via della mancata restituzione di una partita di armi affidatagli in custodia dal gruppo di Franco GIUSEPPUCCI. In quella circostanza, che viene fatta risalire al 1979, il CARMINATI si interessò personalmente e, coadiuvato da Pancrazio SCORZA e Bruno MARIANI, ottenne il rilascio dell’uomo, previa consegna di alcune armi di caratteristiche analoghe a quelle che erano oggetto della controversia.

Il CARMINATI – e il gruppo che faceva diretto riferimento a lui, composto principalmente dai fratelli BRACCI e da Alessandro ALIBRANDI – divenne il collettore di tutte le istanze che sottendevano l’accesso degli appartenenti ai N.A.R. alle varie forme di supporto offerte dalla Banda della Magliana. In sede processuale, venivano a tal proposito evocati il reperimento di un appartamento in via degli Artificieri a beneficio dei fratelli FIORAVANTI e di Pasquale BELSITO, nonché il ricorso alle prestazioni di un falsario per la contraffazione di documenti volta ad agevolare l’espatrio verso il Libano: servizi propiziati dal personale interessamento del CARMINATI e sintomatici del credito di cui ormai godeva presso alcune delle personalità più in vista della Banda, tra le quali il GIUSEPPUCCI.

Il rapporto si consolidò e diede luogo a una stabile collaborazione, attraendo progressivamente la ristretta cerchia dell’odierno indagato (comprendente Alessandro ALIBRANDI) verso pratiche delittuose di cui andò sensibilmente affievolendosi il carattere di strumentalità rispetto ai fini eversivi.

Tale assunto emerge a chiare lettere dalle propalazioni dei dichiaranti appartenuti all’area dell’eversione nera, che esprimevano tale deriva in termini di vero e proprio passaggio del CARMINATI nelle fila della criminalità organizzata “comune” – cioè non eversiva.

E trova piena conferma anche nelle risultanze investigative dell’odierna indagine.

In una conversazione tra presenti intercettata il 25.01.2013, Massimo CARMINATI spiegava infatti a Cristiano GUARNERA che i suoi rapporti con la Banda della Magliana non presupponevano affatto quella piena appartenenza talvolta attribuitagli, risolvendosi bensì in occasionali forme di collaborazione che avevano la principale ragion d’essere nel legame personale instaurato con Franco GIUSEPPUCCI. Dopo l’uccisione di quest’ultimo, egli aveva ben continuato a mantenere “una sorta di rapporti con tutti ‘sti cialtroni” (che d’altronde già conosceva), pur avendo perso il proprio interlocutore privilegiato. 

L’argomentazione era accompagnata dalla chiara rivendicazione di una superiorità di rango che lo aveva portato a resistere alle insistenti proposte di legarsi organicamente alla Banda, i cui appartenenti erano da lui considerati in una condizione subalterna sul piano criminale sia per la tipologia di reati a cui erano dediti (in particolare, il deprecato traffico di stupefacenti), sia per l’effetto nobilitante dell’appartenere a una forma di “criminalità politica” che aveva mosso una “guerra a bassa intensità prima con la sinistra e poi con lo Stato”.

Specularmente, all’interno dell’area eversiva, il CARMINATI non aveva esitato a rivendicare la propria autonomia al cospetto di quanti avevano intrapreso il percorso della violenza politica in maniera totalizzante o che, quantomeno, promuovevano un’organizzazione interna di tipo verticistico, pretendendo cioè che i proventi delle attività predatorie confluissero in una gestione accentrata con l’asserito intento di finanziare la causa.

Ciò si evince, ad esempio, da una conversazione intercettata presso il distributore E.N.I. di Corso Francia il 12.02.2014, nel corso della quale Riccardo BRUGIA e Massimo CARMINATI, alla presenza di Fabio GAUDENZI, evocavano alcuni aneddoti sulle rispettive – e, in parte, comuni – esperienze, fornendo retroscena inediti di notevole interesse. In tale frangente, Massimo CARMINATI raccontava di un confronto avuto con un soggetto che orgogliosamente asseriva “io sono un soldato politico… io i soldi li do al Caccola” (pseudonimo di Stefano DELLE CHIAIE), e di avergli manifestato uno sprezzante rifiuto alla proposta di condividere a sua volta i proventi delle rapine trattenendone una parte minima. Analogo atteggiamento riferiva di aver tenuto Riccardo BRUGIA con tale “Roberto”, indicato anche come “il Cicorione” di “Terza posizione”, di cui aveva ignorato gli ammonimenti in quanto allettato dall’improvviso accesso alla ricchezza consentitogli dalle “stecche” intascate dalle rapine, avendo peraltro intrapreso tale forma di delitto principalmente per emulare il CARMINATI e il “gruppo dell’Eur” che faceva sfoggio di autovetture e moto di lusso.

Uno degli elementi sintomatici del credito goduto da Massimo CARMINATI presso le figure apicali della Banda della Magliana si manifestò in relazione al rinvenimento dell’arsenale custodito da Biagio ALESSE nei sotterranei del Ministero della Sanità.

Il 25.11.1981, infatti, veniva scoperto, nel luogo sopra indicato, un’importante parte della dotazione di fuoco della Banda, costituita tra l’altro da armi, esplosivi, bombe e materiali per travisamento. Originariamente, l’ALESSE, custode dello stabile, chiamò in causa alcuni appartenenti alla stessa, chiarendo che il proprio coinvolgimento traeva origine, dietro compenso mensile, da una proposta formulatagli da Marcello COLAFIGLI per il tramite di un altro dipendente del Ministero, Alvaro POMPILI.

Più ampia luce sulla vicenda fu fatta negli anni successivi, dopo che, nell’ottobre del 1986, un’altra perquisizione portò alla scoperta, nell’abitazione di Alfredo ALUNNI TULLINI, di un’ulteriore partita di armi che questi deteneva per conto di Claudio SICILIA. Si apprese, pertanto, che esse erano una restante parte di quelle sequestrate nel 1981 presso il Ministero della Sanità; dalle successive dichiarazioni dello stesso SICILIA e di Maurizio ABBATINO, emerse inoltre che:

  • le armi erano anche nella disponibilità del più volte menzionato gruppo eversivo di destra;
  • tuttavia, per motivi di sicurezza, l’accessibilità (ovvero il prelevamento) era ristretta a pochi individui, tra i quali Massimo CARMINATI, il solo dell’area eversiva ad esservi autorizzato;
  • all’epoca della scoperta, l’ALESSE aveva taciuto parte delle suddette circostanze e responsabilità, anche perché custodiva altrove una rimanente partita di armi che, una volta scarcerato, debitamente restituì.

L’ABBATINO, in particolare, dichiarò che la provenienza delle micce, dell’esplosivo e dei silenziatori erano da attribuirsi a Massimo CARMINATI, il quale tra l’altro era noto per essere un esperto nel maneggiare e nell’approntare tale materiale, assemblando anche oggetti di fortuna. La decisione di consentire a quest’ultimo il libero accesso al deposito rientrava, altresì, nell’ottica del reciproco scambio di favori che la Banda riteneva utile promuovere.

Al centro dei rapporti tra il CARMINATI e Franco GIUSEPPUCCI, vi era anche la possibilità offerta da quest’ultimo di riciclare nelle attività delittuose della Banda i proventi delle rapine compiute dagli affiliati ai N.A.R. e di lucrare sui prestiti “a strozzo” delle liquidità ricavate. Al contempo, il gruppo di Massimo CARMINATI costituiva una componente che, a livello operativo, assicurava in via accessoria l’indispensabile attività di “recupero crediti” e, ove richiesto, compiva azioni violente su commissione consentendo alla Banda stessa di sottrarsi all’attenzione di cui era circondata, onde – stando alle parole dello stesso ABBATINO – “dare all’esterno l’impressione di un frazionamento in gruppi tra loro scollegati”.

Si tratta di una tattica di compartimentazione operativa che, in una versione più sofisticata, è declinata anche oggi nella particolare fisionomia assunta da Mafia Capitale, suddivisa, come si vedrà più avanti, in componenti funzionali distinte, aventi nel suo vertice il principale e pressoché esclusivo punto di raccordo e una disciplina delle comunicazioni interne ispirata a rigorosissimi criteri di autotutela.

Significativo appare, altresì, quanto raccontato da Fabio GAUDENZI nel corso di una conversazione tra presenti intercettata il 29.04.2014 e intrattenuta con Filippo Maria MACCHI, con il quale il GAUDENZI stesso stava pianificando un viaggio in Africa per un’operazione speculativa connessa all’acquisto di una ingente partita di preziosi. Nella circostanza, l’indagato narrava che, una volta giunto presso la casa circondariale di Regina Coeli poiché coinvolto nella rapina in cui aveva perso la vita il suo complice Elio DI SCALA (detto “Kapplerino”), ricevette assistenza (paralizzato com’era per via di una grave lesione riportata a sua volta) e solidarietà da tutto l’ambiente carcerario per il solo fatto di essere messo in relazione con il defunto e – per suo tramite – con il CARMINATI. Il fenomeno, tanto evidente da aver suscitato lo stupore del personale della Polizia Penitenziaria, riguardava non solo “vecchi amici”, ma “anche persone che anche non conoscendo però sapevano..”:

Nel tempo, la figura criminale di Massimo CARMINATI ha assunto una connotazione sinistra anche per essere stata processualmente (e, di riflesso, mediaticamente) associata a taluni fatti che hanno segnato la cronaca nera del dopoguerra e intorno ai quali, anche laddove ne sia stata infine esclusa la sua personale responsabilità, non si è mai dissolto quell’alone di mistero alimentato da un lato dal non esaustivo esito dei processi, che hanno lasciato in ampia parte insoluti gli interrogativi sull’identità dei responsabili e sulle finalità recondite dei loro atti e dall’altro dalla contestuale implicazione di personalità istituzionali (anche in ruoli o cariche di vertice), in ragione delle loro supposte responsabilità nei fatti stessi ovvero nelle altrettanto nebulose ipotesi di depistaggio che hanno osteggiato l’accertamento della verità storica e processuale.

Tali vicende assumono rilievo in questa sede non certo per rimettere in discussione gli esiti processuali ormai definiti, ma esclusivamente per sottolineare quanto esse abbiano contribuito a rafforzare il carisma e l’immagine criminale di Massimo CARMINATI.

Paradossalmente proprio le pronunce di assoluzione per alcune delle più gravi accuse sembra aver contribuito ad alimentare la fama criminale di CARMINATI, favorendo la creazione di una sorta di mito dell’impunità, contribuendo a caratterizzare l’immagine pubblica del CARMINATI come partecipe di oscure trame di poteri deviati.

Emblematico, al riguardo, è il suo coinvolgimento in una delle azioni di depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna del 02.08.1980.

Sebbene la paternità dell’attentato, specie a livello esecutivo, sia stata ricondotta almeno in parte a soggetti appartenenti ai N.A.R. nella persona di Luigi CIAVARDINI, Francesca MAMBRO e Valerio FIORAVANTI con sentenze ormai definitive, la vicenda del depistaggio in cui era coinvolto il CARMINATI era una ipotesi di reato distinta, sul piano soggettivo e oggettivo, dalle responsabilità dirette nella strage.

L’imputazione del CARMINATI prendeva spunto dal rinvenimento, in data 13.01.1981, a bordo del treno espresso Taranto-Milano, di un borsone contenente tra l’altro armi, munizionamento, un quantitativo esplosivo dello stesso tipo di quello utilizzato per la strage e due biglietti aerei emessi a nome dei cittadini stranieri Martin DIMITRIS (valido per il volo Milano-Monaco delle ore 20,00 del 13 gennaio) e Raphael LEGRAND (valido per il volo Milano-Parigi delle ore 18,15 del 13 gennaio), entrambi rilasciati il giorno precedente.

Tale rinvenimento, avvenuto su segnalazione del SISMI, costituiva il riscontro calunnioso a una produzione informativa artefatta, volta ad accreditare una pista internazionale che indicava i responsabili della strage in una componente eversiva costituita da terroristi stranieri e italiani. Pista a cui faceva riferimento la cosiddetta “Operazione terrore sui treni”, cioè il fittizio piano che, stando alle informazioni trasmesse dal Servizio agli organi centrali di polizia, vedeva il suddetto fronte eversivo intento a predisporre ulteriori atti terroristici sui principali tronchi ferroviari, al fine di arrecare scompiglio e sollevazione tra le masse.

Più in particolare, l’incolpazione del CARMINATI in ordine all’inscenato rinvenimento era basata sul fatto che, stando alle sopraggiunte dichiarazioni dell’ABBATINO, una delle armi in questione (fucile M.A.B.) recava peculiari caratteristiche, dovute a modifiche artigianali, che ricorrevano in un identico esemplare facente parte dell’arsenale della Banda della Magliana custodito nei sotterranei del Ministero della Sanità; esemplare infine prelevato dal CARMINATI e mai restituito (si trattava di una delle armi che a suo tempo erano state consegnate alla Banda per ottenere la liberazione dell’ALEANDRI).

Il tutto si inquadrava, dal punto di vista storico-giudiziario, nella più ampia tematica delle deviazioni rispetto ai compiti istituzionali imputate agli apparati di sicurezza con riferimento all’accertamento dello specifico crimine, tematica di cui è uno snodo cruciale il provato coinvolgimento, nell’attuazione del disegno, di figure di vertice del SISMI quali il colonnello Giuseppe BELMONTE e il generale Pietro MUSUMECI (con l’avallo del generale SANTOVITO che ne era il Direttore) in concorso con gli esponenti della P2 Francesco PAZIENZA e Licio GELLI.

Notevole effetto sull’opinione pubblica ha creato anche il più recente episodio del cosiddetto “furto del caveau”, delitto in ordine al quale le responsabilità di Massimo CARMINATI sono state accertate con sentenza passata in giudicato.

Tra il 16 ed il 17 luglio 1999, infatti, l’odierno indagato si rendeva autore del reato continuato di concorso in furto e tentato furto pluriaggravato, in relazione al contenuto di 147 cassette di sicurezza (altre 23 venivano solo forzate) delle 900 presenti presso l’agenzia 91 della Banca di Roma, sita all’interno della locale città giudiziaria a Piazzale Clodio.

Al di là della pur ingente consistenza del bottino – quantificato in un valore di circa 18 miliardi di lire e comprendente anche contanti e preziosi – il clamore della vicenda è connesso ad alcuni particolari aspetti di oggettiva gravità, quali:

  • la valenza simbolica del luogo violato;
  • le modalità esecutive, sintomatiche di una inquietante capacità di penetrazione corruttiva fin dentro il Palazzo di Giustizia (furono coinvolti anche 4 militari dell’Arma dei Carabinieri, un dipendente dell’agenzia di credito, personale amministrativo degli uffici giudiziari ed esperti in sistemi di allarme, meccanismi elettronici e apertura di serrature);
  • la sottrazione di atti e documenti riservati (alcune delle cassette di sicurezza erano nella disponibilità di magistrati in servizio nel Distretto di Corte d’Appello di Roma), che ha dato adito al diffuso convincimento delle finalità in parte ricattatorie dell’appropriazione o, quantomeno, del potere di ricatto derivatone;
  • la cernita selettiva delle cassette da aprire, operata in base a una lista preordinata (circostanza ricavabile dalle dichiarazioni confessorie di uno degli imputati).

Chiarito in origine quale sia il piano di rilevanza di queste vicende, va evidenziato che esse, anche quando del tutto prive di collegamenti fattuali con le odierne ipotesi di reato, concorrono ad accrescere la capacità intimidatoria del sodalizio sia perché gli indagati, all’occorrenza, si rifanno strumentalmente a quei trascorsi con sottili allusioni o con espliciti riferimenti di particolare valenza simbolica, sia perché gli stessi si avvantaggiano scientemente degli involontari effetti che il fenomeno mediatico, indirettamente, sortisce. Ad esempio:

  • il 13.12.2012, nel corso della già menzionata conversazione attinente alle strategie da attuare per assorbire gli imprenditori nella sfera di controllo, di influenza e di interesse del sodalizio, Massimo CARMINATI e Riccardo BRUGIA si compiacevano dei riflessi positivi che articoli del tenore di quello pubblicato sul periodico L’Espresso (con ogni evidenza, facendo riferimento all’articolo dal titolo “I quattro Re di Roma” pubblicato sull’edizione del 07.12.2012) erano destinati a sortire ai fini del “lavoro nostro”. Appare di notevole interesse la duplice prospettiva di utilità in cui la stessa circostanza viene fatta valere, cioè il sentimento di protezione avvertito dagli imprenditori che operano nella sfera di influenza della consorteria (“se sentono tranquilli”) e, di contro, il timore avvertito all’esterno (“a vorte se stai.. a parla’ con la gente  scappano”):
  • il 25.01.2013, nel corso di una conversazione su cui ci si soffermerà più avanti, Massimo CARMINATI esprimeva alcune considerazioni in relazione alla pubblicazione dell’articolo di stampa del periodico L’Espresso che lo indicava come una delle quattro figure criminali più influenti della città, e in merito al quale Cristiano GUARNERA gli aveva chiesto lumi. Il CARMINATI, pur sottintendendo che tali accuse erano destituite di fondamento, si dilungava in un ragionamento in cui sottilmente esibiva non solo le altisonanti malefatte attribuitegli nel tempo dalla stampa e dagli inquirenti (di cui pure sottintendeva l’infondatezza), ma anche le proprie conoscenze altolocate, maturate nell’alveo delle esperienze di militanza politica giovanile, con le quali asseriva di essere tuttora in contatto a prescindere da ogni implicazione criminale.
    • il 14.12.2012, Carlo PUCCI tentava di contattare Luigi LAUSI. Nell’attesa della risposta, veniva intercettato distintamente un tratto di conversazione tra lo stesso PUCCI e Massimo CARMINATI (che si trovava al suo cospetto); quest’ultimo, adirato nei confronti di Riccardo MANCINI poiché non era stato ancora stato liquidato un debito dell’Ente Eur nei confronti delle cooperative amministrate da Salvatore BUZZI (v. cap. II paragrafo 3 – Infiltrazione nella P.A.), indicava al PUCCI i termini in cui occorreva affrontare MANCINI, evocando minacciosamente la figura del “Re di Roma”, attribuitagli dalla stampa;
  • Il 22.01.2014, all’interno degli uffici della ditta IMEG, l’architetto BARBIERI Fabrizio chiedeva a Maurizio GAGLIANONE le informazioni – sul conto di Massimo CARMINATI – che, in precedenza, l’interlocutore si era riservato di fornirgli rigorosamente di presenza (“[…] quel Massimo quello li che se sta per compra’ De Cataldo m’hai detto ah te lo dico a voce“). La risposta del GAGLIANONE è emblematica della utilizzazione da parte dell’associazione del carisma criminale del suo capo a fini di intimidazione. In particolare GAGLIANONE descrive:
  • la militanza nei N.A.R., i contatti con la Banda della Magliana e quant’altro divulgato “su internet” come base intimidatoria fondamentale;
  • la metamorfosi e il salto di qualità da un profilo di criminalità violenta a un profilo di criminalità affaristica, a più elevata inclusione sociale (“lui è uno de quelli cattivi, però oggi è diventato… come se dice… ”);
  • i rapporti di connivenza con autorità e notabili, che “vanno da lui a chiedere”;
  • l’esibizione di un consolidato rapporto tra sé e il CARMINATI.

Le ragioni di tale gesto vanno ricercate, con ogni evidenza, nella volontà di condizionare preventivamente l’atteggiamento del professionista in vista dei rapporti che sarebbero intercorsi con lui in quanto incaricato di curare il progetto di ristrutturazione della villa di proprietà di Cristina DE CATALDO che Massimo CARMINATI era in procinto di acquistare, nonché in vista della perizia che egli avrebbe dovuto stilare per la stima del valore del fondo che era del pari oggetto di compravendita.

  • Il 28.04.2014, Fabio GAUDENZI conversava all’interno della propria autovettura con Filippo Maria MACCHI, imprenditore coinvolto in un progetto di importazione illecita di preziosi dall’Africa (operazione che allo stato versava ancora in fase preparatoria e per la realizzazione della quale erano stati interessati i vertici del sodalizio ai fini del finanziamento di una quota mancante); in tale frangente, l’indagato assecondava la curiosità suscitata nell’interlocutore dall’aver conosciuto Massimo CARMINATI e Riccardo BRUGIA, e la fascinazione subita dall’essere entrato in affari con loro. A tal riguardo, nel rispondere a un quesito sull’importanza della figura dell’avvocato per le sorti di ogni criminale e nell’evidente intento di sottolineare le potenzialità dell’organizzazione, il GAUDENZI faceva riferimento in maniera sibillina alle eclatanti accuse da cui il CARMINATI era riuscito a discolparsi in passato, nonché alla mitezza delle pene in cui, quand’anche riconosciuto colpevole, era incorso (“..così il caveau per dire uguale.. che lì alla fine la condanna.. diciamo ridicola capito?”): genericamente, ne ascriveva il merito all’abilità dell’avvocato, la cui importanza era giudicata fondamentale da tutto il sodalizio, al pari di altre precauzioni strettamente connesse alle modalità operative. Conferiva a tale assunto un’accezione non esclusivamente tecnica, poiché accennava a un “sapersi muovere” correlato al generico concetto di “scappatoia” che “dipende dal momento politico, dipende da tante cose…”:

6. Il metodo mafioso

Come si è già accennato sopra, la giurisprudenza formatasi nel corso degli anni sull’art.416bis del codice penale ha avuto quasi esclusivamente ad oggetto organizzazioni criminali collocabili all’interno delle mafie “tradizionali”: la camorra, la ‘ndrangheta e la mafia siciliana e, pur con connotazioni storicamente diverse, le organizzazioni criminali, variamente denominate, storicamente operanti nella Regione Puglia.

Negli anni più recenti, la giurisprudenza si è venuta confrontando con due fenomeni nuovi legati alla fattispecie incriminatrice.

Il primo fenomeno è quello della espansione in altre zone del paese delle organizzazioni criminali tradizionali.

Un fenomeno che assume forme diverse e variegate a seconda dei territori oggetto di conquista e dei modelli organizzativi propri della casa madre, ma il cui tratto comune è quello di avvalersi della forza di intimidazione derivante dal potere criminale dell’organizzazione di provenienza al fine di realizzare direttamente gli scopi principali delle organizzazioni mafiose.

La caratteristica principale di tali organizzazioni consiste da un lato in un forte legame, pur variamente articolato e modulato, con l’organizzazione di provenienza, della quale mutuano modelli organizzativi, regole di funzionamento interno, gerarchie e dall’altro dall’assenza di alcune delle condotte “tipiche” delle associazioni di stampo mafioso, quali ad esempio l’imposizione del “pizzo” ai commercianti, condotte storicamente legate ai processi di affermazione della forza di intimidazione sul territorio, e che sono invece ritenute poco convenienti o non adatte a tali territori.

In questi casi l’organizzazione di stampo mafioso persegue in via prevalente le finalità di acquisizione della gestione e del controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, senza rinunciare all’uso della violenza e della forza di intimidazione, che costituiscono una caratteristica immanente di tali organizzazioni, ma dosandole e adeguandole all’obiettivo primario della conquista del potere economico sui territori oggetto di colonizzazione.

Il secondo fenomeno, più circoscritto, ma di non minore rilievo sul piano teorico, è quello della presenza sul territorio italiano di gruppi criminali stranieri, che hanno mutuato dalle organizzazioni criminali di provenienza, i metodi di imposizione della forza di intimidazione  tipicamente mafiosi, dei quali si avvalgono per commettere i delitti fine dell’associazione. In questi casi la forza di intimidazione della associazione è sovente circoscritta ad un territorio limitato o ad una comunità etnica.

Nel primo caso, dunque, la forza di intimidazione promana dal legame organico con l’associazione di provenienza e l’elemento predominante è dato dalla capacità di acquisizione, grazie a quella forza di intimidazione, di attività economiche e di appalti pubblici; nel secondo promana, invece, dall’utilizzo diretto, seppur in un ambito più circoscritto, del metodo mafioso.

Volendo utilizzare una metafora di tipo naturalistico, si potrebbe dire che il fenomeno delle infiltrazioni delle mafie in altre zone del paese rappresenta uno stadio evolutivo avanzato di questo fenomeno criminale, nel quale l’uso del metodo mafioso è precondizione necessaria, ma quasi sempre implicita, dell’esistenza dell’organizzazione, la quale si estrinseca esclusivamente, o prevalentemente, nella realizzazione delle finalità “lecite” dell’organizzazione; mentre il fenomeno delle mafie straniere rappresenta uno stadio evolutivo primario, nel quale l’uso del metodo mafioso, attraverso la violenza e la prevaricazione è condizione necessaria per creare quelle condizioni di assoggettamento e di omertà, che consentono alla associazione di realizzare i suoi scopi.

La Mafia Capitale  presenta, invece, caratteristiche proprie, solo in parte assimilabili a quelle delle mafie tradizionali e agli altri modelli di organizzazione di stampo mafioso fin qui richiamati.

Da un lato, infatti, essa deriva il suo potere e la sua forza di intimidazione dalle sue origini criminali, dai legami storici con la Banda della Magliana  e con l’eversione nera, dall’aura di impunità che avvolge i protagonisti di quella vicenda storica, derivante dai forti e comprovati legami con apparati politici, istituzionali, con esponenti dei servizi segreti e delle forze  dell’ordine, dall’altro, anche in ragione delle peculiari caratteristiche sociali e criminali della città di Roma, essa tende a ridurre al minimo indispensabile il ricorso allo strumento della forza e della intimidazione per conseguire i suoi obiettivi.

In definitiva, Mafia Capitale si presenta oggi in uno stato di evoluzione avanzata, che la rende più assimilabile al modello organizzativo proprio delle mafie tradizionali allorquando operano in contesti diversi da quello di origine, nel quale, come si è detto,  la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo promana dal collegamento con l’organizzazione di riferimento, e, proprio per questo, non richiede, se non nei casi di stretta necessità, il ricorso a metodi violenti; e in cui l’obiettivo principale dell’organizzazione è quello di realizzare profitti attraverso la infiltrazione nei settori economici e degli appalti pubblici.

Seppure con le richiamate peculiarità il metodo mafioso resta caratteristica immanente e ineliminabile del modus operandi dell’associazione, che deve necessariamente farvi ricorso ogni qual volta abbia bisogno di ribadire e di riaffermare la sua forza di intimidazione.

Nel corso delle indagini sono emersi numerosi episodi nei quali si manifesta la forza di intimidazione dell’associazione. Nel rinviare ai capitoli successivi per una ricostruzione completa delle singole vicende, si richiamano qui solo alcuni dei più evidenti episodi nei quali l’organizzazione ha manifestato verso l’esterno il suo potere di assoggettamento.

6.1. Le attività di estorsione, usura e recupero crediti con metodo violento.

Come si è accennato sopra  Mafia Capitale si trova oggi in una fase evoluta del suo sviluppo criminale, fase nella quale l’associazione ha individuato come terreni privilegiati della sua azione quelli dell’economia, degli affari e degli appalti. L’associazione, però, non può rinunciare al suo ancoraggio nel mondo di sotto,  a pena di perdere il suo prestigio criminale e la sua forza di intimidazione, essenziali per il perseguimento dei fini affaristici. Per questo l’associazione continua a esercitare il suo potere anche attraverso la realizzazione dei delitti classici delle associazioni di stampo mafioso, quali l’usura e l’estorsione e, come si vedrà più avanti, a mantenere stretti legami con gli esponenti apicali delle altre organizzazioni criminali operanti su Roma e, più in generale, con appartenenti al mondo criminale. 

Come si vedrà meglio più avanti nel capitolo dedicato alle attività di Matteo CALVIO, è lo stesso CALVIO a definire il suo ruolo all’interno della associazione in una conversazione telefonica intercettata del 21.03.2013 con GUARNERA Cristiano, al quale chiede di poter dire di essere un dipendente dell’uomo in quanto non avrebbe potuto ufficialmente esplicitare la natura delle proprie mansioni: “se dovessero dimme che lavoro faccio, io non gli posso dì faccio il BANDITO […]mica gli posso dire che faccio il RECUPERO CREDITI, che cazzo gli dico?”.

Nel corso dell’attività di indagine, numerosi erano gli esempi di ricorso alla particolare professionalità del CALVIO incaricato, per conto del sodalizio, di provvedere al recupero di crediti vantati attraverso l’uso di minacce e violenza fisica.

Di particolare importanza appare inoltre il fatto che, nonostante le pressioni a cui venissero sottoposti al fine di saldare quanto dovuto, nessuno dei soggetti passivi risultava denunciare alle Autorità competenti quanto subito: i soggetti di volta in volta oggetto delle persecuzioni da parte del CALVIO, infatti, ne riconoscevano evidentemente l’appartenenza ad un sodalizio dotato di una invincibile capacità intimidatoria che imponeva  la consegna del silenzio da parte delle vittime.

La modalità violente nei confronti delle vittime e la condizione di assoggettamento e di omertà delle stesse, sono indici evidenti della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo.

I maggiori fruitori del servizio di recupero crediti fornito dal CALVIO sono i membri della famiglia LACOPO, in particolare LACOPO Roberto, in virtù del fatto che, come si vedrà diffusamente in seguito, all’attività di fornitura di carbolubrificanti, gli stessi affiancavano quella, ben più redditizia, di “cambio assegni”, già evidenziata dal collaboratore GRILLI Roberto come la principale attività che si svolgeva dietro il paravento del distributore di Corso Francia (..il distributore gestito da Roberto chiunque… no, chiunque no, però gente conosciuta in zona, se io andavo lì, magari c’avevo un assegno a tre mesi, gli dicevo: “mi fai una cortesia?”  Quello me lo cambiava pure senza interessi, “mi dai 3 mila”, anche se era a 90 giorni. Ora, Roberto è un lavoratore, c’ha un distributore… certo se io un assegno a 90 giorni mi devo rivolgere a Matteo o a Giovannone, questi qui che erano le propaggini di Riccardo, comunque lavoravano più o meno assiduamente con Riccardo è chiaro che mi chiedeva un interesse, Roberto è un’amicizia, è il gestore del distributore, “senti…” – “passa domani te li do”… anche se era postdatato me lo cambiava, a me me lo cambiava a vista. Lì praticamente fanno… cioè quello lavora molto bene, guadagna bene, non bisogna cambiare, però era una base utile perché dove girano tanti contanti…)

A tal proposito era sempre il GRILLI ad indicare CALVIO Matteo come “…uno dei satelliti che ruotano intorno ai contanti che vengono prodotti dal distributore…

Rinviando per il dettaglio all’analisi svolta nei capitoli successivi si richiamano in questa sede le minacce rivolte da Matteo CALVIO a ITEM Ildebrando (12.03.2013: “qua deve portà i sordi….è il benzinaio”…forse non ha capito…me deve dà mille e cinque…so sei mesi …sette mesi…no lei deve portà i sordi……m’hai capito bene?…vengo là e te stacco il collo…nun ce credi? va bene…ciao…”) le minacce a REFRIGERI Fausto (07.06.2013: REFRIGERI Fausto: “io volevo sape’ se lui ha mandato sta persona sotto casa perché ste cose non si fanno”….. Questa persona! è andato a parlare co’ tutti, diceva… diceio je meno, je rompo”. 8.7.2013 REFRIGERI parla con LACOPO Roberto: Ti chiedo la cortesia…. Siccome mi hanno chiamato che…è rivenuto un’altra volta Matteo Bojo a suonare a casa mia, io non c’entro niente con lui! Io ho parlato con te, basta, no? …perché è venuto Matteo Bojo un’altra volta dieci minuti fa a casa mia a suonare e a cercarmi?”).

In questa vicenda è emblematica della forza di intimidazione dell’associazione la reazione di LACOPO Roberto allorquando REFRIGERI gli riferisce di essersi rivolto ad un ispettore di polizia  a seguito delle minacce ricevute da CALVIO (“verrà anche una persona da te per farti capire chi sono io che…le cose che m’hai detto…verrà l’ispettore Salvatore Nitti a parlare con te”) : “a me non me ne frega un cazzo chi viene, hai capito? A me io so solo che mi devi da’ i soldi, e basta (…) fai veni’ chi cazzo ti pare, fai venì chi cazzo te pare, poi ti faccio vede’ chi so’ io, capito?”, aggiungendo  “sabato te vengo a cerca’, io venerdì sera sto a casa tua […]. Fino a venerdì tu non c’hai nessuno sotto casa, da sabato cominci ave’ qualcuno sotto casa […] poi manda sto cazzo, no Salvatore Nitti […] me fa ‘na pippa, lui e te”….. “tu portame i soldi che te conviene, damme retta a me, te conviene, portami i soldi (…) già mi hai fatto gira’ e’ palle te oggi (…) da venerdì sera c’è sta Matteo sotto casa tua, no da stasera

Ulteriore episodio nel quale emerge il ruolo di CALVIO Matteo all’interno del sodalizio e l’uso della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo per la riscossione dei crediti del sodalizio o di suo aderenti, è quello che aveva riguardato la restituzione di una ingente somma di denaro da parte dell’imprenditore MANATTINI Riccardo verso LACOPO Giovanni, padre di LACOPO Roberto sodale del CARMINATI.

Come già indicato, infatti, il 24.04.2013, LACOPO Giovanni, aveva chiesto al figlio Roberto, un aiuto per il rientro di un credito che il primo vantava con MANATTINI Riccardo, abituale frequentatore della stazione ENI di c.so Francia, al quale aveva prestato una ingente somma di denaro (“…si facci parlare qualcuno perché sono tanti…sono tantissimi..”).

Il 30.05.2013 MANATTINI Riccardo telefonava a LACOPO Roberto al quale diceva “m’hanno massacrato ieri sera (…) mi hanno picchiato in via Cola (incomprensibile)” e contestava al suo interlocutore che “avevi detto che non mi toccavano (…) tu hai detto che non mi toccavano”. “m’hanno rotto le costole anche”. La risposta di LACOPO Roberto è la più esplicita rappresentazione dell’uso della forza come strumento di intimidazione: quando uno picchia qualcuno è perché se vede che ha fatto quarcosa sennò uno no ‘o picchiano.

Appare rilevante, ai fini che qui interessano anche l’allarme che tale vicenda aveva creato in CARMINATI e BRUGIA. Come si vedrà più avanti il debito di MANATTINI nei confronti di LACOPO Giovanni, padre di Roberto, era estraneo agli interessi del sodalizio, la cui forza di intimidazione era stata, però utilizzata, da Roberto LACOPO e da Matteo CALVIO per ottenere il pagamento di quanto dovuto.

Come evidenziato nell’apposito paragrafo che ricostruisce la vicenda, le preoccupazioni del CARMINATI e del BRUGIA, nel prendere le distanze dai comportamenti dei LACOPO, si fondavano sul fatto che la capacità intimidatoria dell’associazione rappresentata dal CARMINATI, venisse strumentalmente e, senza alcuna precauzione, evocata per tutelare gli eventuali ulteriori interessi che i sodali avevano in essere.

Nella fattispecie LACOPO Roberto, sodale del CARMINATI, nel mettere a disposizione il CALVIO per le azioni intimidatorie operate nei confronti del MANATTINI, a tutela dell’ingente credito vantato dal padre LACOPO Giovanni, aveva di fatto, benché indirettamente, esposto l’intero sodalizio a un grave rischio.

LACOPO Giovanni, infatti, del tutto cosciente dell’appartenenza del figlio e del CALVIO al sodalizio indagato, non si limitava semplicemente ad utilizzare il CALVIO per minacciare il MANATTINI, ma utilizzava anche strumentalmente la carica intimidatoria del sodalizio di cui il figlio faceva parte (“lui gli ha fatto intendere che ..”qui ce stann…allora ci..ci parla…”..”), senza le precauzioni dovute, sia nelle comunicazioni (“a sti telefoni…a sti telefoni!!!!…”), sia permettendo che i soggetti coinvolti nel credito si potessero incontrare presso il distributore di c.so Francia, luogo da sempre universalmente riconosciuto come nella sfera d’influenza del CARMINATI e da cui riceveva protezione (“stanno sempre qua a caca’ il cazzo.. a st’angoletto.. poi vagli a dì che non c’entriamo niente..”).

La condizione di assoggettamento di MANATTINI Riccardo nei confronti dell’associazione emergeva con evidenza da una conversazione del 21.11.2013, nella quale MANATTINI Riccardo implorava l’aiuto di LACOPO Roberto al fine di evitare il protrarsi delle pesanti minacce che egli stava subendo da LACOPO Giovanni e CALVIO Matteo (“ma tu puoi parlare con tuo padre? e con Matteo? Che non, non mi chiami? eh? […] gli puoi dire di lasciarmi tranquillo che io sto andando avanti per quella storia li? Cosi sistemiamo tutto, mi dai la differenza?  eh? […]ma proteggimi da …inc… Non ce la faccio più. a subire minacce, queste cose qua. Ci riesci? […]però tu puoi,  puoi metterci una parola buona….

Nonostante le richieste di protezione rivolte a LOACPO Roberto, le minacce di CALVIO a MANATTINI proseguivano per diversi mesi (3.12.2013: “allora il dieci me paghi te…il dieci mattina…nun sgarra’ che vengo a casa t’ammazzo il dieci matina” e ancora “nu…non capisci bene…io te taglio la gola il dieci matina…portami i soldi sennò t’ammazzo a te e tutti i tuoi figli, a pezzo de merda“.)

Ulteriore episodio, che ben faceva comprendere il potere intimidatorio espresso dal sodalizio diretto da CARMINATI Massimo è  la vicenda relativa al debito contratto da PIRRO Raimondo per il commercio di orologi, nel caso specifico di proprietà di BRUGIA Riccardo, ampiamente illustrata più avanti.

Da quanto appreso nel corso delle intercettazioni il PIRRO aveva smerciato due orologi di valore di proprietà di BRUGIA Riccardo che l’uomo aveva intenzione di vendere attraverso l’intermediazione fornita dal gioielliere INFANTINO Andrea senza corrispondere i proventi della vendita al BRUGIA.

Le conversazioni intercettate dimostrano inequivocabilmente lo stato di assoggettamento del PIRRO di fronte alla reazione violenta di BRUGIA (BRUGIA: perché ti ho cercato da tutte le parti, figlio mio! e’ chiaro che tu… cioè…so’ sincero, cioè… fortunatamente stavi dentro al bar ed è successo… niente a quello che te doveva succedere… PIRRO: ma tu hai ragione, è per questo che mi dispiace perchè io sto in torto, se non stessi in torto non me ne fregherebbe niente!)

Il PIRRO prometteva la restituzione del denaro, ma poi non onorava l’impegno preso, subendo nuovamente le minacce di BRUGIA (non me fa’ veni’ a casa non me fa’ scomoda’ . . . te prego, ti chiedo cortesia queste cose non me fa’ . . . tu non c’hai i soldi per far la spesa figlio mio ma io che devo fa’ . . . Raimondo) . Illuminanti al riguardo i commenti di CARMINATI, che è presente durante la conversazione tra BRUGIA e PIRRO ( è un classico che non c’ha i soldi per fare la spesa….dio buono…che noia… c’ho il cuore debole…non piangere che c’ho il cuore debole…cioè..) e critica l’atteggiamento del fratello di PIRRO, che si era rifiutato di far fronte al debito, alludendo alle possibili ritorsioni in danno del debitore (“se poi morono si costituiscono parte civile però . . . tutta la famiglia eh”.).

Per BRUGIA e CARMINATI la riscossione del credito nei confronti del PIRRO è principalmente una questione di reputazione criminale, ben più importante della cifra non particolarmente rilevante  (Riccardo: ormai, eh..se no..è diventata una questione principale, come no?  Massimo: stavolta, stavolta se..se non è proprio la buca de notte, jè spaccamo proprio la faccia Riccardo: no, no jè do’ una martellata in testa…come premessa..inc.. Massimo: ..appena lo vedo l’ammazzo..Riccardo: te lo giuro …no, no Andrè ormai è diventata una cosa…mica, mica può pensare deve passà, de esse passato così, questo  Massimo: che và a pija per culo la gente)

Ulteriore esempio dei metodi violenti utilizzati dal sodalizio per il recupero dei crediti è la vicenda che vede protagonista PERAZZA Massimo, detto “il Romanista”, il quale viene pesantemente malmenato da BRUGIA (PERAZZA: “ma secondo te è normale una reazione come quella . . . scusame è . . .ciò tutta una gamba massacrata, dietro al collo c’ho tutto un taglio ”.)   E’ lo stesso BRUGIA a spiegare a LACOPO le ragioni del pestaggio (“Dici è un mese che non ti paga il conto, me stai a rompe il cazzo “chiedigli i soldi! chiedigli soldi!” che cazzo te devo di! Ah, va be’, va be’. L’importante è che t’ha pagato. No, perchè dice ch’emo pure, ha lasciato strisciate pure da Alessia, c’ha 600 euro di vestiti. Aò? 670 euro. “E mo adesso, adesso vengo a vede'” Ao! e questo lascia strisciate da tutte le parti! mette benzina e lascia strisciate! Ma vaffanculo ao! Fa tanto il miliardario e fa i buffi da tutte le parti.”

Un caso paradigmatico di esercizio del metodo mafioso è poi la vicenda del tentativo di estorsione realizzato da BRUGIA e CARMINATI in danno di SECCARONI Luigi, ampiamente illustrata più avanti.

CARMINATI e BRUGIA intendono acquisire un terreno di proprietà della famiglia di SECCARONI, il quale però non sembra intenzionato a vendere. Il rifiuto dell’imprenditore scatena la reazione del sodalizio (lo riferisce lo stesso SECCARONI in una conversazione con un amico, ZANNA Alessandro “mi ha detto… dice: intanto te lì non ci farai mai niente perché tu, come apri, te famo… te armiamo un casino”…“allora devi dì o sì o no. Se è sì o no, se è no tu sai che c’hai un nemico, preparati”).  Il commento di ZANNA dimostra inconfutabilmente la diffusività della percezione della forza di intimidazione del sodalizio e lo stato di assoggettamento che ne derivava in coloro che venivano in contatto con i suoi esponenti (“A Lui’, ma io te faccio legge delle cose che ho letto, è proprio un disegno strategico capito? E’ una strategia proprio che c’hanno, non è che lo fanno… l’hanno fatto con te e basta casualmente, con tutti, con tutti capito?”. 

Chiarissima anche la reazione di CARMINATI, che commenta con Roberto LACOPO il rifiuto dell’imprenditore di sottostare alle pretese del sodalizio (“io gli ho fatto fà una grande cortesia da coso, come ca…dall’amico ..inc..no, gli ho fatto fare una grande cortesia de qua ..inc….senza piglià una lira ..poi Riccardo me diceva pure “a Ma, che cazzo te frega è un pezzo di merda levamo..levamoglie i soldi”, “no”, gli ho detto “a Riccà me pare brutto ce fa le cortesie” ma..invece no, non bisogna, bisogna avè pietà de nessuno capito? Ce stanno amici me và, lui no, lui è un pezzo di merda e io gliela faccio pagà”…….. “no ma io lo torturo per…Robè, lo torturo Robè, tu non sai manco se a Roma io.….. no io sparo”, “no, io su ste cose, io lo torturo, adesso lo torturo, adesso lo torturo tu mi devi credere, io adesso gli faccio fare ..gli faccio…lo faccio campare male, io lo faccio campare male, senza daje manco na pizza..anzi una pizza gliela dò”.  “non gli faccio fare un cazzo, a meno o me lo affitta per 18 anni, 9+9, oppure me lo vendi, sono cazzi sua quello che deve fà, e poi l’affitto deve essere lo sai come 500 al mese eh! Non hai capito gli faccio cagà sangue, stavolta gli faccio cagà sangue, così se impara, la paga tutta una vol…tutt’insieme…si è bono per…inc”)

Era poi lo stesso SECCARONI a riferire all’amico ZANNA Alessandro il contenuto delle minacce subite  (“fatti trova’”. Allora… ah… no perché me lo devi da, ce lo devi da a noi: o ce lo affitti o ce lo vendi. Parla con tuo padre. Gli ho detto: guarda, mio padre c’ha 74 anni lasciatelo sta”. “lo so, ma te mica sei un coglione. Parlace te, ci parli te. A noi ci serve senno’ (…) ti trovi un grande nemico, ti mandamo a fuoco tutto”.  “mi ha detto… dice: intanto te lì non ci farai mai niente perché tu, come apri, te famo… te armiamo un casino”. ) Anche in questo caso il commento di ZANNA dimostra la consapevolezza delle modalità mafiose con cui opera il sodalizio (“i soldi non li ripigli più eh! Non te pensare che quelli pagano l’affitto regolare, tranquillo e tutto quanto. Una volta che ce se so messi dentro, con un regolare contratto, te l’hanno levato”….. “vendi, vendi. Se te… se te danno i soldi, se te danno i soldi  si”.)

Lo stato di assoggettamento del SECCARONI, dovuto al timore di subire gravi danni dalla contrapposizione con il sodalizio diretto dal CARMINATI, appariva del tutto evidente dalle frasi espresse dallo stesso imprenditore, il quale, nel corso di una nuova conversazione con ZANNA Alessandro, spiegava che “oramai so, praticamente sono sotto scacco loro” e raccontava che “quando vengono sotto io soffro in un modo impressionante: zagaglio (balbetto), non riesco a di’ due parole”.

Lo stato d’ansia e di prostrazione in cui le minacce del sodalizio avevano ridotto il SECCARONI Luigi è ampiamente documentato dalle conversazioni intercettate, riportate nel paragrafo dedicato alla vicenda.

6.2 La acquisizione e il controllo di attività economiche con metodo mafioso: il manifesto programmatico dell’associazione (“perché tanto ..NELLA STRADA… glielo devi dire… aaa come ti chiami?… COMANDIAMO SEMPRE NOI…. non comanderà mai uno come te nella strada.. NELLA STRADA TU C’AVRAI SEMPRE BISOGNO”)

Le attività di indagine svolte hanno consentito di acquisire rilevanti elementi di prova in merito al fatto che Mafia Capitale ha tra i suoi obiettivi primari la acquisizione di attività economiche, realizzata avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo. Di tale modalità operativa offre una rappresentazione molto nitida e dettagliata lo stesso Massimo CARMINATI in una conversazione ambientale del 13 dicembre 2012 conversazione che giustamente la polizia giudiziaria ha definito come il manifesto programmatico dell’associazione, e ha trovato plurimi riscontri nelle indagini svolte.

In data 13 dicembre 2012, presso il gazebo posto all’esterno del bar “Vigna Stelluti”, veniva registrata una lunga conversazione avvenuta tra CARMINATI Massimo, BRUGIA Riccardo ed altre persone allo stato non identificate,

Nella prima parte della conversazione CARMINATI parla al telefono con PUCCI Carlo, utilizzando utenze dedicate. BRUGIA Riccardo, pensando erroneamente che l’interlocutore fosse MANCINI Riccardo chiedeva sorpreso al CARMINATI se avesse utilizzato una utenza “in chiaro”. Il CARMINATI, evidentemente infastidito dalla domanda del BRUGIA (“che telefono in chiaro.. questo è un telefono in chiaro?), spiegava che l’interlocutore era PUCCI Carlo e confermava che la conversazione era avvenuta attraverso l’utilizzo di un telefono dedicato (“è un TELEFONO STORTO che c’ho io e Carlo”), la cui scheda veniva cambiata una volta al mese per evitare intercettazioni da parte delle Forze dell’Ordine (“questa ..inc..[causa impulso]..mi dura un mese poi la butto e ce ne ho un’altra”). E aggiungeva che PUCCI garantiva alla organizzazione la aggiudicazione di lavori buoni.

Riccardo: ma perché era Mancini?..che è de Mancini? ce, ce ce stai a.. 

Massimo: e’ lui che ce sta a passa’ i lavori buoni perchè funzioni questa cosa …

Riccardo: …a mà che ne so…. a un certo punto ..sto infame..sto infame..

Massimo: ah, compà.. lo so, ma io poi ..io…gli ho menato eh?..non è che…eh

Riccardo: e..e..me ricordo…che era… l’ultima volta era..

Massimo: si ..no..no…

Riccardo: ma è lui quello che… gli fai avere le steccate..

Massimo: per i lavori, per quelle che ce li ha girati si..e certo..eh..eh..

Riccardo: ah, ma lui al telefono? Riccardo?

massimo: ma che telefono in chiaro!..questo è un telefono in chiaro?

Riccardo: ah..ah….

Massimo: questo è un telefono che..è un telefono storto che c’ho io e Carlo..ma veramente..mo’ a Carlo ce passo no!..questa ..inc..[causa impulso]..mi dura un mese poi la butto e ce ne ho un’altra…

Riccardo: ok..inc.

Massimo:  fa … dodici..così.. però no… da stamattina non mi rispondeva a questo qua..l’ho chiamato alla cabina accanto..col telefono suo..ho detto senti scusa ma non mi risponde…mo’ lo chiamo..non me frega un cazzo… ogni trenta giorni a scadenza li cambio,no…

Nella conversazione con il BRUGIA, il CARMINATI, aggiungeva anche che, al momento, gran parte delle funzioni svolte dal MANCINI, erano state trasferite a “l’amico mio” “che sta al comune”, che, come si vedrà più avanti, si identifica in GRAMAZIO Luca, capogruppo PDL al consiglio comunale, il quale, unitamente a TESTA Fabrizio, si stava occupando in prima persona dell’aggiudicazione degli appalti pubblici in favore dell’organizzazione per il compimento dei quali era già stato individuato un imprenditore membro del gruppo: GAGLIANONE Agostino inteso Maurizio: “prendono appalti.. poi passano le delibere…i primi de gennaio pigliamo.. incarichiamo Maurizio (GAGLIANONE Agostino ndr) ..c’ho parlato l’altra sera.. lui è pronto..

Riccardo: vabbè ma i lavori ce l’ha passati quello là?

Massimo: si, si.. lo segue Gioia [fonetico]..mo passa le delibere, mo, non.. non c’ho.. non sono più roba sua adesso, mo’ non decide più lui mo’ de.. ce ..ce l’ha…l’amico mio insieme a Fabrizio Testa.. che sta al comune.. passa al comune e  poi.. prendono appalti.. poi passano le delibere…[ci sono alcuni impulsi]…i primi de gennaio pigliamo.. incarichiamo Maurizio.. già mi ha detto ci so andato…[ci sono alcuni impulsi]….c’ho parlato l’altra sera.. lui è pronto ..lui..

Come si vedrà meglio più avanti il “subentro” di GRAMAZIO Luca e di TESTA Fabrizio nella gestione degli appalti in favore dell’organizzazione criminale, era stato necessitato dal coinvolgimento del MANCINI in diverse inchieste giudiziarie che infatti, dopo poco tempo, il 24.01.2013, lo costringevano a rassegnare le proprie dimissioni anche da Amministratore Delegato dell’EUR S.p.A..

A questo punto la conversazione si spostava più direttamente sull’effetto che il servizio giornalistico pubblicato all’epoca dal settimanale “L’Espresso”, dal titolo “I quattro Re di Roma”, aveva prodotto nell’ambiente imprenditoriale di riferimento del gruppo criminale.

Nell’articolo, infatti, si faceva riferimento ad una divisione della capitale in zone d’influenza ad opera di distinti gruppi criminali con a capo rispettivamente  CARMINATI Massimo, SENESE Michele, FASCIANI Giuseppe e CASAMONICA Giuseppe.

Al riguardo è significativa la domanda che introduce l’argomento “l’ha letto l’Espresso Maurizio?”, chiaro riferimento all’imprenditore appena citato come incaricato della conduzione dei lavori ottenuti presso il Comune di Roma (GAGLIANONE Agostino detto Maurizio), mentre la risposta di CARMINATI conferma in maniera chiarissima quanto l’“effetto mediatico” prodotto dall’articolo  del settimanale fosse paradossalmente funzionale al rafforzamento della forza d’intimidazione del sodalizio criminale (“..sul lavoro …sul lavoro nostro…sono pure ..cose buone… bravo…se sentono tranquilli …”,

Riccardo: l’ha letto l’Espresso, Maurizio?

Massimo: che guarda..ma questo..sul lavoro …SUL LAVORO NOSTRO…sono pure ..cose buone…

Riccardo: so’ più già protetti

Massimo: bravo…se sentono tranquilli…inc..

Riccardo: anche se..a vorte se stai .. a parla’ con la gente  scappano…

Massimo: se stai a parla’ con la spia……si eh..lo so ..ma chi è che gia’ sta a.. ma chi te conosce …

Riccardo: se sei intelligente… [tratto in cui si sovrappongono le voci]

Massimo: no, sai che c’è ???

Riccardo: se sono intelligenti cioè..

Massimo: no sai che c’è ??? …

Riccardo: è come dici te.. 

Massimo: quando c’hai rapporti … è come quando c’hai rapporti..con gente che si conosce

Riccardo: capiscono che non sei prepotente le co..

Massimo: sanno..sanno come stanno veramente le cose..certo se io dovessi andare a presentamme con me..eh..io ti dico..sai..fermate..compà eh…no ma poi soprattutto la storia della droga..eh..bisogna essere onesti..la storia della droga è della stampa ..eh..

La conversazione quindi proseguiva sul comportamento da tenere nei confronti di un altro imprenditore, impegnato nella costruzione di “novanta appartamenti a Monteverde” che si era evidentemente rivolto al sodalizio.

Nel frangente, proprio BRUGIA Riccardo chiedeva esplicitamente (“che gli dico Ma’?”) al CARMINATI come doversi comportare nella circostanza.

….omissis…

Riccardo: e invece bisogna curarsi piu’ del piccolo

Massimo: per fa che, compa’?…ma lascia perde…

Riccardo: a Mà pe..no perché adesso…

Massimo: ma ‘nse ‘mpicciamo quello fa beve tutti…damme retta… compà

Riccardo: no, no, no… perchè… ha detto… Chicco…lui adesso sta facendo ..ottant..

Massimo: tu a me me… vie’ a cura’ … sta cosa dei montenegrini…

Riccardo: …inc… se , se se move

Massimo: co’ sta cosa dei montenegrini… poi se impicciamo troppo

Riccardo: però sta facendo novanta appartamenti a Monteverde 

Massimo: e lo so ce l’ha… c’ha i soldi…e ho capito c’ha i soldi… eh… embhè..e allora… è un altro …inc…

Riccardo: no… no  che ha detto è un “gaggio”…

Massimo: esa… esatto…

Riccardo: …. a Ma’… è un “gaggio”… è uno che gli leva i soldi ..jè levano i soldi.. tutti…

La vicenda relativa all’inserimento dell’imprenditore GUARNERA Cristiano, detto Chicco,  all’interno del sodalizio è ricostruita nel dettaglio più avanti.

Come si vedrà più avanti il GUARNERA si era rivolto a BRUGIA chiedendo “protezione” e dopo aver usufruito dei vantaggi derivanti dalla commistione negli affari dell’organizzazione diretta da CARMINATI Massimo, entrava a sua volta nella schiera di affiliati su cui il sodalizio poteva contare.

Un iter comune ad altri imprenditori coinvolti nell’indagine e tipico delle modalità di acquisizione da parte delle associazioni di stampo mafioso di imprese economiche, i cui gestori in una prima fase si rivolgono alla associazione per chiedere aiuto o protezione e successivamente ne entrano a far parte.

Tale modalità operativa di acquisizione del controllo su imprese economiche e di affiliazione dell’imprenditore è efficacemente descritta, nella richiamata conversazione, dallo stesso CARMINATI, che nel dare  indicazioni a BRUGIA su come affrontare la questione con GUARNERA, illustra nel dettaglio il modus operandi,  già da lui adottato con altri imprenditori  (“è un discorso che io ho fatto a tutti questi… alla fine…inc…[si sente sbattere qualcosa sul tavolo] …inc.…  facendogli sto discorso a me non me ne frega un cazzo… io gli faccio guadagna’ i soldi a lui… a me non me frega proprio niente… capito?… io ti fornisco l’azienda quella bona…

L’approccio parte da una offerta di protezione preventiva rispetto al sorgere di eventuali problemi dell’imprenditore “allora qual è il discorso… che noi dobbiamo… intervenire prima …inc..[impulsi].. “tu vuoi stare tranquillo?”…tu lo devi mette seduto gli devi dì  “tu vuoi sta’ tranquillo ?” […] “allora mettiamoci a …inc.… fermare il gioco… perchè dopo ci mettiamo d’accordo con quelli che ti rompono …inc”… Perché qui a noi ci chiamano sempre.. dopo,  compa’! .. io me so’ imparato…” imponendo la “protezione” sin dalle fasi iniziali del progetto “je devi dì… “senti, che stai facendo? ..che stai facendo qualcosa? no perché io ho sentito voci ..che qualcuno te vo’ vonno ruba’ tu daglieli 4 sordi…inc.”

In realtà, come spiega lo stesso CARMINATI nel corso della conversazione, tale offerta era solo un mero strumento per inserirsi nell’attività imprenditoriale, dapprima fornendo tutta la serie di servizi strumentali senza partecipare al rischio d’impresa “noi lo sai perché andiamo bene?.. perché noi facciamo il movimento terra” attraverso l’imposizione di imprenditori inseriti nel sodalizio, sino a raggiungere il vero obiettivo della manovra per la quale gli imprenditori così avvicinati  “devono essere nostri esecutori.. DEVONO LAVORARE PER NOI”.

Lo schema, che replica pedissequamente la strategia di controllo della vita economica operata, prevalentemente nel sud del Paese, dalle organizzazioni di stampo mafioso “classico”, segna un passaggio di fondamentale importanza per il sodalizio che, sempre secondo le parole del CARMINATI, non può più occuparsi della sola attività di “recupero crediti” “non siamo più gente che potemo fa una cosa del genere…pe’ du lire” per conto degli imprenditori “non si può più fare come una volta… che noi arriviamo dopo facciamo i recuperi” “a noi non ci interessa più… te lo dico..” rischiando di “fa ‘na GUERRA con quelli che l’hanno solato?”.

Per ottenere l’obiettivo era necessario mostrare all’imprenditore la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo ““perchè tanto… nella strada…” …glielo devi dire… ”a come ti chiami?… COMANDIAMO SEMPRE NOI….non comanderà mai uno come te nella strada… nella strada tu c’avrai sempre bisogno di …inc.…””, rappresentandogli allo stesso tempo, anche qui secondo uno schema tipico delle associazioni mafiose, i vantaggi della affiliazione alla associazione (senti ma… questo è un amico nostro… eh… capito?”) e i rischi derivanti dalla assenza di una protezione (nella strada tu c’avrai sempre bisogno..)

Ma l’obiettivo dell’associazione, spiega ancora CARMINATI, non è quello di fornire protezione in cambio di denaro (“a me mi puoi anche …dire che mi dai un milione di euro… per guardarmi… tutte ste merde”) ma è quello di entrare in affari con gli imprenditori (“è normale che dall’amicizia deve nascere un discorso che facciamo affari insieme…”) attraverso un “rapporto paritario”, che avrebbe portato vantaggi reciproci (“io gli faccio guadagnà i soldi a lui”) anche attraverso l’imposizione di imprese che gravitano nel sodalizio (““guarda che noi c’abbiamo delle aziende pure di costruzioni… a chi t’appoggi?… ce l’avemo noi che… capito?..”) sottolineando che quanto appena illustrato era già pienamente operativo “ un discorso che io ho fatto a tutti questi”. Insomma: “devono essere nostri esecutori.. DEVONO LAVORARE PER NOI”.

Massimo: pero’… pero’… bravo… bravo… allora qual è il discorso… che noi dobbiamo… intervenire prima …inc..[impulsi].. “tu vuoi stare tranquillo?”…tu lo devi mette seduto gli devi dì  “tu vuoi sta’ tranquillo ?” 

Riccardo: …inc.…

Massimo: “allora mettiamoci a …inc.… fermare il gioco… perchè dopo ci mettiamo d’accordo con quelli che ti rompono …inc”… Perché qui a noi ci chiamano sempre.. dopo,  compa’! .. io me so’ imparato…inc.… [perdita di segnale per una frazione di secondo] ..capito?

Riccardo: ma dimmi un po’? tipo?

Massimo: je devi dì… “senti, che stai facendo? ..che stai facendo qualcosa? no perché io ho sentito voci ..che qualcuno te vo’ vonno ruba’ tu daglieli 4 sordi…inc.”

Riccardo: bella gliela faccio così…

Massimo: “ho sentito cose che… c’è gente …inc… perché”.

Riccardo: …inc.…sta facendo adesso… perchè gli hanno dato una cosa per fa novanta, me pare, appartamenti a Monteverde   

Massimo: a Monteverde è buono…

Riccardo: e non hai capito, oh!

Massimo: però… però adesso compa’… le costruzioni..

Riccardo: lascia… perde’… però magari a Mà…pero’ gli facc..

Massimo: ..è pieno… è pieno di licenze per costruire e nessuno le vuole fare… noi lo sai perché andiamo bene?.. perché noi facciamo il movimento terra… a me non me frega un cazzo, tu me paghi il servizio.…lo vedi se a me mi dicessero.. “se potrebbe partecipa’ alla costruzione…” …no, non mi interessa proprio..

Riccardo: sì ma però, lui a me mi pare de avè capito… che questo già solo che…no

[cambiano discorso per qualche secondo]

Massimo: acchiappalla, ammazza bona sta …inc..

Riccardo: bel bucio de culo..

[riprendono il discorso]

Riccardo: che gli dico Ma’? vede che jè dico..

Massimo: “senti ma ho saputo” 

Riccardo: jè faccio la battuta gua..

Massimo: …ma che ti inventi… gli fai la battuta: “ma che t’è venuto addosso qualcuno.. dei ragazzi calabresi te so’ venuti addosso, so’ venuti a parla’ con te …..inc… mo me informo e poi te faccio sape’… per te famo un lavoro …inc…”…noi dobbiamo andare dritto per le cose… cioè QUESTI DEVONO ESSERE NOSTRI ESECUTORI… DEVONO LAVORARE PER NOI.. non si può  più fare come una volta…

Riccardo: no… certo

Massimo: che noi arriviamo dopo facciamo i recuperi… e allora senti lo sai che c’è?… “i recuperi… vatteli a fa da solo”… a noi non ci interessa più… te lo dico..perchè poi.. a fa’ i recuperi si fa ‘na guerra con quelli che l’hanno solato? …ma perché? ..la gente ruba… e noi ci mettiamo a fare i recuperi …inc… comunque, il poro Infantino lascia perde…  …inc… aveva crepato gli orologi, mo’ lascia perde’ de lui non ce ne frega un cazzo, però è pure brutto… invece  all’inizio… capito? …è amico nostro… allora uno va prima ..subito… se noi andamo da Infantino… dice “senti ma… questo è un amico nostro… eh… capito?” …non si può fare… “ridaglieli gli orologi” ..è diverso… invece così… capito? …uno come la mette la mette fa pure una brutta fine… NON SIAMO PIÙ GENTE CHE POTEMO FA UNA COSA DEL GENERE…PE’ DU LIRE

Riccardo: no… assolutamente no..

Massimo: è chiaro… che tu non l’hai fatto direttamente però…

Riccardo: siccome…Matteo mi stava..…mi stava dicendo… Matteo

Massimo: se lui dice… se lui dice che c’è questa cosa… informiamoci e vediamo…

Riccardo: dice per esempio …c’ha lo zio, il cognato je’ rubbeno ..

Massimo: certo..

Riccardo: je’ rubbeno

Massimo: a lui gli conviene c’ha qualche soldo.. allora… gli dici senti… allora tu fai quei discorsi qua “..aho… senti un po’… a me mi dicono che a te fanno …inc… c’hai un sacco de problemi…ma scusa ma mettegli vicino qualche bravo ragazzo lo fai guadagna’… e si guadagna ..ma noi te se mettemo vicino a te, così non si…. vedrà… più nessuno”…però non ti pensa’… DEVE ESSERE UN RAPPORTO PARITARIO, je devi dì…non ti pensare che tu… ecco… a me mi puoi anche …dire che mi dai un milione di euro… per guardarmi… tutte ste merde…inc.… non mi interessa, già che faccio una …inc. [sembra che dica "cortesia”]..è normale che DALL’AMICIZIA DEVE NASCERE UN DISCORSO CHE FACCIAMO AFFARI INSIEME… questo è il discorso…non ti pensa’ che nun ce sta nessuno…la cosa… “PERCHÈ TANTO… NELLA STRADA…” …GLIELO DEVI DIRE… ”A COME TI CHIAMI?… COMANDIAMO SEMPRE NOI….NON COMANDERÀ MAI UNO COME TE NELLA STRADA… NELLA STRADA TU C’AVRAI SEMPRE BISOGNO DI …inc.…”…capito è un discorso che io ho fatto a tutti questi… alla fine…inc…[<[si sente sbattere qualcosa sul tavolo]inc.…  facendogli sto discorso a me non me ne frega un cazzo… io gli faccio guadagna’ i soldi a lui… a me non me frega proprio niente… capito?… io ti fornisco l’azienda quella bona …inc… perchè lui sa ..sta a costruì… serve il movimento terra…[s[si sovrappongono le voci]i>

Riccardo: …inc…

Massimo: …inc… facendogli fare il servizio a lui… e lui è contento.. 

Riccardo: …inc.…un discorso così… aho… al di fuori de…

Massimo: glielo dici… “guarda che noi c’abbiamo delle aziende pure di costruzioni… a chi t’appoggi?… ce l’avemo noi che… capito? “..ce fa fare le costruzioni…ce fa fa’ lui….ma non è che poi noi volemo… poi.. eh.. noi dovemo fa’ costruzioni…

Il metodo utilizzato nei confronti di GUARNERA viene replicato, come si vedrà meglio, più avanti, dal sodalizio anche con altri imprenditori, GAGLIANONE Agostino, detto Maurizio, IETTO Giuseppe, BUZZI Salvatore (“è un discorso che io ho fatto a tutti questi… alla fine…inc…[s[si sente sbattere qualcosa sul tavolo]inc.…  facendogli sto discorso a me non me ne frega un cazzo… io gli faccio guadagna’ i soldi a lui… a me non me frega proprio niente… capito?… io ti fornisco l’azienda quella bona…”).

Sintomatico dell’uso della forza di intimidazione espressa dal sodalizio come strumento per la acquisizione di attività economiche e per la affiliazione degli imprenditori è l’episodio dello sgarbo di GUARNERA nei confronti di CARMINATI.

Il GUARNERA, come si vedrà meglio più avanti aveva deciso di partecipare attivamente ad un affare inerente all’assegnazione di alloggi – con il tramite della cooperativa 29 giugno presieduta da BUZZI Salvatore – che egli avrebbe locato nell’ambito del cd. “piano di emergenza abitativa” promosso dall’amministrazione di Roma Capitale.

In data 20.03.2013, era possibile riscontrare che il GUARNERA aveva mancato ad un appuntamento – a cui avrebbe preso parte anche il CARMINATI – molto importante per la finalizzazione e l’avanzamento del progetto in questione; tale mancanza veniva aspramente criticata sia da CARMINATI Massimo che da BRUGIA Riccardo che, ciascuno a proprio modo, provvedevano a richiamare all’ordine l’imprenditore.

In particolare, alle ore 14.14 del 20.03.2013, GUARNERA Cristiano, non avendo il coraggio di confrontarsi direttamente con CARMINATI Massimo, contattava BRUGIA Riccardo, il quale, nel corso della discussione molto animata che ne scaturiva, consigliava vivamente all’interlocutore di presentarsi al cospetto del CARMINATI per mostrare il proprio rammarico. Contestualmente, il BRUGIA criticava aspramente le blande giustificazioni addotte dal GUARNERA  in merito al proprio comportamento, ricordandogli che lui aveva a che fare con un pericoloso sodalizio : “non te sei svegliato chicchè noi non semo. . non siamo persone che tu me poi risponde così. ..

La gravità dell’azione commessa dal GUARNERA era sottolineata anche dal padre di quest’ultimo, GUARNERA Guglielmo, il quale, nel corso di una conversazione captata in ambientale durante un tentativo di chiamata, ricordava al figlio che egli aveva a che fare con “gente pesante” che “faceva i morti”, circostanza che appariva pienamente condivisa dal GUARNERA, il quale sottolineava che, proprio perché conosceva bene  il potere del sodalizio con cui si stava rapportando, aveva volontariamente deciso di farne parte: “non me l’ha messa dietro nessuno. . questa gente l’ho conosciuta io”

Dall’analisi degli eventi che si verificavano in quel frangente, era possibile comprendere che il GUARNERA aveva avuto modo di ricevere l’aspro rimprovero del CARMINATI, da cui era stato pesantemente redarguito; lo stato d’ansia e di preoccupazione conseguente alla consapevolezza di aver mancato ad uno dei doveri fondamentali di appartenente a un sodalizio – ovvero quello di concorrere al buon esito delle attività promosse – appariva evidente negli SMS che il GUARNERA inviava a CARMINATI Massimo in qualità di capo dell’associazione criminale di cui, dopo il confronto avuto di persona, chiedeva il perdono: “Perdonami per favore ho solo voi come amici”.

Lo stato di soggezione in cui versava il GUARNERA era visibile agli occhi degli altri sodali, tra i quali figurava anche CALVIO Matteo.

Quest’ultimo si premurava, infatti, di mostrare la propria solidarietà al GUARNERA, in quanto “ti ho visto troppo mortificato”, dopo il confronto avuto con il CARMINATI. Tali situazioni, tuttavia, erano pienamente accettate dai membri dell’associazione, i quali si mostravano totalmente asserviti alla volontà del sodalizio diretto da CARMINATI Massimo, riconosciuto come capo indiscusso. CALVIO Matteo, infatti, proferiva alcune frasi significative “ti ho detto chiedi scusa tutt’al più fai come me, non è che Massimo poi cioè deve inveì su una persona…però pure te…è un appuntamento importante lui hai visto com’è hai visto cioè. . . mezza frase a me m’ha insultato come una carogna”.

Il CALVIO tentava di consolare il GUARNERA, a cui mostrava la propria solidarietà riferendo che anch’egli in passato era stato più volte rimproverato aspramente dal CARMINATI; invitava, pertanto, l’interlocutore a stare “tranquillo” e a trovare una nuova occasione in cui discutere con il CARMINATI in modo da ottenere il perdono dell’uomo: “perchè così mo te ributti un’altra volta solo come un cane perchè quello là. . invece tu stai tranquillo. . gli riparli. . capirà oppure non vuole capire . . te manderà affanculo più de quello che te po fà. . . però. .inc. .hai visto te quel giorno. . .hai visto a me me s’è magnato e me s’è ricacato eh. . .quindi. . .sappi che però in fin dei conti ti ha sempre coccolato. . .”

Di seguito si riportano, inoltre, ampi tratti della conversazione in esame, dai quali si evince l’utilizzazione della forza d’intimidazione, anche con modalità violente da parte del sodalizio indagato. Sono presenti anche importanti spunti per comprenderne la struttura gerarchica:

[[…omissis…]i>

Riccardo: ..poi un’altra cosa ti volevo dì….;

Massimo: e poi…Euteri [f[fonetico]se famo dà gli appartamenti;

Riccardo: siccome ha detto… io gliel’ho detto… “quando vedi Massimo diglielo”…

Massimo: a chi ???

Riccardo: ..a Ci’… a Cì… perchè… mo non lo so perché lui… perchè lui col… col cugino non è che …… 

Massimo: mi pare che  non ci sta male..

uomo: eh..

Riccardo: però.. avrebbe fatto…

Massimo: non lo pensa proprio 

uomo: eh..

Riccardo: esatto.. avrebbe fatto una battuta.. che l’ha sentito che faceva una minaccia…  

Massimo: a chi?

Riccardo: eh.. non so se erano fornitori o cosi.. che.. insomma che gli avrebbe.. è come se per dirti che… a  cì.. gli ho detto a cì.. tu diglielo a Massimo.. e.. spiegagli come è la cosa…

Massimo: la minaccia chi la fa? a Erasmo? a Alessandro? chi gliela ha fatta?

Riccardo: Alessandro a questi …

Massimo: ha fatto la minaccia a quelli? 

Riccardo: sì

Massimo: se l’ha fatta lo sa Giov … lo sa Giovanni

Riccardo: ..io non

Massimo: cioè se ha fatto la minaccia lo sa Giovanni..se invece è una cosa che..non sa…Giovanni viene da me e me lo dice

Riccardo: si..no pare che Massimiliano era..era presente 

Massimo: alla minaccia che ha fatto st’azienda a ..

Riccardo: …inc.…con nome…facendo il nome tuo..hai capito?

Massimo: eh..

Riccardo: no..mo..siccome l’ho preso co le pinze..siccome lui è un pezzo di merda…inc.…però sa pure che..che se non è vero, poi…inc.…

Massimo: ….se non è vero ‘sta volta l’ammazzo..

Riccardo: hai capito?

Massimo: ma come è? me la deve spiega’ ‘sta cosa.. perchè

Riccardo: però io gli ho detto ..però fai che..

Massimo: perchè se è vado da Alessandro..

Riccardo: gli ho detto…io gli ho detto “Massimilià..diglielo a Massimo”, dice ma..lo so..tranquillo aho… glielo dici.. se tu hai sentito con le orecchie tue…

Massimo: ma che scherza? ..eh.. me la deve di’ una cosa del genere…inc.…

Riccardo: ma di che stiamo a parla’? ..eh.. cioè, lo devi prima mettere al corrente a Massimo prima de minaccia’ una persona..

Massimo: eh.. certo io.. non lo so..

Riccardo: poi gli ho detto.. poi non so i rapporti  che c’ha..

Massimo: no, no.. normale.. c’ho buoni rapporti..

Riccardo: so che ci sta bene.. però.. non so se lui si può permettere di fare una minaccia del genere…

Massimo: c’ho buoni rapporti… no.. no.. no.. no.. mi fa una minaccia così.. senza dirmelo no..

Riccardo: esatto..

Massimo: a meno che.. a meno che.. ha fatto la minaccia e già è passato al negozio a cercarmi e non mi ha trovato…

Riccardo: esatto.. esatto..

Massimo: perché lui.. sempre.. passa

Riccardo: non credo che se la possa essere inventata..perchè

Massimo: io c’ho buoni rapporti.. però.. no.. no.. lui non se la inventa

Riccardo: perchè io subito gliel’ho detto..”Massimilià”; 

Massimo: no, no… quando lo vedi mandamelo…anzi mo’ adesso lo chiamiamo

Riccardo: no io ho detto “come ti vede …. come lo vedi” 

Massimo: me lo dicesse ….

Riccardo: “diglielo a Massimo” 

Massimo: si ! si ! no, no…inc.…

Riccardo: …mettilo al corrente di questa storia.. 

Massimo: ma non c’è..infatti…inc.…

[.[..omissis…]i>

Massimo: no,.. fammece parlà con Ciro perché sta cosa è importante..

Riccardo: co..a Cì..

Massimo: con Ciro…io lo chiamo Ciro eh?..

Riccardo: no..eh..Ciro..lo vedo come un napoletano di merda….

Massimo: no..no..io quello…inc…

Riccardo: .senti a mà..inc..sparito..strana persona…inc…

Massimo: tanto s’è fatto i cazzi sua..

omissis si sentono le voci di altri clienti

[.[..omissis…]i>

Riccardo: fammelo chiamà a ci.. và..fammi vedere se sta in zona..

Massimo: se sta in zona fallo venire così mi faccio spiegare perchè questa cosa mi interessa….mi intriga perché..perchè pure quell’altro..fa er nome mio..

Riccardo: siccome io l’ho guardato..e gli ho detto a Cì..

Massimo: è strano perché loro sono seri…pero’ qualche fornitore..se loro dicono così..sai..

Riccardo: no..ma come al solito ..questi se imbriacano di mala vita..hanno letto l’Espresso..

Massimo: vabbè Alessandro..no..compare..Alessandro..voglio sapè questo..deve essere successo prima….perchè Alessandro è..un paraculo..eh, no..ma io ce sto bene … sto bene col padre .. è ricoverato eh?

Riccardo: lo so ma’ !

Riccardo: è vero…inc.…a Cì..a Cì..a Cì..chi è? [R[Riccardo riceve una telefonata da ci, Barbarella Massimiliano].a be.. salutamelo ..bello mio..che..che dice Luca?..ma dove?…a via Guido Reni?..ma ormai sta con quegli amici? noo..a via Guido Reni..[r[ride]è una battuta..a cì..che mi rispondi serio?..a Ci’ ma allora stai lì …non passi all’Euclide? a Cì..a Cì..a Cì..a Cì..va..e vieni che Ci sta..Ci sta  l’amico nostro che voleva sapere bene come è la situazione..ciao..ciao..a Cì..ciao..a Cì..ciao..[t[termine chiamata telefonica]Luca Capitali ha aperto la pizzeria in via Guido Reni..Luca Capitali…

[[…omissis…]i>

6.3 Il metodo mafioso nella acquisizione di appalti pubblici

6.3.1 premessa

La ricostruzione dei caratteri del reato di cui all’art. 416 bis c.p. svolta ha evidenziato che, tra gli elementi specializzanti dell’associazione di tipo mafioso rispetto all’archetipo del reato associativo delineato dall’art. 416 c.p., vi è il dolo specifico costituito dalla finalità di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici.

Si ribadisce che non è necessario, ai fini dell’integrazione del tipo legale, che tale finalità sia perseguita attraverso la commissione di specifici reati, essendo sufficiente l’utilizzazione di ciò che si è definito metodo mafioso.

In questa sede si analizzeranno, specificamente, i rapporti esistenti tra Mafia Capitale e istituzioni pubbliche, lato sensu considerate, ossia come comprensive sia della dimensione burocratico-amministrativa  che di quella politica.

Sul piano generale, le investigazioni svolte hanno evidenziato che la penetrazione della Pubblica Amministrazione ad opera dell’organizzazione ha carattere multiforme.

Sotto un primo angolo di visuale, siffatto carattere emerge ove si consideri che i metodi utilizzati sono diversi, benché operanti sul piano di una strettissima interazione, da quello tipicamente mafioso, latente ed esteriorizzato, a quello tipicamente corruttivo, alla continua ricerca di accordi criminali e collusioni illecite.

Sotto altro angolo di visuale, il polimorfismo dell’approccio alla dimensione pubblica da parte di Mafia Capitale si coglie ove si considerino i protagonisti interni ed esterni alla sua struttura, rigorosamente bipartisan, appartenenti per storia e per scelte politiche ad aree diverse, spesso anche opposte, nelle quali al radicalismo delle posizioni ideali professate fa da contrappunto l’assenza totale di remore a comporre, con soddisfazione e apprezzamento reciproci, affari illeciti.

Oggetto d’analisi saranno in questa sede le forme di manifestazione di mafia capitale nel mondo di sopra, che, tuttavia, per essere correttamente comprese e valutate, devono essere riguardate dalla terra di mezzo.

In altri termini, l’osservazione superficiale – nel senso proprio dell’etimo del termine – delle singole tipologie di reati contro la pubblica amministrazione rivela un atlante della corruzione a livello di amministrazioni locali a Roma – erroneo per difetto, in considerazione dei limiti propri di un’indagine penale – che tuttavia per essere correttamente inteso nelle sue proporzioni e nella sua profondità deve essere inquadrato nel contesto dell’operatività dell’organizzazione mafiosa.

A voler innestare metafora su metafora, mafia capitale è una sorta di fiume carsico, che origina nella terra di mezzo, luogo nel quale costruisce la sua ragion d’essere e dal quale trae la sua forza, che emerge in larghi tratti del mondo di sopra, inquinandolo, per poi reimmergersi: come la corretta ricostruzione di un fenomeno carsico in geomorfologia impone di individuare i collegamenti tra carsismo superficiale e carsismo sotterraneo, similmente la corretta ricostruzione dei fatti reato per cui si procede necessita di una  ricostruzione dei nessi operativi e funzionali tra organizzazione criminale e reati di corruzione.

6.3.2 Il metodo mafioso

Le indagini svolte hanno consentito di evidenziare come, nella strategia di penetrazione della P.A., lato sensu considerata, finalizzata a ottenere il controllo di lavori pubblici e di singole attività economiche, il metodo mafioso, come sopra delineato, abbia avuto precisa efficienza causale, sia nella elaborazione strategica che nel concreto esercizio.

Un metodo mafioso utilizzato in forma latente e in forma esplicita, massimamente verso i settori delle amministrazioni locali e delle loro controllate.

L’analisi delle singole fonti di prova che seguiranno, com’è ovvio, s’innesta sulla ricostruzione dei fatti fin qui svolta, che consente di affermare  l’esistenza di un gruppo organizzato, armato, pronto per la sua storia criminale e per la sua capacità operativa a commettere gravi reati a base violenta, sì che una minaccia o un’intimidazione proveniente da uno dei suoi appartenenti, tanto più se da parte del suo indiscusso leader, reca con sé la forza criminale e la capacità di persuasione che promana da tale realtà.

L’elaborazione strategica, l’utilizzazione, l’interazione del metodo mafioso con il metodo corruttivo sono rese evidenti dalle parole che l’indiscusso leader di mafia capitale, Massimo Carminati, pronuncia in seguito al cambiamento dell’orientamento politico dell’amministrazione di Roma Capitale, dopo le ultime elezioni comunali.

In una conversazione intercettata il 20.06.2013 con il conduttore radiofonico CORSI Mario, ex militante dei NAR, e BRUGIA Riccardo, CARMINATI spiegava che occorreva andare a “bussacchiare” agli uffici del Comune, per accreditarsi presso i neoeletti e garantirsi l’assegnazione di lavori, indicando il percorso da seguire “gli si dice adesso che cazzo ..ora che abbiamo fatto questa cosa, che progetti c’avete? Allora nel progetto, perché voi fate li progetti…la politica…adesso che progetti c’avete? Teneteci presenti per i progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti pulisco il culo ..ecco, te lo faccio io perché se poi vengo a sapè che te lo fa un altro, capito? Allora è una cosa sgradevole…” .

Siffatta conversazione è, ai fini che qui rilevano, assai significativa.

In primo luogo perché essa esprime l’esistenza di una realtà metaindividuale, di cui Carminati è espressione, com’è reso evidente dall’uso della prima persona plurale (..teneteci presenti..), alla presenza di uno dei suoi più stretti collaboratori, Riccardo Brugia.

In secondo luogo, perché essa esprime la consapevolezza di una capacità d’intimidazione, nota alla controparte, utilizzata al fine di ottenere gli obiettivi perseguiti: il riferimento alle sgradevoli conseguenze per i decisori pubblici connesse alla mancata attribuzione di lavori non è certo un riferimento alla volontà di non rispettare regole di buona educazione, quanto piuttosto una precisa opzione di esercizio di un potere d’intimidazione, connesso alle capacità criminali di un gruppo operativo a Roma.

In terzo luogo, la conversazione esprime la curvatura dei rapporti esistenti tra mafia capitale e pubblica amministrazione, ed in particolare l’interazione esistente tra metodo corruttivo e metodo intimidatorio, giacché ciò che viene prospettata all’inizio è una collusione illecita finalizzata al guadagno insieme a un’ampia disponibilità (…. che ti pulisco il culo ..ecco, te lo faccio io.. ) mentre le conseguenze prospettate nel caso di rifiuto di tale disponibilità sono le cose sgradevoli.

La pregnanza probatoria di tale conversazione non può prescindere dalla statura e dallo spessore criminale di Carminati, nota a lui medesimo, ai terzi e, con malcelata soddisfazione da parte sua, mediaticamente consacrata.

Sarebbe grave errore di prospettiva storica confondere Carminati con un balordo di quartiere, un fanfarone che parla per darsi importanza, così come sarebbe un grave errore di valutazione probatoria derubricarne il ruolo a quello di pensionato del crimine.

Si è in presenza di un personaggio dalla caratura criminale assoluta, delineata in altra parte della presente richiesta. Un intoccabile, per dirla con Buzzi – per aver foraggiato partiti di ogni genere – che rende intoccabili quelli che con lui si associano, per dirla con Guarnera, che siede in condizioni di parità al medesimo tavolo con i rappresentanti delle organizzazioni criminali, anche quelle tradizionali, operanti su Roma, che intrattiene rapporti con esponenti di apparati dello Stato e con esponenti delle forze dell’ordine – che con deferenza starebbero a sentirlo per due giorni, invece che interrogarlo per due mesi. Per stare al segmento di attività criminale oggetto d’analisi, Carminati è il referente di Buzzi, con il quale concorda strategie corruttive e a cui devolve la metà degli utili, come si evidenzierà nella parte relativa ai flussi finanziari illegali.

In conclusione, il peso e il significato criminale di Carminati escludono che egli, nelle conversazioni con i suoi accoliti, parli a vanvera di ciò che costituisce uno dei settori d’intervento privilegiato di Mafia Capitale.

Eloquente esempio di utilizzazione di metodo mafioso, al fine di pressione verso la PA e al fine della garanzia delle condizioni di omertà a tutela dell’organizzazione, sono le vicende relative a Riccardo Mancini – membro dell’organizzazione – rispettivamente nella fase della gestione della cosa pubblica e  nella fase del suo arresto.

Rimandando a quanto rappresentato a proposito del ruolo di Mancini nel sodalizio, occorre, in questa sede, ribadire che egli è da considerare, per il periodo compreso tra il 2008 e il 2012,  come espressione piena dell’amministrazione pubblica.

L’assunto si regge non soltanto sulla considerazione delle sue cariche formali, che lo vedono rivestire la carica di AD di Eur SPA, ma anche sulla considerazione del fatto che egli era in concreto espressione dell’amministrazione comunale, al più alto livello, nella gestione della cosa pubblica, avendo gestito le campagne elettorali del sindaco Alemanno ed essendo considerato una sorta di plenipotenziario dell’amministrazione comunale, nella gestione dei rapporti con gli imprenditori, soprattutto nel settore dei trasporti.

Con riguardo alla fase relativa alla gestione della cosa pubblica, sono significative una serie di pressioni, minacce, intimidazioni, provenienti da Carminati e veicolate principalmente da Pucci, avvenute nella fase in cui si registra una progressiva eclisse della posizione di Mancini dall’orbita dell’organizzazione,  finalizzate a ottenere pagamenti da parte di Eur SPA verso soggetti economici riconducibili a Buzzi.

Va da sé che tali pressioni, minacce e intimidazioni vanno lette alla luce della capacità criminale del sodalizio, capacità nota a Mancini, intraneo all’organizzazione medesima.

La premessa storica dei fatti di specifica intimidazione che saranno ricostruiti è l’esistenza di un rapporto di natura corruttiva tra Carminati e le sue imprese di riferimento da un lato e Mancini, nella sua qualità di dirigente dell’Eur, dall’altro, per l’assegnazione di lavori. Un rapporto ammesso dallo stesso Carminati, il quale, per i lavori assegnati, steccava con Mancini:

“…Riccardo: ma è lui quello che… gli fai avere le steccate..

Massimo: per i lavori, per quelle che ce li ha girati si..e certo..eh..eh….”

L’impossibilità, allo stato delle indagini, di ricostruire l’esatta dimensione spazio-temporale delle condotte corruttive, e conseguentemente di elaborare un’incolpazione cautelare, non fa venir meno la consistenza del dato probatorio.

Un rapporto corruttivo che, a un certo punto della sua evoluzione, non viene più onorato nei suoi impegni illeciti da parte di Mancini, con la conseguente reazione, violenta, da parte di Carminati:

Massimo: Er ciccione, Mancini… er grassotello

Riccardo: Ma perché, era Mancini?.. che è de Mancini? Ce, ce ce sati a…

Massimo: E’ lui che ce sta a passa’ i lavori buoni perché funzioni questa cosa…

Uomo: … a ma che ne so…. A un certo punto… sto infame… sto infame…

Massimo: ah, compà… lo so, ma io poi… io… gli ho menato eh? ….non è che….eh

Riccardo: …incompr… me ricordo… l’ultima volta era…

Massimo: Sì…no…no…

Sebbene nel caso di specie si registri l’uso della volenza fisica per garantire il rispetto dei patti illeciti, si deve rilevare il significato altamente intimidatorio di tali condotte, che supera ampiamente il male fisico cagionato a Mancini.

Subire un pestaggio da parte di Carminati, di cui Mancini conosce passato, presente e consistenza criminale, significa ricevere un messaggio forte e chiaro circa l’impossibilità di sottrarsi alle illecite pattuizioni, un avvertimento preciso dal quale, massimamente nello specifico ambiente di riferimento, non è possibile prescindere.

Ancora, eloquente dimostrazione dell’uso della forza d’intimidazione nella direzione della pubblica amministrazione è costituita dalle sistematiche minacce rivolte a Mancini, nella sua qualità di amministratore delegato di Eur S.P.A., perché saldi delle spettanze dovute a cooperative amministrate da Buzzi.

La vicenda è ricostruita nell’informativa finale del Ros, Reparto Anticrimine, per la parte che qui rileva, come segue.

“…

IL CREDITO VANTATO DALLE COOPERATIVE DI BUZZI SALVATORE VERSO EUR SPA

Ulteriore esempio della collaborazione tra i sodali al fine di raggiungere gli scopi comunemente accordati era relativo alla liquidazione di un ingente credito vantato dal Consorzio Eriches 29 nei confronti dell’EUR S.p.A. e della MARCO POLO SpA (una joint venture tra le aziende municipalizzate Ama – Acea  ed Eur Spa) nel cui CdA figurava lo stesso MANCINI e il cui liquidatore si identificava in LAUSI Luigi.

Il protrarsi delle difficoltà per la liquidazione dei compensi dovuti al Consorzio, strumentale agli interessi dell’organizzazione, costringeva CARMINATI Massimo ad intervenire in prima persona nella vicenda ed a riportare all’ordine i soggetti incaricati del buon andamento degli affari, ciascuno per il ramo di competenza.

Così come confermato dal complesso delle attività di indagine, era evidente l’interessamento nella questione del sodale PUCCI Carlo – definito dallo stesso CARMINATI come “l’uomo dell’Ente Eur” – il quale si relazionava giornalmente con gli altri sodali ed a cui mostrava la piena collaborazione nella risoluzione della problematica, ponendo l’Ente di cui era consigliere come responsabile in solido per la liquidazione della somma dovuta alle cooperative rappresentate dal BUZZI.

Appariva chiaro che, un primo ostacolo da superare per ottenere i benefici economici in favore del sodalizio di cui lo stesso PUCCI era parte integrante, era costituito dalla reticenza nel corrispondere quanto dovuto alle cooperative mostrata da MANCINI Riccardo, per asserita mancanza di fondi da parte dell’EUR S.p.A..

Già in data 27.11.2012 BUZZI Salvatore aveva la possibilità di interloquire direttamente – attraverso l’utenza in uso al dipendente EUR S.p.A. COLOMBINI Nicola – con MANCINI Riccardo in merito alla possibilità di rientrare quanto prima del credito vantato nei confronti dell’EUR S.p.A., liquidazione che si comprendeva essere già stata disposta da un decreto ingiuntivo del Tribunale di Roma.

Legenda: 

S: Salvatore Buzzi 

R: Riccardo Mancini

R: allora, dicevo, se noi facessimo un piano di rientro su sei mesi 

S: si

R: questi geni sono disposti a ritirare il decreto ingiuntivo o no ?

S: se non c’è riduzione penso di si, io li incontro martedì, li incontro, perché se non c’è riduzione…

R: allora fagli ‘sta proposta e fammi sapere 

S: sei mesi, cioè dicembre e maggio finiamo ?

R: si 

S: va bene 

R: va bene ? 

S: ok 

R: ok ?

S: senti Ricca’, io c’ho pure la, la, l’ultima fattura quella dei centocinquantaduemila euro che non si trovava, dato che si è trovata se riuscite a pagarmela 

R: va, be’ mo vediamo, dai 

In data 04.12.2012 il BUZZI, intratteneva una conversazione telefonica con la moglie ed avvocato del Consorzio “Eriches 29”, GARRONE Alessandra, la quale spiegava di aver appena terminato una difficile riunione con i vertici dell’ATI che avevano rifiutato la possibilità di pagamento a sei mesi indicata dall’EUR S.p.A. ed avevano proposto il pagamento in due rate, senza sconto con rinuncia agli interessi e le spese legali a carico dell’amministrazione.

Il BUZZI chiedeva, pertanto, alla donna – addetta all’amministrazione delle cooperative –  di inviargli un sms che egli avrebbe inoltrato a MANCINI Riccardo per renderlo edotto delle decisioni del Consorzio.

Il 10.12.2012 alle 16:10, Massimo CARMINATI contattava Salvatore BUZZI.

I due, dopo aver commentato l’articolo pubblicato il 7 dicembre 2012 sul settimanale “L’Espresso”, proseguivano parlando di alcuni non meglio precisati interessi inerenti presumibili appalti legati al Comune di Roma.

A tal proposito il CARMINATI riferiva che si sarebbe interessato con “l’amici nostri” per accelerare alcuni pagamenti dovuti alle cooperative del BUZZI, il quale, in riferimento a ciò, metteva al corrente il CARMINATI delle difficoltà incontrate con “l’amministratore”, che veniva successivamente identificato con MANCINI Riccardo, il quale si stava mostrando restio al pagamento di quanto dovuto (“ho sentito l’amministratore proprio poco fa al telefono e ho detto <aho te ricordi sti pagamenti, “ahhhh”> e me fa’ <“ahhh”>..eh va be’…”). Il CARMINATI, all’udire ciò, replicava lapidariamente “mo ‘o famo strillà come un’aquila sgozzata”, alludendo evidentemente alla messa in atto, da parte del sodalizio, evocato nella forma plurale del soggetto dell’immagine metaforica, di specifiche attività intimidatorie che, come si vedrà, porteranno al pagamento di parte del dovuto.

Legenda 

M: Massimo Carminati

S: Salvatore Buzzi 

…omissis…

M: va bene senti un’ altra cosa io vado…vado poi domani a farmi un giro li dall’amici nostri per vede’ se posso accelerare quei…cioè quelle definizioni dei pagamenti delle cose…

S: io guarda ho sentito, ho sentito l’amministratore proprio poco fa al telefono e ho detto <aho te ricordi sti pagamenti, “ahhhh”> e me fa’ <“ahhh”>..eh va be’…

M: e mo mo o famo strilla’ come un’aquila sgozzata 

S: ho sentito Carlo Pucci pure anche perché ce devono pagà ancora la fattura di 152 che stava…inc…

M: no, e certo e quella ma che aspettano? quella è robba vecchia ma quanno te la pagano Sa?…vabbè, ma vediamo se riescono a paga’ un pò il vecchio e un po’ il nuovo insomma tutt’e due insomma…prima che rimangono definitivamente in bianco, prima che li cacciano via in malo modo perché tanto così succederà 

…omissis..

In data 11.12.2012 CARMINATI Massimo contattava nuovamente BUZZI Salvatore.

Quest’ultimo ritornava nuovamente sulla telefonata avuta il giorno precedente con “il nostro amico porcone… quello che tu dici il maialotto” – con evidente riferimento a MANCINI Riccardo – il quale si era dimostrato contrario al pagamento di una fattura per la quale riteneva dovesse essere applicato uno sconto sull’importo.

In particolare, a sentire il BUZZI, il MANCINI era intenzionato a comprendere tale fattura in un “vecchio pacchetto” di fatture per le quali era stato preconcertato tale sconto (“ah dice: <ah ma quella fa parte del vecchio pacchetto…> <…quella andava con lo sconto…>”).

A tali affermazioni il CARMINATI non solo replicava con forza (“no no no…che sconto? che sconto? non ci stanno sconti…”), ma, dando ulteriore prova del suo diretto coinvolgimento nella gestione delle cooperative riferibili a BUZZI Salvatore (il quale, a tal proposito, infatti affermava “no ma io prima di muovermi volevo senti’ a te), ma si proponeva di informarsi direttamente presso l’EUR S.p.A. per risolvere la questione (“ma…ah…adesso ti richiamo dopo sto ad anda’ la…vado a senti’…).

Legenda: 

Salvatore Buzzi: S

Massimo Carminati: M

S: no ti volevo di’ solo una cosa…allora ieri ho sentito

M: sì 

S: il nostro amico…

M: sì

S: il nostro amico porcone…quello che tu dici il maialotto no?

M: sì

S: eh…per pagarci la fattura che mancava all’appello vuole lo sconto anche su quella gli ho detto: <scusa ma agli altri non glielo chiedi lo sconto a me me lo devi chiede lo sconto?>

M: no va be’ ma lo sconto…non scherziamo…gliel’hai detto? cioè non scherziamo…

S: ah dice: <ah ma quella fa parte del vecchio pacchetto…>

M: no no…non ci sta lo sconto…

S: <…quella andava con lo sconto…>

M: no no no…che sconto? che sconto? non ci stanno sconti…

S: eh…eh

M: …non ci stanno…eh…

S: eh…

M: noi avevamo fatto i conti con lo sconto però se riusciamo a non prendercela con lo sconto amico mio è meglio…

S: gli…gli…gli ho detto: <scusa eh…> gli ho fatto: <scusa ma agli altri oggi gli hai fatto la proposta che gli paghi due milioni senza sconto>

M: eh eh eh…gli paghi…gli paghi tutto…gli paghi tutto…

S: e a me che siamo amici il sette e mezzo cioè…

M: eh eh porca puttana…porca puttana…eh cioè capito…

[[…]i>

S: no ma io prima di muovermi volevo senti’ a te…volevo senti’…

M: no ma va bene io sono cioè…chiaramente…cioè l’importante è che ti pagano anche…che ti pagano tutto il vecchio…amico mio…questo è fondamentale…

S: no quello non…non si sa se mi pagano ha capito?

M: ah ah…

S: allora c’è rimasta ti ricordi Massimo?

M: sì sì sì…

S: …quella fattura

M: sì sì quella fattura che mancava…certo…quella…

S: esatto…perchè lui dice: <vieni qui mi fai lo sconto e te la pago> gli ho detto: <scusa ma…agli altri gli dai due milioni senza sconto>

M: ma…ah…adesso ti richiamo dopo sto ad anda’ la…vado a senti’…non ha capito? va be’ 

S: fammi sape’ se…

Il CARMINATI dava seguito ai suoi propositi (“ti richiamo dopo sto ad anda’ la…vado a senti’”) andando ad incontrare PUCCI Carlo, “l’uomo dell’Ente Eur”, deputato per il sodalizio ai rapporti con il MANCINI; Durante l’incontro, il CARMINATI telefonava al BUZZI riferendo che il PUCCI, che dalla captazione “in ambientale” si capiva essere in sua compagnia, gli stava offrendo ampie rassicurazioni al in merito alla liquidazione (“sto qui con l’amico mio m’ha detto che lì…è tutto sbloccato…”) di una prima tranche di crediti di 150mila euro “pieni” cioè senza l’applicazione di alcuno sconto e della prossima corresponsione del rimanente (“i centocinquanta so’ pieni… e il resto oggi..”).

Nonostante i dubbi del BUZZI su quanto appena affermato dal PUCCI (“no no no i centocinquanta ho parlato proprio con l’A.D. ieri”) il CARMINATI confermava con forza che non ci sarebbe stata alcuna possibilità che le richieste del sodalizio non venissero esaudite nei termini prospettati dal CARMINATI (“ma non rompesse il cazzo (MANCINI ndr)…eh…” “no no no…non ci frega un cazzo…mo’ non si cede su niente non scherziamo basta…basta…”)

Legenda: 

Salvatore Buzzi: S

Massimo Carminati: M

M: oh bello mio…eh niente io sto qui con l’amico mio m’ha detto che…che non t’hanno avvisato ancora ma lì…è tutto sbloccato…è sbloccato i centocinquanta so’ pieni… e il resto oggi…

S: no no no i centocinquanta ho parlato proprio con l’A.D. ieri…ieri e m’ha detto che…

M: eh ma evidentemente…evidentemente ieri sera te l’hanno sbloccato loro eh…cioè…

-in ambientale Massimo Carminati riferisce <eh…dice che ha parlato con l’A.D. ieri…eh…cioè…che gli ha detto di no gli ha detto i sette e mezzo il porco> 

Carlo Pucci risponde: <ma che…non rompesse il cazzo>-

M: ma non rompesse il cazzo…eh…tu…tu adesso dopo ti chiama lui e ti dice

S: ok va bene

 [[…]i>

M: …dopo…dopo ti chiama l’amico nostro e ti fa tu…non famo sconti a nessuno qua non famo sconti 

-in ambientale Carlo Pucci dice: <guarda che già gliel’ho detto>-

M: tu non fa’ sconti a nessuno…

-in ambientale Carlo Pucci dice: <infatti>-

S: eh io…(inc.) solo a te

M: e da ‘sta parte lo sanno che non ci sco…insomma ma che cazzo ma c’è ci stanno ‘sti operai che non pigliano gli stipendi da una vita (inc.) mo siamo mo siamo seri…mo parliamo di cose serie…parliamo di cose serie…cioè

-in ambientale Carlo Pucci dice: <(inc.) su niente>-

M: eh eh…non si cede su niente insomma adesso eh…

S: io ho parlato proprio…proprio con lui…

M: no no no…non ci frega un cazzo…mo’ non si cede su niente non scherziamo basta…basta…mar…

-in ambientale Carlo Pucci dice: <quello che (inc.)>

M: sì bravo s’è ceduto per troppo tempo insomma non ha capito uno non è che lavora…uno deve lavora’ per per per il giusto non è che può lavora’ sempre a perdita…qua…eh…e dai su…beneficenza va bene

-in ambientale Carlo Pucci dice: <basta…ne abbiamo fatta>

Il giorno successivo, il 12.12.2012,  il CARMINATI contattava nuovamente PUCCI Carlo al quale ribadiva le direttive da seguire con MANCINI Riccardo al fine di esortarlo a “chiudere la pratica” ed evitare “battute stupide” “onde evitare”, evidentemente, ulteriori conseguenze.

Il PUCCI confermava la linea e rassicurava il CARMINATI (“mo gliela faccio chiudere io non ti preoccupare”): 

M: non ci sta…non ci sono sconti…non ci sono sconti…

P: gliel’ho detto: <(inc.) non accetta’ sconti>

M: non ci sono sconti…non ci sono sconti

P: già lo sa…già gliel’ho detto

M: e digli pure di non fare battute…perché continuano a fa’ battute stupide…cioè

P: che cosa…

M: onde evitare…e va be’ poi tanto domani quando mi affaccio te lo dico…

P: va be’ ok…

M: basta basta battute stupide e si sbrigassero a chiudere la pratica…mi raccomando

P: no mo gliela faccio chiudere io non ti preoccupare…

Dato il protrarsi della mancata corresponsione di quanto stabilito alle cooperative riconducibili alla gestione di BUZZI Salvatore, il CARMINATI – che in seguito non si esimeva dall’appellare il MANCINI un “sottoposto” ed “lobotomizzato” – pochi giorni dopo, il 14.12.2012, sfruttando ancora una volta la carica intimidatoria, invitava il PUCCI a riferire al MANCINI che, se non avesse messo in atto ogni azione utile ad una rapida risoluzione della problematica, avrebbe subito le conseguenze del proprio comportamento: “sennò viene qua il Re Di Roma … tu sei un sottoposto… è il Re di Roma che viene qua, io vado… entro dalla porta principale… vede io che gli combino… a me non mi rompesse il cazzo …a me chiudesse subito la pratica là”.

Proprio il riferimento all’articolo apparso sul quotidiano l’Espresso il 07.12.2012 (“il Re Di Roma”), che lo identificava a capo di una potente organizzazione criminale e che vasta eco aveva avuto nella pubblica opinione, ed il riferirsi al MANCINI come “sottoposto” non lasciava dubbi sul fatto che il CARMINATI confermasse con l’interlocutore le conclusioni operate in quell’articolo dalla stampa e si ponesse come capo di un’associazione della quale esprimeva la carica intimidatoria.

Legenda:

M: CARMINATI Massimo;

C: PUCCI Carlo

C: eh, la 29 Giugno…incompr…

M: non t’ha fatto il fax, stavo con lui…

C: c’ho litigato con lui, c’ho litigato con lui io…

M: …incompr… sennò viene qua il Re di Roma… tu sei un sottoposto… è il Re di Roma che viene qua, vado io … entro dalla porta principale… vede io che gli combino… a me non mi rompesse il cazzo… a me me chiudesse subito la pratica là… incompr…

C: Già gliel’ho detto…

M: me già me rode il culo che il guadagno nostro è basso… incompr… se è mezzo finale…

C: Oh ha detto che vuole lo sconto… gli ho detto guarda che lo sconto non esiste… c’ho litigato l’altro…

Il ruolo di MANCINI Riccardo e le pressioni che questo riceveva per il soddisfacimento delle esigenze del sodalizio, era oggetto di commento anche con gli altri appartenenti all’organizzazione.

Infatti il giorno precedente, 13.12.2012, la questione veniva discussa dal CARMINATI con BRUGIA Riccardo.

Durante la conversazione, il CARMINATI, confermando il ruolo strumentale del MANCINI per il sostentamento dell’organizzazione (“E’ lui che ce sta a passa’ i lavori buoni perché funzioni questa cosa…”) diceva anche di essere ricorso alla violenza fisica su questi per riportarlo agli ordini del sodalizio (“ma io poi… io… gli ho menato eh? ..non è che…”):

Massimo: Er ciccione, Mancini… er grassotello

Riccardo: Ma perché, era Mancini?.. che è de Mancini? Ce, ce ce sati a…

Massimo: E’ lui che ce sta a passa’ i lavori buoni perché funzioni questa cosa…

Uomo: … a ma che ne so…. A un certo punto… sto infame… sto infame…

Massimo: ah, compà… lo so, ma io poi… io… gli ho menato eh? ….non è che….eh

Riccardo: …incompr… me ricordo… l’ultima volta era…

Massimo: Sì…no…no…

A tale proposito, in data 17.12.2012, era proprio il PUCCI che rendeva edotto direttamente CARMINATI Massimo, che il MANCINI “sta facendo lo scemo” in quanto, dopo avergli fatto smuovere mari e monti per “fare le chiusure” ci aveva ripensato ed aveva bloccato i pagamenti in quanto aveva riferito non esserci fondi a sufficienza.

Il CARMINATI appariva estremamente amareggiato e innervosito dallo sviluppo della vicenda e chiedeva all’interlocutore insistere con l’attività intimidatoria nei confronti del MANCINI (“gli devi dire però una cosa: che non mi rompesse il cazzo a me, mi sta rompendo il cazzo a me, diglielo, diglielo proprio, di: <mi stai rompendo il cazzo>”) prospettando al BUZZI, nel caso il MANCINI si fosse nuovamente mostrato sordo alle esigenze di questi, la possibilità di avvalersi di tutta la carica intimidatoria del sodalizio minacciando un incontro alla presenza dello stesso CARMINATI e degli altri sodali (“e sennò domani mattina, domani mattina vengo su, vengo su, con gli amici no… facciamo, gli facciamo una situazione no…”).

Il PUCCI tuttavia, dopo aver riferito al CARMINATI che aveva già dimostrato il proprio disappunto all’Amministratore Delegato (“no, gli ho detto, poi mo è venuto da me mi fa: “che c’hai ?” “niente”, ho detto, “che c’ho, io sto tanto tranquillo, sei te, te sei sereno?”… è uscito, gli ho detto: “fai quello che cazzo ti pare”..), raccontava che subito dopo aveva avuto modo di interloquire con LAUSI Luigi (all’epoca liquidatore della MARCO POLO SPA) il quale aveva assicurato che avrebbe trovato una soluzione quanto prima: “mo è venuto Luigi, dice: “ferma, ci penso io”.

Nel corso della medesima conversazione si comprendeva che il CARMINATI ed il PUCCI, l’indomani mattina, avrebbero avuto modo di incontrarsi di persona alla presenza di un altro soggetto (che si comprendeva essere BUZZI Salvatore) al quale il PUCCI chiedeva di non fornire notizie in merito ai mancati pagamenti poiché vi era la possibilità che LAUSI Luigi risolvesse il tutto in breve tempo.

L’atteggiamento del MANCINI era, inoltre, estremamente criticato da PUCCI Carlo il quale, con l’accordo del CARMINATI, riteneva che il soggetto in questione, se avesse continuato ad opporsi alle condizioni del sodalizio (“però se domani lui venisse dice di no...”)  si sarebbe dovuto necessariamente assumere la responsabilità delle proprie azioni (“mo accetti pure le conseguenze” finisce la storia, che cazzo… non si può prendere per il culo la gente così, no ?”)

Legenda:

M: Massimo Carminati 

P: Carlo Pucci

P: si, pronto

M: bello, amico mio, eccomi 

P: come stai ?

M: io sto bene, tutto a posto, tutto perfetto, tu che dici ? 

P: che dico, che questo sta facendo lo scemo 

M: in che senso ?

P: che non mo stamattina mi chiama e: “non possiamo…” (comunicazione disturbata inc.) e perché ? “non ci stanno i soldi” (comunicazione disturbata inc.) “e poi ti spiego” “ti spiego un cazzo”, gli ho detto, “mi fai lottare per fare le chiusure, le transazioni, mo ci ripensi come i cornuti ?” Gli ho detto. Fa quello che cazzo ti pare, a me non me ne frega niente mo è venuto Luigi sta racchittando a vedere lui, ho detto: “guarda a me non mi rompete il cazzo, da oggi in poi, poi dopo non mi veni’, non mi venire a dire che…”   

M: no, e sennò domani mattina, domani mattina vengo su, vengo su, con gli amici no… facciamo, gli facciamo una situazione no’… 

P: no, ma faglielo dire da lui, faglielo dire da, guarda (comunicazione disturbata inc.) per fare la transazione  

M: certo 

P: che me lo dice lui che non si puoò fare ?

M: certo, si, si, no ma 

P: sono cazzi suoi 

M: digli che non mi, digl… gli devi dire però una cosa: che non mi rompesse il cazzo a me 

P: no, no, no, no

M: perché mi sta rompendo il cazzo a me, diglielo, diglielo proprio, di: mi stai rompendo il cazzo 

P: si, si, no… 

M: mi sta, mi sta rompendo il cazzo gli dici 

P: no, gli ho detto, poi mo è venuto da me mi fa: “che c’hai ?” niente, ho detto, che c’ho, io sto tanto tranquillo, sei te, te sei sereno?”… è uscito, gli ho detto: “fai quello che cazzo ti pare”  mo è venuto Luigi, dice: “ferma, ci penso io”  

M: certo 

P: ho detto: “Lui’, m’ha rotto il cazzo”

M: si

P: perché mi fa prendere degli accordi, mi fa fare tante.,. 

M: certo, certo, ma è normale, certo 

P: no, no, in più, come la voleva lui perché Salvatore (BUZZI ndr) la voleva in due, gli ho detto: “no, fa quattro rate” venerdì a momenti mi meni perché non è venuto a firmare perché non c’era Nicola

M: va be’, ma…

P: martedì, martedì mattina mi chiami: non si può fare la transazione; a me che cazzo me ne frega

M: va be’, a, a che ora è l’appuntamento domani mattina? Tanto ci sto pure io, quindi

P: e non lo so, domani mattina, mo se…

M: domani mattina verso le undici stiamo la 

P: si, ma tu non stare a dirgli niente, perché magari adesso…

M: no, magari se  

P: adesso mo Luigi, Luigi la chiude, hai capito? 

M: no, ma io infatti non gli dico niente, è normale, no, no, no, aspettiamo domani

P: infatti Luigi pure lui… 

M: ci aggiorniamo a domani mattina, ci aggiorniamo a domani mattina e vediamo com’è la situazione e, eeh decidiamo in base alla situazione com’è domani mattina, non ti preoccupare, eeh… che cazzo ci costa

P: si, si

M: va buo’ ?

P: no, ma è scemo, gli ho detto (inc.) 

M: non ci sta con la testa, non ci sta con la testa  

P: no, sta proprio fuori 

M: non ci sta con la testa 

P: no, poi stamattina (sovrapposizione di voci inc.)

M: io domani mattina, io domani mattina prima di arrivare ti faccio una chiamata così ci vediamo sotto da te

P: si, si, comunque non gli stare a dire niente, può darsi che mo Luigi la …

M: no, no, non gli dico niente no, perché t’ho detto, magari si, si sistema da sola, perché glielo dobbiamo dire ? Eh 

P: si, si, no però se domani lui venisse dice di no… 

M: no

P: poi dice: guarda: “mo accetti pure le conseguenze” finisce la storia, che cazzo… non si può prendere per il culo la gente così, no ?  

M: ci vediamo domani mattina allora 

P: ciao, ok

Nelle giornate del 18.12.2012 e 19.12.2012, venivano quindi censurate una serie di conversazioni dalle quali emergeva la preoccupazione di Salvatore BUZZI per ottenere delle somme di denaro da parte di Eur SpA, per far fronte alle spese della cooperativa. In un primo momento sembrava che non vi fosse alcun modo di reperire tali somme, ma nel pomeriggio, dopo vari contatti tra BUZZI con LUCARELLI Antonio, Capo segreteria del Sindaco del Comune di Roma, e PUCCI Carlo della società Eur SpA, arrivava la notizia che era stata reperita, complessivamente, la somma di euro 390.000. La circostanza veniva comunicata direttamente a Salvatore BUZZI da Riccardo MANCINI, Amministratore Delegato di Eur SpA. Lo stesso BUZZI, ricevuta la notizia informava Massimo CARMINATI.

……………….

Tale vicenda contiene una serie di elementi assai significativi ai fini della dimostrazione dell’uso del metodo mafioso nella direzione della Pubblica Amminsitrazione.

Anzitutto una serie di minacce, chiare e dure, che vengono recapitate a Mancini attraverso Pucci e Buzzi (no, e sennò domani mattina, domani mattina vengo su, vengo su, con gli amici no… facciamo, gli facciamo una situazione no’…)

Poi la prospettazione di un’attività violenta:

…“mo ‘o famo strillà come un’aquila sgozzata”;

 incompr… sennò viene qua il Re di Roma… tu sei un sottoposto… è il Re di Roma che viene qua, vado io … entro dalla porta principale… vede io che gli combino… a me non mi rompesse il cazzo… a me me chiudesse subito la pratica là… incompr….

Ai fini che qui rilevano, è altresì significativo che queste pressioni verso Mancini vengano portate evocando una capacità del gruppo criminale, soprattutto dove si prospetta un raid eseguito da un gruppo di amici.

Ancora più esplicito è l’uso della forza d’intimidazione verso Mancini, in occasione del suo arresto, al fine di garantire condizioni di omertà, attraverso il silenzio di costui, fuori dal legittimo esercizio di diritti difensivi, su vicende che interessavano l’organizzazione, connesse al fatto per cui era intervenuto l’arresto, e la cui rivelazione avrebbe potuto comprometterne l’integrità o gli interessi.

Mancini è stato arrestato  il 25 marzo 2013  per fatti, infine qualificati dal TDR, di tentata estorsione ed estorsione nonché per fatti di frode fiscale.

L’indagine aveva preso le mosse alla fine dell’estate del 2012, quando, sul finire del mese di settembre, Manicini era stato sottoposto a perquisizione.

A partire da tale momento, l’indagine è stata costantemente monitorata da Carminati, essenzialmente attraverso l’avv. Dell’Anno, sì che è possibile ricostruire, parallelamente all’evoluzione delle indagini, una storia degli interventi di Carminati e del suo gruppo finalizzati a impedire, con le buone e con le cattive, che Mancini esercitasse liberamente i suoi diritti di indagato, al fine della tutela di interessi dell’organizzazione coinvolti nella vicenda.

La dimensione patologica di tale vigilanza si coglie in tutta la sua pregnanza se si considera che Carminati e i componenti del gruppo che interviene non sono difesi, in nessun procedimento, dall’avv. Dell’Anno o da alcuno dei componenti del suo studio; che, per quanto è stato ricostruito in intercettazioni ambientali, nessuna delle attività poste in essere in tali incontri è riconducibile ad alcuno degli archetipi delle attività difensive,  da quelle tipizzate nelle indagini difensive ad attività atipiche; che in tutti gli incontri intervenuti è sempre stato assente l’altro avvocato di Mancini, l’avv. Moneta Caglio; che tutte le attività ricostruite avevano la finalità di elaborare strategie, interne ed esterne al procedimento, orientate a che Mancini, per dirla con parole di Carminati, si tenesse er cecio ar culo.

La considerazione sincronica dello sviluppo dell’indagine e dell’attività parallela di vigilanza esercitata sulla medesima da parte di Carminati e dei componenti del suo gruppo, inoltre, consente di rimarcare  segmenti dello sviluppo di strategie difensive aventi come unica finalità di tutelare interessi di soggetti terzi rispetto a Mancini.

Intanto si deve rilevare come la nomina dell’avv. Dell’Anno sia intervenuta, a seguito delle perquisizioni, dopo un intervento di Carminati presso lo studio del primo.

Si legge, al riguardo, nell’informativa finale del Ros reparto anticrimine:

..il 26 settembre 2012, MANCINI Riccardo veniva sottoposto a perquisizione;

..il 27 settembre 2012, CARMINATI Massimo si incontrava con l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo nei pressi del suo studio, sito in via Giovanni Nicotera n.29;

..il 1° ottobre 2012, MANCINI Riccardo nominava l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo difensore di fiducia.

Il rapporto tra l’intervento di carminati presso lo studio di Dell’anno e la nomina di costui come avvocato di Mancini non è casuale, come si desume da un’intercettazione ambientale, dalla quale emerge con chiarezza  che è stato il gruppo criminale  a inserire nel collegio difensivo tale avvocato:

conversazione tra presenti registrata nel pomeriggio del 18.04.2013 presso lo studio dell’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo, tra CARMINATI Massimo, il legale in questione e gli associati CURTI Michelangelo e LETO Domenico.

In particolare, quanto registrato permetteva di fornire utili indicazioni in merito a:

il diretto coinvolgimento di CARMINATI Massimo come colui che aveva disposto la nomina di DELL’ANNO Pierpaolo a difensore di fiducia di MANCINI Riccardo (“Moneta Caglio?” “quello non capisce un cazzo, se no mica facevamo nominare Pierpaolo,  mica gli facevamo nomina’ a Pierpaolo, eh?..  Pierpaolo l’abbiamo fatto nomina’ per quello, lui l’ho fatto nominare per quello,  io gliel’ho detto a Riccardo, ho detto <..a Riccà, l’unico che può farti uscire in qualche maniera da una situazione del genere.. è Pierpaolo..>);

 

Si deve altresì rilevare come, in momenti di particolare fibrillazione dell’indagine, Carminati manifesti certezza di essere informato dei relativi sviluppi da parte dell’avv. Dell’Anno, così come accade in occasione dell’arresto di Ceraudo, AD di Breda-Menarini, per frode fiscale. Al riguardo, si legge nell’informativa finale del Ros, Reparto Anticrimine:

Questa capacità di poter attingere prioritariamente alle notizie riguardanti l’inchiesta in corso veniva infatti esplicitata il 23 gennaio 2013, giorno dell’arresto del CERAUDO.

Alle ore 10.51, CARMINATI Massimo contattava PUCCI Carlo; nel corso della conversazione emergeva la preoccupazione manifestata non solo da MANCINI Riccardo (“lui si sta a caga’ sotto..”) ma anche dallo stesso PUCCI, riguardo la convocazione ricevuta dall’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo in conseguenza dell’arresto di CERAUDO Francesco. Il CARMINATI, nel tranquillizzare il PUCCI (“non ti preoccupa’ ma sarà…non…guarda fino fino a ieri non c’era niente di urgente…) gli diceva di calmare anche il MANCINI (“digli che stesse tranquillo… può esse’ qualche cazzata pure sul rugby...”), e, contestualmente, gli assicurava non solo il personale interessamento alla vicenda (“la tengo sotto controllo”), ma anche la tempestiva conoscenza di eventuali provvedimenti direttamente ed in via prioritaria dagli stessi legali (“prima di chiama’ lui se se ci fosse qualcosa mi mi chiamano a me...eh…non è che…cioè…”).

Legenda:

Massimo Carminati: M

Carlo Pucci: P

P: buongiorno amico mio

M: eccomi bello mio eccomi…che dici?

P: come stai?

M: tutto apposto

P: niente l’hanno convocati oggi…all’una

M: l’hanno…l’hanno convocato?

P: sì

M: eh…va bene…

P: sia Pierpaolo che quell’altro mo insomma 

M: mh mh mh

P: l’hanno chiamato stamattina…

M: ve be’ io tanto sapro’ qualche cosa più tardi non ti preoccupa’ ma sarà…non…guarda fino fino a ieri non c’era niente di urgente…

P: no ma gliel’ho detto pure io però lui si sta a caga’ sotto…

M: digli che stesse tranquillo…lui si caga sottodigli di stare tranquillo, digli di sta’ tranquillo che se ci fosse qualche cosa si saprebbe insomma…

P: può esse’ qualche cazzata pure sul rugby…

M: ma no qualche cazzata…può esse’ che quello lì se hanno inc. qualche qualche incontro qualche cosa…non ti preoccupare…stai tranquillo tanto io cio non…la tengo sotto controllo perchè…

P: va bene…

M: con con…PRIMA DI CHIAMA’ LUI SE SE CI FOSSE QUALCOSA MI MI CHIAMANO A ME…EH…NON E’ CHE…CIOÈ

P: mh mh…

M: è ovvio no?..non ti preoccupa’…stai tranquillo.. che sarà sicuramente una minchiata…

P: poi ti faccio sape’…poi ti faccio sape’…

M: cose diverse ne so’ poche…a che ora ci va? perchè io tanto oggi pomeriggio sto in giro…a che ora ci deve anda’?

P: all’una 

M: all’una?

P: all’una l’ha convocato…

M: ah ah ma dove? lì da…all’ufficio di

P: sì sì di Pierpaolo…

M: ah va bene ok ci sentiamo dopo bello mio

P: ok ciao…

M: ciao;

Quello stesso pomeriggio, come appurato in seguito alle emergenze investigative, PUCCI Carlo e CARMINATI Massimo si incontravano presso lo studio dell’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo dove, comunque, accedeva il solo CARMINATI.

L’incontro era preannunciato da una telefonata intercorsa tra i due soggetti  alle ore 16.47 del 23 gennaio 2013, quando il PUCCI avvisava il CARMINATI di trovarsi “sotto dall’avvocato, eh”.

La presenza di CARMINATI Massimo presso lo studio dell’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo veniva documentata attraverso un servizio di Osservazione, Controllo e Pedinamento. In particolare, alle ore 17.10, CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo, a bordo dell’autovettura AUDI A1 di colore nero targata EH707PF, giungevano in via Giovanni Nicotera e parcheggiavano nei pressi del civico 29 ove è ubicato lo studio dell’Avvocato DELL’ANNO Pierpaolo.. CARMINATI Massimo, dopo alcuni minuti, incontrava PUCCI Carlo, giunto a bordo dell’autovettura AUDI Q3 di colore nero targata EM320GD. Alle ore 17.22, il solo CARMINATI Massimo, dopo aver conversato con PUCCI Carlo, entrava all’interno del civico 29 di via Giovanni Nicotera, sede dello studio dell’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo, mentre gli altri due rimanevano in attesa all’esterno. Alle ore 17.28 CARMINATI Massimo usciva dal civico 29 di via Giovanni Nicotera, intrattenendosi nuovamente a conversare con PUCCI Carlo e BRUGIA Riccardo.

La mattina del 24.01.2013, alle ore 09.01, CARMINATI Massimo, contattava PUCCI Carlo; nel corso della telefonata, il CARMINATI, a seguito dell’incontro con l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo avvenuto la sera precedente, manifestava tranquillità: “ma senti guarda io sarei abbastanza tranquillo eh…ma proprio abbastanza tranquillo…”, affermando “l’importante è seguire quella strada che s’è deciso… insomma… che è la cosa migliore… capito?”, facendo intendere di aver dettato o comunque condiviso la linea difensiva da adottare, sottolineando di aver fissato un nuovo appuntamento: “ci rivediamo sotto dall’avvocatoio tanto vado da lui il pomeriggio”.  

Effettivamente, alle seguenti ore 14.49, CARMINATI Massimo contattava PUCCI Carlo chiedendo di incontrarsi alle successive ore 16,00 “sotto dall’avvocato”, ottenendo conferma dall’interlocutore.

La presenza, il 24 gennaio 2013, di CARMINATI Massimo e PUCCI Carlo presso lo studio dell’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo, veniva documentata attraverso un servizio di Osservazione, Controllo e Pedinamento.

….

Una presenza, quella di Carminati accanto all’indagine, che era fatta di condivisione di linee difensive:

La mattina del 24.01.2013, alle ore 09.01, CARMINATI Massimo, contattava PUCCI Carlo; nel corso della telefonata, il CARMINATI, a seguito dell’incontro con l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo avvenuto la sera precedente, manifestava tranquillità: “ma senti guarda io sarei abbastanza tranquillo eh…ma proprio abbastanza tranquillo…”, affermando “l’importante è seguire quella strada che s’è deciso… insomma… che è la cosa migliore… capito?”, facendo intendere di aver dettato o comunque condiviso la linea difensiva da adottare, sottolineando di aver fissato un nuovo appuntamento: “ci rivediamo sotto dall’avvocato…io tanto vado da lui il pomeriggio”.

Le finalità di tale vigilanza sull’indagine e di tale necessaria condivisione delle linee difensive sono rese palesi dalle conversazioni intervenute tra componenti il gruppo criminale: impedire che venisse individuato il destinatario finale dei soldi consegnati a Mancini, non è ben chiaro se perché appartenente al sodalizio o se perché la sua individuazione ne avrebbe danneggiato interessi:

Infatti, il 28 gennaio 2013, alle ore 18.01, CARMINATI Massimo contattava PUCCI Carlo con il quale discuteva della strategia processuale concordata con l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo in merito alla difesa di MANCINI Riccardo.

La conversazione appariva di straordinaria importanza.

Il CARMINATI, infatti, esordiva riferendo all’interlocutore che “sono stato fino ad adesso con l’avvocato… tutto a posto”; l’avvocato andava certamente identificato in DELL’ANNO Pierpaolo dato che il sistema di rilevazione satellitare installato a bordo del veicolo  Audi A1 in uso al CARMINATI risultava, infatti, dalle ore 16,46 alle ore 17,07, essere stata in sosta proprio in via Nicotera, ove ha sede lo studio legale del DELL’ANNO.

I due interlocutori trattavano, senza andare nel dettaglio, della strategia decisa nella vicenda, dimostrandosi non particolarmente felici nel doverla attuare, ma indicandola come “l’unica via d’uscita” e ciò al fine di evitare delle conseguenze più gravi. Il CARMINATI testualmente asseriva, infatti: “ci sta una cosa che non deve assolutamente succedere” e la strategia concordata era “l’unica cosa per non farla assolutamente succedere”.

Ed era sempre il CARMINATI a fornire ulteriori dettagli sulla vicenda, affermando che attraverso quanto era stato deciso con il DELL’ANNO “blocchiamo la cosa” al fine di tutelare lo stesso MANCINI, che dalla situazione sarebbe riuscito “a uscirne proprio pulito, pulito”:

Legenda: 

M: Massimo Carminati

P: Carlo Pucci

P: eccomi… aho’

M: pronto, eccomi

P: eh, come stai ?

M: tutto a posto, tutto a posto

P: mh

M: sono stato fino ad adesso con l’avvocato… tutto a posto

P: hai capito tut… l’hai capita la strategia ?

M: si, si, ho capito perfettamente

P: va be’, vediamoci domani mattina allora, dai 

M: eeh… così, così com’è non è… cioè, è l’unica…

P: (inc.)

M: eh ?

P: a me non mi piace

M: lo so, ma è l’unica via d’uscita però, eh 

P: mh

M: è l’unica via d’uscita per, pe… cioè, tu, tu sai che ci sta un coso, che ci sta UNA COSA CHE NON DEVE ASSOLUTAMENTE SUCCEDERE, L’UNICA COSA PER NON FARLA ASSOLUTAMENTE SUCCEDERE È QUELLA

P: mh, va be’, dai

M: comunque tanto ci vediamo, ci vediamo prima, eh, tanto c’abbiamo tempo, io tanto… quando ci sta quell’appuntamento io ci sto, insomma 

P: va be’

M: cioè, lui però che fa? Cioè, se, se non gli va bene glielo diciamo, almeno blocchiamo la cosa, capito come ? Non è che deve sta’…

P: ma no, sono io che sto un po’ (inc.) 

M: io ho, c’ho parlato fino adesso con lui, no col, non col nostro, con lui proprio, m’ha detto: <a Ma’, cioè, qui, qui facciamo… sennò… con, con la cosa facile che riusciamo, che riesce a uscirne proprio pulito, pulito>

P: va be’, vediamoci domani mattina

M: eeh, si, domani ci vediamo 

P: mi chiami e vengo io su, dai 

M: domani… ma si, ma, ma, ma ci organizziamo pure a metà strada, non ti preoccupare, tanto sarei venuto comunque, no… adesso, proprio adesso che hai trovato staccato stavo su  

P: si, si, va be’

M: poi sentiam… cioè, poi, a parte che bisogna vedere come te l’ha spiegata, se l’ha capita, eh  

P: eh…

M: va buo’ ? Ci vediamo domani, va, ciao bello 

P: ciao

M: ciao, ciao.

Pochi giorni dopo CARMINATI Massimo si mostrava favorevole alle dimissioni di MANCINI Riccardo – così dando indicazione in merito al comune intento sulla strategia difensiva adottata – ritenendo che tale mossa avesse favorito un calo dell’attenzione nei confronti del dirigente.

La circostanza era espressa nel  corso di una conversazione tra presenti registrata a partire dalle ore 15.19 del 30 gennaio 2013 intrattenuta dal CARMINATI Massimo e CORSI Mario. Discutendo in merito al coinvolgimento di MANCINI Riccardo nella vicenda inerente l’appalto del 45 filobus presso il Comune di Roma il CARMINATI asseriva, infatti, che “e ma lui l’ha fatta un pò però comunque dai alla fine forse se stanno a rende conto. . anche perchè quando uno si dimette perdono interesse per sta cosa no. . .cioè lì il problema esiste fino a quando ce sta la dimissione poi quello si è dimesso ormai che cazzo. . .daje addosso va bene tanto le dimissioni sono state accettate, lui sta lì agli affari correnti. . .trovassero il sostituto così almeno. .”

I non velati riferimenti a una cosa che non sarebbe dovuta succedere, alla necessità di bloccare tutta la cosa  evidenziano la ragione della vigilanza dell’indagine e della condivisione della linea difensiva.

Un assunto che è corroborato dagli esiti delle attività di osservazione e ascolto intervenute nell’imminenza della presentazione spontanea al pm di Mancini

Già alle ore 15.31 del 30.01.2013 CARMINATI Massimo riceveva la telefonata del sodale PUCCI Carlo il quale riferiva di essere in attesa di un terzo soggetto (che alla luce delle emergenze investigative si identificava in MANCINI Riccardo), asserendo che quest’ultimo “non è lucido”. Il CARMINATI chiedeva all’interlocutore, pertanto, di rassicurare il soggetto, specificando che sarebbe stato necessario “fare le cose fatte bene”:

Legenda: 

M: Massimo Carminati

P: Carlo Pucci

M: eccomi

P: eccomi amico mio, dimmi tutto 

M: ma c’hai parlato, si ?

P: no (inc.) te

M: ah, no…

P: deve, deve ancora arriva’, sto qua io, sto a aspetta’ che arriva 

M: eh, va be’, eh, digli di sta’ tranquillo che non è…

P: si, si, ma doma…

M: e non è, si ma io tanto noi ci vediamo domani sicuro, ma non è… ho senti… non è così come dice lui

P: eh…

M: non se ne è proprio parlato di quello, tu…

P: non è lucido, torno a ripetere che non è lucido 

M: e apposta per questo ti dico visto che 

P: si, si

M: che non c’è lucidità, vediamo di fare le cose fatte bene, ma non è così assolutamente

P: certo

M: m’hanno detto: <ma che cazzo stai a di’, allora no ha capi…> cioè, capito che ti voglio dire ? 

P: mh

M: mi raccomando 

P: certo, certo

M: di sta tranqui… tranquillizzalo che, che è tutto a posto, tranquillizzalo

P: va bene 

M: capito ?

P: va bene

M: poi noi, tanto, ci sentiamo domani mattina, bello

La finalità di tali attività è resa palese dalla conversazione intervenuta tra Pucci e Carminati, nell’imminenza di un incontro tra il primo e Mancini in vista della presentazione spontanea, icasticamente rappresentata dalla domanda, posta da Carminati, se Mancini sarebbe stato capace di tenersi er cecio ar culo e, a dimostrazione del pregnante interesse dell’organizzazione al silenzio di Mancini, della conseguente necessità di tenersi pronti a tutto.

M: Massimo Carminati

P: Carlo Pucci

…omissis…

P: sta qua, tanto io c’ho parlato, stamattina pure sta qua, glielo dico

M: eh, c’hai parlato ? Ma sta tranquillo, si ?

P: sta… per me non sta col cervello 

M: per te non ?

P: non ci sta co’…

M: aho’ !

P: non ci sta, non ci sta con la capoccia per me

M: eh, io… oggi ne pa… parlo chiaro pure co’ quell’altro, eh

P: si, si, si

M: cioè non è che… a me sei… pa, pa… 

P: no, no

M: patti chiari e begli amici, sennò ognuno, ognuno…

P: si, si 

M: eh

P: eh, certo, io, io… cioè, io…

M: no, eh 

P: volevo, volevo, cioè, io, ti dico la verità, te l’ho spiegato ieri come lo vedo

M: si, no, ma, ma, ma tu… cioè, quanto, cioè, lui ce la fa ? Ce la fa a tenersi il cecio al culo secondo te ? No ! Non ce la fa…

P: lo so, lo so, lo so, lo so 

M: eh, è quello il problema (sorridono)

P: è quella la fregatura

M: allora tocca fa’ il male minore, amico mio, perché se io fossi sicuro di quello ma che pensi che stiamo ancora a parla’ di questa cosa ?  

P: certo, certo

M: ma dai, su 

P: no, noi dobbiamo essere pronti a tutto

M: ma no, ma non è ve… ma una cosa poi che non è vera, soprattutto 

P: certo

M: una cosa che non è vera, capito ? La realtà è che non è vera, capito ?

P: no, è un deficiente

M: non è vera, capito come ? 

P: se questo andava la con la valigetta, manco (sovrapposizione di voci inc.)

M: ma certo, questo deve fa’, ma non è vera, scusa, ma qui uno si deve accolla’ le cose che non so’ vere… eh… questa è la cosa peggiore, no

P: io… non so più che (sovrapposizione di voci inc.)

Siffatta conversazione, more solito, evoca l’esistenza di un soggetto metaindividuale, titolare dell’interesse al silenzio di Mancini, che in questo caso usa lo strumento della solidarietà e del convincimento per ottenere il suo scopo, cui fa da pendant, come più avanti si evidenzierà, la rappresentazione delle possibili, pesanti, conseguenze cui Mancini sarebbe andato incontro in caso di mancato rispetto della consegna.

Il preoccupato interesse del gruppo criminale alla condotta processuale di Mancini si coglieva dalla circostanza che alcuni tra i suoi più significativi esponenti s’incontravano nel tempo immediatamente successivo alle spontanee dichiarazioni rese da costui in data 1.2.13 – nel corso delle quali ammetteva una parziale e, inconsapevole nelle sue ragioni, ricezione di 60.000 euro, senza riferire di condotte di terzi-  presso lo studio del suo avvocato e nei giorni immediatamente successivi.

Il successivo arresto di Mancini, del 25.3.13, generava un’intensa fibrillazione nei componenti del sodalizio, i quali si sentivano tra loro e, more solito, si recavano presso lo studio del suo avvocato a prendere notizie ed elaborare strategie.

In tale contesto, è di peculiare significato la conversazione tra Carminati e Pucci, nel quale il secondo rappresenta di voler far pervenire, attraverso l’avv. Dell’Anno, a Mancini la solidarietà del gruppo:

C: no io volevo dì più che altro a Pierpaolo quando va da Mancini, che stesse tranquillo, che tutti gli stanno vicino, gli deve di <..tutti stanno vicino te, stai calmo, tranquillo..>..(inc)..

M: ..(inc).. a sto punto, che è meglio aspettare che cosa succede, a sto punto finché non c’è.. diciamo.. un quadro complessivo è meglio non fa’ niente, anche perché, comunque, prima si facevano delle cose per evitare sta situazione qui, tanto..(inc)..(sovrapposizione di voci, ndr)..qui.. fino alle elezioni, fino alle elezioni lui non esce, non è che si mette in testa che esce, dimoglie sta cosa <..guarda fino alle elezioni.. mettiti a dieta..>

C: .. mettiti a dieta

M: mettiti a dieta..

Il medesimo giorno dell’arresto di Mancini, alle 19 Carminati si recava presso lo studio Dell’Anno e commentava con gli esponenti dello studio – nessuno dei quali, formalmente o di fatto, lo si ribadisce, svolgeva attività difensiva nel suo interesse – i caratteri dell’ordinanza.

Particolare significato, ai fini che qui rilevano, presenta la circostanza che nella discussione il problema non era Mancini né l’elaborazione della sua migliore difesa, quanto piuttosto per un verso comprendere i possibili sviluppi dell’indagine, per altro verso garantire la condizione posta da Carminati, ossia che Mancini si dovesse tappà la bocca.

In tale contesto, è significativo della connessione operativa esistente tra i membri dell’organizzazione il fatto che Buzzi riesca ad avere notizie dall’interno del carcere delle condizioni di Mancini, rappresentando costui come un uomo molto provato, perché arrestato per l’unica cosa che non aveva fatto ( va da sé che tale affermazione era fondata sul fatto che Mancini, per una volta secondo la rappresentazione degli interlocutori, non era destinatario finale delle somme ricevute).

Seguono, ancora, una serie di interlocuzioni dell’avv. Dell’Anno con Carminati, nel corso delle quali si discute di possibili strategie d’uscita per Mancini, anche in relazione alle qualificazioni giuridiche dei fatti, che potevano passare prima per la concessione degli arresti domiciliari e poi per un’applicazione pena, con tempi e modi che avrebbero potuto essere idonei a non danneggiare la possibile rielezione di Alemanno   

La strategia dell’approccio dell’organizzazione alla criticità rappresentata da Mancini in stato di custodia cautelare, con il correlativo rischio connesso a possibili dichiarazioni eteroaccusatorie del medesimo, è resa palese da una conversazione cui partecipano Carminati e l’avv. Leto tra gli altri.

In essa si rappresenta che il silenzio di Mancini sarebbe stato remunerato da partite di ritorno, perché, secondo quanto dice Carminati:

cioè è brutto dire una cosa del genere, in quell’ambiente..  cioè in quell’ambiente loro non hanno l’obbligo.. di prendersela nel culo.. capito?.. nel mio ambiente io c’ho l’obbligo, io..(inc).. pure..

In tale conversazione s’intravede la latenza della forza d’intimidazione, utilizzata come modalità subordinata di approccio, in questo caso finalizzata a garantire condizioni di omertà intorno agli interessi dell’organizzazione.

Una modalità latente che si trasforma in modalità esplicita quando Mancini, prima di essere arrestato, viene minacciato circa l’obbligo di tenere la consegna del silenzio, secondo quanto Buzzi, componente dell’organizzazione e costante interlocutore di Carminati, riferisce a Campennì nel corso di una conversazione, descrivendo gli accadimenti successivi all’arresto di Mancini e le specifiche condotte di Carminati:

….Infatti nella conversazione intercettata il 20 aprile 2013, a partire dalle 16.00, il BUZZI, nel voler rafforzare nell’interlocutore la solidità dei rapporti con il CARMINATI, confidava che questi, a seguito dell’arresto del MANCINI, proprio per la preoccupazione che eventuali dichiarazioni di quest’ultimo potessero coinvolgerlo in quella vicenda giudiziaria (“c’aveva paura che l’arrestavano perché se l’arrestava.. se parlava quello il prossimo era lui poi”) aveva chiesto al BUZZI di gestire i suoi beni – che egli stesso aveva investito nelle cooperative – anche a discapito dei parenti più prossimi.

Tali affermazioni oltre a sottolineare il rapporto di estrema fiducia che intercorreva tra i due sodali (“quello si fida più di me che..”) evidenziava ancora una volta che la tutela legale fornita al MANCINI era strettamente funzionale al controllo di eventuali dichiarazioni lesive dei membri del sodalizio ed in particolare dello stesso CARMINATI Massimo:

S: ..(inc)..il rapporto con…ma pure il rapporto con Ma…oh, Massimo…io c’ho.. c’ho.. i soldi suoi, lui sai cosa m’ha detto quando…C’AVEVA PAURA CHE L’ARRESTAVANO PERCHÉ SE L’ARRESTAVA.. SE PARLAVA QUELLO IL PROSSIMO ERA LUI POI…

CA: mmm.

S: ..è venuto da me dice <guarda qualunque cosa succede ce l’hai te, li tieni te e li gestisci te, non li devi dà a nessuno, a chiunque venisse qui da te.. nemmeno mia moglie>, non so’ soddisfazioni? 

CA: minchia! E là ti sto dicendo io mii.. soddisfazione ma..

S: cioè per dì quello si fida più di me che..

Tale condizione aveva fatto si che “una settimana prima” l’organizzazione avesse costretto il MANCINI ad un incontro nel quale gli era stato ricordato che l’omertà nei confronti dell’organizzazione era l’unica opzione percorribile (“LO SEMO ANDATI  A PIÀ… GLIAMO DETTO CIOÈ “O STAI ZITTO E SEI RIVERITO O SE PARLI POI… NON C’È POSTO IN CUI TE POI ANDÀ A NASCONDE”…SEMO ANDATI A PIÀ NA SETTIMANA PRIMA CHE…”).

Le chiare minacce sortivano l’effetto di ottenere l’omertà da parte di MANCINI Riccardo, tanto che BUZZI Salvatore riferiva all’interlocutore “ma se sta a comportà bene”.

Il BUZZI asseriva, a tal proposito, di aver voluto fare leva sulla consapevolezza del MANCINI relativa ai rischi derivanti il confrontarsi con un’organizzazione come quella diretta dal CARMINATI, che non gli avrebbe lasciato alcun scampo, confermando di aver partecipato in prima persona all’azione intimidatoria (“prima che se l’annavano a piglià semo annati a piglià….gli avemo detto <cioè o stai zitto e sei riverito o se parli poi non c’è posto do’ te poi andà a nasconne>”).

Nella conversazione il CAMPENNI’, si mostrava perfettamente d’accordo con quanto asserito dal BUZZI, tanto che ne completava le frasi:

S: e ma mò se le va a piglià, prima che se l’annavano a piglià semo annati a piglià….gli avemo detto <cioè o stai zitto e sei riverito o se parli poi non c’è posto do’ te poi andà a nasconne> ..semo annati a pijà na settimana prima che…

CA: ..che succedeva

S: ..per ricordarglie..

CA: ..com’è la vita

MANCINI Riccardo, a fronte della propria aderenza ad una condotta omertosa per come indicato dal sodalizio criminale, avrebbe in cambio usufruito dei vantaggi offerti dall’organizzazione, così come già ricordato dallo stesso CARMINATI Massimo a DELL’ANNO Pierpaolo a cui aveva spiegato che se il MANCINI “ha un minimo di intelligenza” avrebbe mantenuto il silenzio, anche in virtù del fatto che avrebbe avuto “una partita di ritorno” a titolo di ringraziamento per il proprio silenzio.

Ulteriore vantaggio di cui il MANCINI aveva usufruito nel corso della detenzione derivava dal fatto di essere accolto con “un po’ di amicizia, di calore…”.

Ciò era possibile in quanto sia il BUZZI che CAMPENNI’ Giovanni vantavano numerose conoscenze all’interno delle strutture carcerarie, lavorando da anni nel recupero sociale dei detenuti; la circostanza avrebbe contribuito a sollevare almeno in parte il peso patito dal MANCINI, soggetto particolarmente abbiente ed avvezzo agli agi derivanti dalla ricchezza accumulata nel tempo:

S: comunque se sta a comportà bene ..però te quando l’hanno arrestato un pò de paura ce l’hai no..

CA: si ma poi là dentro gli ho fatto trovare un pò di..di amicizia di calore

S: mò s’era messo paura pensa..non usciva dalla cella s’era messo paura, perché lui era abituato bene ma..era abituato con quattro domestiche…già per noi entrare in carcere è un trauma pensa per uno che..che è abituato con quattro cameriere, per tre giorni non si è lavato pensa..

CA: pensa se l’affiancano a uno..

Se quindi appariva evidente che la strategia di conforto operata dai membri l’organizzazione del CARMINATI, all’interno delle mura carcerarie (“là dentro gli ho fatto trovare un pò di.. di amicizia di calore”), aveva favorito la tenuta psicologica del MANCINI, allo stesso tempo tuttavia veniva palesato come il “favore” mostrato nei confronti del ristretto era rivolto a tutelare interessi propri dei membri dell’organizzazione criminale (“però te quando l’hanno arrestato un pò de paura ce l’hai no..”) piuttosto che per un moto affettivo verso il detenuto, il quale, in condizioni diverse (“pensa se l’affiancano a uno..”) avrebbe potuto “cedere” recando indefiniti danni dell’organizzazione.

Eloquente la conversazione in esame non solo perché evidenzia l’utilizzazione, ancorchè quale extrema ratio, della forza d’intimidazione rivolta verso Mancini, in vista del suo possibile arresto, perché mantenga il silenzio, ma anche perché da un lato descrive la strategia operativa del gruppo criminale – che predilige gli accordi, le collusioni e i favori, ma che non esita a usare le maniere forti – e dall’altro lato rimarca come Buzzi, direttore generale del settore Pubblica Amministrazione dell’organizzazione, che opera elettivamente nel mondo di sopra, esprimendo un’entità metaindividuale che utilizza siffatto metodo (semo annati a pijà…gli avemo detto), lo condivida in pieno.

Ulteriore dimostrazione della capacità d’intimidazione del gruppo verso la pubblica amministrazione è la conversazione che interviene tra Buzzi e Campennì del 20.4.13

S: [[…]opo l’accordo con Alemanno bisognava rifa’ un altro accordo…non è che tu con Alemanno tu ce puoi parla’ de soldi…de ste cose…non è cosa.

CA: ma non è…e che non si può neanche…anche quelli.. quelli ieri sera sono stati indelicati in quel momento a dire determinate cose, vuol dire che davvero

S: scemi

CA: …due cretini…

S: allora praticamente bisognava parlà col suo capo segreteria, quello che ha ammazzato dall’inizio, un Padre Eterno…allora chiamiamo Massimo e faccio “guarda che qui c’ho difficoltà a farmi fa’…i trecentomila euro” me fa< me richiami> visto c’ha il telefono…su quel telefono parla solo lui, me fa dice <va in Campidoglio, alle tre, che scende Lucarelli e viene parlare con te> ho fatto “a Massimo ma io nemmeno salgo su, no.. quello scende giù!?” <vai alle tre lì tranquillo>, aò alle tre meno cinque scende, dice <ho parlato con Massimo, tutto a posto domani vai..> aò tutto a posto veramente! C’hanno paura de lui c’hanno paura che cazzo devono fare qua..

CA: no è tutta roba vecchia capito? Glie n’ha lavati di panni

S: no tutta roba no…quella storia di Finmeccanica…perché il fatto che tu vai da uno come lui per portà soldi.. in giro, sei sicuro che se ferma a lui, che lui non parla eh…

CA: si perché.. ma quello è, ee… che cosa ti ho detto io, tutta roba pregressa che lui s’è portato sulle spalle… ora.. .. mi ..vedi che Lojacono mi ha detto che ora abbiamo… ha messo giù le cambiali

Il riferimento è alle pressioni esercitate sugli organi comunali al fine di ottenere stanziamenti utili alle attività su cui erano impegnate le cooperative riconducibili a Buzzi (es. nel caso  della vicenda relativa all’assestamento di bilancio, deliberato  nel novembre 2012, dalla giunta capitolina).

Significativa della forza del gruppo e del suo leader è la circostanza che, su richiesta di Carminati, il capo della segreteria del sindaco, Lucarelli, obbedisce, recandosi, all’appuntamento stabilito. Appuntamenti simili a quelli  del 21.11.13, in relazione al problema dell’assestamento di bilancio.

Significativa delle ragioni che determinano tale obbedienza è la frase hanno paura de lui.

Significativa dell’effetto che, sugli organi comunali a livello apicale, ha la soluzione dei problemi che interessano il gruppo è la frase che Lucarelli, dopo la soluzione del problema dell’assestamento di bilancio, rivolge a Scozzafava, organo apicale del comune:

alle 8:37, nel corso di una conversazione tra Angelo SCOZZAFAVA e Antonio LUCARELLI, quest’ultimo, riferendosi evidentemente alla questione di BUZZI, esclamava: “…oh, guarda lì devi accenne un monumento pe’ sta’ storia che ieri sera è successo l’ira de’ Dio, se non sarvamo quella roba de i nomadi … sai che succedeva …” e SCOZZAFAVA rispondeva: “…e lo so lo so … infatti…”.

6.3.3. Capitale istituzionale e metodo corruttivo del sodalizio 

L’attività di Mafia Capitale, al fine di ottenere il controllo di appalti e lavori pubblici, si avvale anche di metodi tipicamente corruttivi.

I percorsi di tali metodi seguono traiettorie assai diversificate, che hanno tuttavia, come tratto comune, la permeazione – principalmente-  degli enti locali e delle loro controllate.

La concretizzazione di tale approccio in singoli fatti reato sarà analizzata in altra parte della richiesta, dove saranno specificamente individuati gli elementi di prova a sostegno delle incolpazioni cautelari elaborate.

In questa sede saranno evidenziati anzitutto itinerari di infiltrazione della PA intesi a inserire in ruoli decisionali uomini che, per ragioni diverse, di affiliazione o di subordinazione, rispondono direttamente al sodalizio, non sempre con una piena consapevolezza delle sue caratteristiche.

In secondo luogo, saranno analizzati episodi che, per come sono stati rappresentati dai loro protagonisti nelle conversazioni captate, hanno natura corruttiva, ma che non si è ritenuto di dover contestare per una scelta di metodo -consistente nell’aver collocato molto alta la soglia probatoria necessaria per l’elaborazione di un’incolpazione cautelare- ma che, a prescindere dal grado di forza probatoria che li sorregge ai fini di un giudizio di esistenza del reato,  per il modo in cui si manifestano storicamente sono un chiaro indice di costruzione di percorsi di permeazione illecita della pubblica amministrazione, in alcuni casi realizzati nel risultato finale.

Oggetto d’analisi, pertanto, sarà ciò che può essere definito il capitale istituzionale di Mafia Capitale, che si materia di un sistema di relazioni con uomini politici, apparati burocratici, soggetti appartenenti a vario titolo nelle istituzioni, che costituiscono il contatto privilegiato dell’organizzazione con il mondo di sopra. Nella pratica di tali relazioni, l’organizzazione, non diversamente da altre consorterie criminali come cosa nostra o ‘ndrangheta, che vantano un pedigree storicamente e giudiziariamente riconosciuto, adegua le sue modalità d’azione  al tipo di illiceità  richiesta e praticata nel segmento sociale di riferimento, privilegiando metodi corruttivi e collusivi rispetto all’uso specializzato della violenza, che comunque rimane una risorsa sempre a disposizione dell’associazione e di cui, come si è visto, gli interlocutori sono consapevoli.

Siffatti percorsi hanno sicuramente un significato criminale, a prescindere dal fatto che si concretizzino in singoli fatti reato, siccome idonei a dimostrare la latitudine dell’approccio di  mafia capitale verso la pubblica amministrazione e, dunque, la sussistenza di una struttura associativa, finalizzata anche alla specifica commissione  di tali reati, molto distante dall’ipotesi del concorso di persone nel reato continuato.

6.3.3.1 La collocazione di soggetti affidabili per il gruppo in ruoli decisionali

Un territorio istituzionale, target privilegiato del sodalizio criminale, è Ama S.P.A., società posseduta dal comune, incaricata di pubblico servizio, ente aggiudicatore di appalti.

Nel prosieguo della richiesta saranno analizzati il ruolo di Panzironi in mafia capitale, i reati specificamente commessi da costui e dalla sua segretaria personale insieme a quelli commessi da Fiscon.

In questa sede, saranno analizzate le strategie, elaborate e realizzate sotto l’occhiuto controllo di Carminati, di collocazione in posizione apicale di soggetti che rispondono, nel loro agere pubblico, all’organizzazione, attraverso un’attività di lobbying illecita, per i mezzi che utilizza, per i soggetti che la praticano e per la finalità che la animano.

 La nomina di Berti nel CDA di Ama S.p.A.

Sul piano generale, non è dubbia la competenza, anche formale, della nomina dei componenti del CDA di Ama da parte del socio unico, il Comune di Roma.

Il 4.3.13, viene nominato nel CDA di Ama l’avv. Giuseppe Berti, in esecuzione dell’ordinanza firmata dal sindaco, Gianni Alemanno.

Le indagini svolte hanno consentito di evidenziare che Giuseppe Berti, avvocato civilista, sia stata la persona che ha espresso gli interessi, all’interno del CDA di Ama a partire dalla sua nomina, del gruppo criminale riconducibile a Buzzi, Carminati e Testa, che s’interfacciava con tale plesso della pubblica amministrazione attraverso le società cooperative gestite da Buzzi.

In particolare, la nomina di Berti, indicata al Sindaco attraverso Testa e Gramazio, costituisce il punto di arrivo di un’intensa attività, svolta dall’organizzazione, che in un primo momento aveva individuato in Testa il suo rappresentante in seno al CDA di Ama, in un secondo momento aveva deciso di puntare sull’avv. Dell’Anno, per poi successivamente ripiegare  su Giuseppe Berti, avvocato civilista di Testa. Una nomina che viene accolta dal gruppo criminale – che attraverso Buzzi, Carminati, Testa e Gramazio ne ha gestito con diverse condotte, ma con un unico intento, gli steps decisivi-  con evidente soddisfazione.

Eloquenti, in questo senso, sono le intercettazioni riportate nell’informativa finale del Ros II Reparto, che evidenziano anzitutto come il gruppo criminale puntasse su Fabrizio Franco Testa. Assai significativa, tra le altre, in questo senso è la conversazione intervenuta tra Testa e Gramazio, nella quale il secondo, con un banale gioco di parole, manifestava al primo la sua soddisfazione per l’accordo raggiunto sul suo nome.

Luca GRAMAZIO, il 21.11.2012, alle 09:20, contattava Fabrizio TESTA ed esordiva: “lassù qualcuno ci ama…” precisando: “…oggi ci siamo… alle 18:30 aggiornati per chiudere… per chiudere il quadro io ho avuto un sostanziale sostegno da parte di tutti… di tutti sulla mia … sulla richiesta…su quella posizione che oggi non c’è più, del consiglio di amministrazione… poi dovremmo decide insieme il nome insomma… poi ragioneremo su questo…”. Fabrizio TESTA confermava e ripeteva: “lassù qualcuno ci ama”, utilizzando in modo allegorico una declinazione del verbo amare per indicare l’acronimo dell’Azienda Municipalizzata Ambiente. GRAMAZIO ribadiva che nel pomeriggio ci sarebbe stato “…questo tipo di chiusura e andiamo..”.

E’ appena il caso di rilevare che, in questo come in altri casi, l’uso della prima persona plurale è il segno linguistico di una realtà metaindividuale, della quale entrambi gli interlocutori sono espressione, nel cui interesse i due operano.

Una realtà metaindividuale della quale Carminati condivide interessi, finalità e metodi, posto che, come si evince dalla conversazione che segue, egli chiama Testa, attraverso utenze dedicate, per manifestargli la sua soddisfazione e per incoraggiarlo in vista dell’imminente nomina.

Il 6 dicembre 2012, alle 10:47, Massimo CARMINATI chiamava Fabrizio TESTA (utenze dedicate), per ricevere le novità sulla sua designazione: “…ehi bello mio…eccomi… tutto a posto?”. TESTA, riferendosi alla sua possibile nomina a consigliere di AMA, faceva presente che: “…oggi alle 11:00…il…si chiuderà l’incontro, eh… (CARMINATI diceva: ah…va bene)… oggi alle 11:00 è l’incontro per me e su…e finito… quello andava subito da quell’altro…”. CARMINATI diceva che andava bene, precisando: “…tanto noi ci vediamo all’una…no…”. TESTA concludeva: “…io all’una ti racconto tutto…alle 11:00…c’è…tra ve…tra dieci minuti c’è l’incontro…lui dice…ha detto che gli ha dato già il curriculum però ha detto che non se n’è…non ne hanno parlato…ne parlavano oggi alle 11:00…”. CARMINATI concordava di incontrarsi “fra un paio d’ore…dai…bello mio…”. Da successive telefonate sulle utenze dedicate, si apprendeva che l’incontro tra i due era avvenuto.

L’originario progetto inteso a garantire la nomina di Testa nel CDA non veniva realizzato in considerazione del fatto che costui, proprio in quel periodo, patteggiava per il reato di corruzione, in relazione ai fatti commessi nella sua qualità di componente il CDA di Enav.

L’interruzione dell’originario progetto e la sua causa venivano comunicate dal sindaco Alemanno a Gramazio, con la conversazione che segue.

Il 28.01.2013, alle 22:49, una donna di nome Paola chiamava il consigliere comunale Luca GRAMAZIO e gli passava il sindaco Gianni ALEMANNO. Quest’ultimo diceva: “…bisogna tirare fuori un nome su AMA che non può essere ovviamente quello che tu mi avevi proposto”. GRAMAZIO rispondeva: “…maggiormente oggi” precisando che lo avrebbe fatto entro 24 ore. Infine i due concordavano di vedersi alle 14:30 del  giorno seguente, in Campidoglio.

In quel periodo, Fabrizio TESTA aveva concluso la sua richiesta di patteggiamento per la vicenda Enav ed erano stati pubblicati ulteriori articoli, nei quali veniva richiamata la vicenda giudiziaria che aveva portato lo stesso TESTA al patteggiamento.

Caduta l’ipotesi di Testa, Gramazio propone ad Andrini la nomina di Dell’Anno,  opzione stoppata dalla segreteria del sindaco nella persona di Lucarelli.

Come emerge dalle successive conversazioni, GRAMAZIO, dopo aver parlato con LUCARELLI e DELL’ANNO, richiamava TESTA, per informarlo che non era possibile nominare  DELL’ANNO in ragione della sua qualità di legale di fiducia di Riccardo MANCINI.

È in tale contesto che Testa ripropone Berti, suo avvocato civilista, che originariamente avrebbe dovuto avere la funzione di stare in quel ruolo per qualche mese, per poi cederlo a Testa, riprendendo una proposta che aveva fatto qualche giorno prima nel corso di una conversazione intervenuta  con Gramazio.

Legenda:

F: Fabrizio Testa

G: Luca Gramazio

G: mister?

F: che è successo bello?

G: no tutto benissimo allora io ho parlato con il nostro uomo inc.

F: si

G: <…dammi un blocco di un mese e tra un mese ci rivediamo insieme e se lo possiamo fare lo facciamo…>

F: ah va bene…va bene

G: allora io c’ho una mia idea

F: si 

G: che volevo…allora…io c’ho Antonio Pizzigallo che è l’ex Sindaco di Anguillara

F: si…

G: che mi…che già che io ho sentito di qua e di là e che mi ha già detto che lo fa’ e quando diciamo noi si leva…

F: mh…

G: però ci da una mano pure ci leva…ci da pure…ci leva pure un impiccio che…gli diamo pure motivazione per la campagna elettorale 

F: si

G: tu che dici?

F: io se no c’ho un avvocato come ti pare a te

G: che questo c’ha più una funzione questo c’ha più una funzione elettorale 

F: io…come ti pare a te

G: se per te va bene…

F: l’unico problema…

G: eh

F: poi si dimette?

G: si 

F: ok

G: si…cioè ti dico si è si…proprio si

F: ah 

G: proprio facile perché parliamo di altro…

F: si si ok…allora…

G: se per te va bene se no se tu mi dici <no Lu’ io non mi fido voglio questo> mettiamo quest’altro…

F: io l’uni…

G: però c’è da…c’è da…c’è nel senso non te lo direi se non ne fossi sicuro…

F: no ma cioè guarda…è è normale che questa cosa…eh eh… cioè tu lo sai più di me…se puoi esse’ certo che poi si dimette tra virgolette…per cui se…se tu mi dici guarda <è certo che si dimette> vai cioè poi l’importante è che dopo questo si dimette…l’unica…l’unica diciamo tra virgolette…

G: non esiste possibilità differente…

F: va bene perfetto…

G: non esiste possibilità differente… e in più ci gioca un buon… ci gioca una buona cosa lui… perché io gli ho detto perché io a lui gli avevo detto <guarda aspettiamo una settimana> e lui mi ha detto <guarda per me una settimana non basta in una condizione del genere perché dobbiamo schiari’ tutta la questione aspettiamo …datemi un… datemi un… una sostituzione e aspettiamo un mese…tra un mese ci rivediamo…ci rivediamo noi e possiamo pure procedere>

F: ok…se ti ha detto cosi…assolutamente e tu c’hai…

G: m’ha detto…però m’ha detto…oh…non m’ha dato la certezza matematica eh…cioè nel senso…

F: normale…

G: Fabri’ io e te non è che se dovemo di’ cazzate…

F: no

G: m’ha detto <se un mese le condizioni ce lo consentono, io non ho nessun tipo di problema>

F: ok questo qua…cioè è un tipo sveglio? stupido? coso? com’è?

G: sveglio…

F: va bene allora non c’è

G: sveglio ma è sveglio ma soprattutto è di squadra nel senso che…gli diamo un…gli diamo una possibilità a lui di spendersi per far vedere <hai visto che siamo considerati di qua e di là> ma è pronto un minuto dopo

F: ok perfetto allora noi…

G: è pronto un minuto dopo

F: perfetto e allora noi cioè…diamogli…

G: dunque io adesso prima di farlo…

F: si

G: prima di farlo me lo vedo…

F: eh certo…

G: proprio per esse’ sicuro…altrimenti mettemo l’avvocato… almeno questo c’ha la possibilità di… di…di farci tene’ calda la questione un mese

F: perché se no…se no un un…calda un mese se no anche la.. la cosa che avevi detto te non era sbagliata eh…

G: che?

F: Pierpaolo (Dell’anno, ndr) mica era sbagliato, eh…

G: ah no su Pierpaolo io so’

F: eh cioè…

G: ero straconvinto, il problema è che…lo sai che cosa? io sono andato…ti ho chiamato perché mi ha chiamato lui…

F: ah

G: e mi ha detto…

F: ah perfetto

G: e mi ha detto…<manda’ dammelo entro oggi>

F: perfetto o guarda…o secondo me…o lui o quel civilista che c’abbiamo…che fa che è noi…però decidi te perché poi alla fine tu sei il ca…cioè tra virgolette…eh…temo…sai qual è la cosa che temo io fondamentalmente…

G: eh…

F: e che questo tra un mese ci manda in bianco, ok?

G: mh mh

F: però quest’altro è un tipo che ci si può lavora’? non ci si può lavora’? cioè è…è…

G: si, ci si può lavora’

F: cioè ok…va be’ allora se mi dici cosi…io non…non ho…non ho cose di…di…di

G: io però prima mo’ me lo chiamo e ci…no nel senso…sono stratranquillo che fa quello che diciamo noi…

F: eh no sai perché poi dopo…

G: prima mi ci parlo allora…prima…mo’ ci parlo…e in caso ci vediamo tra poco….ti chiamo io e inc. io e te…

F:  ah no si si ma guarda tranquillo…a me guarda ti ripeto…la cosa che…a cui tra virgolette…diciamo cosa è che poi questo qua…mantiene…se eventualmente

G: mh mh

F: tra un mese…mantiene i patti…perché poi io c’ho inc.

G: assolutamente si…

F: io sono convinto che tanto non li  mantiene quell’altro per cui parliamo del nulla…perché sono convinto…

G: del nulla esatto 

F: per me stiamo a parla’ del nulla…che non li mantiene quell’altro…solo che io…la la cosa se questo è uno che risponde…è bravo…eh…a ‘sto punto…

G: no no

F: perché io praticamente…gli altri non non non cioè…c’era solo questo qua questo civilista che era bravo…però decidi te Lu’

G: allora me lo guardo un secondo e ti chiamo

F: eh richiamami ciao

  • alle 16:57, Luca GRAMAZIO, dopo aver parlato con Antonio LUCARELLI e l’avv. Pierpaolo DELL’ANNO, richiamava Fabrizio TESTA, per informarlo che non era possibile nominare l’avvocato DELL’ANNO in quanto lo stesso era il legale di fiducia di Riccardo MANCINI. A questo punto, TESTA riproponeva di prendere in considerazione il suo avvocato civilista (Giuseppe BERTI, ndr): “…si comunque guarda che io il civilista mio.. non va male ragionaci sul civilista mio”. GRAMAZIO gli chiedeva d’inviargli via mail il curriculum, all’indirizzo di posta elettronica luca.gramazio@libero.it.”;
  • alle 16:59, Fabrizio TESTA chiamava l’avv. Giuseppe BERTI e gli chiedeva se era disposto a fare il suo “sostituto” in AMA Spa. BERTI si mostrava entusiasta della proposta e TESTA gli diceva di inviare immediatamente il curriculum a luca.gramazio@libero.it. Effettivamente, alle 17:09, Giuseppe BERTI richiamava TESTA per riferirgli di aver inviato il curriculum e quest’ultimo inviava tempestivamente il seguente sms al numero in uso a Luca GRAMAZIO: “Curriculum vitae  inviato”;
  • alle 17:37, il sindaco Giovanni ALEMANNO chiamava il consigliere Comunale Luca GRAMAZIO. Quest’ultimo riferiva che il curriculum lo aveva appena inviato  ad Antonio (Lucarelli, ndr). Nella circostanza ALEMANNO spiegava che alcuni, compreso De Ritis (Gianni, consigliere AMA, ndr) avevano dato l’assalto alla ANELLI (Giovanna Direttore Generale di AMA Spa), quindi non sarebbe stato sbagliato nominare un Amministratore Delegato invece che un nuovo consigliere. ALEMANNO gli chiedeva se avesse qualcuno da proporre e GRAMAZIO rispondeva: “…c’ho Domenico Gramazio se vuoi (ride). La verità Gianni, contro de me, no, no non ce l’ho, perché ci serve uno e secondo me il migliore là è Fiscon, dico la verità. Lo dicevo sette mesi fa’ quando pensavo che l’Anelli non fosse all’altezza, te lo dico adesso, contro il mio interesse, perché magari mo trovo qualcuno e dico <<oh, c’ho l’amministratore Delegato di AMA>>“. Poi proseguiva sostenendo che “…se dobbiamo riuscire con meno…ad arrivare a portare la barca in porto con meno danni possibili? Allora Fiscon”. ALEMANNO diceva: “…certo, e questo invece è un avvocato bravo che riesce a mettere un po’ d’ordine, c’ha un po’ di carisma là dentro almeno in consiglio da una mano?…”  GRAMAZIO rispondeva che era una persona capace, quindi  ALEMANNO concordava con la scelta e si salutavano;
  • alle 17:53, Luca GRAMAZIO chiamava Fabrizio TESTA e gli diceva: “…gliel’hai detto da parte mia, tanti auguri signor Nicola Berti? (in realtà Giuseppe BERTI)”. Testa diceva di si, quindi raccontavano un aneddoto riguardante il film “Fratelli D’Italia” di Cristian De Sica. Al termine del dialogo, TESTA proponeva di far conoscere al suo interlocutore il nuovo consigliere: “beh sarebbe anche il caso che te lo faccio incontrare (GRAMAZIO diceva di si)…inc…già incontrato, eh sarebbe il caso che te lo faccio incontrare, dimmi quando..”. Il dialogo proseguiva, poi GRAMAZIO chiedeva:

Legenda:

G: Luca GRAMAZIO

F: Fabrizio TESTA

G: perfetto, perfetto era contento il nostro amico?

F: si, si tutto a posto tutto a posto, senti invece…

G: comunque ci da quella disponibilità che qualora c’abbiamo le cose sistemate, no? cioè ci si sistema

F: stai scherzando? cioè lui ha detto lui va là, gli dice proprio <<guarda io so…inc..c’ho i tempi contati c’ho tre….meno trenta, meno ventinove, meno ventotto>> capito?!

G: (ride)

F: non ti dico niente insomma

G: perfetto

F: e questo è! senti…che ti volevo dire invece un’altra cosa importante e…no niente io stavo lavorando stavo lavorando per velocizzare quindi stavo lavor…

G: perfetto fantastico 

F: stai scherzando stavo lavorando per questo, perché quando trovi staccato sai perfettamente cosa sto facendo 

G: perfetto

Il 4.3.2013 Giuseppe Berti veniva nominato componente del CDA di AMA.

Notizia che veniva anticipata da Testa a Buzzi, il quale si preoccupava che costui lo riferisse al comune amico (S: lo avvisi tu?…lo avvisi tu l’amico nostro?F: lo avviso io…lo avviso io non ti preoccupa’ ok ). Un comune amico che si identifica in Carminati, con il quale Testa si mette immediatamente in contatto, comunicandogli la notizia e rassicurandolo che si trattava di persona di cui il gruppo aveva assoluta disponibilità, come si evince dalla conversazione che segue:

Legenda:

M: Massimo Carminati.

F: Fabrizio Testa

F: eccomi!

M:  eccomi vai…

F:  allora ti volevo dire che è stato nominato il nuovo consigliere di amministrazione dell’AMA

M: ah si?  va bene

F: …ed è per un sorteggio…non lo…il mio avvocato civilista…

M: ah si? ah be’ vedi…ah…una cosa alla fine…

F: e se ti compri Repubblica di oggi

M:  si

F:  ieri il Consiglio di Amministrazione dell’AMA è andato sotto…

M: si…ah si? pure…ah

F: si, praticamente, mancando un consigliere, non c’hanno la maggioranza per far vota’ le cose…

M:  ah hai capito? hai capito… t’hanno solato il posto comunque amico mio…cioè…

F: eh lo so…ques…però diciamo che però l’indicazione proprio è stata stretta dicendo che adesso chiaramente…questo è…diciamo che è per un mese…che è cosi…perché

M: ah va be’

F: perché già ha firmato le dimissioni tutto quanto…perchè tra un mese noi ci ritorniamo sopra

M: ah be certo certo…

F: quindi …quindi è stretta nostra indicazione

M: va bene…questo qua poi adesso lì fate…insomma…quello lì poi… poi vedrete quando sarà il momento insomma… perché poi tra l’altro pure su ‘sta cosa ti volevo dire…ti volevo di’ una cosa che m’ha detto ieri l’avvocato (DELL’ANNO, ndr)…e che che gliel’hanno proposto pure a lui…qualche cosa mi sembra non inc.

F:  si la stessa cosa…la stessa cosa…

M: eh bravo bravo…

F:  la stessa cosa

M: eh…bravo bravo…gli hanno proposto pure a lui e lui ha detto <ma figuriamoci ma a me che mi importa, insomma>

F: esatto perchè noi…inc. devo esse…

M: non mi ricordo chi gliel’ha chiesto…però insomma…

F: e penso un amico…perchè ha detto  

M: ah

F: perché dato che dice <guarda spero che è de Fabrizio> allora Fabrizio ha detto…eh io ho detto…<scusate mettiamoci una persona nostra di fiducia nel frattempo questo mese ci sia una persona nostra che…>

M: mh

F: un riferimento che sia al cento per cento nostra..

M: eh almeno…

F:  e e che…

M: almeno fino…fino alle elezioni poi tanto quando cambia amministrazione poi si vedrà… 

F:  esatto

La nomina di Fiscon quale DG di AMA

Similmente, la nomina di Giovanni Fiscon a DG di Ama è il frutto di una pesantissima attività di lobbying svolta dal gruppo intesa a sostituire il DG Anelli, ritenuta troppo prossima alle posizioni di Panzironi. Una nomina per la quale, come sarà evidenziato nel paragrafo relativo alle corruzioni dell’Ex AD di Ama, si raggiungerà un compromesso tra tutte le componenti dell’associazione.

Fiscon, a sua volta, come si vedrà nelle imputazioni che lo riguardano, infine si piegherà completamente agli interessi del gruppo e restituirà il favore.

Le pressioni per la nomina di Fiscon a DG di Ama si colgono attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali nonché attraverso i pedinamenti effettuati. “….alle 19:55, nel corso di una telefonata intercorsa tra Luca GRAMAZIO ed Emiliano LIMITI (Procuratore Speciale di AMA), rintracciabile sull’utenza cellulare 3482942358, venivano svelati i motivi dei dissidi sorti all’interno di AMA S.p.A, tra il consigliere Gianni DE RITIS ed il Direttore Generale ANELLI Giovanna Giuseppina. In particolare, LIMITI riferiva che De Ritis (Gianni – consigliere del C.d.A. AMA ndr) era arrabbiato in quanto “…dopo diverse volte che glielo diceva, gli aveva presentato diverse istanze… lei -Giovanna ANELLI come emergeva da successive telefonate, ndr- non le ha ricevute eccetera… ieri si è incazzato l’ho incontrato due o tre giorni prima fuori dalla sua stanza, che stava aspettando di entrare, lei gli ha telefonato da dentro la stanza e gli ha detto <guarda so troppo impegnata, non ci possiamo vedere… ci rincontriamo>…e lui andando via mi ha detto <…lo sai che c’è?…il mio luogo è quello del consiglio di amministrazione…>”. LIMITI, sempre riferendosi a DE RITIS, riferiva che in sede dell’ultimo C.d.A.,  “…sostanzialmente lui ha rotto parecchio i coglioni e si è astenuto su diverse cose e poi hanno votato una mozione per abbassargli le deleghe, quindi il consiglio si è riappropriato della nomina dei direttori … della Microstruttura … gli ha abbassato le consulenze da 400 a 200.000 e …e un’altra minchiata…”. Per tali motivi, lei (ANELLI) aveva minacciato di dimettersi. GRAMAZIO confermava che sarebbe stata dimissionata, spiegando che era stato contattato poco prima anche dal sindaco ALEMANNO per discutere della vicenda. LIMITI chiedeva chi l’avrebbe sostituita e GRAMAZIO diceva che l’unico amministratore delegato possibile, come aveva detto anche al Sindaco, poteva essere solo Nanni FISCON. LIMITI era d’accordo: “..e poi penso che co Nanni ce se possono fa dei ragionamenti diversi rispetto a quelli che se facevano con lei senza dové impatta’ su altre cose”. GRAMAZIO concordava chiedendogli di non divulgare la notizia e di non dirla nemmeno a Stefano. LIMITI chiedeva se potesse fare qualcosa e GRAMAZIO diceva di no spiegandogli: “…l’unica cosa che puoi fare, la stai a fa’  già alla grande se chiama… so le preferenze nient’altro!…”. LIMITI diceva che le stava facendo alla grande, ed aggiungeva: “…le cose che ci siamo dette rimangono valide e magari ci prendiamo solo un po’ più di tempo per farle”. GRAMAZIO replicava: “…si si ma no le famo non te preoccupa so proprio serenissimo, ok?! anche perché il prossimo consiglio di amministrazione è nos…il prossimo consiglio di amministrazione lo indichiamo noi quindi sarà persona che viene da noi quindi nessun problema”. LIMITI riprendeva il discorso relativo a DE RITIS e GRAMAZIO diceva che gli avrebbe fatto una telefonata. LIMITI concludeva: “…tu fagliela, perché lui poi a te e al tuo giudizio ci tiene, eh!…E’ una persona che si è sentita alle strette, no?… perché lui gli ha chiesto … quegli episodi che ti ho raccontato …il trasferimento non fatto, il rinnovo della (GRAMAZIO: “certo”)…cioè tutte minchiate che gli aveva chiesto …inascoltate!. Alla fine è stato come per dire <tu mi porti sempre dal Sindaco, ma lo sai qual è la nuova?… cioè non mi vuoi riceve, non vuoi fa> e allora …cioè lui secondo me una risposta la doveva dare in questo momento… perché è l’ultima carta che c’ha, perché lui ha detto <CUTRUFO non c’è più…i riferimenti so saltati …dopo le elezioni non si sa>… io una telefonata gliela farei ti dico la verità”. GRAMAZIO concordava;

alle 20:01, Luca GRAMAZIO chiamava Giovanni FISCON e, dopo aver parlato della grave situazione nel C.d.A. di AMA per la questione della ANELLI, riguardante le deleghe, gli diceva: “…Nanni mi posso permettere di fare una telefonata assolutamente confidenziale …cioè nel senso che non la dico nemmeno ai miei carissimi amici che tu conosci bene…cioè resta a Luca GRAMAZIO e Nanni FISCON… mi ha chiamato ALEMANNO mi ha chiesto che cosa ne pensavo e che cosa sarebbe giusto fare per ..perchè sai che la ANELLI non regge …non riesce a reggere botta…io mi sono permesso, ma questo al difuori …gli ho detto <guarda, io mi permetto di dirti la stessa cosa che ti ho detto quattro mesi fa …se si rimane con il Direttore Generale io penso che la migliore soluzione sia quella di Nanni FISCON>”. Concludeva spiegandogli che comunque era stata solo una chiacchierata con il sindaco ALEMANNO, che gli aveva chiesto un consiglio. FISCON si diceva a disposizione di AMA e GRAMAZIO riferiva che per ora era stata solo una chiacchierata e se vi fossero stati ulteriori sviluppi lo avrebbe richiamato.

In tale contesto, Berti si metteva subito a disposizione, ponendo le premesse per creare difficoltà alla Anelli.

alle 18:25, Giuseppe BERTI chiamava Fabrizio TESTA e gli diceva di avere delle grosse novità, quindi il giorno dopo avrebbe dovuto necessariamente parlargli. TESTA rispondeva che si sarebbero potuti incontrare alle 09:30. A questo punto, BERTI, desideroso di riferire le novità, esordiva: “sistema scardinato”. Dal min. [1[18:26:41]TESTA intratteneva un’altra conversazione telefonica, su un’altra utenza, con Stefano (BOLDRINI, ndr). TESTA riprendeva poi a parlare con BERTI il quale gli spiegava che, secondo lui, al Direttore Generale, in base allo Statuto non potevano essere attribuiti i poteri dell’Amministratore Delegato ed a tal proposito stava facendo fare delle verifiche a Domenico, in quanto era una “delega in bianco illegittima …non poteva… lei (Giovanna Giuseppina ANELLI, ndr) …poteva essere procuratore … ma non gli possono essere attribuiti i poteri dell’Amministratore Delegato”. TESTA replicava dicendo che questa era una cosa meravigliosa. BERTI riferiva che avrebbe messo al corrente il sindaco della situazione.

Il 15.02.2013 veniva avviata l’intercettazione sull’utenza n. 3355774999 (RIT 2169/13), estesa successivamente (il 23.03.2013) anche al n. 3450038965 (RIT 2457/13), entrambe in uso a Franco PANZIRONI.

Come concordato, Fabrizio TESTA e Luca GRAMAZIO venivano costantemente aggiornati da Giuseppe BERTI sulle attività, sugli atti preparatori e sulle relative decisioni prese dal consiglio d’amministrazione della predetta municipalizzata romana. A sua volta, BERTI riceveva specifiche indicazioni su come gestire i propri interventi in seno al consiglio, che riguardavano in prevalenza la questione delle deleghe sottratte dal consiglio d’amministrazione al direttore generale Giovanna Giuseppina ANELLI, la quale stava cercando di riappropriarsene nuovamente. In particolare, il 16 febbraio 2013, alle 18:22, veniva intercettata una conversazione tra Stefano ANDRINI, di AMA Multiservizi, e l’avvocato Giuseppe BERTI: ciò che rileva maggiormente nelle parole di ANDRINI, era il ruolo attribuito a Franco PANZIRONI, ex amministratore delegato AMA SPA, indicato quale reale dominus della stessa municipalizzata, nonostante non rivestisse più nessun incarico formale in seno alla predetta azienda. Nel corso della telefonata in argomento, infatti, Stefano ANDRINI chiedeva a Giuseppe BERTI se fosse corretta l’informazione secondo la quale erano state restituite le “deleghe” all’ANELLI (Giovanna Giuseppina, ndr). ANDRINI gli chiedeva, inoltre, se fosse stato il consiglio di amministrazione a deliberare in tal senso ma BERTI rispondeva che c’era stato solo un incontro nell’ufficio del sindaco (Gianni ALEMANNO, ndr), durante il quale quest’ultimo si era espresso a favore della restituzione di alcune deleghe a favore della stessa. ANDRINI spiegava che solo un atto formale del consiglio d’amministrazione avrebbe potuto apportare modifiche all’attuale condizione commentando che, a suo parere, la ANELLI, quelle deleghe, non se le meritava. Chiedeva, quindi, quali fossero le intenzioni espresse da quest’ultima e BERTI ribadiva: “Lei (la Anelli, ndr) rivuole quella roba”. ANDRINI quindi, commentava: “ma…in cambio di riprendere quella roba, lei ha capito che l’azienda non è la sua è di Panzironi? (Franco, ndr)…o…inc… della collettività oppure la rivuole e basta?”, Giuseppe rispondeva: “no lei le rivuole e basta” al che ANDRINI: “vabbè, questo non credo sia tollerabile… e gli altri consiglieri che dicono?”. BERTI rispondeva che all’interno del consiglio le posizioni erano contrastanti e riferiva di aver detto al Sindaco: “non è che per fare contenta questa (ANELLI, ndr) potemo sputtanà un consiglio di amministrazione” e che aveva consigliato di dare attuazione a “quelle delibere” .

Il 18.02.2013 venivano censurate altre telefonate tra Giuseppe BERTI, Fabrizio TESTA e Luca GRAMAZIO, sempre riguardanti i comportamenti da tenere in seno al Cda di AMA Spa, per la vicenda “ANELLI”. Inoltre, lo stesso Sindaco, Giovanni ALEMANNO, chiedeva a Luca GRAMAZIO di chiamare l’Amministratore delegato “perché sta a fa un po’ il pesce in barile in questi conflitti, che si è creato tra DE RITIS, COMMINI  e la ANELLI… digli di darmi una mano a risolvere il problema”. GRAMAZIO chiedeva “al mio consigliere?” ed ALEMANNO concludeva: “si, al tuo consigliere… digli di schierarsi su quello che dico io e di darmi una mano, perché questi qua so sono veramente (inc.) insomma…” (Cfr all. __ telefonate).

Seguivano una serie di contatti finalizzati alla soluzione del problema, documentati nell’informativa finale del Ros, II reparto.

Il 03.04.2013, il permanere dei contrasti sorti nel Consiglio di Amministrazione di AMA Spa, inducevano il Direttore Generale, Giovanna Giuseppina ANELLI, a presentare le sue dimissioni, che venivano accettate e formalizzate nella successiva riunione del 19.04.2013.

A partire dal 4.4,  segue un’intensa attività finalizzata alla sostituzione della Anelli, con valutazione delle possibili alternative.

La scelta cadeva su Fiscon, che veniva individuato dal sindaco su richiesta di Panzironi, infine accettata da Gramazio.

Parallelamente interveniva l’investitura di Fiscon, da parte di Panzironi, così come descritto nel paragrafo relativo alle corruzioni del medesimo.

In tale contesto, è significativa del rapporto esistente tra il gruppo Buzzi e Fiscon la conversazione tra Buzzi e Guarany, nella quale il primo, dopo aver parlato con Panzironi, riferisce quanto segue:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI;

CG: Carlo GUARANY;

S: La prima è che venerdì il nostro FISCON farà il direttore generale di AMA al posto di Commini, nuovo A.D. Quindi non lo chiama’ perché è ancora coperto da segreto la notizia…

CG: Ah…ah…ah…

S: Quindi sarà lui…

CG: Ok…

S: …il numero uno…e vai!!! …(ride)…

CG: Meno male…meno…ogni tanto…ogni tanto una decisione saggia…meno male. 

S: Ogni tanto una decisione saggia…vabbe’…era l’unica possibile…in attesa che arriva il nuovo sindaco… FISCON!!.

CG: Eh, ma infatti, infatti.

S: Ha deciso oggi Alemanno, quindi…

CG: Poi, poi al nuovo sindaco gli proporremo di confermarlo, chiaramente

S: Esatto, esatto…se è Alemanno, giocamo …già c’è… se è il nuovo Sindaco, vediamo chi è.

CG: Eh certo. 

S: Senti…invece l’altra cosa…

 

Così com’è significativa la circostanza che poco dopo Fiscon chiami Buzzi, il quale dispensa consigli:

alle 15:04, anche il diretto interessato Giovanni FISCON contattava Salvatore BUZZI, al quale riferiva di essere stato indicato dal Sindaco quale nuovo Direttore Generale. Nel merito, BUZZI dispensava al proprio interlocutore alcuni consigli:

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

GF: Giovanni FISCON 

S: Nanni buongiorno 

GF: oh, Salvato’

S: eccomi Nanni, dimmi

GF: se, me senti? 

S: si.

GF: senti, me, me stanno arriva’ sotto… sotto, sotto, eh…

S: non t’ho sentito che hai de… che hai detto Nanni? 

GF: me stanno tornando sotto per la cosa dell’Anelli

S: eh, ho saputo che il Sindaco ha deciso che sei tu Direttore generale.

GF: eh, e…

S: e se…

GF: pensi che ce sarà… no, io (inc.) soliti problemi con l’altro lato… 

S: e ma… chiama Zambelli, no, chiamalo subito

GF: eh, no, no, Zambelli c’ho parlato, no volevo capi’ pure da altre parti, che ne so (inc.)

S: ma co’ Umberto ce posso parla’ io, però ormai Umberto colle cose del Comune non c’entrerà più niente, eh! 

GF: eh.

S: comunque vada… cioè, se vince Marino, Umberto conterà un cavolo 

GF: mh

S: coprite co’ Zambelli.

GF: no, no, Zambelli si, va be’ per quello… quello sto in casa, diciamo

S: allora ma tu puoi… è una nomina cosi, in attesa del superamento delle cose, anzi, io accetterei perché se vince… se rivince Alemanno stai lì in pole position per esse tu poi

GF: mh.

S: se invece vince Marino, dice: <ho fatto questione di servizio, quella s’era dimessa, quell’altro cosi…> dici <io so’ il più alto in grado e tocca a me>

GF: mh

S: perché Marroni comunque vada conterà poco, eh, e poi, cioè… ce penso io, ce parlo io 

GF: mh.

S: perché Marino, insomma… area Zingaretti viaggia, capito?

GF: si, si, ho capito.

S: no, riusciamo a parlarci, tranquillo.

GF: mh.

S: po’ tu sei un tecnico, mica è una nomina politica. 

GF: no, no, no, no, no, ci mancherebbe, no, certo nel, nel peggiore periodo proprio peggiore peggiore… va be’, va be’… 

S: non te puoi nemmeno tira’ indietro, come fai a tirarte indietro

GF: no, no, no, lo so bene, lo so bene, il fatto è… che non… va be’

S: mo ce… ce, ce… provo a chiamarlo subito. 

GF: va be’

S: provo a chiamarlo subito e te faccio sape’, ok?

GF: ok, ciao.

S: grazie, ciao.

La nomina di Limiti quale dirigente di AMA SPA

Dopo la nomina di Fiscon, il lobbying del gruppo criminale si orientava nel senso di coprire un’altra casella di Ama, costituita dalla nomina di Limiti quale dirigente della struttura, ottenendo, anche in questo caso, un risultato positivo

La nomina di QUARZO  alla Presidenza della Commissione Trasparenza del Comune di Roma

I percorsi attraverso cui il sodalizio criminale ha cercato di allocare in posizioni decisionali di rilievo della PA, lato sensu considerata, uomini a se fedeli hanno attraversato la sfera politica propriamente considerata, così com’è evidenziato dalla nomina di Quarzo alla Presidenza della commissione Trasparenza del consiglio Comunale, ricostruita attraverso intercettazioni telefoniche come segue

Come sopra già indicato, il rapporto di QUARZO Giovanni con l’organizzazione criminale, veniva già evidenziato dallo stesso CARMINATI Massimo, durante la conversazione intrattenuta con LUZZI Tommaso, il 06.05.2013.

In quella occasione il CARMINATI, affermava di essere già coinvolto nel supporto della campagna elettorale di QUARZO Giovanni attraverso la disponibilità di “squadre di ragazzi” che operavano “attacchinaggio” di manifesti in suo favore (“che te serve qualche squadra de ragazzi che vengono e te fanno attacchinaggio ..glieli sto a fà pure per Quarzo (Giovanni ndr) a Roma li sto a riempì..(inc)..tutta a zona..(inc)..”).

La successiva attività investigativa  poteva quindi evidenziare come lo stesso QUARZO si rivolgesse al sodalizio criminale per favorire la propria nomina a Presidente della Commissione Trasparenza del Comune di Roma.

Il 23 luglio 2013 veniva documentato l’incontro, presso il ristorante Dar Bruttone, tra Luca GRAMAZIO, il Senatore Domenico GRAMAZIO, padre di quest’ultimo, e Massimo CARMINATI, della cui organizzazione s’interessava Fabrizio TESTA.

Il 12 luglio 2013, alle 17:18, infatti, TESTA contattava Domenico GRAMAZIO, al quale ricordava “l’appuntamento” che GRAMAZIO precisava aver fissato per “lunedì”:

Legenda: 

F: Fabrizio TESTA 

DG: Domenico GRAMAZIO

DG: Fabrizio eccomi, pronto.

F: eccolo qua! …stai? Solo per ricordarti l’appuntamento che dovevamo prendere con…

DG: e t’ho detto lunedì, mica domani.

F: ah, lunedì m’hai detto? 

DG: e certo.

F: avevo capito… so’ rincoglionito.

DG: no, t’ho detto lunedì perché devo sta’… che viene qui a Roma alla Camera, no? Capito?

F: me so’ rincoglionito, pensavo oggi, e va be’, aho’

DG: eh, eh, eh, no, niente, senti però m’hai detto il ventidue, il ventidue è lunedì

F: ah, ho sbagliato allora… è il, il sabato venti.

DG: aò te stai a rincoglioni’ proprio.

F: eh… me sto proprio a rincoglioni’

DG: sabato venti allora?

F: è sabato venti, me sto proprio a rincoglioni’.

DG: ah, va be’, ciao.

Il 16 luglio 2013, alle 10:17, Fabrizio TESTA contattava Giovanni QUARZO.

Dall’analisi della conversazione intercorsa tra i due si comprendeva come il QUARZO si fosse evidentemente rivolto al GRAMAZIO (“guarda …, t’ha spiegato Luca la questione?”) per avere il suo sostegno per ottenere l’incarico che si rivelerà essere la Presidenza della Commissione Trasparenza del Comune di Roma.

Il GRAMAZIO quindi, a sua volta, aveva interessato il TESTA affinchè si “mettesse a disposizione” (“m’ha solo detto <<ditemi>> (inc) solo fa sapè per tempo se posso essere …”).

Infatti subito dopo i saluti iniziali TESTA Fabrizio, chiedeva al QUARZO “se ti posso essere utile o meno, questa è la domanda da dirti” aggiungendo che “Luca” (da identificare, come si vedrà, in GRAMAZIO Luca ndr) che gli aveva spiegato solo “molto superficialmente” la questione, era comunque disponibile a sostenere, attraverso il TESTA, l’azione del QUARZO.

QUARZO Giovanni quindi spiegava che “lo schema”, la soluzione individuata con il GRAMAZIO (“abbiamo trovato un’altra soluzione”) e definita dallo stesso QUARZO “politicamente spregiudicata”, sarebbe stata quella di favorire il suo passaggio e quello di un altro consigliere (che risulterà essere poi CANTIANI Roberto), al “gruppo misto” al fine di sostituire il capogruppo “Cosimo Dinoi”, e ottenere la presidenza della Commissione Trasparenza del Comune di Roma (“andiamo in due al gruppo misto cambiamo Cosimo DINOI (fonetico) come capo gruppo, il nuovo capo gruppo (inc) trasparenza e poi dopo una settimana ce ne rimandiamo di nuovo al PDL”). A tale proposito QUARZO Giovanni si informava se “Michele BALDI” avesse il controllo su “Cosimo Dinoi”, ed il TESTA replicava affermativamente “beh..è uomo suo!”.

Il TESTA, che ribadiva la propria disponibilità ad sostenere le strategie più idonee al risultato, nel sottolineare la comunione d’intenti con questi faceva riferimento simbolicamente alla presenza di una “squadra (“oh, a Giovà ma che st.., la squadra è la squadra mica sennò”) e raccontava inoltre dell’incontro che “Domenico” (GRAMAZIO, ndr) avrebbe dovuto avere con una persona che TESTA, nel corso della conversazione, non nominava, ma che il servizio di osservazione successivamente disposto consentiva d’identificare in Massimo CARMINATI.

Legenda:

F: Fabrizio Franco TESTA

Q: Giovanni QUARZO

F: Maestro

Q: Grande Fabrizio

F: non te voglio rompe le palle solo pe 

Q: ma che scherzi, è proprio (inc) sono travolto da mille cazzi

F: non ti preoccupare, (inc) se ti posso essere utile o meno, questa è la domanda da dirti

Q: guarda …, t’ha spiegato Luca la questione? 

F: no, me l’ha spiegata solo … molto superficialmente, m’ha solo detto <<ditemi>> (inc) solo fa sapè per tempo se posso essere …

Q: si, è li ci vorrebbe … non so se c’è modo di …

F: io c’ho il modo, però voi m.., m’ha fermato m’ha detto <<ti faccio sapè!>>

Q: anche perché …

F: però io mi devo muovere.

Q: abbiamo trovato un’altra soluzione. 

F: eh! Ok.

Q: la soluzione è un po, è diciamo … politicamente spregiudicata ma molto efficace 

F: ah, ok va bene.

Q: cioè andiamo in due al gruppo misto cambiamo Cosimo DI NOI (fonetico) come capo gruppo, il nuovo capo gruppo (inc) trasparenza e poi dopo una settimana ce ne rimandiamo di nuovo al PDL

F: ah! perfetto allora a posto

Q: capito, questa è 

F: a posto

Q: questo è lo schema, quindi dovremmo seguire questo qua 

F: ok, a posto se mi …, sennò … quell’altro modo, me lo dite, ed io …, dato che oggi … sono attivo, quindi … volevo sapere, ditemelo perché io sennò … faccio arrivà comunicazione, capito?

Q: va bene

F: a me quello quello non è che può permettersi di dire di no.

Q: si si è chiaro è chiaro.

F: a me me dite una cosa, e quella fu.., va … sono abituato a dire ed a fare capito? 

Q: lo so lo so lo so.

F: se mi dice una cosa è quella, non c’ho …  

Q: va bene.

F: però c’ho necessità di saperlo.

Q: appena vedo che c’è qualche difficoltà ed incertezza ti chiamo. 

F: me devi chiamà perché io …, me devi da’ il tempo di di attivarmi capito?

Q: e certo, è normale.

F: ok solo per quello, per il resto te come stai?

Q: bene, bene bene. 

F: era solo pe.., perché oggi sono operativo … allora… 

Q: si, si.

F: allora volevo sapè se potevo es.., da’, fatemi sapè se devo da’ una mano.  

Q: assolutamente.

F: ok?

Q: ti ringrazio molto.

F: oh, a Giovà ma che st.., la squadra è la squadra mica sennò, ma oggi avete l’incontro invece con … con Pietro e gli altri?

Q: oggi dovremmo, oggi sento, faccio qualche telefonata per vedere come va l’organizzazione che.., ah, oggi abbiamo l’incontro alla Magliana 

F: eh, a che ora?

Q: alle 18:30. 

F: ma non c’è pure Pietro? quella di Pietro con Domenico con (inc)

Q: questo non lo so. 

F: me sa che è stasera si incontravano, te ricordi?

Q: si, può può esse, no io di questa … questa non la sapevo ma penso che lo vede solo Luca non so se pure Domenico

F: ah! forse, ma tanto lo vedo tutti i giorni, (inc) quello, perché Domenico mi aveva detto <<io, mi sa che martedì lo incontriamo>>

Q: io non ne so niente, però sento, tanto devo senti Luca e glielo chiedo

F: va bene, era …

Q: (inc) doveva fare questa cosa e so che … diciamo il percorso è quello, però non sapevo quando incontravano non lo sapevo 

F: perfetto, va bene, l’impo.., tanto se n.., se non è oggi è domani è dopodomani ma insomma 

Q: si si si, comunque tanto dopo sento Luca  e … e te faccio sapè appena c’ho parlato

F: si si, a me la cosa principale  che mi dovete far sapere … è se …e se devo o non devo intervenì

Q: va bene.

F: perché se interveniamo … sono … diciamo largamente ottimista della serie che non può dir di no 

Q: no, io c’ho soltanto un dubbio 

F: si

Q: Michele BALDI (fonetico) lo controlla a Cosimo DINOI (fonetico)?

F: be! è l’uomo suo 

Q: eh, però io, il dubbio è solo quello cioè …, sulla capacità di convince Michele non c’è dubbio, è sull’altro

F: questo non te lo so di’, io ti posso di’ dell’altro

Q: si, si

F: l’altro (inc), quello non lo so, quello non te lo so di’, senno si fa l’operazione che hai detto te, punto

Q: adesso, io oggi, io in mattinata ci lavoro se c’ho qualche dubbio ti chiamo  

F: fatemi sapere io sono a disposizione 

Q: va bene 

F: buon lavoro 

Q: grazie mille anche a te 

Alle successive ore 10:46, TESTA chiamava BUZZI il quale, nel corso della conversazione, commentava: “..siamo in attesa che nominano st’amministratore all’Eur, vedemo un po’.. anche se oggi mi sembra che erano salite le quotazioni di Lo Presti..“. TESTA riferiva che bisognava attendere fino all’ultimo e BUZZI commentava: “eh ma Pallottini l’hanno azzoppato, leggi il Corriere della Sera di oggi, è azzoppato il ragazzo..“.. TESTA riferiva dice di non averlo ancora letto, aggiungendo “..tu sai che io la mattina sono sulla rotta Maccare… c’ho una rotta.. hai capito.. c’ho.. c’ho l’imbarcazione che va Maccarese Ostia, mattina e sera, per cui sto su quella rotta, capito?..“. Al termine della conversazione, TESTA domandava a BUZZI “..senti, se senti l’amico nostro mi fai chiama?..” il quale rispondeva: “..l’ho chiamato ma lui ancora non mi ha chiamato,  se mo chiama glielo dico..“.

Alle successive ore 11:41, CARMINATI contattava TESTA, il quale spiegava che “gli amici di sabato” gli avevano chiesto “il NOSTRO intervento su una questione” (esplicito riferimento da ricondurre alla precedente comunicazione del TESTA con il QUARZO: “la squadra è la squadra mica sennò..”) che lo stesso TESTA definiva “una cavolata” e che l’analisi delle successive conversazioni, faceva ricondurre alla nomina di QUARZO alla Commissione Trasparenza. Dall’analisi delle conversazioni telefoniche, inoltre, il riferimento agli “amici di sabato”, è da ricondurre evidentemente a Luca e Domenico GRAMAZIO, con i quali, in un primo momento, era stato fissato un appuntamento proprio per sabato 13 luglio.

Ulteriore elemento che non deve sfuggire all’analisi della comunicazione è :

Legenda:

M: Massimo CARMINATI

F: Fabrizio TESTA

M: sto seguendo una cosa, sto..

F: be…e certo

M: ..tentando di seguire l’..(inc)..è difficile, però insomma..(inc).. però insomma la seguiamo come tutte le cose..

F: senti, gli amici di sabato, mi ha chiesto.. un amico di sabato se… il nostro intervento su una questione che potremmo fare, una cavolata

M: si..

F: se domani, dove ti pare ci vediamo cinque minuti, te la racconto…eh..

M: va bene.

F: penso che noi lo possiamo fare tranquillamente senza problemi, però diciamo..

M: si, non c’è problema.

I due concordano di sentirsi domani mattina verso le dieci per mettersi d’accordo dove incontrarsi

Il 17.07.2013, alle ore 10.14, TESTA Fabrizio, come concordato, chiamava CARMINATI Massimo il quale, avvisandolo dell’arrivo anche dell’“amico nostro”, stabiliva di incontrarsi presso la “ONLUS” (veros. la Onlus “Piccoli Passi” di ALIBRANDI Lorenzo) tra un quarto d’ora.

Alle successive ore 11.14 TESTA Fabrizio chiamava QUARZO Giovanni comunicandogli che “allora è partita l’operazione eh! …l’unico problema è esattamente quello che dici te” (evidentemente facendo riferimento ai dubbi espressi precedentemente dal QUARZO sulla capacità di “controllo” del DINOI Mino attraverso il BALDI Michele) specificando che comunque si riteneva “cautamente ottimista” e rassicurandolo che “tutti sanno quello che va fatto” e che “sono tutti già operativi su st’argomento” e che “ormai siamo partiti”. Durante la conversazione QUARZO Giovanni metteva al corrente il TESTA della rapina perpetrata al presso gli uffici del “C.I.S.” (Centro Iniziative Sociali) di via Etruria 79, a Roma.

Alle successive ore 15:52, Luca GRAMAZIO chiamava Fabrizio TESTA e commentava con lui la rapina perpetrata la mattina stessa, da parte di ignoti, presso gli uffici del “C.I.S.” (Centro Iniziative Sociali) di via Etruria 79, a Roma. Nel corso della conversazione, TESTA Fabrizio, che appariva preoccupato dell’evento, rassicurava il GRAMAZIO che aveva “attivato subito chi di dovere” i due facevano riferimento al fatto che ne avrebbero parlato “sabato”.

Successivamente il TESTA partecipava il GRAMAZIO del colloquio avuto con QUARZO Giovanni (“senti ti volevo avvertire, ti ha avvertito il buon Giovanni? Siamo partiti su quell’argomento eh!”):

Legenda:

G: Luca GRAMAZIO

F: Fabrizio TESTA

F: (inc.)

G: aho?

F: aho… ma mannaggia la miseria, ma che cacchio succede qui, un macello aho?

G: cose strane, però

F: mamma mia, infatti, ne parliamo sabato

G: eh… eh si

F: io…eh sabato bisogna parlarne di questa cosa, io… per non saper ne leggere e ne scrivere… mi sono subito attivato eh

G: uhm…uhm.

F: eh perché… tutti abbiamo detto che è molto strana sta cosa eh

G: però

F: … ma molto, molto, molto, molto strana 

G: uhm…uhm…

F: molto, molto, molto, molto strana, ho subito attivato chi di dovere

G: uhm…uhm

F: …perché bisogna attivare immediatamente le difese eh, che questa veramente non c’ha senso eh, guardatela bene, non c’ha senso 

G: uhm

F: (inc.) sai, come i bambini quando crescono vengono le febbri le febbriciattole le cose no? 

G: uhm..

F: eh… secondo me… sono cose di crescita, come si chiama… febbriciattole di crescita 

G: Vedemo un po’? Vedemo un po’

F: no bè, assolutamente però eh, bisogna farlo perché… 

G: e certo

F: …comunque…comunque queste cose non…non solo non devono succedere ma (inc.)…per me deve succedere l’opposto, siamo stati troppo buoni, cioè nel senso…  un eccesso di bontà no

G: uhm

F: …per come la vedo io ci deve essere esattamente l’opposto

G: uhm

F: perché non c’ha senso fare una cosa del genere, comunque… te come stai?

G:  tutto bene

F: senti ti volevo avvertire, ti ha avvertito il buon Giovanni? Siamo partiti su quell’argomento eh!

G: ok

F: Quindi già sabato, automaticamente… sapremmo un po’ tutto insomma

G: perfetto

F: e quindi già ci siamo attivati su…su quell’argomento, e vediamo insomma… eh…l’unica difficoltà è quanto lo controlla? 

G: eh lo so

F: cioè io non…non… tutti abbiamo dei dubbi, che poi è stato Giovanni il primo a dirmelo, ma anche oggi me lo confermavano,  sul grado di…di…di quanto quello lo controlla, cioè perché… 

G: certo

F: se lo controlla, non c’è proprio manco il dibattito

G: uhm…

F: I nostri erano tutti sicuri di riuscire a convincerlo…

G: uhm.

F: a prescindere dal controllo, però se c’ha il controllo bastava una chiamata

G: uhm.

F: se non ci sta il controllo ci… si  utilizzavano, ho trova… altre vie, ma erano tutti abbastanza ottimisti, te per il resto? 

G: niente, niente.

F:  nemmeno più…è molto strano, io mi sono subito attivato su questa storia, comunque eh, mi sono subito attivato, come me lo hanno detto mi sono attivato

Alle successive ore 18:57, Domenico GRAMAZIO inviava sull’utenza monitorata di Fabrizio TESTA il seguente sms: “Ti prego di spostare a martedì il pranzo di sabato mia moglie sta poco bene chiamo l’on x il nostro amico ma è fuori Domenico” ed alcuni minuti più tardi TESTA contattava Marco LELLI, dirigente dell’ASTRAL SPA (Aziende Stradali Lazio, ndr), chiedendogli di farlo chiamare da Massimo CARMINATI:

Legenda

F: Fabrizio Franco TESTA

ML: Marco LELLI 

ML: Fabrì.

F: ah bello.

ML: grande.

F: innanzitutto ben tornato, primo punto.

ML: ammazza me controlli li mortanguerrieri

F: aoh, aoh …. eh!

ML: sugli attenti sto, Fabrì.

F: esatto, innanzitutto ben  tornato.

ML: eh!

F: secondo, so che stasera stai a cena. 

ML: sii!

F: mi fai chiamare? E’importante.

ML: da …

F: si, dall’amico.

ML: ok, perfetto.

F: ok? grazie un abbraccio.

Difatti, alle successive ore 20:40, Marco LELLI chiamava Fabrizio TESTA e gli passava al telefono Massimo CARMINATI. TESTA riferiva sinteticamente a quest’ultimo il contrattempo rappresentatogli da Domenico GRAMAZIO con l’sms sopra riportato: “domani c’è il papà che c’ha un problema che c’ha la moglie malata”, spostando l’appuntamento per il martedì successivo

Legenda

M: Massimo CARMINATI

F: Fabrizio Franco TESTA

ML: Marco LELLI 

F: oh!

ML: bello te passo un amico che te vuole salutà

F: sii!, grazie ciao

M: pronto.

F: eccolo.

M: eccomi.

F: domani c’è il papà che c’ha un problema che c’ha la moglie malata

M: si.

F: noi ci vediamo ugualmente? per pranzo?

M: e va be’, certo, e certo per forza a sto punto 

F: eh! noi comunque se vedemo comunque perché me lo hanno appena comunicato

M: e noi ci vediamo comunque

F: e poi a quel punto mi ha detto, lo voleva far martedì, io martedì non ci sto

M: eh!

F: glie posso da pure conferma ugualmente eh?

M: e … e facciamo … vabbè poi domani domani

F: domani lo decidiamo 

M: domani lo decidiamo dài, perché martedì … la mia compagna lo sai lavora, quindi…

F: eh apposta (inc voci sovrapposte)

M: c’è un problema

F: bravo, se no al limite je posso di …, (inc) ma al ristorante

M: ah! ecco possiamo fare così

F: ne parliamo domani

M: vabbè noi ci vediamo domani, è sic.., con chi vieni? tu e lei e basta? solo voi d..

F: io e lei e basta, siamo solo noi due 

M: va bene ok, perfetto, dài, se vedemo domani allora, bello un abbraccio, ciao ciao ciao.

Il 20 luglio 2013, alle 13.25 TESTA inviava a Domenico GRAMAZIO un sms per confermare l’appuntamento di martedì: “Per Martedì a pranzo e’ perfetto. Dove ci vediamo?”.

Alle successive 19.26 TESTA inviava anche a Luca GRAMAZIO un sms: “Grande tuo padre ha detto che il pranzo lo facciamo martedì. Mi puoi far sapere entrò domani dove ci vediamo?”. Alle 19:27 Luca GRAMAZIO chiamava TESTA e diceva: “..se per voi va bene, trovo io un posto tranquillo a Roma..“. TESTA rispondeva di essere d’accordo ma che aveva bisogno di saperlo entro l’indomani sera perché lui non ci sarebbe stato, quindi GRAMAZIO proponeva: “..il nostro amico Bruttone?..“, ricevendo conferma da parte dell’interlocutore.

Il 21 luglio, alle 11:28, TESTA inviava a Luca GRAMAZIO un ulteriore sms di conferma: “Confermato martedi ore 13, ti chiamo dopo pranzo, se riusciamo ci vediamo”, ricevendo, come risposta: “Ok perfetto quando vuoi sono a tua disposizione”.

Alle successive ore 18:44, CARMINATI chiamava TESTA il quale riferiva: “..allora, martedì confermato alle 13.00, Bruttone, a via Taranto, ristorante..” e CARMINATI :”..va bene. dove siamo andati quella sera, a mangiare..”.

Quello stesso giorno, in base alle informazioni acquisite, veniva predisposto dal II Reparto Investigativo del ROS, un servizio di osservazione nei pressi del ristorante romano “Dar Bruttone”.

Contestualmente, il medesimo Reparto, dava esecuzione al decreto RIT 6047/13 grazie al quale veniva effettuata l’intercettazione delle conversazioni tra presenti, l’analisi delle quali poteva evidenziare come tra i presenti:

  • venisse commentata la rapina presso gli uffici del “C.I.S.” (Centro Iniziative Sociali) di via Etruria 79, a Roma. In particolare il CARMINATI esprimeva il dubbio, vista la stranezza dell’evento, che la stessa in realtà fosse stata una messinscena per l’applicazione di apparati di intercettazione da parte delle Forze di Polizia, presso quegli uffici, consigliando quindi di “bonificare” gli ambienti (“faglie fa una bella bonifica, faglie fa una bonifica..(inc)..guarda dentro le cose, dentro tutte le placche, deve essere ..(inc)..faglie smontà le plastiche perché vede lui..”);
  • CARMINATI Massimo sollecitasse, a GRAMAZIO Luca, l’intervento presso “Tommaso” (LUZZI Tommaso ndr) affinchè si interessasse all’individuazione di un terreno che doveva servire a “Salvatore” (BUZZI Salvatore ndr) il quale nel frattempo aveva “preso” nel vicino comune di Morlupo (RM) “una gara” (“digli a.. a Tommaso che lì… la 29 Giugno ha preso a Morlupo una gara per..(inc)..un terreno…” “si..(inc)..Salvatore..(inc)..se lì ci sta qualcosa..(inc).. un terreno che ..(inc)..che fai, che ne so.. mi serve un posto pe fare qualche cosa.. ..(inc)..”), cosa che suscitava l’approvazione del GRAMAZIO Luca (“perfetto..ottimo”).

Benchè agli atti d’indagine non si abbiano riscontri riguardo l’effettivo intervento del GRAMAZIO sul LUZZI, purtuttavia il frammento della conversazione, pur nella sua brevità, offre una ulteriore straordinaria conferma delle dinamiche che l’associazione criminale appare capace di spiegare in seno all’amministrazione pubblica di Sacrofano (RM). 

  • venisse confermato l’interessamento del CARMINATI alla nomina di QUARZO Giovanni alla Commissione Trasparenza del comune di Roma (“mo te sto a guardà sta cosa per la..” “..commissione trasparenza”).

In particolare il CARMINATI si riproponeva di intervenire proprio su Michele(“mo devo parlare con coso, con Michele.. (inc)..”), soggetto che nelle parole dei sodali sopra riportate, sarebbe stato in grado di “controllare” il DINOI Mino, all’epoca a capo del “gruppo misto” che, nelle preoccupazioni di QUARZO, sarebbe stato evidentemente in grado di opporre qualche resistenza ai propositi di quest’ultimo  (“l’unica difficoltà è quanto lo controlla?”) e che quindi doveva essere identificato proprio in BALDI Michele (“Michele BALDI (fonetico) lo controlla a Cosimo DINOI (fonetico)?”).

Nel frangente GRAMAZIO Luca confermava con i sodali la strategia ideata per raggiungere lo scopo (“facciamo,  la ..(inc).. che noi facciamo è.. prendiamo due del PDL, li famo mette al gruppo misto..” “li famo parcheggià quindici giorni al gruppo misto, votano al Presidente della Commissione,” “già d’accordo con il Presidente del Consiglio”) ricevendo il pieno accordo del CARMINATI (“..ed è finita la partita!”)

Trascrizione redatta in forma integrale dalla posizione di scorrimento: ora 14:18:00

LEGENDA

M: Massimo CARMINATI

L: Luca GRAMAZIO

D: Domenico GRAMAZIO

VU1: voce di uomo n.m.i

VU2: voce di uomo n.m.i.

M: ..(inc)..venti, trentamila euro.. (inc)..prendi trentamila euro..(inc)…una cosa..(in).se è una cosa privata

D: .(inc)..

M: ..su appuntamento come se fossero..(inc)…poi può essere..(inc)..quello che doveva essere, però, comunque,  loro.. loro hanno mirato la cassa perché non hanno guardato ad  altre parti, si può pure pensare che se cercassero qualcosa di valore può essere pure nascosta ad altra parte..(inc)..però..(inc)…nero o grigio (fonetico,nr)..(inc).. per venti euro..(inc)..in cassaforte non ci puoì mettere niente…(inc)..io a casa..(inc)..vai la, capito? vai la.(inc)..allora lasci il primo vuoto, il secondo gli lasci du cazzate.. 

L: il problema..

VU1: questa cosa..(inc)..mette..(inc)…tutte le altre cose (sovrapposizioni di voci, ndr)

[[…]i>

M: tu c’hai la chiave, com’è la chiave?.. chiave rifatta?

D: no, no.. la chiave..(inc)..normalissima, con Manlio..

M: si, vabbè ma qualcuno gliel’ha data quella chiave

D: certo

M: e qualcuno gliel’ha data internamente, l’ha fatta internamente 

D: e quello è..e poi..(inc)..

M: vanno diretti là..(inc) la chiave passi in caserma che gliela diamo, qui c’è la..(inc).. pe fa la bonifica, se trovi.. microspia vai subito in Procura

D: ..(inc)..la proforma

M: ..che poi quando fai le indagini deve uscire qualche magagna o meno

VU2: innamoratissima la dottoressa perché riesce a lavorare con lei come massima, sicuramente lei ha un coraggio e una capacità..(inc)..

M: però, se tu metti che hanno fatto la chiave..(inc)..ha fatto la.. ha fatto la fongata (fonetico, la parola dovrebbe essere, in realtà, “..pongata..” (metodo utilizzato dai malviventi che sfruttano le deboli difese di una blanda serratura antieffrazione per clonare la chiave originale, ndr)

D: ..(inc)..

M: ..(inc).. lo stile delle cose

U1: ..(inc)..(bassissima tonalità di voce, ndr)

D: ..infatti è venuto il maggiore Comandante del Nucleo Operativo

M: ..(inc)..cercarlo, che era pure Comandante di..(inc)..

D: ..da dove lo..(inc)

M: .se loro possono per interesse a sapere

L: per la legalità..

M: bravo

D: e quello è 

M: ..(inc)..la persona che tu hai cercato c’ha qualche santo in paradiso..

D: ..mi sto facendo stampare..(inc)..

M: .. però è passato pure parecchio tempo, se andiamo a vedere bene

L: no però qualcuno…(inc)..

M: ..(inc).. può essere, è passato troppo tempo, non avrebbero fatto..(inc)..però i servizi..(inc)..non te lo fanno ..(inc)..le rapine..(inc)..una cosa è che fanno l’intrusione..tu (inc).. allaga tutto, è un indagine lunga (fonetico, ndr), pare che i carabinieri su sta cosa avranno scampanato, cioè capito?.. (inc)..può essere..(inc)..come al solito..(inc)..

L: sto comandante..(inc)..

M: ..(inc)..la preparazione, la preparazione..(inc)..cosa..(inc)..loro sono arrivati.. (inc).. salì co a chiave?..

D: ..(inc)..

M: …

D: no, no

M: loro hanno..(inc)..qualche telecamera per strada, loro sono entrati hanno visto se c’era…(inc)..

L: ..(inc).

M: ..(inc)..per vedere pure se qualcuno s’era appizzato lì

D: eh certo, 

M: un minimo, un minimo di appostamento devono averlo fatto, 

D: ..(inc)..

M: a parte che chi gli ha dato le chiavi gli ha dato pure..(inc)..<..a quell’ora che sapete che non trovate nessuno..>

D: ..(inc)..alla nove e mezza

M: ..(inc)..na chiave..(inc)..io la vedo, la vedo che è una cosa secondo me nata..(inc)..la chiave, la cosa, perché pensavano..(inc)…magari loro..(inc)..loro magari dicono <..non è che c’aveva qualche..(inc)..>..è una cosa che tu non gli dai neanche tutta sta importanza, però magari hai ..(inc)..qualche..(inc)..dobbiamo controllare, dobbiamo controllare.. (inc)..(sovrapposizioni di voci, ndr)

Dalle 14.25.37 alle 14.28.15 il dialogo risulta quasi sempre incomprensibile a causa della sovrapposizione di voci e della bassa tonalità delle stesse.

La trascrizione integrale riprende dalle ore 14.28.20

M: non gli volevo dire a lui, che già l’ho detto a Fabrizio, lui lo sa…(inc)..addosso..(inc).. siccome a Elio..(inc).. vedi se può esse sta cosa perché a loro gli serve, a loro gli serve qualche cosa che.. siccome loro non hanno, non hanno possibilità di fare nulla su..(inc)..lo faccio..(inc)…(bassissima tonalità e sovrapposizione di voci, ndr) non ci credo..(inc).. non esiste una cosa del genere proprio.. non se ne parlerebbe…(inc)..con lui manco ci parlano..(inc)..faccio a dire una cosa del genere,

L: .. con lei..dice…con lei non c’hai parlato?

M: parlo con ..(inc).. è una cazzata..(bassissima tonalità di voce, ndr) 

[[…]i>

M: so quelle cose che non si so mai capite..

D: .lui..(inc)…

M:. .la moglie era di..(inc)..

D: ..(inc)..gli aveva che.. lui gli aveva..(inc)…in Svizzera

M: .in Svizzera

D: …e aveva tre giorni, ..(inc)..l’ambientale dell’..(inc)..può essere..(inc)..

M: ..(inc)..ammazzato.., non era lui da ammazzare, è vero che è successo un mese dopo che ce ..(inc)..

D: certo

M: c’è da dire, che loro hanno colpito un simbolo, però fu sempre una cosa strana, come è stata strana per Marco..(inc)…mo ancora stanno cercando..(inc)..in Brasile a cercarlo

D:. eh..eh..

L: Marco?

D: Marco..

M: che Marco..(inc)..lo dovevano ammazzà, ..(inc)..ammazzà lo aspetti sotto casa, esco sotto casa e lo ammazzo..

D: ..anche perché..(inc)..sotto casa co a madre

M: ..co a madre,..(inc)..quando la ammazzi, posso essere cattivo ma non così cattivo, poi chiaramente c’è stato un  tafferuglio, è partito un colpo l’ha preso alla schiena..(inc)..poi lui è un cacacazzi,  poi lì è sempre stato..(inc)…era..(inc)..Costanzo.., tutti sapevamo tutto de tutti, insomma, è una cosa che, capito?.. tant’è vero che loro, i carabinieri del ROS che stavano facendo l’indagine… (inc). quella è una cosa che è stata fatta da qualcuno che voleva in qualche maniera entrare in un certo ordine.. un certo

L: . accreditare

M: accreditarsi..(inc)..era una tesi che c’ha, c’ha un senso, però accertamenti..(inc).. allora..(inc)..parlammo pure.., pensammo che era..(inc)..

D: ..(inc)..lui passava ai carabinieri..(inc)..

M: noi li passavamo, lui era autonomo, faceva fa le poste sotta casa da gente, un rompicazzo, era pure un ragazzo coraggioso, .(inc)..a cazzotti con..(inc).., fu arrestato con una pistola in tasca, però..(inc)..fu una casa strana, poi loro l’hanno buttata sul fatto che voleva uno voleva sapere le liste..

L: le liste?

M: le liste di quelli di destra, che ci vuole a fare..(inc)..è come fare le liste a quelli di sinistra, cioè a scola  facevi a lista, alcuni facevano..(inc)..altri, bravo, eravamo ragazzini, però quella fu’ una cosa strana, credo che non sia stata mai peregrina alla vista di quello che.. che abitava di sopra, che aveva visto un ragazzino parlare il giorno prima con tre persone che.. che corrispondevano a.. agli identikit di.. di quelli che poi hanno fatto la, probabilmente era gente che conoscevano..(inc)..una cosa strana quella, anche perché  ti dico nell’ambito nostro nessuno sapeva niente…(inc)..cosa

D: ..(inc)..

M: ..eravamo ragazzini, ..(inc).. si atteggiava, però volgi dì, li identificavi subito nel gruppo che.. poi parlavi magari con quello del.. della zona…(inc)…che devi fa il complotto con la madre, lui era D’Angelo (fonetico, ndr)..(inc)..Manlio..(inc)..evidentemente ..(inc)..la madre si ricordava,

D: .di me

M: …(inc)..qualcuno che aveva un segno particolare..(inc)..

D: certo può essere..(inc)..so stati tre ore con la madre, 

M: na cosa che non..(inc).., se devi ammazza’ qualcuno

L: …(inc)..

D: vai sotto casa e gli spari..

M: gli spari. no ma quelli poi tutte..(inc)..la tecnica..(inc)..vestiti da infermieri, ..(inc)

D: si mi ricordo, con i camici bianchi

M: ..una roba proprio.. 

D: organizzati..(inc)…

M: sul policlinico….(inc)..un po’ di caffè

D: volete il caffè?

L: no, io sto bene così, grazie

M: ..(inc)..

D: ..si..(inc).. bassissima tonalità di voce, ndr)

M: ci fosse stato qualcos’altro l’avrebbero.. (inc)..lì in quel periodo

D: ..in quel periodo ..(inc)..era  Comandante.. era Comandante ..no del.. Paoletti se non sbaglio..(inc)..un capitano rampante

M: .che stava lì..(inc)..

D: .. quello comandava lì..

M: .comandava

D: .la Compagnia

M: .la Compagnia..

D: la Compagnia Carabinieri di Montesacro mi pare, ‘na bella Compagnia..(inc)..però quando me spararono na notte..(inc)..gli spararono..(inc)..na carica de..(inc)..

V: ..il momento de abbassarme “..boom..”

M: ..(inc)..spararono..(ic)..

D: bravo..(inc)..

M: ..(inc)..bomba..(inc)..sparai….(inc)..

D: ..(inc)…pistola..(inc)..così….(inc)..che pioveva…(inc)..anche questi ricordi che.. di una vita ..(inc)..

M:. fai fare questa bene.. questa bonifica, fatta bene..(inc)..

D: si, si, si

M: faglie fa una bella bonifica, faglie fa una bonifica..(inc)..guarda dentro le cose, dentro tutte le placche, deve essere ..(inc)..faglie smontà le plastiche perché vede lui..

D: ..(inc)..le smontiamo..(inc)..

M: ..(inc)..le hanno levate

D: ah, ecco,

M: lui si rende conto se ce stanno delle.. le placche

D: ..ci stanno..

M: le placche grosse..(inc)..placche piccole, ..(inc)..se non le placche che sono..(inc)..loro fanno il loro, raschiano i fili..

D: e gli attaccano

M: ..e attaccano questi fili

D: si, di

M: e rimangono attaccate all’impianto elettrico, quindi sono molto..(inc).., quando le levano, le nastrano, quindi se tu trovi un filo azzurro, diciamo,  della.. della ..(inc9..

D: ..(inc)..

M: ..strada, ci sta na strada, che cazzo è sta strada, , loro di solito quando  levano le nastrano..(inc) di solito la bonifica superficiale passa lo strumento..(inc)..perché non c’è niente, però loro se ne accorgono.. loro…(inc).. vedere se l’hanno messa..(inc)…tanto tu lo vedi se ci stanno e non c’hanno il codice a barre sono sconosciute..(inc)..i magistrati lo..(inc)..il codice, i numeri e il codice a barre lo vedono..(inc)..

D: ..(inc)..i magistrati..(inc)..

M: ..(inc)..mette quell’altra..(inc)..

D: certo

M: io ..(inc).. gli ho fatto pure quelle..(inc)..

D: si..(inc)..infatti chiamarono tutte le guardie

M: ..insieme a “..Lotito..” l’ha fatta..

D: ..si..chiamarono tutte le guardie in una stanza, tutte le guardie della Regione, tennero le guardie dentro una stanza, ..(inc)..

M: fin quando entrarono..(inc).. (sovrapposizione di voci, ndr).. fanno la bonifica

D: ..a lui gli serviva, gli serviva pure a lui, gli servivano a lui per farsi avere gli appalti della vigilanza..

M: ..(inc)..(bassissima tonalità di voce, ndr)..dove te ne vai?

L: Stati Uniti

M: ah, bello, pure Fabrizio mi sembra…(inc)..con persone..(inc)..

L: ci passo

M: ti serve niente..(inc)..per casa.. tutto a posto?

L: (inc)..assolutamente, assolutamente si..(inc)..per il resto tutto bene, 

M: ..(inc)..a settembre tutte le cose..(inc)..digli a.. a Tommaso che lì… la 29 Giugno ha preso a Morlupo una gara per..(inc)..un terreno…

L: ah, ah..

M: ..(inc)..quella cosa

L: ..(inc)..

M: si..(inc)..Salvatore..(inc)..se lì ci sta qualcosa..(inc).. un terreno che ..(inc)..che fai, che ne so.. mi serve un posto pe fare qualche cosa.. ..(inc)..

L: perfetto, ottimo..(inc)..

M (inc) (bassissima tonalità di voce, ndr) è andato in vacanza..(inc).., torna domenica ..(inc).. sta fuori du giorni con l’amante, tu lo sai lui c’ha la vita sessuale..(inc)..

L: lui c’ha..(inc)..

M: tre, quattro..(inc)..

L: che lo seguono, un po’ dappertutto

M: eh..(inc)..no sta bene, sta bene..(inc)..(bassissima tonalità di voce, ndr)  quello che hanno nominato, questo che hanno nominato..

L: ..(inc)..

M: non riesco a capire..(inc)..senza senso, è un peccato perché quello..(inc):..

L: guarda ti devo dire la verità

M: mo te sto a guardà sta cosa per la..

L: ..è un paio di di mesi che sto

M: ..commissione trasparenza., mo devo parlare con coso, con Michele.. (inc)..

D: ..(in)..accompagnare?

M: ..ti do un passaggio, magari, 

L.. si

M: ..(inc)..passaggio, l’ho chiamato venerdì, stava in ..(inc)..

L: …(inc)..trasparenza, è una..(inc)..facciamo,  la ..(inc).. che noi facciamo è.. prendiamo due del PDL, li famo mette al gruppo misto..

M: ed è finita a partita

L: li famo parcheggià quindici giorni al gruppo misto, votano al Presidente della Commissione, 

D: .(inc).. due li comprano e loro…(inc)..

L.: già d’accordo con il Presidente del Consiglio

M: ..(inc)..

D: .a settembre cena a casa, a casa tua pure col.. tutti insieme

M: a casa mia.. pure le mogli..

D: .è contenta di venire

M: ..come no, come no…. quando torni?

L: .io faccio 11 agosto.. 30 agosto..

D: …(inc)..se sta ferma, calma, ..(inc).. se se mette a fa le cose dietro a tutti, 

M: anche perché se no..(inc)..te lo dico io che succede…diventano come quelle sacche che stanno…(inc)..la devi prendè e gli devi da’ fuoco..

D: ..(inc)..

M: perché? portala in un posto che se ne sta tranquilla..(inc)…niente,..(inc).. infiammazione..(inc) se non fagli fa qualche iniezione locale

D: ha detto di no, lo deve riassorbì..

M: ..ma se non fa nulla

D: ..eh

M: ..(inc)..all’ortopedico, si?

D: gli ho fatto l’ecografia…

M: ..(inc)

D: ..(inc).. lo lasciavano così.. no?..(inc)..(sovrapposizione di voci, ndr)..è quella la verità..

M: è dolorosissima

D: come ti stanchi è di un doloroso

M: ma è proprio dolorosa quando prendi la botta, quando prendi la botta…

D: ma con la botta gli è passata..

M: gli è passata?

D: io giorno dopo è diventata ..(inc)…

M: (inc)..allora forse ha avuto un piccolo trauma..(inc)..

D: eh, certo e.. quello ho pensato pure io, quando quello ha visto a cosa ha detto questo è un trauma da botta.. da scivolata

L: va bene

M: ..(inc)..divertiti, qualunque cosa mi fai chiamare, eh?.. 

L: no.. vai in vacanza, Massi?..

M: .si

L: okay, a posto ciao Ma..

M: ..ciao

D: ciao Massimo

14.55.00 Fine della conversazione.

Alle 16:23 TESTA inviava a Luca GRAMAZIO il seguente sms: “Com’è andato il pranzo?” richiamandolo in ufficio alle 17:57. TESTA chiedeva a GRAMAZIO se fosse andato tutto bene e quest’ultimo rispondeva: “amabilmente insieme ci siamo ripromessi , se non ci sono notizie particolari o questioni da affrontare ci riaggiorniamo a settembre a casa sua“.

Le manovre operate dal sodalizio criminale in favore di QUARZO Giovanni apparivano concludenti nel conseguire il risultato stabilito. 

Infatti:

  • il 24.07.2013 i consiglieri QUARZO Giovanni e CANTIANI Roberto in “quota” PdL, facevano domanda di passaggio al “gruppo misto”;
  • il 24.09.2013, l’on. CORATTI Mirko, Presidente dell’Assemblea Capitolina,  “In ottemperanza dell’art.97 comma 2 del ‘Regolamento del Consiglio Comunale’ e a seguito della designazione a maggioranza compiuta dai Presidenti dei Gruppi Consiliari di Opposizione”, nominava QUARZO Giovanni, Presidente della Commissione di Controllo, Garanzia e Trasparenza del Comune di Roma. “A favore dell’On. Quarzo si sono espressi il Presidente del gruppo misto on. Roberto Cantiani, il Presidente del gruppo Cittadini per Roma on. Giovanni Alemanno, il Presidente del gruppo del PDL on. Sveva Belviso e il Presidente del gruppo FdI on. Fabrizio Ghera”.

Il sostegno a Luzzi per la sua candidatura a sindaco del comune di Sacrofano

Gli itinerari di controllo della PA non si limitavano al comune di Roma, ma si estendevano a comuni limitrofi, com’è dimostrato dagli episodi corruttivi relativi al comune di sant’Oreste e dal sostegno dato dall’organizzazione alla candidatura di Luzzi a Sindaco del comune di Sacrofano, territorio di particolare delicatezza, siccome luogo di residenza eletta dei vertici dell’organizzazione criminale indagata quali CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo, rivestiva.

L’attività investigativa, in particolare,  permetteva di raccogliere numerosi elementi indiziari che permettevano di evidenziare:

  • come il sodalizio di CARMINATI Massimo avesse sostenuto la candidatura a sindaco di quel comune di LUZZI Tommaso già Amministratore Delegato dell’azienda ASTRAL SPA, soggetto già in rapporti con BUZZI Salvatore;
  • come lo scopo di tale candidatura fosse l’esclusivo vantaggio del sodalizio indagato attraverso la possibilità di ottenere favori in generale ed in particolare autorizzazioni e l’aggiudicazione di appalti verso le cooperative del BUZZI;
  • come il LUZZI fosse perfettamente consapevole degli interessi dell’organizzazione, di cui mostrava conoscere dinamiche e ruoli, che erano alla base del sostegno ricevuto durante la campagna elettorale;
  • come la capacità coercitiva dell’organizzazione nei confronti l’amministrazione comunale risiedesse nella asserita capacità di gestire i fondi regionali destinati al territorio attraverso l’opera di GRAMAZIO Luca (“non può fare nulla perchè? ti dico io perchè, perchè i soldi vengono dalla regione SE LUI NON FA QUELLO CHE DIMO NOI LUCAGLI BLOCCA TUTTO, fatte servi’”);
  • come, una volta eletto, il LUZZI continuasse a mostrare contiguità con il sodalizio, prendendo parte almeno ad un pranzo organizzato presso l’abitazione del CARMINATI a cui, tra gli altri, prendeva parte anche GRAMAZIO Luca.

6.3.3.2 Ulteriori fatti che costituiscono l’utilizzazione del capitale istituzionale dell’organizzazione

Si analizzeranno in questa sede una pluralità di fatti, che presentano le caratteristiche che seguono:

  • sono rappresentati, nel corso delle conversazioni captate, da parte dei corruttori;
  • non presentano un grado di concludenza probatoria tale da consentire un giudizio di gravità indiziaria circa la sussistenza del fatto ovvero non consentono l’esatta collocazione spazio-temporale delle condotte;
  • sono idonei, per ciò che di essi si può affermare con certezza assoluta, a dimostrare una precisa volontà, non di rado esplicata in comportamenti concreti di avvicinamento ai decisori pubblici, di permeazione illecita della pubblica amministrazione.

Tali episodi, unitamente ai fatti di corruzione che si riterranno specificamente provati nel prosieguo della richiesta, dimostrano, inequivocabilmente, la vocazione di mafia capitale a condizionare l’agere della pubblica amministrazione, al fine di ottenere il controllo di attività economiche e lavori pubblici.

Una vocazione icasticamente rappresentata da Buzzi, nel corso delle sue conversazioni con Campennì, nelle quali, anzitutto, rappresenta l’utilizzazione diffusa del metodo corruttivo.

Conversazione tra presenti del 20.04.2013, all’interno dell’autovettura Q5 targata EM.442.HN:

S: Salvatore BUZZI

CA: Giovanni CAMPENNI’

Trascrizione integrale dal min. [1[17:35:40]i>

…omissis…

CA: eh?

S: tu li voti, vedi, i nostri sono molto meno ladri di…di quelli della PDL

CA: si..grazie

S: ma stai a scherzà

CA: i ladri..(inc)

S: no, no questo te lo posso assicurà, te lo posso assicurà io che pago tutti, i miei non li pago.  

CA: no, non erano sponsorizzati.

S: e che vuol dì, un conto è che sei sponsor… ma lo sai agli altri soldi che gli dò già?.  Ma tu lo sai perché io c’ho lo stipendio, non c’hai idea di quante ce n’ho… non ce li hanno… pago tutti, pago. Anche due cene con il sindaco, settantacinquemilaeuro ti sembrano pochi? Oh, so centocinquanta milioni eh. I miei ti posso assicurà che non li pago.   

CA: eh intanto cercano solo favori.

S: e va bè ma pure è giusto. Tu devi essere bravo perché la cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti, lunedì c’ho una cena da ventimila euro pensa…questo è il momento che paghi di più perché stanno le elezioni comunali, poi per cinque anni…poi paghi soltanto…mentre i miei poi non li paghi più poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di più… le comunali, noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune.

Una vocazione che non rimane  confinata in interiore animi ma che, secondo la rappresentazione di Buzzi medesimo, si traduce in una diffusa ricerca di interlocutori nell’amministrazione comunale romana, con finalità eminentemente corruttive. Anzitutto quella che si è espressa nella maggioranza che ha amministrato il comune dal 2008 al 2013.

Conclusa la conversazione BUZZI riprendeva il dialogo con GAMMUTO facendo riferimento alla telefonata appena conclusa [1[10:11:04]/p>

Legenda 

S: Salvatore BUZZI

E: Emilio GAMMUTO

S: mò se perde devo dare quarantamila euro a Panzironi… che gli damo?..

E: Chi gli da’? ..ah no, …(inc)… daglielo… e non glie dai Salvatò?

S: sull’Eur, glieli dovrei da’ sull’Eur, poi vedo MASSIMO se glieli vo’ da’

E: va be’ glielo manderai alle lunghe, però…(ride)

S: …Giordano…

E: certo porca puttana avete li…lui…diciamo che s’eravamo riusciti a crea’ un…quadro

S: oh l’avevamo comprati tutti oh..

E: eh apposta pure con..

S: se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati, partivamo FIUUUU (fonetico intendendo partiamo a razzo, ndr)… c’amo l’assessore ai lavori pubblici, Tredicine doveva sta’ assessore ai servizi sociali, Cochi andava al verde, Cochi non è comprato però è un amico, Alemanno… che cazzo voi di più…

Una vocazione che non ha barriere politiche, poiché Buzzi, a suo dire, è in trattative corruttive anche con l’amministrazione comunale successiva al 2013

E: …(inc)…

S: …e mo vedemo Marino, poi ce pigliamo e misure con Marino

E: va bè mò Marino tramite Luigi Nieri con.. no..(inc)..

S: ma Nieri…(inc)…entrato Nieri?

E: non lo so

S:..cazzo ne sai? Noi c’avemo…(inc)… Ozzimo, quattroOzzimo, Duranti, Pastore e Nigro..(inc)..

………

secondo quanto rivelato dal BUZZI nella conversazione tra presenti del 23.01.2014 e di seguito riportata, FIGURELLI veniva retribuito con 1.000 euro mensili, oltre a 10.000 euro pagati per poter incontrare il Presidente CORATTI, mentre a quest’ultimo venivano promessi 150.000 euro qualora fosse intervenuto per sbloccare un pagamento di 3 milioni sul sociale:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

CC: Claudio CALDARELLI

…omissis…

CC:vabbè ..ricordate sta cosa co.. co coso.. so un milione e 8…è importante.. perché è politica la scelta al di là (inc)

S: (a bassa voce:) ohh ma che (inc)..me so’ comprato Coratti (Mirko Coratti, Presidente Assemblea Capitolina, ndr)

C: ehh ehh ricordate da diglielo.. ho capito…

S: lui sta con me…gioca con me ormai

CC: ehh ricordateglie de questo perché…

S: oh ma che sei peggio de lui, ce vado venerdì a pranzo ma che sei rincoglionito.. ma che cazzo..non cambi mai, sempre la stessa cosa

CC: (ride)

S: e che cazzo.. che me so rincoglionito.. poi non tutte riescono però uno ce prova, eh (ride)…

CC: (ridendo) mannaggia alla madosca, ohh..

S: non tutte (inc)…t’ho detto gl’ho spiegato tutto a (inc) lui

CC: ahh.. ah.. ok.. quindi io stasera..

S: gliel’ho detto <guarda, lo stesso rapporto che c’abbiamo con Giordano lo possiamo aver con te>..m’ha capito subito!

CC: eh (ride)

M: gli si è aperto…gli si è aperto un…con l’aria che tira poi…

S: poi però il problema è che lui non so quanto a quanta gente l’ha (inc)..mentre con Giordano semo (inc)

CC: (inc)…in giro…(inc)

S: so’ tre volte che te la dico eh..tre volte.. c’ho un pranzo con lui

CC: ahh ecco la dovete chiude ancora..

S: venerdì… perché dobbiamo chiude.. quando io gl’ho detto tutto lui m’ha detto.. non m’ha  detto no.. m’ha detto ci vediamo a pranzo venerdì.. più de questo…(ridendo:) che me deve(inc)…

CC: lui perché c’ha rapporto con (inc)… perché c’ha rapporto con (inc)Vito?

S: perché si conoscono da ragazzini.. solo questo.. se conoscono da ragazzini…

CC: perché lui ha rapporto con (inc) e il capo segreteria sua c’ha rapporto con quell’altro…

S: (a bassa voce:) al capo segreteria suo noi gli diamo 1000 euro al mese…al capo segreteria 1000 euro al mese

CC: ahh (inc)

S: so’ tutti a stipendio Claaa (si sovrappongono) 

Si sentiva uno dei presenti affermare “quello è nostro” [P[Pr.1752-A-2 ore 10:15:45]/p>

S: no lui m’ha detto.. lui m’ha detto veditela con lui.. io solo per metteme a sede a parla’ con Coratti 10 mila gli ho portato [P[Pr.1752-A-2 ore 10:15:53]i>

Una vocazione ribadita da Carminati, con l’indicazione, precisa quanto colorata, a Buzzi all’esito delle ultime elezioni comunali, di indossare la minigonna e di andare a battere.

Dell’inizio delle contrattazioni per avviare i nuovi rapporti con l’amministrazione capitolina di centro sinistra, BUZZI Salvatore discuteva con CARMINATI Massimo in data 14.06.2013; il BUZZI riferiva, infatti, di trovarsi “in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone”, circostanza favorevolmente accolta dal CARMINATI che riteneva necessario “vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna vendersi come le puttane ades…adesso”; il BUZZI esprimeva la difficoltà di muoversi nell’ambito della nuova situazione politica romana in quanto in quel momento “solo in quattro sanno quello che succede e sono nell’ordine Bianchini, Marino, Zingaretti e Meta”, ricevendo in risposta dal CARMINATI “e allora mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi amico mio, eh… capisci”.

Il BUZZI, nel riferire che la situazione era “sotto controllo”, spiegava la propria preoccupazione inerente la possibilità che “sbagliano qualche nomina”, circostanza che li avrebbe costretti ad avere a che fare con amministratori non disponibili per cinque anni, ovvero per l’intera durata del mandato.

Il BUZZI commentava con il CARMINATI la circostanza secondo cui essi avevano espresso le proprie preferenze in merito alla nomina di assessori compiacenti rientranti nella propria “scuderia” di cui egli riferiva che almeno “sei” già fossero stati investiti di un incarico, ritenendo quindi la “scuderia è pronta” e di essere pronti a “cavalcare”:

S: noi i nostri desiderati l’abbiamo espressi, poi se saremo accontentati

M: e poi dopo, e poi si vedrà, certo, va be’, tutto a posto per il resto?

S: quindi, se se… se sei co… i nove cavalli sei dentro, quindi… 

M: e quindi… poi vedremo 

S: la, la scuderia è pronta 

M: e poi si cavalcherà, poi…

Il giorno seguente, il 19.06.2013 a bordo  dell’autovettura Audi Q5 in uso a BUZZI Salvatore, veniva intercettato un dialogo tra quest’ultimo e le collaboratrici CHIARAVALLE Piera e BUFACCHI Anna Maria, nel corso del quale i tre interlocutori discutevano di quelli che sarebbero potuti essere i ruoli in Municipio per i loro “amici” MARRONI Angelo o OZZIMO Daniele, sperando che il sindaco avrebbe lasciato loro un posto nel campo del sociale, di fondamentale importanza per le attività economiche delle Cooperative e, di conseguenza, del sodalizio. I tre proseguivano parlando del fatto che quasi nessuno dei dirigenti esterni, che il neo sindaco MARINO stava cercando di impiegare presso il Comune, stava dando la propria disponibilità in considerazione che lo stipendio da assessore o consigliere ammontava solo a 3500 € mensili. Il BUZZI aggiungeva che probabilmente Luca (Odevaine) sarebbe diventato il nuovo capo di Gabinetto del Sindaco, una circostanza più che positiva per il sodalizio poiché “ci si infilano tutte le caselle…qualche assessore giusto…ci divertiremo parecchio“.

…………

I rapporti con Scozzafava

All’epoca dei fatti  Scozzafava era il direttore del  dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute del Comune di Roma , che presiedeva al controllo sull’esecuzione dei lavori per il campo nomadi di Castel Romano

Le indagini hanno evidenziato l’ipotesi di una remunerazione dell’attività funzionale di costui da parte di gruppo criminale con la promessa dell’assegnazione di un appartamento in una cooperativa, secondo quanto si evince dall’informativa finale del Ros, II reparto.

  • il 30.12.2013, BUZZI, rivolgendosi a Paolo DI NINNO, accennava all’acquisto di un appartamento in favore di SCOZZAFAVA: “Ho (inc) il prezzo con SCOZZAFAVA e va bene l’ipotesi per lui…perché noi…vuol dire risparmiare 200.000 euro…(inc) devi trovare una cosa piccola che per 130.000 euro lui…”. DI NINNO chiedeva: “vanno bene questi due?” e BUZZI, pronunciando dapprima qualcosa di incomprensibile, precisava: “associazione cooperativa che aderisce a Eriches che s’intesta l’appartamento…un appartamento che stia molto vicino a 130 (130.000 euro, ndr)”;
  • il 5.02.2014, all’interno degli uffici di via Pomona n.63, BUZZI ribadiva anche  a CARMINATI l’intenzione di acquistare un appartamento per SCOZZAFAVA:

Legenda

M: Massimo CARMINATI;

S: Salvatore BUZZI;

…omissis…

S: io sono andato pure da SCOZZI (inc), … gli ho detto <<SCOZZI, perché mi cachi il cazzo?>>

M: eh!

S: << (inc) amico tuo>>

M: certo

S: <<gli voglio parlare>>, … perché a SCOZZI … pe paga’ a SCOZZI capito? gli davamo l’appartamento.

A prescindere dalla verifica in concreto di tale circostanza, va osservato che l’evoluzione dei rapporti tra Scozzafava e Buzzi ha portato a un progressivo svilimento della funzione di controllo del primo a favore degli interessi del secondo, massimamente in relazione alla realizzazione dei lavori nel campo nomadi di Castel Romano.

La curvatura dei rapporti tra il gruppo economico espresso da Buzzi e Scozzafava non è lineare.

Vi è una prima fase in cui i rapporti sono conflittuali, cui segue una fase di maggiore comprensione, individuabile tra il mese di ottobre e novembre 2012, che prosegue in una fase di collaborazione, collocabile verso la fine del mese di novembre 2012, fino a trasformarsi in una forma di prestazione di servizi nella fase successiva.

Eloquente dimostrazione di tale approccio sono quelle conversazioni tra Scozzafava e Buzzi nelle quali il primo:

  • si fa promotore di attività a favore del gruppo presso altri organi dell’amministrazione comunale, per spingere su finanziamenti a favore del campo nomadi, rientrante nelle sue specifiche competenze;
  • suggerisce strategie di recupero di disponibilità finanziarie, sottraendole al settore minori, ulteriore ambito di sua competenza;
  • promette interventi nella sua qualità funzionale, a fronte della previsione di stanziamenti per i minori e di assenza di stanziamenti per i campi nomadi;
  • s’impegna a sistemare carte e a firmare determine:

Legenda: 

       S: Salvatore BUZZI

AS: Angelo SCOZZAFAVA

S: oh Angelo, eccomi

AS: Salvato’, che problema c’è?

S: me rimane sempre fuori il duemilatredici e duemilaquattordici a me sempre

AS: ma no, abbiamo fatto quell’altro ragionamento, no? Io ti pago ‘sti due mesi e, e adesso nel fabbisogno lo metto a fabbisogno 

S: e, ma nel, ma nella previsione del duemilatredici e duemilaquattordici non c’ho mai una lira, no?

AS: ma ce l’hai perché adesso glielo devo di’ che ce sta, da, da quest’anno

S: eh, ho capito, però quando glielo dici? Fammi…

AS: e glielo dico, abbiamo parlato pure di questo oggi, fammi, Salvato’ fammi mettere a posto le carte, non ti preoccupare, io adesso sano tutto ti po, metto a regime questo qui e abbiamo pure parlato dell’altra parte dell’assestamento, io devo fare la mia previsione di bilancio per il prossimo anno

S: e scusa, ma se il bilancio è già stato fatto, cioè tu non c’hai una lira, chi cazzo te lo finanzia?  

AS: e lo cerco da un’altra parte, eeh… siamo chiari su questo che lui mi deve pre, eh lui, lui adesso ha fatto un bilancio cosi, senza senti’ le esigenze o meno, chiuderò qualcos’altro e chiuderò qualcos’altro, qualcun’altro in qualche altro Dipartimento. 

S: va be’, va be’, io so’ preoccupato Angelo, però

AS: eeh famme mette a regime adesso come t’ho detto quei due mesi 

S: la DD sta alla firma tua, eh! prova a fa’ un salto con la Santarelli prima 

AS: eh, famme fa tutto quanto, oggi ho risolto ‘sto problema, fateme mette’ a posto ‘ste carte

S: va bene 

AS: ok?

S: ok

AS: domani poi ci dobbiamo pure vedere perchè dobbiamo mettere a posto quell’altra cosa, perché avendo tutto quanto dobbiamo sistemare tutto, capito?

Saluti;

  • il 22.11.12 firma determine che vanno incontro alle attese di Buzzi;
  • si attiva, dal mese di dicembre in poi, per fare firmare le determine dirigenziali che il dirigente Santarelli si rifiutava di firmare
  • fino al maggio 2013 è  l’interlocutore privilegiato del gruppo, per esempio per i problemi che erano sorti in relazione al campo F;

Prova evidente della curvatura privatistica della funzione svolta da Scozzafava è la conversazione intrattenuta con Buzzi, ancora nel maggio 2013,nella quale i due concordano il contenuto di una relazione che Scozzafava avrebbe dovuto redigere.

I rapporti con Alemanno

Le indagini svolte hanno evidenziato l’esistenza di fonti di prova, essenzialmente riconducibili a conversazioni telefoniche o ambientali, nelle quali si fa esplicito riferimento a erogazioni di utilità verso Alemanno.

Si è già fatto cenno in premessa alla conversazione tra Buzzi e Campennì, nella quale il primo parla di un pagamento di 75.000 euro per cene elettorali a favore di Alemanno.

In tale contesto, occorre verificare il corretto inquadramento delle erogazioni effettuate a favore della fondazione di cui Alemanno è Presidente, alcune anche documentate.

E’, ancora, Buzzi a recuperare, su richiesta di Panzironi, 50 uomini per formare una claque elettorale nel corso della campagna elettorale di Alemanno.

Infine, nelle sue conversazioni Buzzi parla di utilità attribuita direttamente ad Alemanno, attraverso  la ricerca di consenso elettorale per la sua candidatura alle europee, effettuata attraverso personaggi da lui definiti amici del sud, in un periodo nel quale egli non è più sindaco.

In questa sede tali fatti devono essere valutati non tanto per il loro carattere di natura sedicente ( nel senso proprio dell’origine del termine: soidisant) corruttiva, ciò che costituisce oggetto di approfondimento investigativo, quanto piuttosto per essere i medesimi manifestazione di un approccio  palesemente illecito dei componenti di mafia capitale, e di uno dei suoi più significativi membri, verso la pubblica amministrazione.

Un approccio che ha avuto forme di manifestazione diverse e che si è tradotto anche in contatti diretti con Alemanno e in condotte funzionali di costui che hanno oggettivamente favorito il sodalizio.

Deve, in questo senso, essere rilevata la condotta di Alemanno in occasione della nomina del Consigliere Berti, espressione del gruppo di interessi del sodalizio. Così come significativo il suo partecipare all’attività che ha condotto direttamente alla nomina di Fiscon, anch’egli espressione diretta degli interessi del gruppo, quale DG di Ama.

Si devono, ancora, rilevare i contatti esistenti tra il capo di gabinetto della segreteria di Alemanno e il gruppo di Buzzi nonché i contatti con il medesimo Alemanno finalizzati a costruire le condizioni per la realizzazione dell’assestamento di bilancio del comune che, alla fine del 2012, hanno consentito di rinvenire risorse economiche utili per l’attività del sodalizio

In conclusione, quello che può essere, allo stato dell’indagine, affermato con certezza è che vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno, sindaco di Roma, e il suo entourage politico e amministrativo, da un lato e il gruppo criminale che ruotava intorno a Buzzi e Carminati, dall’altro; dinamiche relazionali che avevano ad oggetto specifici aspetti di gestione della cosa pubblica e che certamente non possono inquadrarsi nella fisiologia di rapporti tra amministrazione comunale e stakeholders.

I rapporti con Gramazio

Le indagini hanno delineato un quadro indiziario tale da indurre ad ipotizzare che Gramazio possa essere un collegamento dell’organizzazione con il mondo della politica e degli appalti.

In questo senso sono significativi i rapporti costanti tra Gramazio e Carminati, leader indiscusso  del sodalizio, documentati attraverso pedinamenti e osservazioni dirette, che evidenziano una confidenza e una trama continuativa di relazioni.

Altrettanto significativo è il ruolo di Gramazio, descritto nelle relative parti di questo provvedimento, nella collocazione in ruoli decisionali apicali di soggetti che esprimevano gli interessi dell’associazione, quali Berti, Fiscon e Quarzo.

Similmente, è significativa la trama continua di rapporti che egli ha con Testa, trait d’union tra la dimensione criminale e la dimensione istituzionale dell’organizzazione,documentata dai continui contatti personali e telefonici tra i due.

Infine, è significativo il ruolo che Gramazio svolge nell’interesse dell’organizzazione nelle vicende relative al campo nomadi di Castel Romano e, soprattutto, nella fase di crisi legata all’originaria assenza di fondi nel bilancio comunale relativo al 2013.

Una trama di rapporti che, secondo le conversazioni che sono state indicate a proposito della corruzione di Turella, relativa allo stanziamento per le piste ciclabili, lo avrebbe visto remunerato con la somma di almeno 50.000 euro.

Del pari, il gruppo di Buzzi avrebbe promesso a Gramazio, per il suo tramite a Testa, l’assunzione di 4 persone di suo interesse nel periodo della campagna elettorale regionale.

Le intercettazioni richiamate indicano la possibilità di piegare il LUZZI alle volontà espresse dal sodalizio attraverso l’opera di GRAMAZIO Luca.

Come si è detto in precedenza, non solo GRAMAZIO Luca aveva sostenuto la candidatura a sindaco del LUZZI, ma, a seguito delle elezioni, la politica amministrativa del sindaco di Sacrofano appariva, nelle parole dei sodali, ampiamente vincolata alle decisioni intraprese dall’organizzazione.

Il GRAMAZIO, infatti, a seguito della nomina in Consiglio regionale del Lazio, era anche membro della Commissione Bilancio, partecipazione, demanio e patrimonio, programmazione economico-finanziaria e, pertanto, materialmente nelle condizioni di poter influire sulla disposizione di fondi da assegnare agli enti locali.

A tale proposito, in data 18.04.2014, CARMINATI Massimo confermava a GAGLIANONE Agostino che la libertà amministrativa del primo cittadino di Sacrofano era fortemente condizionata affinchè si adeguasse alle richieste espresse dall’organizzazione, in quanto, secondo il CARMINATI, il sodalizio aveva la capacità, attraverso il consigliere regionale GRAMAZIO Luca, di controllare l’erogazione di fondi, da parte della Regione Lazio, necessari alla gestione del territorio.

Per tale motivo LUZZI Tommaso “non può fare nulla perchè? ti dico io perchè, perchè i soldi vengono dalla Regione SE LUI NON FA QUELLO CHE DIMO NOI LUCA GLI BLOCCA TUTTO, fatte servi’, io c’ho…” “PER TUTTO! per tutto…pe…quello che deve fa…i soldi li deve da la Regione…su..io ti parlo su tutto quello che arriva dalla regione, LUCA SE NON LO FA FARE A CHI DIMO NOI E A NOI NON…(inc)…punto, questo è il discorso

A: Luzzi…

M: non può fa’ un cazzo

A: …promette…

M: promette tutto a tutti

A: …de fa quel cazzo di…di palestra a un fregno

M: lu…lui non puo fare nulla perchè? ti dico io perchè, perchè i soldi vengono dalla regione se lui non fa quello che dimo noi Luca (Gramaziondr) gli blocca tutto, fatte servi’, io c’ho… 

A: pure…pure pe fa sta palestra?

M: per tutto! per tutto…pe…quello che deve fa…i soldi li deve da la regione…su..io ti parlo su tutto quello che arriva dalla regione, Luca se non lo fa fare a chi dimo noi e a noi non…(inc)…punto, questo è il discorso…l’ho visto l’altro ieri…(inc)…poi c’ho Fabrizio domenica a casa, lunedì a casa  

A: noi gli dobbia…gli dobbiamo mette i bastoni in mezzo alle ruote

6.3.4. I rapporti con esponenti della nuova maggioranza comunale

In premessa si è rappresentato che, a seguito del mutamento nella maggioranza del comune di Roma sortito dalle consultazioni elettorali, mafia capitale investe nell’acquisizione di nuovo capitale istituzionale, decisione strategica mimeticamente rappresentata dall’espressione di Carminati, a suo dire rivolta a Buzzi, del seguente tenore:

e allora mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi amico mio, eh… capisci”

Alla decisione strategica è seguita un’intensa attività volta a costruire rapporti con la nuova maggioranza, che in questa sede non rilevano per la loro – asserita da Buzzi – natura corruttiva, quanto piuttosto per evidenziare la duttilità e la forza del sodalizio, capace di adeguarsi e di ottenere risultati immediati, poiché in tutte le situazioni di fatto che si rappresenteranno è storicamente certo che alla richiesta di contatti e di rapporti vi sia stata una pronta risposta da parte degli interlocutori, sui temi di specifico interesse dell’organizzazione.

Le figure di maggior significato, in questo senso, sono il Presidente e il Capo Segreteria dell’Assemblea Capitolina, Mirko CORATTI e Franco FIGURELLI, i quali, secondo il tenore delle rappresentazioni captate, venivano interessati dal BUZZI affinché ponessero in atto le condotte necessarie per :

– l’aggiudicazione del bando di gara AMA n. 30/2013 riguardante la raccolta del multimateriale;

– sbloccare pagamenti sui servizi sociali forniti al Comune di Roma;

– pilotare la nomina di un nuovo Direttore del V Dipartimento, in sostituzione della neo incaricata Gabriella ACERBI, ritenuta persona poco disponibile.

A tal fine, secondo quanto rivelato dal BUZZI nella conversazione tra presenti del 23.01.2014 e di seguito riportata, FIGURELLI veniva retribuito con 1.000 euro mensili, oltre a 10.000 euro pagati per poter incontrare il Presidente CORATTI, mentre a quest’ultimo venivano promessi 150.000 euro qualora fosse intervenuto per sbloccare un pagamento di 3 milioni sul sociale:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

CC: Claudio CALDARELLI

…omissis…

CC:vabbè ..ricordate sta cosa co.. co coso.. so un milione e 8…è importante.. perché è politica la scelta al di là (inc)

S: (a bassa voce:) ohh ma che (inc)..me so’ comprato Coratti (Mirko Coratti, Presidente Assemblea Capitolina, ndr)

C: ehh ehh ricordate da diglielo.. ho capito…

S: lui sta con me…gioca con me ormai

CC: ehh ricordateglie de questo perché…

S: oh ma che sei peggio de lui, ce vado venerdì a pranzo ma che sei rincoglionito.. ma che cazzo..non cambi mai, sempre la stessa cosa

CC: (ride)

S: e che cazzo.. che me so rincoglionito.. poi non tutte riescono però uno ce prova, eh (ride)…

CC: (ridendo) mannaggia alla madosca, ohh..

S: non tutte (inc)…t’ho detto gl’ho spiegato tutto a (inc) lui

CC: ahh.. ah.. ok.. quindi io stasera..

S: gliel’ho detto <guarda, lo stesso rapporto che c’abbiamo con Giordano lo possiamo aver con te>..m’ha capito subito!

CC: eh (ride)

M: gli si è aperto…gli si è aperto un…con l’aria che tira poi…

S: poi però il problema è che lui non so quanto a quanta gente l’ha (inc)..mentre con Giordano semo (inc)

CC: (inc)…in giro…(inc)

S: so’ tre volte che te la dico eh..tre volte.. c’ho un pranzo con lui

CC: ahh ecco la dovete chiude ancora..

S: venerdì… perché dobbiamo chiude.. quando io gl’ho detto tutto lui m’ha detto.. non m’ha  detto no.. m’ha detto ci vediamo a pranzo venerdì.. più de questo…(ridendo:) che me deve(inc)…

CC: lui perché c’ha rapporto con (inc)… perché c’ha rapporto con (inc)Vito?

S: perché si conoscono da ragazzini.. solo questo.. se conoscono da ragazzini…

CC: perché lui ha rapporto con (inc) e il capo segreteria sua c’ha rapporto con quell’altro…

S: (a bassa voce:) al capo segreteria suo noi gli diamo 1000 euro al mese…al capo segreteria 1000 euro al mese

CC: ahh (inc)

S: so’ tutti a stipendio Claaa (si sovrappongono) 

Si sentiva uno dei presenti affermare “quello è nostro” [P[Pr.1752-A-2 ore 10:15:45]/p>

S: no lui m’ha detto.. lui m’ha detto veditela con lui.. io solo per metteme a sede a parla’ con Coratti 10 mila gli ho portato [P[Pr.1752-A-2 ore 10:15:53]i>

Alle 10:16:36, si sentiva Claudio Caldarelli affermare: “a mbe già  ..se può parla’!” (sicuri di non esser ascoltati, ndr). Salvatore Buzzi, rivolgendosi a Caldarelli, gli riferiva che rispetto alle cose di cui lui era a conoscenza ci sarebbero delle evoluzioni e per tale motivo spiega ciò che era intenzionato a fare:

S: io vado da Coratti invece de chiedergli aiuto contro Cancelli dice <..(inc) abbiamo chiuso l’accordo con Cancelli> gli ho spiegato bene l’accordo..

CC: ok

S: ..e non c’entra più niente AMA…poi però gli ho detto <guarda, su AMA c’è un milione e mezzo ancora da spende..>

CC: vabbè (inc)

S: c’è un milione e 8 per il servizio giardini.. c’ho 3 milioni sul sociale.. c’ho un altro milione sul sociale.. ohhhh..gli ho apparecchiato 10 milioni

CC: eh.. oh va be

S: perché lui a me non m’interessa tanto sul Servizio Giardini

CC: noo.. ce l’avemo per cazzi nostri (Turella e Altamura, ndr)

S: me interessa sui servizi sociali.. che io non riesco a parla’ nemmeno con il muro

CC: ma tu dici: la Cozza è la sua?

S: la Cozza è la sua…!

C: è la sua…e allora.. ma non te c’ha portato lui quella volta a te?

S: (inc)

CC: e quindi?

S: è ma poi..non me risponde al telefono

CC: appunto te ce deve porta’ lui proprio

S: allora io gli ho detto a Mirko.. (Mirko Coratti, ndr)…

CC: ehh

S: ..guarda…<io devo piglià 3 milioni…se me fai piglià sti 3 milioni 150 (150 mila euro, ndr) so i tuoi!> cosi secco!

CC: lo so me l’ha detto.

…omissis…

Il successivo 5.02.2014, sempre all’interno degli uffici di via Pomona n. 63, in presenza di Massimo CARMINATI, Emilio GAMMUTO, Giovanni CAMPENNÌ, Nadia CERRITO oltre a una donna di nome Cristina che si aggiungeva successivamente, il BUZZI ribadiva i 150.000 euro di stecca a Mirko CORATTI:

Legenda:

M: Massimo CARMINATI

CA: Giovanni CAMPENNI’

NC: Nadia CERRITO

S: Salvatore BUZZI

EG: Emilio GAMMUTO

…omissis…

S: viene alle 11 domattina e poi in ABC ho preso appuntamento eh… con … con lo stronzo (inc)

M: Roberto SERGIO (inc)

CA: (inc) ABC (fonetico)

S: noi attivi stiamo ancora ABC (fonetico) (inc) …gli dicono <<senti come ci possiamo sdebita’, come ci possiamo sdebita’>> … allora … (inc) questo, che è un posto (inc), fagli capì insomma (inc), allora mi hanno organizzato sto’ appuntamento per venerdì alle nove

(persona presente): (inc) poi alle undici …

M: va be comunque è utile che ci vai a parla’ (inc) …, tu, se parli, gli dici <<senti Roberto mio (inc), nel senso, famo (inc)>>

S: (inc), … e poi dobbiamo .. dobbiamo stare attenti perché (inc) CORATTI (Mirko Coratti, ndr) già mi sta rompendo il cazzo

M: si si, ma dopo quello (inc voci sovrapposte) quello poi dopo la facciamo (inc)

S: si a voi vi spara un sacco di cazzate

M: spara un sacco di cazzate

S: lo sai me lo hanno detto pure un altro perché … 

M: te lo dico per certo perché io c’ho una persona che sta lì vicino (inc) un sacco di cazzate, parla male di tutti, capito, … quindi è uno che non,  … però ci arriviamo proprio bene bene, … quando è il momento se ti (inc)

S: scusa un attimo se no mi scordo … 

M: stiamo tutti in bianco amico mio … eh … lo famo … quando è il momento … eh … in un momento di crisi …

CA: .inc…

S: (inc) devo porta’ le copie (inc), … no VITO  … (inc) ci scade tra 2 anni … con E FINANZIARIA c’abbiamo un anno di tempo (inc) … (inc)

M: no, anche di più

(persona presente): tra 2 anni

S: però prima che incominciamo (inc), abbiamo … abbiamo poco tempo perché poi quando uscirà la gara (inc)

(persona presente): (inc)

S: no no, la deve organizza’ sto stronzo

M: organizziamo bene prima 

S: mentre tutte le altre c’avemo  EDERA che sta la (inc), …

(persona presente): (inc)

S: non son riuscito a capì chi è l’assicurazione…la mia assicuratrice non è riuscita a trovarla

[P[Pr.2063-A-6 ore 09:46:46]p>M: no ma io adesso …, quindi (inc), va be’, … mi serve il coso, … mi serve …, no non mi serve niente lo trovo io, e … e … la ragione sociale (inc), … perché loro c’hanno una sorta una sorta di anagrafe … capito, … bisogna vedere se il posto è … la … la stessa… 

CA: corrisponde eee corrisponde oppure non…. 

M: corrisponde, capito?

S: l’EDERA

M: (inc) una società di (inc)

S: c’è l’EDERA CONSORTILE e l’EDERA COOPERATIVA

M: va be’, poi  (inc) me lo guardo

S: via delle Capannelle

M: (inc) eh! ok

S: ok … (inc) qualche impiccio … su ste cose nun c’avemo niente … oggi vedo CORATTI

A questo punto entrava nella stanza Nadia CERRITO:

NC: buongiorno!

M: buongiorno

CA: buongiorno

NC: buongiorno

M: con ste bustine, il libricino nero e bustine qua, eh!

S: vedo CORATTI il segretario vediamo ste cose con lui (inc) 

M: certo

S: lui 150

M: senti, hai visto il disegno al CARA sta sui giornali 

S: io sono andato pure da SCOZZI (inc), … gli ho detto <<SCOZZI perché mi cachi il cazzo>>

M: eh!

…omissis…

Che i rapporti rappresentati con Figurelli non fossero frutto di millanteria, a prescindere dal fatto che si sia consumata una corruzione, si evince dalla vicenda relativa alla sostituzione del capo del V dipartimento del comune, un luogo cruciale per gli interessi dell’organizzazione, nella quale Figurelli è letteralmente a disposizione del gruppo di Buzzi per assicurare la nomina di una figura professionale a lui gradita, e che esprime eloquentemente l’immediatezza dei rendimenti dei nuovi investimenti in capitale istituzionale di  mafia capitale.

L’evolversi della vicenda è rappresentato nell’informativa finale del Ros, II reparto, come segue.

La nomina del nuovo capo del V  Dipartimento

L’insediamento della nuova Giunta MARINO al Comune di Roma aveva determinato anche la sostituzione di Angelo SCOZZAFAVA, allora direttore del V° Dipartimento, sottraendo, in un settore cruciale per i propri interessi, un importante punto di riferimento al sodalizio indagato, che non riusciva ad instaurare un analogo approccio con la neo incaricata, Gabriella ACERBI, ritenuta dallo stesso BUZZI una persona poco disponibile (basta che se ne va questa, non te riceve, non te parla…e che cazzo, no!”). 

Proprio al fine di rimuovere il predetto dirigente dall’incarico, BUZZI caldeggiava presso Franco FIGURELLI, capo segreteria del presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko CORATTI, la nomina di Italo Walter POLITANO, ritenuto da BUZZI un soggetto funzionale ai propri scopi. La manovra, tuttavia, non sortiva esito positivo a causa dell’ostracismo dimostrato dall’allora Assessore alle Politiche Sociali, Rita CUTINI, motivo per cui il il Dipartimento Promozione Servizi Sociali e della Salute veniva affidato ad Isabella COZZA, definita comunque da FIGURELLI una persona fidata (“ce l’avemo messa noi, ahò”). In particolare:

  • il 1°ottobre, BUZZI inviava a Franco FIGURELLI il seguente sms: “Sembra si stia aprendo uno spiraglio per Politano al 5”, alludendo alla possibile nomina di “Politano”, identificato in Italo Walter POLITANO, all’epoca Direttore del municipio Roma Centro storico, al V° Dipartimento;
  • il 2 ottobre, alle 12:39, BUZZI chiamava Claudio CALDARELLI al quale chiedeva d’intercedere presso il predetto POLITANO per convincerlo ad accettare la proposta di nomina al V Dipartimento perché, in caso contrario, spiegava BUZZI, avrebbero cambiato “cavallo”. CALDARELLI gli assicurava che ne avrebbe parlato con lo stesso POLITANO la sera a cena:

Trascrizione integrale fino alle 12:41:38

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

CC: Claudio CALDARELLI

CC: oh! 

S: Claudio.

CC: pronto? Oh! dimme Ciccio.

S: senti, devi anda’ a parla’ co’ Politano che è un uomo stupido 

CC: c’ha un?

S: è cretino Politano.

CC: che ha fatto?

S: che ha fatto… che…

CC: ahò! Fermate che nun te sento. 

S: pronto.

CC: pronto, si, eccome, dimme.

S: parte in pole position pe’ anda’ al Quinto Dipartimento e dall’altra poi chiama chi deve chiama’ e non ce vuole anna’, vuole anda’ al Segretariato, allora ce deve di’ dove cazzo vuole anna’, perché noi cambiamo cavallo pure noi 

CC: ma no! Va be’, va be’, va be’ ce parlo io, va. 

S: no, ce devo parla’ io, ce devo parla’ io.

CC: no, allora lui vuo’ anna’… si, no, lui… non hai capito, lui vuo’ anna’ al Segretaria… perché pensa cha va a fa’ il vice, il vice segretario, bisogna dirgli che non farà il vice segretario, che farà solo il se… il sottosegretario (inc.)

S: ma fosse pure, ma pure, ma pure se fa il vice segretario, che cazzo fa poi? 

CC: e va be’ col vice segretario guadagna de più, c’ha tutta un’altra storia, hai capito? Però non lo farà e b…

S: no.

CC: ma lui m’ha detto…

S: no, allora, glie devi di’, glie devi di’

CC: eh.

S: ma urgentemente, se lo vuole fa’

CC: eh.

S: sennò noi cambiamo cavallo e lui poi lo manderanno ‘ndo cazzo lo mandano! Poi se gioca, poi se gioca tutto quello che se po’ gioca’

CC: va bene

S: non è che poi gli ricambiano posto, capito?

CC: eh, certo.

S: se sbaglia.

CC: e figurate, figurate.

S: eh.

CC: va be’, va be’.

S: poi il Segretario Generale lo sai quanti cazzi ce n’ha? Mica è detto che vai lì

CC: eh, certo, eh, certo, eh, certo, ma che cazzo…

S: lo mandassero poi al Centro Carni, poi (inc.) coi travestiti

CC: eh, bravo, (bestemmia, ndr) ecco, hai detto bene, io stasera ce sto a cena insieme, per cui…

S: co’ Politano? 

CC: si, si, si .

S: ok.

CC: sta… stamo a cena insieme, avemo organizzato una cosa e ce l’ho portato, capito?

S: eh si, tanto oggi alle quattro e mezzo te lo dico 

CC: si, ok

S: ma lui stasera deve dirci o si o no, se… oh, può di’ pure no…

CC: certo, certo, eh, ce… certo, certo, certo, eh, ma oh! Ma me l’ha detto lui ieri, ieri me l’ha detto lui, capito? Ieri me l’ha detto lui  

S: eh, ho capito. 

CC: eh, me l’ha detto lui, e che ca… 

S: dice si però preferisce anda’ de là, dice sempre, aho’!

CC: eh, e allora è stronzo, eh!

S: ‘ndo cazzo vuoi anda’, no? 

CC: eh mannaggia la madoro, va be’, va bene, io lo faccio veni’ una volta per tutte e vaffanculo, eh!

S: dopodiché se, se lui dice no, non ce voglio anda’, la chiarisca 

CC: certo, certo, certo  

S: e uno sponsorizza un altro.

CC: eh, certo, eh, certo 

S: sennò rimanemo noi senza cavallo, hai capito? 

CC: no… eh, ho capito, ho capito, tranquillo, va bene.

S: ok .

OMISSIS

In serata, CALDARELLI inviava a BUZZI il seguente sms: “Amico nostro tutto ok domani chiama”;

  • il 3 ottobre, alle 9:27, BUZZI chiamava CALDARELLI, il quale riportava l’esito dell’incontro con “Italo” (POLITANO, ndr):

Trascrizione integrale dalle 09:29:50 alle 09:30:57

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

CC: Claudio CALDARELLI

CC: e io ieri sera co’ Italo tutto a posto, c’ho parlato, gliel’ho spiegato bene, gli ho detto: <aho’! Italo!> 

S: hai rotto il cazzo

CC: quello che m’hai detto te, praticamente

S: eh!

CC: no, no, ma gli ho fatto… dico: <stai tranquillo, te… parli co’ me, tranquillo> gli ho detto, tu stai tranquillo 

S: (inc.) stamattina e chiama chi deve chiama’, non devo essere io, lui…

CC: si, si, gli ho detto, gli ho de… si, si, si, si, lui chiama coso, Franco (FIGURELLI, ndr)

S: eh, dice: <guarda mo lo chiamo io> poi se non lo chiama…  

CC: si, si, si, si, gliel’ho detto, gliel’ho detto, no, no, eh! Gliel’ho detto, gli ho detto: <oh! Me raccomando, chiama Franco> dice: <ma io gliel’ho detto pure stamattina> <si, ma tu glie dici tutte e due le cose, diglie ahò io voglio fa’ questo, stop, non glie di’ tutte e due> dice che lui gli ha detto che gliel’ha detto pure ieri mattina, pure ieri… ieri, insomma, mattina o pomeriggio mo non lo so, ha detto, gli ho detto: <si, ma tu…> dico: <ma te gli dici tutte e due le cose> dice: <va be’, ma io gli dico se nun me manni lì me manni là> dice <che vuol di’? Ma io gliel’ho detto de si, ahò!> comunque, dice, domattina lo richiamo, va be’, mo… oggi lo richiama

S: va bene

CC: va buò, ci sentiamo dopo 

S: gliel’hai spiegato? Ma che cazzo…

CC: no, sta tranquillo, tranquillo, gli ho spiegato tutto, tranquillo, ok?

S: va bene

CC: no, no, no, ma era tutto contento, oh! Eh… 

OMISSIS

  • alle 10:23, BUZZI contattava FIGURELLI ed esprimeva considerazioni in ordine alla conversazione tenuta la sera prima da CALDARELLI con POLITANO. BUZZI gli riferiva di aver chiarito a quest’ultimo che avrebbe dovuto decidere a breve se accettare la proposta di nomina a Capo del V° Dipartimento, perché, in caso contrario, si sarebbero dovuti preoccupare di trovare una valida alternativa da proporre. FIGURELLI, evidentemente direttamente interessato alla questione, commentava che anche l’eventuale impiego di POLITANO al Segretariato avrebbe potuto essere funzionale ai loro interessi (<va be’ se fai il vice Segretario Generale va bene perché tu lavori col Consiglio Comunale, pe’ noi va bene>):

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

FR: Franco FIGURELLI

FR: oh.

S: Franco, ho parlato allora ieri sera a cena co’… l’amico nostro Politano, no? 

FR: si.

S: gli ho spiegato, gli ho parlato in francese stretto, ho detto: <senti, o è si o è no, non ce poi rompe il cazzo così, eh>…

FR: te l’ha detto? Ci so’ andato pure io alle cinque de pomeriggio. 

S: eh, me l’ha detto… sennò cambiamo cavallo, dice: <no, ma io già c’ho parlato…>

FR: lui pensa che fa il vice Segretario Generale… gli ho detto: <va be’, se fai quello va bene> però chi cazzo glielo fa fa’, comunque va be’, stamo tranquilli, si, si pensi quello, ho detto, stamo tranquilli e fai, fai il Direttore ai Servizi (ridono) ma che cazzo… dice: <no, ma il Segretario m’ha detto… vice capo de…> gli ho detto: <va be’ se fai il vice Segretario Generale va bene perché tu lavori col Consiglio Comunale, pe’ noi va bene>

S: si.

FR: però se glielo fanno fa’ non lo so, va be’, comunque… va bene.

S: certo… vedi che m’ha detto che oggi te chiamava, stamattina te chiamava

FR: si, si, va bene

S: (inc.) dice A, B, A e B, deve esse’ A no A e B

FR: esatto.

S: A è quello, sennò gli ho detto: <allora se cambia cavallo e tu…> 

FR: andamo da un’altra parte ta… te l’aggiusti da solo (inc.) eh!

S: vattene a fanculo…

FR: va bene.

S: quant’è cretino, oh! Oh ma ieri gli ho illuminato, gli ho illuminato pure… gli ho detto: <scusa ma…>

FR: ma io non so da dove gli viene questa sua… ipotesi che lui faccia il vice Segretario, visto che coso, Iodicello dice: <no, Maggio mo rimane> (inc.) boh, non lo vogliono, non lo vogliono vota’, però può darsi pure che c’ha ragione lui

S: va be’, vediamo un po’

FR: certo, va bene? Se sentimo.

S: famme sape’ se te chiama, va.

FR: si, certo, ciao.

S: ciao amico mio, ciao.

  • l’11 ottobre, alle 12:16, BUZZI intratteneva un’analoga conversazione con Francesco FERRARA, dirigente dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento e di S.Trifone, il quale dimostrava di condividere le critiche del proprio interlocutore verso la ACERBI e si mostrava favorevole ad un eventuale ingresso di POLITANO, uomo definito da BUZZI  “roba de CORATTI” e, di conseguenza, assoggettabile ai desiderata del sodalizio. Secondo quanto compendiato negli altri capitoli della presente informativa, infatti, le attività d’intercettazione hanno rivelato come BUZZI si vantasse di aver “comprato” l’appoggio politico di Mirko CORATTI, strumentale ad influire sui processi decisionali dell’amministrazione capitolina, a vantaggio pertanto del sodalizio dallo stesso rappresentato:

Trascrizione integrale dal min. 12:17:53

Legenda:

S: Salvatore BUZZI 

FF: Francesco FERRARA

S: no, ma lunedì… io sono d’accordo co’ Luigi Nieri, no? Se lunedì c’è ‘sta manifestazione 

FF: si

S: loro ne parlano in Giunta e… una delle due… e m’ha detto che va… la Acerbi, perché dice: <come fa a cambia’ l’Assessore a tre mesi?>

FF: eh, ho capito, però devi mette’… chi ce mette? Chi gli chiedemo? Chiedemogli la Cherubini

S: la Cherubini non va, va Politano va, in pole position è Politano

FF: va Politano? Va be’, sennò a noi va… a noi vanno bene tutti e due, Politano e Cherubini

S: ma Politano… roba de Coratti, quindi va bene pure pe’ te, no? Tranquillo 

FF: mh, va bene, va bene

S: o… o comunque lo sai che te dico France’? Ce può anda’ chiunque, basta che se ne va questa, eh! 

FF: si, Scozzafava tutta la vita!

S: (ridacchiando, ndr) eh, infatti, basta che non è questa, ma vaffanculo, va…

FF: eh?

S: basta che se ne va questa, non te riceve, non te parla… e che cazzo, no!

FF: ma no, ma questa è una cretina, ma non è possibile, no? Che non te riceve, non te parla, non parla con nessuno, ma è una deficiente vera, ma ‘ndo cazzo vive? Cioè, ma… ma veramente tocca mandarla a sbatte, eh!

S: comunque chiunque viene, Cherubini… Capponi, Politano, fra cazzo da Velletri, basta che vie’ qualcuno

FF: va bene… va buò

S: ok?

FF: ci sentiamo dopo, ciao

S: poi se viene Politano te lo… (CADE LA LINEA)

  • il 17 ottobre, alle 15:50, BUZZI inviava a FIGURELLI un sms per ricordargli di POLITANO: “Mi raccomando Politano”;
  • il 28 ottobre, a partire dalle 9, all’interno dell’autovettura AUDI Q5, veniva intercettato un dialogo tra BUZZI e CARMINATI, che contribuiva ad evidenziare ulteriormente l’interesse del sodalizio ad una nomina guidata alla direzione del Dipartimento in parola. BUZZI, infatti, come di consueto, ragguagliava l’interlocutore sulle novità, inerenti, nel caso di specie, la probabile nomina di POLITANO al V° Dipartimento, definito dallo stesso BUZZI “un amico nostro”. Dalle sue parole emergevano conferme sulla sua capacità d’intervenire sulle amministrazioni pubbliche locali, che sarebbe garantita da un sistema corruttivo basato su pagamenti elargiti dallo stesso ai dirigenti collusi, il tutto sotto la direzione di Massimo CARMINATI:
  • al min. 09:33:31, Salvatore BUZZI e Massimo CARMINATI salivano a bordo dell’autovettura AUDI Q5. Al min. 09:35:09, Massimo CARMINATI riferiva a BUZZI che in settimana avrebbe visto il “Direttore” di (inc) puntualizzando: “mi ci andrò a prendere un caffè”. Mentre BUZZI raccontava del week end passato a Berlino, Massimo CARMINATI specificava: “con l’ingegnere non parlà di prezzi”;
  • al min. 09:38:08, Salvatore BUZZI tentava di effettuare delle chiamate e, non riuscendo a mettersi in contatto, esclamava: “non risponde Daniele!” (riferendosi a Daniele PULCINI – cfr RIT 1741-13 progressivi nn. 33906 e 33907). Alla domanda di Massimo CARMINATI: “come siete messi per le primarie?” BUZZI rispondeva: “stiamo a sostene’ tutti e due…avemo dato centoquaranta voti a Giuntella (Tommaso GIUNTELLA, ndr) e 80 a Cosentino (Lionello COSENTINO, Senatore del PD, ndr), puntualizzando: “Cosentino è proprio amico nostro” (dal min. 09:42:39 la conversazione viene trascritta integralmente):

Legenda

S: Salvatore BUZZI

M: Massimo CARMINATI

S: senti poi forse..è pure prematuro dirlo però il novanta per cento siamo riusciti a piazzà l’amico nostro al Quinto Dipartimento e quindi avemo fatto bin.. (inc)..lui non ce voleva andà, gli avemo garantito duemila euro al mese in più noi…<vacce, te damo duemila euro in più> 

M: certo..

S: e lui sa che deve esse il nostro (inc)…facce cambià il Direttore… perché oggi non c’avemo nemmeno informazioni.. non sapemo quello che succede non sapemo niente..

M: mh mh

S: stamo ad aspettà questa macrostruttura….se è Politano..lui si chiama Politano, se vedi Politano al Quinto avemo vinto….perché poi c’è un altro problema: senti un pò se senti GRAMAZIO che intenzioni c’hanno loro con Marino perché se fossero abbastanza seri dovrebbero fallo cascà a Marino..

M: no, loro stanno facendo (la conversazione a tratti incomprensibile a causa del basso tono di voce, dei rumori esterni e della radio in sottofondo, ndr) …loro stanno facendo un’operazione direttamente con Zingaretti per sistemarsi BERTI questi qua, pe sistemasse…perché de Zingaretti se fidano de Marino non se fida nessuno..

S: no ma quello che te dicevo pe sapè se loro intendono fare un’opposizione dura per arrivar allo scioglimento o meno.

M: questo lo posso sapere ma però sinceramente non la vedo (inc) è normale che…(si sovrappongono)

S: ma se gli presentano cinquantamila emendamenti

M: ahh certo… (a causa del basso tono di voce di Massimo Carminati e dei rumori esterni la conversazione risulta a tratti incomprensibile)

OMISSIS

  • il 29 ottobre, alle 12:16, Salvatore BUZZI chiamava Angelo SCOZZAFAVA, il quale, informandolo dell’imminente arrivo di POLITANO (al Dipartimento, ndr), dimostrava che, benché ufficialmente escluso dall’amministrazione capitolina, era ancora a conoscenza delle dinamiche interne ad essa. Concludendo la conversazione, gli interlocutori fissavano un appuntamento al “Casalone” per il trenta, per discutere di questioni inerenti la nipote di BUZZI (vedasi paragrafo precedente, ndr):

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

AS: Angelo SCOZZAFAVA

AS: ah Salvato’! 

S: ahò Angelo!

AS: come va?

S: stiamo tutti… tutti a rimpiangere, io non ce la faccio più, però te do una news

AS: eh, va via.

S: eh, bravo, bravo.

AS: arriva, arriva Politano

S: bravo! Bravo

AS: e beh, non è male, no? Meglio pure, un po’ più…

S: eh… l’avemo cercato, è nostro, questo è nostro

AS: è più messo sul territo… almeno conosce, si sa muove sul territorio, conosce, non dovrebbe esse’…

S: mo sto al Dipartimento a cerca’ la Salvatori e diglie: <come mai fanno le cose e tu non avvisi nessuno?> e però non riesco a trovarla, guarda, sta… sta stupida; ma te so’ servite quelle carte poi Angelo? 

AS: io ho fatto tutto, c’ho parlato e mo loro addirittura stanno ipotizzando de denunciarli pe’ omissione d’atti d’ufficio

S: bravo, bravo, bravo.

AS: perché quello m’ha chiesto: <perché le… ma le… ce l’ha lei i documenti?> dico: <no, io non ce l’ho i documenti> dice: <ma dove stanno?> <al Dipartimento> <ma lei è stato contattato dal Dipartimento?> dico: <no, nessuno m’ha chiamato> <come l’è venuto a sape’?> <dal Prefetto> hanno verbalizzato, gli ho rila… rilasciato una dichiarazione dico: <ma scusi, ma che reato ipotizzate?> dice: <omissione di atti d’ufficio>

S: e va be’.

AS: io non, io non ho capito perché hanno fatto così, non, non riesco proprio… lo capisco.

OMISSIS 

  • alle 15:09, Tiziano ZUCCOLO contattava BUZZI per riferirgli di aver saputo che in giornata sarebbe giunta la conferma della nomina di POLITANO; BUZZI rispondeva che avrebbe saputo qualcosa nel pomeriggio e, dopo aver terminato la conversazione, inviava un sms all’utenza intestata a FIGURELLI: “Ci sei oggi in consiglio? Politano e ok?” ricevendo in risposta: “Si sono in consiglio politano tutto ok”;
  • il 30 ottobre, alle 19:21, BUZZI chiamava FIGURELLI per ricevere conferme sulla nomina di POLITANO. FIGURELLI, tuttavia, rispondeva negativamente aggiungendo che al posto di POLITANO, “voluto al Segretariato Generale”, sarebbe andata la“COZZA”. BUZZI chiedeva chi fosse e FIGURELLI precisava: “Isabella COZZA”, commentando: “ce l’avemo messa noi, ahò”. BUZZI chiedeva se la COZZA andasse bene e FIGURELLI confermava, aggiungendo che avrebbero dovuto organizzare un pranzo insieme ad “Alvaro” che “è amico de lui”. BUZZI chiedeva: “de Franco, no?” e FIGURELLI confermava (potrebbero riferirsi a Francesco ALVARO, attuale Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, già Direttore del V° Dipartimento del Comune di Roma durante la Giunta Veltroni, ndr). Appena conclusa la telefonata con FIGURELLI, BUZZI informava anche CALDARELLI che la nomina di POLITANO era saltata e che, al suo posto, avrebbero incaricato la COZZA. CALDARELLI gli chiedeva se la conoscesse e quest’ultimo rispondeva che l’avrebbe conosciuta l’indomani. In serata, veniva registrato uno scambio di sms tra BUZZI e SCOZZAFAVA inerente la mancata nomina di POLITANO. Nel dettaglio, SCOZZAFAVA scriveva: “Salvatore mi sa che vi hanno fatto le scarpe” e BUZZI, confermando, sosteneva che la scelta della COZZA sarebbe stata comunque più favorevole rispetto a lasciare l’incarico alla ACERBI: “Si lo so sembra pero che ci sia  lo zampino di Alvaro Tu la conosci? Comunque sempre meglio della Acerbi”. SCOZZAFAVA confermava che la COZZA era “espressione di ALVARO.” I due, infine, sempre tramite sms, commentavano negativamente la scelta di POLITANO di accettare l’incarico al “segretariato servizio anticorruzione”.

Il 31 ottobre:

  • alle 8:03, BUZZI inviava al vicesindaco Luigi NIERI una serie di sms per chiedergli un appuntamento per confrontarsi sulla scelta di un capo Dipartimento che, qualora non fosse stato POLITANO, avesse risposto alle loro esigenze: “Buongiorno Luigi e scusa l’ora ma volevo dirti che l’avvicendamento della Acerbi con Politano e una scelta molto apprezzata da noi e altre realtà come la (progr. 34396) nostra ma in tarda serata abbiamo appreso che forse non e piu cosi: per noi e molto importante avete un capo dipartimento che conosciamo in un assessorat (progr. 34397) o di fondamentale importanza ove non c’e stato ad oggi il minimo dialogo Se vuoi ti raggiungo ove vuoi per spiegarti meglio Un abbraccio salvatore buzzi (progr. 34398). NIERI, chiamava l’utenza di BUZZI lasciando il seguente messaggio sulla segreteria telefonica: “Ciao Salvatore sono Luigi ho visto il messaggio …vabbè poi ci sentiamo ciao un abbraccio”. BUZZI, una volta sentito il messaggio, lo richiamava: NIERI gli riferiva affermava che, secondo lui, POLITANO non era passato per un problema di pianificazione politica, appoggiando la posizione della CUTINI che ovviamente non aveva accettato l’imposizione di un Direttore non scelto da lei dopo che le era stato chiesto di dimettere una propria persona di fiducia. Concludendo la conversazione, BUZZI gli chiedeva: “dacce una mano perché stamo veramente messi male con la CUTINI”. NIERI lo rassicurava: “lo so lo so come no? Assolutamente…va bene? Poi ce vediamo pure…”. 
  • alle 11:38, veniva intercettata un’importante conversazione che forniva ulteriori conferme sul rapporto tra Massimo CARMINATI e Salvatore BUZZI. CARMINATI, utilizzando i numeri dedicati, chiamava BUZZI per ricevere ragguagli sulla vicenda e, alla notizia della mancata nomina di POLITANO, a causa dell’opposizione dell’Assessore alle Politiche sociali Rita CUTINI,  esclamava: “questo è un peccato però”. BUZZI riferiva di essere stato rassicurato dal vice sindaco che il successore della ACERBI sarebbe comunque stato meglio di lei e CARMINATI, commentando nuovamente: “se ne va, intanto chi ce va è sempre meno de… sempre meglio de…sti cazzi, va bene, bello”, confermando che la nomina del Direttore del V Dipartimento era una questione di suo interesse diretto:  

Trascrizione integrale fino alle 11:39:25

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

M: Massimo CARMINATI

S: pronto

M: ohi! Bello amico mio, come stai?

S: bene, bene

M: che dici? Tutto a posto? ‘Ndo stai? Sei partito, che fai?

S: no… no, no, sto a anda’ ora in cooperativa, arrivo fra dieci minuti in cooperativa 

M: ah, tutto a posto?

S: si, c’è saltata la nomina de Politano al posto della Acerbi perché la… la Cutini (Assessore Rita CUTINI, ndr) s’è opposta, dice: <se me levate il Direttore, quell’altro me lo scelgo io> quindi Politano è saltato

M: ah! Questo è un peccato però 

S: è peccato, però ho parlato stamattina col vice Sindaco, insomma m’ha spiegato che era successo, siamo fiduciosi, comunque sempre meglio de quell’altro sarà.

M: ah, beh, me… meglio de quell’altro non ce vo’ niente, va be’, va be’, Claudio ha parlato ieri poi co’ quello? Pe’ chiude’ lì al camping?

S: eh… oggi pomeri… oggi pomeriggio sappiamo la risposta

M: ah, va be’, va be’, ok, che fai ‘sti giorni? 

BUZZI raccontava che il giorno dopo sarebbe andato a Firenze con la compagna. Riprendeva la trascrizione integrale dalle 11:39:50

S: ci becchiamo lunedì, ci becchiamo lunedì.

M: si, dai, senza problemi, non c’è problema, tanto vedrai che sarà positiva la cosa, che glie fre…

S: infatti.

M: ci sarà soltanto da fa’ qualche limatura lì, non c’è problema.

S: infatti.

M: no, mi dispiace, mi dispiace di… de quell’a… va be’, dai, fa niente

S: vediamo un po’.

M: qualcuno buono comunque, speria…

S: tanto que… quella, quella de, quella pessima se ne va, quindi

M: se ne va, intanto chi ce va è sempre meno de… sempre meglio de… sti cazzi, va bene, bello.

S: ok amico mio, ciao

M: altri soldi no? T’abbraccio.

S: niente, ciao bello, ciao.

M: ciao.

Analoga disponibilità è manifestata da Figurelli nel favorire incontri tra Buzzi e Coratti, finalizzati a interventi sulla gara Ama relativa al Multimateriale.

Le indagini relative alla gara in questione evidenziano gli innumerevoli contatti tra Figurelli e Buzzi al riguardo, e ad esse integralmente si rimanda. In questa sede, a mero titolo di esempio, si rappresentano le conversazioni che seguono:

Il 02.10.2013, a partire dalle 11:24, dall’utenza n. 3357275756 in uso a Franco FIGURELLI, veniva inviato un sms all’utenza in uso a Salvatore BUZZI: “ Caro salvatore ti devo parlare del bando ama mirko ne ha parlato con la giuliani” . BUZZI chiedeva via sms: “Dove sei?”. FIGURELLI rispondeva con un altro sms: “Al cna via del commercio 13”. Buzzi concludeva (sms): “Fra 30 minuti?”.

…………………

Il 09.04.2014:

  • alle 08:54, Salvatore BUZZI chiamava Giovanni FISCON e gli chiedeva se fosse potuto passare a trovarlo. FISCON precisava che stava uscendo e sarebbe rientrato a mezzogiorno. BUZZI diceva che a quell’ora sarebbe andato da lui;
  • alle 09:26, Salvatore BUZZI chiamava Carlo GUARANY e gli diceva che sarebbe andato lui da CORATTI, quindi gli chiedeva di andare da BETTINI. I due concordavano di incontrarsi alle ore 12 da FISCON;
  • alle 09:28, Salvatore BUZZI chiamava Franco FIGURELLI:

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI 

FF: Franco FIGURELLI

FF: aho’

S: oh bello, vedo Fiscon a mezzogiorno oggi, eh 

FF: guarda noi abbiamo fissato un appuntamento, però mi deve confo… confermare Fortini lunedì a mezzogiorno 

S: perfetto, io vedo Nanni oggi a mezzogiorno

FF: po’ però m’ha detto la segretaria, dice me faceva sapere se confermava 

S: ok

FF: comunque m’ha detto che… va bene? 

S: ma devo venire pure io, no? Solo… lunedì a mezzogiorno

FF: (inc.)

S: non t’ho sentito Franco, che hai detto? 

FF: gli ho detto, mo se lui me lo conferma 

S: si

FF: Fortini, io dico a Mirko se famo veni’ pure Fiscon a mezzogiorno lunedì 

S: ok

FF: famo veni’ tutti e due, va be’

S: io mo cerco de passa’ all’Isola Tiberina, se riesco a arriva’ in cooperativa a piglia’ sta cazzo de moto, tutto bloccato, ma vaffanculo! eh, io abito in culo alla luna Fra’, pe’ arriva’ a Roma la mattina è un terno al lotto

FF: si, si

S: lui ce va alle dieci e mezza all’Isola Tiberina, no?

FF: si, si

S: ok, mo arrivo, va

FF: va bene

S: ciao bello, ciao

FF: ciao

  • alle 12:47, Salvatore BUZZI inviava un sms all’utenza di Franco FIGURELLI: “…Parlato con Fiscon dove sei?”;
  • alle 13:02, dopo uno scambio di sms, Salvatore BUZZI contattava Franco FIGURELLI e gli diceva che stava uscendo da AMA, quindi chiedeva al suo interlocutore di incontrarsi “ sotto” . I due concordavano di vedersi in via dei Fori Imperiali. Da successivi sms si apprendeva del loro incontro.

Il 10.04.2014:

  • alle 13:51, Salvatore BUZZI chiamava Giuseppe PERRONE di AMA Spa ed iniziavano a parlare di argomenti di lavoro inerenti le biomasse. PERRONE cambiava discorso e diceva [1[13:53:44]“…senti, poi un’altra cosa, fra un po’ bisogna anda’ a ritorna’ a parla’ co’ quello, eh, mi sa… (BUZZI diceva: “ volentieri) perché ci siamo, nel senso che abbiamo finito l’assessment, c’ha… sai che c’hanno analizzato tutti quanti adesso è finito, adesso Fortini, secondo me dopo Pasqua… già ce… comincerà a fa’ le nomine, quindi questo è il momento buono”. I due concludevano parlando della raccolta delle biomasse;
  • alle 13:54, Salvatore BUZZI chiamava Franco FIGURELLI e, dopo aver parlato di argomenti non utili, gli chiedeva se avessero chiamato FISCON. FIGURELLI rispondeva che lo avrebbe chiamato appena tornato in ufficio, quindi concordavano di risentirsi più tardi. A questo punto BUZZI ribadiva [1[13:56:04]/li>

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

FF: Franco FIGURELLI

S: senti una cosa, quindi ricordati di NANNI (Giovanni FISCON, ndr), e poi quando arriva… FORTINI lunedì, gli dici a Mirko de ricordasse que… quell’ingegnere che c’abbiamo portato per le posizioni, no? FASONE (fonetico – ndr) ti ricordi l’ingegner FASONE? 

FF: ah, certo, certo, certo, certo, certo

S: ok

FF: va bene

S: io sto a anda’ ora a… al Dipartimento

FF: oggi vieni in Consiglio, no? 

S: no, oggi no, se devo passa’ dimmelo 

FF: ieri so’ stato da… so stato da lei, no, so’ stato da lei a (inc.) m’ha detto: <siamo in posizione giusta co’ coso>

S: senti ma invece il debito fuori bilancio i revisori hanno espresso sto cazzo de parere, no?

FF: oggi, oggi… (inc.)

S: ci vediamo dopo allora, ok

FF: ciao

S: grazie (inc.)

Del pari, che i rapporti diretti con Coratti non fossero una millanteria emerge non solo dalle conversazioni intrattenute con il capo segreteria di costui finalizzate a costruire momenti d’incontro, ma anche da contatti tra Buzzi e Coratti, riconducibili alla gara del multimateriale di Ama e ad altre questioni di rilevanza pubblica.

Il 09.04.2014:

  • alle 08:54, Salvatore BUZZI chiamava Giovanni FISCON e gli chiedeva se fosse potuto passare a trovarlo. FISCON precisava che stava uscendo e sarebbe rientrato a mezzogiorno. BUZZI diceva che a quell’ora sarebbe andato da lui;
  • alle 09:26, Salvatore BUZZI chiamava Carlo GUARANY e gli diceva che sarebbe andato lui da CORATTI, quindi gli chiedeva di andare da BETTINI. I due concordavano di incontrarsi alle ore 12 da FISCON;
  • alle 09:28, Salvatore BUZZI chiamava Franco FIGURELLI:

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI 

FF: Franco FIGURELLI

FF: aho’

S: oh bello, vedo Fiscon a mezzogiorno oggi, eh 

FF: guarda noi abbiamo fissato un appuntamento, però mi deve confo… confermare Fortini lunedì a mezzogiorno 

S: perfetto, io vedo Nanni oggi a mezzogiorno

FF: po’ però m’ha detto la segretaria, dice me faceva sapere se confermava 

S: ok

FF: comunque m’ha detto che… va bene? 

S: ma devo venire pure io, no? Solo… lunedì a mezzogiorno

FF: (inc.)

S: non t’ho sentito Franco, che hai detto? 

FF: gli ho detto, mo se lui me lo conferma 

S: si

FF: Fortini, io dico a Mirko se famo veni’ pure Fiscon a mezzogiorno lunedì 

S: ok

FF: famo veni’ tutti e due, va be’

S: io mo cerco de passa’ all’Isola Tiberina, se riesco a arriva’ in cooperativa a piglia’ sta cazzo de moto, tutto bloccato, ma vaffanculo! eh, io abito in culo alla luna Fra’, pe’ arriva’ a Roma la mattina è un terno al lotto

FF: si, si

S: lui ce va alle dieci e mezza all’Isola Tiberina, no?

FF: si, si

S: ok, mo arrivo, va

FF: va bene

S: ciao bello, ciao

FF: ciao

  • alle 12:47, Salvatore BUZZI inviava un sms all’utenza di Franco FIGURELLI: “…Parlato con Fiscon dove sei?”;
  • alle 13:02, dopo uno scambio di sms, Salvatore BUZZI contattava Franco FIGURELLI e gli diceva che stava uscendo da AMA, quindi chiedeva al suo interlocutore di incontrarsi “ sotto” . I due concordavano di vedersi in via dei Fori Imperiali. Da successivi sms si apprendeva del loro incontro.

Il 10.04.2014:

  • alle 13:51, Salvatore BUZZI chiamava Giuseppe PERRONE di AMA Spa ed iniziavano a parlare di argomenti di lavoro inerenti le biomasse. PERRONE cambiava discorso e diceva [1[13:53:44]“…senti, poi un’altra cosa, fra un po’ bisogna anda’ a ritorna’ a parla’ co’ quello, eh, mi sa… (BUZZI diceva: “ volentieri) perché ci siamo, nel senso che abbiamo finito l’assessment, c’ha… sai che c’hanno analizzato tutti quanti adesso è finito, adesso Fortini, secondo me dopo Pasqua… già ce… comincerà a fa’ le nomine, quindi questo è il momento buono”. I due concludevano parlando della raccolta delle biomasse;
  • alle 13:54, Salvatore BUZZI chiamava Franco FIGURELLI e, dopo aver parlato di argomenti non utili, gli chiedeva se avessero chiamato FISCON. FIGURELLI rispondeva che lo avrebbe chiamato appena tornato in ufficio, quindi concordavano di risentirsi più tardi. A questo punto BUZZI ribadiva [1[13:56:04]/li>

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

FF: Franco FIGURELLI

S: senti una cosa, quindi ricordati di NANNI (Giovanni FISCON, ndr), e poi quando arriva… FORTINI lunedì, gli dici a Mirko de ricordasse que… quell’ingegnere che c’abbiamo portato per le posizioni, no? FASONE (fonetico – ndr) ti ricordi l’ingegner FASONE? 

FF: ah, certo, certo, certo, certo, certo

S: ok

FF: va bene

S: io sto a anda’ ora a… al Dipartimento

FF: oggi vieni in Consiglio, no? 

S: no, oggi no, se devo passa’ dimmelo 

FF: ieri so’ stato da… so stato da lei, no, so’ stato da lei a (inc.) m’ha detto: <siamo in posizione giusta co’ coso>

S: senti ma invece il debito fuori bilancio i revisori hanno espresso sto cazzo de parere, no?

FF: oggi, oggi… (inc.)

S: ci vediamo dopo allora, ok

FF: ciao

S: grazie (inc.)

…………

Il giorno dopo, venerdì 24.01.2014:

  • alle 13:25, Salvatore BUZZI chiamava Franco FIGURELLI (segretario di Mirko CORATTI, ndr) per informarsi dove sarebbero andati a pranzo, assieme a “Mirko” (CORATTI, ndr). FIGURELLI, parlando a bassa voce perché asseritamente in riunione, chiedeva all’interlocutore di “salire”: 

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

FF: Franco FIGURELLI

S: Franco

FF: (a bassa voce) oh

S: non poi parla’?

FF: si, ce sta ‘na riunione

S: ah, senti, io c’ho un appuntamento co’ te e Mirko a pranzo, ma dove? 

FF: ma quando?

S: oggi, me l’ha detto Mirko

FF: e stamo qui noi 

S: ma voi che salgo su pure io?

FF: yes

S: ok, vengo su

FF: ciao, ciao

  • alle 14:50, dall’utenza in uso a BUZZI veniva inviato il seguente sms al numero in uso a CORATTI: “Ti sei scordato? sono qui fuori” ed alle 15:30 BUZZI riferiva a Piera CHIARAVALLE di essere a San Giovanni.

………….

Nello stesso pomeriggio del 05.02.2014, venivano censurate altre telefonate di interesse investigativo, afferenti un nuovo incontro tra Salvatore BUZZI, Franco FIGURELLI e Mirko CORATTI (Presidente dell’assemblea Capitolina). In particolare:

  • alle 13:37, Franco FIGURELLI chiamava Salvatore BUZZI il quale, riferendosi ad una terza persona (Mirko Coratti, ndr), diceva: “…mi ha detto se ce vedemo a Piazza Cavour alle due. BUZZI si lamentava del comportamento della persona il quale non aveva ancora capito che lui (BUZZI) non è Vito, poi aggiungeva: “…io però ce parlo oggi e non ce voglio parlà più… voglio parlà solo con te poi, eh… non me ce fa parlà più…conosco te, non ce voglio parlà più poi…”. FIGURELLI chiedeva conferma di cosa riferire in merito a tale incontro e BUZZI rispondeva che sarebbe andato all’appuntamento. FIGURELLI spiegava che l’appuntamento era a Piazza Cavour in un posto che si chiama Da Cesare, quindi si sarebbero visti davanti al cinema per poi andare insieme;
  • sempre alle 13:37, arrivava a Salvatore BUZZI anche un sms inviatogli dall’utenza di Mirko CORATTI: “Vediamoci da cesare ore 14 piazza Cavour ,senti franco”. BUZZI rispondeva con un altro sms: “ok”;
  • alle 13:59, Salvatore BUZZI inviava un sms a Franco FIGURELLI: “Sto da Cesare e all’inizio di via Crescenzio”. Poi BUZZI inviava un altro sms all’utenza di Mirko CORATTI: “Arrivati”;
  • alle 15:49, Salvatore BUZZI chiamava Sandro Coltellacci per informarlo dell’esito dell’incontro: “…è andata bene, no bene..benissimo…”:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

SC: Sandro COLTELLACCI

SC: bello

S: oh Ciccio…m’hanno fatto fa’ il giro di Roma (Mirko Coratti e Franco Figurelli, ndr) non era più lì, era da un’altra parte…va be’ però

SC: (ride)

S: la cosa importante è che è andata bene, no bene..benissimo…

SC: meno male…

S: eh allora…siccome io dall’amici sono amici… partiamo a levasse un conto, no? Te ricordi il conto che c’avevi tu da fa’

SC: si…

S: mi fai l’elenco di tutto quello che c’hanno sul V Dipartimento…tutto…tutto…tutto quello che c’hanno

SC: no be’…eh ce provo…io pure vado avanti si ok …perché non è facile…

S: inc. eh certo però vediamo…insomma quello

SC: ma i primi…i primi…i primi…o i secondi? quelli che lavoravano con me o quell’altri?

S: quelli che lavoravano con te, no?

SC: ok, d’accordo, va bene

S: quelli so’ più inc.

SC: vai…vai…recepito…recepito…

S: quelli che ti piacciono di più no, scusa? non ti piacciono de più quelli?

SC: eh mi piacciono tutti eh…mi piacciono tutti, quando parlamo de quella razza mi piace tutta quella razza…mi piace tutta quella razza…a me la carne di maiale mi piace in tutti i modi…salsicce…prosciutti…lonze

S: (ride) cosi lo pesiamo vediamo un po’ quanto pesa…

SC: va bene

S: io gliel’ho pure detto: <non è che poi namo a misurarse e non pesi poi no, eh…>

SC: eh!

S: capito?

SC: <facce vede chi cazzo sei no?>

S: infatti e lui m’ha detto: <eh damme, famme…mettime alla prova> ho detto <figurati…non vedo l’ora>

SC: eh mo’ ce lo mettemo subito…guarda…damme 24 ore

S: e io tanto…la prossima settimana…quindi

SC: eh allora c’ho tutto il tempo, c’ho tutto il tempo…

S: c’avemo tutto il tempo, c’hai tutto il tempo…

SC: va bo’, va bo’…oh quella classe è vincolativa…a me se…a me servirebbe l’avvalimento

S: eh fattelo fa’ da Alessandra figurati…diglielo…te lo fa

SC: se…se…se vado capito? quindi famme sape’…

S: inc. ok

SC: famme sape’…

S: te lo faccio sape’ dopo io ancora sto, sto su un taxi prima che arrivo giù porca inc.

SC: ma no pe’ sta tranquillo co’ l’avvalimento se no devo fa’ un documento che…però, capito? Lo ponno contesta’ non è proprio quella er codice

S: inc. l’appuntamento da dall’una ha ritardato alle 14:30 da un’altra parte di Roma e che cazzo

SC: inc. me ne so’ pure andato per lasciarte solo e tranquillo

S: eh eh mi so’ letto i giornali però

SC: ah be’ dai va be’ ma per una bella fica cosi…è valsa la pena, no?

S: (ride) è vero… è vero

SC: (ride) inc. dopo

S: ciao bello, ciao, poi ti racconto tutto…inc. se dovemo vede’, te racconto un po’ de cose, ok?

SC: va bo’, va bo’

S: ciao bello 

SC: ciao, ciao, ciao

I rapporti con la nuova amministrazione comunale da parte di Buzzi sono costituiti da una relazione con il capo della segreteria del sindaco, Mattia Stella, che s’intrecciano con quelli con Coratti, massimamente in relazione alla questione AMA.

Eloquente nel senso della costruzione di un rapporto privilegiato con Stella è la conversazione nella quale BUZZI chiamava Carlo GUARANY, lo informava che prima sarebbe andato in AMA e successivamente sarebbe andato presso il Gabinetto per incontrare Mattia (Mattia Stella, dirigente nella Segreteria del sindaco Marino), conversazione nella quale  GUARANY diceva che occorreva “valorizzare” Mattia e “legarlo” di più a loro.

La costruzione di un rapporto privilegiato che passava anche con incontri personali in luoghi diversi da quelli istituzionali, come quello monitorato dal pedinamento della sera del  22.1.14, nel contesto temporale di un programma corruttivo, delineato da Buzzi al mattino della stessa giornata ai suoi collaboratori:

BUZZI ad alta voce chiamava la sua compagna Alessandra chiedendole di ristampargli dei promemoria. Subito dopo, sentendo Claudio Caldarelli intenzionato ad andar via gli chiedeva: “passa da Salvatori che c’ha i CIG (Codice Identificativo Gara, ndr)..per le proroghe! (Rif. RIT 1741-13 prog. 44991 e il Pr 45289)”.

[P[Pr.1727-A-10 ore 09:48:30]BUZZI informava CALDARELLI dei suoi prossimi appuntamenti: “…alle 11 c’ho.. Magrini (Guido Magrini, ndr) ..e all’una c’ho la Battaglia.. Erica Battaglia”. Saputo tali appuntamenti, CALDARELLI diceva: “…ehh..mo Erica.. gli hai detto da fa quel passaggio sulla Cozza ma se la Cozza (inc) questo!”. [P[Pr.1727-A-10 ore 09:49:34]Claudio CALDARELLI, prima di allontanarsi dalla stanza, invitava BUZZI ad una cena al Ristorante da Rinaldo all’Acquedotto, per il giorno seguente. BUZZI precisava di essere già impegnato [P[Pr.1727-A-10 ore 09:49:45]

S: se fossi libero verrei ma domani sera c’ho un’altra cena…c’ho (bisbigliando: inc)..devo convincere…

CC: vabbè.. basta.. ok

S: me li sto a compra’ tutti (si sovrappongono le voci)…semo diventati grossi [P[Pr.1727-A-10 ore 09:50:00]i>.

 

Del resto, che il percorso di avvicinamento alla segreteria personale del sindaco Marino, in relazione agli argomenti che occupavano Buzzi e il suo gruppo, e segnatamente Ama, non sia rimasto un pio desiderio è evidenziato dai contatti diretti con Mattia Stella, che s’intersecavano con quelli con Coratti.

L’8.04.2014:

  • alle 16:23, Salvatore BUZZI inviava un sms a Mattia STELLA (capo segreteria del Sindaco MARINO): “…Sono da CORATTI”. Immediatamente, Mattia STELLA chiamava Salvatore BUZZI: “…oh Salvato’ io sto giù da me”. BUZZI replicava: “si, appena finisco da Coratti, scendo giù da te”;

6.3.5 I rapporti con esponenti del consiglio regionale

A parte i rapporti con Gramazio, storico riferimento dell’organizzazione nel mondo della politica, a seguito del mutamento degli equilibri politici nel consiglio regionale s’innesta un percorso di avvicinamento, a carattere corruttivo secondo la rappresentazione di Buzzi, verso gli esponenti dell’area di maggioranza.

In questo senso, assume rilievo la figura di Patanè, avvocato, attuale Consigliere Regionale (gruppo consiliare del P.D.) nominato il 26.03.2013.

In relazione a tale figura istituzionale, Buzzi a più riprese afferma di aver ricevuto imponenti richieste di denaro e di averne erogate in misura molto minore con riguardo alla gara Ama del 2013.

La vicenda è ricostruita dalla relazione del Ros, II reparto, come segue.

Successivamente all’accordo raggiunto per la gara AMA n. 30/2013, Franco CANCELLI della cooperativa EDERA avrebbe detto a BUZZI di pagare una tangente a Eugenio PATANÈ, consigliere regionale del PD.

Il 10.05.2014, a partire dalle 18:00, all’interno dell’autovettura Q5 targata EM442HN, veniva intercettato un dialogo tra Salvatore BUZZI e la sua compagna Alessandra GARRONE:

Legenda

GA: Alessandra GARRONE

S: Salvatore BUZZI

…omissis…

GA: che gli devo dire a Fabrizio… ricordami…

S: che… il lotto delle spiagge ha preso 450.000 euro e uno è nostro

GA: perché sono 2 lotti?

S: è… perché con 450 deve fare 2 lotti, uno forse a Villa Maraini e uno a noi… ma io gli ho detto… gli ho dovuto dire… gli ho detto a Tassone… “scusa… piglia… fatti dare tutto il milione e facciamo l’operazione, invece di darli al comune… la famo… la fai tu… e la intesti a noi”… e l’ho quasi convinto… ma lunedì mattina quando lo senti a mezzogiorno, perché a mezzogiorno c’è una riunione di Altamura con lega Conf GC (fonetico), che gli vanno a menà “ma che cazzo c’hai detto… che non hai fatto niente”. Se… se… TASSONE mi dice di si, noi famo l’operazione ad Ostia con due lotti, uno sempre mio e uno sempre lo dovemo da… a Fabrizio

GA: …inc… più altri

S: no 5 lotti alle cooperative sociali e uno …inc… che lo diamo a 

GA: ah, pure quel… pure loro sull’operazione su villa Maraini riesce, se no… due lotti a…. 450 diviso 2 lotti

S: e uno è nostro

GA: e uno è nostro

S: male che va… e il lotto del verde è… va per …inc…

GA: il lotto del verde era per… su Roma

S: quelle 5 gare che …inc… m’ha fatto scegliere Cristoforo Colombo – via dei Pescatori e ho scelto via dei Pescatori che Cristoforo Colombo è pericolosissima

GA: e ti credo!

S: sono tutte …inc… poi devo chiamare Emilio e devi dire Emilio che sono tutte potature, poi devi dire a Carlo che ieri sera Cancelli l’ha cercato perché per lui (Cancelli, ndr) noi dovremmo dare a PATANÈ per la gara che abbiamo vinto…  

GA: 122 euro (inc.)

S: 122 euro (inc.)… e non esiste proprio, oggi sono andato da MARRONE e gli ho detto “ma dagli muscolo” … però dice che “dobbiamo essere sicuri”… gli ho detto “guarda, dovrebbe arrivare la mail con il nome dell’associazione a cui girare sto coso” … mi faceva … inc… di Zingaretti …inc… non gli damo una lira! E poi domani… mercoledì glielo do, quindi che Carlo sapessi sta cosa  e poi… se garantiscono ci vado io. Poi siccome noi gli diremo NO a CANCELLI, deve far sistemare al più presto dimmelo subito, perchè CANCELLI ha detto “…inc…

GA: ma ieri che hanno fatto ci hai parlato con Carlo?

S: no non ci ho parlato … inc… San Marino

GA: ti ha detto che?

S: che stanno risolvendo, poi ho parlato con Franco che m’ha detto che gliel’ha detto FISCONnon fa problemi, però di qua è venuto a batte cassa! Poi vai …inc… a Salvato’ non va bene cosi… …inc… me piglio tutto io …inc…

GA: io …inc… fatta sostituire da uno e…

S: devi dire a Carlo che domani dopo che… prima che va … che cerca di beccare FISCON, se ci riesce …inc… gli devo dire questa cosa. O gli diremo di no, perché non esiste che quelli hanno chiesto i soldi a PATANÈ 120.000 euro  …inc… , 120 noi e 120 …inc… sistema’ … hai capito come funzione?

GA: ho capito

S: e io dopo che avrò sistemato…

GA: ci stanno 240mila euro in ballo, insomma… voglio dire

S: dopo che l’ha sistemata gli dico….

GA: famo come ci pare…

S: una volta che è sistemata non po’ più fare un cazzo. (dopo una lunga pausa, ndr) Ti ricordi tutto?

…omissis…

Il 17.05.2014, a partire dalle 15:44, veniva intercettato un dialogo all’interno dell’autovettura Q5 targata EM442HN tra Salvatore BUZZI ed Alessandra GARRONE, sempre riguardante le pressioni esercitate da CANCELLI per il pagamento a PATANÈ:

Legenda

GA: Alessandra GARRONE

S: Salvatore BUZZI

…omissis…

GA: sei apatico amore che c’hai?

S: sto leggendo… non mi… non stacco amore… non riesco a staccare. C’ho sta rottura di coglioni con CANCELLI... me devono rompe le palle…PATANÈ che fa lo stupido… FORLENZA che mi invita alla …inc…

GA: ma perché che t’ha detto Salvatore  (Forlenza, ndr)

S: è

GA: prima era Salvatore stamattina? che dice?

S: che ci parla lui

GA: ma perché, cos’è successo?

S: che lui vuole i soldi (Franco Cancelli, ndr) per PATANÈ, però io gl’ho detto che io vorrei parlare con PATANÈ e non ci posso parlare prima …inc…

GA: invece che ti diceva, perché gli parlavi di …inc… 

S: è gli ho detto a FORLENZA “parlaci tu”, no ha fatto… Arcobaleno ha fatto ricorso a …inc…

GA: ma la gara è stata partecipata?

S: no la gara è appena uscita… ha fatto ricorso 

GA: al bando

S: perché ci sono… chi ti compra l’offerta, siccome Arcobaleno non c’ha i requisiti… perché ha fatto sta cosa? Ma siccome loro non cercano… fra i meriti …inc…

…omissis…

Come gia riportato nel paragrafo riguardante Franco PANZIRONI, nel pomeriggio del 16.5.2014, a partire dalle 15:30, all’interno dell’ufficio di via Pomona 63 in Roma, veniva intercettato un ulteriore dialogo di estremo interesse investigativo, nel corso del quale BUZZI, sempre in merito alla gara AMA sul Multimateriale (la n. 30/2013, ndr), informava i presenti circa la richiesta di 120.000 euro avanzata dal consigliere Regionale Eugenio PATANÈ, per mezzo di Franco CANCELLI. In particolare, BUZZI riferiva che a “PANZIRONI, che all’epoca comandava, avevano riconosciuto la somma di euro 120.000,00, pari al 2,5 %, per la vincita di una gara di 5.000.000 di euro (…gli ho detto <noi a Panzironi (Franco Panzironi, ndr) che comandava gli avemo dato il due e me..2 virgola 5 per cento (2,5%, ndr)…dato 120 mila euro su 5 milioni…mo damo tutti sti soldi a questo?>).

Legenda:

S: Salvatore Buzzi;

PD: Paolo Di Ninno;

EB: Emanuela Buggitti;

GA: Garrone Alessandra;

CC: Claudio Caldarelli (dalle ore 15:39:50)

…omissis…

Al [P[Pr.4469-A-10 ore 15:43:43]BUZZI proseguiva sul discorso:

S: l’ho detto a Fabrizio…dello schema che mi ha detto CANCELLI (Franco Cancelli, ndr)..(inc)..CANCELLI è stato ragionevole…

CG: lo schema su che, scusa?

S: sulla Sicurezza ambie (fonetico)..uno voi.. uno noi.. uno CNS.. uno la destra...

CG: eh.. pure a me m’ha detto lo stesso

S: eh.. se lui riesce.. se Massimo se riesce a piglià quello della destra noi pigliamo (inc)…sta a loro trovasse co la destra!…terza cosa.. PATANÈ (Patanè Eugenio, ndr) voleva 120 mila euro a lordo.. allora gli ho detto <scusa…

CC: de quale?.. parli de?

CG: del Multimateriale

EB: (inc) 

S: (inc) amico suo..gli ho detto <noi a PANZIRONI (Franco PANZIRONI, ndr) che comandava gli avemo dato il due e me..2 virgola 5 per cento (2,5%, ndr)…dato 120 mila euro su 5 milioni…mo damo tutti sti soldi a questo?> 

soggetto maschile: ammazza oh…

S: e lui dice <ah però bisogna da’…> e alla fine dice, guarda, dice <la differenza sarebbero 10 mila euro> perché ne vorrebbe subito 60 e gliene toccherebbero 50…dice <(inc) in più e poi ne possiamo (inc)> ho fatto <oh.. guarda che il problema però è la tua aggressività…perché se Patanè garantisce.. non c’avemo problemi ma se uno per esser garantito da PATANÈ deve venì da altri>..io non so l’ho chiamato dovrebbe venir oggi…il problema è noi la parte del.. siccome io martedì incontro PATANÈ, una parte dei soldi io comunque gliela darei…gliela incomincerei a da’…tanto (inc) de 20..20..20 sui 20 (inc) quando vado all’incontro gli dico <già i 20 te li ho dati> perché se noi chiudiamo con PATANÈ..a PATANÈ gli famo capì <guarda (inc) noi venimo solo da te però..> non è che può esse CANCELLI semo pure noi che semo bravi..avemo..avemo preso tutto.. perché non c’è più (inc) 

soggetto maschile: certo

CC: (inc)

S: (inc) poi l’opposizione c’avemo pure noi perché ..QUARZO è (inc)

CG: e questo Franco è stato d’accordo?

S: (inc) opposizione non gli ho detto un cazzo

CG: no no

Il 26.05.2014, all’interno degli uffici della Coop. 29 Giugno, Salvatore BUZZI, unitamente a Carlo GUARANY, Paolo DI NINNO e Claudio CALDARELLI, faceva nuovamente un chiaro riferimento all’insistenza di Franco CANCELLI per ulteriori pagamenti a PATANÈ, con lo stesso BUZZI che lasciava intendere di non volerne sapere poiché aveva già provveduto alla dazione di 10.000:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

CG. Carlo GUARANY

PD: Paolo DI NINNO

CC: Claudio CALDARELLI

…omissis…

[P[Pr.4706-A-6 @ 12:47:5]p>S: e poi tu quando vai a riunione con i tuoi (inc) il tuo è garantito

CC: si, …

S: perché CIRO glielo dirà

CG: ma già è convocata la riunione con CIRO?

S: (ride) a CIRO (inc)

CC: ti dicevo a te di sapere quali proprio perché dobbiamo fare la dichiarazione d’interesse su uno, non possiamo fare (inc) no?

S: si, non hai capito, perché prima ci dobbiamo vedere noi come LEGA

CC: certo

S: dopodiché, poi … tutti insieme, dice <<questi>> è … è … poi …

CC: (inc voci sovrapposte)

CG: la tua l’hanno già convocata, la riunione tua? … scusami

CC: io mi devo vedere con CIRO a mezzogiorno, mo l’ho chiamato e gli ho detto <<ci vediamo pomeriggio>>

S: va bene adesso, … ci … ci pensiamo noi come LEGA a  da i conti su tutti (inc)

CC: ah!

S: … qual è il problema (inc), è una proporzione matematica 

(persona presente): si si 

S: non è che … 

PD: (inc) il famo.., il famoso (inc)

S: tanto questi 

PD: del cazzo

CC: no perchè ci sarà qualcuno incazzato che va sui lotti (inc), capito … allora 

S: puoi anda’ dove ti pare 

CC: eh, si …

S: poi andare dove ti pare, … perché questo (inc)

CC: si ho capito 

S: puoi anda’ dove ti pare …

PD: senti COSMA poi allora … 

S: ma questa com’è (inc), è offerta più vantaggiosa … com’è?

CG: c’è solo il prezzo

S: è solo il prezzo come fai a vince (fonetico), …c’ha ragione lui allora

CC: eh … eh, eh … io lo devo sapere oh! è quello è!

S: va be’ … (inc voci sovrapposte)

CG: la devi gesti’

S: (inc) politica (inc voci sovrapposte)

CC: e ci pensano loro (inc voci sovrapposte)

CG: e certo

CC: eh!

S: (inc) vediamo che succede …

PD: COSMA a quale, a quale … LEGA la facciamo 

S: io la farei (inc) AGCI perchè … in AGCI (fonetico) siamo scoperti  

PD: ABC? … io vado allora parto eh, perchè siccome …stanno arrivando le comunicazioni per le divisioni …, vorrei …

S: ma pure UNICOOP poi farei in AGCI (fonetico), … la famosa UNICOOP

(persona presente): (inc)

CC: eh hai visto bravo, perchè (inc) perchè 

S: UNICOOP c’è pure POMPONI che è spendibile 

(persona presente): eh!

CG: ma POMPONI sta lavorando come UNICOOP si?

S: si (inc)

PD: (inc) ed è anche l’amministratore 

CG: (inc) Presidente è sempre BOLLA 

PD: no, no no è diventato lui, … POMPONI è diventato 

S: quindi è spendibile lui direttamente come UNICOOP, e come … COSMA bisogna trovà uno che va alle riunioni (fonetico) …, non ci possiamo andare noi eh

(persona presente): mh! mh!

S: (inc) (risate)

CG: la faccia come il culo proprio (risate), … va be’ ma non sono io, (risate)

S: ma dopo (inc) all’inizio no, senno non ti accettano, .. chi possiamo trovare

PD: una volta iscritta in AGCI

S: eh!

CC: c’è ADRIANA, non ci può andare ADRIANA … inizialmente

S: ADRIANA si …

CC: è scusa (inc) ADRIANA, tanto (inc) per fare le iscrizioni iniziali poi dopo una volta arrivati 

S: si (inc), … invece il RECUP … il CUP sta andando avanti 

CG: scade il 12 giugno 

[P[Pr.4706-A-6 @ 12:50:34]p>S: mi sta cercando CANCELLI, che cazzo vuole non lo so …, abbiamo deciso che comunque … a … PATANE’ (fonetico) gli abbiamo dato 10.000 euro per … per carinerie e lì finisce, non gli diamo più una lira … (inc)

CG: sicurezza ambiente …, m’ha fatto fare un’offertissima l’altro giorno FORLENZA 

S: a quello si, quello (inc)

CG: è facciamo con questa società che ci ha indicato FORLENZA, questa società di FIRENZE …, e poi c’eri pure te no, che ci ha fatto vedere il depliant quella volta (inc) CNS …, e … mo vediamo insomma, c’è da …, dobbiamo riguardare i requisiti da portare a PERRONE …, (inc) PERRONE mi ha chiesto di (inc) al mese almeno fino a fine giugno 

CC: quello sull’ASL A lo stanno facendo 

CG: quella sulla ASL A  

CC: (inc)

CG: si, si, quella no ma ha fatto tutto CNS

CC: ha fatto tutto CNS

S: allora se noi diamo i …, diamo i requisiti a PERRONE e la gara esce, freghiamo pure sul tempo (inc), seconda cosa 

CG: si ma nel frattempo se li stacchiamo (inc)

S: no, però, seconda cosa poi se lui (inc) 4 lotti …, bisogna potenziare i nostri uffici perché li serve, avvocati …, e assicurazioni, sono 2 aspetti … potremmo chiamare Laura (inc) 

CG: (inc voci sovrapposte) facciamoci consigliare da Laura 

S: c’avevo già pensato! 

CG: parliamo con lei magari ci da un consiglio, ci da una dritta 

S: no, può farlo lei insieme a noi 

CG: anche (inc) certo! 

S: che dici?

…omissis…

Le attività di intercettazione hanno evidenziato che Salvatore BUZZI, a seguito di alcuni articoli stampa su una cena elettorale nella quale l’allora Sindaco ALEMANNO era stato fotografato insieme a Luciano CASAMONICA, in data 07.06.2013, aveva inviato alcuni sms a diverse utenze, tra cui a quella n. 3450282667, intestata ad Eugenio PATANÈ.

Da quest’ultima utenza venivano inviati a BUZZI degli sms di risposta.

6.3.6.Interferenze dell’organizzazione criminale indagata nella programmazione del bilancio pluriennale 2012/2014 e successivo bilancio di assestamento di Roma Capitale.

La ricostruzione delle interferenze è effettuata nell’informativa finale Ros, II reparto, riportata integralmente in questa sede sul punto.

………….

Nel presente paragrafo, saranno evidenziate le ulteriori risultanze investigative riguardanti la capacità del sodalizio indagato, di interferire nelle decisioni dell’Assemblea Capitolina in occasione della programmazione del bilancio pluriennale 2012/2014 e relativo bilancio di assestamento di Roma Capitale, avvalendosi degli stretti rapporti stabiliti con funzionari collusi dell’amministrazione locale, al fine di ottenere l’assegnazione di fondi pubblici per rifinanziare “i campi nomadi”, la pulizia delle “aree verdi” e dei “Minori per l’emergenza Nord Africa”, tutti settori in cui operano le società cooperative di Salvatore BUZZI.

A partire dal mese di ottobre 2012, venivano censurate le prime conversazioni in cui BUZZI manifestava il proprio disappunto per la mancata approvazione del bilancio di Roma Capitale. Contestualmente, si evidenziavano problematiche inerenti al reperimento di ulteriori risorse pubbliche da destinare alle cooperative sociali, a seguito di un emendamento presentato dall’allora consigliere comunale Luca GRAMAZIO, di cui si parlerà dettagliatamente nei paragrafi successivi. Infatti, il 16.10.2012, alle ore 17:42, veniva intercettato il primo dialogo in cui Alessandro MONTANI, rappresentante legale de “IL GRANELLINO DI SENAPA SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE” (p.i. 07677290582), nonché delegato di confcooperative per la cooperazione sociale, chiedeva a BUZZI notizie sulla possibilità di recuperare un “milione e mezzo” dalle piste ciclabili. Dopo i convenevoli iniziali, MONTANI chiedeva:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

AM: Alessandro MONTANI

AM: senti e… ti volevo chieder questo, quel milione e mezzo di cui stavi parlando è quello… per le piste (piste ciclabili – ndr), per che cosa?

S: quale milone e mezzo

AM: vai cercando un milione e mezzo dal bilancio

S: (inc) cercare dal bilancio aho, quale milione e mezzo

AM: per le cooperative

S: 5 milioni per le cooperative

AM: ah 5 milioniiii … va be’ sulle …, perchè mi avevano detto 1 milione e mezzo? …

S: …ma che son matti?

AM: 5 mil…, 5 milioni

S: (inc) emendamento firmato Marroni, Gramazio 

AM: eh eh, ah c’è un emendamento Ma…, Marroni, Gramazio pe’… per i 5 milioni che sono

S: i 5 milioni sono… sul VERDE

AM: sono per il VERDE, fondamentalmente

S: si sul VERDE, cioè quelli che (inc) …, sul verde c’hanno destinato 10 milioni (inc) c’hanno destinato, de’ sti 10 milioni 5 sono pe’ le cooperative sociali, so’ proprio bloccati, se non se’ discute er bilancio non se discute nemmeno questo, capito? … poi se ce sta  n’altro milione e mezzo pe’ le piste ciclabili questo non te lo saprei dire guarda …

AM: …va bene, va bene, …

S: probabilmente c’è anche n’altro milione e mezzo pe’ le piste ciclabili però

AM: dimmele queste, che facciamo squadra su ste cose

S: eh ma te lo sto a di’ io, te sto a scrive una lettera …, fai quadra, io sto emendamento è pronto da 4 mesi, che la maggioranza e l’opposizione invece de’ fa er bilancio se divertono, è da daje foco a tutti quanti, cioè è una cosa indegna, io ho scritto anche una lettera ad Alemanno e tutti i Capi Gruppo <<fate sto’ bilancio>> … e non lo fanno guarda, non lo fanno è una cosa folle…

AM: (inc)

S: ‘na volta l’opposizione, ‘na volta la maggioranza insomma vabbe’ non se fa’, però sono 5 milioni Alessandro, abbiamo parlato a lungo con Gramazio (fonetico) e con Marroni

AM: no ma mi mi …, mi hanno detto oggi questa cifra di di … UNO E MEZZO che non non identificavo pensavo potessero essere …

S: probabilmente saranno messi altri soldi per le piste ciclabili, probabilmente …, ma noi l’emendamento era 5 milioni destinati alle cooperative sociali che era in riparazione dei 5 milioni

AM: (inc voci sovrapposte)

S: che (inc voci sovrapposte) sempre dare

AM: va bene va bene

S: l’emendamento concordato con la PDL e con il PD, ma non se vota

AM: come, … come si … identifica … va bene Marroni – Gramazio, o sennò… c’è una data

S: guarda se ne parli co’, parli con Cassone (fonetico) te lo sa dire c’è l’emendamento

AM: va bene, ok

S: Ugo la sa’ la cosa, tutta la gestazione, ne abbiamo … preparato, predisposto condiviso,

soltanto che se non se’ firma sto bilancio (inc), stamo sempre là

Saluti

Il 19.10.2012, alle 9:13, Salvatore BUZZI chiamava Sandro COLTELLACCI informandolo che si trovava da “Scozzi” (SCOZZAFAVA ndr). I due commentavano alcuni articoli stampa, e COLTELLACCI chiedeva se ci fossero novità “per il campo” (campo nomadi di Castel Romano, n.d.r.). BUZZI rispondeva di aver chiamato e che si sarebbero visti l’indomani mattina alle 9, spiegando che gli avevano richiesto “l’allargamento dell’allargamento” ma lui non poteva prendersi questo impegno anche perché “…poi ieri so stato al Comune… non è aria di fare il bilancio”. COLTELLACCI commentava: si certo… ma si vede l’aria che tira insomma… con PANZIRONI così ehhh… ma chi se move oggi come oggi”. I due cambiavano discorso e parlavano di argomenti non utili, quindi COLTELLACCI concludeva aggiungendo che si sarebbe incontrato con BOLLA per fare il punto della situazione, in relazione alla questione dei profughi.

Il 30.10.2012, ore 17:15, Salvatore BUZZI chiamava Claudio TURELLA ed inizialmente scherzavano in merito ad alcuni articoli stampa riguardanti un problema di inquinamento con del sale antigelo. BUZZI, cambiando discorso, affermava: “…mo tra poco vado al Comune per vedè se passa sto cazzo de bilancio”. TURELLA replicava: “…eh, dice che va ad oltranza no?…oggi e domani…”. BUZZI proseguiva: “… per vedè che aria che tira…poi ti mando un messaggino”. TURELLA commentava: “…va be… va be… speriamo che passa…”. BUZZI cambiava nuovamente discorso, dicendo che gli veniva da ridere se pensava al “Questurino” indagato (riferimento agli articoli ndr). TURELLA, riferendosi a tale soggetto, diceva che “lo stronzo quando leggeva sul giornale… degli altri…lui si metteva a fa la sirena”, e aggiungeva: “… poi aspetta… vabbè poi ne parliamo a voce … quello dell’affito li non è niente “. BUZZI, con tono scherzoso diceva: “…tanto il telefono mio è sotto controllo quindi di’ di’ di’dobbiamo collaborare alle indagini“. TURELLA replicava: “allora parlo tranquillo Maresciallo allora registriMaresciallo registri tutto non si faccia scappa’ niente (ride) non faccia come hanno fatto a Visconti solo due frasi registri proprio tutto“. TURELLA proseguiva dicendo che era meglio che (questa giunta comunale) andasse via, in quanto avevano rovinato tutto quello che avevano toccato, tra cui “AMA, Multiservizi, Dipartimento, punti verdi qualità“, e concludeva che stavano solo aspettando il “sindaco grillino“.

Il 31.10.2013, alle ore 9:12, Claudio CALDARELLI chiamava Salvatore BUZZI e gli chiedeva se ieri avesse sentito o visto LUCARELLI (Antonio, ndr).  BUZZI rispondeva: “…sì ma Lucarelli non conferma“, e CALDARELLI chiedeva: “cioè dice che non è così?“. BUZZI precisava: “…non se se nemmeno se riescono a fa il bilancio Claudio…”. CALDARELLI diceva alle “quattro” avrebbe voluto andare al Comune. BUZZI lo interrompeva: “…no, ma il PD novantamila emendamenti…il motivo è pure i cinque milioni che ci dovevano da a noi, non ci vogliono da più eh!”.  CALDARELLI diceva: “…ma come, quelli dice che li davano”. BUZZI proseguiva: “…no, no li hanno levati, non ci stanno più”. CALDARELLI concludeva dicendo che non riusciva a capire che tipo di strategia stavano utilizzando.

Il 5.11.2012, alle ore 17:58, Salvatore BUZZI chiamava Patrizia CARACUZZI, segretaria di Franco PANZIRONI. Nella circostanza, la donna lo invitava a recarsi il giorno seguente, alle 13:00 a Piazza (San Lorenzo ndr) in Lucina al che BUZZI chiedeva presso quale delle due Fondazioni si sarebbe dovuto recare; la donna rispondeva al “26” (Fondazione DE GASPERI, ndr).

Il 7.11.2012 veniva approvato il bilancio pluriennale 2012-2014, che prevedeva, tra l’altro, come riferito da BUZZI, anche lo stanziamento di due milioni di euro per le “piste ciclabili” e per “il verde” (Cfr all. 1 bilancio). Infatti:

  • alle 14:31, Salvatore BUZZI chiamava Fabrizio TESTA e si scusava per non aver risposto ad una precedente telefonata. TESTA, con tono scherzoso diceva:

Legenda:

S: Salvatore Buzzi

F: Fabrizio Franco Testa

F: senti, ma hai fatto passà finalmente sto bilancio?…

S: e glie l’amo fatta…

F. gli hai dato il via gli hai dato ieri?…(ride)

S: glie l’amo fatta! (ride)…

F: ho detto… qua Salvatore ha avrà detto… l’uomo del monte ha detto si!…capito…

S: si, magari contassi… non conto un cazzo 

F: ma vai a cagà va!…senti, ti rompevo le balle perché i ragazzi domani vorrebbero andare al Car (Centro Agroalimentare S.p.a. – Guidonia via Tenuta del Cavaliere n. 1 – vds. progr. 4983 – ndr) a fare una, un sopralluogo

S: si

F: a chi possono chiamare ? Chi possono chiedere ? Perché qualcuno che gli fa vedere le cose…

S: aspetta che ti richiamo, eh

F: ok

S: chiamo una persona e ti faccio chiamare, ok ?

F: ok, perfetto

i due si salutavano

  • alle ore 16:25, veniva intercettata un’interessante conversazione tra Alessandro MONTANI e Salvatore BUZZI, nel corso del quale veniva commentata l’approvazione del bilancio:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

AM: Alessandro MONTANI.

S: Sandro

AM.: ciao caro come stai?

S: bene dopo che hanno approvato il bilancio un po’ meglio

AM oh … quello volevo  commentare con te,  dico (ride), …. basta, e quindi  volevo chiedere a te che sei … quello che più vicino a me, che sa le cose 

S: si

AM.: i nostri soldini ci stanno dentro, 

S: ci stanno, … 

AM.: che tu sappia

S: 2 milioni e mezzo

AM: mh!

S: divisi tra PISTE CICLABILI e VERDE, però ancora non ho capito come son divisi, mo oggi lo so … più tardi lo so

AM.: eh …

S: in più 1 milione in assestamento, che però l’assestamento ormai è ridicolo quando lo fanno

AM.: questi … questi  ce li ha in mano il Dipartimento, diciamo, in questo momento

S: si, si esatto al Dipartimento

AM.: ce l‘ha, ce l’ha già … diciamo PROFETA in teoria  

S: in teoria PROFETA, dovrebbe ave’, dovrebbe essere  1 milione e mezzosul VERDE ed 1 milione sulle piste ciclabili, questo dovrebbe essere

AM: mh! …, va bene niente

S: o il contrario eh, una …, però … l’importo è 2 milioni e mezzo, con l’impegno di ALEMANNO di un altro milione su … 

AM: in assestamento

S: in assestamento

AM: in assestamento ma a fine anno, quando?

S: l’assestamento lo devi fa’ entro il 30 novembre, quindi  (inc)

AM: ah! (inc)

S: (ride) a Natale l’assestamento

AM.: (inc).

Fine trascrizione integrale.

MONTANI riferiva di essere stato all’assemblea delle Cooperative sociali di Alleanza Cooperative e BUZZI rispondeva che lui non era stato invitato. I due cambiavano discorso ed iniziavano a parlare dalle primarie del PD, per l’elezione a Sindaco di Roma. BUZZI, a tal proposito, diceva: “…noi oggi alle cinque lanciamo MARRONI alle primarie per sindaco eh!”. I due continuavano a parlare dei possibili candidati alle elezioni comunali. Quindi BUZZI, riferendosi al candidato MARRONI, diceva che bisognava votarlo. MONTANI replicava: “…ma come me tocca votà MARRONI…questa volta veramente mi incazzo… se non voti ALEMANNO veramente… cioè ti… ti… non lo so ti sputtano a tutto il mondo… l’ho detto a tutti, ho detto guarda che l’unico che ci ha guadagnato qualche cosa da ALEMANNO è stato Salvatore!… lo vorrà votare!!?…lo dice lui che non ha mai parlato con un sindaco come con Alemanno…”. BUZZI rideva e continuavano a scherzare sull’argomento e BUZZI ironizzava: “il Maresciallo ha sentito, ha annotato”. I due si salutavano;

  • Alle 19:56, una donna che si presentava come “la segreteria di Antonio LUCARELLI (Capo Segreteria del Sindaco Gianni Alemanno – ndr), chiamava Salvatore BUZZI e gli passava Antonio LUCARELLI:

Legenda:

S: Salvatore Buzzi

L: Antonio Lucarelli

L: come stai camerata ?

S: bene Antonio, benissimo

L: eh, senti, allora, ieri sera abbiamo fatto un miracolo, li volevano ammazza’ quel povero…Scozzafava

S: si, si, lo so

L: sul bilancio

S: lo so, lo so

L: non ha perso proprio niente

S: lo so

L: allora io in settimana devo vedermi con lui per risolvere tutto il resto della situazione, però io ho necessità di incontrarti per fare un discorso un attimo con te a quattr’occhi su un’altra situazione

S: va bene

L: puoi passare da me quando ? Venerdì ? Te va ? O domani pomeri…

S: guarda io, venerdì io sto a Cesena, sto

L: no, stai a Cesena, allora, domani pomeriggio ?

S: aspetta ti dico… ti dico subito Anto’, dico… domani pomeriggio, domani pomeriggio, domani pomeriggio, domani pomeriggio sul tardi si

L: si

S: verso che ora ?

L: diciannove va bene ?

S: diciannove da te

L: da me, ciao Salvato’

S: ok, ciao Anto’

Il giorno seguente, 08.11.2012, alle ore 11:14, Salvatore BUZZI chiamava Emilio GAMMUTO e, nel corso della conversazione, i due affermavano:

Legenda:

S: Salvatore Buzzi

E: Emilio GAMMUTO

S: ah, senti, siccome oggi m’ha chiamato su quello, m’ha chiamato, rivado in Campidoglio alle sette

E: si

S: tienilo sempre in caldo quel posto, metti che mi rirompono i coglioni, hai capito ?

E: va bene, allora rimane così, vuoto

S: ok

E: va buono, però fino a domani perché poi devo fare le squadre, eh, capito ?

S: e io stasera alle sette, quando esco da la ti chiamo

E: va be’, ok, ciao

I due si salutano

Alle 18:37, Salvatore BUZZI chiamava la sua compagna Alessandra GARRONE e nel corso del dialogo, di carattere privato, BUZZI diceva che stava andando in Campidoglio a parlare con Lucarelli (Antonio, ndr).

Nella medesima giornata, in previsione dell’incontro tra BUZZI e LUCARELLI, a partire dalle ore 17:00, veniva predisposto un servizio di osservazione ( Cfr all. 2 ocp) nei pressi dell’ingresso Comunale del Campidoglio, posto di fronte l’ingresso laterale della Chiesa Ara Coeli. Nel corso del servizio si aveva modo di documentare che effettivamente alle 19:45 Salvatore BUZZI, giunto a piedi, accedeva all’interno del Campidoglio dall’ingresso posto di fronte l’ingresso laterale della Chiesa Ara Coeli. Il servizio veniva terminato (ore 20:00).

Alle ore 20:17 Fabrizio Franco TESTA chiamava Salvatore BUZZI:

Legenda:

Salvatore Buzzi: S

Fabrizio Franco Testa: F

F: maestro!

S: oh amico mio!

F: come stai grande maestro?

S: bene…senti questi che so’ venuti sembra che se lo vogliono fa l’ittico  …quindi…

F: mamma mia meno male oh!

S: eh…quindi…bene…

F: bene…gliel’hai detto…bene…bravi…adesso vi batto le mani…gliel’hai detto?

S: esatto…esatto mo’ domani dice che ritornano bo’…

F: …meno male oh…

S: noi stiamo a disposizione

F: …meno male oh…porca miseria oh…meno male…cioè ogni…ogni tanto qualche buona notizia…no?

S: infatti…ma tu vai in vacanza domani ho saputo…

F: eh…eh sì…io domani vado in vacanza…ma so che anche te vai in vacanza però domenica con un pretesto vai in vacanza diciamo…(riferimento al viaggio a Cesena e Rimini di Salvatore per andare alla fiera sui mezzi per la raccolta differenziata, ndr)

S: no…no io…vado…vado a lavora’ per la causa vado a fa’ vede’ al Sindaco (di Morlupo, Marco Commissari, ndr) – (ride)

F: si tu de base dieci minuti per la causa poi per il resto…

S: no…no…no…domani….domani e dopodomani è solo per la causa…niente donne solo…

F: non te porti…? no?

S: eh?

F: vai da solo? non ci posso crede’ oh!

S: vado…vado con il Sindaco…con il Sindaco e con un assessore…pensa che compagnia…

F: io pensavo che poi ti accompagnassi però…

S: no no no…faccio il serio…questi mi conoscono serio…io so’ serio lì…

F: (ride)

S: (ride) non posso fa’

F: che maestro…vedi…te ripeto…te ripeto quando uno è un maestro…è un maestro…io l’ho detto proprio…a mio fratello gli ho detto…giustamente…dico giustamente…fa cinque minuti … eh … eh … diciamo di cosa…eh…di lavoro, perché poi uno non è il tempo è la…è quanto è proficuo il lavoro capito?

S: eh…esatto…

F: senti ma invece una domanda…eh… nel bilancio…io sto per vedere Luca in questo momento…

S: sì

F: vado a vedere esattamente tra un…tra una cosa e l’altra io tra un’ora e mezza sto co’ Luca…

S: sì

F: quindi…ci sono cose…come…che…c’è stato tutto…hanno spostato qualcosa no?

S: no…no…scopri se ci stanno i fondi suoi…quello solo quello…scopri...

F: gli altri ci stavano no?

S: sì sì gli altri ci stavano…ci stavano

F: eh solo…ok a posto…eh quello che volevo sape’…

S: ok…

F: ok…oh te do n’abbraccio eh!

S: grazie bello

F: che bella notizia adesso che se fanno quello quelli meno male va….a posto

Saluti

Alle ore 20:27, Carlo GUARANY chiamava Salvatore BUZZI e gli chiedeva com’era andata in Campidoglio e se ci fossero problemi. BUZZI rispondeva che stava uscendo proprio in quel momento: “…no, non ci so problemi poi lunedì te lo spiego…”. 

Come già ampiamente riportato nel capitolo 3 paragrafo  “a – (10)” (vicenda relativa al campo nomadi) della presente informativa, nei giorni successivi all’approvazione della programmazione di bilancio, venivano intercettate le prime conversazioni in cui BUZZI manifestava tutto il suo disappunto per la mancanza di fondi sui “minori” e sugli “zingari”, che lo vedeva esposto economicamente a seguito della realizzazione delle opere di ampliamento del Campo nomadi di Castel Romano. In tale periodo, venivano intercettate numerose conversazioni in cui lo stesso Salvatore BUZZI si adoperava ed intensificava i contatti con i pubblici ufficiali dell’amministrazione capitolina, tra cui Antonio LUCARELLI, Angelo SCOZZAFAVA e Luca GRAMAZIO, finalizzati ad esercitare pressioni affinché venissero inserite delle modifiche, nel successivo assestamento di bilancio del Comune. Tra le varie conversazioni intercettate, risultavano significative quelle del 14.11.2012, data in cui si apprendeva della mancanza dei fondi in parola. In particolare:

  • alle 11:06 Sandro COLTELLACCI chiamava Salvatore BUZZI e lo informava che “c’era un problema” in quanto mancavano i soldi “…per il campo…per i trenta mesi… gli hanno tolto tutto…praticamente c’ha i soldi da impegnare solo per il 2011…per quest’anno“. BUZZI lo interrompeva dicendo di non aver capito, quindi COLTELLACCI  ripeteva: “…campo nomadi…i trenta mesi famosi…non hanno i soldi per mandare avanti la DD…ce li hanno soltanto fino a dicembre“. BUZZI chiedeva se stesse parlando del campo “vecchio” e COLTELLACCI confermava. BUZZI commentava:  “…ma scusa se…non aveva detto…approvano il bilancio…ma che sta’ a fa’ il gioco delle tre carte?” e COLTELLACCI rispondeva:”…hanno tolto tutto…lui ha cominciato a strilla’ ad urla'<mo’ vado dal Ragioniere Generale faccio un casino>“. BUZZI diceva d’ignorarlo e COLTELLACCI proseguiva:  “…no ma non ce stanno soldi“. I due commentavano che i finanziamenti non erano previsti neanche sui minori, in quanto “…sono vincolati solo se il Governo li manda“. COLTELLACCI chiedeva a BUZZI di fare qualcosa e lui rispondeva che non era vero e che stavano solo facendo “il gioco delle tre carte“. COLTELLACCI precisava: “…Emanuela li ha cercati proprio…hanno spostato tutto…hanno levato tutto Salvato’“. BUZZI si diceva incredulo di tale situazione. COLTELLACCI consigliava BUZZI di chiamare Angelo (Scozzafava, ndr) e il Sindaco (Gianni Alemanno). BUZZI spiegava di essere stato proprio il giorno prima da SCOZZAFAVA.  COLTELLACCI precisava che erano insieme, ma: “…adesso loro dice che hanno visto il bilancio e se so’ accorti che gli hanno manomesso tutte le voci de cos (fon) …gli hanno tolto tutto“. BUZZI proseguiva:”….levasse i soldi a Risorse per Roma a noi deve leva’ i soldi? A Risorse per Roma ce l’hanno“. COLTELLACCI spiegava che: “… ma da quello che lui dice, c’ha solo quelli per noi… per gli altri non c’ha niente per gli altri”. BUZZI replicava: “…allora ci desse i nostri, che cazzo ce ne frega …ci desse i nostri!…”. COLTELLACCI concludeva: “…allora chiamalo”. BUZZI diceva: “…scendi un attimo sotto… ci desse i nostri e ce ne fregamo del resto”. I due si concordavano di risentirsi;
  • alle 11:09, Salvatore BUZZI chiamava Angelo SOZZAFAVA e gli chiedeva cosa fosse successo. SCOZZAFAVA spiegava: “…abbiamo aperto il bilancio…mi ha tolto i soldi dal bilancio...ma non solo per te…stiamo ad anda’ a parla’… perché  dovemo capi’…sul bilancio di previsione…ha tolto sul bilancio di previsione…se…io non c’ho la copertura finanziaria che c’avevo prima a giugno sul 2013 e sul 2014“. BUZZI chiedeva:  “….ma la DD nostra…quella lì che…aspetta da un anno…quella può parti’ però?“.  SCOZZAFAVA rispondeva di no,  spiegando:  “…non può partire perché mi ha tolto i soldi…si parte solo per fino a dicembre…non si può partire prima capito?“. BUZZI chiedeva: “…dammela almeno fino a dicembre poi…poi vedemo anno per anno che cazzo dobbiamo fa’ però Angelo“. SCOZZAFAVA rispondeva che per farlo avrebbe dovuto cambiare la delibera, quindi invitava a BUZZI ad aspettare, perché doveva prima andare a parlare “con lui“, poiché si era accorto della questione solo ora che aveva visionato il bilancio. BUZZI chiedeva: “… ma scusa la Belviso che ha fatto?” e SCOZZAFAVA rispondeva che non aveva fatto niente, ribadendo che nessuno faceva niente, quindi ora stava andando ““. Poi aggiungeva: “…non trovo più voci…mi ha dimezzato il bilancio del prossimo anno…cioè ha modificato il bilancio di previsione fino al 2014…l’ha modificato a novembre…“. BUZZI chiedeva quando sarebbe andato “li” e SCOZZAFAVA precisava: “…adesso…sto andando ..Salvatò c’ho settecento persone (inc.) ho di la una riunione, sto andando di la… ma devo fa un appuntamento, perché a me manco me risponde …perché sa che c’ho problemi… glielo ha chiesto lei, mo mi fanno sapere dai!… non ti preoccupare la tengo io sotto controllo”. Si salutavano;
  • Alle 11:12, Salvatore BUZZI richiamava Sandro COLTELLACCI e lo informava che aveva parlato con “Scozzi” (SCOZZAFAVA, ndr) il quale gli aveva confermato che non c’era più una lira. COLTELLACCI replicava: “…ma sembra che c’ha solo quelli per noi per quest’anno“. BUZZI, riferendosi a SCOZZAFAVA, diceva: “…dice che sta andà sotto… scendi sotto che lo vedi… che sta andà sotto, sta andà da SALVI…però per me non si risolve niente…i soldi dei minori so finti. Io ho fatturato tutto ieri, per mettermi nei cosi dei pagamenti…mo l’ho partati da SOLFANELLI… poi ho sentito ieri sera OZZIMO… so finti i soldi…poi stamattina ho sentito FERRARA… per me dovemo fa qualche casino…”.  Sandro diceva che aveva parlato con Tiziano il quale gli aveva  detto che i fondi erano vincolati dal fatto “che li deve mandare al Governo“. I due proseguivano il dialogo parlando di problemi di salute di tale Roberto. Quindi riprendevano il discorso relativo al bilancio e COLTELLACCI precisava: “…a questo punto dobbiamo decidere se fasse… se potè fatturà sto periodo col campo o se continuà a camminà con la DD legata.. tutta insieme ed andà in guerra con tutti e trenta i mesi“. BUZZI, riferendosi a SCOZZAFAVA,  ribadiva che gli aveva detto che stava scendendo da Salvi. COLTELLACCI confermava, spiegando che lo aveva detto anche a lui;
  • Alle 19:49, Luca GRAMAZIO chiamava Salvatore BUZZI il quale chiedeva se aveva buone notizie da comunicargli. GRAMAZIO rispondeva: “…assomigli a RAMPELLI, nel senso che non basta un minuto che vinci una battaglia…quella sul bilancio…che il giorno dopo stiamo un’altra volta in trattativa!…non se vince mai con te oh!”. BUZZI spiegava che non c’era “una lira” in quanto avevano dato “soldi finti“. GRAMAZIO spiegava che: “…i soldi che abbiamo messo in bilancio sulle cooperative sociali sono veri“.  BUZZI ribadiva che i 17 milioni di euro sui “minori non accompagnati” erano finti. A questo punto GRAMAZIO diceva: “…ma io non me ne ero occupato… con te di questo non ne avevamo mai parlato…Salvatò, con tutto il bene”. Inoltre, aggiungeva che anche Salvi “lo ha fatto in assoluta buona fede…comunque siamo andati con Gianluca QUADRANA da Alemannoha chiamato la Cancellieri (Ministro dell’Interno, ndr), mo domani si sente Salvi con questo del Ministero, intanto vediamo un attimo di riuscire a far partire, anche tramite solo una lettera…che serve a Salvi per sbloccare gli impegni”. GRAMAZIO precisava che la lettera da parte del Ministero ad Alemanno, sarebbe stata sufficiente per sbloccare i fondi. Inoltre, precisava che qualora la lettera non fosse arrivata: “…ci fermiamo con ALEMANNO e gli facciamo sbloccare un po di impegni a sto cristiano…”. GRAMAZIO spiegava che il Ministero non avrebbe riconosciuto l’intera cifra. BUZZI replicava: “…no, guarda Luca…noi siamo pure amici ormai…io ti posso dire una cosa il Ministero riconoscerà a malapena un 10% …20%… perchè quelli non sono essenzialmente minori, però finché il Comune si ostina ad accoglierli poi deve pagare eh!…”. BUZZI continuava a ribadire che il GOVERNO avrebbe mandato solo il 20% dei finanziamenti e GRAMAZIO diceva che era “una tragedia”. I due proseguivano il dialogo parlando dei fondi per i nomadi e GRAMAZIO spiegava che aveva parlato con SALVI il quale si era detto disposto a prendere i soldi dai fondi di riserva. BUZZI spiegava che oggi aveva sentito SCOZZAFAVA il quale era disperato perché gli avevano tolto tutti i fondi previsti per il 2013 per i nomadi, poi aggiungeva: “…perché noi i fondi di riserva ci gestiamo le eccedenze in più che… ma tutto l’ordinario sta nel 2013 e nel 2014…”. GRAMAZIO garantiva che non potevano avergli tolto più di trecento mila Euro, e comunque con il fondo di riserva, nel giro di una settimana, sarebbero riusciti a ripianare il tutto. Poi precisava che ne avrebbe parlato direttamente con Angelo.  BUZZI ribadiva nuovamente il discorso dei minori ed il fatto che il Ministero non avrebbe finanziato al Comune, più del 20% della cifra.

Il giorno seguente, 15.11.2012, venivano intercettate diverse telefonate, da cui emergeva che BUZZI, nel pomeriggio, si sarebbe recato prima presso l’ufficio di Franco PANZIRONI persona molto vicina al sindaco Gianni ALEMANNO (vds capitolo 4 della presente informativa – vicenda AMA) e successivamente in Campidoglio per incontrare Luca GRAMAZIO ed il Sindaco ALEMANNO, per tentare di risolvere la questione dei finanziamenti per i minori ed i campi nomadi:

  • Alle 8:26, Luca GRAMAZIO chiamava Salvatore BUZZI e, dopo i convenevoli, lo informava: “la questione di Sco…di Scozzafava era solo di trecentomila euro e li prende sul fondo di riserva SALVI”; quindi riferiva in merito a come poter risolvere le problematiche sulle annualità 2013/2014, invitando BUZZI ad andare con lui dal Ragioniere Maurizio SALVI per vedere come muoversi. GRAMAZIO chiedeva a BUZZI se riusciva a passare in aula “oggi pomeriggio”, perché dalle 16 alle 18 avevano Consiglio comunale, così avrebbero potuto parlare dell’argomento. BUZZI confermava;
  • Tiziano ZUCCOLO, dipendente della società La Cascina SPA e responsabile dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e del Trifone, una delle cooperative capitoline maggiormente attive ed influenti nel settore del sociale, chiamava Salvatore BUZZI e gli diceva di aver incontrato Luca GRAMAZIO. BUZZI spiegava di aver appena parlato con quest’ultimo al telefono e che avevano concordato d’ incontrarsi in giornata al Campidoglio per cercare di risolvere il problema. Gli interlocutori concordavano di andare insieme in Comune verso le 16/16:30, per cercare di parlare con il Sindaco. BUZZI diceva che tale Francesco lo aveva consigliato di evitare ma ZUCCOLO insisteva sulla necessità di provare a parlare con il Sindaco. BUZZI ribadiva quanto gli aveva detto Francesco: “no… non lo cercà il sindaco”. ZUCCOLO insisteva di nuovo, dicendo che avrebbe chiamato SCANNICCI per farsi dire se il sindaco “era su” e poi gli avrebbe fatto sapere;
  • alle ore 08:38, Salvatore BUZZI chiamava Sandro COLTELLACCI lo aggiornava sulle novità, spiegando che per quanto riguardava i minori “…lui sta lavorando sull’anticipazione parziale… ho parlato con Gramazio e con Marroni”. Nella circostanza BUZZI diceva di aver spiegato che il problema era dovuto al fatto che il governo avrebbe finanziato soltanto il 20%, perché: “…la gran parte non fanno parte dei minori emergenza Nord Africa … e poi loro so minori, quindi…”. BUZZI proseguiva spiegando che, stante tale situazione, dei 17 milioni necessari, il Comune ne doveva pagare 14, ed aggiungeva: “…poi ho detto guarda finchè continuate con sta politica, poi mettete in conto che dovete pagà… cioè o se nò buttateli via e finisce sta storia…”  . BUZZI, sempre riferendosi a GRAMAZIO e MARRONI, spiegava che gli avevano detto che sarebbe stato saldato il 2011, poi quando il governo avrebbe stanziato ulteriori somme avrebbero pagato anche il 2012. COLTELLACCI precisava che il Governo, una volta accertato che si trattava solo di maggiorenni ed immigrati, non avrebbe finanziato nulla. BUZZI proseguiva: “…ora stiamo cercando… poi ho riparlato con Francesco… di avere l’anticipazione da Salvi di tutti i 17 milioni”. Poi precisava che anche per l’altra questione riguardante i nomadi, ne aveva parlato sempre con MARRONI e GRAMAZIO; quest’ultimo a sua volta ne aveva parlato con Angelo (SCOZZAFAVA ndr) il quale aveva riferito che i fondi per la transazione 2013/2014 non ce li aveva più. BUZZI spiegava che Luca (GRAMAZIO ndr) sosteneva che tali fondi loro non li avevano tolti, quindi si trattava solo di un problema di SALVI, che si poteva risolvere solo andando a parlare direttamente con quest’ultimo. Poi BUZZI aggiungeva: “…e oggi dovrebbero andà a parlà con SALVI… poi mi ha detto <guarda fai una cosa oggi c’è consiglio comunale… vieni su e cerchiamo di vedè ste cose”, precisando che oggi pomeriggio sarebbe andato “su”.  BUZZI e COLTELLACCI commentavano la brutta situazione, ma BUZZI spiegava che comunque avrebbe continuato a fornire il servizio perché “…a 67 euro ce guadagnamo un sacco de soldi, però chissà quando pigliamo i soldi, questo è il problema…“. COLTELLACCI chiedeva conferma se l’anticipo riguardava solo il 2011. BUZZI spiegava che: “…loro …l’accordo che c’era era che anticipavano il 20…30%… per coprire il 2011, poi dice <vabbè aspettiamo che il governo ci dia i soldi e vi danno il 2012”. Buzzi sosteneva che il governo non avrebbe pagato, e quando aveva sollevato la questione nessuno gli aveva  dato una risposta, precisando che il vero responsabile era “Scozzi” (SCOZZAFAVA ndr). I due interlocutori concordavano sul fatto che SCOZZAFAVA gli stava causando molti danni, poi sostenevano di aspettare SALVI per decidere se scorporare il 2011 sui nomadi. Continuavano a parlare sullo stesso argomento e BUZZI sollecitava COLTELLACCI a fare sempre “il solito salto” (probabilmente da SCOZZAFAVA ndr), perché aveva i soldi del 2012, quindi nel frattempo poteva pagare, in quanto loro era da maggio che non ricevevano soldi e temeva che non venissero più pagati. COLTELLACCI, spiegava che lui (SCOZZAFAFA ndr) per poter pagare il 2012, doveva “smontare la DD”, quindi  i due interlocutori decidevano che era meglio aspettare il giorno seguente, perché in giornata si sarebbero visti con SALVI. Si salutavano;
  • alle 8:56, Fabrizio TESTA chiamava Salvatore BUZZI, e con tono scherzoso, raccontava che il giorno prima aveva parlato proprio di BUZZI con una terza persona, di cui non indicava il nome. Tale persona, al riguardo, aveva affermato: “…abbiamo finito ieri co sto cazzo de bilancio e già me rompe i cojoni su i minori“. BUZZI faceva notare che avevano messo i soldi finti, poi aggiungeva:

Legenda

S: Salvatore BUZZI

F: Fabrizio Franco TESTA

S: oggi vado in consiglio vedemo un po’ se ce…inc…questo dei nomadi, questo dei minori

F: benissimo

S: che casino co questi

F: t’hanno detto do devi anda’ si? t’ha detto tutto si?

S: si, si, si, si oggi pomeriggio

F: ok, ok, ok…inc… tutto a posto

S: senti invece lì quei ragazzi so…ho parlato co Stefano, ci siamo capiti male so…inc…ieri, ma ancora non ce fanno sape niente, io so uscito fori co l’accuso già!

F: mo je lo dico subito de verifica’

S: che cazzo, cioè si o no eh non è che ce….

F: ok ce penso io oggi tranquillo, ce penso io.

S: no perché cioè non è che me crea problemi

F: no no ma ce penso io. Te altre novità, tutto bene?

S: tutto bene tutto bene no a parte sta cosa dei nomadi tutto bene, per il resto invece co l’altra siamo partiti quindi finalmente je l’amo fatta!

F: hai visto, aho però so stato bravo eh!

S: porca troia che miracolo è stato

F: aho ho fatto na cosa fatta bene, era ora!

S: no e tu sei bravo sei bravo. Siamo partiti e quindi sta andando bene pure la.

F: perfetto! perfetto!

S: poi domani vedo VISCONTI e vediamo l’accertamento dei fondi (voci sovrapposte)

F: si si c’è tutto c’è tutto, t’ho detto c’è tutto, sta tutto sotto controllo, tutto under control, da stamattina alle 8.00 già stavo lavorando

I due parlavano del compleanno di BUZZI e delle sue donne. Ad un certo punto TESTA, sempre riferendosi ad una terza persona, spiegava che quest’ultimo aveva detto di aver fatto tutti gli incontri del caso; poi TESTA aggiungeva: “…comunque mi so spaccato stamattina (riferendosi a quanto detto da una terza persona ndr) <..aho ho litigato un milione e mezzo, pe daje sto milione mezzo a lui me dice che nun ce stanno i cosi mortacci sua, ma che sei Rampelli?!“; poi sempre riferendosi a questa terza persona precisava che questi aveva concluso: <… oh porco due ho fatto una battaglia se facesse racconta da Umberto porco due lo volevano morto i suoi..”. I due continuavano a scherzare, quindi si salutavano.

  • alle 10:29, dall’utenza telefonica in uso a Nadia CERRITO, stretta collaboratrice di BUZZI, incaricata di curare, per conto di quest’ultimo, una contabilità parallela “in nero”, veniva inviato un sms  a quella in uso allo stesso BUZZI: “Ho le coordinate della fondazione posso far uscire 30.000 euro da Formula Sociale;
  • alle 11:23, Salvatore BUZZI contattava “Patrizia” (CARACUZZI, ndr) alla quale  diceva: “se dici al nos…al dottore che quella cosa sulla Fondazione De Gasperi è tutto a posto”. La CARACUZZI concludeva “ok!… ti ringrazio!”;
  • dopo qualche minuto, la CARACUZZI richiamava BUZZI per dirgli: “senti lui mi dice quand’è che però ti fai vedere!…”.BUZZI rispondeva: “quando vuole lui”. Dopo varie ipotesi, BUZZI diceva che sarebbe andato in “Fondazione” nel primo pomeriggio, verso le 16, chiedendo conferma del “civico 26”. La donna confermava.

Dagli accertamenti effettuati sui c/c delle cooperative riconducibili a Salvatore BUZZI, risultava che effettivamente in data 15.11.2012, dal c/c n. 60803 acceso presso la banca Prossima ed intestato alla società coop. Formula Sociale, era stata bonificata la somma di euro 30.000,00 in favore della “Fondazione per la Pace e Cooperazione Internazionale Alcide De Gasperi (con sede in Roma Piazza San Lorenzo in lucina n. 26, ndr) – (Cfr all. 3). Come si vedrà in seguito, in data 6.12.2012, a poche settimane dall’approvazione del successivo assestamento di bilancio che prevedeva lo stanziamento di ulteriori fondi in favore dei minori immigrati e del campo nomadi, ed in concomitanza con la cena elettorale a favore di ALEMANNO, cui BUZZI avrebbe dovuto partecipare, e con l’aggiudicazione della gara AMA nr. 18/2011, venivano disposti altri bonifici dai c/c delle società di BUZZI in favore della Fondazione Nuova Italia, per l’importo complessivo di ulteriori 30.000,00 euro.

Alle 12:10, Claudio CALDARELLI, riferendosi ad Angelo SCOZZAFAVA, come emergeva da successive telefonate, chiamava Salvatore BUZZI e gli diceva: “ Oh, alle tre e mezza devi venire …che alle tre non ci sta…”.BUZZI confermava. COLTELLACCI diceva che lui purtroppo era impegnato, poi proseguiva: ” …lui m’ha già prospettato una soluzione eh…embè, che praticamente ci aumenta il canone, quello che ce deve paga’ …e lo fa partì da giugno e quello ce l’aumenta, dice <intanto lì li prendi …dopodiché per il nuovo…me fai…dopo mi chiedi i danni, l’avvocatura a me me dice ok> …dice…<… me chiede perchè…> dice…<…però nel frattempo tu incassi prima…incassi de più…>…invece…invece de UNO e DUE va a UNO e SEI”. BUZZI chiedeva informazioni su cosa avessero stabilito in merito al campo nomadi nuovo. CALDARELLI rispondeva: “…aspetta famme  andà per giro… mentre per i minori stanno sbloccando li i fondi…perché quelli lì ha bloccato perché vuole che ci sia di mezzo il Ministero no?…Ministero dell’Interno…”, poi precisava: “… e quest’altra cosa devi fa solo tu …fa due conti come te li fai te…e da UNO e DUE annamo a UNO e SEI  praticamente“. BUZZI precisava: “…eh, ma non me li da… annamo a uno e sei senza che me li da…”. CALDARELLI ribatteva: “no, inizialmente te paga de più…da SETTANTADUE a OTTANTA, OTTANTATRE , te da OTTOMILA Euro al mese in più“. BUZZI replicava: “…va be allora me la vedo con lui”.

Il giorno stesso, 15.11.2012, in previsione dei programmati incontri, veniva predisposto un servizio di osservazione e pedinamento (Cfr all. 4 o.c.p. ) nei confronti di BUZZI, il quale, alle 15:50, unitamente alla sua collaboratrice Pierina CHIARAVALLE, arrivava in via Lucina a bordo dell’autovettura Fiat 500 di colore rosso, targata EB674DP. I due s’incamminavano verso Piazza San lorenzo in Lucina, dove si fermavano per consumare un caffè al chiosco che si trova di fronte al civico n. 26. Alle 15:58 la CHIARAVALLE tornava verso l’autovettura mentre BUZZI entrava nell’ingresso corrispondente al civico n. 26, dove ha sede la Fondazione DE GASPERI. Alle 16:15, BUZZI usciva dal civico “26”, raggiungeva la CHIARAVALLE e i due, a bordo della Fiat 500, ripartivano in direzione Campidoglio. Durante il tragitto venivano intercettate le seguenti telefonate:

  • ore 16:16, BUZZI inviava un sms a SCOZZAFAVA: “Sto andando in Campidoglio”;
  • ore 16:18, Salvatore BUZZI chiamava Sandro COLTELLACCI, e lo informava che era andato da Scozzi (Angelo SCOZZAFAVA ndr) il quale non c’era, quindi aveva parlato con SOLFANELLI, ed ora stava andando in Campidoglio per risolvere il problema dei nomadi e dei minori.  COLTELLACCI faceva presente che CALDARELLI gli aveva  riferito la proposta di Angelo (SCOZZAFAVA ndr) ma pensava che non fosse una grande idea. BUZZI confermava e COLTELLACCI gli chiedeva d’incontrarsi. BUZZI lo invitava a raggiungerlo “su” e  COLTELLACCI confermava che sarebbe arrivato non appena terminato. Alle 16:45, dopo aver parcheggiato il veicolo, BUZZI e la CHIARAVALLE entravano in campidoglio. Alle 17, il servizio di osservazione e pedinamento veniva interrotto.

Nel prosieguo del pomeriggio, venivano intercettate ulteriori telefonate da cui emergeva che Salvatore BUZZI era riuscito a parlare con il Sindaco in merito ai finanziamenti riguardanti la questione dei nomadi e dei minori:

  • alle 16:59, Angelo SCOZZAFAVA inviava un sms a BUZZI: “Da me claudio aveva detto che passavi”. BUZZI rispondeva alle 17:19 con ulteriori sms: (progr. 6099) “Non ci siamo Caputi allora abbiamo parlato Ora con il Sindaco Dei minori e io gli ho parlato Dei nomadi e gli ho dato ka tua DD spiegandogli Che mancano (progr. 6098) …I fondi per il 2013 e 2014 ha detto Che ci fara sapere al Piu presto”;
  • alle 17:23, Salvatore BUZZI chiamava Sandro COLTELLACCI e gli chiedeva se lo stava raggiungendo. Quest’ultimo spiegava che aveva appena terminato, quindi chiedeva all’interlocutore se dovesse raggiungerlo. BUZZI diceva di no motivando: “…no, no… abbiamo parlato con il sindaco… allora Tiziano (ZUCCCOLO ndr) gli ha parlato dei minori non accompagnati, gli ha raccontato un pò de fregnacce…che il Governo darà i fondi… vabbè…e abbiamo chiesto lo svincolo… io poi invece gli ho parlato dei nomadi e gli ho dato proprio la DD e gli ho detto guarda questa doveva essere finanziata  2013… 2014…non è stata finanziata quindi nemmeno il 2012 passa… Scozzafava mi cercava per parlarmi di quella porcatina…io però non me so’ fatto trovà“. COLTELLACCI concordava, dicendo che quando Claudio gli aveva riferito “quella cosa” lo aveva subito avvisato ( intendendo BUZZI, ndr). BUZZI proseguiva:  “c’abbiamo messo un anno per fa’ la DD…ricominciamo da zero” ed aggiungeva “…certo se non se sblocca meglio pija il 2012 che niente però proviamoci a sbloccarlo…“. COLTELLACCI concordava e chiedeva cosa avesse detto il Sindaco. BUZZI ribadiva che gli aveva dato la DD e che il giorno dopo gli avrebbe fatto sapere. Poi BUZZI chiedeva se domani dovevano incontrare Scozzi (Angelo SCOZZAFAVA, ndr) e COLTELLACCI riferiva che era in programma. BUZZI spiegava che alle 12 doveva incontrare anche VISCONTI e COLTELLACCI diceva che lo avrebbe chiamato (a SCOZZAFAVA) per chiedergli conferma se avrebbe pranzato assieme a loro e, in caso contrario, sarebbe andato da solo “…io vado su“. BUZZI, riferendosi a SCOZZAFAVA, precisava di avergli inviato un sms per informarlo che aveva incontrato il Sindaco (progr. 6098 e 6099);
  • alle 17:42, BUZZI chiamava Claudio MILARDI, dipendente di Roma Capitale e componente dello staff del Sindaco ALEMANNO e lo informava di essere stato ricevuto da “Alemanno” e di aver parlato con lui, spiegando che quest’ultimo si era riservato di dargli una risposta tra domani e dopodomani. MILARDI diceva: “…va be ok… nel caso sollecito io dopodomani…” e BUZZI concludeva: “…ok..ok… ti chiamo sabato”;
  • alle 17:52, BUZZI richiamava CALDARELLI per informarlo che non era andato da Scozzi (Angelo SCOZZAFAVA, ndr) ma dal Sindaco (Gianni ALEMANNO, ndr), precisando: “…ha incominciato (inc.)…c’ho messo un anno per farla non me va… io cerco di puntà a pigliarmi il 2013 e il 2014… i lavori chi cazzo me li garantisce Clà…”. BUZZI proseguiva spiegando che al sindaco avevano parlato dei minori non accompagnati e lui (BUZZI) aveva sottolineato l’aspetto dei nomadi e gli aveva consegnato anche la D.D.. Nella circostanza il Sindaco gli aveva detto che “domani o dopodomani ci farà sapè…io mo gli ho mandato pure un messaggino a SCOZZI e gli l’ho detto…per me per smontà quella DD… certo bisogna prepararce, se proprio non se riesce almeno prendiamo i soldi del 2012…, però voglio vedere…”. CALDARELLI concordava e chiedeva che impressione gli aveva fatto il Sindaco. BUZZI rispondeva che sembrava stanco e teso. CALDARELLI chiedeva come mai erano spariti questi soldi e  BUZZI spiegava: “…loro dicono sono minori accompagnati, i soldi me li deve da’ il Governo io te li do quando me li da il Governo…però nessuno gli sta a di’…io ne…cioè…che il Governo non gli darà un cazzo perché questi non so’ minori dell’emergenza Nord Africa“. CALDARELLI chiedeva “…ma se loro dice quando il Governo mi darà i soldi allora i tredici milioni che stanno da parte perché l’hanno messi da parte?“. BUZZI rispondeva che si trattava di una previsione di entrata del Governo. CALDARELLI riferiva che Angelo (SCOZZAFAVA, ndr) gli aveva detto che c’erano. BUZZI precisava che non era così, spiegando che il Comune avrebbe dovuto fare un’anticipazione su “quei diciassette milioni“; poi aggiungeva: “…poi siccome noi siamo pagati tramite pro soluto dato che il Comune pagherà dopo 7 mesi…in 7 mesi dovrebbero verifica’ co’ Angelo se sti diciassette milioni glieli da il Governo“. BUZZI, commentava, inoltre, che sia il Comune che SCOZZAFAVA (Angelo, ndr) erano inefficienti, e lo aveva rappresentato anche agli esponenti del centrosinistra, perché una volta rientrati al governo avrebbe trovato “…i pozzi avvelenati…trenta…quaranta milioni di debiti“. BUZZI diceva di aver parlato con GIORDANO per proporgli di fare una lista civica con RUTELLI.  I due continuavano a parlare di questa ipotesi politica e CALDARELLI diceva a BUZZI di non parlarne con nessuno, perché doveva essere fatta “…aum aum…zitti eh!..perché se no eh…giocati sta cosa perché potremmo avere tutto quanto ao’…porco cazzo…capito? giocati sta cosa…vedila…“. BUZZI annuiva poi passava il cellulare a Piera CHIARAVALLE, che intavolava con CALDARELLI una discussione su argomenti di lavoro.

Il 17.11.2012, alle 10:20, Salvatore BUZZI chiamava nuovamente Claudio MILARDI, dipendente di Roma Capitale e componente dello staff del Sindaco ALEMANNO, il quale gli chiedeva se avesse ricevuto risposte o se dovesse attivarsi lui. BUZZI gli chiedeva di ricordare al Sindaco di prevedere dei fondi per il campo nomadi (“…no se glie ricordi che sul campo nomadi che abbiamo fatto, io gliel’ho già detto, nel 2013 e nel 2014 non c’hanno messo una lira, zero!…”). MILARDI domandava se si riferisse al bilancio e al campo nomadi di Castel Romano e BUZZI confermava, precisando che si trattava di “quello che ha inaugurato lui (il sindaco di Roma ndr) a Castel Romano si!…” e che era stato realizzato in un mese e mezzo per far trasferire i nomadi di Tor de’ Cenci, ma non era stato inserito in bilancio. L’interlocutore ipotizzava che avrebbero potuto fare una variazione e BUZZI ribatteva: “ siccome l’assestamento è il 30 novembre, apposta, se lui riesce a far sta cosa..o fa un debito fuori bilancio che è la stessa cosa…l’importante…” e MILARDI continuava: “…che da qualche parte sia scritto…”. BUZZI confermava ed aggiungeva: “l’importante è che decidano lui (il Sindaco, ndr)  e la BELVISO (Vicesindaco Sveva BELVISO, ndr).

Come già riportato al capitolo 3 della presente annotazione (campo nomadi), nello stesso periodo, il 19.11.2012, veniva documentato un incontro presso il Bar Caffetteria Valentini, sito in questa Piazza Tuscolo n. 2, tra Salvatore BUZZI, Fabrizio Franco TESTA e Massimo CARMINATI, cui partecipavano anche Luca GRAMAZIO, allora Consigliere Comunale del Comune di Roma, e suo padre Domenico, allora Senatore della Repubblica. Dalla successione delle conversazioni telefoniche intercettate al termine dell’incontro, si evinceva che uno dei motivi dell’incontro riguardava proprio le problematiche connesse con l’approvazione del bilancio comunale, ragione per cui BUZZI asseriva di aver richiesto direttamente a Luca GRAMAZIO un suo intervento. Nello specifico:

  • alle 12:00, COLTELLACCI richiamava BUZZI e dopo aver chiesto scusa per prima che aveva dovuto riattaccare il telefono, chiedeva:

Legenda:

Salvatore Buzzi: S

Sandro Coltellacci: SC

SC: quindi va be’ avete parlato con Gramazio (Luca, ndr) per ste cose no?

S: sì…

SC: eh…ma questo quando è successo?

S: stamattina.

SC: ah ah ah… perché Scozzafava (Angelo, ndr) dice almeno eh…che è stato richiamato in Campidoglio ma… 

S: sì eh be’ si vede che pure Alemanno (Gianni, ndr) -in ambientale <no…no Elton se mi fai apri’ l’altro cancello> …so’ arrivato ora in Cooperativa c’è pure Elton…mamma mia…no ora s’è attivato quell’altro che deve piglia’ un sacco di soldi pure lui (ride)

SC: …eh certo…

S: eh che ti devo di’…

SC: ma è stato possibilista Luca?

S: Dicono di sì…che i soldi si possono trova’…io però non riesco a capi’ il bilancio se è il bilancio come…boh una volta ci stanno una volta non ci stanno…poi so’ passato pure da Scozzi (Angelo Scozzafava, ndr) per dirglielo…

SC: mh

S: …gli ho detto guarda così e così ti chiamerà Gramazio…

SC: mh

S: …per anda’ insieme da Salvi (Maurizio, ndr) lui ha detto <certo eh…vediamo> (ride) intanto Annamaria ha cominciato a fa’ la DD quell’altro non ti dico…se…una DD non si nega a nessuno come si dice…

SC: (ride)

S: (ride)

SC: senti i minori invece?

S: i minori s’attaccamo al cazzo io infatti voglio telefona’ a Francesca…

I due proseguivano il discorso parlando della possibilità di organizzare una manifestazione per il problema dei finanziamenti relativi ai minori;

  • alle 18:36, BUZZI riceveva una prima chiamata da Claudio MILARDI, che lo avvisava che lo avrebbe richiamato di lì a cinque minuti per passargli “Lucarelli” (capo della segreteria del Sindaco di Roma);
  • alle 18:37, MILARDI, come anticipato, contattava nuovamente BUZZI per passargli LUCARELLI. La conversazione, di seguito riportata integralmente, risultava esemplificativa di come LUCARELLI mostrasse la propria disponibilità di fronte alle esigenze prospettategli da BUZZI. Nella circostanza LUCARELLI lo rassicurava che si sarebbe impegnato per capire come recuperare, dall’assestamento di bilancio del Comune di Roma, i fondi che avrebbero garantito a BUZZI il rientro di quanto speso presso il campo nomadi di Castel Romano:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

L: Antonio LUCARELLI

CM: Claudio MILARDI

S: eccomi…

CM: ecco te passo… (MILARDI passa il telefono ad Antonio Lucarelli capo segreteria del Comune di Roma, ndr)

L: oh fenomeno!

S: oh Antonio eccomi

L: ho scoperto oggi dal Sindaco (Gianni Alemanno, ndr) che non ci stanno i soldi su Castel Romano (campo nomadi, ndr) oh…

S: si

L: vedi che novità! ma tu non sapevi niente?

S: cazzo ne so

L: ma vaffanculo Salvato’ (ride) …no ma pure il Sindaco dice: <sai, ho incontrato Salvatore… mi mancano i soldi sul bilancio… de’ Castel Romano… e non lo sapevamo? Allora quindi sta a posto? Quindi mo’ c’è il problema… quindi al fondo riserva posso utilizzarlo per altre cose?

S: no tu c’hai il fondo riserva…

L: daiii!

S: Anto’ tu c’hai il fondo riserva per lo sforamento di Castel Romano… ma i due milioni di euro di Castel Romano erano spalmati su 2013 e 2014 non c’hai una lira…

L: si do… dobbiamo rateizzare il debito… oh Ciccio…

S:  eh esatto

L: eh… e con l’assestamento dobbiamo fa’ la rateizzazione del debito… eh che dobbiamo fa’?

S: però quello doveva… doveva essere previsto nel bilancio non nella rate.. nell’assestamento… no?

L:  e come?… no nel bilancio non c’erano… non lo so… nel bilancio… questo mi fai una domanda che… come fa a sta nel bilancio scusami, eh?

S: e scusa però, quando noi abbiamo fatto il campo nomadi, no?

L: eh

S: era una previsione che andava fatta nel 2013 e nel 2014…

L: si ma lo fai co… quella è la previsione di bilancio… adesso con l’assestamento che fai adesso lo chiudi… lo metti adesso… no?

S: eh ma noi pensavamo che stava nel bilancio… non nell’assestamento

L: mo’ faccio una verifica con l’ufficio dai… faccio una verifica co’ la ragioneria

S: eh… sia quello che la… c’è quello che la transazione… io ho parlato pure… poi stamattina co’ Luca (Gramazio, ndr) perché…

L: mh

S: per vede’ sta storia qui mo’ lui avrebbe visto con Salvi (Maurizio, ndr) mancano veramente un sacco di soldi a…

L: e lo so… due milioni e sei… c’ho il foglio davanti a me…

S: esatto e manca pure la transazione, quell’altra sempre de Castel Romano… quindi qua stamo…

L: eh lo so… dai…

S: se tu chiami Scozzafava (Angelo, ndr) lui ti sa di’ tutto…

L: c’ho tutto, lo so c’ho tutto, ciao…

S: ciao

Il 21.11.2012, dalle numerose conversazioni riportate al predetto capitolo 3, le richieste da parte di BUZZI di risolvere la questione campo nomadi si facevano più insistenti. Infatti, inviava una serie concitata di sms a SCOZZAFAVA e GRAMAZIO esortandoli ad attivarsi affinché fossero inseriti 2 milioni fuori bilancio per l’area nomadi, sanando così le disposizioni del maxi emendamento, che assegnava 15 milioni ai soli minori. Contestualmente, SCOZZAFAVA, Luca GRAMAZIO ed Antonio LUCARELLI si confrontavano su come recuperare i soldi a favore dei campi nomadi ossia a favore di BUZZI, il quale veniva costantemente aggiornato da SCOZZAFAVA su quali fossero gli intendimenti della Giunta nel merito. Nella stessa giornata, tra le ore 19:21 e le 19:24, Salvatore BUZZI inviava anche una serie di sms a Luca GRAMAZIO, Antonio LUCARELLI, Sandro COLTELLACCI, a TESTA, a Gianni ALEMANNO e ad un’ utenza intestata a Franco SILVESTRI: “I fondi per il 2013 e 2014 per la transazione e il nuovo campo non sono stati messi e sono 2.340.544,92 per il 2013 e 2.240.673,26 vi sono solo i fondi extra per il nuovo campo pari a 455.000,00 il resto e ancora zero”.

La mattina del 22.11.2012, le attività tecniche consentivano di appurare che Salvatore BUZZI si era incontrato con Angelo SCOZZAFAVA, il quale gli aveva comunicato la possibile soluzione. Nel corso della mattinata, avendo appreso della risoluzione del problema, alle 11:39, Salvatore BUZZI inviava il seguente sms ad Antonio LUCARELLI, Luca GRAMAZIO e Gianni ALEMANNO: “Problema risolto per il nuovo csmpo grazie”, ricevendo in risposta da ALEMANNO il seguente messaggio: “Ok”.

Dell’esito, GRAMAZIO si attribuiva parte del merito, così come dallo stesso riferito nel corso del dialogo con Salvatore BUZZI, che in quel momento si trovava insieme a Massimo CARMINATI. Infatti, alle 11:40, veniva intercettata una conversazione tra Salvatore BUZZI e Luca GRAMAZIO, nel corso della quale il primo esprimeva soddisfazione avendo ricevuto rassicurazioni circa il fatto che i fondi sarebbero stati recuperati. GRAMAZIO, da parte sua, si compiaceva attribuendosene parte del merito. Alla conversazione partecipava anche Massimo CARMINATI che, trovandosi in compagnia di BUZZI, mostrava anch’egli il proprio compiacimento (“…si si si c’erano le cose importanti lo so… lo so…”):

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

LG: Luca GRAMAZIO

M: Massimo CARMINATI

S: Luca…

LG: ma se te mi sottovaluti tanto… perché tu sei attaccato ai tuo cliché alle cose

S: …(ride)… eh che mancavano… mo’ è stato risolto… questa mattina, eh… perché hanno modificato la cosa…

LG: lo so benissimo

S: ok ok

LG: lo so bene… lo so bene… lo so bene… ma tanto tu lo sai…

S: eh allora 

LG: …di solito lo sai anche un minuto prima di me quindi aspetto che tu mi chiami… no no ma c’abbiamo ragionato ieri sera pure con Salvi (Maurizio Salvi, ndr), con Angelo (Angelo Scozzafava, ndr)… le cose

S: no ma il portafoglio…

LG: va be’ l’importante…

S: …la transazione mo’ vediamo di ris…

LG: …un pezzo per volta

S: …esatto…

LG: …giochi sempre al raddoppio io non la reggo una partita del genere…

S: senti quanto sei… io non la reggo… ti passo un amico aspetta…

LG: si

M: bello mio… come mai sempre a rompe’ il cazzo, si… tutto a posto amico mio?

LG: tutto a posto… l’importante è che vanno a posto le cose importanti…

M: si si si c’erano le cose importanti lo so… lo so

LG: va bene

M: a posto… un bacione

LG: un abbraccione ciao Ma’

Alle ore 16:09, GRAMAZIO chiamava Salvatore BUZZI per chiedergli se potesse passare in Campidoglio. BUZZI rispondeva che sarebbe potuto passare verso le ore 19.30. GRAMAZIO, allora, dopo aver chiesto ad una persona che era con lui, confermava a BUZZI l’orario, precisando all’interlocutore di recarsi “in aula“.

In previsione di tale incontro, a partire dalle ore 18, veniva predisposto un servizio di osservazione nei pressi dell’ingresso del Campidoglio, posto di fronte l’ingresso laterale della Chiesa Ara Coeli. (Cfr all. 5 o.c.p.). Nel corso del servizio si aveva modo di documentare che effettivamente alle ore 19:30, Salvatore BUZZI, giunto a piedi, accedeva all’interno del Campidoglio dall’ingresso posto di fronte l’ingresso laterale della Chiesa Ara Coeli. Alle 20 il servizio veniva interrotto.

Effettivamente, nella stessa data del 22.11.2012 la Giunta Capitolina, secondo quanto pubblicato sul sito istituzionale di Roma Capitale, approvava “un assestamento di Bilancio da 35,7 milioni di euro, dei quali quasi la metà per la spesa sociale”. Il provvedimento, all’esame dell’Assemblea capitolina, riguardava “ …una verifica degli equilibri finanziari del bilancio di previsione (…) caratterizzata da ulteriori misure a sostegno del welfare. L’assestamento destina, infatti, 15 milioni di euro al Dipartimento Promozione Servizi Sociali e della Salute e 2,5 milioni di euro per le politiche abitative e del patrimonio…”.

Sempre sul sito istituzionale di Roma Capitale, relativamente al mese di novembre 2012, è stata rinvenuto un solo estratto del verbale della delibera della Giunta Capitolina, quello del  23 novembre 2012, ore 11:30, con la quale veniva disposto, “ai sensi dell’art. 42, comma 4, del T.U.E.L. (Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267), la seguente deliberazione n. 324: «Variazione al Bilancio di previsione 2012-2014, al Piano degli investimenti 2012-2014 ed alla Relazione previsionale e programmatica” (Vds all. 6 delibera). In tale verbale, tuttavia,  risultano riportate solo le delibere riguardanti:

  • la realizzazione Museo della Shoah via Alessandro Torlonia, per euro 21.720.000,00;
  • Nuovo assetto della Piazza Antistante l’Ara Pacis e via di Ripetta, per euro 1.850.000,00;

Nella medesima mattina del 23 novembre 2012, alle 8:37, Antonio LUCARELLI chiamava Angelo SCOZZAFAVA e, dopo aver parlato di una questione riguardante la sistemazione di otto famiglie, commentava quanto accaduto la sera prima in Giunta:

Legenda

Angelo Scozzafava: AS;

Antonio Lucarelli: L.

L: oh, guarda li devi accenne un monumento pe’ sta’ storia che ieri sera è successo l’ira de’ Dio, se non sarvamo quella roba de i nomadi … sai che succedeva

AS: e lo so’ l so’ … infatti

L: non te poi immaginà

AS: me lo immagino …  no no infatti .. comunque tutt…

L: tutto apposto (inc)

AS: no, però te devo incontrà lunedì al limite, perché mo stò a fa’ un day ospital, comunque te chiamo dopo se sei libero perché dobbiamo parla’ de’ nartra cosa o dopo o lunedì mattina

L: va bene ciao

AS: ok ciao

L: ciao.

Era lo stesso Sindaco ALEMANNO a comunicare ad Angelo SCOZZAFAVA, alle successive ore 10:37, in maniera sintetica: “…Senti, noi qui abbiamo rimediato quindici milioni, eh”, riferendosi indubbiamente alla variazione di bilancio approvata dalla Giunta Capitolina.  SCOZZAFAVA ringraziava: “so tutto, la ringrazio”;

Due giorni dopo, il 26.11.2012, alle ore 14:43, Salvatore BUZZI chiamava Patrizia CARACUZZI, segretaria di Franco PANZIRONI, scusandosi per non aver risposto prima perché era in moto. CARACUZZI gli chiedeva se poteva passare per il centro perché “ti voleva vedere un attimo”. BUZZI spiegava che prima di un’ora non sarebbe riuscito. CARACUZZI rispondeva che andava ugualmente bene, quindi BUZZI concludeva: “al 26alle quattro” (civico Fondazione De Gasperi in piazza San Lorenzo in Lucina n. 26, ndr). La CARACUZZI confermava.

Il 27.11.2012,  alle 16:25, una donna che si presentava come “Ilaria” (segreteria di Antonio LUCARELLI, capo segreteria del Sindaco ALEMANNO, ndr), contattava Salvatore BUZZI, per avere informazioni in merito al numero delle persone che avrebbero partecipato ad una cena (era in corso la campagna elettorale in favore di Gianni ALEMANNO, ndr), per il giorno “6” (6.12.2012 ndr), di cui BUZZI aveva già parlato con LUCARELLI in persona (Antonio, ndr). BUZZI chiedeva quanto fosse il costo di un tavolo e la donna rispondeva: “5.000 euro”. BUZZI prenotava, quindi, due tavoli, uno per “29 Giugno” ed uno per “Formula Sociale”, per 20 persone. La donna chiedeva di inviarle una mail di conferma, non appena effettuato il bonifico, così da poter preparare “le ricevute” per quella sera.

Da accertamenti effettuati sui c/c delle cooperative di Salvatore BUZZI, alla data del 28.11.2012, giorno successivo alla telefonata appena riportata, sul c/c n. 1000-60807 acceso presso Banca Prossima ed intestato al Consorzio Eriches 29, con delega alla firma di Salvatore BUZZI, risulta un bonifico in uscita per il valore di euro 5.000,00 in favore della Fondazione Nuova Italia sul c/c n. 13457 della Banca Popolare di Milano, avente come causale “Contributo a sostegno delle attività istituzionali (Cfr all. 7).

Dall’estratto del verbale delle deliberazioni dell’Assemblea Capitolina, nr. 112, prot. RC N. 19300/12, della seduta pubblica del 29/30 novembre 2012 (acquisito dal sito istituzionale di Roma Capitle – Vds all. 8), veniva discussa ed approvata la 112^ proposta di emendamento (Dec. G.C. del 23 novembre 2012 n. 82) di “assestamento del Bilancio di Previsione 2012 e pluriennale 2012-2014”. Nel corpo dello stesso verbale viene dato atto che veniva utilizzato il “fondo di riserva” per euro 11.946.800,46 di cui euro 10.582.839,12 per finanziare le seguenti spese imprevedibili ed urgenti:

  • oneri straordinari per euro 3.646.185,41, tra cui, il finanziamento del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute per “emergenza minori Nord Africa – anno 2011”, per l’importo di euro 3.288.185,41;
  • altre maggiori spese per euro 31.793.575,96”, tra cui, euro  13.066.814,59 alla Funzione del settore Sociale per “assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona”.

Inoltre, veniva previsto: “ l’utilizzo delfondo riserva destinato alla copertura di spese non prevedibili”, cioè di spese la cui mancata effettuazione comporta danni certi all’Amministrazione, per un importo pari ad euro 10.582.839,12. Le spese finanziarie con il suddetto fondo sono riportate nella tabella che segue:

 

Tra le spese sopra riportate, figurano diversi milioni di finanziamento per “l’emergenza neve” stanziato conseguentemente alle abbondanti nevicate abbattutesi sulla Capitale dal 2 al 13.02.2012. A tal proposito, si ritiene utile rimarcare quanto affermato dallo stesso BUZZI ad Emilio GAMMUTO, nel corso del dialogo  avvenuto il successivo 19.06.2013, all’interno dell’Audi Q5, nel tragitto per andare nell’ufficio di Claudio TURELLA (Servizio Giardini del Comune di Roma). Infatti, nella circostanza BUZZI affermava che proprio per “l’emergenza neve” avrebbero dovuto ancora corrispondere al TURELLA, la somma di 15.000 euro, a fronte di una somma pattuita di euro 40.000,00 (Vds capitolo 11 della presente informativa). In particolare, dal min. 12:05:20, Salvatore BUZZI, in compagnia del GAMMUTO, riprendeva il discorso imprecando sui 100.000 euro richiesti dal TURELLA e ricordando, altresì, i 40.000 euro dovuti evidentemente come tangente per “l’emergenza neve”, per la quale doveva ancora effettuare un ultimo pagamento di 15.000 euro. I commenti di BUZZI evidenziavano come la condotta corruttiva nei confronti di TURELLA fosse continuativa, ricordando che il Dirigente, in passato, gli aveva chiesto come poter gestire gli ingenti capitali che aveva accumulato in contanti:

Legenda

S: Salvatore BUZZI

E: Emilio GAMMUTO

…omissis…

S: …100.000 li mortacci, oh…si, per averne 800 ..(inc).. “..allungar..” (fonetico, ndr) … però devo parlà co’ Massimo … deve provvedè Massimo va be’ però gliel’hanno messi in più

E: Salvato’ per noi 100 so’ trovati mo’ che

S: 200 ce ne mette in più

E: no per esempio sto’ in difficoltà poi come trovarli … trovali tutta ‘sta liquidità…però noi quelli…certo mortacci stracci, oh…io pensavo che questo era un pò più equilibrato invece ‘sto cazzo…non c’ha avuto un’occasione (ride)

S: ma che su…sull’emergenza neve 40.000 euro…aho…tanto inc.

E: è quelli che ancora gli stai a da’…o no?

S: eh 15 gliene mancano…oh ma c’è la difficoltà a trova’ i soldi…

E: eh quello lo fanno con co…quello me sa che con coso lì…

S: con Maiorana…

E: eh certo…

S: (dice qualcosa di non comprensibile sbadigliando) Turella tutta ‘sta situazione lavori co’ tutti ‘sti Caldani, Gigi…sai i soldi che fa…

E: eh si come no…

S: pensa una volta ce ne aveva talmente tanti che mi disse a me dice <senti ma io come posso fa’ che c’ho un sacco di soldi> (ride) gli ho detto <dammeli a me te li sistemo io>

E: Claudio? 

S: eh

E: ma si ma lui voleva pure entra’ con noi quando gli avevo detto che so inc. sovventori con la inc. 

S: a sinistra

E: se tu glielo dici…vado a sinistra?

S: a sinistra si

E: si…lui quando io ci parlai per inc. sovventori

S: no ma lui ce l’ha in contanti i soldi capito qual è il problema suo?

E: ah ho capito…eh certo…da lì piglia tutti…

S: eh eh

E: eh Salvato’ il ruolo che c’ha è bravo, è bravo eh che cazzo…tanto…ma quando partono ste cose Salvato’ perché noi c’abbiamo coso…c’abbiamo…come si chiama…oh diglielo…ti ricordi…

S: si si ma io c’ho tutto segnato…quello che m’hai segnato tu..

E: no no nel senso…Colle Oppio…

S: eh

E: Piazza Vittorio…so’ due mesi che stamo sulla parola eh…

S: si inc.

E: quelle so’ scadute il 30 aprile…ah ecco…

Riprendendo la cronologia degli eventi, il 6.12.2012, a pochi giorni dall’approvazione dell’assestamento di bilancio 2012-2014, coincidente anche con la cena elettorale in favore della candidatura di ALEMANNO a cui avrebbe dovuto partecipare Salvatore BUZZI, e con  l’aggiudicazione (il 05.12.2012) della gara AMA n. 18/2011 (vds capitolo 4 della presente informativa), dai c/c delle società riconducibili a quest’ultimo, venivano effettuati ulteriori bonifici per complessivi 30.000 euro in favore della Fondazione Nuova Italia”. In particolare:

  • dal c/c n. 1000-60807, acceso presso la Banca Prossima ed intestato al Consorzio Eriches 29,  veniva effettuato un bonifico di euro 10.000,00, in favore della Fondazione Nuova Italia sul c/c 13457 della banca Popolare di Milano, avente come causale “Contributo a sostegno delle attività istituzionali” (Cfr. all. 9);
  • dal c/c n. 115544, acceso presso la Banca Popolare Etica ed intestato al Formula Sociale Soc. Coop.Sociale Integrata a r.l., con delega alla firma CALDARELLI Claudio e CERRITO Nadia, veniva effettuato un bonifico di euro 10.000,00, in favore della Fondazione Nuova Italia sul c/c 13457 della banca Popolare di Milano, avente come causale “Contributo a sostegno delle attività istituzionali” (Cfr. all. 10);
  • dal c/c n. 21, acceso presso la Unipol Banca ed intestato alla Sarim immobiliare S.r.l., con delega alla firma BUZZI Salvatore, veniva effettuato un bonifico di euro 10.000,00, in favore della Fondazione Nuova Italia sul c/c 13457 della banca Popolare di Milano, avente come causale “Contributo a sostegno” (Cfr. all. 11).

Sempre sul sito istituzionale di Roma Capitale, è stato rinvenuto un ulteriore estratto del verbale delle deliberazioni dell’Assemblea Capitolina, nr. 115, prot. RC N. 19991/12, della seduta pubblica del 13 dicembre 2012 (Vds all. 12), in cui viene dato atto dell’approvazione della 122^ proposta (Dec. G.C. del 05 dicembre 2012 n. 87) di “riconoscimento legittimità del debito fuori bilancio per accoglienza straordinaria di minori stranieri non accompagnato per Emergenza Nord Africa. Importo euro 3.740.901,25”.

A partire dai mesi di gennaio e febbraio 2013, le attività tecniche di intercettazione evidenziavano l’impegno, da parte di Salvatore BUZZI, Fabrizio TESTA, Massimo CARMINATI e Luca GRAMAZIO, verso il recupero di un “milione di euro”, legati proprio alla chiusura del bilancio da parte di Roma Capitale. Infatti, nelle varie conversazioni intercettate, emergeva come grazie ad un emendamento presentato dallo stesso Luca GRAMAZIO, sarebbe stato possibile recuperare tale somma da attività legate alle “piste ciclabili” ed al verde pubblico. Tuttavia, in un primo momento l’assegnazione dei fondi non era andata secondo le aspettative degli indagati, tanto che questi ultimi s’impegnavano per trovare un espediente che consentisse loro di recuperare il prefato stanziamento, attraverso il coinvolgimento dei pubblici ufficiali Claudio TURELLA e Fabio TANCREDI del Servizio Giardini. Proprio in ragione delle varie polemiche sulla possibilità o meno di reperire la somma in questione dal bilancio comunale, Massimo CARMINATI, fiducioso sulla riuscita dell’operazione, scommetteva in maniera simbolica una moneta da “un euro” con Salvatore BUZZI, il quale, invece, si mostrava scettico circa la possibilità di reperire tale somma, alla presenza (come emergeva dalle conversazioni) dello stesso Fabrizio TESTA e di Luca GRAMAZIO. Il successivo mese di maggio 2013, gli indagati riuscivano a reperire tale somma per un importo reale previsto dal Comune di Roma, pari a “800.000 iva compresa” che, in virtù di una modifica apportata successivamente da Claudio TURELLA, diventavano “800.000 euro più iva”, con beneficio di BUZZI. L’argomento in esame sarà dettagliatamente riportato nei successivi paragrafi, unitamente alle vicende indicate in premessa del presente capitolo. Nel mese di aprile 2013, proprio in riferimento alle gestione dei soggetti socialmente svantaggiati e, in particolare, dei “minori non accompagnati”, BUZZI riusciva ad ottenere lo stanziamento di ulteriori fondi, derivanti dall’approvazione, da parte dell’Assemblea Capitolina, di un ulteriore debito fuori bilancio. Risultavano propedeutiche a tale approvazione, le telefonate dello stesso BUZZI al dirigente capitolino Riccardo SOLFANELLI, al Capo segreteria del sindaco, Antonio LUCARELLI, ed al neo eletto consigliere regionale Luca GRAMAZIO. In particolare il 10 aprile 2013:

  •   alle 8:57, BUZZI chiamava Sandro COLTELLACCI al quale riferiva che la delibera non era passata in quanto mancava il parere dei revisori dei conti. BUZZI suggeriva d’interessare Maurizio SALVI, Dirigente presso la Ragioneria Generale di Roma Capitale, e chiedeva allo stesso COLTELLACCI di andare da lui poiché, trattandosi dell’ultimo Consiglio, c’era il rischio che la delibera non fosse più approvata;
  • alle 9:04, BUZZI contattava Luca GRAMAZIO, al quale chiedeva d’intercedere presso SALVI:

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

G: Luca GRAMAZIO 

S: Luca.

G: pronto, eccoci, buongiorno Salvato’

S: ti chiedo una grande cortesia.

G: si.

S: che tu puoi fare sicuramente, noi c’abbiamo quella delibera dei debiti fuori bilancio per i minori non accompagnati… 

G:  delibera 56 del 2013.

S: che non passa perché Salvi non c’ha messo… manca la cosa dei…

G: si.

S: la cosa dei revisori dei conti.

G: si.

S: riesci a parlare co’ Salvi, gli fai mette sto parere? Noi… (rivolgendosi alla figlia): <Elettra arrivo> (tornando a parlare con Gramazio): sto a accompagna’ mia figlia a scuola, questa è l’ora…

G: tranquillo.

S: e allora, praticamente, succede che noi stiamo andando su, ci sta andando Tiziano, ci sta andando un altro della mia cooperativa, però se intervenissi te con Salvi, perché se buchiamo il Consiglio de oggi la vedo dura poi

G: ok, ce penso io; senti un’altra cosa, ma quelle cose che dovevano fare le cooperative sociali e che c’era una cosa che riguardava Magliana, ma parte o non parte? E’ partita?

S: eh… la cosa coopera… si, è partita la gara, è partita

G: oh, perfetto, perfetto

S: però Magliana non c’è più, devi… cioè non c’è, c’è ma… 

G: il quindicesimo Municipio?

S: esatto, c’è il quindicesimo Municipio

G: ok

S: e poi…

G: quindi poi toccherà da’ le indicazioni in seguito

S: esatto, esa… però se tu le dai subito, perché la gara è veloce, il ventinove si chiude

G: ho capito, ho capito, va be’, ma non è il procedimento di gara quello dove posso, vediamo dopo, subito dopo la gara se si può dare un’indicazione; senti, ti volevo dire, mmh… ok, ce sentiamo tra un’oretta e mezza, chiamo Salvi

S: esatto, chiama Salvi perché sennò siamo rovinati. 

G: ok, compreso.

S: grazie amico mio, ciao.

  • alle 9:53, COLTELLACCI inviava un sms a BUZZI, con il quale rendeva conto di come SALVI non avesse possibilità d’intervenire sui revisori: I revisori sono stati estratti a sorte salvi non li governa ci abbiamo parlato al telefono attraverso loro segretaria. Sono:Sergio conti Giuseppe gismondi Massimo zaccardelli”. Subito dopo, BUZZI girava lo stesso sms a GRAMAZIO. Con l’sms delle 10:04, COLTELLACCI informava BUZZI: “Stiamo andando da scozzi il presidente revisori lo conosce zolfanelli”;
  •   alle 10:35, BUZZI chiamava Riccardo SOLFANELLI, Capo segreteria Assessorato Promozione dei Servizi Sociali, che riferiva di aver parlato con il Presidente dei revisori, che a suo dire conosceva “da venti anni”, il quale gli aveva garantito un parere favorevole. SOLFANELLI aggiungeva che stavano cercando di contattare gli altri due revisori, per comunicare loro che il Presidente si era già espresso favorevolmente, così da ottenere un parere univoco. Al termine della conversazione, SOLFANELLI affermava che il Consiglio comunale era stato convocato per le sedici, rassicurando nuovamente BUZZI di aver parlato con il Presidente, mentre BORRIELLO e LUCARELLI (Antonio, ndr) stavano tentando di contattare gli altri due revisori;
  • alle 10:42, BUZZI inviava il seguente sms al n. 3285371937, in uso ad Antonio LUCARELLI: “Ci aiuti a far dare il parere ai revisori per la delibera dei debiti fuori bilancio per i minori per oggi cosi poi va in Consiglio?” ottenendo come risposta: “Sto seguendo da ieri questa storia”.

Sul sito internet istituzionale di Roma Capitale, è stato trovato l’estratto del verbale delle deliberazioni dell’Assemblea Capitolina, nr. 51 , prot. RC N. 4847/13 e della seduta pubblica del 09/10 aprile 2012 (Vds all. 13), con cui veniva discussa ed approvata la 56^ (come riferito da BUZZI ndr) proposta di emendamento (Dec. G.C. del 05 aprile 2012 n. 43) di “riconoscimento legittimità del debito fuori bilancio per accoglienza straordinaria di minori stranieri non accompagnati per emergenza Nord Africa. Importo euro 12.832.794,82”.

Nello stesso verbale si legge che era stato acquisito in data “10 aprile 2013 il parere favorevole del collegio dei revisori” . Nel gruppo firma “Il collegio dei Revisori”, era incluso il nome di uno dei soggetti indicati nei suddetti contatti telefonici, ossia “S. CONTI”. 

Il giorno seguente, 11.04.2013, alle 9:48, veniva intercettata un’ ulteriore telefonata tra BUZZI e Riccardo SOLFANELLI, nel corso della quale emergeva chiaramente come il Consiglio Comunale avesse approvato la delibera in parola, grazie all’intervento di quest’ultimo. Infatti, inizialmente BUZZI commentava i litigi avvenuti la sera prima in Consiglio comunale, quindi SOLFANELLI riferiva:

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

RS: Riccardo SOLFANELLI

RS: ma ieri pure, no? Un certo punto… allora, lì la delibera e, era passata in Giunta senza il parere dei revisori e io ho detto: <ragazzi, fatela passa’, non me frega un cazzo, poi il parere dei revisori arriva> poi, a un certo punto, lunedì non arriva sto parere, me sento che me chiama prima… eh, Pagliarulo: <ah, io non so che cosa fare coi revisori> dico: <scusa ma coi revisori ce se parla> dico: <qual è sto problema che c’hanno i revisori?> <ah, non lo so, adesso chiamo, chiamo Salvi> poi Salvi mi chiama ieri, allora Salvi: <no, no, io coi revisori non ce parlo> Lamanda che ancora non capiva che cos’era sto debito fuori bilancio: <ma io non riesco a capire perché non si può far chiedere uno sconto a que…> sempre così dice

S: uno sconto (ride) 

RS: <chie… chiedere uno sconto a questi, questi Enti gestori, d’altronde o così o niente> il mercato delle pulci, no? Lucarelli che scappava da tutte le parti, ho detto: <senti, me, me fate una cortesia? Me date un elenco coi numeri de telefono dei revisori? Li chiamo, gli spiego, so’ ex colleghi, gli spiego> poi ho visto il Presidente, lo sai chi è?

S: chi è?

RS: Se, Sergio Conti, te lo ricordi? 

S: ah, ho capito chi

RS: Sergio Conti, il Dirigente della Regione, quello della formazione

S: si, si, si ho capito, ho capito, ho capito

RS: de Grottaferrata…

S: e ce sei andato a parla’, c’hai parlato?

RS: no, lo conosco, ho detto: <a Se’, li mortacci tua> proprio così gli ho detto (Conti): <che c’è? che hai fatto?> (Solfanelli): <me stai a blocca’ la delibera> (Conti): <ma che, ma che sei te?> gli ho detto: <e si, so’ io> non ci sentivamo da diversi anni e gli ho spiegato che cos’era, no? Nessuno gli aveva spiegato che cos’era, è una cosa vergognosa, nessuno…

S: e l’importanza, poi, d’ave’ il parere prima, perché sennò (sovrapposizione di voci inc.)

RS: ma, ma certo, ma nessuno gli aveva spiegato che cos’era, tant’è che Sergio ha detto: <guarda, io… chiama i miei colleghi> perché poi pure lui stava a entra’ in Consiglio comunale a Grottaferrata <chiama i miei colleghi, digli che io c’ho il parere favorevole, chiama al secondo, Gismondi, digli de fa’ la relazione che già avevamo programmato, col parere favorevole, e io poi faccio in modo de fartela ave’ nel giro di un’ora> e così abbiamo fatto, ho parlato co’ gli altri due colleghi, ma è possibile dico io che un’amminis… cioè, se tu c’hai una società, no? Tu non puoi non parla’ coi tuoi revisori

S: certo.

RS: sei pazzo se non parli coi tuoi revisori, guarda che…

S: noi non… se vincete l’elezioni, che potrebbe pure succede, cambiate qualcosa, eh! non…

RS: ma porco Giuda! Eh, ma è una cosa folle, cioè io non posso non parlare coi miei revisori, capito? Una follia, va be’…

S: mamma mia che casino…

Termina trascrizione integrale.

A questo punto Buzzi riferiva di aver letto che Fratelli d’Italia voleva candidare Meloni per le primarie. Commentavano la notizia. Poi BUZZI riprendeva nuovamente il discorso relativo all’approvazione del debito fuori bilancio [0[09:53:18]/p>

S: senti, l’ultima cosa Ricca’, ma se ora è passato il debito fuori bilancio, quindi del duemila e dodici abbiamo diciasette/diciotto milioni di euro sui minori, ma… 

RS: si.

S: eh… vanno nell’ordinario duemila e tredici? 

RS: che vuol dire vanno nell’ordinario duemila?…

S: cioè, de… nel duemila e dodici non c’abbiamo il bilancio, se va per dodicesimi

RS: eh.

S: rientrano nei dodicesimi queste somme? 

RS: certo, queste somme poi diventano dodicesimi

S: e quindi noi potremmo essere anche pagati nel duemila e tredici anche in assenza di bilancio, diciamo?

RS: eh, voi per forza dovete essere pagati, perché bisogna dare continuità ai servizi, al netto chiaramente dell’operazione di pulizia, eh!

S: certo, certo, certo, però…

RS: che noi stiamo facendo, eh!

S: se tu c’hai diciassette milioni, seguimi, c’hai diciassette milioni sul duemila e dodici e vai per dodicesimi, vuol di’ che sul duemila e tredici gli dai otto milioni e mezzo fino a giugno 

RS: ce l’ho già otto milioni e mezzo fino a giugno, io ce n’ho, ce n’ho, ce n’ho, no, la, la, la tecnica è stata questa: io ce ne ho di più fino a giù… io, sul mio bilancio oggi ce n’ho venti di milioni sugli ENA (Emergenza Nord Africa, ndr) perché dodici me li prende… là adesso gli do questi dodici milioni, proprio materialmente me li storna dal bilancio duemila tredici, dal previsionale duemila tredici. 

S: ho capito.

RS:  capito? E me li mette in pagamento e quindi me ne rimangono circa otto.

S: ho capito.

RS: questo è la… step 

S: e quindi?

RS: e quindi adesso vanno immediatamente in liquidazione e poi tu vai per dodicesimi sul duemila tredici.

S: ho capito, quindi anche il duemila tredici potremmo fatturare? 

RS: il duemila e tredici, intanto, potete fatturare… intanto facciamo il riconoscimento del debito e poi c’è la fatturazione per dodicesimi perché la capienza c’è in bilancio.

S: ok, ok.

I due commentavano l’approssimazione e la mancanza di professionalità di come la calsse politica aveva gestito la vicenda. Poi dialogavano in merito ai candidati alle elezioni comunali.

Alcuni giorni dopo tale approvazione, il 17.04.2013, alle 14:14, Salvatore BUZZI chiamava la segreteria del Sindaco di Roma chiedendo di parlare con Ilaria della segreteria di LUCARELLI. Una donna rispondeva che Ilaria non c’era, quindi gli passava al telefono tale Giovanna. BUZZI riferiva a quest’ultima che avevano provveduto a fare i bonifici per la cena di venerdì, per un totale di venticinquemila euro, precisando che avrebbero preso un solo tavolo. Giovanna chiedeva se avesse già comunicato i nominativi delle persone. BUZZI rispondeva di si, chiedendo di verificarli. La donna leggeva la lista dei nomi: Emilio GAMMUTO, Vito MARCHETTO, Salvatore BUZZI, Claudio CALDARELLI, Stefania RASCAGLIA, Giuseppina AMATO, Fernanda D’ARTIBALE, Alessandra GARRONE, Marco TRIONFO e Giovanni ROSSI”. BUZZI confermava i nominativi.

Dall’analisi del c/c nr. 141 acceso presso la Banca Unipol ed intestato alla società cooperativa Formula Sociale, riconducibile a BUZZI, risulta che effettivamente nella stessa data del 17.04.2013 era stato effettuato un bonifico di euro 15.000,00 (contrariamente ai venticinquemila asseriti da BUZZI) mediante “ordine telematico” in favore di Fabrizio PESCATORI mandatario elettorale G. ALEMANNO, con la causale: “erogazione liberale per la campagna elettorale del sindaco ALEMANNO ai sensi della Legge n. 515/1993” (Cfr all. ___.

Da successive conversazioni si apprendeva che lo stesso BUZZI, nella giornata di venerdì 19 aprile 2013, aveva partecipato alla cena elettorale in parola.

Il 4.05.2013, alle 11:27, il sindaco Gianni ALEMANNO chiamava Angelo SCOZZAFAVA, per dirgli che per reperire somme da destinare alle persone anziane, avrebbero dovuto iniziare a “depotenziare” le cooperative di BUZZI. In particolare, Gianni ALEMANNO diceva di essere con FIORAZZO e chiedeva a SCOZZAFAVA: “lì com’è la situazione? Si può fare qualcosa subito o no?“. Quest’ultimo rispondeva che subito non si poteva fare nulla, perché non c’erano sufficienti risorse economiche. La conversazione s’incentrava sul progetto di delocalizzare gli alloggi per anziani in nuove strutture fuori Roma e la creazione di un Villaggio della Solidarietà. Nella circostanza, SCOZZAFAVA ribadiva che il problema era sempre il reperimento di risorse economiche, anche se poteva risultare importante politicamente dare il segnale di una chiara volontà di abbattere la lista di attesa anziani, per le strutture di riposo. A questo punto, ALEMANNO affermava (ore 11:33:00): “Ma tutto quell’ambaradan di case d’accoglienza gestite dall’Arciconfraternita, gestite da BUZZI eccetera, tutta questa roba qua che ci siamo fatti sopravvivere tra le gambe per cinque anni … eh …(SCOZZAFAVA diceva: quelli io … io posso)… dobbiamo incominciare a depontenziarli per davvero, insomma, no? Che non ci siamo mai …”. SCOZZAFAVA lo interrompeva: “…Io non sto toccando nulla signor sindaco – glielo dico col cuore in mano – che c’ho la magistratura sopra…”. SCOZZAFAVA riferiva, quindi, che avrebbe approntato un prospetto economico dei costi per poi incontrarsi il successivo martedì.

L’8.05.2013, Salvatore BUZZI chiamava Patrizia CARACUZZI, segretaria di PANZIRONI, chiedendole se fosse possibile il giorno dopo: “…ti posso incontrare? posso incontrare il nostro amico?” . CARACUZZI chiedeva ad una persona che stava con lei: “…Dottore domani mattina mezzogiorno e mezza oppure due e mezza tre”, quindi riferiva a BUZZI: “mezzogiorno e mezza in Fondazione”. BUZZI replicava dicendole che, alle 11:30, era impegnato a Settecamini, quindi non sarebbe riuscito ad arrivare puntuale all’appuntamento. I due concordavano pertanto di fissare l’incontro alle 13. Il giorno seguente, tuttavia, non venivano intercettati dialoghi da cui era possibile desumere che l’incontro tra i due fosse avvenuto.

Il 9.05.2013:

  • alle 13:42, Salvatore BUZZI chiamava Claudio CALDARELLI e riferiva di aver già parlato con la SANTARELLI (Dirigente Maria Letizia SANTARELLI, ndr). Nel corso del dialogo BUZZI invitava il suo interlocutore a partecipare ad una cena con Alemanno e Visconti (Assessore, ndr), prevista per domenica sera. CALDARELLI chiedeva chi avrebbe partecipato e BUZZI rispondeva di non saperlo, perché era stata organizzata da PANZIRONI. I due proseguivano il dialogo su argomenti di carattere privato;
  •   alle 13:45, Salvatore BUZZI chiamava Marco CALDANI per invitarlo ad una cena elettorale, organizzata da Franco PANZIRONI per il sindaco Gianni ALEMANNO, presso il ristorante “I Pescatori” di Ostia, per la domenica 12 maggio 2013. Nello specifico, BUZZI diceva al suo interlocutore: “allora, ho fatto quello che m’hai chiesto, ho parlato con l’uomo, lui dice che non c’è problema, dopo il nove di giugno non c’è problema, se risolve il problema m’ha dettosa che c’hai… si, c’hai un credito, ha detto: <guarda, potremmo farlo insieme> dice <no, a me va benissimo> eccetera, eccetera, allora, tu domenica sera che devi fa’? Spero un cazzo eh, c’è… lui (Franco Panzironi) organizza una cena co’ Visconti e Alemanno, al tea… al ristorante “I Pescatori”.. c’andamo, io mi porto pure mi moglie, la pupa eh… e suggelliamo, poi se vincono bene, se perdono s’a semo…”. CALDANI conclude: “s’a semo pre… (ridono) va bene, me piace”. BUZZI precisava che alla cena sarebbe andato con CALDARELLI e Fabio (TANCREDI, ndr), aggiungendo: “…e poi cerchiamo de parlacce, però lui m’ha detto non c’è problema, dopo il nove giugno, se vincono… si rimette mano alla questione”.

L’11.05.2013 (giorno prima della cena in parola), alle 19:52, Salvatore BUZZI chiamava Claudio MILARDI (componente dello staff del sindaco, ndr) il quale poi gli passava al telefono il sindaco Gianni ALEMANNO:

S: Salvatore BUZZI

AL: Gianni ALEMANNO

MC: Claudio MILARDI

S: Compagno Milardi, ma senza cravatta giri?

MC: Compagno Milardi ti passa il compagno ALEMANNO.

S: Hahahaha.

AL: Pronto?

S: Gianni come stai? 

AL: Allora? Ma è vera ‘sta storia del disgiunto?

S: Facciamo il disgiunto, facciamo. Ozzimo ed Alemanno. (ride).

AL: Eh, questo…questo mi onora molto. 

S: No, ma non se fa più…

AL: Mi onora molto.

S: Non lo possiamo dire, però. Mi raccomando, eh!. (ride).

AL: Come?

S: Non lo possiamo dire.

AL: No, no. Vabbè, vabbè. Poi , ma poi si nota…poi si nota. Per cui…puoi stare…vediamo dopo. Però mi raccomando eh! Fate i bravi ragazzi.

S: Per me vinci. Per me gliela fai, gliela fai. 

AL: Si, si. Penso, penso di si e siamo in recupero. Poi, ovviamente bisogna vedere, non bisogna mai sottovalutare l’avversario. Va bene.

S: Ok. 

AL: T’abbraccio. A presto.

S: Ciao. Ah, ci vediamo domani sera. Sto domani sera giù a…Cava dei Pescatori. Ci vediamo… 

AL: Ci vediamo…ci vediamo domani sera allora. Ti abbraccio.

I due si salutavano

In relazione alla citata cena elettorale, essendo ancora in corso le acquisizioni dei conti correnti relativi alle società riconducibili a Salvatore BUZZI, allo stato non risultano bonifici relativi al pagamento di tale evento.

Il 14.05.2013, si apprendeva di un’ulteriore cena elettorale in favore di Gianni ALEMANNO, per il giorno 16 maggio 2013. In particolare:

  • alle 14:43, Salvatore BUZZI chiamava Claudio CALDARELLI per informarlo che giovedì (16 maggio, ndr) avrebbero avuto un’altra cena “col Sindaco e co’ Silvio“. CALDARELLI rispondeva di esserne a conoscenza ed osservava che il costo era di mille euro a persona. BUZZI diceva di aver invitato TANCREDI con la moglie e chiedeva a CALDARELLI chi altro potevano invitare. CALDARELLI chiedeva quante persone avrebbe dovuto portare. BUZZI rispondeva che era un tavolo da dieci e avevano ancora quattro posti disponibili, perché c’era lui (BUZZI) e Alessandra, CALDARELLI e “Iaia”, TANCREDI e la moglie. CALDARELLI diceva che gli avrebbe fatto sapere e chiedeva conferma del giorno. BUZZI rispondeva: <giovedì 16>;
  • alle 16:19, Salvatore BUZZI contattava Dario PANZIRONI (figlio di Franco PANZIRONI, ndr), al quale forniva l’elenco delle persone (che avrebbero partecipato alla cena elettorale del 16 maggio, ndr): Salvatore BUZZI, Claudio CALDARELLI, GIUNTARELLI, TANCREDI e FISCON, accompagnati dalle consorti.

Il 15.05.2013, alle 20:43, Giovanni FISCON chiamava Salvatore BUZZI il quale, nella circostanza, avendogli già inviato degli sms, gli chiedeva conferma di cosa avesse deciso in merito alla cena (elettorale di ALEMANNO, ndr) che si sarebbe tenuta al Palazzo dei Congressi dell’ Eur, precisando che al tavolo sarebbero stati presenti anche GIUNTARELLI, TANCREDI e CALDARELLI. Dopo una breve titubanza, FISCON rispondeva che gli avrebbe fatto sapere.

Come già riportato nel capitolo 4 della presente informativa (vicenda AMA), il giorno della cena,  16.05.2013, grazie ad ulteriori conversazioni telefoniche, era possibile apprendere che BUZZI avrebbe effettuato un’ulteriore consegna di 15.000,00 euro in favore di Franco PANZIRONI, definendola come “ultima tranche”. In particolare:

  • alle 9:38, Salvatore BUZZI chiamava Massimo CARMINATI (utenze dedicate). In attesa della risposta, si sentiva in ambientale BUZZI che chiedeva alla sodale Nadia CERRITO:

Legenda: 

S: Salvatore BUZZI

N: Nadia CERRITO

S: (in ambientale) davvero c’avemo i soldi oggi?

N: si, te servono?

S: e sempre i quindicimila, oggi è l’ultima settimana e ho finito

N: (inc.) te li porto?

S: eh, tanto fra poco me chia… se non me chiama (ride) 

Al telefono rispondeva Massimo CARMINATI che diceva: “so’ arrivato, sto qua, sto qua, so’ arrivato”. BUZZI rispondeva: “ok, ok, sto fuori io, ciao”;

  • alle 15:41, Salvatore BUZZI chiamava una donna indicata come “ Tamara” (n.m.i.) alla quale diceva: “ io dovrei andà da PANZIRONI all’Eur quattro… quattro e mezza…e ritorno indietro” . I due concordavano di incontrarsi;
  • alle 16:03, Fabrizio TESTA chiamava Salvatore BUZZI. Durante il dialogo, BUZZI riferiva di aver saputo che anche TESTA avrebbe partecipato alla cena elettorale nella stessa serata (cena elettorale di Alemanno al Palazzo dei Congressi, ndr). Nella circostanza, lo invitava a unirsi al suo tavolo perché aveva due o tre posti liberi, ed aggiungeva che avrebbero partecipato anche TANCREDI (Fabio TANCREDI, ndr) e forse FISCON. TESTA precisava che sicuramente sarebbe andato anche lui;
  • alle 16:24, all’interno dell’autovettura Q5 targata EM 442 HN, veniva intercettato un importante dialogo tra Salvatore BUZZI e Claudio TURELLA, all’epoca responsabile del servizio Programmazione e Gestione Verde Pubblico del Comune di Roma, nel corso del quale veniva confermato che l’incontro con Franco PANZIRONI era effettivamente finalizzato alla consegna dell’ultima “tranche” di 15.000 euro, e che, una volta concluse tali dazioni (“QUINDICIMILA EURO, gli ultimi glieli do oggi e poi ho finito”), avrebbe ripreso a pensare anche al suo interlocutore, Claudio TURELLA (“e posso incomincià a ripensa’ a te…”), lasciando quindi intendere che in passato c’erano già state dazioni in favore di quest’ultimo.:
[1[16:24:16]Entravano nella vettura Salvatore Buzzi e Claudio Turella.

Legenda

S: Salvatore BUZZI

CT: Claudio TURELLA

CT: …è un casino ‘sto ragazzo…

S: stai un attimo? Panzironi

CT: eh, lo so inc. porca miseria…

S: …m’ha prosciugato tutti i soldi oh

CT: eh?

S: m’ha prosciugato tutti i soldi Panzironi

CT: che soldi t’ha prosciugato?

S: eh, perché dovevo daje un sacco de soldi, QUINDICIMILA EURO, gli ultimi glieli do oggi e poi ho finito e posso incomincià a ripensa’ a te…Io…non…cioè, o te compri un benzinaio o non li trovi, eh!..non c’è un cazzo da fa’, eh! 

CT: chi è che me lo stava a dì…co’ quelli de’…qualcuno ha legato (fon.) con quelli delle Slot Machines.

S: Eh…Maruccio…Di Pietro…Maruccio e Di Pietro. Che pensi che quello giocavo alle slot machines? Quelli riciclavano i soldi, Cla’…Però devi conosce…io chi cazzo… Non conosco nessuno…

CT: vai dritto qua sopra

S: Noi se salvamo con le benzina, con i lavaggi, con le cose, però…con le sovrafatturazioni non riciclava più Cla’…

CT: I lavaggi?

S: I lavaggi degli automezzi. Io c’ho Duecento camion, quindi… 

CT: Trecento camion?

S: Duecento. Mo questo me riromperà er cazzo “ oh ma tu ancora sta’..(inc)…” 

CT: Ma che devi vede’? Quali gare devi vede’, oh? 

S: Non me devi fa’ vede’ quelle che devono parti’?

CT: De che?

[1[16:25:32]Scendevano tutti e due dalla vettura. [1[16:35:15]Salvatore Buzzi tornava a bordo della vettura e riprendeva la marcia. [1[16:37:26]Salvatore Buzzi parlava al telefono con Giovanni Rubini (Rif. Rit 1741/13 prog. 10991) [1[16:42:05]Salvatore Buzzi parlava al telefono con Sandro Coltellacci (Rif. Rit 1741/13 prog. 10993) [1[16:47:18]mentre era in macchina, Salvatore Buzzi veniva contattato da Patrizia CARACUZZI (Segretaria di Franco PANZIRONI) alla quale chiedeva:

S: Salvatore BUZZI

PC: Patrizia CARACUZZI

S: Patrizia!

PC: pronto

S: ti sto chiamando, do… dove all’Eur? Io sono all’Eur 

PC: noi stiamo qui che ti stiamo aspettando 

S: e ma…

PC: li alla palestra, no?

S: ok, sto parcheggiando ora

PC: va bene, ciao

S: ok, ciao

[1[16:48:48]Autovettura in sosta, Salvatore BUZZI scendeva dal veicolo (i dati del GPS segnalavano che il veicolo era stato fermato in via Cristoforo Colombo 559, quartiere Eur di Roma).

Nella stessa giornata del 16.05.2013:

  • alle 16:03, Fabrizio TESTA chiamava Salvatore BUZZI, il quale diceva di aver saputo che anche lui avrebbe partecipato alla cena della stessa sera (cena elettorale di Alemanno al Palazzo dei Congressi, ndr). BUZZI lo invitava a unirsi al suo tavolo perché aveva due/tre posti liberi, ed aggiungeva che ci sarebbero stati anche TANCREDI e forse FISCON;
  • alle 20:06, Giovanni FISCON chiamava Salvatore BUZZI per informarlo che avrebbe partecipato anche lui alla cena elettorale, al che BUZZI gli diceva di trovarsi già lì con TANCREDI e GIUNTARELLI e che “…il tavolo è BUZZI…purtroppo è BUZZI… ti becchi qualche rilievo porco giuda…”. FISCON concludeva: “ …e va be dai…stiamo lì per rappresentanza…”. Infatti, alle 21:10, Giovanni FISCON richiamava BUZZI e gli diceva di essere dentro. BUZZI lo invitava a raggiungerlo al tavolo numero 46.

Anche in relazione a tale cena, essendo ancora in corso le acquisizioni dei conti correnti relativi alle società riconducibili a Salvatore BUZZI, allo stato non risultano bonifici relativi al pagamento di tale evento.

…………

6.3.7. I rapporti con esponenti di Finmeccanica 

Il gruppo può contare su rapporti che riguardano non solo la politica o le istituzioni in senso stretto, ma anche le realtà che agiscono nell’economia e che dalle istituzioni dipendono.

E’ il caso dei rapporti tenuti da Carminati con Pozzessere, ex direttore commerciale di Finmeccanica e imputato di corruzione internazionale per fatti avvenuti all’interno della controllata pubblica, dimostrati dalla conversazione con il medesimo intervenuta il 13.06.2013.

Un dialogo che si sviluppa all’insegna della reciproca, profonda e non recente conoscenza tra i due, che consente un’interlocuzione su questioni personali – dai guai giudiziari alle vicende affettive-  politiche, istituzionali, economiche, criminali.

Un dialogo che dimostra una conoscenza approfondita di Carminati delle dinamiche di potere e di quelle corruttive interne a Finmeccanica, circostanza che dà corpo a quanto rappresentato da Buzzi circa il fatto che il primo fosse temuto anche per la conoscenza che aveva di dinamiche corruttive interne alla società controllata pubblica, che avevano riguardato rutti gli schieramenti politici, per essere stato lui medesimo a recapitare bustoni di soldi a tutti:

Buzzi : ma lo sai che mi dice Massimo? lo sai perchè Massimo è intoccabile? perchè era lui che portava i soldi per Finmeccanica! bustoni di soldi! a tutti li ha portati Massimo! non mi dice i nomi perchè non me li dice… tutti! Finmeccanica! ecco perchè ogni tanto adesso… 4 milioni dentro le buste! 4 milioni! alla fine mi ha detto Massimo <è sicuro che l’ho portati a tutti!> tutti!

Garrone : a tutto il Parlamento!

Buzzi : pure a Rifondazione!

Un dialogo in cui Carminati trasmette a Pozzessere, difeso dall’avv. Dell’Anno nel processo di corruzione internazionale, la preoccupazione legata al ritrovamento della microspia nel suo studio ( “gli hanno trovato una perlina così ….inc… bersaglia’ a Pierpaolo…”) e gli comunica presunte dinamiche interne alle indagini che hanno coinvolto  Finmeccanica e le sue controllate.

Un dialogo in cui la conversazione spazia fino a toccare i vertici governativi e istituzionali, la loro posizione rispetto alle vicende  interne di Finmeccanica, senza che questo generi la benché minima perplessità o esitazione da parte di Pozzessere, quasi fosse la cosa più normale del mondo che un apicale di una delle più importanti controllate pubbliche del paese interloquisca su tali vicende con un pregiudicato da gravissimi reati.

Infine, a dimostrazione che non si è in presenza di un amarcord tra vecchi commilitoni, Pozzessere, in relazione alle sue attuali vicende, volge una specifica richiesta di protezione a Carminati:

Paolo: chi c’hai te di cose là ..per difendermi..

Massimo: ..c’ho il gruppo..inc…

Paolo: gruppo ..inc..

Massimo: embè so’ tosti loro… comunque sono tosti so’ duri insomma eh. E’ dura cioè, però capito loro una volta che si liberano del processo una cosa è finita la festa no, che cazzo te ne frega… vuoi mette. A te praticamente l’accusa viene da coso, da Borgogni la tua, l’accusa de Borgogni ...

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6.3.8 I rapporti tra metodo mafioso e metodo corruttivo

L’analisi dei due distinti metodi di cui si avvale l’organizzazione, di necessità, è stata condotta in forma compartimentata.

Va tuttavia ribadito in questa sede la relazione costante esistente tra i due metodi – che non è necessariamente di corrispondenza biunivoca ma di frequente scambio – sì che il prestigio e la forza di mafia capitale nel mondo di sotto e verso gli affiliati sono rafforzati dall’esistenza, e dalla conoscenza della sua esistenza,  di ciò che si è definito capitale istituzionale  del gruppo, mentre il potere di  interlocuzione e la forza di penetrazione sono, nel mondo di sopra, rafforzate dall’esistenza, e dalla conoscenza della sua esistenza, della possibilità di un uso specializzato della violenza.

Le condotte che si sono considerate espressione di metodo mafioso, attraverso il quale si esercitano pressioni verso la PA, sono un concreto esempio dell’assunto.

L’assenza di una costante interazione dei due diversi metodi, del resto, è rappresentata nell’interlocuzione di Gaglianone, imprenditore affiliato all’organizzazione, con l’architetto Barbieri, dalla quale emerge l’evocazione della forza criminale del gruppo, derivante anche dal suo curriculum impreziosito da gravi reati commessi dai suoi esponenti con ruoli apicali, in uno con l’indicazione di parte del suo capitale istituzionale.

Nel corso dei dialoghi, si comprendeva che l’architetto BARBIERI era stato incaricato di effettuare i lavori di ristrutturazione presso la villa, di proprietà di DE CATALDO Cristina, che CARMINATI Massimo stava acquistando. Il BARBIERI chiedeva al GAGLIANONE informazioni circa il CARMINATI, informazioni che – si comprendeva – aveva già richiesto in precedenza all’interlocutore, il quale però gli aveva riferito che gliene avrebbe parlato di persona: “quel Massimo quello li che se sta per compra’ De Cataldo m’hai detto ah te lo dico a voce”. Il GAGLIANONE, vantandosi della propria conoscenza decennale con il CARMINATI, accennava alle vicende giudiziarie patite dall’uomo e alla storia politica dello stesso, con il chiaro intento di porre in evidenza le potenzialità intimitadorie del CARMINATI in quanto inserito in un contesto associativo. Il GAGLIANONE non si esimeva dal definire il CARMINATI  “cioè è un…è uno…de quelli cattivi“, dopodiché specificava che, per quanto dallo stesso direttamente conosciuto, il CARMINATI non svolgeva alcun lavoro e, facendolo rientrare in un’associazione di più soggetti, riferiva che i suoi sodali erano in possesso di notevoli quantità di denaro: “”niente archite’ questi c’hanno i soldi per fa una guerra ai tempi d’oro hanno fatto quello che hanno fatto, insomma, capito?! adesso conosce…(poi abbassa notevolmente la voce)…”.

Il GAGLIANONE specificava che i medesimi soggetti, e in particolare il CARMINATI, vantavano numerose conoscenze nel mondo politico, indicando in particolare GRAMAZIO Luca e il padre di questi, l’ex senatore GRAMAZIO Domenico. Proseguendo nel proprio discorso, il GAGLIANONE precisava che anche il sindaco di Sacrofano, LUZZI Tommaso, aveva avuto necessità dell’aiuto del CARMINATI; a tal proposito, il GAGLIANONE specificava che “quando te serve una cosa vai da lui, non è che lui viene da te”: “domenica il sindaco stava a pranzo a casa sua per dirti…cioè quando te serve una cosa vai da lui, non è che lui viene da te…Gramazio…ma…mo questo è in confidenza…(inc) eh…Gramazio fijo domenica stava a pranzo da lui poi è arrivato Luzzi cioè…cioè vanno tutti a…a…come se dice da lui...” e il BARBIERI chiosava: “a chiedere“.

7. La riconoscibilità all’esterno della forza di intimidazione della associazione.

Come si è detto sopra, uno degli indici sintomatici della esistenza di una associazione di stampo mafioso è la sua riconoscibilità all’esterno, cioè la percezione della forza di intimidazione dell’associazione nell’ambiente criminale e, più in  generale, in coloro che entrano in contatto con il sodalizio. Nel corso delle indagini sono stati ricostruiti numerosi episodi che, al di là della configurabilità o meno di condotte penalmente rilevanti, dimostrano inconfutabilmente il prestigio criminale dell’associazione e la sua riconoscibilità all’esterno.

7.1.1. “…è uno di quelli cattivi”

Illuminanti, appaiono al riguardo le conversazioni captate all’interno degli uffici della IMEG di GAGLIANONE Agostino, il quale, in più occasioni, commentava con i soggetti di volta in volta in sua compagnia le potenzialità del sodalizio criminale di cui egli stesso era parte.

Un esempio di ciò era fornito dal contenuto della conversazione tra presenti registrata in data 22.01.2014 tra il citato GAGLIANONE e l’architetto “Barbieri”, sopra richiamata.

L’architetto BARBIERI era stato incaricato di effettuare i lavori di ristrutturazione presso la villa, di proprietà di DE CATALDO Cristina, che CARMINATI Massimo stava acquistando. Il BARBIERI chiedeva al GAGLIANONE informazioni circa il CARMINATI, informazioni che – si comprendeva – aveva già richiesto in precedenza all’interlocutore, il quale però gli aveva riferito che gliene avrebbe parlato di persona: “quel Massimo quello li che se sta per compra’ De Cataldo m’hai detto ah te lo dico a voce”. Il GAGLIANONE, vantandosi della propria conoscenza decennale con il CARMINATI, accennava alle vicende giudiziarie patite dall’uomo e alla storia politica dello stesso, con il chiaro intento di porre in evidenza le potenzialità intimitadorie del CARMINATI in quanto inserito in un contesto associativo. Il GAGLIANONE non si esimeva dal definire il CARMINATI  “cioè è un…è uno…de quelli cattivi“, dopodiché specificava che, per quanto dallo stesso direttamente conosciuto, il CARMINATI non svolgeva alcun lavoro e, facendolo rientrare in un’associazione di più soggetti, riferiva che i suoi sodali erano in possesso di notevoli quantità di denaro: “”niente archite’ questi c’hanno i soldi per fa una guerra ai tempi d’oro hanno fatto quello che hanno fatto, insomma, capito?! adesso conosce…(poi abbassa notevolmente la voce)…”.

Il GAGLIANONE specificava che i medesimi soggetti, e in particolare il CARMINATI, vantavano numerose conoscenze nel mondo politico, indicando in particolare GRAMAZIO Luca e il padre di questi, l’ex senatore GRAMAZIO Domenico. Proseguendo nel proprio discorso, il GAGLIANONE precisava che anche il sindaco di Sacrofano, LUZZI Tommaso, aveva avuto necessità dell’aiuto del CARMINATI; a tal proposito, il GAGLIANONE specificava che “quando te serve una cosa vai da lui, non è che lui viene da te”: “domenica il sindaco stava a pranzo a casa sua per dirti…cioè quando te serve una cosa vai da lui, non è che lui viene da te…Gramazio…ma…mo questo è in confidenza…(inc) eh…Gramazio fijo domenica stava a pranzo da lui poi è arrivato Luzzi cioè…cioè vanno tutti a…a…come se dice da lui...” e il BARBIERI chiosava: “a chiedere“.

Il GAGLIANONE ipotizzava che l’architetto BARBIERI potesse ritenersi preoccupato dal fatto che l’interlocutore non gli aveva riferito dei trascorsi del CARMINATI e della sua attuale posizione e prima che gli fosse conferito l’incarico di ristrutturazione dell’immobile; egli giustificava comunque il proprio operato riferendo che l’architetto avrebbe intrattenuto con il CARMINATI un semplice rapporto lavorativo e che, terminati i lavori di ristrutturazione, sarebbe stato regolarmente pagato e si sarebbero potuti interrompere i rapporti. Il GAGLIANONE, inoltre, aggiungeva che, ufficialmente, i compensi per lo svolgimento delle mansioni del BARBIERI sarebbero stati pagati dalla compagna del CARMINATI, per cui l’architetto non sarebbe mai stato messo ufficialmente in rapporto con il soggetto.

7.1.2 Il “curto” di Montespaccato.

Una ulteriore conferma del riconoscimento da parte del tessuto sociale, nonché di quello criminale, della forza di intimidazione del sodalizio  emerge da una conversazione captata presso la stazione di rifornimento ENI di Corso Francia in data 28.08.2013 tra  CARMINATI Massimo, BRUGIA Riccardo e GIANNELLI Alberto alias “Bombi”. I tre dopo aver commentato le azioni criminali del noto capomafia RIINA Salvatore, facevano riferimento a un soggetto che – paragonandolo al citato capomafia – indicavano come “’o Curto di Montespaccato”. A dire del CARMINATI e del BRUGIA, al soggetto in questione era stata richiesta un’intermediazione da MANATTINI Riccardo, soggetto che, come si è visto sopra, aveva accumulato un debito di circa 180.000 euro con la famiglia LACOPO, e per questo aveva subito pesanti minacce da LACOPO Roberto e CALVIO Matteo.

MANATTINI si era quindi rivolto al citato “Curto” per ricevere protezione, ma questi, consapevole della forza del sodalizio dal quale provenivano le minacce gli aveva consigliato di restituire la somma dovuta, in quanto non gli avrebbe fornito il proprio supporto.

Riccardo: a Mà, ma lo Curto non era quello che ti veni.. aveva chiamato quello…de Monte Spaccato …

Massimo: ..inc..

Riccardo: ..[r[ride] ha detto uno ..dice…”mo’ vado a chiamà Lo Curto”, quando gli ha detto “no perchè c’è Carminati”, Lo Curto pare che gli ha detto “senti daglieli i soldi a que..”..[r[ride]Lo Curto de Monte Spaccato …

Dopo il confronto con “lo curto” e il “consiglio” fornito da quest’ultimo di soggiacere alle pretese del sodalizio capeggiato dal CARMINATI, quest’ultimo riferiva che il MANATTINI – così come confermato dall’attività di intercettazione – avrebbe iniziato a saldare il proprio debito nei confronti della famiglia LACOPO: “sembrerebbe che ..lui tanto ha detto a Bobo, dice pare che si è andato ad informà.. inc…Monte Spaccato, un certo…inc..a Zi, e quello si vede che… fatalità da lì, fatalità questo pare che ha cominciato a dare i soldi …se vede che questo quando ha detto..capito?..gli ha detto “dajè i soldi””.

Il CARMINATI, non soddisfatto del semplice riconoscimento mostrato da “’O curto”, esprimeva il proprio sdegno nei confronti del soggetto che si era permesso di interessare un’altra organizzazione affinché intercedesse per la risoluzione della controversia sorta con i LACOPO. Tale comportamento, per il CARMINATI, equivaleva alla violazione di taluni principi (quali il riconoscimento del potere dell’organizzazione e la protezione di cui possono fruire i sodali e i soggetti che altrimenti prestano disponibilità al raggiungimento degli scopi associativi) di fatto coincidenti con alcune delle regole basilari su cui si fondano i sodalizi mafiosi. La condotta, a dire dello stesso CARMINATI – con la piena condivisione del BRUGIA – sarebbe stata oggetto di severi rimproveri: “al nano…mo’ come arriva come passa prendo il primo oggetto contundente che trovo ..mo’ ne faccio trovare uno [[…]i ammazzo come un cane![[…]; a voler rafforzare il concetto e a dimostrazione di non temere il confronto con esponenti criminali della malavita organizzata romana, il CARMINATI si augurava che il MANATTINI si rivolgesse ad altri soggetti in modo da poter dimostrare il proprio potere anche a chi avesse inteso prendere le parti del debitore: “lo ammazzo come un cane …inc..ma magari me viene con qualcuno … glielo dico entro 48 ore sei MORTO….ti saluto! ti saluto …entro 48 ore o ti ammazzo io o c’hai un uomo che ‘mmazza.. ah..ah”.

7.1.3  La vicenda ALIBRANDI

Lorenzo ALIBRANDI,  fratello di Alessandro ALIBRANDI, appartenente ai N.A.R. ed ucciso nel 1981 a seguito di un conflitto a fuoco con appartenenti alla Polizia di Stato, gestisce insieme a LIBURDI Alessandro la società “JUMBO V di SMARCHI LORETTA”, adibita alla gestione di stabilimento balneare e chiosco, siti a Roma, in via Litoranea Km 7.400 e km 7.450, in località Castel Fusano.

È proprio il LIBURDI a rivolgersi a CARMINATI per chiedergli di rintracciare e redarguire un soggetto che faceva il prepotente lì sulla spiaggia di Lorenzino presso il citato stabilimento.

Il CARMINATI, coinvolgendo altri sodali,  interveniva minacciando il soggetto, ma la minaccia non era fine a se stessa; era diretta a rafforzare la forza d’intimidazione che l’intero sodalizio avrebbe dovuto esprimere, costringendo il malcapitato ad una condizione di omertà ed assoggettamento. 

Il CARMINATI, infatti, al tentativo di giustificazione del soggetto ribatteva che egli non poteva non sapere che, facendo un torto all’ ALIBRANDI, lo avrebbe fatto a tutto il sodalizio “…invece no, lo sapevi, lo sapevi…che il fratello di quello era un compagno mio…il fratello di quello era un mio compagno che è morto…cane pezzo di merda…” 

Nel dettaglio:

Il 05.08.2013 veniva intercettato all’interno del “Bar Vigna Stelluti” un dialogo tra CARMINATI e GAUDENZI Fabio, al quale CARMINATI chiedeva di interessarsi per riuscire ad identificare tale “Mirko” che descriveva come un uomo di circa 50 anni, di corporatura robusta, originario del quartiere di S. Giovanni, che si comportava da “prepotente lì sulla spiaggia di Lorenzino”…e che frequentava il luogo citato “con tutta una banda de zelle…de quattro cessi…vado lì ci vado proprio…capito? Sulla spiaggia. Li faccio correre fino alla battigia…”.

Lorenzino” citato dal CARMINATI si identificava in ALIBRANDI Lorenzo, socio ed amministratore della “JUMBO V di SMARCHI LORETTA, adibita alla gestione di stabilimento balneare e chiosco siti a Roma in via Litoranea Km 7.400 e km 7.450 in località Castel Fusano.

GAUDENZI si attiva subito nelle ricerche della persona chiedendo a FULIGNI Roberto di informarsi su tale “Mirko”, di anni 40/45, descrivendolo grosso, palestrato, un prepotente stanziale nel quartiere di San Giovanni che solitamente si recherebbe al mare in quel di Ostia. FULIGNI Roberto rispondeva che avrebbe potuto chiedere a tale “Raffaele”, persona sicuramente in grado di identificarlo ma al momento fuori città. GAUDENZI Fabio ribadiva che la persona in questione era di San Giovanni sottolineando che la richiesta di informazioni su questa persona era stata avanzata dal “compare”.

Il giorno 9.8.2013 presso il bar Vigna Stelluti veniva monitorato una incontro tra BUCCI Alessandro Guido, tale “Franco” e GAUDENZI, ai quali poco dopo si aggiungevano CARMINATI Massimo e LIBURDI Alessandro, socio di ALIBRANDI.  I partecipanti all’incontro iniziavano a discutere dell’identificazione del soggetto che CARMINATI Massimo aveva indicato qualche giorno addietro al GAUDENZI. Nel corso della conversazione era possibile comprendere che il nome del soggetto che aveva arrecato disturbo presso lo stabilimento balneare dell’ALIBRANDI era “Danilo” e non “Mirko” come erroneamente riferito dal CARMINATI. LIBURDI Alessandro precisava, inoltre, che tale soggetto aveva un tatuaggio  – anche se non specificava il luogo del corpo – recante la scritta “S.P.Q.R.”.

Il GAUDENZI si mostrava molto disponibile a recarsi dai suoi amici del quartiere San Giovanni per identificare il citato “Danilo” e fargli capire che non doveva tenere comportamenti sgradevoli presso lo stabilimento gestito dall’ALIBRANDI e dal LIBURDI.

La questione relativa all’identificazione di “Danilo” veniva ripresa nel corso dell’incontro occorso tra GAUDENZI Fabio e CARMINATI Massimo nella mattina del 13.08.2013, quando quest’ultimo, alle ore 09.05, si avvicinava al GAUDENZI ed a FULIGNI Roberto già accomodati ad uno dei tavolini presenti presso la veranda del bar Vigna Stelluti. Nell’occasione GAUDENZI riferiva a CARMINATI che, dopo aver parlato con persone di San Giovanni, aveva appreso che “Danilo” si accompagnava a uomini dell’ ”Alberone” (quartiere di Roma) pur non essendo del posto, e che aveva probabilmente un cognome conosciuto. Nel corso della conversazione si fa riferimento alla possibilità che il soggetto potesse essere armato. I tre scherzavano, poi, sul fatto di poter attendere il soggetto direttamente presso lo stabilimento balneare dell’ALIBRANDI e di dargli lì una lezione.

Le successive indagini consentivano di accertare che era lo stesso CARMINATI, una volta individuato il colpevole – di cui non venivano forniti elementi utili all’identificazione – ad intimare al soggetto di cessare il comportamento scorretto, sottolineando che ALIBRANDI Lorenzo era persona sottoposta alla sfera di influenza del sodalizio diretto dal CARMINATI e, di conseguenza, alla protezione fornita dallo stesso. Il CARMINATI raccontava, infatti, a BRUGIA Riccardo: “ho dovuto annà a cercà da solo…gli ho fatto fa una cagata…a uno che faceva il malandrino li sulla spiaggia là [[…] annato giù…gli ho detto “un’altra volta che ti avvicini prendo e ti”…”; il soggetto in questione aveva tentato di giustificare le proprie azioni spiegando di non essere a conoscenza della protezione accordata all’ALIBRANDI, circostanza alla quale si era contrapposto duramente e con veemenza il CARMINATI, il quale aveva ribattuto che “…invece no, lo sapevi, lo sapevi…che il fratello di quello era un compagno mio…il fratello di quello era un mio compagno che è morto…cane pezzo di merda…”:

Nell’occasione il CARMINATI criticava aspramente il comportamento di GAUDENZI Fabio e dei soggetti con i quali egli era solito accompagnarsi i quali non erano stati in grado di identificare il “Danilo” e di trovare una risoluzione alla problematica espostagli dal CARMINATI stesso:

Massimo: sto testa de cazzo, zoppo de merda…hai capito…

Riccardo: ma che cazzo [r[ride]i>

Massimo: ahh…la malavita del cazzo…già gli avevo chiesto una cosa cosa per questa estate a lui e a quell’altri cialtroni degli amici suoi…ho dovuto annà a cercà da solo…gli ho fatto fa una cagata…a uno che faceva il malandrino li sulla spiaggia la…”mo ce pensamo noi…ce pensamo noi” [M[Massimo parla con voce in farsetto ironizzando sulle affermazioni di Fabio e dei suoi amici]so annato giù…gli ho detto “un’altra volta che ti avvicini prendo e ti”…”ma io Ma, non lo sapevo che”…”invece no, lo sapevi, lo sapevi…che il fratello di quello era un compagno mio…il fratello di quello era un mio compagno che è morto…cane pezzo di merda”…capito…sti cialtroni, lui e tutti gli amici sua…e va be me…però li non me fregava un cazzo…capivo che era una cosa…capito…[[…]i>

7.1.4 Le indagini per il tentato omicidio di Marco VECCHIONI 

Il prestigio criminale di Mafia Capitale e del suo capo indiscusso, Massimo CARMINATI, ha trovato conferme anche in altre attività di indagine. In particolare in quelle relative al tentato omicidio di VECCHIONI Marco.

Il 22 novembre 2012 alle ore 11,04, in via delle Macere di Formello (RM), due attentatori, a bordo di uno scooter bianco, esplodevano diversi colpi di arma da fuoco contro VECCHIONI Marco, ferendolo gravemente.

L’attività investigativa finalizzata alla ricostruzione della dinamica dei fatti e all’identificazione dei responsabili, inizialmente sviluppata dal Comando Compagnia Carabinieri di Roma – Cassia nell’ambito del procedimento penale n 11053/12 RG Ignoti della Procura di Tivoli, e successivamente condotta dai militari del Comando Provinciale di Roma – Nucleo Investigativo, sin dalle prime fasi aveva consentito di ricondurre il gravissimo fatto di sangue a una lite avvenuta il precedente 30 luglio 2012, all’interno del locale COCO LOCO sito in zona Ponte Milvio, che aveva visto protagonista lo stesso VECCHIONI Marco, il quale, per futili motivi, aveva aggredito ESPOSITO Salvatore detto Sasà, fratello di ESPOSITO Genny e figlio di Luigi alias “Gigino a’ Nacchella”, elemento di spicco del clan camorristico facente capo alla famiglia LICCIARDI (già facente parte della c.d. alleanza di Secondigliano di Napoli), nonché legato da uno stretto vincolo di amicizia a DI GIOVANNI Domenico, con il quale condivide una comune e pluriennale operatività nel settore del narcotraffico. Tutti da ritenersi operanti sotto l’egida del noto Michele SENESE.

Nel frangente, ESPOSITO Salvatore era stato difeso dal pugile professionista KOLAJ Orial, presente anch’egli all’interno del bar e soggetto risultato molto vicino all’ESPOSITO.

Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo consentivano di accertare che la presenza di VECCHIONI a Ponte Milvio era legata a un recupero di denaro che lo stesso doveva effettuare nei confronti di SOFRI Massimiliano, titolare della società CONCEPT GARAGE 2 Srl con sede in via Riano nr. 1. Tale circostanza sarebbe stata commentata anche dal pugile KOLAJ, che avrebbe riferito ad altri soggetti presenti al bar Coco Loco che VECCHIONI stava portando avanti un’azione estorsiva nei confronti di SOFRI.

Nella presunta azione estorsiva, sarebbe intervenuto in qualità di mediatore NICOLETTI Massimo, figlio del più noto Enrico, in considerazione del rapporto che lo lega sia a VECCHIONI (anche per comuni vicende giudiziarie) che a SOFRI Massimiliano (connessi al comune interesse commerciale nella compravendita di autovetture).

Oltre a meglio delineare i contorni della vicenda nella quale era maturato il fatto delittuoso, le attività operate potevano fornire una lucida fotografia degli equilibri criminali gravitanti sull’area di Ponte Milvio.

In tal senso, tra le acquisizioni più rilevanti agli atti di quel procedimento, appariva quella intercettata in data 18 dicembre 2012 tra lo stesso VECCHIONI e MACORI Roberto, soggetto che, da indagini condotte in epoca recente dal Comando Provinciale di Roma – Nucleo Investigativo, era risultato essere legato a Gennaro MOKBEL e  al noto SENESE Michele.

Più in particolare, il citato MACORI faceva esplicito riferimento all’operatività nella Capitale di una “batteria” di albanesi, di cui presumibilmente faceva parte il KOLAJ Orial coinvolto nella rissa con lo stesso VECCHIONI.

Nella conversazione, MACORI proseguiva raccontando a VECCHIONI di essersi messo in contatto con il noto pregiudicato CIPOLLONI Gabriele che, con riferimento alla risoluzione dei possibili sviluppi della vicenda oggetto di indagine, si era reso disponibile a favorire un eventuale incontro tra lo stesso MACORI e un tale Ugo successivamente identificato con certezza nel noto pregiudicato DI GIOVANNI Ugo, storico affiliato al clan SENESE.

Dal contenuto della conversazione in esame, appare evidente che MACORI aveva acquisito notizie sull’evento delittuoso, venendo a conoscenza di particolari circa gli autori/mandanti o comunque dell’ambito nel quale era maturato il tentato omicidio di VECCHIONI. Nell’occasione, inoltre, veniva fatto da entrambi un chiaro riferimento a CARMINATI Massimo, sia tramite il gesto del saluto fascista che attraverso il ricorso al soprannome “il cecato”, al quale associavano una gestualità riconducibile all’indicazione di una pistola, fatto che induceva ad ipotizzare che i due interlocutori consideravano il CARMINATI in qualche modo coinvolto, anche indirettamente, o comunque informato, per la già ricordata “competenza territoriale” su Roma Nord, del fatto delittuoso oggetto di indagine.

Nel corso della conversazione in argomento, veniva fatto inoltre riferimento ad un soggetto di nome Giovanni, legato o vicino al CARMINATI, capace di esprimere efficaci rapporti relazionali con i componenti la “batteria di Ponte Milvio”, il quale si sarebbe proposto, tramite MACORI, di intervenire a favore del VECCHIONI.

Queste acquisizioni, poste in relazione con quanto potuto apprendere nella presente attività investigativa, potevano identificare il “Giovanni” o “Giovannone” citato nelle predette conversazioni, nell’indagato DE CARLO Giovanni, il quale, oltre a vantare documentate aderenze con CARMINATI Massimo e SENESE Michele, è notoriamente assiduo frequentatore della zona di Ponte Milvio ed è stato più volte notato in compagnia dei fratelli ESPOSITO Genny e Salvatore, KOLAJ Orial, ZOGU Arben e SHELEVER Yuri; 

In una ulteriore conversazione del 27 novembre 2012, agli atti di quel procedimento, tra IODICE Andrea, MAZZALUPI Ferdinando, inteso Freddi, e lo stesso VECCHIONI Marco, a conferma della precisa conoscenza dell’ambiente delinquenziale di Ponte Milvio, venivano chiarite ulteriormente le relazioni, i rapporti di potere e le diverse sfere d’influenza.

In particolare, il MAZZALUPI descriveva l’ascesa di PISCITELLI Fabrizio alias Diabolik (..Diabolik sta sempre con… sono tutti, non lo so come ha fatto? In questi quattro anni ha fatto una scalata che non vi rendete conto!!), il quale era riuscito, grazie i suoi legami con “i napoletani”, a divenire a capo della “batteria” di cui facevano parte “gli albanesi”, descritta come particolarmente pericolosa (“i Napoletani e gli Albanesi è una cosa… Questa è gente di merda!! Questa è gente cattiva…”).

Inoltre, gli stessi apparivano fare riferimento ad una precisa spartizione del territorio di Ponte Milvio tra “i napoletani” e le altre espressioni della criminalità: infatti proprio il VECCHIONI dichiarava che “si sono presi tutta Ponte Milvio, poi si sono presi quattro locali, l’unico che non è loro è il Re Re che è dell’amico mio Brandoed il MAZZALUPI aggiungeva che “uno è del figlio di Carminati e che “Salvatore” (da identificare in ESPOSITO Salvatore) aveva la proprietà delle mura “dove c’è il tabacchino” e del locale “di fronte al tabaccaio ..quello fatto a galleria” (da individuarsi nel pub COCO LOCO).

Le risultanze delle investigazioni operate in seno a quel procedimento penale, qui solo parzialmente tratteggiate, permettevano tuttavia di trarre alcuni punti fermi: è infatti palese che, nel patrimonio esperienziale e di conoscenza di soggetti quali VECCHIONI Marco, MACORI Roberto e MAZZALUPI Ferdinando, tutti dotati di autonomo e caratterizzante spessore delinquenziale, e tutti ben a conoscenza delle dinamiche che animavano le attività criminali su Ponte Milvio, ci fossero delle comuni convinzioni riguardo gli equilibri e la spartizione territoriale di quella zona.

Tutti erano infatti concordi nell’affermare:

.. che su Ponte Milvio opera una batteria particolarmente agguerrita e pericolosa con a capo PISCITELLI Fabrizio alias Diabolik e della quale facevano parte soggetti albanesi quali KOLAJ Orial alias “il puglie”, “mr. Enrich”, ZOGU Arben alias “Riccardino” e SHELEVER Yuri;

.. che la predetta batteria era al servizio dei “napoletani” ormai insediatisi “a Roma nord”, tra cui i fratelli ESPOSITO Salvatore e Genny facenti capo a SENESE Michele;

.. che questo gruppo criminale aveva preso il controllo di diversi locali commerciali nella zona tra cui il pub COCO LOCO (loro abituale luogo di ritrovo: non si muovono da la, tutto il giorno stanno la, è il loro punto di riferimento, è tutto la”);

.. che dal loro controllo risultavano esclusi il “RE RE pub” di SERRA Brando ed il “locale” di CARMINATI Andrea evidentemente riferibili ad un diverso circuito criminale alternativo a quello “dei napoletani”;

.. che nella zona, oltre allo stesso CARMINATI Massimo, era presente un’altra figura di spessore, identificata in DE CARLO Giovanni, capace di relazionarsi in maniera qualificata con “i napoletani”, tanto da proporsi, tramite MACORI Roberto, di intervenire con questi a favore del VECCHIONI.

Il ruolo di CARMINATI e del suo sodalizio nel tessuto criminale romano emerge altresì dalle attività tecniche svolte in altro Procedimento Penale (n. 35293/13 RGNR DDA), nel quale, in data 15.1.2014  veniva intercettata una conversazione tra due dei soggetti indagati.

Nel corso della conversazione, il Primo Soggetto raccontava al Secondo Soggetto di un danno economico causato a un cliente di un imprenditore (“…gli hanno fatto un lavoro… a un cliente di ..omissis..!”), consistente in un ammanco di € 280 mila euro: “…hanno messo gli amministratori teste di legno e gli è arrivato un bonifico di 280 e boom, hanno levato i soldi! 280 sono tanti eh!…”. Per tale motivo, detto imprenditore aveva richiesto l’intervento del primo soggetto (“e quindi ..omissis.. mi ha detto “guarda se gli puoi dare una mano!”, mi ha chiamato”).

Il Primo Soggetto, al fine di proteggere l’imprenditore, evidentemente sottoposto alla propria sfera di influenza, riferiva di essersi prontamente adoperato rivolgendosi a CARMINATI Massimo.

Quest’ultimo, evidentemente disponibile a uno scambio di favori tra organizzazioni, aveva assicurato l’intervento immediato (“sono andato da Massimo Carminati, mo gliela mette a posto in 48 ore…”) e risolutivo da parte del proprio sodalizio: “ieri ho chiamato Carminati, mo infatti quello che si è mosso dice “guarda li sto andando a prendere, non ti preoccupare, sta tranquillo!”[[…]a detto “mo glieli facciamo rimettere a posto!“.

Inoltre, da quanto riferito dallo stesso Primo Soggetto, l’intervento di CARMINATI Massimo sarebbe già stato posto in essere con una prima velata minaccia perpetrata dal sodalizio di quest’ultimo (“ma già gliel’hanno detto) nei confronti del colpevole della sottrazione della considerevole somma di denaro: “no, ma già gliel’hanno detto “guarda che non te li godi! vedi di metterli a posto perchè non te li godi!” capito?… la gente, hai capito di questi tempi come stanno Sandro?”.

Da accertamenti espletati, emergeva che il citato Primo Soggetto avesse intrattenuto contatti telefonici anche con TRINCHILLO Gennaro, soggetto che, come si è visto in precedenza, intratteneva frequenti contatti con CARMINATI Massimo e risultava collegato a SENESE Michele.

7.2 I rapporti con le altre organizzazioni criminali 

Altro elemento fortemente sintomatico della forza criminale dell’associazione e del suo riconoscimento all’esterno deriva dalla dimostrata esistenza di stretti collegamenti con le altre realtà criminali operanti sul territorio della Capitale. Una caratteristica che, come si è visto sopra, Mafia Capitale, mutua dal modus operandi della Banda della Magliana, che dai legami con le organizzazioni criminali tradizionali operanti sul territorio di Roma traeva la propria supremazia criminale.

7.2.1 I rapporti con il clan SENESE.

Nel corso delle indagini sono stati accertati consolidati legami del sodalizio criminale diretto da CARMINATI Massimo con quello facente capo alla famiglia SENESE: in particolare, ai fratelli SENESE Michele ed Angelo, soggetti direttamente conosciuti dal CARMINATI.

CARMINATI Massimo, conscio della potenza espressa dal sodalizio da lui stesso diretto, si rapportava con il riconosciuto capo clan SENESE Michele da pari a pari.

Tale circostanza era confermata da quanto verificatosi nel corso di un incontro occorso in data 30.04.2013 tra il CARMINATI e SENESE Michele; la conversazione tra i due soggetti, inizialmente molto cordiale, al termine dell’incontro si trasformava in una accesa discussione; personale del Reparto Anticrimine, infatti, appurava che, sia il SENESE sia il CARMINATI, apparivano molto contrariati e gesticolavano l’uno in direzione dell’altro in modo minaccioso, tanto che, in un secondo momento, ai due si avvicinava anche l’autista e factotum  DE PAU Giandavide, rimasto in disparte durante le prime fasi della controversia.

L’origine del clan SENESE sulla Capitale si colloca all’epoca della guerra di camorra che, negli anni ’70, vedeva contrapposte la N.C.O. (Nuova Camorra Organizzata) di CUTOLO Raffaele e la N.F. (Nuova Famiglia) di ALFIERI Carmine.

SENESE Michele, in particolare, faceva parte di quella ristretta cerchia di soggetti vicini ad ALFIERI Carmine, che approntò la strategia da attuare nei confronti della NCO (Nuova Camorra Organizzata), concorrendo a deliberare la decisione di colpire i capi e i più pericolosi sicari avversari e collaborando attivamente alla predisposizione e all’esecuzione di numerosi attentati in danno degli odiati nemici. 

Come riferito dallo stesso ALFIERI Carmine nel corso dell’udienza del 14 novembre 2000, del processo a suo carico instaurato dinanzi alla Corte di Assise di Napoli, SENESE Michele si trasferì, di fatto, a Roma, verso la metà degli anni ’80 (“…si spostarono a Roma sia SEPE Marzio, sia MOCCIA Angelo, sia CESARANO e diciamo altra gente vicino a MOCCIA, cioè in quell’epoca c’erano SENESE Michele e GAGLIONE Antonio”), ove il sodalizio riteneva potesse meglio continuare la propria opera.

A Roma continuò ad operare, soprattutto, con lo scopo di ricercare gli affiliati cutoliani che dovevano essere eliminati, tra i quali CASILLO Vincenzo, braccio destro di CUTOLO Raffaele, ucciso proprio a Roma, in un agguato, il 29 gennaio 1983. In sostanza, SENESE Michele giunse a Roma in qualità di organo operativo della Nuova Famiglia, struttura criminale di cui è già stata giudizialmente provata la connotazione camorristica.   

Ed è anche per questa sua origine criminale che SENESE Michele ed il gruppo che col tempo si è sviluppato attorno a lui, divenendo con gli anni autonomo, è stato sempre temuto e rispettato e ha potuto insinuarsi, con notevole facilità, nell’ambiente criminale capitolino, divenendo altresì un punto di riferimento stabile per molte consorterie campane e laziali operanti nel traffico di stupefacenti e in altri settori.  

A seguito del suo trasferimento a Roma, infatti, già a partire dai primi anni ’80, divenne il punto di riferimento del clan nella Capitale.

In particolare, in quel periodo veniva accertato il radicamento nella Capitale della struttura camorristica facente capo a SENESE Michele, dedita al traffico di ingenti quantitativi di cocaina ed hashish importati dalla Spagna e dall’Olanda, ed allo stesso tempo un’imponente rete distributiva che commercializzava la droga sui mercati romano e napoletano ed aveva rapporti con esponenti di gruppi camorristici campani, di Cosa Nostra siciliana e della criminalità  barese. Complesso era anche il  sistema di riciclaggio posto in essere tanto attraverso l’acquisizione di società in crisi di liquidità operanti nel settore delle autovetture, quanto operando un capillare controllo delle aste pubbliche presso il monte dei pegni di Roma ed anche esercitando abusivamente l’attività finanziaria, ovviamente a tassi usurari.

Una delle ultime importazioni di consistente valore di sostanza stupefacente, di cui si abbia prova, che vedeva coinvolto il gruppo delinquenziale facente capo a SENESE Michele, era avvenuta verso la metà del 2008, e veniva documentata nel corso del Procedimento Penale n. 6452/08 R.G. + 36471/08 R.G. di cui tratta l’Ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere n. 1048/09 GIP del 1° dicembre 2009.

Che il CARMINATI vantasse diretta conoscenza con SENESE Michele, emergeva già nel corso di una conversazione tra presenti registrata in data 23.01.2013 a bordo dell’autovettura Audi A1 in uso al CARMINATI tra quest’ultimo e BRUGIA Riccardo, al quale il primo esprimeva la propria soddisfazione nell’aver appreso che il citato SENESE era stato scarcerato: “so contento che è uscito Michelino”.

Nei rapporti tra le due organizzazioni, un ruolo di fondamentale importanza giocavano sia lo studio legale dell’avvocato di DELL’ANNO Pierpaolo – difensore di SENESE Michele e legale di fiducia del sodalizio diretto dal CARMINATI – sito in via Nicotera n.29, sia i soggetti che orbitavano intorno alla società “PROFESSIONAL & PARTNERS GROUP SRL” – gestita da GERBI Raffaele inteso “Alan” – e presso cui risultava impiegato il citato SENESE Angelo, nonché l’autista e factotum DE PAU Giandavide.

Conferma a tale circostanza era fornita dalle modalità con cui veniva organizzato e accordato il citato incontro occorso, in data 30.04.2013, tra il CARMINATI, il SENESE e il DE PAU.

Già in data 22.04.2013, CARMINATI Massimo,  alle ore 10.50, giungeva in largo Messico (dove hanno sede gli uffici operativi della “PROFESSIONAL & PARTENERS GROUP”) dove incontrava SENESE Angelo, con il quale si intratteneva a conversare percorrendo, a piedi, viale di Villa Grazioli in direzione della via Salaria fino alle seguenti ore 11.13.

Il seguente 29.04.2013, il servizio di Osservazione, Controllo e Pedinamento svolto da personale del Reparto Anticrimine appurava l’arrivo di CARMINATI Massimo presso la stazione di rifornimento ENI di Corso Francia, alle ore 13.36; due minuti dopo, giungeva in loco, a bordo di una Vespa bianca targata DX63245, DE PAU Giandavide.

I due si trattenevano a dialogare nei pressi dell’ENI shop sino alle seguenti ore 13.44, quando il CARMINATI si allontanava a bordo del proprio veicolo, mentre il DE PAU Giandavide si soffermava a dialogare con CALVIO Matteo. Alle seguenti ore 14.05, CARMINATI Massimo faceva ritorno presso l’area di servizio e dialogava nuovamente con il DE PAU sino alle seguenti ore 14.30, quando si allontanava nuovamente a bordo della propria Smart.

Quel medesimo pomeriggio, alle ore 17.24, CARMINATI Massimo, utilizzando l’utenza di rete fissa attestata presso la stazione di rifornimento ENI di Corso Francia, contattava SANVOISIN Jacopo, al quale chiedeva un appuntamento “in ufficio”, con riferimento alla sede della società gestita da GERBI Raffaele sita in Largo Messico nr.6/7, dove – tra gli altri – risultava impiegato anche SENESE Angelo. Nonostante il SANVOISIN si offrisse al CARMINATI di raggiungerlo, quest’ultimo insisteva per recarsi proprio in quell’ufficio: “no, no preferisco passare io, meglio, preferisco passare io…”. Al termine della conversazione, i due concordavano che il CARMINATI si sarebbe recato presso l’ufficio dell’interlocutore l’indomani mattina.

Si comprendeva immediatamente che il CARMINATI stava utilizzando il SANVOISIN come mero intermediario nei rapporti con SENSE Angelo; ciò appariva evidente dal fatto che, alle ore 17.27 e alle ore 17.28, ovvero pochissimi minuti dopo il termine della conversazione con CARMINATI Massimo, SANVOISIN Jacopo tentava di contattare per due volte SENESE Angelo senza ottenere, però, risposta.

La circostanza veniva confermata nel corso del giorno seguente.

Alle ore 09.51 del 30.04.2013, infatti, SANVOISIN Jacopo contattava l’utenza attestata presso la sede di Largo Messico n. 6 della PROFESSIONAL&PARTNERS GROUP” e, all’uomo che gli rispondeva, chiedeva di poter parlare con SENESE Angelo, ricevendo in risposta, però, che l’uomo era al momento impegnato. Il SANVOISIN chiedeva pertanto: “ma che è arrivato l’amico nostro?…passato amico nostro no?”, precisando subito dopo “e quello co…vabbè… co la benda e?”, ricevendone risposta affermativa.

Nell’occasione, il SANVOISIN giustificava la propria richiesta spiegando all’interlocutore che “e no credo… vabbè, perché non so se doveva vedè me…penso che  se doveva vedè co lui…”; la conversazione veniva passata quindi a SENSE Angelo, il quale spiegava al SANVOISIN che si trovava in compagnia dell’ “avvocato Leto”, e i due scambiavano un paio di battute in merito a elementi che si comprendeva essere legati ai motivi per cui il CARMINATI si era recato a colloquio con SENSE Angelo:

Angelo: no, non c’è problema però, io pensavo me chiamavi pe que là, invece ho capito…va bene?…

Jacopo: no, no, perché lui, io non credo…incomp…quella cosa, mica per quella cosa penso o no?

Angelo: no, no, nun te preo…tutto apposto…

Jacopo: no, ma io non avevo capito se dovevo…pensa…incomp…ce sta..

Angelo: non c’entra proprio nunte quea cosa, quea cosa quando siamo pronti facciamo a pratica…

In effetti, alle precedenti ore 09.22, il servizio di Osservazione, Controllo e Pedinamento svolto da personale del Reparto Anticrimine, aveva appurato l’arrivo di CARMINATI Massimo presso gli uffici siti in Largo Messico nr.6/7. L’uomo, dopo aver parcheggiato la propria vettura, aveva salutato due soggetti n.m.i. (uno dei quali con capelli brizzolati); proprio con quest’ultimo, il CARMINATI si era avviato a piedi lungo il vialetto che conduce alla sede della società. Pochi istanti dopo, il soggetto dai capelli brizzolati era uscito nuovamente al di fuori della struttura (a riprova del fatto che non fosse lui l’effettivo destinatario della visita), mentre CARMINATI Massimo vi si sarebbe trattenuto fino alle seguenti ore 09.54.

Dopo un breve transito (tra le ore 10.01 e le ore 10.11) presso gli uffici della UNIBAR srl gestita da IETTO Giuseppe e siti in via Po n. 24, il CARMINATI si dirigeva presso la stazione di rifornimento ENI dove si tratteneva a dialogare con BRUGIA Riccardo e LACOPO Roberto.

Dopo qualche minuto (precisamente, alle ore 10.24), il CARMINATI veniva raggiunto da DE PAU Giandavide, con il quale si tratteneva a dialogare in disparte allontanandosi a piedi verso il vicino Bar Malù. Il DE PAU lasciava il luogo alle seguenti ore 10.45.

Le circostanze appena esposte, alla luce di quanto accaduto in seguito, spingono a ritenere che il DE PAU – opportunamente avvisato dopo l’incontro della mattina tra il CARMINATI e SENESE Angelo, si fosse recato dal primo per fissare un appuntamento a nome di SENESE Michele, appuntamento che, come si vedrà, avrebbe avuto luogo poco dopo.

Alle seguenti ore 12.00, infatti, CARMINATI Massimo giungeva a piedi, da solo, in Largo Melegari, dove accedeva all’interno dell’esercizio pubblico BAR- TAVOLA CALDA “LA PIAZZETTA” sito al civico n.6, luogo in cui rimaneva in attesa fino alle seguenti ore 12.46, quando giungeva sul posto la vettura Toyota IQ condotta da DE PAU Giandavide recante a bordo SENESE Michele.

I tre soggetti accedevano all’interno del BAR-TAVOLA CALDA “LA PIAZZETTA” e si sedevano a un tavolo sotto la veranda dello stesso, rimanendo in conversazione fino alle ore 13.21, quando si alzavano e proseguivano a dialogare lungo la strada. CARMINATI Massimo e SENESE Michele si appartavano a discutere, mentre il DE PAU si tratteneva in disparte conversando al proprio telefono cellulare. La conversazione, inizialmente molto cordiale tra i due, dopo qualche minuto si movimentava al punto che il CARMINATI e il SENESE apparivano palesemente contrariati e iniziavano a inveire l’uno nei confronti dell’altro,  lasciandosi in maniera brusca. Frattanto, ai due si era avvicinato anche il DE PAU, il quale, terminata la conversazione telefonica, prendeva parte alla discussione.

Alle ore 13.26 i tre soggetti si separavano: il CARMINATI si allontanava a piedi, mentre il SENESE si avvicinava alla cabina di telefonica di via Melegari da dove tentava, senza riuscirci (si comprendeva dal fatto che si fosse soffermato all’interno pochissimi istanti), di effettuare una telefonata. Il SENESE risaliva quindi a bordo della vettura condotta dal DE PAU che, pochi minuti dopo, si arrestava in via Flaminia; il SENESE usciva dall’abitacolo e si avvicinava, tenendo un foglietto di piccole dimensioni in mano, alla cabina telefonica sita nei pressi del civico n. 732. Il SENESE risaliva, quindi, a bordo del veicolo condotto dal DE PAU, a bordo del quale i due si allontanavano da quei luoghi.

Quella medesima sera, alle ore 19.00, all’interno dello studio dell’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo, si registrava una conversazione in ambientale tra questi, SENESE Michele e l’avvocato LETO. Il SENESE raccontava di aver notato la presenza di “5 carabinieri dentro la macchina”, ovvero all’interno della propria autovettura BMW X1 che egli, mentre si trovava all’interno dell’Hotel San Valentino gestito da TRINCHILLO Gennaro e sito in via Ezio, aveva potuto notare dopo essersi affacciato dalla finestra della propria camera.

Il SENESE raccontava, poi, della fuga concitata di cui si era reso protagonista in aeroporto (anche se non spiegava la località esatta): egli raccontava che aveva avuto intenzione di recarsi a Lourdes ma che, all’atto del check- in, aveva notato la presenza di più soggetti che lo avevano insospettito, motivo per cui egli aveva pensato che stessero per arrestarlo. Il SENESE riferiva di essere scappato attraverso un’uscita di emergenza – e nell’occasione di aver rotto un orologio che aveva al polso del valore di 2/3mila euro – e di essersi infilato all’interno di un veicolo NCC a cui aveva chiesto di essere accompagnato in via Ezio.

Che vi fosse una circolarità informativa tra il sodalizio capeggiato da SENESE Michele e quello diretto da CARMINATI Massimo era una circostanza ampiamente riscontrata dal fatto che la vicenda raccontata dal SENESE presso lo studio DELL’ANNO appariva di dominio pubblico tra i sodali del CARMINATI.

L’attività intercettiva svolta, infatti, metteva in luce che, già in data 26.04.2013, i sodali del CARMINATI erano a conoscenza di quanto occorso a SENESE Michele, segno evidente del fatto che il sodalizio diretto dal CARMINATI era stato opportunamente avvisato dell’accaduto al fine di adottare la cautela necessaria nel portare avanti i rapporti tra le due organizzazioni.

Presso la stazione di rifornimento ENI di Corso Francia, in data 26.04.2013, veniva intercettata una discussione intercorsa tra CARMINATI Massimo, BRUGIA Riccardo e BARBARELLA Massimiliano in merito alla circostanza che, di fronte all’albergo gestito dal TRINCHILLO, uno dei suoi ospiti – che a questo punto si comprendeva essere SENESE Michele – avesse potuto notare “i Carabinieri” intenti ad armeggiare all’interno della propria autovettura.

I presenti commentavano il fatto che il soggetto in esame, che denominavano “Lino”, non si sarebbe più trattenuto presso l’albergo del TRINCHILLO – anche se il BARBARELLA riferiva di averlo visto transitare più volte con il “motorinello” – a seguito di quanto verificatosi poco tempo prima.

Il CARMINATI si mostrava perfettamente a conoscenza delle circostanze che avevano portato alla scoperta delle Forze dell’ordine interessate al veicolo del SENESE, riferendo che più soggetti si erano resi conto di quanto stava accadendo per una mera casualità. Specificando che si trattava di un orario tardo (“alle due di notte”), egli riferiva che “li hanno svagati per sbaglio perchè loro tornavano dal locale con le zoccole quello a Piazza Risorgimento li’…al piano bar… hanno visto questi intorno alla macchina…eh…”.

Il CARMINATI, mostrandosi certo del fatto che le Forze di Polizia fossero perfettamente al corrente della presenza del SENESE all’interno dell’albergo (le modalità…non è stata casuale…), ipotizzava che esse – data l’ora tarda – avessero pensato che il soggetto stesse dormendo e non si sarebbe accorto di quanto stava accadendo: “alle tre di notte …eh…di solito…eh…no loro pensavano…che questi stavano in albergo e la cosa…”.

Egli proseguiva nel raccontare la dinamica dell’accaduto spiegando che “ma poi è successo il macello perchè uno gli è scappato …uno quando ha svagato che erano carabinieri si è allontanato ..gli hanno caricato la donna…uno di questi qua e non si sa se era ricercata…gli hanno preso la donna..la donna…l’unica che si so’ portati via guardacaso è la donna…pure quello lì erano tre uomini e due donne…quello allora c’è Pasquale…quell’altro e quello che si è allontanato…davvero…”.

I tre discutevano, poi, delle conseguenze amministrative che avrebbe potuto subire TRINCHILLO Gennaro a seguito del controllo in merito alla registrazione degli ospiti; ancora una volta, era il CARMINATI a spiegare che “so andato su internet ..lo sai che se ti beccano…se loro accertano che il reparto operativo…e il raggruppamento operativo speciale…hanno accertato che tu non sei.. no…non te lo chiudono…te mandano la prima volta…incompr-…infatti è….la prima cosa…novanta giorni…per motivi di ordine pubblico…se tu non c’hai…in quel momento registrato”.

Anche BARBARELLA Massimiliano appariva a conoscenza delle circostanze, facendo comprendere di aver già discusso della questione della mancata registrazione degli ospiti con TRINCHILLO Gennaro, al quale aveva suggerito di addossare la colpa al “portiere”: “in quel momento registrato…sì…infatti lui dice che gli ha fatto il pezzo…e quello stronzo del portiere…gliel’ho detto che è reato…glielo accollo a lui…

SENESE Michele veniva nuovamente tratto in arresto in data 27.06.2013; solo pochi giorni dopo, ovvero in data 02.07.2013, DE PAU Giandavide si tratteneva a dialogare in disparte con CARMINATI Massimo nei pressi del Bar Malù, così come confermato dal servizio di video osservazione nonché da personale del Reparto Anticrimine nel corso di apposito servizio di OCP.

Appare opportuno evidenziare che, anche a seguito dell’arresto di SENESE Michele, i rapporti tra il sodalizio diretto da CARMINATI Massimo e l’organizzazione criminale di cui era parte il campano proseguivano attraverso la frequentazione di DE PAU Giandavide, il quale, in numerose occasioni, si recava presso la stazione di rifornimento ENI ed effettuava – con modalità riservate – incontri con il CARMINATI.

Ulteriore vicenda che aveva visto connesse le figure di SENESE Michele e di CARMINATI Massimo era collegabile alla figura di SONNI Martina, ex moglie di ANGELUCCI Alessandro, figlio dell’onorevole ANGELUCCI Antonio, dopo la rapina perpetrata presso l’abitazione di quest’ultimo in data 31.07.2013.

Si apprendeva, infatti, dal Comando Provinciale Carabinieri di Roma, che la SONNI, già amante di SENESE Michele, aveva usufruito del sostegno fornitole da quest’ultimo per minacciare l’ex marito ANGELUCCI Alessandro e la famiglia di questi in merito a questioni giudiziarie inerenti alla causa di separazione.

A seguito dell’arresto di SENESE Michele, la donna aveva riferito di aver intrapreso una relazione sentimentale con CARMINATI Massimo, elemento che aveva notevolmente spaventato il coniuge. Della vicenda discutevano anche i sodali. Si comprendeva che, a riferire la circostanza a CARMINATI Massimo, era stato TRINCHILLO Gennaro, in contatto – come si è visto – con l’organizzazione dei SENESE.

In data 02.10.2013, il TRINCHILLO, nei pressi dell’attività commerciale Blue Marlyn, riferiva a MARINI Alessia di aver appreso da “un mio amico imprenditore di altissimo livello” che l’ex marito di una donna si era mostrato molto preoccupato delle minacce rivoltegli dall’ex moglie utilizzando il nome di “CARMINATI”. Il TRINCHILLO spiegava che la donna era l’amante di “Un altro boss[[…]  boss…comunque uno che fa malavita che sta bevuto” e di aver già in passato provato a minacciare il consorte utilizzando tale situazione. Dato lo stato di detenzione dell’uomo, la donna, in quel momento, stava utilizzando la presunta relazione col CARMINATI per proseguire le minacce verso l’ex marito: “e che fa ammazza’ il marito per problemi di …di mantenimenti…di cose sì [[…]questo già se stava a cacà sotto perchè comunque sapeva che..stava con un camorrista…mo spende il nome di tuo marito [[…]somma ha detto…mi ha detto, “mi sono salvato con quello di prima che l’hanno arrestato..adesso mi ammazza Carminati”.

Il TRINCHILLO assicurava, comunque, di aver rassicurato l’interlocutore in merito alla falsità di quanto prospettato dalla donna, ritenendosi certo non solo della mancanza di interesse del CARMINATI verso la donna in questione, ma anche del rapporto con SENESE Michele (“non conosce nessuno dei due”). Il TRINCHILLO aggiungeva di aver esposto la propria opinione evidenziando che la chiamata in causa del CARMINATI fosse del tutto strumentale e ricorrendo a una considerazione retorica che traduce fedelmente l’alone intimidatorio che circonda la figura dell’odierno indagato, ritenuto artefice di ogni malefatta che si verifica in città: “gli ho detto “ho capito, digli di stare tranquillo, che proprio…non conosce nessuno dei due”…dico “qua ognuno…ogni cosa che succede a Roma”, gli ho detto “è stato Carminati”.

Con analoghe implicazioni, la vicenda veniva ripresa da MARINI Alessia in data 15.10.2013, quando la donna raccontava l’accaduto a CALVIO Matteo. La MARINI riferiva, infatti, che una donna (di cui non indicava le generalità) aveva riferito all’ex marito di essere l’amante di CARMINATI Massimo per spaventare l’uomo (questa va a dì in giro che la…che lei sta insieme a Massimo …al marito gli dice “o mi dai i soldi o ti faccio rompe il culo da lu..dal mio fidanzato”…), sfruttando anche la fama mediatica attribuita dalla continue pubblicazioni di articoli e libri sulla figura dell’uomo: “Si lo sai che c’è? ora questi continuano a rompere i coglioni…gli articoli sul giornale qui…poi ha visto come infamatte per fomentare…..una serie di persone….mitomani…psicopatici..no..la gente si atteggia…”io sò figlio de quà…io sò il figlio de là”…una che va a dire in giro che è la….che è la  fidanzata e che fa le interviste…per di “te rompo il culo” all’ex marito…[[…]i>anziche di’ “vado dall’avvocato …o vado quà o vado là”…no! “Io chiamo..io chiamo Massimo Carminati””.

La MARINI, riferendo di aver appreso per vie traverse la vicenda, sottolineava di non aver chiesto alcuna spiegazione al compagno in quanto a conoscenza del fastidio provato dall’uomo quando si parlava di lui senza motivo valido: “Non lo so come mi è arrivata sta cosa…io l’ho saputa cosi’…lo sai io …non gli chiedo neanche ste cose….perchè poi so che a lui comunque gli da fastidio..inc…cioè gli rompe proprio…ehm gli rompe proprio i coglioni…già uno che deve fa’.. spiccià il nome suo …boh…in bocca a tutti…pe..veramente per qualunque problema…”

7.2.2.I rapporti con DIOTALLEVI Ernesto

Già conosciuto per la sua attività di usuraio, DIOTALLEVI Ernesto, intorno alla metà degli anni settanta, veniva introdotto nella c.d. Banda della Magliana da ABBRUCIATI Danilo come suo tramite con la mafia siciliana (per via della sua amicizia con CALÒ Giuseppe) e verso il mondo economico finanziario, nell’ambito del quale vantava notevoli entrature. Col tempo, poi, andò a costituire l’anima finanziaria del gruppo di “Testaccio-Trastevere”, oltre che a occuparsi di riciclare e investire i capitali della Banda della Magliana.

Il complesso delle attività investigative sviluppate nell’ambito del presente procedimento hanno permesso di evidenziare la persistenza di contatti tra DIOTALLEVI Ernesto e gli ambienti della criminalità romana; in particolare, con CARMINATI Massimo, con il quale appariva coinvolto, attraverso il suo uomo di fiducia BRUGIA Riccardo, in un affare immobiliare per la realizzazione, tramite il costruttore TARTAGLIA Sergio di una serie di unità abitative a Riano (RM) in via Monte Marino, affare che sarà più dettagliatamente descritto più avanti.

7.2.3 I rapporti con il clan CASAMONICA

Non meno rilevante appare la capacità di interlocuzione espressa dal sodalizio nei confronti del gruppo CASAMONICA, noto clan familiare attivo nel quadrante sud-est della città e dedito a una vasta gamma di attività delittuose nei settori del narcotraffico, dell’usura, del riciclaggio e altro.

Come si vedrà meglio più avanti il sodalizio diretto da Massimo CARMINATI aveva acquisito un appalto per l’ampliamento e la gestione del Campo Nomadi di Castel Romano attraverso la cooperativa ATI 29 Giugno presieduta da BUZZI Salvatore.

Il territorio in esame, come descritto in precedenza, rientrava in quello in cui era maggiore la permeabilità all’influenza del clan CASAMONICA, senza contare la natura della popolazione (nomade) con cui il sodalizio del CARMINATI si sarebbe dovuto relazionare.

Per tali motivazioni, l’organizzazione facente capo al CARMINATI si avvaleva del supporto fornito dal clan presente in quel contesto, in modo da tenere sotto controllo le problematiche che sarebbero potute sorgere nel rapporto con i nomadi.

In particolare, il sodalizio si avvaleva dell’opera prestata da CASAMONICA Luciano, legato da vincoli parentali ai referenti dell’omonimo clan Guerino e Giuseppe.

A fronte del sostegno prestato, il CASAMONICA aveva ricevuto un corrispettivo di circa 20mila euro al mese.

L’organizzazione diretta dal CARMINATI – nell’ambito dell’attività delle cooperative riconducibili a BUZZI Salvatore – riscontrava difficoltà nei rapporti con la popolazione nomade che aveva variato la propria dimora da Ponte Marconi al nuovo campo di Castel Romano: secondo quanto riferito da BUZZI Salvatore a SCOZZAFAVA Angelo in data 27.11.2012, quella stessa mattina egli aveva avuto una lunga discussione con il capo dei nomadi, il quale asseriva che l’amministrazione comunale, in cambio del transito di dimora, aveva assicurato degli indennizzi economici e l’impiego lavorativo per alcuni componenti della comunità.

Il BUZZI, affermando più volte che si trattava di una estorsione vera e propria, riferiva di essersi rifiutato di cedere a tali ricatti e di essere stato previdente nel portare con sé anche un “mediatore culturale”, identificandolo nel citato CASAMONICA Luciano: “no perché io gli ho detto: <Guarda, Luciano è venuto a lavora’ lì…parla con lui e non me rompe le scatole a me. Io con te non ce voglio proprio parla’…> J’ho fatto: <..tanto nemmeno te capisco quello che dici…> …j’ho detto… <…quindi, questo parla la stessa lingua tua…ve capite…>”.

Il riferimento al CASAMONICA quale “mediatore culturale” era da intendere ovviamente connesso alle origini rom del soggetto, oltre, ovviamente, ad un riconoscimento dell’influenza del CASAMONICA sulla popolazione di quei luoghi.

Singolare appariva il fatto che lo SCOZZAFAVA, all’affermazione del BUZZI in merito alla necessità di farsi assistere da un mediatore, chiedesse se tale soggetto si identificasse in “Massimo” (ovvio il riferimento a CARMINATI), che lo SCOZZAFAVA sapeva aver più volte accompagnato il BUZZI. Quest’ultimo negava con forza la circostanza affermando:

AS: Senti un po’… ma come mediatore t’eri portato sempre MASSIMO?

S: No, no, no, no … ma che … m’ero portato CASAMONICA Luciano … ha ah ah aha. 

AS: Ah, va be… Lucianino … ok… Lucianino è un grande mediatore … ok.

Una conferma della relazione tra CARMINATI e il clan CASAMONICA per il tramite di Luciano CASAMONICA emerge dal contenuto di una conversazione intercettata in data  27.03.2014 presso il distributore ENI di c.so Francia, tra Massimo CARMINATI e l’Avv. Alessandro CACCIOTTI, il quale chiede la intercessione di CARMINATI nei confronti del clan CASAMONICA in favore di una sua collega oggetto di minacce da parte di esponenti di quel clan. CARMINATI, nell’occasione, si mostra disponibile ad interloquire con “Luciano”, che afferma di conoscere bene al fine di trovare una risoluzione alla problematica creatasi: ““mi informo domani…io conosco bene Luciano…vado, vado giù a ri…(incomprensibile)…””.

Carminati: mi informo domani perchè io conosco bene Luciano… vado, vado giù a ri …inc…

[[…]i>

Carminati: inc…No … è meglio capì..inc

[[…]i>

Carminati: … inc.. capisci chiedo consiglio a ….inc

Cacciotti: …inc…

Carminati: va bene non me frega un cazzo perchè  io conosco lui..mò ti faccio sapè…inc..

Cacciotti: inc.. i Casamonica..inc

Carminati: lì  Casamonica non è in giro, capito come?..inc..cento famiglie, uno piu’ stronzo de n’altro….tu prendi sei e poi si spostano..inc…

L’intervento di CARMINATI per il tramite di Luciano, evidentemente sortiva il suo effetto. Infatti alle ore 13.27 del giorno seguente 28.03.2013, CARMINATI Massimo contattava l’avvocato CACCIOTTI al quale chiedeva riscontro della riunione  intrattenuta quella mattina con esponenti della famiglia CASAMONICA nello studio della collega del CACCIOTTI.

In particolare il CARMINATI si premurava di sapere “se era andato tutto insomma”.

Il CACCIOTTI confermava che il programmato incontro aveva avuto luogo e che, al di là di generiche minacce fatte al telefono da un terzo non nominato (ma che si comprende anch’egli interessato alla vicenda) e bollate dal CARMINATI come tipiche del modo di relazionarsi di tali soggetti (“vabbè l’atteggiamento”) si era giunti ad una definizione del problema senza ulteriori conseguenze.

7.2.4 I rapporti con i fratelli ESPOSITO

Il sodalizio diretto da CARMINATI è risultato in rapporto anche con appartenenti alla criminalità organizzata operante nella zona di Ponte Milvio; alcuni esponenti di tale gruppo potevano essere individuati in ZOGU Arben e COMAN Adrian, entrambi facenti parte di una batteria particolarmente agguerrita e pericolosa con a capo PISCITELLI Fabrizio alias Diabolik, unitamente ad altri soggetti di nazionalità albanese; la predetta batteria era al servizio dei “napoletani” ormai insediatisi “a Roma nord”, tra i quali i fratelli ESPOSITO Salvatore e Genny, facenti capo al già citato SENESE Michele.

Rapporti con tale gruppo criminale venivano documentati già in data 12.07.2013. Alle ore 13.19 di quel giorno, infatti, CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo, a bordo dell’autovettura SMART “Brabus” targata ER168DT giungevano in via Monterosi, seguiti da un’autovettura BMW X6 di colore nero targata EP266NF in uso ai fratelli ESPOSITO e, all’altezza del civico 50, entrambe le autovetture si fermavano. Il CARMINATI ed il BRUGIA uscivano dall’abitacolo e si avvicinavano al veicolo BMW X6 dove si trattenevano a dialogare con gli occupanti rimasti a bordo (di cui non era possibile accertare il numero né l’identità).

Alle seguenti ore 13.24 il CARMINATI ed il BRUGIA risalivano a bordo della citata Smart e si allontanavano lungo la via Monterosi mentre, l’autovettura BMW X6 di colore nero targata EP266NF, faceva inversione di marcia e si allontanava in direzione opposta.

Un esempio del legame intercorrente tra il sodalizio diretto dal CARMINATI ed i soggetti legati all’attività criminale di ZOGU Arben era fornito da quanto riscontrato in data 09.08.2013 presso il bar Vigna Stelluti.

Alle ore 14.08 di quel giorno, infatti, CARMINATI Massimo – che, in quel momento, si trovava in compagnia di LIBURDI Alessandro a bordo della propria Smart Brabus – giunto all’altezza del “Dehor” del Bar “Vigna Stelluti”, arrestava improvvisamente la marcia del veicolo ed usciva dall’abitacolo per salutare calorosamente ZOGU Arben ed ESPOSITO Genny, giunto pochi istanti prima a bordo della BMW di colore nero targato EP266NF 8già notata in data 12.07.2013.

In data 31.10.2013, a bordo della Smart Brabus in uso a CARMINATI Massimo, quest’ultimo discuteva con BRUGIA Riccardo dell’arresto verificatosi la notte precedente dei  citati COMAN e  ZOGU, nell’occasione indicato come “Riccardo”.

A tal proposito si sottolinea che in più occasioni sia il CARMINATI che il BRUGIA avevano fatto riferimento al soggetto con il soprannome di “Riccardino” o “Riccardo”.

Il CARMINATI ed il BRUGIA discutevano delle prove accumulate nei confronti dei due soggetti e dei reati imputati loro: “associazione mafiosa..gli hanno dato..secca proprio [[…]i>l’hanno fatta passà così..eh…proprio intercettazione..sono sistemati proprio…c’è intercettazione..le macchinette..il riciclaggio… e associazione mafiosa…”. Il CARMINATI si mostrava a conoscenza del fatto che i soggetti in questione “si erano spostati da questa parte” dove avevano commesso “qualche danno”, ma ribadendo che si trattava di elementi che non riguardavano gli affari del sodalizio dallo stesso diretto, limitandosi ad asserire: “non sono cose nostre”.

La notizia commentata dai due sodali corrispondeva effettivamente al provvedimento restrittivo emesso nei confronti di ZOGU Arben in data 08.10.2013 nell’ambito del PP. NR 46086/10 RGNR dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia per essersi reso responsabile dei reati di associazione di tipo mafioso ed illecita concorrenza con l’uso di minaccia e violenza.

Alla misura (n. 32766/11 RG GIP e n. 634/13 ROCC) veniva data esecuzione, effettivamente, in data 30.10.2013

Dei rapporti tra il sodalizio diretto dal CARMINATI ed il gruppo degli “albanesi” parlava anche GAUDENZI Fabio il quale, volendo fornire all’imprenditore MACCHI Filippo Maria conferma delle enormi potenzialità del sodalizio di cui egli riferiva di essere membro, spiegava che “co noi ce vanno d’accordo tutti…li abbiamo aiutati pure 

In tale modo il GAUDENZI, non faceva altro che sottolineare  il potere d’intimidazione dell’organizzazione di cui egli riferiva di essere membro ma anche il riconoscimento della stessa da parte di altri gruppi criminali operanti sul territorio della capitale:

M: ma questi ce vanno d’accordo co quei albanesi là?

G: …INC…

M: Ah

G: co noi ce vanno d’accordo tutti…li abbiamo aiutati pure non è che

M: ma si …INC… bene quelli?

G: cioè Massimo stanno…Richy c’ha un buon rapporto ma poi te l’ho detto…eh..INC anche…c’hanno avuto dei problemi, delle cose

GAUDENZI Fabio aveva certamente rapporti personali con appartenenti al gruppo degli “albanesi”, e, in particolare, con ZOGU Arben. Già in data 09.08.2013 quest’ultimo soggetto, infatti, prima di incontrare ESPOSITO Genny e, di seguito CARMINATI Massimo nei pressi della veranda del bar Vigna Stelluti, si era infatti trattenuto ad uno dei tavolini presenti nel dehor in compagnia di GAUDENZI Fabio.

Nel corso del tempo e, a seguito della scarcerazione dello ZOGU, si registrava, inoltre, la richiesta di sostegno economico da parte di GAUDENZI Fabio nei  confronti dello ZOGU. Particolare di fondamentale rilevanza era che il GAUDENZI, a giustificare la propria richiesta all’interlocutore, faceva riferimento a “problemi” riscontrati dai “nostri amici comuni”, evidentemente identificabili negli appartenenti all’organizzazione diretta da CARMINATI Massimo.

Nel corso della conversazione telefonica registrata alle ore 11.17 del 16.06.2014, infatti, GAUDENZI Fabio comunicava allo ZOGU che “abbiamo provato a telefonarti prima…”. “ascolta…io ti disturbavo seee…avrei bisogno di un fav…avrei bisogno di un favore, se è possibile…so che…(inc.)…magari c’hai…c’hai dei problemi…ma…io…mi puoi fare questa cortesia…perché i nostri amici comuni c’hanno…c’hanno dei problemi…(inc.)…quindi, l’unica persona che m’era venuta in mente sei te, insomma, se…se è possibile…”.

A tal punto, ZOGU Arben lasciava intendere chiaramente di non poterlo aiutare, “a Fa’, ti giuro proprio…se ce l’avevo manco du’ volte me lo dovevi dire, veramente con…cioè, avrei…l’avrei fatto con tutto il cuore…”, aggiungendo che “quando torni, te lo diranno pure gli amici nostri che…(inc.)…mandarme qualcosa all’avvocato…pensa un po’…”.

Al termine della conversazione, GAUDENZI Fabio gli riferiva che, al suo rientro in Italia, si sarebbero poi incontrati a Roma “senti, vabbe’, quando torno comunque ci vediamo…ci andiamo a mangia’ una cosa insieme…”.

7.2.5  I rapporti con DE CARLO Giovanni

DE CARLO Giovanni, la cui figura criminale sarà diffusamente trattata più avanti, è risultato intrattenere rapporti con il gotha della criminalità romana rappresentata non solo da CARMINATI Massimo, ma anche da DIOTALLEVI Ernesto e SENESE Michele.

Le indagini svolte consentivano di ricostruire la parabola ascendente del DE CARLO: una lunga militanza all’ombra del noto DIOTALLEVI Ernesto e del mondo criminale da questi rappresentato, fino a riuscire, per ammissione dello stesso DIOTALLEVI, a prenderne il posto (“materialmente conta Giovanni”) nello scacchiere delinquenziale romano.

Tuttavia, nel percorso criminale del DE CARLO, un ruolo non secondario lo aveva evidentemente ricoperto anche CARMINATI Massimo.

In questa direzione appaiono, infatti, le dichiarazioni rilasciate da GRILLI Roberto nell’ambito del procedimento penale n. 57299/11 R.G.N.R della  Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia (ind. ALGA), il quale, il 20 aprile 2012, riferiva circa alcune amicizie caratterizzate dalla comune militanza politica di destra e in particolare con CARMINATI Massimo, BRUGIA Riccardo e tale “Giovannone” (successivamente riconosciuto in DE CARLO Giovanni): “..C’è poi un ragazzo che si chiama Giovannone che gira con una Smart e che fa da tuttofare per Massimo (CARMINATI ndr) e Riccardo (BRUGIA ndr). Io li frequentavo spesso per un caffè e mangiare una cosa…

Le dichiarazioni del GRILLI venivano corroborate dalle emergenze investigative acquisite nel presente procedimento, che permettevano di accertare numerosi contatti e frequentazioni tra il DE CARLO e CARMINATI Massimo.

Già  il 28 marzo 2002, in Anguillara Sabazia (RM) presso il locale “Mucca Golosa”, personale del N.O.R.M. CC di Bracciano controllava DE CARLO Giovanni, unitamente a BRUGIA Riccardo (soggetto risultato assai vicino a CARMINATI Massimo), TADDEINI Massimiliano, SORTINO Luigi, CARROCCIA Fabrizio, tutti con precedenti per rapina ad istituti di credito ed accomunati dalla medesima appartenenza all’area dell’estrema destra romana, come accertato in diverse attività investigative all’epoca in corso.

Il controllo preso il locale scaturiva dall’analisi di alcune conversazioni telefoniche intercettate nell’ambito dell’indagine “Black Smoke” (di cui al Procedimento Penale nr. 60298/01 R.G.PM della Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Roma mirata alla disarticolazione di un’ organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di hashish tra Spagna ed Italia del Reparto Operativo dei Carabinieri di Roma), dalle quali si riteneva che il gruppo stesse preparando una rapina;

Il 7 settembre 2011, alle ore 14,00, DE CARLO Giovanni veniva notato  uscire dal ristorante denominato “VILLA BRASINI – MET”, unitamente a CARMINATI Massimo (Vds. relazione di servizio redatta da personale del Reparto Anticrimine di Roma in merito al servizio di osservazione, controllo e pedinamento effettuato in data 7 settembre 2011);

Il 18 ottobre 2011, alle ore 16,15 DE CARLO Giovanni, a bordo della Smart tg. EK799DK, veniva notato in compagnia di CARMINATI Massimo nei pressi dell’esercizio commerciale Blu Marlyn, entrambi impegnati nell’esame di un documento (Vds. relazione di servizio redatta da personale del Reparto Anticrimine di Roma in merito al servizio di osservazione, controllo e pedinamento effettuato in data 18 ottobre 2011);

Il 27 gennaio 2012, alle ore 15.22, personale della Polizia di Stato, controllava DE CARLO Giovanni a bordo della Smart targata EK799DK  unitamente a CARMINATI Massimo, a Roma in via F. S. Nitti nr.34;

Il 3 dicembre 2012, DE CARLO Giovanni, giunto a bordo della Smart tg. EK799DK, veniva notato in compagnia di CARMINATI Massimo (Vds. relazione di servizio redatta da personale del Reparto Anticrimine di Roma in merito al servizio di osservazione, controllo e pedinamento effettuato in data 7 settembre 2011).

Nell’occasione, CARMINATI Massimo, DE CARLO Giovanni, e TESTA Fabrizio Franco facevano ingresso all’interno del civico 29 di via Giovanni Nicotera, presso lo studio dell’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo.

Un ulteriore elemento che appariva legare i due soggetti, risultava inoltre essere la disponibilità, in capo ad entrambi, di immobili formalmente riconducibili a IANNILLI Marco, e che il DE CARLO utilizzasse abitualmente uno scooter intestato a MASSIMI Stefano (già dipendente della ARC TRADE SRL dello stesso IANNILLI e gestore, unitamente alla moglie GRIGNAFFINI Angela, del ristorante CELESTINA AI PARIOLI con sede in Roma, viale Parioli nr. 184), anche lui risultato in contatto con CARMINATI Massimo.

La rilevanza degli elementi indiziari sopra esposti, specchio di rapporti chiaramente non occasionali ed indicativi quantomeno di una condivisione del medesimo circuito relazionale, appariva ancora più evidente dall’analisi di una intercettazione ambientale nella quale GAUDENZI Fabio, intraneo al sodalizio indagato, mostrava confermare le dichiarazioni di GRILLI Roberto riguardo la presenza, in un recente passato, di DE CARLO Giovanni nel medesimo gruppo. Il 25 novembre 2013, a bordo della vettura Lancia Delta, veniva intercettata una conversazione tra GAUDENZI Fabio e CICCOTTI Claudio, durante la quale, nel commentare alcune voci di una presunta “infamità” di DE CARLO Giovanni (“Giovannone”), il GAUDENZI affermava che “non gira più perché hanno questionato…”, con evidente riferimento (quale controparte) alla figura del CARMINATI. Secondo il GAUDENZI, inoltre, la ragione di tale dissidio andava cercata proprio nell’atteggiamento troppo verticistico con il quale CARMINATI Massimo gestiva i rapporti all’interno dell’organizzazione. Il GAUDENZI, infatti, accusava il vertice del sodalizio che “quando c’è da guadagnà, guadagna lui, quando c’è da…il problema, è un problema di tutti..”, atteggiamento che aveva provocato l’allontanamento volontario del DE CARLO, il quale, ormai “cresciuto” non più “un ragazzino”, non intendeva più stare “sotto la cappella” del CARMINATI.

La conversazione, sinteticamente riassunta nei tratti d’interesse, permette comunque di avanzare alcune considerazioni, indicative delle dinamiche del sodalizio indagato; essa, infatti illustrava come, nel patrimonio conoscitivo del GAUDENZI, fosse notoria l’appartenenza al medesimo sodalizio, almeno in un recente passato, anche di DE CARLO Giovanni; confermava, sebbene con toni di risentimento, la posizione di assoluta preminenza di CARMINATI Massimo, indicato come principale beneficiario dei profitti delle attività criminose; indicava, infine, come nel sodalizio indagato fossero evidentemente “permesse” dal CARMINATI spinte dinamiche da parte dei sodali non più in linea con la direzione dell’organizzazione, a prezzo però dell’ostracismo finanche dal territorio dell’organizzazione (“non gira più perché hanno questionato”).

7.2.6 I rapporti con la criminalità di strada

Le indagini svolte hanno consentito di documentare anche i legami di Mafia Capitale con soggetti appartenenti a bande di rapinatori operanti sul territorio romano.

Un esempio è dato dall’esistenza di rapporti con SANTONI Roberto, ed i pregiudicati CARLOMOSTI Daniele e PAVLOVIC Tomislav, nonché con appartenenti alla batteria gravitante su Ponte Milvio e guidata da PISCITELLI Fabrizio, riconducibili  al citato clan SENESE.

Il 17 aprile 2013, alle ore 10.55, nell’area della stazione di servizio “ENI” di corso Francia, CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo discutevano dell’organizzazione di un incontro, non preceduto da appuntamenti telefonici – come da consuetudine di tutti i sodali – con soggetti descritti come “brutti forti”. In particolare, BRUGIA Riccardo riferiva al CARMINATI: a Mà…mò per ditte a quelli là gli ho detto …fra  quattro giorni penso di dargli appuntamento”, e quest’ultimo dettava le regole da seguire al fine di fissare appuntamenti sicuri, lontani dai luoghi solitamente frequentati dagli indagati ma sempre siti all’interno del quartiere ove il sodalizio mantiene una maggiore influenza: “settimana prossima passano qua e lasciano soltanto il giorno a Roberto… solo con Roberto gli dici guarda dì a Massimo giovedì per dirti ed io l’appuntamento poi glielo dò ad un altra parte”.

BRUGIA Riccardo, nel confermare la circostanza, riferiva all’interlocutore che uno dei soggetti con i quali avrebbero dovuto incontrarsi “ha detto, lo sai come voleva la pistola…non l’hai visti, non l’hai visti come, come…come”, ottenendo conferma della pericolosità di tali personaggi dallo stesso CARMINATI Massimo, il quale riferiva all’interlocutore: “quelli so’ brutti forti compà”, precisando “sono andato da questi prima che prendono la pistola e sparano”.

Con quest’ultima affermazione, il CARMINATI sottolineava l’entità del proprio intervento, espletato nei confronti dei soggetti in questione al fine di evitare il protrarsi di azioni che, evidentemente, avrebbero potuto arrecare danno al sodalizio diretto dallo stesso.

Ciò metteva in luce e confermava il potere detenuto dall’organizzazione diretta dal CARMINATI e, di conseguenza, l’enorme potere nelle mani di quest’ultimo in funzione del suo ruolo.

Riccardo: e ha detto, lo sai come voleva la pistola

Massimo: si

Riccardo: non l’hai visti, non l’hai visti come, come..come

Massimo: quelli so’ brutti forti, compà

Riccardo: eh?

Massimo: brutti forti compà. So andato..sono andato da questi prima che prendono la pistola e sparano..

Riccardo: ma chi?

Massimo: loro sono andati bene

Riccardo: guarda so’ brutti, a Mà

Le emergenze investigative a cui tra breve si farà cenno, permettevano di appurare che i soggetti citati dai sodali CARMINATI e BRUGIA si identificavano nei pregiudicati CARLOMOSTI Daniele e PAVLOVIC Tomislav.

I due, infatti, avevano già avuto modo di incontrare il CARMINATI e il BRUGIA, per il tramite di SANTONI Roberto, in data 06.03.2013; in quella data, nel corso di un servizio di Osservazione, Controllo e Pedinamento, veniva appurato che CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo, a bordo dell’autovettura BMW X3 in uso al secondo, giungevano in viale Rossini. BRUGIA Riccardo si soffermava nei pressi del veicolo, mentre CARMINATI Massimo attraversava la strada e si portava al civico 7, dove è ubicato il Bar “HUNGARIA”. Mentre accedeva all’interno dell’esercizio pubblico, egli  incrociava e salutava sull’uscio SANTONI Roberto, che, dopo avergli dato una pacca sulla spalla, si avvicinava a BRUGIA Riccardo, dopodiché i tre iniziavano a conversare. CARMINATI Massimo, una volta all’interno del Bar “HUNGARIA”, si sedeva al tavolino con due uomini, successivamente identificati in CARLOMOSTI Daniele e PAVLOVIC Tomislav. Alle ore 12.00, CARMINATI Massimo usciva dal Bar “HUNGARIA” e si portava verso BRUGIA Riccardo e SANTONI Roberto, rimasti in attesa.

Subito dopo l’allontanamento del CARMINATI, anche il CARLOMOSTI ed il PAVLOVIC lasciavano l’esercizio pubblico: PAVLOVIC Tomislav si avvicinava all’autovettura AUDI TT Coupè di colore grigio targata DF035MA, la apriva e rimaneva in attesa all’esterno, mentre CARLOMOSTI Daniele si avvicinava a CARMINATI Massimo, BRUGIA Riccardo e SANTONI Roberto e, dopo aver scambiato con questi qualche parola, saliva a bordo dell’Audi TT dove lo attendeva il PAVLOVIC. CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo, dopo aver conversato qualche altro istante, salutavano SANTONI Roberto, e ciascuno si allontanava per la propria strada.

Quello stesso pomeriggio, alle successive ore 14.02, CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo, a bordo dell’autovettura BMW X3, giungevano in piazza Ungheria, fermandosi nuovamente nei pressi del Bar “HUNGARIA”, a cui accedevano poco dopo. Alle ore 14.13, giungeva nei pressi dell’esercizio pubblico l’autovettura AUDI TT Coupè (già notata la mattina), con a bordo PAVLOVIC Tomislav e CARLOMOSTI Daniele. Mentre parcheggiavano accanto all’autovettura BMW X3, dal Bar usciva CARMINATI Massimo, che andava incontro a CARLOMOSTI Daniele, frattanto uscito dall’abitacolo. PAVLOVIC Tomislav, dopo aver parcheggiato al meglio il veicolo, scendeva e seguiva gli altri due all’interno del Bar. Una volta entrati all’interno, CARMINATI Massimo, PAVLOVIC Tomislav e CARLOMOSTI Daniele si accomodavano ad un tavolino ed iniziavano a conversare. Pochi istanti dopo, si avvicinava anche BRUGIA Riccardo, che salutava le persone al tavolo con CARMINATI Massimo. Alle successive ore 14.20, PAVLOVIC Tomislav e CARLOMOSTI Daniele salutavano e uscivano dal Bar “HUNGARIA”; dopo pochi minuti, anche il CARMINATI ed il BRUGIA si allontanavano dal luogo.

L’appuntamento di cui discutevano il CARMINATI ed il BRUGIA in data 17.04.2013 aveva luogo, effettivamente, alle ore 11.46 del seguente 23 aprile 2013, allorquando CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo si intrattenevano in conversazione con i citati soggetti presso il bar PARNASO, sito al civico 22 di questa piazza delle Muse, fino alle ore 12.14.

Appare opportuno evidenziare che le attività dinamiche sviluppate sul territorio consentivano di documentare l’attualità e il perdurare di rapporti che CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo coltivavano con soggetti legati a gruppi criminali dediti alla commissione di rapine e alla detenzione di armi tra cui figuravano appunto il SANTONI, il CARLOMOSTI ed il PAVLOVIC.

Si riportano, di seguito, alcuni degli incontri ritenuti significativi:

.. il 1° ottobre 2012, dalle ore 09.56 alle ore 10.28, CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo incontravano SANTONI Roberto, con il quale, nell’arco temporale indicato, si spostavano a piedi tra il distributore di carburanti ENI di corso Francia ed il vicino bar MALU’;

.. il 29 ottobre 2012, alle ore 11.20 e alle ore 11.55, CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo si intrattenevano con SANTONI Roberto sul marciapiede antistante all’esercizio commerciale denominato LA MURRINA di Corso Francia e presso il distributore ENI di corso Francia;

.. il 10 aprile 2013, alle ore 11.50, CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo si riunivano con CARLOMOSTI Daniele e SANTONI Roberto presso il bar CASINA DELLE MUSE, sito in piazza delle Muse. SANTONI Roberto, dopo essersi staccato dal gruppo, raggiungeva COPPOLA Giuseppino che, seppur distante dagli altri, stazionava sempre in quella piazza;

.. il 15 aprile 2013, dalle ore 09.15 alle successive ore 09.35, SANTONI Roberto veniva individuato in piazzale Tiburtino insieme ad ARCELLA Stefano. Dopodiché, alle ore 11.11, SANTONI Roberto si trovava presso il distributore di ENI di corso di Francia, inizialmente con BRUGIA Riccardo e, dopo qualche minuto, anche con CARMINATI Massimo;

.. il 25 giugno 2013, alle ore 11.15, veniva documentato un interessante incontro tra CARMINATI Massimo, BRUGIA Riccardo e SANTONI Roberto, ritenuto particolarmente rilevante considerato che:

  • l’appuntamento veniva fissato a seguito di una telefonata avvenuta il giorno precedente, alle ore 13.17, allorquando BRUGIA Riccardo, in compagnia del CARMINATI intento a impartirgli le indicazioni del caso contattava l’interlocutore da una cabina telefonica sottoposta a monitoraggio nell’ambito della presente attività, e lo convocava per la mattinata successiva omettendo di esplicitarne le ragioni;
  • in seguito all’incontro, tenutosi in piazza Jacini, SANTONI Roberto si portava direttamente presso l’esercizio commerciale denominato CENTRO CHIAVI, sito in questa via Sebastiano Ziani n. 10, dove, alle ore 12.17, incontrava il titolare EMINENTE Massimo (gravato da precedenti per rapina) e si intratteneva con quest’ultimo all’interno del laboratorio che, alle seguenti 13.10, veniva chiuso al pubblico.

.. il 22 agosto 2013, venivano documentati i seguenti incontri:

  • alle ore 10.53, SANTONI Roberto incontrava, per pochi minuti, CARMINATI Massimo nei pressi dell’ingresso dell’esercizio commerciale BLU MARLYN
  • dalle ore 11.39 alle ore 11.48, aveva luogo un incontro tra CARMINATI Massimo, SANTONI Roberto e COPPOLA Giuseppino, nei pressi del bar JACINI, sito nell’omonima piazza.

Una interessante conversazione veniva registrata anche in data 24.10.2013, quando, alle ore 10.04, CARMINATI Massimo, da telefono pubblico attestato lungo la via Flaminia, contattava SANTONI Roberto, al quale, dopo aver precisato “ciao sono io, buongiorno…(…)…so’ quell’amico tuo di zona qui a Roma Nord” ma senza fare il proprio nome, riferiva sinteticamente “ci dobbiamo vedere un momentino lì al bar casomai dove ci vedevamo lì sotto casa tua, dalle parti tue”. I due concordavano così di incontrarsi entro 30 minuti dopo. Al termine della conversazione, SANTONI Roberto affermava “portame quei cd pure, eh”.

Il servizio di osservazione, controllo e pedinamento predisposto dal Reparto Anticrimine documentava l’incontro tra i predetti, avvenuto alle seguenti ore 10.30 in Piazzale Tiburtino, presso il bar “NERO”, i quali si soffermavano a conversare per circa mezzora nei pressi del citato esercizio pubblico.

7.2.7 Le dichiarazioni di CASSIA Sebastiano

Ulteriore conferma del riconoscimento, da parte di altre organizzazioni criminali, della potenza del sodalizio in esame, proveniva dal contenuto delle dichiarazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia CASSIA Sebastiano.

Quest’ultimo, infatti, nel corso di un interrogatorio svoltosi in data 21.05.2013, riferiva all’Autorità Giudiziaria di aver appreso da PIRONE Nicola che CARMINATI Massimo – con il quale il dichiarante aveva anche passato un periodo di comune detenzione – era un punto di riferimento per soggetti votati al compimento di rapine ai danni di istituti di credito, anche in relazione a supporto logistico quale la fornitura di armi.

Nello specifico, CASSIA Sebastiano affermava che PIRONE Nicola gli aveva raccontato di almeno due rapine, avvenute tra il 2008 e il 2009, portate a compimento attraverso l’utilizzo delle armi e grazie all’appoggio logistico fornito dal sodalizio diretto da CARMINATI Massimo, alle quali avevano partecipato anche GIANNOTTA Fabio, CARLONI Alessio e CARLONI Giovanni.

Si evidenzia che indiretto riferimento a GIANNOTTA Fabio veniva fatto anche dai fratelli POLLAK Fabrizio e Paolo nel corso di una conversazione telefonica intercorsa in data 04.01.2012 all’indomani del ferimento di BIANCO Francesco, ex appartenente al gruppo terroristico neofascista N.A.R., oggetto di un agguato nei pressi di Tivoli il 2 gennaio 2012, nel corso del quale era stato ferito alle gambe con colpi di pistola. In relazione all’episodio delittuoso, il Reparto Anticrimine del R.O.S., unitamente al Nucleo Investigativo Carabinieri di Frascati, nell’ambito del Procedimento Penale nr. 46/12 R.G.N.R. Mod.21 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli, procedeva, in data 13.01.2012, al “fermo di indiziato di delitto” nei confronti di GIANNOTTA Carlo, ritenuto responsabile del tentato omicidio del citato BIANCO Francesco.

Per il ferimento di BIANCO Francesco veniva indagato anche GIANNOTTA Fabio, figlio del predetto GIANNOTTA Carlo e gravato da numerosi precedenti di Polizia per rapina, detenzione di armi, sequestro di persona, associazione per delinquere e violazione della normativa sugli stupefacenti.

Dalle emergenze di attività investigative condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Roma, GIANNOTTA Fabio è risultato essere in contatto con NUCCETELLI Claudio, pluripregiudicato, tratto in arresto il 17 dicembre 2011, in quanto trovato in possesso di un ingente quantitativo di armi custodite in un appartamento nella sua disponibilità.

GIANNOTTA Fabio e NUCCETELLI Claudio sono indagati nell’ambito del tentativo di rapina commesso il 3 maggio 2006 in danno della nota gioielleria “BULGARI” di Roma, sita in via Condotti.

Il CASSIA, inoltre, riferiva che anche il suo diretto superiore, SPATARO Benedetto, appartenente al noto clan “SANTAPAOLA”, era in ottimi rapporti con CARMINATI Massimo, considerato dallo stesso un punto di riferimento a cui lo stesso SPATARO faceva capo in caso si fosse palesata la necessità di usufruire dei servizi forniti dal sodalizio del CARMINATI per “certe cose da fare sulla Capitale: “…che ne so ammazza’ qualcuno qua a Roma, io… lui Benedetto parlava pure co’ Massimo”, ed al fine di ottenere sia appoggio logistico che essere facilitati nell’acquisizione di armi, nonché “anche informazioni eventualmente su qualcuno che non pagava”.

8. La disponibilità di armi

Altro elemento che connota la pericolosità della organizzazione e la sua forza di intimidazione è la accertata disponibilità di armi da parte del sodalizio. Si è già fatto riferimento sopra, nel tratteggiare la storia criminale di CARMINATI, alla sua dimestichezza con l’uso delle armi e degli esplosivi e alla accertata possibilità di accesso all’arsenale della Banda della Magliana.

Si è poi già fatto riferimento sopra alle dichiarazioni di Sebastiano CASSIA che indica Massimo CARMINATI come punto di riferimento per soggetti dediti a rapine ai danni di istituti di credito, per la fornitura di armi.

Anche il collaboratore Roberto GRILLI indica il gruppo facente capo a CARMINATI come punto di riferimento per l’acquisizione di armi da parte di altri gruppi ed organizzazioni criminali.

GRILLI, in particolare, spiegava di aver sempre saputo che qualunque criminale avesse avuto necessità di reperire un’arma “pulita” (cioè non utilizzata in precedenti azioni violente), si sarebbe potuto rivolgere a BRUGIA Riccardo, individuato come “armiere” dell’organizzazione di cui egli era parte: “mi è sempre stato presentato Riccardo come l’armiere, cioè Riccardo è sempre stato presentato, negli anni, colui che, se c’era da fare una rapina, una cosa, [[…]e servivano le armi per fare qualcosa ci si rivolgeva a Riccardo Brugia. [[…]er andare da uno fidato che ti dà la roba pulita che non ti portavi appresso una cosa, che non ti dava una cosa che c’aveva già due-tre morti sul groppone, andavi da Riccardo Brugia”: “io sebbene conosco Brugia da più tempo perché crescendo, appunto, che girava a Vigna Clara tanti anni… e conoscendo Massimo praticamente da pochi anni, la mia percezione è che, appunto, la mia convinzione, da elementi di cui vi ho parlato prima che può essere il discorso di Piazzale Clodio più di altri, quanto mi è sempre stato presentato Riccardo come l’armiere, cioè Riccardo è sempre stato presentato, negli anni, colui che, se c’era da fare una rapina, una cosa, negli ambienti che possono essere quello che abbiamo parlato…(incompr.) di Zaccagnini… tutto questo ambiente di destra che poi si so’ messi a fa i rapinatori o come… va be’, ma questi Berti, Macchiavelli… la “banda del taglierino” …(incompr.voce lontana dal microfono)…   questo Giulio Berti, mio amico, era della famosa “banda del taglierino”, se servivano le armi per fare qualcosa ci si rivolgeva a Riccardo Brugia. [[…]>so, che se negli anni devo fare qualcosa di così… per andare da uno fidato che ti dà la roba pulita che non ti portavi appresso una cosa, che non ti dava una cosa che c’aveva già due-tre morti sul groppone, andavi da Riccardo Brugia. Questa è la mia… non so’ mai andato con Riccardo Brugia a prende una pistola, ma è una mia convinzione…”

GRILLI Roberto specificava di non aver mai acquisito alcun tipo di arma dal BRUGIA – non avendo alcun bisogno di girare armato – né di aver riscontri diretti all’effettiva disponibilità di armi da parte dell’uomo; comunque, sottolineava che la possibilità di rivolgersi al BRUGIA in caso di necessità di tal genere era nella sua convinzione da sempre: “[[…]Riccardo mi puoi procurare una B345(?) – non so – una Glock – non so che cosa gira – mi puoi procurare quella? Quanto mi costa? Mi raccomando, è pulita?” sarei andato da Riccardo Brugia, ma non perché ne abbia mai comprate, perché comunque è una cosa che tu immagazzini e metti là.”

Il collaboratore, nel corso delle dichiarazioni rese in data 09.05.2012, riferiva anche un episodio specifico nel quale era coinvolto POMPEO Paolo,  ex appartenente alle organizzazioni di estrema destra e amico di GRILLI e di BRUGIA Riccardo. Racconta il GRILLI che  nell’inverno 2010/2011 POMPEO gli aveva chiesto in prestito la somma di 100 euro in quanto avrebbe dovuto recarsi a Napoli per recuperare una mitragliatrice e due pistole per conto di BRUGIA Riccardo, il quale non era riuscito a reperire degli specifici modelli di armi a Roma: “può essere avvenuto tra ottobre, ottobre 2010 e gennaio-febbraio 2011, ogni tanto passava ogni due settimane a farsi vivo, che ne so, a chiedermi: “mangiamo insieme, dammi 50 euro”, in una di queste occasioni mi disse: “c’ho una mossa, sto andando giù a Napoli”, da qualche famiglia perché, a suo dire, era agganciato con qualche famiglia napoletana, questo Pompeo, gli serviva una mitraglietta e un altro paio di cose che qui a Roma non c’erano e dice: “m’ha chiesto l’amico tuo… – cioè Riccardo intendeva, ha fatto una battuta – m’ha chiesto Riccardo se gli procuro una mitraglietta e due automatiche”, non so, perché voleva trovarle fuori dal giro e lui si era offertoofferto, insomma, sapeva dove prenderle”.

Nell’occasione, il POMPEO aveva aggiunto che avrebbe avuto una “stecca” sulla cessione delle armi al BRUGIA e che, quindi, per un po’, non avrebbe richiesto denaro in prestito al GRILLI, pratica che a dire di quest’ultimo era usuale in quel periodo. Il GRILLI precisava di aver incontrato in seguito il POMPEO, ma di non essersi mai interessato in merito all’esito dell’operazione in quanto lo riteneva inopportuno.

Egli aggiungeva di non essersi sorpreso dello scambio di armi riferitogli dal POMPEO ritenendo sia quest’ultimo che BRUGIA Riccardo dei “delinquenti” e sottolineando, inoltre, che egli era a conoscenza del fatto che il BRUGIA, da sempre, era nelle facoltà di reperire armi per il proprio circuito criminale.

A dimostrazione dei contatti di POMPEO Paolo con la malavita organizzata napoletana, interveniva quanto documentato già nel corso dell’indagine cd. “ARCO” del 2001, svolta dalla Sezione Anticrimine di Roma e avente ad oggetto un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, da cui era emerso il coinvolgimento di soggetti appartenenti al cosiddetto “gruppo di Secondigliano” che avevano come referenti sul territorio romano proprio POMPEO Paolo e ANTONELLI Felice.

Ulteriore conferma dell’attuale disponibilità di armi da parte del sodalizio emergeva dalle attività tecniche svolte nella presente indagine. In particolare in data 23.04.2013  veniva intercettata una conversazione tra BRUGIA e CARMINATI in cui sono espliciti e chiarissimi i riferimenti alle armi in dotazione del sodalizio.

Si è già fatto riferimento sopra all’incontro del 23 aprile 2013 tra CARMINATI e SANTONI Roberto, CARLOMOSTI Daniele e PAVLOVIC Tomislav, che il CARMINATI incontrava nella mattina del 23.04.2013 presso il bar PARNASO.

Alle successive ore 14.00, il CARMINATI e il BRUGIA, presso il dehor del bar Vigna Stelluti, conversavano in merito all’occultamento di armi, silenziatori e giubbotti antiproiettile. In particolare, BRUGIA Riccardo proponeva di utilizzare come nascondiglio la proprietà di un soggetto – che indicava con gli appellativi “il dottore” e “ippopotamo” – localizzabile, sulla base delle indicazioni geografiche fornite dal predetto a CARMINATI Massimo (“dove c’ho le case io, quelle di Sergio – TARTAGLIA Sergio – il culturista”), nel comune di Riano (RM). In quella località, infatti, il BRUGIA aveva effettuato un investimento, congiuntamente a DIOTALLEVI Ernesto, in attività imprenditoriale gestita da TARTAGLIA Sergio nel settore edilizio.

Dai dialoghi, si apprendeva che il CARMINATI già deteneva un’arma che più volte era stato tentato di portare con sé per minacciare delle persone: “a me quella mi inculerebbe perchè certe volte, quando mi sento aggressivo me la prenderei quella, cioè hai capito, per annà a minaccia la gente, dice anvedi questo è matto che gira la cosa”.

Nel prosieguo della conversazione, emergeva che entrambi detenevano delle armi acquisite illegalmente presso le rispettive abitazioni; in particolare, il BRUGIA riferiva di avere un’arma occultata all’interno della “stalla” e di voler approfittare dei lavori di ristrutturazione che stava effettuando per costruire una cassetta all’interno di un muro nei pressi della legnaia, in modo da occultare le armi e, contemporaneamente, averne una disponibilità immediata: “farà un pezzo di muro per quello che sta davanti..e poi…di dietro il muro…di giù…famo la casetta li alla legna”.

A seguire i due facevano il punto sull’arsenale che stavano approntando: CARMINATI Massimo confermava di aver richiesto due pezzi della “Makarov 9 con silenziatore”, affinché, così predisposta, potesse ridursi al minimo il rischio di individuazione in caso di utilizzo, grazie alla silenziosità: “non senti neanche il clack” (riferibile alla manovra di armamento della pistola); e di aver già speso “esattamente 25.000,00 euro” per  4 “silenziatori” e  3 “MP5”.

Il CARMINATI, in merito all’acquisizione delle citate “Makarov”, riferiva di averne ordinati due pezzi proprio per le straordinarie caratteristiche di silenziosità; la circostanza era favorevolmente accolta dal BRUGIA, il quale, infatti, sottolineava “pure se fai una caciarata non se ne accorge nessuno..”, mentre il  CARMINATI chiosava “..prima che se ne accorgono..cioè..già si è allargata la macchia di sangue”.

BRUGIA Riccardo rappresentava anche l’opportunità di avere a disposizione dei giubbotti antiproiettile in Kevlar: ma dei giubbotti da noi… appizzati ce li dovemo avè…eh! [[…]che perchè c’ho sempre avuto la fissa del coso, del povero Danilo”, con ovvio riferimento ad ABBRUCIATI Danilo, esponente della Banda della Magliana morto in un conflitto a fuoco scaturito a seguito dell’agguato al vice presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Rosone, in data 27.04.1982.

CARMINATI Massimo, concordando con il BRUGIA in merito all’utilità dei giubbotti antiproiettile, sottolineando che “se c’hai quello ti salvi”, lo incaricava di reperirli. 

Avendo inteso acquisire due “Makarov”, BRUGIA Riccardo ipotizzava di poterne occultare “un’altra sotto terra..”, metodologia spesso utilizzata per celare le armi, ottenendo conferma da CARMINATI Massimo una ce la teniamo là davanti… due ha detto che ne porta… so’ due pezzi…”; anche se il BRUGIA si diceva contrario ad una simile ipotesi in quanto “mi rode il culo posarla sotto terra…”.

Era inoltre possibile carpire l’intenzione dei due interlocutori di procedere alla vendita di alcuni dei pezzi acquisiti ad “Andrea” o “a quell’amico nostro… all’ attore”, pratica a cui, come spiegato dallo stesso CARMINATI, egli stesso era già avvezzo.

Dopo aver spiegato al BRUGIA specifiche in merito al munizionamento delle armi richieste a un terzo soggetto, il CARMINATI raccontava, infatti, che in passato egli aveva ceduto della armi – in più occasioni ad altri soggetti – tra cui includeva tale “Fabio”, indicato semplicemente come “un amico mio”:

Massimo:  di tutti i tipi, con i gancetti…sotto tutte le scatole ..inc….. Pure quella che gli ho dato a Fabio

Riccardo: a chi? A Fa…

Massimo: a un amico mio

Riccardo: er ..nigno [f[forse intende piccolo di dimensioni]o normale?

Massimo: no, eh, si è…

Riccardo: normale?

Massimo: quello corto, quello corto…è così…poi non è ..inc…ma con..inc..  Un conto che, una cattiveria, come tutti..io penso che prima o poi  se mi danno tutto quello che c’hai

Il CARMINATI descriveva poi al BRUGIA la metodologia con cui il soggetto che gli avrebbe fornito le armi riusciva a renderne legale il commercio, riferendo che egli riusciva a far emettere delle false fatture tramite i suoi diretti “fornitori” che si recavano spesso in vacanza nei dintorni di “Cortina”, dove era possibile “fare tutte le fatture del mondo”: “non è..quella non è ..pero’ mi ha detto “a Ma’ ..vedrò che si può fa”, qualche pugnale, ma mo’ gli rivado sotto? mò prima del…inc…lì alcuni dei fornitori suoi vanno in ferie su a Cortina hai capito?..e questi  gli portano tutte..le fatture ..del mondo, del resto quelli..inc… fanno …..inc..”

Dopo che il CARMINATI aveva spiegato che il commerciante di armi gli aveva assicurato la possibilità di acquistare le due Makarov e aver precisato che aveva intenzione di tenerne una per sé (“poi dice che…ha veramente due…ma due  però mo’ me da conferma… me la devo prende”), il BRUGIA  appariva incuriosito dal modus operandi dell’uomo, per cui chiedeva al CARMINATI se quest’ultimo fosse a conoscenza del guadagno percepito dal commerciante. “ma lui quanto guadagna per ogni.. cosa… Ma’?”.

CARMINATI, dopo aver spiegato di non aver mai richiesto delucidazioni al riguardo (“però compà non glielo chiedo perchè quello che guadagna, guadagna  lì sicuramente avrà ..inc..”), aggiungeva che egli stesso, in passato, aveva acquistato dall’uomo numerose armi da guerra (UZI ed MP5 con relativi caricatori), per un importo complessivo di 25 mila euro.

Il CARMINATI proseguiva nel racconto relativo al commerciante di armi al BRUGIA, riferendo che egli provava sempre le armi che acquisiva e che, almeno in un’occasione, erano andati a sparare insieme per provare della merce:

Massimo: no a Zi, ma Franco ..un bravo..cristiano… che l’ultima volta gli ho detto “portame un par de tipi..infatti..infatti…quelle..quelle potenti…basta che me le porti con la scatola,  con piu’ di quattro”… mi ha detto “a Ma’…sò cinque..sette..nove secondo…sette”… quello le liscia a posta…inc…e poi ..a noi con queste…tu ti devi finanziare un PM, l’importante è che loro si dividano in parti uguali…e lui me lo ha detto “a Ma’…ci stanno..ste Makarov ..che sono bellissime…io una ce l’avevo l’ho data via”…se c’hanno un caricatore…lui poi.. pure i colpi  in un attimo l’ha caricata…sono andato a sparare.. mi ha detto “non si sentono neanche”

Riccardo: l’ha provata?

Massimo: sì…che l’ha provata…lui le prova tutte

Riccardo: ..inc…

Massimo: non si se..non si sente neanche il ….clack il

Riccardo: arretra il carrello?

Massimo: arretra il carrello…perchè come è fatta…perchè è tutta a recupero dei gas…siccome sono..non è che sono…vecchie…è nuovissima..sono nuovissime…delle forze armate russe…delle forze speciali russe…mi avrebbe portato anche la cosa da…da sport perchè le fanno anche..le fanno nove..no..non è nove para..nove per ventuno… stanno..inc… tutta silenziata… pure…bellissima…l’ho vista..su una rivista…sempre, sempre..inc…. poi lo sai che ha tutti i nastri per tenerla appesa..inc..la cosa, quelli che fanno le..inc..

Espliciti riferimenti alla dotazione di armi in capo al gruppo emergono anche dalla conversazione del 27 giugno 2013 presso il distributore ENI di corso Francia, intrattenuta tra CARMINATI Massimo, BRUGIA Riccardo e LACOPO Roberto, nella quale i tre discutono della realizzazione di un vano nell’abitacolo di un’autovettura da destinare all’occultamento di armi e denaro, da commissionare ad un carrozziere di fiducia con cui si sarebbe messo in contatto LACOPO Roberto attraverso l’intermediazione di tale “Ciano”.

In particolare, BRUGIA Riccardo indicava che la cavità era destinata a celare “una pistola” e CARMINATI Massimo, a sua volta, affermava che occorreva far eseguire “un lavoro di saldatura (…)  di carrozzeria, per far lo spazio piccolo che loro portano le pistole” in modo da eludere possibili controlli da parte delle Forze dell’Ordine: “ma per uno che ci infila una cosa senza che se fanno qualche perquisizione sommaria non la trovi”.

Il CARMINATI ipotizzava che, una volta creato il vano, esso in futuro sarebbe stato utilizzabile anche per trasportare “fuori i soldi”; gli interlocutori discutevano, poi, del fatto che lo stesso carrozziere avrebbe dovuto fornire indicazioni in merito al punto specifico in cui realizzare il lavoro di occultamento, così facendo comprendere che il soggetto era già avvezzo a simili modifiche.

Si riporta integralmente il contenuto della parte di interesse:

Legenda

MASSIMO: CARMINATI Massimo;

RICCARDO: BRUGIA Riccardo;

BOBO: LACOPO Roberto.

Massimo: compà non pensano che noi ci portiamo una pistola, ma loro pensano alle ruote hai capito…te non glielo puoi dì…calcola ..ce l’ho, qualcuno che c’ha i soldi

Riccardo: noi ce l’avevamo Mà, si Maurizio ce lo aveva detto però Bo..

Massimo: eh..bravo. L’hanno risderenata la macchina 

Riccardo: la punto lo so…

Massimo: ha detto “a Mà, me l’hanno rimandata lo sai come me..inc…me l’hanno smontata nel più minimo coso”

Bobo: ma che stà a dì

Massimo: ..inc.. gliel’hanno smontata tutta…

Bobo: dopo lascia là, la macchina?

Massimo: no, non penso

Bobo: un parattino [f[fonetico]in carrozzeria? La macchina deve girà?

Riccardo: si, certo..un inguatto..

Bobo: è un inguatto, ho capito loro vogliono

Massimo: loro cercano un inguatto non pe un inguatto della macchina, un inguatto sulla macchina…pe..pe..pe 

Riccardo: per esempio pure ..ti ho detto..non aveva capito che c’era  na’ pistola

Massimo: …eh, lo so..

Bobo: quindi te la devi nasconde e poi gli dici fa

Massimo: non lo so

Bobo: come non lo so

Riccardo: lui deve fà, deve fà

Massimo: un lavoro di saldatura

Riccardo: ..di carrozzeria

Massimo: di carrozzeria, per far lo spazio piccolo che loro portano le pistole

Riccardo: mettono tre..pistole dentro la macchina

Massimo: cioè che poi dopo te la ridà la macchina

Bobo: ho capito però dico lui solo per fare sta cosa

Massimo: e certo

Riccardo: e certo

Massimo: e poi la macchina te la porti via;

Bobo: no quello penso che lui lo può fa..

Riccardo: no, lui non deve dirgli…

Massimo: certo…a parte che…a parte che…non puoi parlà

Bobo: va bene… 

Massimo: va bene ma per uno che ci infilà una cosa senza che se fanno qualche perquisizione sommaria non la trovi

Riccardo: ma mò me stai a fa venì in mente la droga davvero sempre là

Massimo: loro dicono ..dicono..che..inc…

Riccardo: allora và a telefonà a sto Ciano

Bobo:  però che gli faccio dì

Massimo: se no uno può sapere della cosa

Bobo: ah, ma io i soldi stasera me deve portà da un altro

Riccardo: ti hanno fatto la battuta

Bobo: ieri, ogni cento metri na cosa de mignotte

Riccardo: ma io jè famo, io ho una pistola.. no, te voglio dì, me serve sapè…

Massimo: comunque ..fanno spostà una cosa per portà fuori dei soldi, un domani c’è pure per portà fuori i soldi

Riccardo: bravo, bravo.. 

Massimo: che però me fà l’antidroga fino a se va giù, non li fai beve;

Bobo: pronto

Massimo: però ho capito, però…tu, bravo

Riccardo: così no…bravo, bravo

Bobo: lui ti porta la macchina, tu me fai…

Riccardo: cioè, beh!

Bobo: poi glielo dici te dove lo deve fa?

Riccardo: no

Massimo: ce lo deve dì lui

Riccardo: no, ma me lo deve trovare lui …er carrozzere eh!

Massimo: te lo deve dì lui no?

Riccardo: poi glielo dici, casomai eh…poi, mo glielo voglio chiede una macchina a na…a quell’amico mio, che a lui non gli frega un cazzo

Il 19 agosto 2013, alle ore 14.07 circa, presso il dehor del bar Vigna Stelluti,  veniva intercettata una conversazione intrattenuta tra CARMINATI Massimo, BRUGIA Riccardo, SANTONI Roberto e un altro uomo al momento non identificato, nella quale si parla esplicitamente di pistole e silenziatori da acquistare.

Legenda:

CARMINATI Massimo: Massimo

BRUGIA Riccardo:         Riccardo

SANTONI Roberto: Santoni

Uomo n.m.i.: uomo

Riccardo: Ah, Mà quel discorso famolo domani perchè se minimamente le hanno prese dopo …gli dico ..”passa pure a Brugia e pija i colpi”

Massimo: ..inc..sul cazzo

uomo : va bene, ok..

Riccardo: ..inc..

Santoni: ..inc.. gliele ha chieste a lui 

Riccardo: mi ha chiamato già allora semo sei 

Santoni: io giovedì, caso mai glielo anticipo..

Massimo: una volta che ce sente

Santoni: parlo io domani poi..Mà…

Massimo: …inc..un motivo..inc..sente.

Riccardo: va bene dopo ..questo/i..

Massimo: Poi li damo a San Vincent [f[fonetico]va bene compà? Viene il bagnino [o[o "pandino”]ompà?

Riccardo: ah, si

Santoni: je dico casomai “Giovedì annamo insieme” ..famme sapè se se coce sul triste..

Massimo: hanno fatto sta cosa politica 

Santoni:  lui ci dà.. c’è pure il silenziatore

Riccardo: no, la prova lui…stasera la guarda

Santoni: a me me piace….

Massimo: va bè passa

9. Gli altri indici rivelatori del carattere mafioso dell’associazione.

Come si è ampiamente illustrato sopra, l’associazione di stampo mafioso operante nella Capitale presenta caratteristiche peculiari rispetto alle tradizionali organizzazioni di stampo mafioso. Cionondimeno, essa risulta aver mutuato da tali organizzazioni, con le quali ha avuto, come si è visto, costanti collegamenti e rapporti nel tempo, alcune caratteristiche e modalità operative, che corrispondono a quegli indici rivelatori cui, come si è visto sopra, la giurisprudenza fa sovente riferimento.

La ricorrenza di tali indici, pur non potendo considerarsi decisiva, per quanto si è ampiamente illustrato sopra,  ai fini della prova della sussistenza della associazione di stampo mafioso, per la quale, come si è detto è necessaria la dimostrazione della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, concorre però certamente a rafforzare il quadro probatorio, in quanto dimostrativa  della sussistenza di comportamenti e modelli organizzativi tipici delle organizzazioni mafiose.

la segretezza delle comunicazioni;

Tra le regole più importanti connotanti il sodalizio e che ne contraddistinguono l’operatività vi è quella della riservatezza, qualità  che ciascun sodale doveva far propria al fine di assicurare la segretezza del vincolo ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

A tal proposito eloquente era la conversazione tra presenti intercettata in data 20.04.2013 tra BUZZI Salvatore e CAMPENNI’ Giovanni, nel corso della quale il primo descriveva il comportamento di CARMINATI Massimo, estremamente riservato nel comunicare elementi di interesse dell’organizzazione, nonostante il legame di estrema fiducia che intercorreva tra gli stessi sodali; era possibile comprendere, inoltre, che tale comportamento era da imputare alla necessità di tutelare l’integrità e gli interessi del sodalizio (nonché quelli di ciascun sodale). Il BUZZI poneva l’accento, infatti, sulla circostanza secondo cui, se il CARMINATI avesse avuto un qualche tipo di problema giudiziario, quest’ultimo non avrebbe mai aperto bocca sulla natura dei propri legami con altri soggetti, certezza che il BUZZI faceva derivare anche dalla consapevolezza che il sodale gli teneva nascosti molti particolari dei propri rapporti e del proprio circuito relazionale. Ovviamente tale atteggiamento del CARMINATI era volto anche a propria tutela in caso di coinvolgimento dello stesso BUZZI: “bisogna essere riservati, non parlà troppo, anzi ste cose di cui non le sa nessuno, nemmeno Alessandra perché..infatti l’ho ripreso da Massimo, Massimo è bravissimo, lui non parla, parla pochissimo perché dice <meno sai, meno ti dico, meno sai e più stai sicuro>… non devi sapè le cose…il meno possibile”.

S: bisogna essere riservati, non parlà troppo, anzi ste cose di cui non le sa nessuno, nemmeno Alessandra perché..infatti l’ho ripreso da Massimo, Massimo è bravissimo, lui non parla, parla pochissimo perché dice <meno sai, meno ti dico, meno sai e più stai sicuro>

CA: e ecco quello che ti dice quando si era in Calabria che ti dicevo io…  

S: non devi sapè le cose…il meno possibile.

CA: e scusami, che ti dicevo io…Salvatore…quella eh perché quella <eh ma dobbiamo…ma qua dovete conoscere>, “se avete conosciuto a me…domani esco pazzo?” gli ho detto io.

Ulteriore elemento che contraddistingue l’operatività del sodalizio, è la particolare attenzione alle comunicazioni telefoniche, finalizzata ad eludere le indagini.

In particolare, le tecniche comunicative impiegate dall’organizzazione si delineano secondo i seguenti caratteri:

.. l’utilizzo di utenze telefoniche “dedicate” con periodico e contestuale cambio degli apparati cellulari e delle schede sim intestate a persone del tutto estranee al loro circuito relazionale;

.. il frequente impiego di posti telefonici pubblici o di utenze attestate presso esercizi pubblici ritenuti sicuri;

.. le conversazioni telefoniche spesso immediatamente precedenti ad appuntamenti di persona, in luoghi concordati o indicati attraverso riferimenti allusivi;

.. la limitazione imposta ai sodali nel contattare direttamente CARMINATI Massimo, indiscusso capo dell’associazione, e di non farne mai il nome per telefono.

.. l’utilizzo di sistemi volti, nelle intenzioni del sodalizio, all’elusione delle intercettazioni ambientali (c.d. “Jammer”) nei luoghi ove questi tenevano riunioni e la frequente attività di bonifica di luoghi e veicoli.

-i vincoli gerarchici 

Plurime acquisizioni investigative, diffusamente illustrate nella informativa del Reparto Anticrimine del ROS depositata in data 11 luglio 2014  confermavano i vincoli di rigida gerarchia interna al gruppo criminale facendo apparire quindi chiaro che i sodali e gli affiliati all’associazione diretta da CARMINATI Massimo, sottostavano in pieno alle decisioni intraprese da quest’ultimo per il bene dell’intero sodalizio. Ciò si verificava sia in ambito squisitamente criminale, sia nei rapporti con quel mondo imprenditoriale divenuto, come sopra evidenziato, ormai funzionale per soddisfare gli appetiti dell’organizzazione.

Anche su questo punto, particolarmente esemplificative sono le dichiarazioni del collaboratore GRILLI Roberto. In particolare nell’interrogatorio reso il 9 maggio 2012, il GRILLI in riferimento al rapporto che intercorreva tra il BRUGIA ed il CARMINATI riferiva: “…omissis…Allora, tornando a Brugia e Carminati, la mia convinzione ovviamente, che non potrebbe essere altrimenti, visto il background criminale normalmente è il Bru… anche se tu lì parlano insieme, scherzano, ridono insieme, c’hanno i cani, hanno fatto accoppiare i cani insieme, quindi c’è un rapporto di amicizia direi fraterna, è normale che, visto il background, uno come li vede? Li vede come un Brugia subordinato a Carminati, non potrebbe essere altrimenti, una persona di media intelligenza, vedendo l’età e il background criminale se pensi che c’è una collaborazione fra di loro, come pare chiaro dal fatto che stanno quotidianamente insieme, si spostano a parlare, incontrano gente, se ne vanno, tornano, il distributore… (…omissis…) quelle cose fallimentari le ha fatte solo Brugia, le cose che camminano le fanno insieme perché quell’altro è un’altra testa. E’ chiaro che vedendoli così tu che pensi? Sì, sono amici, rispetto e tutto, però… (…omissis…)amici sì, ma uno subordinato all’altro, è una cosa palese.

Il palese rapporto gerarchico che sussisteva fra il BRUGIA ed il CARMINATI, GRILLI Roberto lo evidenziava anche nei confronti degli altri appartenenti al sodalizio con i quali era venuto in contatto e che riconduceva al medesimo rapporto di subordinazione, in particolare CARROCCIA Massimo, CALVIO Matteo e DE CARLO Giovanni: “Questo ti dà l’idea chiara e palese che comunque una sudditanza, che sia fisica, psicologica, quella che vogliamo chiamare è normale di un Brugia rispetto a Carminati, è normale, quindi pur lavorando insieme, pur lavorando con Carroccia (CARROCCIA Massimo ndr), Bojo (CALVIO Matteo ndr), Giovannone (DE CARLO Giovanni ndr) che gli fa le cose…” e ancora nei riguardi di IANNILLI Marco: “allora dico allora Iannilli è uno… se oltre che l’ho conosciuto, m’ha portato a casa, una villa della madonna… lavora anche con Carminati, dico cavolo, se Carminati ha rapporti stretti con Iannilli, Iannilli è uno di fiducia, perché? Perché Carminati non lo sòli (inteso: “non lo puoi raggirare” ndr), se io, Roberto Grilli do un milione di euro a Iannilli può darsi, non lo so, tendo a escluderlo, ma che Iannilli mi sòli… penso che prima di solàre Carminati magari Iannilli ci pensi qualche attimo di più, sempre per tornare al backgroud”.

Una esemplare dimostrazione della conoscenza dell’esistenza di una “scala gerarchica” all’interno del sodalizio diretto da CARMINATI Massimo era fornito dalle limpide parole dell’imprenditore MACCHI Filippo Maria.

Quest’ultimo, che – come si vedrà nel dettaglio nell’apposito paragrafo relativo ai rapporti intrattenuti con GAUDENZI Fabio – aveva avuto modo di entrare in contatto con l’organizzazione in esame, a cui aveva richiesto sostegno economico, spiegava, telefonicamente, allo zio PASSERI Paolo di aver avuto modo di comprendere che ogni sodale era costretto a sottostare alla struttura verticistica dell’organizzazione, portando ad esempio proprio il caso di GAUDENZI Fabio: “…a Roma esiste pure una scala gerarchica…capito…non è che…cioè…se Fabio (GAUDENZI Fabio) dice…è come…è come se quello che tu sai che sta lì, al benzinaio (CON OVVIO RIFERIMENTO A CARMINATI MASSIMO) , dice a Fabio de chiamarlo e Fabio non lo chiama…eh…lo deve chiama’ per forza…

Un ulteriore segno della presenza di una strutturata gerarchia tra gli stessi affiliati veniva data dall’analisi di alcune conversazioni captate a carico di CALVIO Matteo, nelle quali veniva riconosciuto da questi il ruolo apicale di BRUGIA Riccardo, vero “alter ego” di CARMINATI Massimo nei rapporti con quella che appariva essere la componente militare dell’organizzazione. Alle ore 12.46 del 03.04.2013 CALVIO Matteo veniva contattato da BONO Tiziana, dall’utenza 3294578613, la quale domandava se poteva consegnargli il cane che, a sua volta, CALVIO Matteo doveva portare da BRUGIA Riccardo. CALVIO Matteo rispondeva che al momento si trovava a corso Francia e BONO Tiziana, pensando di agevolare l’operazione, chiedeva “ma loro abitano a corso Francia?”. CALVIO Matteo rispondeva “no lui abita a Valle Mauricana” e evidenziava che dovevano procedere in un certo modo perché “già lo avevo detto a tua sorella, siccome sono gente particolare, non è che ti posso accompagnare a casa loro (…) ma non te lo ha detto tua sorella?”. BONO Tiziana affermava “per carità”. CALVIO Matteo chiariva “ma mica perché non mi fido, perché magari sono cose, sono gente di un certo tipo, sono boss, non vogliono nessuno, non vogliono sape’ dove cazzo abiti, è solo per questo”. BONO Tiziana si adeguava alla situazione e CALVIO Matteo puntualizzava che “glielo avevo già detto a Loredana (BONO LOREDANA sorella di Tiziana e legata sentimentalmente a CALVIO Matteo), non te ce posso proprio porta’ hai capito?”. i due interlocutori rimanevano d’intesa che si sarebbero incontrati il giorno seguente

Il ruolo apicale rivestito da CARMINATI Massimo veniva inoltre confermato in un ulteriore episodio che vedeva coinvolto il sodale GAUDENZI Fabio.

Nel corso di una conversazione telefonica intercorsa con PETRUZZA Carlo Alberto in data 21 ottobre 2013 si comprendeva che il GAUDENZI, tempo addietro, era venuto a conoscenza del fatto che tali OGGIANO Claudio e CAMPANA Giorgio lo avevano deliberatamente ingannato in merito ad i rapporti intrattenuti con BALDI Alessia, in passato legata sentimentalmente al GAUDENZI, che lo aveva tradito con tale “Walter”.

Nel corso del dialogo si palesava che il GAUDENZI aveva serbato rancore verso i citati soggetti per molto tempo e di aver atteso anni per vendicarsi dell’affronto subito; la gravità delle azioni, a dire dello stesso GAUDENZI – con l’adesione del PETRUZZA – non stava tanto nell’aver taciuto sulla relazione tra BALDI Alessia ed il citato Walter, quanto nell’aver sfidato una persona dal comprovato spessore criminale come GAUDENZI Fabio.

Il GAUDENZI sottolineava il comportamento irriguardoso nei suoi confronti posto in essere non tanto da Walter quanto dal CAMPANA e dall’OGGIANO che si erano presentati dal GAUDENZI per chiedergli le chiavi della casa in Brasile per portarci la BALDI a sua insaputa.

A tal proposito GAUDENZI Fabio, per descrivere con maggiore incisività il suo stato di collera quando aveva appreso dell’inganno, raccontava di essere andato “ner pallone” e di aver avuto intenzione di uccidere i colpevoli, circostanza che gli era stata assolutamente vietata dal “Compare”, il quale lo aveva immediatamente riportato all’ordine: “io, io te dico na cosa Cà, io posso…ti ripeto io in quel momento so annato ner pallone ok? però sfido chiunque, chiunque Cà chiunque…perchè io so annato dar Compare ho detto “mo lo faccio” me l’ha vietato Carlè, ma io lo avrei fatto non l’ho potuto fà, non l’ho potuto fà hai capito?

Appare opportuno sottolineare che, nel corso dell’intera attività di indagine, numerose erano le occasioni in cui GAUDENZI Fabio, discutendo con i propri interlocutori del momento, faceva riferimento a CARMINATI Massimo indicandolo come “il Compare”.

Inoltre, che il carisma di CARMINATI Massimo valicasse i rigidi confini della “strada” e si imponesse quale interlocutore sul quale fare affidamento anche per costruire carriere politiche veniva confermato dall’analisi complessiva delle acquisizioni fatte a carico del sodalizio.

Una esemplare dimostrazione della conoscenza dell’esistenza di una “scala gerarchica” all’interno del sodalizio diretto da CARMINATI Massimo era fornito dalle limpide parole dell’imprenditore MACCHI Filippo Maria.

Quest’ultimo, che – come si vedrà nel dettaglio nell’apposito paragrafo inerente i rapporti intrattenuti con GAUDENZI Fabio – aveva avuto modo di entrare in contatto con l’organizzazione in esame, a cui aveva richiesto sostegno economico, spiegava, telefonicamente, allo zio PASSERI Paolo di aver avuto modo di comprendere che ogni sodale era costretto a sottostare alla struttura verticistica dell’organizzazione, portando ad esempio proprio il caso di GAUDENZI Fabio: “…a Roma esiste pure una scala gerarchica…capito…non è che…cioè…se Fabio (GAUDENZI Fabio) dice…è come…è come se quello che tu sai che sta lì, al benzinaio (CON OVVIO RIFERIMENTO A CARMINATI MASSIMO), dice a Fabio de chiamarlo e Fabio non lo chiama…eh…lo deve chiama’ per forza…”.

gli infami

L’assoggettamento e l’omertà sono due dirette conseguenze della forza d’intimidazione espressa dal sodalizio mafioso. L’infame è il soggetto che non rispetta l’omertà intesa come mancanza di collaborazione con le istituzioni e per tale motivo viene disprezzato e punito.

A dimostrazione del fatto che l’omertà nei confronti dell’associazione di cui si sta trattando sia diffuso, si evidenzia che mai, nel corso delle investigazioni, è stato riscontrato che alcuno abbia presentato una denuncia per i fatti emersi nel corso delle indagini.

Illuminante al riguardo è una vicenda narrata da BRUGIA Riccardo. Nel raccontare le modalità con cui in passato gli era stata richiesta collaborazione da parte dell’appartenente all’Arma dei Carabinieri, CAMILLETTI Lucio, BRUGIA si mostrava contrario a partecipare all’incontro richiestogli dall’uomo: “mi manda a chiamare lui..inc..ma io posso annà ad un appuntamento con questo”; spiegava, inoltre, di aver richiesto il sostegno di “Mario” (di cui non forniva ulteriori elementi utili all’identificazione) in quanto preoccupato che qualche pregiudicato, transitando, lo avesse potuto notare in compagnia de “la guardia” (CAMILLETTI Lucio) e, pertanto, trarre una errata conseguenza in merito ad un eventuale rapporto di collaborazione dello stesso BRUGIA: “dico a Mario così, così “eh, mo’ ancora non ce vai mai”, dico però, “Mariè..se mi accompagni”, “ma perchè che c’è”, “eh, no non voglio me vede… passa qualche pregiudicato e me vede qua con”[…[…] ma che ne so, vede Brugia  fa..pija la spiata…”

Nel corso del mese di dicembre 2013, si comprendeva che il sodale CALVIO Matteo aveva intrapreso una collaborazione – come si vedrà nel dettaglio più avanti – con un appartenente alla Guardia di Finanza, fornendo informazioni relative a soggetti che, comunque, non rientravano nella sfera di influenza del sodalizio di cui egli era parte.

Il CALVIO, evidentemente conscio della pericolosità dell’atteggiamento che avrebbe tenuto, si rivolgeva a CARMINATI Massimo ed a BRUGIA Riccardo – in virtù di quel vincolo gerarchico già descritto in precedenza –  per discutere della questione e richiedere l’autorizzazione ad operare.

Alle ore 12.05 del 16.01.2014, infatti, i tre soggetti si trovavano presso la stazione di rifornimento ENI di Corso Francia – come confermato dal servizio di video osservazione diretto in loco –  quando il CALVIO spiegava i termini della propria collaborazione.

Sia il BRUGIA che il CARMINATI apparivano consapevoli del rischio a cui si stava esponendo il CALVIO, il quale avrebbe potuto subire un duplice danno dalla propria collaborazione; il primo era da riferire alla possibilità che se egli avesse commesso qualche errore nei rapporti con i militari avrebbe potuto essere coinvolto dagli stessi in vicende giudiziarie. Il CARMINATI riferiva, infatti: “non c’hanno manco bisogno, te fanno un bucio de culo così grosso, dicono “va bene a questo punto t’arrestamo”… ma mica puoi… mica penserai che puoi fa il furbo con loro?… quelli so più furbi di me e te messi insieme”, supportato dalle considerazioni del BRUGIA che chiosava “sappi che è…che è un giochetto, è un giochetto che può diventà pericoloso..”

Il CARMINATI, pur spiegando al CALVIO di essere consapevole della sua onestà nei confronti della propria organizzazione, in quanto “se facevi la spia, mica parlavi con noi”, proseguiva nel tentativo di distogliere l’interlocutore dal proprio intento collaborativo; pertanto, egli invitava il CALVIO a “non me fa impicci…non fa impicci…”.

Tale frase appariva ancora più rilevante se messa in rapporto al secondo ordine di problematiche che sarebbero state messe in evidenza da una eventuale collaborazione fornita dal CALVIO; se quest’ultimo, infatti, fosse stato etichettato dagli esterni all’associazione come “infiltrato d’a Finanza”, e di conseguenza come “infame”, sarebbe stato lo stesso sodalizio a subire un grave danno d’immagine.

Il concetto appena espresso veniva rafforzato da quanto esplicitato dal BRUGIA il quale, infatti, paventava al CALVIO la possibilità che “un domani magari …inc…che magari mannano a dì “oh…attenti che li c’avete l’in…l’infiltrato da Finanza”… ecco come funzionano sti giochetti Matteo

Ulteriore esempio, in tal senso, era fornito dalla conversazione tra presenti intercorsa in data 23.01.2013 tra il CARMINATI e BRUGIA Riccardo presso il bar Vigna Stelluti, nel corso della quale ben si comprendeva l’atteggiamento che il sodalizio attuava nei confronti dei soggetti che collaboravano con le Forze di Polizia o che, comunque, non si attenevano alle linee guida dettate dallo stesso.

Dalle ore 17.38, il CARMINATI dialogava con il BRUGIA in merito alla figura del sodale GAUDENZI Fabio; il CARMINATI riferiva di aver discusso con il GAUDENZI di un soggetto appellato “Giovannino” (identificato nel corso dell’attività in CASALINI Giovanni, alias “Giovannino il miliardario”) con cui il GAUDENZI era solito recarsi in vacanza nell’Argentario come suo ospite. Il CARMINATI specificava di aver fatto comprendere al GAUDENZI che il citato “Giovannino” era un “infame fracico” già dal 2007, in quanto “ha fatto beve la gente”; a tal proposito, aggiungeva di aver consigliato al GAUDENZI di non fare affari con il soggetto in quanto vi sarebbe stato il rischio che “quello magari ti accolla qualcosa”. Particolarmente rilevante risultavano le indicazioni del CARMINATI in merito all’atteggiamento da tenere nei confronti dei soggetti definiti “infami”, che, a suo dire, andavano completamente isolati dal sodalizio, astenendosi dal frequentarli anche per le vicende più futili: “va bene che è finito tutto non esiste ma posso andà al mare con un infame aho!”.

La certezza dell’infamità da parte del CASALINI derivava dal fatto che sia il CARMINATI che il BRUGIA avevano avuto modo di leggere delle dichiarazioni rilasciate dal soggetto, con cui, appunto, “ha fatto beve la gente 

Prassi comune e linea di condotta espressa dal sodalizio, era quindi quella di avvisare tutti i sodali della presenza di “infami” tra le proprie conoscenze, anche allo scopo di ribadire le regole dell’associazione e rimarcare la forza d’intimidazione della stessa; così come avvenuto nel caso di GAUDENZI Fabio, immediatamente richiamato all’ordine dal CARMINATI, anche il sodale CALVIO Matteo (soprannominato “Watson”) veniva reso edotto dell’inclinazione mostrata dal CASALINI”. Nell’occasione, il BRUGIA riferiva di aver dimenticato di mettere al corrente della situazione di “Giovannino” anche CALVIO Matteo, anche al fine di dare soddisfazione a quest’ultimo, il quale era stato tra i primi a rendersi conto del comportamento scorretto tenuto dal CASALINI. Dal contenuto dei dialoghi, emergeva, infatti, che il CALVIO, in passato, aveva avuto modo di sospettare che il citato CASALINI “voleva far beve con la roba”, inducendolo pertanto a ritenere il soggetto un “infame fracico”, motivo che sarebbe stato sufficiente a giustificare una spedizione punitiva nei suoi confronti. BRUGIA Riccardo riferiva, infatti: “Matteo me lo ha detto subito “questo è infame fracico e voleva far beve con la roba…” lo vedi Matteo, lo vedi…alla fine c’aveva ragione, ha detto “sto infame lo ammazzo di botte mi ha buttato la roba dentro a “…. lo vedi”.

i legami con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi

Nel corso dell’attività di indagine emergevano numerosi contatti tra i sodali e gli affiliati all’associazione diretta da CARMINATI Massimo ed appartenenti alle varie Forze di Polizia.

Il contatto più frequente e comune a numerosi sodali era quello con URSINI Massimo, soprannominato dai sodali “Massimetto la guardia” appartenente alla Polizia di Stato il quale forniva numerosi congegni elettronici a prezzo fuori mercato.

La vicenda era esposta dallo stesso CARMINATI Massimo, il quale, nel corso di una conversazione tra presenti intercettata in data 26.10.2013  all’interno del veicolo Smart Brabus in uso a questi con il sodale GAGLIANONE Agostino.

Il CARMINATI raccontava infatti al sodale che in caso ne avesse avuto necessità, egli era in grado di procurargli degli I-phone di generazioni precedenti al prezzo di 200 euro precisando di averne regalati a tutta la propria famiglia.

Il CARMINATI spiegava infatti di essere in contatto con un soggetto in grado di fornirgli telefoni cellulari  ed altri elettrodomestici ad un prezzo scontato almeno del 40%: “ c’ho uno che ce ruba tutto da Pisallo (fonetico).. capito?…da coso…ce pija…sotto Natale…ci porta qualunque cosa ce serve de elettrodomestici, de televisori, de cose così, se ti serve chiamiamo inc…io mi sono preso un televisore, ancora non l’ho montato, perchè col fatto che sto a cercà casa manco lo monto, il sony quello…il sony quello gigantesco che… …con tutto l’impianto…si…quello laterale…costava quattro sacchi e mezzo…l’ho pagato duemila…  ce l’abbiamo insomma la mossa, giustamente… tutta roba gra …anche elettrodomestici…devi pija qualche asciugatrice  lavasciuga, la lavatrice… tutta roba Miele la paghiamo come la Indesit…inc… minimo il 40% de sconto… co con lo scontrino eh, regolare eh”.

Della figura dell’URSINI discutevano CARMINATI Massimo e BRUGIA Riccardo nel corso di una conversazione tra presenti registrata in data 21.12.2012 a bordo del veicolo Audi A1 in  uso al CARMINATI.

Il CARMINATI, transitando tra via Lungotevere delle Armi e via Nicotera – ove hanno sede numerosi uffici del Genio della Marina Militare e del Ministero della Difesa per la Marina – faceva notare al BRUGIA la presenza del veicolo solitamente in uso a “Massimetto la Guardia”, che riferiva appartenere al personale di scorta al Ministero.

I due interlocutori si lasciavano quindi andare ad una serie di apprezzamenti poco lusinghieri sulla figura dell’uomo; in particolare il CARMINATI recriminava il fatto che l’URSINI “fa schifo perchè c’ha un peccato originale …non sai se devi fare la guardia o il ladro”, mentre il BRUGIA mostrava di essere a conoscenza del fatto che “ma lui è raccomandato fracico fa impicci ruba spaccia fa tutto. . .chi se lo incula me fa schifo

Massimo: …..mi sono scordato di chiedergli a BOBO . . .se è venuto sto encefalitico a  pijà i soldi. . .gli ho lasciato tutti i soldi. . .

Brugia: . . . ma chi?  

Massimo: …MASSIMETTO

Brugia: . . .chi?

Massimo: . . . Massimetto. . .Massimo..LA GUARDIA. . .

Brugia: . . .deve passare perchè mi deve portare il giocattolo per Mattia . . eh

Massimo: ah, si

Brugia: ..inc..2013..come.. la play station. . .all’una e mezza ha detto che passava

Massimo: . . . la macchina sta qua compà. . .e che non la vedi 

Brugia: . . .ma perchè che fa. . .

Massimo: . . .lui sta qua fa la scorta qua compà ma che non la vedi la macchina sua?

Brugia: . . . no

Massimo: . . .la bianca sta parcheggiata. . . certe volte la tiene pure dietro la cosa

Brugia: . . .ma che c’è qui. . . 

Massimo: . . .Ministero della cosa lui fa qui la guardia al Ministero . . .

Brugia: . . .è raccomandato fracico questo

Massimo: . . .lui non fa un cazzo tutto il giorno . . .

Brugia: . . . ma lui è raccomandato fracico

Massimo: …inc..

Brugia:   fa impicci, ruba, spaccia fa tutto. . .

Massimo: fa tutto

Brugia: eh

Massimo: fa bene..finchè..inc..

Brugia: chi se lo incula me fa schifo 

Massimo: . . .fa schifo perchè c’ha un peccato originale. . .

Brugia: . . .inc..fate li sbirri e siete papponi…

Massimo: si

Brugia: .vaffanculo

Massimo: . . .non sai se devi fare la guardia al ladro. . .

Brugia: . . .eh bravo va a cacà va

Che i due soggetti identificassero URSINI Massimo in “Massimetto la guardia” – oltre a numerose conversazioni telefoniche in cui lo stesso URSINI si presentava come “Massimetto” – era confermato anche dal fatto che, secondo quanto accertato nel corso dell’attività, l’URSINI utilizzava per i propri spostamenti una BMW X3 di colore bianco targata EN482FW ed intestata al padre URSINI Walter.

Luogo di consegna per gli elettrodomestici ordinati dal sodalizio del CARMINATI era la stazione di rifornimento ENI. Oltre a quanto evidenziato dal servizio di video osservazione diretto in loco, numerose erano le acquisizioni derivanti dall’intercettazione di conversazioni telefoniche nel corso delle quali si evinceva la disponibilità dell’URSINI a procurare piccoli elettrodomestici, congegni elettronici ed apparecchi telefonici a prezzi fuori mercato.

Altro soggetto risultato in rapporti con il sodalizio è CAMILLETTI Lucio, ex appartenente all’Arma dei Carabinieri. Dalle attività tecniche emergeva che il CAMILLETTI aveva fornito in passato sia a CARMINATI Massimo che a BRUGIA Riccardo alcuni esemplari di cane di razza Corso.

La frequentazione con l’uomo, secondo quanto espresso da BRUGIA Riccardo, risaliva a molti anni addietro; alle ore 12.52 del 27.09.2013 l’uomo raccontava a MARINI Alessia e CALVIO Matteo – ed alla presenza di CARMINATI Massimo – di come anni prima, quando egli era ancora sposato e non aveva ancora aperto il proprio ristorante, aveva conosciuto “Lucio” (CAMILLETTI Lucio) che indicava come maresciallo all’epoca facente parte del ROS. Il BRUGIA raccontava che l’uomo lo pedinava da tre giorni quando il BRUGIA lo aveva avvicinato consigliandogli di cambiare autovettura. Il “Lucio” aveva ovviamente evitato di qualificarsi riferendo di essere un “ferroviere” ed il BRUGIA era andato via; tempo dopo “Lucio” aveva chiesto al BRUGIA un incontro al fine di stabilire una collaborazione e da quel momento era nata una frequentazione, sottolineando di essere stato preoccupato della possibilità di essere notato da “qualche pregiudicato” in compagnia del militare, circostanza che lo avrebbe reso agli occhi degli altri “un infame”:

Alle ore 13:19 del 30.01.2013 a bordo dell’autovettura Audi a1 in uso a CARMINATI Massimo si rilevava la presenza di quest’ultimo in compagnia di BRUGIA Riccardo.

Lungo il tragitto il BRUGIA pensava di aver riconosciuto un soggetto di nome “Lucio”, evidentemente identificabile nel citato CAMILLETTI Lucio, che il CARMINATI riferiva avrebbe avuto almeno due cani di razza Corso al fianco. Il BRUGIA riferiva di non vedere il soggetto in questione da moltissimo tempo e che anche CALVIO Matteo tempo addietro gli aveva chiesto di “Lucio” in quanto lo aveva incontrato da uno spacciatore a Prima Porta, nei pressi del cimitero, dove il soggetto si era recato “con la macchina dell’ufficio”. I due commentavano la figura del militare, che i due riferivano avesse intenzione di prepensionarsi; a tal proposito entrambi gli interlocutori si interrogavano sull’opportunità di “mettere per strada” (intendendo il far lavorare il soggetto in servizio di pattuglia) il CAMILLETTI che i due ritenevano che “non sta bene”.

Il CARMINATI commentava, infatti, che il CAMILLETTI fosse “un altro che c’ha la lingua lunga…”, ovvero molto disponibile a lasciarsi andare con soggetti criminali – tra cui erano evidentemente compresi gli interlocutori – con cui di fatto collaborava.

Egli sottolineava, inoltre, che le figure militari come il CAMILLETTI – di cui indicava il trascorso di appartenenza al Reparto Operativo – “un po’ so guardie un po’ so ladri…” in quanto “mutuano” l’atteggiamento dei soggetti su cui indagano e “gli piace un po’ sta in mezzo alla strada, ove il termine “strada” è inteso nell’accezione precedentemente delineata di appartenenza ad un ambiente criminale: “sì…è un altro che c’ha la lingua lunga…ma sai perché? perchè come tutti questi che sono stati magari nei reparti operativi…un po’ mutuano no?..se tu vedi questi dei reparti operativi un po’ so guardie un po’ so’ ladri..gli piace un po’ sta in mezzo alla strada…certe co..poi lui è..sostanzialmente  è pure uno che magari…è pure coraggioso fisicamente…quindi ha fatto pure comodo sotto certi aspetti…pero’…poi è normale che ..poi dopo dai..dai reparti operativi vai affanculo al Commissariato…”

Nel corso della conversazione BRUGIA Riccardo faceva inoltre riferimento al fatto che il CAMILLETTI gli aveva riportato che un soggetto soprannominato “Tapiro” stava spargendo delle voci in merito ad una circostanza di cui il BRUGIA non esplicitava il contenuto: “e viene…e viene..fatalità..l’altro giorno è venuto a dire ..”no perchè Tapiro và dicendo in giro…ah..Lucio…ma sai a me quello che mi  dice Tapiro a me non me ne frega un cazzo”. Il BRUGIA stesso, pur accettando l’informazione fornitagli dal militare, gli aveva risposto che poco gli importava delle parole del “Tapiro” in quanto “quello che dicono..o quello …lo sanno bene…lo sanno bene..”

Alle ore 16:59 del 10.10.2013 nei pressi dell’attività commerciale Blue Marlyn si registrava la presenza di CARMINATI Massimo, MARINI Alessia e BRUGIA RICCARDO. Dalle ore 17.15 i tre soggetti discutevano della figura di “Lucio” (CAMILLETTI Lucio) in merito alla nascita dei cuccioli del cane del BRUGIA. A proposito dell’uomo, il BRUGIA raccontava un episodio avvenuto poco tempo addietro quando “Lucio” aveva citofonato con insistenza alla sua abitazione; tale comportamento era apparso strano al BRUGIA il quale riferiva che solitamente “Lucio” citofonava una sola volta. Tale comportamento dell’uomo lo aveva indotto a pensare che l’appartenente alle FFPP avesse voluto “drizza’…qualche cosa”, a dire del BRUGIA, invece, “Lucio” voleva solo avere notizia delle condizioni di salute del cane che a breve avrebbe dovuto partorire.

La circostanza secondo la quale il CAMILLETTI fosse solito recarsi direttamente presso l’abitazione di BRUGIA Riccardo o di accordare con quest’ultimo o la compagna UGAZIO Annalisa gli incontri in loco emergeva nel corso di varie acquisizioni telefoniche.

L’utenza di servizio intestata al Comando generale dell’Arma dei Carabinieri avente n. 3313627298 risultava, infatti, aver intrattenuto contatti, nel corso del tempo con le utenze in uso a BRUGIA Riccardo nonché con l’utenza attestata presso la stazione di rifornimento ENI di Corso Francia, elemento che confermava che – come visto in relazione a tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine – l’attività commerciale in questione venisse utilizzata come luogo di smistamento delle informazioni da riferire ai sodali.

In particolare, in data 11.12.2013, veniva registrata una conversazione tra CAMILLETTI Lucio ed UGAZIO Annalisa – sempre utilizzando l’utenza di rete fissa attestata presso la stazione di rifornimento – nel corso della quale, dopo aver parlato della vaccinazione di cuccioli, il CAMILLETTI Lucio chiedeva se vi fosse “psyco”, ricevendo risposta negativa dalla donna A tale risposta il CAMILLETTI chiedeva di riferire al soggetto “passo io stasera che gli devo parla’, capito…“, aggiungendo che “tra tre minuti, sto…passo lì davanti…“.

Il sistema di video-osservazione installato in direzione della stazione di servizio “Eni” di Corso Francia registrava infatti l’arrivo, qualche minuto dopo la conversazione telefonica, di CAMILLETTI Lucio presso il citato distributore carburanti

Altro appartenente alle Forze dell’ordine in contatto con esponenti del sodalizio indagato era NITTI Salvatore, appartenente alla Polizia di Stato oggi in pensione, soprannominato dai sodali “Salvatore la guardia”, il quale, già nel corso dell’anno 2011, risultava essere in contatto con CARMINATI Massimo.

Un primo contatto del soggetto in questione avveniva in data 08.11.2011 quando era CARMINATI Massimo – presentatosi come “quello del Blue Marlyn –  ad interessare il NITTI, in merito ad una documentazione che l’uomo avrebbe dovuto presentare. Nell’occasione il NITTI chiedeva all’interlocutore di raggiungerlo presso il suo ufficio sito a Ponte Milvio.

In quel periodo il CARMINATI si stava adoperando al fine di disbrigare le pratiche necessarie al rilascio del passaporto, avendo egli intenzione di partire alla volta di Londra per far visita ai propri sodali – compreso SPADAVECCHIA Vittorio – residenti in loco.

Nel corso del tempo si comprendeva che del contatto con “Salvatore la guardia” usufruivano anche gli altri sodali e che egli era stato istruito sulla funzione svolta dalla stazione di rifornimento ENI nell’ambito degli incontri da intrattenere con i sodali.

La circostanza era confermata, tra l’altro da una serie di acquisizioni verificatesi nel corso del mese di dicembre 2013 e dei mesi a seguire.

Alle ore 11.00 del 17.12.2013 UGAZIO Annalisa veniva contattata da NITTI Salvatore, sull’utenza fissa attestata presso la stazione di servizio ENI di corso Francia; il NITTI, dopo aver chiesto alla donna di BRUGIA Riccardo, chiedeva di ricordare all’uomo di portare della documentazione all’incontro che i due avevano già fissato alle ore 19.45 presso l’abitazione del NITTI (sita in via Flaminia n. 732/I), incontro a cui avrebbe preso parte anche LACOPO Roberto.

Alle ore 19.39 del 17.12.2013 BRUGIA RICCARDO contattava NITTI SALVATORE al quale riferiva di essere sotto casa sua. Dopo un minuto il BRUGIA riceveva la telefonata di LACOPO Roberto il quale, riferendo di trovarsi ancora in via Oriolo Romano, chiedeva al BRUGIA di attenderlo “qua sotto”

Alle ore 19.44 del 17.12.2013 LACOPO ROBERTO contattava Manuele sull’utenza 3357286962 (intestata a Telecom Italia, sede a Milano in Piazza Affari nr.2) al quale riferiva che sarebbero passati a prendere NITTI SALVATORE e poi lui. Manuele rispondeva di trovarsi ancora in via Cortina d’Ampezzo sottolineando che la zona era piena di Carabinieri. Manuele si mostrava  preoccupato dal fatto di non poter circolare con la propria autovettura.

Alle ore 19.49 del 17.12.2013 BRUGIA Riccardo veniva contattato da LACOPO ROBERTO al quale riferiva che stava prendendo l’ascensore. LACOPO Roberto rispondeva di essere arrivato, BRUGIA RICCARDO diceva che il padre, BRUGIA Mario e NITTI SALVATORE erano già saliti.

Il giorno seguente si registrava una serie di conversazioni telefoniche che facevano comprendere che parte dell’interessamento del NITTI era da mettere in relazione ad una visita medica a cui avrebbe dovuto sottoporsi il padre di BRUGIA Riccardo al quale, infatti, LACOPO Roberto ricordava“”quando stai da quella persona, gli dici che vai da parte di quello là“, chiedendo conferma all’interlocutore che questi ricordasse il nome da riferire ed ottenendo conferma da parte dello stesso BRUGIA.

Nel corso del mese di febbraio 2014, inoltre, si registrava una serie di eventi che permettevano di comprendere che i sodali necessitavano ancora del supporto fornito da NITTI Salvatore.

Alle ore 10:40 del 10.02.2014 CARMINATI MASSIMO e BRUGIA RICCARDO si trattenevano presso la stazione di rifornimento ENI in compagnia di NITTI Salvatore (giunto a bordo di una Smart di colore scuro targata DZ458WY) e LACOPO Roberto a colloquio tra di loro.

Il giorno seguente CARMINATI MASSIMO, utilizzando l’utenza radiomobile in uso a LACOPO ROBERTO, contattava NITTI SALVATORE con il quale si scusava per aver dimenticato un appuntamento ed al quale mostrava la propria disponibilità ad incontrarlo immediatamente “se vogliamo fare un salto a vederlo, intanto…”. I due concordavano di fissare un nuovo appuntamento per il seguente giovedì (13.02.2014) per visionare un luogo (per cui era necessario vi fosse un tempo metereologico favorevole) previo contatto telefonico.

Di particolare rilievo anche l’incontro registrato in data 04.10.2013 presso il distributore di Corso Francia tra CARMINATI Massimo e due soggetti, allo stato non identificati, giunti a bordo dell’autovettura Alfa Romeo 156 di colore grigio targata CJ601GF, intestata alla Questura di Roma, via Alvari 48.

Le attività tecniche in corso nell’area antistante il distributore consentivano di registrare parte della conversazione  intrattenuta da CARMINATI Massimo con i due soggetti giunti a bordo del veicolo di cui sopra; gli interlocutori  dialogavano del trascorso criminale del CARMINATI, facendo comprendere che essi avessero ben chiaro la caratura del personaggio con cui si stavano relazionando, tanto che uno dei due affermava “l’ho sentita la..inc…..non sei stato un santo diciamo…non sei stato un santo però manco sei stato…”..

I due soggetti, inoltre, discutevano apertamente con il CARMINATI del fatto che questi fosse oggetto di un’indagine condotta dalle Forze di Polizia, motivo per cui egli avrebbe dovuto adottare delle cautele ritenute necessarie al fine di evitare l’attenzione degli inquirenti sulla sua figura:

Uomo: perchè adesso te stai sotto indagine

Uomo2: oppure per dire che devi… devi evità..devi evitare …inc…

Carminati: è un casino..inc..perchè..

Ulteriore conferma della conoscenza del trascorso criminale del CARMINATI da parte dei due soggetti giungeva dal racconto dell’episodio in cui CARMINATI aveva intrapreso un conflitto a fuoco con un appartenente alla Polizia di Stato, sparando, evidentemente per uccidere, tanto che uno degli odierni interlocutori chiedeva: “lui gli ha sparato un Carabiniere…è vivo?”, ricevendone risposta affermativa dal CARMINATI, il quale precisava contestualmente “a un poliziotto…gli ho sparato”

I predetti, poi, si mostravano attratti ed affascinati dal passato e dalla levatura criminale di CARMINATI Massimo, considerato che uno dei due affermava “…io starei due giorni a sentirti…”, mentre lo stesso CARMINATI appariva compiaciuto dell’effetto che il proprio peso criminale, nonché quello dei soggetti che all’epoca avevano costituito l’organizzazione di cui il CARMINATI era parte, provocava negli interlocutori asserendo che “quella è la storia.. la storia nostra…hai capito?”.

Contestualmente, egli sottolineava che i fatti di cui avevano discusso erano riferiti solo al passato e, a conferma della trasformazione degli interessi e della natura dell’organizzazione dallo stesso diretta in quel momento esplicitava che “…erano altri tempi…”

Uomo2: ma l’hai letto, tu?

Carminati: ….l’ho letto perchè volevo dà qualche …inc…per me..inc.. la cosa era l’attesa, questa dovrebbe essere..come al solito, si fa per dire..inc…..

Uomo: ..inc..

Carminati: costano milioni e milioni di euro….

Uomo: ..guarda il successo che c’ha avuto ehm.. Romanzo Criminale…almeno

Carminati: ….milioni e milioni di euro….inc….

Uomo: perchè adesso te stai sotto indagine

Uomo2: oppure per dire che devi… devi evità..devi evitare …inc

Carminati: è un casino..inc..perchè..

[…[…]

Carminati: …..adesso so’ un vecchietto…inc…

Uomo2: …ce l’hai una foto di quando eri pischello?

[…[…]

Carminati: .inc

Uomo2: ..lui gli ha sparato un Carabiniere…è vivo?

Carminati: [ann[annuisce]

Uomo2: a Prima porta?

Carminati: ..a un poliziotto…inc…

[…[…]

Uomo2: …pero’ so affascinato

Carminati: …quella è la storia..la storia nostra…hai capito?.

Uomo: …io starei due giorni a sentirti…

Carminati: …erano altri tempi….eh

[…[…]

Uomo2: …inc…te quanto hai fatto dentro?..inc..

Carminati: per la cosa vecchia?…inc…mi rode il culo che tutto questo venga trasformato in burletta, a me mi rode il culo …inc…quello che ha sbagliato…ognuno…ognuno…lo paga. l’importante è pagare, sfatare le..le..avere il coraggio ….inc…uno posso pure ..inc.. c’ho ..c’ho…da dì, c’ho il coraggio…inc…sbagliato

Uomo: va bene però sono ragazzi così

Carminati: ..inc..però

Uomo: pure loro dicono ..inc..

Carminati: l’idea ..inc..

Uomo: ….guarda se, se nessuno ha..inc..rubato l’ideale, stavamo ancora ..inc…

Carminati: …comunque sia anche in negativo…le cose comunque…alla fine c’è un miglioramento…

A dimostrazione dell’esercizio di un controllo del territorio sulla zona di Vigna Clara e a voler sottolineare che egli non era un criminale nel senso più dispregiativo della parola, il CARMINATI spiegava che giorni addietro, unitamente a BRUGIA Riccardo, aveva tentato di recuperare un orologio che era stato rapinato ad un passante da soggetti a bordo di uno scooter di cui il CARMINATI aveva anche rilevato il numero di targa ma che si erano poi rivelati non essere gli autori del reato:

Carminati: se semo attaccati qui due l’altro giorno pensavamo che erano roba de, de cosi..

Uomo: ..inc..

Carminati: quelli degli orologi..eravamo io e Riccardo semo annati..

Uomo: ..inc..

Carminati: . .inc..no però era solo un fatto per non sentirli 

Uomo: ..dove avevano fatto gli orologi?.

Carminati: io gli ho levato il casco per cioccare la faccia ..inc..

Uomo: dove avevano fatto gli orologi?

Carminati: hanno fatto uno qua dietro….

omissis poichè si sovrappongono le voci

[10:[10:59:51]i>

Carminati: ….allora eravamo convinti che erano quelli …perchè l’avevamo visti che stavano…inc….so passati qua..dico….ho visto con il motorino…inc…l’ho targato..inc..

Uomo: ….eh…allora…

Carminati: ….non erano quelli che avevano fatto….

Uomo: ….eh, l’avevano fatti altri….

Carminati: …..guarda che so inc…romani

Uomo: ….però sai..che i romani, i romani  stanno sempre …sta a deteriorà ..sta..inc…..sta cosa perchè so’ più so’ più improvvisati…i napoletani so’ bravi….

Carminati: …inc…

Uomo: …..uno lo abbiamo pure …inc… un deficente…dai…

Carminati: …inc…pischelli…

Uomo: …questo…questo…era un cretino…inc…s’è improvvisato…e lo hanno tanato subito….

Carminati: ….so’ pericolosi perchè c’hanno tutti il ferro..inc…

Uomo: ..eh…

Carminati: …il napoletano…inc…

Uomo: ..lo so’….ma quando te lo trovi davanti….ehm…inc…

Uomo2: …inc Massime’ è sempre un piacere….

Carminati: ….ciao…

Uomo2: …buonagiornata…

Carminati: ..inc…

Uomo2: …ciao grazie…

Uomo1: …grazie caro..

Altro appartenente alle Forze dell’ordine in contatto con l’organizzazione è tale Federico, allo stato non meglio identificato. Di Federico parlano in una conversazione del 23.01.2013 BRUGIA Riccardo e CARMINATI Massimo a bordo del veicolo Audi A1 in uso al secondo. In tale circostanza BRUGIA chiedeva al CARMINATI di tale “Federico”; CARMINATI spiegava che era “forte” ed “esperto” e che era perfettamente a conoscenza della sua identità. Dalla conversazione si comprendeva che si trattava di un appartenente alle Forze di Polizia od ai servizi di informazione, che si era messo a disposizione per qualsiasi cosa e gli aveva spiegato molti particolari sulla possibile intercettazione attraverso la connessione in rete wifi: “lui mi ha detto “qualunque cosa io sto a disposizione,  mi fai chiamare da questo vengo io, ve faccio quello che ve pare”, mi ha detto un sacco di cose, io poi ..un cazzo sulle cose..su come se move que…ma ho detto sto Iphone, mi ha detto non dà retta alle cazzate…con il WIFI ti mettono un programma, si è vero però poi funziona solo con il WIFI  dove loro ti conoscono gli indirizzi se tu sei uno invece che c’hai tutti gli indirizzi WIFI, che dove entra c’hai la cosa, sennò possono sentire solo a casa, se chiudi  a casa non telefoni, stanno bene così. Mi ha spiegato un po’ di cose, capito?.

Nel medesimo contesto i due discutevano di un veicolo che, probabilmente, era riferibile ad utilizzo del citato “Federico”:

Massimo: no ma gira con quella macchina, 150 ..inc..

Riccardo: No sai Watson [Mat[Matteo Calvio]ello che dice Watson [Mat[Matteo Calvio]

Massimo:  eh, quella macchina, hai visto quanto è bella…inc…sei e tre..[bes[bestemmia] bella davvero. Quella mi piace compà, proprio così, bianca con le pinze rosse…mamma mia bellissima. Cerchi..inc..

I due continuavano a discutere di “Federico” ed il BRUGIA spiegava “ci credo che lui c’ha paura perchè magari gli fanno un fermo con uno spacciatore e si va a rovinare”  ed ancora  “magari lavora per i Servizi Segreti così  glielo dice, no ma quello..no, io adesso gli dico sono un suo consulente tecnico, così almeno mi dice le cose, mò lo chiamo, mo se lo portamo a pranzo…inc…interessante:

Riccardo: ma apposta, quando l’altra volta lui mi diceva vado e mi dà questi sol…perchè non gliene frega un cazzo perchè ci credo che lui c’ha paura perchè magari gli fanno un fermo con uno spacciatore e si va a rovinare

Massimo: c’ha ragione:

Riccardo: ma che cazzo mi frega…tieni, tieni  te la dò come mancia

Massimo: no, infatti io gliel’ho detto, no gliel’ho detto proprio, non mi frega un cazzo, ma magari lavora per i Servizi Segreti così  glielo dice, no ma quello..no, io adesso gli dico sono un suo consulente tecnico, così almeno mi dice le cose, mò lo chiamo, mo se lo portamo a pranzo…inc…interessante,  

Riccardo:  ma che stai a scherzà

Massimo: questo ci viene subito, mi ha detto io sono a disposizione, mi ha detto…  mi raccomando. Poi sa che noi sappiamo e della cosa quindi..

Riccardo: si certo, certo

Massimo: …inc…per forza

Infine nel corso del mese di maggio 2013 emergevano contatti tra CALVIO Matteo e i fratelli FERRANTI Gianluca e Costantino con dei militari appartenenti all’Arma dei Carabinieri, di cui uno identificato nell’Appuntato Scelto PLESINGER Eugenio Lucio, in forza al Nucleo Operativo presso la Compagnia Carabinieri di Roma Trastevere.

Le conversazione intercettate e le attività di osservazione e pedinamento documentavano numerosi incontri dei sodali con i sopraindicati appartenenti all’Arma. Pur non essendo stato possibile accertare con precisione lo scopo di tali incontri, gli elementi raccolti consentono di affermare che CALVIO e i FERRANTI avessero in programma una attività illecita, probabilmente una rapina, da effettuare con la complicità degli appartenenti all’Arma.

10. La struttura della associazione

Quanto illustrato sinora consente di delineare quella struttura organizzativa a reticolo o a raggiera, che, come si è detto, rappresenta una delle peculiarità dell’associazione di stampo mafioso denominata Mafia Capitale, il cui fulcro è rappresentato dalla figura di Massimo CARMINATI e che si articola in diversi settori di operatività, collocati, per restare alla metafora dello stesso Carminati, ora nel mondo di sopra ora in quello di sotto e ora in quello di mezzo. 

Le diverse articolazioni non sono necessariamente comunicanti tra loro, anzi sovente sono volutamente tenute separate, in modo da assicurare al solo CARMINATI, e ai suoi più stretti collaboratori, il controllo totale sulle multiformi attività della associazione.

Solo avendo presente una tale articolazione organizzativa è possibile comprendere la pericolosità e la forza dell’associazione, il cui capo si rapporta contemporaneamente, quasi sempre in una posizione sovraordinata, con i massimi esponenti della pubblica amministrazione capitolina, con esponenti dei servizi segreti, con appartenenti alle forze dell’ordine, con i capi storici delle organizzazioni criminali tradizionali insediatisi nella Capitale, con criminali di strada.

La complessa struttura della associazione, al cui vertice si pongono Massimo CARMINATI, Riccardo BRUGIA, TESTA e BUZZI si articola attraverso i diversi rami della sua multiforme attività, rami che, come si è già detto, non sempre sono collegati tra loro, salvo che nella figura di vertice rappresentata da CARMINATI e che corrispondono agli scopi propri della associazione criminale di stampo mafioso, così come individuati nella norma incriminatrice:

-il ramo criminale che opera nel campo dell’usura, del recupero crediti con metodi violenti, dell’estorsione, del traffico di armi;

-il ramo imprenditoriale che opera nel settore dell’edilizia, del movimento terra, della somministrazione di pasti, attraverso imprenditori apparentemente insospettabili, in realtà asserviti al sodalizio;

-il ramo della pubblica amministrazione, nel quale operano soggetti che rivestono cariche pubbliche di natura elettiva o di governo di enti pubblici, nonché imprenditori, in particolare nel settore cooperativo, che gestiscono appalti per le amministrazioni pubbliche nei settori dell’emergenza alloggiativa e della raccolta e del riciclaggio dei rifiuti.

CAPITOLO II

IL SETTORE CRIMINALE

1. Il ruolo di Riccardo BRUGIA

Legato a CARMINATI da una profonda amicizia, BRUGIA, dal passato criminale legato ad ambienti di estrema destra, già condannato, tra l’altro, con sentenza passato in giudicato, per aver militato all’interno dei N.A.R. (Nuclei Armati Rivoluzionari), è risultato essere figura di primaria importanza per le attività del sodalizio, in seno al quale è risultato rivestire il ruolo di “alter ego” di CARMINATI, tanto da essere indicato quale “compare” e “braccio destro”.

È risultato coinvolto in atti di estorsione ai danni dell’imprenditore Luigi SECCARONI,  nell’attività di riscossione dei crediti d’intesa con Roberto LACOPO, e nella custodia delle armi per conto del sodalizio.

Ha mantenuto rapporti, oltre che con CARMINATI e LACOPO, con Matteo CALVIO, con Cristiano GUARNERA e con Fabio GAUDENZI. È risultato essere informato dei rapporti intercorrenti con Giuseppe IETTO, con Salvatore BUZZI, con Agostino GAGLIANONE e con Fabrizio Franco TESTA, alla stregua del travaso informativo che CARMINATI ha sistematicamente assicurato nella direzione del suo “braccio destro”.

L’affectio societatis di BRUGIA si è manifestata nella piena adesione agli obiettivi criminali del sodalizio.

2. Il ruolo di Roberto LACOPO

Roberto LACOPO è titolare-gestore del distributore di carbolubrificanti ENI, di proprietà della società“LACOPO Roberto e PICIERNO Angela Sas”, sito in corso FRANCIA, angolo via Pechino.

Le investigazioni esperite – consistenti, nello specifico, nelle intercettazioni ambientali all’interno del distributore e in quelle telefoniche, coniugate agli esiti delle riprese effettuate dal sistema di video-sorveglianza, ivi installato, alle dichiarazioni di Roberto GRILLI, ai controlli effettuati sul territorio e alle verifiche effettuate presso le banche dati consentono di provare che la sede della suddetta attività rapppresenta la base logistico-operativa del sodalizio, utilizzata quale luogo d’incontro e punto di riferimento dell’attività, da parte di CARMINATI e di BRUGIA, i quali ne avevano acquisito la disponibilità. La compagna di BRUGIA, Annalisa UGAZIO, è risultata lavorare presso tale esercizio.

LACOPO è risultato essere imprenditore intraneo al sodalizio, la cui attività è entrata nella sfera di influenza e di controllo di CARMINATI e BRUGIA, ai quali è risultato essere subordinato. È riuscito a intrecciare le finalità individuali con quelle della struttura mafiosa, denominata da quest’ufficio “Mafia Capitale”, riuscendo anche a sfruttare la carica intimidatoria propria dei suoi esponenti nell’illecita attività creditizia gestita, per ottenere il pagamento dai debitori, con l’impiego di minacce e violenza, da parte di BRUGIA e di Matteo CALVIO.

LACOPO ha, altresì, svolto il ruolo di tramite nelle comunicazioni con e per il sodalizio ed è risultato inrloquire con CARMINATI e BRUGIA, al fine di poter individuare un luogo sicuro ove occultare le armi e commissionare a un carrozziere di fiducia la realizzazione di un vano, all’interno dell’abitacolo di un’autovettura, destinato al trasporto di armi e denaro. In particolare, BRUGIA precisava che la cavità serviva per celare “una pistola” e CARMINATI, a sua volta, affermava che occorreva far eseguire “un lavoro di saldatura (…) di carrozzeria, per far lo spazio piccolo che loro portano le pistole” (v. conversazione n. 2203 – RIT 2691/13 – Linea 901 del 27 giugno 2013, alle ore 10.28 circa, già richiamata trattando dell’associazione e della posizione di Riccardo BRUGIA).

3. Il ruolo di Matteo CALVIO nel sodalizio diretto da Massimo CARMINATI.

Matteo CALVIO è risultato inserito nel sistema delle estorsioni e dell’illecito recupero dei crediti e, dunque, nel versante prettamente criminale del sodalizio, denominato da quest’ufficio “Mafia Capitale”, in quanto dotato di una spiccata carica criminale, che si è appalesata in più episodi a base violenta. Ha agito sul territorio, in posizione subordinata a CARMINATI e a BRUGIA, svolgendo compiti esecutivi nell’esazione coattiva dei crediti, in diretto collegamento con Roberto LACOPO (si è già trattato il suo ruolo in proposito, affrontando la posizione di quest’ultimo, con specifico riferimento ai tre delitti di estorsione ipotizzati, ai danni di Massimo PERAZZA, di Fausto REFRIGERI e dell’imprenditore-vittima Riccardo MANATTINI, nonché del proposito estorsivo in pregiudizio di Ildebrando ITEM e, perciò, si fa rinvio ai relativi paragrafi).

CALVIO è risultato in contatto con Cristiano GUARNERA, per il quale, per un certo periodo di tempo, ha svolto la mansione di “guardaspalle”, debitamente retribuita.

Va evidenziato che le azioni materialmente poste in essere da CALVIO, nei confronti delle vittime, nell’arco di oltre un anno (fra le altre, nel novembre 2012, in pregiudizio di PERAZZA, il 14 giugno 2013, in danno di REFRIGERI, e nel novembre-dicembre 2013-inizio 2014, nei confronti di MANATTINI) non hanno generato denunce. Tale dato di fatto dimostra che la sua condotta è portatrice della forza di intimidazione derivante dal sodalizio nel quale lo stesso opera, che produce assoggettamento e omertà, nei confronti delle persone offese. Se, viceversa, tali episodi rientrassero in un circuito criminale ordinario, ci si sarebbe dovuti attendere la presentazione di denunce alle autorità.

4. Il ruolo di FABIO GAUDENZI 

4.1 L’inserimento di GAUDENZI nel sodalizio criminale diretto da Massimo CARMINATI

Fabio GAUDENZI, alias “Rommel”, emerso, nel corso delle investigazioni, a partire dal mese di novembre 2012, ossia pochi mesi dopo la sua scarcerazione, avvenuta il 4 aprile 2012, è risultato essere inserito nel sodalizio criminale di tipo mafioso, che ci occupa. Egli ha mantenuto rapporti diretti con Riccardo BRUGIA e con Massimo CARMINATI e riveste una posizione gerarchicamente subordinata a quest’ultimo, al quale si è rivolto per ottenere autorizzazioni al compimento di attività delittuose. Lo stesso GAUDENZI, riferendosi a BRUGIA, afferma: “è un fratello” e “lui è il braccio destro” di CARMINATI, dimostrando di conoscere i rapporti di forza esistenti tra i due.

È soggetto a disposizione del sodalizio, tant’è che CARMINATI gli ha richiesto, in più occasioni, il compimento di specifiche attività.

Pur non avendo svolto un ruolo attivo nel versante imprenditoriale e della pubblica amministrazione, appare indubitabile il suo inserimento nel gruppo criminale, che affonda le sue radici nella partecipazione, con CARMINATI e BRUGIA, a una medesima batteria di rapinatori. GAUDENZI ha condiviso, infatti, con costoro un comune passato criminale e di militanza nelle fila della destra eversiva.

Il suo inserimento nella compagine, denominata da quest’ufficio “Mafia Capitale”, trova nelle parole di Filippo Maria MACCHI, personaggio esterno al sodalizio, legato a GAUDENZI da un cointeressenze finanziarie, una sua consacrazione: “a Roma esiste pure una scala gerarchica … capito … non è che … cioè … se Fabio (Fabio GAUDENZI) dice … è come … è come se quello che tu sai che sta lì, al benzinaio (con evidente riferimento a CARMINATI), dice a Fabio de chiamarlo e Fabio non lo chiama … eh … lo deve chiama’ per forza …

Il proposito omicidiario di GAUDENZI nei confronti di Claudio OGGIANO  e Giorgio CAMAPANA e la mancata autorizzazione di CARMINATI all’attuazione dello stesso

Nel corso della conversazione telefonica, intercorsa con Carlo Alberto PETRUZZA, in data 21 ottobre 2013, emergeva che GAUDENZI, tempo addietro, era venuto a conoscenza del fatto che Claudio OGGIANO e Giorgio CAMPANA lo avevano deliberatamente ingannato, in merito ai rapporti intrattenuti con Alessia BALDI, in passato legata sentimentalmente a GAUDENZI, la quale lo aveva tradito con tale “Walter”. Nel corso del dialogo, si palesava che GAUDENZI aveva serbato rancore verso i citati soggetti, per molto tempo, e di aver atteso anni per vendicarsi dell’affronto subito. La gravità delle azioni, a dire dello stesso GAUDENZI – con l’adesione di PETRUZZA – non stava tanto nell’aver taciuto sulla relazione tra Alessia BALDI e il citato “Walter”, quanto nell’aver sfidato una persona dal comprovato spessore criminale come GAUDENZI. Quest’ultimo sottolineava il comportamento irriguardoso nei suoi confronti, posto in essere, soprattutto, da CAMPANA e da OGGIANO, i quali si erano presentati da GAUDENZI per chiedergli le chiavi della casa in Brasile, per portarvi la fedifraga BALDI, a sua insaputa. A tal proposito, GAUDENZI, per descrivere, con maggiore incisività, il suo stato di collera, quando aveva appreso dell’inganno, raccontava di essere andato “ner pallone” e di aver avuto intenzione di uccidere i colpevoli, circostanza che gli era stata assolutamente vietata dal “Compare”, il quale lo aveva immediatamente riportato all’ordine: “io, io te dico na cosa Cà, io posso … ti ripeto io in quel momento so annato ner pallone ok? però sfido chiunque, chiunque Cà chiunque … perchè io so annato dar Compare ho detto ‘mo lo faccio’ me l’ha vietato Carlè, ma io lo avrei fatto non l’ho potuto fà, non l’ho potuto fà hai capito?

VALUTAZIONI DEL GIUDICE IN ORDINE AI REATI DI ESTORSIONE

(capi 2, 3, 4, 5, 6 e 7)

Riguardo ai reati di estorsione in contestazione nel presente procedimento e sopra trattati (capi 2), 3), 4), 5), 6), 7) di incolpazione), si deve, innanzitutto, osservare, in diritto, che, recentemente, la Cassazione ha chiarito che “il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alla persona e quello di estorsione si distinguono non per la materialità del fatto, che può essere identica, ma per l’elemento intenzionale che, qualunque sia stata l’intensità e la gravità della violenza o della minaccia, integra la fattispecie estorsiva soltanto quando abbia di mira l’attuazione di una pretesa non tutelabile davanti all’autorità giudiziaria” (Cass., sez. 2, n. 31224 del 25.6.2014 – dep. 16.7.2014; v. anche Cass., sez. 2, n. 705 del 1.10.2013 – dep. Il 10.1.2014, Cass., sez. 2, n. 51433 del 4.12.2013 – dep. Il 19.12.2013, Cass., sez. 2, n. 22935 del 259.5.2012 – dep. Il 12.6.2012, n. 12329 del 2010). In particolare, nel delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, l’agente segue il conseguimento di un profitto nella convinzione ragionevole, anche se infondata, di esercitare un suo diritto, ovvero di soddisfare personalmente una pretesa che potrebbe formare oggetto di un’azione giudiziaria; nel caso, invece, del reato di estorsione, l’agente persegue il conseguimento di un profitto nella consapevolezza della sua ingiustizia; l’intensità e/o la gravità della violenza o della minaccia non è un elemento del fatto idoneo ad influire sulla qualificazione giuridica del reato (esercizio arbitrario delle proprie ragioni – estorsione), atteso che, ove la minaccia o la violenza siamo commesse con armi, il reato diventa aggravato ex artt 393, c. 3 o 629, c. 3, n. 1, c.p., e, se la violenza o la minaccia ledano altri beni giuridici, fanno scattare a carico dell’agente ulteriori reati in concorso (quali lesioni, omicidi ecc.); pertanto, nel caso in cui la violenza e/o la minaccia, anche se particolarmente intense o gravi, siano effettuate al solo fine di esercitare un preteso diritto, pur potendo l’agente ricorrere al giudice, non è mai configurabile il diverso delitto di estorsione che ha presupposti giuridici completamente diversi; tuttavia, nel caso in cui la violenza e/o minaccia, indipendentemente dalla intensità con la quale siano adoperate dall’agente, siano esercitate al fine di far valere un preteso diritto per il quale, però, non si può ricorrere al giudice, detto comportamento deve essere qualificato come estorsione, ma non in quanto l’agente eserciti una violenza o minaccia particolarmente grave ma in quanto il suo preteso diritto non è tutelabile davanti all’autorità giudiziaria e, pertanto, venendo a mancare uno dei requisiti materiali del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, il fatto diventa qualificabile come estorsione.

Nell’ambito di detto orientamento e con questo perfettamente conforme è quello secondo il quale “integra il reato di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la condotta di colui che, incaricato dell’esazione di un credito per conto di un terzo, ponga in essere l’attività intimidatoria anche per il conseguimento di un proprio profitto” (Sez. 5, Sentenza n. 22003 del 07/03/2013 Ud., dep. 22/05/2013, Rv. 255651; Cass., sez. 2, n. 12982 del 16.2.2006, dep. 12.4.2006 RV 234117; Cass., 47972/2004; Cass., 76/2007; Cass., 35613/2007; Cass., 49564/2009; Cass., 28539/2010; Cass., 41365/2010). In particolare, con riferimento alle vicende relative al recupero crediti, che qui interessano con riguardo ai reati di cui al capi 2) e 3), non è configurabile il reato di cui all’art. 393 c.p., quando il terzo incaricato della esazione del credito – la cui natura è sotto questo profilo irrilevante – agisca non al mero scopo di coadiuvare il creditore a farsi ragione da sé medesimo, ma anche, e soprattutto, per il perseguimento dei propri autonomi interessi illeciti; in tal caso, il reato di estorsione può concorrere con quello di associazione per delinquere, quando si sia in presenza di un’organizzazione specializzata in realizzazione di crediti per conto altrui, la quale operi anche per il perseguimento di un proprio profitto, mediante sistematico ricorso alla violenza o ad altre forme illecite di coartazione nei confronti dei soggetti indicati quali debitori.

Nel caso di specie, si deve, innanzitutto, chiarire che i singoli episodi estorsivi non possono completamente decontestualizzati, dovendo essere tutti inseriti nell’attività dell’associazione ed ad essa ricondotti, per poterne meglio comprendere i contorni e la rilevanza penale.

Con riferimento, in particolare, ai reati di cui ai capi 2) e 3) di incolpazione, aventi ad oggetto il pagamento inerente la fornitura di carburante, per la riscossione del quale, il LACOPO, invece, di adire le vie giudiziarie preferisce avvalersi di soggetti intranei all’associazione quali Riccardo BRUGLA e Matteo CALVIO, i quali hanno il compito di intimorire i debitori,  con minacce e violenza, al fine di ottenere il “dovuto”. Riguardo a quest’ultimo, è lui stesso che, parlando con GUARNERA (v. conversazione del 21.3.2013, RIT 1677/13, progr. 2046), dice che non può dire né che il suo lavoro è il bandito né che il suo lavoro è quello di recupero crediti; ciò rende evidente sia il ruolo che il prevenuto svolge all’interno dell’associazione sia le ragioni del suo intervento negli episodi di estorsione in contestazione e con riguardo anche agli altri episodi sopra indicati, quali quello ai danni di ITEM Ildebrando (v. cap. II, paragrafo 2.4), per il quale non si è raggiunta la gravità indiziaria, ma che comunque è esplicativo dell’utilizzo di minacce e violenza da parte del sodale, laddove il CALVIO ha il compito di riscuotere un “credito” per il “benzinaio”.

Si deve, inoltre, considerare che, come chiarito da Roberto GRILLI (v. interrogatorio del 9.5.2012, reso al P.M. nell’ambito del procedimento n. 57299/11), all’attività di fornitura di carbolubrificanti era affiancata quella ben più redditizia di “cambio assegni”, svolta dietro il paravento del distributore di Corso Francia, e ciò si era verificato con riguardo al fatto di cui al capo 3) di incolpazione, sopra esposto, nel quale i due assegni consegnati dal REFRIGERI erano poi risultati scoperti (detti assegni erano serviti, come sopra chiarito, per pagare dei buoni presso il distributore); l’ulteriore attività in questione svolta da LACOPO trova, altresì, conferma nelle intercettazioni telefoniche: v. convers., del 12.6.2012, RIT 3571/12, progr. 221 e progr. 222, relative la prima al prestito erogato a Gianfranco CIDONIO e la seconda al “cambio assegni”, effettuato a favore di Riccardo GIORGI, nonché le conversazioni intercettate il 15.4.2013, di cui al RIT 1689/13, progr. 9528, 9530, 9582, 9593, inerenti il “cambio assegni” effettuato a favore di Jacopo SANVOISIN, quelle relative ai prestiti erogati a favore di Massimo CARROCCIA (v. conversazioni di cui al RIT 3571, progr. 3047, del 26.7.2012, 3519 del 2.8.2012, n. 3559 del 3.8.2012, n. 3629 del 4.8.2012 n. 3565 del 4.8.2012 e n. 3700 del 6.8.2012, nonché quelle di cui al RIT 3565/12, n. 1083 del 3.8.2012, n. 1458 del 21.8.2012, n. 1465, del 21.8.2012, n. 1527 del 23.8.2012), Domenico PICCIONI (v. conversazione del 17.4.2013, RIT 1632/13 progr. 3674) e Riccardo GIORGI (v. conversazione del 26.6.2013, RIT 1632 PROGR. 8998).

Con riguardo agli episodi estorsivi in esame, riconducibili all’attività dell’associazione di “recupero crediti”, si deve considerare che non è un caso che il LACOPO per recuperare i “suoi crediti” si avvalga dell’operato violento e minaccioso del CALVIO e del BRUGIA, atteso che, nel caso in cui si rivolgesse all’autorità giudiziaria, dovrebbe alla stessa spiegare la sua parallela attività di “prestiti” e cambio assegni (ammesso e non concesso che detta attività si possa ritenere “lecita”, per la quale il GRILLI ha spiegato, nel corso dell’interrogatorio del 20.4.2014, che a lui, che era un amico, non faceva pagare interessi), a così tante persone. D’altronde, non è un caso anche che nessuna delle persone offese dei reati estorsivi contestati nel presente procedimento abbia sporto denuncia, nonostante sia stata picchiata e minacciata.  

La contestata circostanza aggravante di cui all’art. 7 D.L. 13.5.1991, n. 152, convertito nella L. 12.7.1991 n. 203, per essersi gli indagati avvalsi nel commettere i reati di estorsione delle condizioni e dei metodi di cui all’art. 416 bis c.p., ricorre quando l’agente o gli agenti, pur senza essere partecipi o concorrere in reati associativi, delinquono con metodo mafioso, ovvero ponendo in essere una condotta idonea ad esercitare una particolare coartazione psicologica, con caratteri propri dell’intimidazione derivante dall’organizzazione criminale della specie considerata. In tale contesto non è necessario che l’associazione mafiosa, costituente il logico presupposto della più grave condotta dell’agente, sia in concreto precisamente delineata come entità ontologicamente presente nella realtà fenomenica; essa può essere anche semplicemente presumibile, nel senso che la condotta stessa, per le modalità che la distinguono, sia già di per sé tale da evocare nel soggetto passivo l’esistenza di consorteria e sodalizi amplificatori della valenza criminale del reato commesso.

Venendo al caso di specie, è bene considerare, riguardo al metodo mafioso utilizzato dagli indagati nella commissione dei reati ed alla percezione dello stesso da parte della vittime, innanzitutto, che nessuna di queste ha sporto denuncia; già tale circostanza, come chiarito nel trattare sopra la forza d’intimidazione dell’associazione è indicativa del metodo mafioso.

CAPITOLO III

Il settore economico

1. GLI IMPRENDITORI COLLUSI

Le investigazioni esperite hanno consentito di evidenziare la continua ricerca, da parte di Massimo CARMINATI e di altri esponenti del sodalizio, di imprenditori disponibili all’interazione dei propri interessi economici con quelli della consorteria criminale, denominata da quest’ufficio “Mafia Capitale”. Alcune di queste figure imprenditoriali (e, in particolare, Cristiano GUARNERA, Agostino GAGLIANONE, Giuseppe IETTO, il cui ruolo verrà in seguito descritto nel dettaglio) sono risultate funzionali all’attività dell’associazione e hanno assunto, a pieno titolo, la qualifica di “imprenditore colluso”. Altre, invece, hanno rivestito quella di “imprenditore vittima“, come, ad esempio, Luigi SECCARONI, sul quale ci siamo soffermati trattando la posizione di Riccardo BRUGIA.

Deve ritenersi colluso il soggetto che è entrato in un rapporto sinallagmatico con l’organizzazione tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti, consistenti per l’imprenditore nell’imporsi nel territorio in posizione dominante e per il sodalizio criminoso nell’ottenere risorse, servizi o utilità. Per converso, va ritenuto “imprenditore vittima” colui il quale, soggiogato dall’intimidazione, non tenta di venire a patti col sodalizio, ma cede all’imposizione e subisce il relativo danno ingiusto, limitandosi a perseguire un’intesa volta a limitare tale danno. Il criterio selettivo tra imprenditori collusi e vittime va individuato nel “reciproco vantaggio”, vale a dire nel rapporto reciprocamente utile che si instaura fra l’impresa e l’associazione criminale. L’imprenditore colluso, a differenza di quello vittima, ha consapevolmente rivolto a proprio profitto l’essere venuto in relazione col sodalizio mafioso (v. Cass. Sez. 1, n. 46552 del 11/10/2005, RV 232963, e sez. 5, n. 39042 del 01/10/2008, RV 242318).

Quest’ufficio condivide i principi e le considerazioni esposti e richiamati nella recente ordinanza di custodia cautelare, datata 12 febbraio 2014, emessa dal GIP di Milano, nell’ambito del p. p. n. 12053/11 R.G.N.R e n. 2877/11 R. GIP, nei confronti di Angelo ADAMO e altri, che di seguito si riportano.

Si è affermato, in proposito, che è ragionevole considerare colluso il soggetto che è entrato in un rapporto sinallagmatico con la cosca tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti, consistenti per (p. 51) l’imprenditore nell’imporsi nel territorio in posizione dominante e per il sodalizio criminoso nell’ottenere risorse, servizi o utilità; mentre è ragionevole ritenere “imprenditore vittima” quello che, soggiogato dall’intimidazione, non tenta di venire a patti col sodalizio, ma cede all’imposizione e subisce il relativo danno ingiusto, limitandosi a perseguire un’intesa volta a limitare tale danno. Ne consegue che il criterio distintivo tra le due figure è nel fatto che l’imprenditore colluso, a differenza di quello vittima, ha consapevolmente rivolto a proprio profitto l’essere venuto in relazione col sodalizio mafioso (cfr. Cass. Sez. 1, n. 46552 del 11/10/2005 RV 232963 e Sez. 5, n. 39042 del 01/10/2008 RV 242318).

Proprio nell’ambito di una fattispecie concreta in cui un imprenditore, attivatosi per l’acquisizione di un appalto di una importante opera pubblica, aveva instaurato rapporti tanto con il ceto politico-amministrativo quanto con le organizzazioni camorristiche, la SC ha censurato la motivazione del giudice di merito, fondata sul fatto notorio della collusione tra impresa e criminalità in certe zone del sud d’Italia, affermando che in tema di rilevanza dei risultati di indagini storico-sociologiche ai fini della valutazione, in sede giudiziaria, dei fatti di criminalità di stampo mafioso, il giudice deve tener conto, con la dovuta cautela, anche dei predetti dati come utili strumenti di interpretazione dei risultati probatori, dopo averne vagliato, caso per caso, l’effettiva idoneità ad essere assunti ad attendibili massime di esperienza e, principalmente, dopo avere ricostruito, sulla base dei mezzi di prova a sua disposizione, gli specifici e concreti fatti che formano l’oggetto del processo (cfr. Cass. sez. 1 n. 84 del 5.1.1999 RV 212579). Nel rispetto di tale condivisibile statuizione, sarà interessante osservare quanto robusta sia, in questo procedimento, la necessaria verifica fattuale in capo ai vari imprenditori che incontreremo, protagonisti di un fenomeno su cui merita soffermarsi un istante. Osservando la prassi giudiziaria, che ha generato poi le pronunce di legittimità sopra citate, ci si accorge che oggi è sotto molti profili incerta la linea di confine che separa vittima, concorrente esterno e vero e proprio partecipe dell’associazione criminale, anche per via degli innumerevoli modi in cui il rapporto mafia-impresa si aggroviglia in un nodo stretto ed insidioso che richiede all’interprete un duplice impegno.

Innanzitutto, in questi casi, assai spesso è necessario riuscire a guardare oltre quel velo di apparente legalità che ricopre le condotte di soggetti che alla luce del sole esercitano semplicemente un’attività economica, ed è anche per tale ragione che si tratta di un fenomeno difficile da individuare e che tende per sua stessa natura a rimanere sommerso.

Una volta avuta contezza, nel caso concreto, dell’effettiva formazione di quel ‘nodo insidioso’ fra l’esercizio dell’attività imprenditoriale e la criminalità organizzata, di cui abbiamo detto, il compito del giudice sarà quello, non meno agevole, di scioglierlo, qualificando la condotta posta in essere dai soggetti coinvolti alla luce dei dati normativi vigenti e, soprattutto, come meglio si dirà, valorizzando nel corpo della motivazione della sentenza ogni singolo aspetto concreto di essa che sia significativo e sintomatico di un’effettiva illiceità.

Le emergenze probatorie di questo procedimento, come vedremo, sono l’emblema di questo complicato intreccio, poiché hanno portato alla luce dei dati assai significativi, che non sono altro che la rappresentazione più evidente di quel sistema di controllo del territorio che è, al tempo stesso, ragione e condizione essenziale di esistenza della stessa organizzazione mafiosa.

Operando a questo livello, l’organizzazione tende a stabilire un vero e proprio “rapporto di reciprocità” che garantisce agli imprenditori l’attribuzione di vantaggi altrimenti non conseguibili, ed all’organizzazione mafiosa la capacità di infiltrazione e di condizionamento di sempre più vasti settori dell’economia, consentendole via via di attrarre organicamente tra le proprie fila soggetti che fino a quel momento ne erano rimasti estranei. Ed effettivamente, l’esperienza processuale dimostra che, in molti casi, proprio nelle pieghe di quelli che potrebbero – ad un osservatore distratto – sembrare comportamenti neutri, o magari semplicemente equivoci, si annidano gli aspetti di un’insidiosa, quanto certa, illiceità penale.

In particolare, l’impresa mafiosa è contraddistinta da due elementi caratterizzanti, che possono essere presenti alternativamente o cumulativamente. Il primo consiste nel trarre origine o essere (p. 52) alimentata e finanziata da un capitale che è frutto, in tutto o in parte, di attività di natura criminale (ed il caso PENSABENE è emblematico in questo senso); il secondo consiste nel trovare la propria capacità competitiva essenzialmente nella forza di intimidazione dell’associazione mafiosa, che consente di regolare il mercato, dettando criteri di comportamento a tutti gli operatori, e di eliminare la concorrenza.

Lo strumento essenziale dell’agire di queste unità economiche è stato individuato proprio nella violenza, che consente loro talvolta di affermarsi attraverso lo scoraggiamento della concorrenza e l’estromissione dal mercato delle aziende non disposte a venire a patti; altre volte, di portare a termine e “a buon fine” rapporti usurari o estorsivi di denaro, beni o quote societarie.

Gli studi del settore hanno messo a fuoco anche la figura delle imprese a partecipazione mafiosa, sorte originariamente nella legalità, ma poi caratterizzate da cointeressenza e compartecipazione. Esse costituiscono il frutto degli intensi e stabili rapporti creati dall’organizzazione mafiosa con i più vari settori dell’economia legale, non solo attraverso atti violenti, ma anche attraverso unareciprocità di interessi e su una compenetrazione di capitali e competenze.

L’impresa a partecipazione mafiosa si differenzia dall’impresa di proprietà del mafioso perché l’imprenditore con cui l’‘uomo d’onore’ si associa non è un prestanome, ma rappresenta anche i propri interessi. L’impresa a partecipazione mafiosa, comunque, pur non essendo espressione esclusiva dell’ambiente criminale, può essere anche un’impresa di servizio degli interessi dell’esponente mafioso ed un’impresa di riferimento per investire in modo “pulito” i suoi capitali.

Il mafioso può associarsi ad un altro imprenditore attraverso l’interposizione di un prestanome oppure in modo diretto ma non formalizzato, costituendo una società di fatto. In entrambi i casi la presenza degli interessi mafiosi resta celata a quasi tutti i terzi. La relazione societaria si fonda sulla parola, senza alcun documento che attesti il rapporto di compartecipazione del mafioso all’impresa.

In genere l’imprenditore apparentemente ‘pulito’ conserva, oltre alla titolarità, anche la gestione dell’azienda, pur impegnandosi ad operare al servizio degli interessi dell’esponente mafioso. La gestione economica e tecnica è esercitata dunque dal primo, mentre le grandi scelte strategiche sono compiute di comune accordo con il mafioso o direttamente da quest’ultimo.

Dal punto di vista del soggetto imprenditore, inoltre, l’esperienza giudiziaria, che ha condotto nel tempo ad enucleare la consapevolezza giuridica cristallizzata nelle massime sopra citate in materia di “imprenditore colluso”, ha preso le mosse dall’osservazione del fatto che nelle zone ad alta densità mafiosa in cui gli operatori economici debbono effettivamente, in qualche modo, fare i conti con la mafia, si osserva come il rapporto che si instaura non vada inteso a senso unico, bensì come un’interazione che si sviluppa in un quadro di vincoli e di opportunità in cui c’è spazio per le valutazioni e le preferenze degli imprenditori, come anche per il calcolo dei costi e dei benefici connessi al tipo di relazione da attivare.

Infatti, ciò che spesso si dimentica è che lo stesso comportamento degli operatori economici incide in modo specifico sul contenuto e sulla forma del rapporto intrattenuto con i mafiosi, sulle sue manifestazioni esplicite e su quelle latenti.

In linea generale, si osserva che i mafiosi inducono gli imprenditori ad essere nei loro confronti ‘cooperativi’, anche se tale cooperazione può assumere diversi gradi e tonalità: non bisogna dimenticare che per alcuni operatori economici la mafia rappresenta un vincolo, per altri un’opportunità.

Nel primo caso, denominato ormai comunemente imprenditore – vittima, agli operatori economici è imposta una protezione passiva: essi sono assoggettati attraverso un rapporto non interattivo, fondato sulla intimidazione o sulla pura coercizione.

Questi imprenditori sono le vere vittime del sistema mafioso (e spesso, temendo lo sviluppo di simili rapporti, essi evitano di ampliare le loro iniziative sul campo economico, autolimitando la propria attività; essi, percependo la presenza mafiosa come rischiosa rispetto a nuove iniziative di investimento, cercano dunque, quanto più possibile, di ‘non dare troppo nell’occhio’) poiché (v. pag. 53) versano in un effettivo stato di costrizione che, oltre a gravare pesantemente sul bilancio dell’azienda, incide anche sulle prospettive future.

Gli imprenditori collusi, invece, possono usufruire di un tipo di protezione attiva, stabilendo con i mafiosi un rapporto interattivo, fondato più che sulla coercizione, su legami personali di fedeltà; si stabiliscono in tal modo dei metodi e sistemi cooperativi nell’ambito dei quali i mafiosi cercano di manipolare a loro vantaggio le condizioni e le regole che condizionano lo scambio. La cooperazione per questa tipologia di imprenditori è motivata dalla prospettiva di un vantaggio economico, dalla fede nel codice dell’omertà o, infine, dal fatto che è un “amico” a chiederla. Dagli imprenditori che hanno instaurato un simile rapporto di scambio (e che quindi fruiscono di una protezione attiva), il gruppo mafioso pretende dal canto suo prestazioni diffuse, che possono assumere il contenuto più vario.

Gli imprenditori collusi sono disposti a trovare con i mafiosi un accordo attivo dal quale derivano obblighi reciproci di collaborazione, scambio e lealtà. Tutto ciò spesso è il frutto di un vero e proprio calcolo razionale; la relazione diviene infatti reciprocamente vantaggiosa. Non si deve pensare, dunque, che essi siano semplici strumenti in balia dei mafiosi, poiché giovandosi del rapporto instaurato con l’associazione possono svolgere una serie di transazioni assai redditizie. Passando ad un livello di analisi più strettamente giuridico, fermo quanto sopra sintetizzato attraverso l’excursus giurisprudenziale, giova ricordare che proprio la giurisprudenza della SC da ultimo citata afferma che nella valutazione dei rapporti tra mafia e imprenditori non si può mai prescindere da un effettivo e serio vaglio delle variabili contingenti peculiarità della singola fattispecie, poiché al giudice è affidato – nella piena esplicazione del principio del prudente apprezzamento e nella rigida osservanza del dovere di motivazione – il difficile compito di individuare la fluida linea di confine tra lecito e illecito, e di distinguere le situazioni nelle quali l’imprenditore è complice delle organizzazioni criminali, da quelle in cui ne è vittima.

Tale operazione dovrà essere condotta evitando stereotipi socio-criminologici ed eseguendo un attento vaglio del compendio probatorio acquisito al processo, non senza, tuttavia, essersi dotati di adeguate chiavi di lettura di un fenomeno che fa del sommerso e del gioco realtà/apparenza il proprio stile.

In proposito, e ancora in tema di impresa mafiosa e di imprenditore colluso, occorrerà fare ricorso a tutti gli strumenti e le categorie oggettive e soggettive del diritto penale e dell’accertamento processuale penale. Pertanto, in perfetta sintonia con il principio del carattere personale della responsabilità penale, occorrerà volgere un accurato sguardo alle singole e concrete condotte dei soggetti che, nell’esercizio della loro attività imprenditoriale, entrano in contatto con la consorteria criminosa e di conseguenza modulano diversamente il loro atteggiamento.

Dal punto di vista oggettivo, l’esperienza processuale dimostra che, in molti casi, proprio nelle pieghe di quelli che potrebbero sembrare comportamenti neutri, o magari semplicemente equivoci, si annidano gli aspetti di un’insidiosa, quanto certa, illiceità penale.

In questa ricostruzione non facile alla quale il giudice è chiamato, se si vuole individuare un possibile criterio selettivo tra imprenditori collusi ed imprenditori vittime, che rifugga da classificazioni di carattere generale, lo si può rintracciare proprio nel “reciproco vantaggio”, ovvero nel rapporto reciprocamente utile che si instaura fra l’impresa e l’associazione criminale.

Mentre passa in secondo piano la genesi del rapporto tra imprenditore e associazione mafiosa, che può trovare le causa (e) più diverse, assumono così significatività e concludenza in termini di affectio societatis diversi elementi della condotta che possono, ma non devono necessariamente, tutti concorrere: il suo carattere cooperativo e tendenzialmente continuativo, il suo esplicarsi in prestazioni diffuse in favore del sodalizio mafioso che non risultano necessariamente connesse all’attività imprenditoriale esercitata, il carattere altamente personalizzato del rapporto di scambio, l’intrecciarsi fra le finalità individuali del dominus dell’impresa e quelle associative. (v. pag. 54).

L’organizzazione mafiosa, sfruttando in modo continuativo le prestazioni diffuse offerte dall’imprenditore, finisce per riconoscergli un ruolo di sistematico conferimento al sodalizio di tutti i vantaggi ricollegabili alla sua posizione professionale e sociale.

Dal punto di vista soggettivo, invece, sempre facendo ricorso ai principi ed ai criteri generali del diritto penale, non potrà non essere verificata e valutata la volontà che regge il rapporto tra imprenditore e associazione mafiosa. Come in tutti gli accertamenti in materia di elemento soggettivo o comunque di stati psicologici e mentali, sarà inevitabile una ricognizione complessiva di tutti gli elementi indiziari capaci di rivelare all’esterno situazioni soggettive per loro naturainafferrabili materialmente. L’analisi dei comportamenti e delle scelte personali e imprenditoriali,paragonate alle prassi dell’imprenditore medio che agisce nella legalità, fornirà certamente elementi utili. Ciò non toglie, tuttavia, che la volontà dell’imprenditore possa essere desunta dall’osservazione dei rapporti interpersonali, da elementi dichiarativi ovvero da prove ancor più dirette, come possono essere le intercettazioni telefoniche o ambientali, che consentono di afferrare anche quello che emerge dall’animo attraverso la confidenza dei colloqui e dei rapporti.

L’associazione in esame presenta tutte le caratteristiche sopra esposte, così come tutti gli imprenditori che entrano in relazione con essa (con diverse flessioni di intensità e consapevolezza che analizzeremo individualmente) hanno perfetta conoscenza della natura non solo illegale, ma anche mafiosa dell’attività del PENSABENE; per converso, gli imprenditori – da par loro – cercano di trarre il maggior profitto dal rapporto illecito che instaurano, contenti di trovare una compiacente sponda ai propri disegni di egemonia economica o di più banale appropriazione dei beni della società che possiedono o gestiscono, fino alla bancarotta fraudolenta.

Se vogliamo, il vero dato nuovo e preoccupante, è rappresentato dal fatto che i fenomeni di compenetrazione tra mafia e impresa, che giungono fino all’incontro ed alla fusione di interessi opposti, erano storicamente confinati nelle ben note aree geografiche dell’Italia meridionale, luoghi in cui si è anche formata la giurisprudenza sopra citata. Oggi, invece, assistiamo non solo alla “presenza criminale” della realtà mafiosa sotto la specie della ‘ndrangheta calabrese anche in Lombardia e al nord in genere (e questo è un dato risalente nel tempo), ma soprattutto riscontriamo un intenso e disinvolto connubio tra forme evolute di associazioni mafiose e imprenditori calabresi e lombardi, pronti a fare affari illegali insieme come se niente fosse …” (v. pagg. 51-57).

Dunque, dagli imprenditori che hanno instaurato un simile rapporto di scambio (e che, quindi, fruiscono di una protezione attiva), il gruppo mafioso pretende prestazioni diffuse, che possono assumere il contenuto più vario. Gli imprenditori collusi sono disposti a trovare con i mafiosi un accordo attivo dal quale derivano obblighi reciproci di collaborazione, scambio e lealtà. Tutto ciò spesso è il frutto di un vero e proprio calcolo razionale; la relazione diviene, infatti, reciprocamente vantaggiosa. Non si deve pensare che essi siano semplici strumenti in balia dei mafiosi, poiché, giovandosi del rapporto instaurato con l’associazione, possono svolgere una serie di transazioni estremamente redditizie. Assumono significatività e concludenza, in termini di “affectio societatis”, ai fini dell’individuazione dell’imprenditore “colluso” diversi elementi della condotta che possono, ma non devono necessariamente, tutti concorrere: il suo carattere cooperativo e tendenzialmente continuativo, il suo esplicarsi in prestazioni diffuse in favore del sodalizio mafioso che non risultano necessariamente connesse all’attività imprenditoriale esercitata, il carattere altamente personalizzato del rapporto di scambio, l’intrecciarsi fra le finalità individuali del “dominus” dell’impresa e quelle associative.

Quanto innanzi esposto ha trovato un’icastica rappresentazione nelle intenzioni enunciate, nel corso della conversazione intercorsa in data 13 dicembre 2012 presso il bar Vigna Stelluti, da CARMINATI nel c. d. “manifesto programmatico”. Infatti, al fine di stabilire la collaborazione con gli imprenditori, con i quali entrava in contatto, CARMINATI si rivolgeva a Riccardo BRUGIA, indicando nei seguenti termini le disposizioni  che avrebbero dovuto regolare i rapporti con la sfera imprenditoriale: “è un discorso che io ho fatto a tutti questi … alla fine … inc … [si [si sente sbattere qualcosa sul tavolo] inc .…  facendogli sto discorso a me non me ne frega un cazzo … io gli faccio guadagna’ i soldi a lui … a me non me frega proprio niente … capito?… io ti fornisco l’azienda quella bona …” [ [ … ]allora qual è il discorso … che noi dobbiamo … intervenire prima … inc .. [imp[impulsi]“tu vuoi stare tranquillo?”… tu lo devi mette seduto gli devi dì “tu vuoi sta’ tranquillo ?” […[…]allora mettiamoci a … inc .… fermare il gioco … perché dopo ci mettiamo d’accordo con quelli che ti rompono … inc” … Perché qui a noi ci chiamano sempre .. dopo,  compa’! .. io me so’ imparato …”, imponendo la “protezione” sin dalle fasi iniziali del progetto: “je devi dì … “senti, che stai facendo? .. che stai facendo qualcosa? no perché io ho sentito voci .. che qualcuno te vo’ vonno ruba’ tu daglieli 4 sordi …inc ...”. Tale offerta era solo un mero strumento per inserirsi nell’attività imprenditoriale, dapprima, fornendo tutta la serie di servizi strumentali senza partecipare al rischio d’impresa “noi lo sai perché andiamo bene? .. perché noi facciamo il movimento terra”, attraverso l’imposizione di imprenditori inseriti nel sodalizio, sino a raggiungere il vero obiettivo della manovra per la quale gli imprenditori così avvicinati: “devono essere nostri esecutori .. DEVONO LAVORARE PER NOI”.

Lo schema segna un passaggio di fondamentale importanza per il sodalizio che, sempre secondo le parole di CARMINATI, non può più occuparsi della sola attività di “recupero crediti” “non siamo più gente che potemo fa una cosa del genere … pe’ du lire” per conto degli imprenditori “non si può più fare come una volta … che noi arriviamo dopo facciamo i recuperi” “a noi non ci interessa più … te lo dico..”, rischiando di “fa ‘na GUERRA con quelli che l’hanno solato?”. Tutto doveva iniziare sulla “strada”  “perché tanto … nella strada …” … glielo devi dire … ”a come ti chiami? … COMANDIAMO SEMPRE NOI …. non comanderà mai uno come te nella strada … nella strada tu c’avrai sempre bisogno di … inc .…” dove più immediata era la forza d’intimidazione espressa dal sodalizio che non avrebbe lasciato scelta, costringendo i malcapitati a entrare nell’alveo protettivo dell’associazione “senti ma… questo è un amico nostro … eh … capito?.

Il prezzo per la protezione fornita, vero obiettivo del sodalizio (“ma noi te se mettemo vicino a te, così non si …. vedrà … più nessuno”), non doveva, quindi, essere immediatamente monetizzato: “a me mi puoi anche … dire che mi dai un milione di Euro … per guardarmi … tutte ste merde”), ma doveva, al contrario, divenire il grimaldello attraverso il quale poter entrare in affari con gli imprenditori (“è normale che dall’amicizia deve nascere un discorso che facciamo affari insieme …”), attraverso un “rapporto paritario”, che avrebbe portato vantaggi reciproci (“io gli faccio guadagnà i soldi a lui”), mediante l’imposizione di imprese che gravitavano nel sodalizio (“guarda che noi c’abbiamo delle aziende pure di costruzioni … a chi t’appoggi? … ce l’avemo noi che … capito? ..”), sottolineando che quanto appena illustrato era già pienamente operativo: “un discorso che io ho fatto a tutti questi”.

Si riporta di seguito lo stralcio della trascrizione della conversazione del 13 dicembre 2012, prog. n. 394, RIT 7974/13.

Massimo: pero’… pero’… bravo… bravo… allora qual è il discorso… che noi dobbiamo… intervenire prima …inc..[imp[impulsi]tu vuoi stare tranquillo?”… tu lo devi mette seduto gli devi dì  “tu vuoi sta’ tranquillo ?” 

Riccardo: …inc.…

Massimo: “allora mettiamoci a …inc.… fermare il gioco… perchè dopo ci mettiamo d’accordo con quelli che ti rompono …inc”… Perché qui a noi ci chiamano sempre.. dopo,  compa’! .. io me so’ imparato…inc.… [per[perdita di segnale per una frazione di secondo]apito?

Riccardo: ma dimmi un po’? tipo?

Massimo: je devi dì… “senti, che stai facendo? ..che stai facendo qualcosa? no perché io ho sentito voci ..che qualcuno te vo’ vonno ruba’ tu daglieli 4 sordi…inc.”

Riccardo: bella gliela faccio così…

Massimo: “ho sentito cose che… c’è gente …inc… perché”.

Riccardo: …inc.…sta facendo adesso… perchè gli hanno dato una cosa per fa novanta, me pare, appartamenti a Monteverde   

Massimo: a Monteverde è buono…

Riccardo: e non hai capito, oh!

Massimo: però… però adesso compa’… le costruzioni..

Riccardo: lascia… perde’… però magari a Mà…pero’ gli facc..

Massimo: ..è pieno… è pieno di licenze per costruire e nessuno le vuole fare… noi lo sai perché andiamo bene?.. perché noi facciamo il movimento terra… a me non me frega un cazzo, tu me paghi il servizio.…lo vedi se a me mi dicessero.. “se potrebbe partecipa’ alla costruzione…” …no, non mi interessa proprio..

Riccardo: sì ma però, lui a me mi pare de avè capito… che questo già solo che…no

[cam[cambiano discorso per qualche secondo]

Massimo: acchiappalla, ammazza bona sta …inc..

Riccardo: bel bucio de culo..

[rip[riprendono il discorso]

Riccardo: che gli dico Ma’? vede che jè dico..

Massimo: “senti ma ho saputo” 

Riccardo: jè faccio la battuta gua..

Massimo: …ma che ti inventi… gli fai la battuta: “ma che t’è venuto addosso qualcuno.. dei ragazzi calabresi te so’ venuti addosso, so’ venuti a parla’ con te …..inc… mo me informo e poi te faccio sape’… per te famo un lavoro …inc…”…noi dobbiamo andare dritto per le cose… cioè QUESTI DEVONO ESSERE NOSTRI ESECUTORI… DEVONO LAVORARE PER NOI.. non si può  più fare come una volta…

Riccardo: no… certo

Massimo: che noi arriviamo dopo facciamo i recuperi… e allora senti lo sai che c’è?… “i recuperi… vatteli a fa da solo”… a noi non ci interessa più… te lo dico..perchè poi.. a fa’ i recuperi si fa ‘na guerra con quelli che l’hanno solato? …ma perché? ..la gente ruba… e noi ci mettiamo a fare i recuperi …inc… comunque, il poro Infantino lascia perde…  …inc… aveva crepato gli orologi, mo’ lascia perde’ de lui non ce ne frega un cazzo, però è pure brutto… invece  all’inizio… capito? …è amico nostro… allora uno va prima ..subito… se noi andamo da Infantino… dice “senti ma… questo è un amico nostro… eh… capito?” …non si può fare… “ridaglieli gli orologi” ..è diverso… invece così… capito? …uno come la mette la mette fa pure una brutta fine… NON SIAMO PIÙ GENTE CHE POTEMO FA UNA COSA DEL GENERE…PE’ DU LIRE

Riccardo: no… assolutamente no..

Massimo: è chiaro… che tu non l’hai fatto direttamente però…

Riccardo: siccome…Matteo mi stava..…mi stava dicendo… Matteo

Massimo: se lui dice… se lui dice che c’è questa cosa… informiamoci e vediamo…

Riccardo: dice per esempio …c’ha lo zio, il cognato je’ rubbeno ..

Massimo: certo..

Riccardo: je’ rubbeno

Massimo: a lui gli conviene c’ha qualche soldo.. allora… gli dici senti… allora tu fai quei discorsi qua “..aho… senti un po’… a me mi dicono che a te fanno …inc… c’hai un sacco de problemi…ma scusa ma mettegli vicino qualche bravo ragazzo lo fai guadagna’… e si guadagna ..ma noi te se mettemo vicino a te, così non si…. vedrà… più nessuno”…però non ti pensa’… DEVE ESSERE UN RAPPORTO PARITARIO, je devi dì…non ti pensare che tu… ecco… a me mi puoi anche …dire che mi dai un milione di euro… per guardarmi… tutte ste merde…inc.… non mi interessa, già che faccio una …inc. [sem[sembra che dica "cortesia”] normale che DALL’AMICIZIA DEVE NASCERE UN DISCORSO CHE FACCIAMO AFFARI INSIEME… questo è il discorso…non ti pensa’ che nun ce sta nessuno…la cosa… “PERCHÈ TANTO… NELLA STRADA…” …GLIELO DEVI DIRE… ”A COME TI CHIAMI?… COMANDIAMO SEMPRE NOI….NON COMANDERÀ MAI UNO COME TE NELLA STRADA… NELLA STRADA TU C’AVRAI SEMPRE BISOGNO DI …inc.…”…capito è un discorso che io ho fatto a tutti questi… alla fine…inc…[<[si sente sbattere qualcosa sul tavolo]c.…  facendogli sto discorso a me non me ne frega un cazzo… io gli faccio guadagna’ i soldi a lui… a me non me frega proprio niente… capito?… io ti fornisco l’azienda quella bona …inc… perchè lui sa ..sta a costruì… serve il movimento terra…[si so[si sovrappongono le voci]p>

Riccardo: …inc…

Massimo: …inc… facendogli fare il servizio a lui… e lui è contento..

Riccardo: …inc.…un discorso così… aho… al di fuori de…

Massimo: glielo dici… “guarda che noi c’abbiamo delle aziende pure di costruzioni… a chi t’appoggi?… ce l’avemo noi che… capito? “..ce fa fare le costruzioni…ce fa fa’ lui….ma non è che poi noi volemo … poi.. eh.. noi dovemo fa’ costruzioni …

Ulteriori acquisizioni intercettive hanno consentito di cogliere espressioni efficaci di CARMINATI, che hanno consentito di comprendere l’ottica con la quale si rapportava il sodalizio con gli imprenditori con i quali veniva in contatto:  “ci si muove solo di guadagno compà  .. altre cose non interessano”. E, in relazione ai vantaggi per l’imprenditore, CARMINATI sottolineava che: “dovemo fallo contento lui ma più contenti dovemo essere noi.

La logica del “guadagno” imponeva che, nei rapporti con gli imprenditori che orbitavano attorno al sodalizio, dovesse essere compiuta un’attenta valutazione dei rischi: “noi in amicizia se guadagniamo insieme bene, siamo contenti, se c’è il problema ma anche compà ma stamoce attenti ..”.

In data 11.04.2013, nei pressi della stazione di rifornimento ENI di corso Francia, veniva intercettata una conversazione tra CARMINATI, CALVIO, Marco SENES e Massimo BIZZARRI, inerente al comportamento di un imprenditore, non meglio identificato, al quale BIZZARRI e SENES avevano affidato un appalto, che stava ritardando il pagamento di una “fiches” (la percentuale accordata per l’aggiudicazione dell’appalto) di cinquemila Euro a causa di difficoltà finanziarie. In tale contesto, CARMINATI indicava, ancora una volta, la strada da percorrere nei rapporti con gli imprenditori per evitare morosità nei pagamenti. Innanzitutto, rimproverava i due che non si erano accertati preventivamente della stabilità economica dell’imprenditore al quale avevano affidato l’appalto: “… allora però la co … la colpa è vostra che avete dato a uno oberato di buffi su buffi l’appalto … capito? …. l’appalto dallo a uno che sta bene …” e indicava, nel contempo, come, invece, bisognasse pretendere immediatamente dagli imprenditori la corresponsione della percentuale pattuita, senza ritardi: “… a bello .. questo è il fornitore a me mi paghi subito … quando io ti ho fatto prendere l’appalto” [.. ] [.. ] non è che tu mi paghi dopo un anno … dopo un anno … in culo … a me il giorno che prendi l’appalto la sera prepari i soldi … io la mattina dopo vengo, andiamo in banca … e mi dai i soldi … sennò … non ha senso …”, affinché ci fosse un immediato vantaggio economico (“… a me damme i soldi … non giocate … perché … se famo un discorso di soldi finché si parla di chiacchiere so chiacchiere se parliamo di soldi quelli sono andati a te a me … io ti faccio prendere un appalto tu quei soldi è come se non li avessi presi bello a me dammi i soldi …”). Infine, gli consigliava di fare “saltà l’appalto” all’imprenditore moroso, quale mossa di ritorsione per il mancato guadagno.

Inoltre, in data 6 febbraio 2013, CARMINATI mostrava non solo la capacità di avvantaggiarsi in un momento di crisi economica del Paese “nei momenti di crisi … perché .. mo’ adesso magari … c’è l’imprenditore che non ha la possibilità … di .. di espandersi .. allora … con i soldi tuoi lui si espande e ti dà una piccola percentuale … che però .. una piccola percentuale .. alla fine … sono soldi capito?”, ma anche come il sodalizio, grazie al contributo degli imprenditori intranei allo stesso, potesse offrire una serie di servizi anche a prezzi vantaggiosi (“guarda che noi c’abbiamo delle aziende pure di costruzioni.. a chi t’appoggi?.. ce l’avemo noi che.. capito?..” “il movimento terra è chiaro che semo competitivi”) anche per l’eventuale committente che avrebbe avuto, quindi, un vantaggio nell’affidarsi al sodalizio.

2. Il ruolo di Cristiano GUARNERA 

Imprenditore edile, socio e amministratore di diverse società operanti nel settore, Cristiano GUARNERA corrisponde esattamente al modello dell’“imprenditore colluso” con il sodalizio, al quale inizialmente si avvicinava per interesse personale, consistente nella ricerca di protezione nei confronti di terzi e nel desiderio di ottenere maggiori guadagni, per trasformarsi, poi, progressivamente in complice e, quindi, in affiliato, intravedendo nel rapporto con il sodalizio un’opportunità per la propria impresa e per il proprio arricchimento.

È risultato, infatti, in contatto con i sodali Massimo CARMINATI, Riccardo BRUGIA, Matteo CALVIO, Roberto LACOPO, Salvatore BUZZI, Agostino GAGLIANONE.

È entrato in contatto, inizialmente, con BRUGIA, nel dicembre del 2012, per richiedere protezione e avvicinarsi ai vertici dell’organizzazione. BRUGIA concedeva Matteo CALVIO quale “guardaspalle”. Sul punto, appaiono significative le affermazioni di BRUGIA, il quale, l’11.12.2012, rivolgendosi a CARMINATI, confermava di: “allora a quel Chicco ieri gli ho detto “a Chi .. Matteo te l’ho girato a te perché mi pare che tu ce n’hai più bisogno”. 

Al contempo, GUARNERA proponeva a BRUGIA la partecipazione a un affare immobiliare, riferibile a “novanta appartamenti a Monteverde”, come si aveva modo di comprendere il 13.12.2012, allorché BRUGIA lo riferiva a CARMINATI. Valutata la situazione, CARMINATI coinvolgeva GAGLIANONE per la fornitura dei servizi accessori funzionali al progetto imprenditoriale, con l’obiettivo di: “voglio  fa fà na maniera che famo guadagnà lui con i soldi sua e noi guadagnamo con i soldi suoi senza caccià una lira .

L’intervento di CARMINATI produceva tangibili benefici, a favore dell’imprenditore, consistenti:

  • nello sblocco amministrativo del cantiere di Monteverde di via Innocenzo X, da parte di CARMINATI, per stessa ammissione di GUARNERA: lui è stato in grado di una cosa che io in due anni non sono riuscito a fare, lui in tre giorni è riuscito a sbloccarla!”;
  • in un possibile risparmio sui costi, attraverso la partecipazione dell’impresa di GAGLIANONE, così come emerge dalle espressioni di CARMINATI: “tu dimmi esattamente quanto ci costa … capito? poi ti ci metto … il guadagno tuo ..” […] […]>a ME fammi sapere …. a NOI veri quanto ci costa … poi TI dico come dobbiamo fare” [ .. ][ .. ]>noi pure che gli mettiamo il 10% in meno lui è contento”.

Il processo di affiliazione si snodava attraverso un’educazione ai principi di omertà e subordinazione, nonché nella partecipazione agli appalti ottenuti dalle cooperative, riferibili a BUZZI, nonché nella estrinsecazione a GUARNERA, da parte di CARMINATI, del ruolo che lo stesso riteneva competere all’organizzazione nella struttura e nelle relazioni sociali, attraverso “la teoria del mondo di mezzo”. L’11 gennaio 2013, infatti, CARMINATI, nell’ottica di rafforzare il prestigio dell’organizzazione agli occhi di GUARNERA, utilizzando una metafora, descriveva la società nella quale è la teoria del mondo di mezzo compà. …. ci stanno . . . come si dice . . . i vivi sopra e i morti sotto e NOI STIAMO NEL MEZZO … e allora …. e allora vuol dire che ci sta un mondo .. un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano. Si riporta di seguito lo stralcio della relativa conversazione.

Carminati: lo sai che c’è? ce sta…è  la teoria del mondo

Brugia: … (inc.) …

Guarnera: no però penso che ..un paio di volte …(inc.)…  lo stesso..

Brugia: dallo stesso…

Guarnera: va bè, va..

Brugia:  potrebbe esse..mo che ce sto a pensà. . .

Carminati: è la teoria del mondo di mezzo compà. ….ci stanno . . . come si dice. . .i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo

Brugia: embè.. certo..

Carminati: e allora….e allora vuol dire che ci sta un mondo.. un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano, e dici “cazzo, come è possibile che quello…

Guarnera: …(inc.)…

Carminati: come è possibile… che ne so… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi..

Brugia: certo…certo…

Carminati: cazzo è impossibile.. capito come idea?. . .è quella che il mondo di mezzo in cui invece dove tutto si incontra. . cioè..hai capito?…allora le persone..le persone di un certo tipo… di qualunque

Guarnera: …(inc.)…

Carminati: di qualunque cosa… .si incontrano tutti là. . .

Brugia: di qualunque ceto. .

La potenza suggestiva della metafora veniva, inoltre, ulteriormente arricchita da CARMINATI, il quale si preoccupava di descrivere anche la funzione sociale che il “mondo di mezzo” operava: “allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno … questa è la cosa .. e tutto si mischia” sottolineando, inoltre, che, in quel particolare mondo, non si accedeva per “questione di ceto”, ma esclusivamente per “questione di merito” a conferma della caratura del sodalizio.

CARMINATI testimoniava, altresì, che la teoria enunciata era conosciuta soltanto in ristretti ambienti qualificati e non aveva bisogno di ulteriori spiegazioni. Infatti, veniva portato l’esempio del suo utilizzo anche in sede di interrogatorio, di fronte all’autorità giudiziaria, da parte del CARMINATI: .. sono cose che la gente non sa, non capisce capito? . . . a me una volta mi fece una battuta il magistrato, ma lei la conosce la teoria? . eh, io la conosco bene … (inc.). lui mi disse ma lei la conosce questa teoria qua di Costanzo? (il mondo … e ma io la conosco bene dico … ma lei la conosce? … io la conosco bene … e lui m’ha detto …”io lo so che lei la conosce molto bene”… “le domande finiscono qui”.. allora gli ho fatto … fattelo dire da Bruno che ancora ride … ho detto “allora, se lei conosce quella teoria mi sa che le domande finiscono qui … soprattutto le risposte finiscono qui … le domande lei può fare quelle che vuole … le risposte …(inc.)”…”vada vada”… che poi è la verità”.

Ulteriori prove dei citati profili riposa, in via prevalente, nelle seguenti risultanze.

Nella conversazione dell’11 gennaio 2013, GUARNERA – mostratosi preoccupato di quanto avrebbero potuto riferire o chiedersi le persone che frequentavano il distributore Eni di corso Francia, in merito alla frequentazione con CARMINATI (“mezzo benzinaio Agip se starà a chiede come mai Massimo … come ho fatto io a diventà …..”) – veniva immediatamente rassicurato da quest’ultimo e BRUGIA sull’omertà di chiunque gravitasse intorno al distributore: “ . . . no no quello no . .” “. . no però dice non sapevamo .. non sapevamo!”. Contestualmente, veniva istruito anch’egli alla “regola del silenzio” da CARMINATI: “.. uno non deve parlà”,mai risponde alle domande … le domande sono lecite le risposte non sono mai obbligatorie ..” da opporre a chiunque dovesse fare “domande indiscrete”, ma anche da tenere nei confronti dei terzi con i quali si sarebbe in futuro rapportato, come esplicitato da BRUGIA, il quale, prospettando anche possibili mali futuri, affermava: “Chicco te dico subitolo sai dove sta la .. la serietà .. della … della … di che po’ esse? .. dal fatto che uno non possa atteggiarsi . . che ne so .. perché è come un conto  che sto dicendo come se io oggi …(inc.) … “io sto con Carminati”… lì per ditte allora faresti … capito? faresti una sciocchezza .. a livello …”.

La subordinazione ha trovato una sua estrinsecazione, pochi mesi dopo, il 20 marzo 2013, in occasione della mancata presentazione a un appuntamento, fissato per la mattina di quel giorno, al quale avrebbe preso parte anche CARMINATI, molto importante per la finalizzazione e l’avanzamento del cd “Piano di Emergenza Abitativa”, gestito dalle cooperative sociali riferibili a BUZZI. Consapevole della mancanza commessa, GUARNERA contattava BRUGIA, il quale, nel corso della discussione molto animata che ne scaturiva, consigliava all’interlocutore di presentarsi al cospetto di CARMINATI per mostrare il proprio rammarico: “però ti dò un consiglio va a parlà con lui”. Nell’occasione, BRUGIA gli faceva notare: “non te sei svegliato? Chicchè noi non semo . . non siamo persone che tu me poi risponde così . ..”, in tal modo rappresentandogli la valenza dei suoi interlocutori – e di CARMINATI, in particolare – e, conseguentemente, il ruolo che lo stesso ricopriva in seno al sodalizio del quale ormai faceva parte.

Rivelatrice della consapevole e voluta adesione di GUARNERA al sodalizio e, al contempo, della pericolosità di CARMINATI e dei soggetti a lui vicini risulta essere la captazione tra gli squilli della conversazione telefonica delle ore 14.14 del 20.03.2013. Invero, era possibile udire Guglielmo GUARNERA, padre di Cristiano, rimproverare il figlio per aver disatteso un impegno preso con “gente pesante” e “che faceva i morti” e Cristiano GUARNERA manifestare la sua volontaria adesione al sodalizio: “non me l’ha messa dietro nessuno … questa gente l’ho conosciuta io“.

Il coinvolgimento dell’indagato che ci occupa nell’attività delle cooperative, riconducibili a BUZZI, ha trovato in una pluralità di acquisizioni intercettive, a far data dall’11 gennaio 2013 e sino al 31 luglio 2013, una precisa dimostrazione. I dialoghi monitorati hanno consentito di evidenziare contatti, al riguardo tra l’imprenditore, CARMINATI, BRUGIA, BUZZI e Sandro COLTELLACCI, dai quali è emerso come GUARNERA abbia locato 14 appartamenti, in località Selva CANDIDA, n. 197, del comune di Roma, per il piano di emergenza abitativa, con conseguente attuazione del vantaggio di essere riuscito a inserirsi nel circuito illecito degli appalti pubblici, gestito dal sodalizio attraverso le cooperative di BUZZI. Segnatamente, dalla conversazione del 27 febbraio 2013, emergeva che il comune di Roma aveva provveduto a far stabilire delle famiglie disagiate presso le abitazioni fornite da Cristiano GUARNERA, per il tramite della società “ITA Costruzioni srl”.

Testimonia l’adesione al sodalizio di GUARNERA l’utilizzo da parte sua della carica intimidatoria, derivante dal vincolo associativo, che emerge da due conversazioni, rispettivamente, del 22 e del 27 marzo 2013, dalle quali traspare che l’intimidazione nei confronti di terzi derivava dal carattere plurisoggettivo della compagine della quale ormai faceva parte. Esemplificativo, infatti, l’episodio che coinvolgeva tale “Tano”, il quale appariva debitore nei confronti di GUARNERA. La vicenda era oggetto di discussione con due soggetti rientranti nella cerchia relazionale dell’imprenditore, Amir EL FARAN e Fabio LICETI, con i quali:

  • il 22 marzo, GUARNERA affermava che: “io qui a Roma non me possono . . . non me può toccare manco Gesù Cristo . . . cioè quieio qui a Roma sono diventato intoccabile…”, minacciando di far intervenire nella questione, a propria tutela, CARMINATI: “se no poi glielo farò dire dalla persona interessata”;
  • il 27 marzo, lo stesso sottolineava che aveva parlato della questione “con i suoi amici”, facendo chiaro riferimento a CARMINATI e al sodalizio dallo stesso diretto.

La conversazione del 22 marzo 2013 rivela, poi, la consapevolezza di EL FARAN dell’appartenenza di GUARNERA all’associazione: (“ah . . .io gli ho detto ai nostri, avvisati che quello adesso sta con quello Là […]<[…]b> non piscio dal ginocchio . .[…]<[…]b>lo so che potenziali c’ha lui”.

EL FARAN si mostrava, inoltre, preoccupato per la situazione creatasi: “perciò . . . io a chi si vede tanto con loro gli ho detto ragà avvisate che è così . . . così . . . così . . .. [..] [..]gli ho detto avvisati, prima che fanno una cazzata poi non c’hanno una via di ritorno è . . . cioè lì uno sbaglio se paga non si discute, si paga”, con ciò mostrando piena consapevolezza delle capacità di ritorsione violenta del sodalizio.

Ulteriore elemento di prova idoneo a dimostrare l’avvenuta affiliazione di GUARNERA, al gruppo criminale definito da quest’ufficio “Mafia Capitale”, si rinviene nella conversazione dell’11.05.2013, nel corso della quale GUARNERA sottolineava a EL FARAN il proprio livello di confidenza con il CARMINATI, con il quale raccontava di essere entrato “in società”. Al che, EL FARAN manifestava la convinzione “ma te con lui sali come un missile eh!”, evidenziando così la consapevolezza dei vantaggi che CARMINATI e i suoi erano in grado di procurare.

GUARNERA si è, poi, dimostrato a disposizione delle diverse esigenze riconducibili ai sodali. Emblematico l’episodio dell’agosto del 2013, nel quale l’imprenditore, su richiesta di BRUGIA, aveva messo a disposizione la propria lussuosa autovettura, la Mercedes ML AMG, al fine di garantire a Fabio GAUDENZI un adeguato mezzo di rappresentanza per effettuare un viaggio a Montecarlo, per incontrare possibili investitori nel progetto immobiliare nello stato della Bahamas, come si è avuto modo di evidenziare analiticamente, trattando la posizione di GAUDENZI. BRUGIA, inoltre, si premurava di verificare gli spostamenti di GAUDENZI e che il veicolo venisse riconsegnato nei tempi stabiliti. Effettivamente, alle ore 18.53 del giorno 17 agosto 2013, GAUDENZI riconsegnava l’autovettura di GUARNERA presso il distributore ENI di corso Francia, circostanza riferita a BRUGIA, da parte di Roberto LACOPO.

Gli analitici esiti investigativi acquisiti, con specifico riferimento a GUARNERA, sono stati puntualmente compendiati nel capitolo 2, paragrafo 2 sub a) dell’informativa dell’11 luglio 2014, redatto dagli appartenenti al Reparto Anticrimine del ROS. Nel prosieguo si procederà a riportarne le risultanze più significative.

3. Il ruolo di Giuseppe IETTO 

Imprenditore operante nel settore della ristorazione, titolare della società UNIBAR, Giuseppe IETTO, inteso l’“ingegnere”, è risultato essere in diretto collegamento con:

  • Massimo CARMINATI, il quale lo reclutava e lo definiva espressamente “un ragazzo nostro”, il 6 maggio 2013, conversando con Tommaso LUZZI, all’interno degli uffici della IMEG di Sacrofano del sodale Agostino GAGLIANONE;
  • Salvatore BUZZI, Agostino GAGLIANONE, Fabrizio Franco TESTA e Luca GRAMAZIO, con i quali partecipava a un pranzo tenutosi domenica 22 dicembre 2013, organizzato da CARMINATI, nella villa di Sacrofano (RM), al fine di discutere degli interessi economici da sviluppare (il 23 dicembre 2013, GAGLIANONE ha affermato che, il giorno precedente, aveva preso parte a un pranzo con la presenza anche del “segretario regionale Luca Gramazio”, il quale aveva reso noto che “stanno arrivando dei soldi giù in Regione ..”);
  • Salvatore BUZZI, in relazione all’attività di catering curata da IETTO a favore delle cooperative, gestite da BUZZI sotto l’egida di CARMINATI.

Nella strategia di azione delle cooperative sociali – riconducibili alla gestione dei citati BUZZI e CARMINATI (“l’amico mio”, per usare l’efficace espressione di BUZZI) e imperniata sulla diversificazione del “rischio”, mediante l’individuazione di plurimi imprenditori operanti in diversi settori, da coinvolgere nell’espletamento nella fornitura di beni e di servizi per il Comune di Roma – Giuseppe IETTO veniva individuato da CARMINATI quale referente per l’effettuazione del servizio di catering. Strategia proiettata al fine di ottimizzare gli investimenti economici in ciascun settore e i guadagni provenienti da tali attività, che trova la sua linfa vitale nell’aggiudicazione degli appalti pubblici.

IETTO è divenuto, infatti, punto di riferimento, per volere di CARMINATI, nell’espletamento della fornitura del servizio dei pasti presso le strutture di accoglienza (Minori Stranieri Non Accompagnati – MISNA), gestite dalla cooperativa “29 Giugno” e dal “Consorzio Eriches 29”. Ha dato, infatti, il proprio apporto per allestire il servizio di catering, in relazione alle necessità delle cooperative nelle strutture di Anguillara Sabazia (sino al 22 febbraio 2013, allorché la stessa veniva chiusa per l’inagibilità dei locali dal Sindaco), di via del Frantoio a Roma (a far data dal 19 febbraio 2013). Si è profilato il suo impiego anche per quella ubicata in via Silicella, in Roma, a partire dal giugno 2013.

Inoltre, ha fornito analogo servizio di catering, in occasione dell’organizzazione della cena per festeggiare la conclusione della campagna elettorale di Tommaso LUZZI, eletto sindaco di Sacrofano (RM).

IETTO si è prestato a emettere false fatturazioni in favore della cooperativa “29 Giugno”, al fine di permettere a CARMINATI di rientrare di parte del denaro investito – senza alcun titolo ufficiale – negli affari legati alle attività delle cooperative e, in parte, depositato nei fondi a disposizione della citata cooperativa.

Anche il capo del sodalizio ne ha tratto vantaggi, quali l’assunzione di Micaela Anna Maria CARMINATI, sorella di Massimo, come dipendente della Unibar s.r.l..

È attualmente impegnato in un progetto in fase di realizzazione, volto alla creazione di un punto cottura per una mensa da allestire, all’interno del carcere femminile di Rebibbia. Progetto ideato da CARMINATI, il quale lo ha indicato, a BUZZI e a Carlo GUARANY (vicepresidente della cooperativa “29 giugno”), come imprenditore di riferimento per l’attuazione.

4. Il ruolo di Agostino GAGLIANONE

Agostino GAGLIANONE, residente in Sacrofano (RM), ove dimorano abitualmente i sodali Massimo CARMINATI e Riccardo BRUGIA, è risultato essere un “imprenditore colluso” con il sodalizio criminale dai predetti capeggiato, denominato da quest’ufficio “Mafia Capitale”.

Attivo nel settore dell’edilizia e del “movimento terra”, socio unico e amministratore della “I.M.E.G. INGROSSO MATERIALI EDILI GAGLIANONE S.R.L”, GAGLIANONE è una figura chiave delle attività che permeano i versanti imprenditoriali e dei rapporti con la pubblica amministrazione dell’organizzazione, ponendosi quale uomo cerniera dei due campi.

È risultato principalmente impegnato nella gestione di appalti pubblici, affidati alle cooperative riconducibili a Salvatore BUZZI e a CARMINATI.

L’impiego di GAGLIANONE, da parte del sodalizio criminale, è finalizzato al raggiungimento degli obiettivi strategici, fissati nel c.d. manifesto programmatico dell’associazione, che trova un’emblematica conferma, nelle parole dello stesso CARMINATI: “noi lo sai perché andiamo bene? … perché noi facciamo il movimento terra”.

Infatti, GAGLIANONE:

  • ha curato, su incarico di CARMINATI, i “lavori di manutenzione ed adeguamento prefabbricati mobili campo nomadi” di Castel Romano, commissionati, tra gli anni 2012-2013, dall’appaltante Cooperativa “ERICHES 29 S.C.A.R.L.” all’impresa “CESAS Srl” di Sacrofano;
  • è risultato essere individuato e attivato da CARMINATI quale imprenditore edile per la fornitura di servizi accessori funzionali al progetto della realizzazione dell’operazione immobiliare “a Monteverde”, consistente nella costruzione di novanta appartamenti commissionati da Cristiano GUARNERA;
  • è risultato coinvolto anche nell’esecuzione dei lavori “nel parco giochi per bambini”, ubicato nel terreno di Marco STAFFOLI, marito di Rossella SENSI.

CAPITOLO IV

Il settore pubblica amministrazione

1.  La struttura del settore –  Premessa

La ricostruzione dell’operatività di mafia capitale, dei rapporti economici, finanziari e imprenditoriali che ne interessano l’attività ha rivelato, nei limiti propri di un’indagine che allo stato non si è avvalsa di atti che implicassero discovery, l’esistenza di una fitta trama di relazioni, di operazioni, di flussi finanziari illeciti, chiaramente orientati per un verso alla realizzazione delle finalità tipiche dell’organizzazione, per altro verso alla realizzazione, non di rado al reinvestimento, dei profitti personali perseguiti dai più significativi esponenti dell’organizzazione.

L’analisi dei singoli fatti reato evidenzia in concreto l’atteggiarsi di tale forma organizzata, strutturata come una sorta di branch illecita dell’organizzazione, cui è preposto Buzzi, che si avvale di uno stuolo di collaboratori, con precise partizioni di ruoli, di competenze e di funzioni.

Le indagini, con specifico riguardo al versante dei white collar crime, hanno rivelato l’esistenza di una burocrazia illecita, costituita essenzialmente dai collaboratori diretti di Buzzi e Carminati; l’esistenza di un cotè pubblico, costituito da Pucci, Mancini, Panzironi, Testa, proiezioni dell’associazione nel settore politico e amministrativo; l’esistenza di una contabilità illecita, idonea a documentare i flussi finanziari illeciti, le loro destinazioni, anche nella direzione della pubblica amministrazione; l’esistenza di sedi sociali in cui veniva svolta buona parte dell’organizzazione dell’attività illecita sul versante economico; l’esistenza di modelli organizzativi illeciti, che si materiavano di protocolli operativi finalizzati alla commissione dei reati, con separazione di competenze e distinzione di ruoli, e ad affrontare  il rischio legalità, essenzialmente legato alla scoperta dei reati perpetrati, con attività di risk assessment e risk management.

In questa fase, è metodologicamente opportuno declinare, sia pure in apicibus, i tratti generali di tali categorie organizzative illecite.

La burocrazia illecita è costituita da quel capitale umano a disposizione degli organi apicali, segnatamente Buzzi e Carminati, attraverso cui venivano disposte le operazioni illecite quali false fatturazioni, transito e consegna di flussi finanziari illegali, predisposizione di documentazione falsa per alterare i processi economici e quelli decisionali della pubblica amministrazione, documentazione dell’attività illecita, custodia della documentazione attestante tali attività. Il ruolo della Cerrito, soggetto di diretta collaborazione con Buzzi, che custodisce le scritture contabili illecite ( id est: il libro nero) e che tiene la contabilità dei flussi finanziari esterni ed interni all’organizzazione; il ruolo di Di Ninno e Caldarelli, soggetti che si occupano prevalentemente ( il Caldarelli anche del segmento istituzionale) del versante tributario e del mascheramento dei flussi finanziari illeciti; il ruolo di Gaglianone, attraverso cui Carminati gestisce la Imeg srl e indirettamente i lavori sul campo nomadi di Castel Romano e attraverso il quale si realizzano le frodi fiscali necessarie a far pervenire nella sua disponibilità i profitti che riteneva di dover utilizzare; il ruolo di Guarany , interlocutore costante delle scelte illecite di Buzzi; il ruolo della Garrone, compagna di Buzzi, con la quale costui condivide i suoi progetti criminali.

Ad essi si aggiungono, volta per volta, e con riferimento a singoli reati, Bugitti e Chiaravalle, collaboratrici di Buzzi che si occupano della alterazione documentale finalizzata a interferire con i processi decisionali della Pubblica Amministratore; Lucci, che si occupa di chiudere gli accordi illeciti con la PA; Mogliani ed Esposito,  che esprimono soggetti economici che, con false fatturazioni, veicolano a Carminati i flussi finanziari illeciti di cui aveva la necessità; Gammuto, che coadiuva Buzzi in singoli atti illeciti.

La contabilità illecita, detenuta dalla Cerrito, e le  sedi sociali, costituite da quei luoghi dove i componenti della branch s’incontrano, massimamente nell’imminenza o nell’immediatezza di operazioni illecite o di flussi finanziari, tra esse la sede della Imeg, ovvero i luoghi in uso alle cooperative di Buzzi, nei quali operano gli immediati collaboratori di Buzzi, come la sede di Via Pomona 63.

La divisione dei ruoli, il progressivo avvicinamento di dipendenti pubblici per piegare la loro funzione agli interessi dell’organizzazione, le disponibilità extracontabili per pagar tangenti create attraverso frodi fiscali, l’uso del metodo mafioso e del metodo corruttivo in rapporto di stretta interdipendenza sono protocolli operativi intesi a massimizzare il profitto da reato.

L’analisi del rischio di scoperta dell’attività illegale posta in essere, essenzialmente derivante dalle indagini, i tentativi di permearne la segretezza, l’uso di utenze telefoniche dedicate, l’uso di jammer per impedire la captazione di conversazioni  sono procedimenti di risk assessement e di risk management con specifico riguardo al rischio legalità.

2.  La burocrazia illecita

Si tratta dell’insieme di persone che operano nella branch volta alla pubblica amministrazione, protagonisti consapevoli della loro appartenenza a mafia capitale, intesa quale organizzazione di tipo mafioso che, tra le finalità perseguite, annovera la permeazione della pubblica amministrazione, al fine di condizionarne illecitamente i processi decisionali, con particolare riguardo all’allocazione di risorse.

Si è in presenza di persone che, in luogo di armi, usano fatture false, contratti inesistenti, intestazioni fittizie, documenti falsificati con cui alterano gare pubbliche; che, invece di presentarsi preso gli esercizi commerciali delle strade, si presentano ai palazzi pubblici – un territorio verticale in luogo di un territorio orizzontale – puntando al loro controllo; che tuttavia, quando operano con siffatte modalità, hanno piena consapevolezza di essere espressione di un’organizzazione complessa, che ha in dote anche la forza d’intimidazione che deriva dall’essere gruppo organizzato – che ha già compiuto l’accumulazione criminale originaria- forza d’intimidazione spesso nota agli interlocutori pubblici, come ad esempio nel caso di Mancini o Lucarelli cui si è fatto riferimento in altra parte della richiesta.

Il criterio di selezione di costoro, all’interno dell’organizzazione riconducibile a Buzzi, non è l’essere stati o meno partecipi alla commissione di specifici reati, ma avere consapevolezza che tra gli shareholder dei soggetti economici in cui operano vi è Massimo Carminati, capo indiscusso e temuto dell’organizzazione e al contempo, per il suo passato e presente criminale, brand di un gruppo che in lui si riconosce e che con lui opera.

2.1 Buzzi

Organo apicale di tale articolazione di mafia capitale è Salvatore Buzzi.

Condannato agli inizi degli anni ‘80 per omicidio doloso, viene scarcerato l’1.04.1991 e sottoposto alla libertà vigilata fino al 13.07.1992. Durante la sua detenzione, inizia a progettare la creazione di cooperative sociali per l’inserimento dei detenuti e delle persone socialmente svantaggiate nel mondo del lavoro, anche attraverso la stipula di convenzioni con il Comune di Roma per la gestione del verde pubblico in alcune aree della città.

Egli è titolare di ruoli di gestione e controllo nelle cooperative che costituiscono lo strumento imprenditoriale attraverso cui viene realizzata l’attività  del sodalizio nel settore economico, con precipuo riguardo ai rapporti con la pubblica amministrazione; un gruppo di indiscutibile potenza economica, evidenziata dai 60.000.000 di euro di fatturato consolidato, come rivela un’intercettazione di conversazioni cui direttamente partecipa Buzzi

Sono le parole di Buzzi, rappresentate nella parte relativa al rapporto tra organizzazione e PA, a rimarcare il metodo corruttivo come una delle opzioni criminali di mafia capitale e ad esse integralmente si rimanda.

Sul piano strettamente operativo, egli interloquisce direttamente con Carminati sia sulle scelte strategiche che sulle opzioni tattiche, in incontri diretti o attraverso utenze dedicate. L’analisi del rapporto tra organizzazione e quello che si è definito il suo capitale istituzionale, cui integralmente si rimanda, e la ricostruzione dei singoli fatti reato che seguirà evidenziano l’atteggiarsi  in concreto di tale forma illecita di governance.

Il rapporto di fiducia tra i due è tale che, in un momento di accentuata criticità per Carminati, nel quale egli temeva un arresto, gli consegna la somma di almeno 500.000 euro, che poi viene investita nell’attività relativa al campo nomadi di Castel Romano.

Il fatto è certo ed è provato dalle conversazioni con Campennì, nelle quali è Buzzi a rivelare che, a fronte dell’investimento iniziale pari a 1.200.000 euro, la metà è fornita da Carminati, in contanti in valigette.

Trascrizione integrale dalle ore [17:35[17:35:40]p>

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

CA: Giovanni CAMPENNÍ

…omissis…

S: …(inc)… il rapporto con… ma pure il rapporto con Ma…oh, Massimo (CARMINATI, ndr) io c’ho… c’ho… i soldi suoi, lui sai cosa m’ha detto quando… c’aveva paura che l’arrestavano perché se l’arrestava… se parlava quello, il prossimo era lui poi.

CA: mmm.

S: …è venuto da me dice <guarda qualunque cosa succede ce l’hai te, li tieni te e li gestisci te, non li devi dà a nessuno, a chiunque venisse qui da te… nemmeno mia moglie>, non so’ soddisfazioni?

…omissis…

S: bisogna essere riservati, non parlà troppo, anzi ste cose di cui non le sa nessuno, nemmeno Alessandra perché… infatti l’ho ripreso da Massimo, Massimo è bravissimo, lui non parla, parla pochissimo perché dice <meno sai, meno ti dico, meno sai e più stai sicuro>

CA: e ecco quello che ti dice quando si era in Calabria che ti dicevo io…  

S: non devi sapè le cose… il meno possibile.

CA: e scusami, che ti dicevo io… Salvatore… quella eh perché quella <eh ma dobbiamo… ma qua dovete conoscere>, “se avete conosciuto a me… domani esco pazzo?” gli ho detto io.

S: Danno una casa costruita con la consulenza dei detenuti… lo sai qual è il problema mio? Che non arrivo ad avere soldi sufficienti per poter fa’ tutto quello che potrei fa’… perché a me ‘na grande mano me l’ha data… per quel campo nomadi me l’ha data Massimo perché un milione e due, seicento per uno, chi cazzo ce l’ha un milione e due… cash?

CA: tutti a “carti i centu” (carte da cento intese banconote da 100 euro, ndr)

S: eh?

CA: nella valigetta te li ha portati?

S: …inc… le opere di urbanizzazione, d’impresa che poi… ce siamo divisi chi pagava chi. Io me so’ preso le casette mobili, le commissioni… e lui s’è preso tutta la costruzione del campo

CA: ma ha una società, qualcosa?

S: ntz meno so… com’è…

CA: (si accavallano voci, ndr) ma tu li scarichi su che cosa?

S: no, il costruttore fattura a me e io quando incasso gli ridò i soldi e quindi lui riprenderà i soldi dal costruttore, tutto legale ma come lui ha pagato il costruttore non lo so. Ma non puoi sape’ l’impresa i certificati a botta… ma vedi come cazzo fa non c’hai idea guarda, tu non c’hai idea… una volta c’avevamo un problema in Campidoglio, perché il Campidoglio pe’ fa’ il campo ovviamente, quanto avevamo preventivato? Cento… invece che cento è venuta centoventi …eh… trecentomila euro in più per fatte capì i venti. Dopo l’accordo con Alemanno bisognava rifa’ un altro accordo… non è che tu con Alemanno tu ce puoi parla’ de soldi… de ste cose… non è cosa.

CA: ma non è… e che non si può neanche… anche quelli… quelli ieri sera sono stati indelicati in quel momento a dire determinate cose, vuol dire che davvero

S: scemi

CA: …due cretini…

S: allora praticamente bisognava parlà col suo capo segreteria, quello che ha ammazzato dall’inizio, un Padre Eterno… allora chiamiamo Massimo e faccio “guarda che qui c’ho difficoltà a farmi fa’… i trecentomila euro” me fa < me richiami> visto c’ha il telefono… su quel telefono parla solo lui, me fa dice <va in Campidoglio, alle tre, che scende Lucarelli e viene parlare con te> ho fatto “a Massimo ma io nemmeno salgo su, no quello scende giù!” <vai alle tre lì tranquillo>, ahò, alle tre meno cinque scende, dice <ho parlato con Massimo, tutto a posto domani vai..> ahò, tutto a posto veramente! C’hanno paura de lui c’hanno paura che cazzo devono fare qua..

La circostanza è confermata dallo stesso Carminati, nel corso di una conversazione:

Legenda:

S: Salvatore BUZZI

CC: Claudio CALDARELLI

EB: Emanuela BUGITTI

M: Massimo CARMINATI

PD: Paolo DI NINNO

…..omissis….

alle 10.15.38, quando si sente CARMINATI Massimo dire

M:..si ma adesso dobbiamo vedere..(inc)..ci sta anche il ..(inc)…ci sta il campeggio..(inc)..pure noi dovemo tene’ il conto….si va be.. tanto, tanto stanno in pancia qua, non è che.. cioè stranamente (fonetico, ndr) non me ..a  me non me servono..(inc).. per me va bene..

Alle 10.16.00..Buzzi Salvatore parla al telefono con Claudio (Vds prog. 37062 RIT 1741/13, ndr)…(si sente il rumore di una porta che si chiude, ndr)

M: .. mi levo tutto quei buffi..(inc)..(sovrapposizione di voci, ndr) il campo nomadi.. il campo nomadi, lì ho dovuto.. ho dovuto.. ho cacciato cinquecento veri.. capito?.. lì..(inc).. (voce di Carminati coperta dalla voce di Buzzi che parla al telefono, ndr) non è che me pressano.. glieli posso dare come me pare, però me li voglio levare…, perché giustamente.. capito?.. pure se lì sul prezzo gli faccio levà mezza piotta non me interessa, ci stanno, il prezzo me lo prendo io.., solo quelli, gli altri troviamo la formula.. 

….omissis

E’ Buzzi a dare le direttive sulla circolazione dei flussi finanziari illegali, come si evince dall’analisi dei reati connessi alla veicolazione di essi, cui integralmente si rimanda, in particolare fornendo direttive a quello che può essere definito il direttore finanziario del gruppo, Di Ninno.

E’ Buzzi a tenere il controllo della contabilità illegale dell’organizzazione, attraverso la sua segretaria Cerrito, con particolare riguardo all’elencazione dei  PPUU corrotti, all’analisi del ruolo della quale si rimanda.

È Buzzi che pone in essere l’avvicinamento dei decisori pubblici, sia con la vecchia che con la nuova amministrazione, in funzione degli interessi del sodalizio.

Eloquente esempio del primo tipo è la curvatura dei rapporti con il precedente sindaco Alemanno, per essere ricevuto dal quale, in un  primo momento, Buzzi ha bisogno della mediazione di Panzironi, mentre in un secondo momento ha rapporti diretti, procurandogli direttamente utilità, come claque per i suoi comizi o consensi elettorali per le elezioni europee.

Eloquente esempio del secondo tipo ( secondo l’indicazione strategica di Carminati, già citata, di mettere la minigonna e andare a battere con la nuova amministrazione)  è, nell’immediatezza del cambio di maggioranza politica al comune di Roma, il sistema di rapporti che intesse immediatamente con Coratti, Presidente dell’assemblea Comunale di Roma Capitale, il progetto, con un immediato commencement d’execution, elaborato con Guarany, di legare il più possibile il dirigente della segreteria del nuovo Sindaco Marino, Mattia Stella.

È Buzzi protagonista di tutti i fatti corruttivi che vengono contestati, alla cui ricostruzione si rimanda, con indiscusso ruolo di regista di ogni operazione.

È Buzzi che si occupa di intessere rapporti e costruire percorsi finalizzati ad allocare, nel ruolo di decisori apicali della PA, soggetti prossimi agli interessi del gruppo, come nel caso di Berti e Fiscon.

2.2 Di Ninno

Ragioniere e perito commercialista con studio in Roma viale Palmiro Togliatti 1639, ove ha sede la sua società di consulenza amministrativo-contabile Paedin SpA

Stretto collaboratore di Salvatore BUZZI, può essere anzitutto definito una sorta di direttore finanziario dell’articolazione pubblica amministrazione di mafia capitale, di cui egli, sotto la supervisione di Buzzi, gestisce i flussi finanziari illegali, alimentati da un sistema di false fatturazioni emesse da società compiacenti, utili alla creazione di disponibilità extracontabili destinate sia a remunerare politici e dirigenti di varie amministrazioni pubbliche, sia a veicolare ai componenti dell’organizzazione, tra gli altri Carminati e Testa, i dividendi illeciti; in secondo luogo egli gestisce la contabilità ufficiale e quella parallela del settore, rendicontando a Carminati e Buzzi.

La sua partecipazione e il suo ruolo nelle frodi fiscali contestate, alla cui analisi integralmente si rimanda, costituisce eloquente dimostrazione dell’assunto.

2.3 Nadia Cerrito

Nadia CERRITO è persona che ha  rivestito ruoli formali in alcune delle cooperative riconducibili al gruppo Buzzi, e segnatamente:

    • dal 13.01.2010, consigliere e vice presidente del CdA di Formula Sociale Società Coop. Sociale Integrata a r.l.;
    • dal 24.11.2006 al 01.07.2010, consigliere della 29 Giugno Servizi Società Coop. Di Produzione e lavoro.

    Non è tuttavia il ruolo formale che evidenzia il suo contributo causale alla realizzazione dei fatti che le vengono contestati.

    A prescindere dal suo specifico contributo causale alla realizzazione di singoli fatti-reato, alla cui trattazione si rimanda, sotto un primo angolo di visuale il suo ruolo può essere definito come quello di custode delle scritture contabili illecite dell’articolazione di mafia capitale volta alla permeazione illecita della pubblica amministrazione.

    La descrizione del ruolo di Di Ninno ha evidenziato l’esistenza di un libro nero – libro mastro dell’attività illecita dell’organizzazione, nel quale è annotata la contabilità  dei flussi finanziari illeciti e dei loro destinatari, pubblici e privati – custodito dalla Cerrito e a tale trattazione si rimanda.

    La custodia della contabilità parallela, tuttavia, non esaurisce la funzione della Cerrito nel sodalizio.

    E’stato documentato come l’indagata gestisse la cassa illecita dell’organizzazione e, in particolare, i movimenti di denaro contante, utilizzati da BUZZI per remunerare Franco PANZIRONI, Massimo CARMINATI, Marco CLEMENZI, Claudio BOLLA e Salvatore FORLENZA.

    2.4. Caldarelli

    Claudio CALDARELLI ha, nella struttura della branch relativa alla pubblica amministrazione, un ruolo ancipite, nel senso che per un verso egli partecipa attivamente alle attività illecite, intese a commettere reati contro la PA, a creare e veicolare flussi illegali, per altro verso può essere considerato espressione della pubblica amministrazione lato sensu considerata, con cui l’organizzazione interloquisce.

    Ruolo ancipite rivelato dagli incarichi formali che esprime, poiché da un lato ha ruoli formali nelle cooperative riconducibili al gruppo Buzzi mentre dall’altro ha ruoli politico-istituzionali.

    Il suo ruolo in concreto è stato quello di cerniera tra la realtà economica espressa dal gruppo di cooperative che ruotavano intorno a Buzzi e le istituzioni, occupandosi di mantenere i rapporti con i pubblici funzionari dell’amministrazione capitolina, secondo le direttive impartite da BUZZI ed agevolando quest’ultimo sia nel fornirgli informazioni qualificate sia facendosi parte diligente per il conseguimento degli interessi del sodalizio.

    2.5. Gaglianone

    Del ruolo di Gaglianone, imprenditore colluso, si è discusso in altra parte della richiesta, cui si rimanda, così come più avanti si evidenzieranno alcuni dei reati fine, che rimarcano il ruolo di costui come persona anche a disposizione della branch pubblica amministrazione, per la costituzione di fondi neri, la veicolazione di flussi finanziari illeciti, l’esecuzione di lavori.

    2.6. Guarany

    Carlo Maria GUARANY, Vice presidente del C.d.A e consigliere della società 29 Giugno Coop Sociale Onlus, consigliere dell’A.B.C. Società Cooperativa Sociale, è uomo di fiducia di Salvatore BUZZI, di cui  eseguiva le direttive, occupandosi della gestione delle varie cooperative e prendendo contatti con pubblici funzionari deputati alle gare di appalto ovvero alla concessione di lavori pubblici e/o pagamenti degli stessi.

    2.7. Garrone

     

    Alessandra GARRONE  attuale convivente di Salvatore BUZZI, da cui ha avuto una figlia.

    Le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno evidenziato come la GARRONE fosse a pieno titolo inserita all’interno del sodalizio, partecipando attivamente alle riunioni presso la sede della cooperativa di via Pomona n. 63, cui presenziava anche Massimo CARMINATI e dove venivano pianificate le strategie mirate sia all’aggiudicazione di appalti sia ad influenzare il corretto andamento della pubblica amministrazione, allo scopo di arricchire le cooperative riconducibili allo stesso BUZZI a vantaggio dell’intero sodalizio.

    La stessa, in virtù del ruolo ricoperto all’interno delle cooperative sotto indicate e dando seguito alle direttive impartite dal compagno, si occupava della contabilità e della gestione amministrativa delle società, compresa la stesura dei bandi pubblici da consegnare alle autorità competenti e progettati ad hoc per favorire le cooperative a loro riconducibili. Quale compagna di BUZZI, condivideva con quest’ultimo i dettagli inerenti alla gestione delle illecità attività, ponendosi come parte attiva nel processo decisionale e partecipando alle manovre finalizzate ad eludere eventuali attività investigative nei confronti del sodalizio.

    3 il versante pubblico

    Il versante pubblicistico dell’organizzazione è espresso, secondo quanto lo stato delle indagini consente di affermare, da soggetti inseriti nella pubblica amministrazione in senso oggettivo e soggettivo o che comunque svolgono la loro attività in area prevalentemente pubblica, che sono, in tale settore, i costanti interlocutori del sodalizio.

    3.1. Panzironi

    Il concreto atteggiarsi del ruolo di Panzironi, tanca per i suoi complici, è compiutamente rappresentato dalla morfologia delle corruzioni Ama e dai suoi interventi a proposito della nomina del nuovo DG di Ama Fiscon, che evidenziano il peso e l’influenza che egli aveva nei confronti dell’amministrazione comunale, ed in particolare del sindaco Alemanno, episodi alla cui ricostruzione si rimanda integralmente.

    Ai fini che qui rilevano, mette conto rilevare che il modo di essere delle corruzioni contestate a Panzironi, e in particolare l’essere un pubblico ufficiale a libro paga dell’organizzazione per le funzioni Ama, unitamente alla circostanza che egli abbia piena conoscenza della presenza e dell’operatività di Carminati nel gruppo Buzzi, così com’è dimostrato dai numerosissimi incontri avvenuti anche  con costui, massimamente in situazioni in cui occorreva adottare importanti decisioni, sono elementi che, inequivocabilmente, ne segnano la qualità di intraneo all’organizzazione.

    Non par dubitabile che mettersi a disposizione di un’organizzazione criminale, intrattenendo rapporti con i suoi apicali, e in particolare con Carminati – in uno capo assoluto dell’organizzazione e brand che identifica un preciso gruppo criminale operante anche con modalità violente a Roma  – e da essi remunerato costituisca criterio di imputazione dell’appartenenza al contestato sodalizio.

    L’appartenenza di Panzironi al sodalizio, peraltro, è evidenziata anche dal fatto che egli si spende nell’interesse dell’organizzazione anche in ambiti che non sono di sua stretta competenza, così come accade in relazione al pagamento di ingenti fatture da parte di Eur SpA e di Marco Polo – ATI composta da ACEA-AMA-Eur SpA- per le proroghe di lavori a cooperative del gruppo nonché per gli stanziamenti del bilancio comunale interessanti l’operatività del gruppo.

    3.2. Mancini

    MANCINI Riccardo è espressione del sodalizio in seno alla PA, lato sensu considerata.

    Sul piano strettamente formale, egli è stato, fino a poco prima del suo arresto,  A. D. di  EUR S.p.A., nonchè consigliere ed amministratore in numerose aziende operanti nel settore pubblico e privato, tra cui dal 01.08.2012 al 28.02.2013 membro del consiglio di amministrazione della MARCO POLO SpA (una joint venture tra le aziende municipalizzate AmaAcea  ed Eur Spa) .

    Il suo essere espressione della Pubblica Amministrazione, tuttavia, non dipende solo dalle cariche formali pure rivestite, ma anche dalla circostanza che egli può essere ritenuto, senza ombra di dubbio, uomo forte dell’amministrazione comunale romana e, specificamente, plenipotenziario del sindaco Alemanno, quantomeno in taluni settori dell’amministrazione della cosa pubblica.

    Il dato è certo ed è stato ricostruito nel proc. 14156/12, nel corso del quale Mancini è stato sottoposto a misura cautelare, vicenda processuale cui si è fatto cenno nell’analisi dei metodi, mafioso e corruttivo, utilizzati dal sodalizio.

    3.3 Pucci

    Carlo Pucci è dirigente e procuratore speciale di EUR S.p.A, società che, tra le altre, partecipa insieme ad Acea l’Ati Marco Polo nonché, durante la giunta Alemanno, è consigliere circoscrizionale presso il XII Municipio del Comune di Roma.

    Le connotazioni pubblicistiche della qualità di consigliere circoscrizionale non abbisognano di particolari notazioni mentre con riguardo alle connotazioni pubblicistiche dell’attività di Eur Spa si fa integrale rimando alle considerazioni svolte in punto di corruzione di Pucci.

    Non può, dunque, sotto un primo angolo di visuale, dubitarsi della circostanza che Pucci esprima concretamente la PA lato sensu considerata.

    Sotto altro angolo di visuale, non può dubitarsi dell’appartenenza dell’indagato alla branch dell’organizzazione che illecitamente si occupa di pubblica amministrazione.

    3.4 Testa

    Fabrizio Franco TESTA ha, all’interno della branch di mafia capitale volta all’infiltrazione della pubblica amministrazione, un ruolo di cerniera tra il settore imprenditoriale, che opera essenzialmente nella direzione pubblica, e quello politico, che esprime i decisori pubblici.

    Sebbene non abbia un ruolo esplicitamente politico, a parte la nomina a consigliere nel 2006 di Alleanza Nazionale alla XIII Circoscrizione di Ostia-Casal Palocco , Testa, come da sua esplicita ammissione, appartiene alla destra sociale, articolazione della destra politica riconducibile al sindaco Alemanno, di cui era espressione all’interno del consiglio di amministrazione di Enav – società controllata dal MEF- fino al 2009.

    Secondo le convergenti dichiarazioni di Pugliesi e Milanese, acquisite al procedimento, è stato (anche)  su esplicita richiesta del sindaco Alemanno che egli è stato inserito, nel 2009, dopo la sua mancata conferma nel CDA di Enav, nel CDA di Technosky, società controllata al 100% da Enav.

    Lo strettissimo rapporto tra Testa e Alemanno, e il ruolo giocato dal primo nell’amministrazione comunale, è confermato da Lorenzo Cola, il quale, nell’affaire Breda-Menarini, che ha condotto all’arresto di Mancini, chiede le referenze di quest’ultimo a Testa, del gruppo di Alemanno

    Un rapporto che lo porta ad essere candidato al CDA di Ama, una nomina eminentemente politica, ipotesi naufragata per il suo coinvolgimento nelle corruzioni Enav, e al riguardo si rimanda integralmente alla parte relativa alla ricostruzione delle vicende concernenti la nomina di Berti in AMA.

    Può, in una prima approssimazione, affermarsi che Testa, in forza dei suoi rapporti diretti con Alemanno e della sua appartenenza politica, che lo fanno pesare nella gestione della cosa pubblica locale, può essere considerato, su un primo versante, espressione della pubblica amministrazione lato sensu considerata.

    Sotto altro angolo di visuale, la partecipazione di Testa a mafia capitale è assolutamente strutturata.

    4 La contabilità illecita

    È detenuta dalla Cerrito, ha il suo libro mastro ( id est: libro nero)  che contiene una vera partita doppia del dare e avere illecito, dei destinatari delle tangenti – uno dei costi illegali sostenuti dall’organizzazione per il raggiungimento del suo scopo nel settore economico-istituzionale; che contiene l’indicazione dei soggetti cui vengono veicolati i profitti, come Carminati, shareolder ed esponente apicale dell’organizzazione illecita o come Testa, testa di ponte di mafia capitale verso la politica e la pubblica amministrazione; che contiene una rappresentazione del conto economico illecito dell’organizzazione, con una specifica rappresentazione delle relative disponibilità extracontabili.

    7 Campo nomadi

    L’infiltrazione della P.A. di Mafia Capitale in vari settori della Pubblica Amministrazione ha trovato un terreno fertile nei lavori di costruzione dei campi nomadi ed in particolare di quello di Castel Romano.

    Un campo nomadi che, sia sul piano degli assetti proprietari e sul piano dei soggetti economici  cui erano stati commessi i lavori, vedeva una diffusa presenza di soggetti economici riconducibili a Buzzi. I lavori, ancora, sono stati formalmente assegnati alla ditta Tagliaferri, ma sono stati materialmente eseguiti dalla Imeg di Gaglianone, che agiva sotto la costante direzione di Carminati.

    Il campo nomadi di Castel Romano è un luogo, in pari tempo reale e metaforico, dove si intrecciano e si combinano illecite intese con la PA, reati sul versante economico e tributario, violazioni costanti della legalità prevista dal codice degli appalti. È un luogo dove la presenza di Carminati garantisce interlocuzione con l’amministrazione comunale ai più alti livelli, al pari di contatti con realtà criminali di spiccata pericolosità e con realtà imprenditoriali.

    b)  la corruzione di Salvatori

    All’epoca dei fatti contestati la Salvatori  era responsabile dell’Ufficio Rom, Sinti e Caminanti presso il Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute di Roma Capitale

    La curvatura dei rapporti tra il gruppo economico espresso da Buzzi e la Salvatori  è lineare e si è espressa, fin dall’inizio delle conversazioni intercettate, in un asservimento della funzione, in atti e comportamenti specifici posti in essere dalla seconda a favore del primo.

    Eloquente dimostrazione di tale approccio sono quelle conversazioni tra Salvatori e Buzzi nelle quali la prima:

    • segue insieme a Coltellacci la pratica relativa al campo nomadi di Castel Romano
    • si accorda con Coltellacci per accettare una relazione antedatata che aumenti il numero degli ospiti del campo, tentando di far quadrare i numeri ;
    • fornisce informazioni in merito all’andamento della pratica;
    • interviene su altri componenti l’ufficio per apprendere notizie utili a Buzzi
    • richiede a Buzzi giustificazioni contabili, anche fittizie, da allegare alla documentazione presso il comune;
    • sollecita adempimenti a favore della Eriches.

    Assolutamente eloquente dell’asservimento della Salvatori è la vicenda della redazione di una determina dirigenziale, sostanzialmente scritta sotto dettatura di Coltellacci, che poi costei avrebbe dovuto portare alla firma della dirigente Santarelli.

    8. AMA

    8.1  Le corruzioni e le turbative d’asta avvenute in ambito AMA- Amministrazione dal 2008 al 2013

    a) Premessa

    Come rilevato, il gruppo criminale la cui attività è stata oggetto d’indagine, essenzialmente attraverso intercettazioni telefoniche, pedinamenti ed acquisizioni di atti che non imponessero una discovery, articolava la sua azione illecita verso diversi plessi della pubblica amministrazione.

    Tra essi, si è osservata  una diffusa attività corruttiva intervenuta in AMA S.p.A., società controllata dal comune di Roma.

    Preliminare a un esame del merito dei singoli fatti è l’individuazione della natura giuridica dell’attività posta in essere da AMA, onde verificare la sussistenza delle qualifiche soggettive che consentono la contestazione di reati propri, l’enucleazione della morfologia del tipo di corruzioni ipotizzate, onde consentire la verifica della correttezza della riconduzione della fattispecie concreta al tipo normativo..

    Ai fini che qui rilevano, non par dubitabile che AMA S.p.A sia, anzitutto, una società incaricata di pubblico servizio, sì che i suoi appartenenti, tanto più se esprimono qualifiche apicali, ne ripetono tale qualità.

    Depongono in tal senso le finalità perseguite dalla società, la titolarità delle relative quote da parte del comune, la nomina dei componenti da parte dell’amministrazione comunale, la modifica della governance aziendale intervenuta attraverso provvedimenti sindacali, il controllo o la partecipazione di società, unitamente ad altre società incaricate di pubblico servizio, tutte connotate, in misura più o meno marcata, dal perseguimento di interessi pubblici.

    Inequivocabili segni della rilevanza pubblicistica dell’attività svolta, dogmaticamente inquadrabile nella categoria del pubblico servizio.

     

    b) Il ruolo di Panzironi in AMA 

    Sul piano formale, Panzironi, definito Tanca dai suoi complici, è stato AD di AMA dal 5.8.2008, nominato in esecuzione della relativa delibera del sindaco Alemanno, al 4.8.2011. Sul piano sostanziale, egli è stato funzionario apicale di fatto da tale ultima data fino alla chiusura dell’attività investigativa.

    In relazione a tali funzioni, non par discutibile che Panzironi, per le considerazioni esposte, fosse titolare di Pubblico Servizio e Pubblico Ufficiale quando assegnava lavori, forniture o appalti secondo procedure che seguivano o che avrebbero dovuto seguire criteri di evidenza pubblica.

    Sarebbe, peraltro, fuorviante, escludere un potere decisionale di fatto di Panzironi in AMA a partire dal 4.8.11, un potere che egli – forte di un rapporto diretto con il sindaco Alemanno, che intratteneva senza necessità di mediazioni-  esercitava  direttamente e attraverso figure apicali, sue longa manus, individuabili nei direttori generali dell’ente, prima  Giovanna Giuseppina Anelli, fino al 2.5.13, poi, a partire da tale data, Giovanni Fiscon, nonché attraverso la presenza, in AMA, della sua segretaria personale, Caracuzzi, che in virtù del suo diretto rapporto con Panzironi, svolgeva, nell’amministrazione di AMA, un ruolo di fatto assai pregnante.

    Il rapporto di stretta dipendenza gerarchica, anche formale fino al mese di agosto del 2011, tra la Anelli, DG di Ama, e Panzironi emerge con chiarezza dalle intercettazioni telefoniche eseguite, nelle quali tutti i protagonisti delle vicende Ama si riferiscono al DG come persona le cui decisioni dipendono integralmente da Panzironi, e spiega le ragioni per le quali costui diviene direttamente beneficiario di erogazioni in denaro anche dopo la dismissione delle cariche formali, prima in Ama e poi in Roma Multiservizi.

    Significativa in tal senso è la conversazione intervenuta il 16 febbraio 2013, dunque dopo la dismissione della carica formale di AD di Panzironi, nell’ambito di uno scontro interno all’azienda all’interno del quale la direttrice generale reclamava ulteriori poteri,  tra ANDRINI,e Giuseppe Berti, consigliere di AMA, più prossimo alle posizioni di Gramazio. Il primo precisava al secondo:  “ma…in cambio di riprendere quella roba, lei ha capito che l’azienda non è la sua è di Panzironi? (Franco, ndr)…o…inc… della collettività oppure la rivuole e basta?”.

    Analogo significato presenta la conversazione del 3 aprile 2013, quando il consigliere di amministrazione Giuseppe BERTI chiamava Marcello BRONZETTI (dirigente di AMA SpA) per esporgli le problematiche relative sempre alle richieste dell’allora direttore generale Giovanna ANELLI. Nell’occasione, precisava i rapporti di forza all’interno della municipalizzata: “…assoluto segno di discontinuità, ma assoluto… io il (inc) non lo voglio più  (inc.) non lo voglio più, perché  è inutile che facciamo l’amministratore delegato quando la struttura è di PANZIRONI…”. Marcello aggiungeva: “…lì ci stanno i piantoni di PANZIRONI, certo!…”.

    Ulteriore dimostrazione del ruolo meramente formale svolto dalla Anelli è la conversazione intervenuta tra Gramazio e Andrini, nella quale si evidenzia l’assenza in capo a costei di alcun potere decisionale. Luca GRAMAZIO contattava Stefano ANDRINI, il quale diceva: “Lu’…aho  a scusa so stato da Anelli (Giovanna ANELLI, allora Direttore Generale AMA, ndr) dalle quattro alle sei e mezza, per cui.. (Luca chiedeva: <che dice?>)… bha, no m’ha chiesto m’ha detto, ma sta cosa, ma Luca ce l’ha con me …eh… bhe… insomma per la cosa …il fatto eh …si si adesso mo ricuciamo, però, nel senso… che io gli ho detto inizia ad esserci Bronzetti a pre… ah va be’ vediamo ci parliamo ….come al solito questi …quando…quando li bastoni…l’unico sistema…”. Lo stesso, sempre riferendosi ad ANELLI, precisava che le aveva risolto anche un problema in Regione “grosso come una casa… cioè grosso più o meno come 14 milioni di euro, capito!”. GRAMAZIO diceva: “bene”, ed ANDRINI proseguiva: “…ha continuato a dirmi che la cosa di lunedì, <sai io non voglio mette il bastone tra le ruote però lui in realtà, il presidente non potrebbe firmare, però no io per carità non voglio perché non c’ha i poteri…> va be’ però insomma…. ne poi ne parliamo domenica…”. GRAMAZIO diceva: “falla venire… che dopo la invitiamo pure a pranzo se vuole”. ANDRINI proseguiva: “…… ecco se tu vuoi io la faccio venire ecco cosi ne approfittiamo, e ci parliamo anche se  poi lei poi decide poco o niente, però insomma detto questo… poi io oggi gliel’ho detto poi parliamone”.

    Ulteriormente significativa del rapporto esistente tra Anelli e Panzironi è la conversazione che interviene tra due componenti il CDA di Ama, Berti e De Ritis, circa la volontà di Panzironi, in periodo nel quale egli è totalmente esterno ad Ama, di salvaguardare il ruolo di DG della Anelli. In particolare,  il consigliere AMA Giovanni DE RITIS chiamava Giuseppe BERTI e gli diceva che in mattinata si erano incontrati con Luca (GRAMAZIO, ndr) per discutere della questione AMA. Nella riunione era stata avanzata l’ipotesi di nominare BENVENUTI Amministratore Delegato e lui (DE RITIS) presidente. I due proseguivano il dialogo sullo stesso tenore e, ad un certo punto, BERTI riprendeva il discorso precedente e chiedeva:  “come siete rimasti, quando ci si vede?”.  DE RITIS rispondeva che: “…allora siamo rimasti che adesso Luca faceva un passaggio sia dal Sindaco che da PANZIRONI, per verificare queste strade se erano percorribili o meno, perché l’altra strada de Stefano era stata completamente bocciata proprio…”. BERTI spiegava che anche lui aveva delle perplessità, quindi avanzava l’ipotesi di eliminare del tutto la figura del Direttore Generale. DE RITIS replicava: “oh, di questo … de questo non abbiamo parlato, nel senso che io mi aspetto che PANZIRONI naturalmente vorrebbe salvaguardare la ANELLI per… come dire …glie fa na figuraccia, capito?… quindi rimane lei come Direttore Generale… e rivedere, siccome questa è la soluzione più morbida, perché tu alla fine promuovi il presidente amministratore delegato… quindi non è nemmeno una gran… dal punto di vista interno, e quindi a livello de comunicazione la fai passà come un avvicendamento interno, capito? all’interno del consiglio di amministrazione… non un’operazione come dire …di rinnovamento generale, ecco qual è l’idea e quindi con quest’ottica qua potrebbe anche rimanere il direttore generale, però poi alla fine bisogna sempre controllarli tutti e due”. 

    Altri elementi, idonei a dimostrare come l’Anelli fosse l’alter ego di Panzironi in Ama, si evincono da una conversazione intervenuta tra Gramazio e Lucarelli, della segreteria personale del sindaco, relativamente all’ampiezza di poteri della Anelli, nel corso della quale la Anelli viene definita un Panzironi in gonnella.

    Similmente, sono evidenze di un’intromissione nella gestione concreta di Ama da parte di Panzironi le conversazioni nelle quali la ANELLI gli chiedeva costanti consigli e direttive, così come appare essere eloquente che l’accordo per la modifica delle deleghe della Anelli passi per una riunione a tre tra Gramazio, Anelli e Panzironi, malgrado costui non abbia più alcun ruolo in AMA.

    Del pari, assai significativa appare essere la conversazione, intervenuta tra Andrini e Berti, nella quale, nel commentare una condotta funzionale della Anelli, relativa alla vicenda di un arbitrato che impegnava l’azienda per un valore di 800.000 euro, la medesima viene definita una emanazione di Panzironi.

    A non diverse conclusioni occorre giungere con riguardo al rapporto tra Panzironi e Fiscon, Direttore Generale di Ama che sostituisce la Anelli.

    Se è indiscutibile la circostanza che Panzironi subisca la sostituzione della Anelli, sua creatura che rispondeva solo ed esclusivamente a lui medesimo, è altrettanto certo che egli sia attore determinante della scelta di Fiscon, figura che consente, nella gestione di Ama, un equilibrio tra le pretese del Panzironi medesimo e le pretese di Gramazio.

    Significativa in questo senso è una conversazione che interviene tra Andrini e Berti, nella quale Fiscon è individuato come soggetto che realizza, nella gestione di Ama, gli interessi di Panzironi. In particolare, il 18.04.2013, nel corso di un dialogo da cui emergeva la conferma della nomina di Giovanni FISCON a nuovo Direttore Generale, quest’ultimo veniva definito da Stefano ANDRINI come una persona di riferimento di PANZIRONI perché “gli garantisce i cazzi suoi”, spiegando che: “gli strumenti, immagina un triangolo: al vertice c’era la ANELLI e ai 2 angoli di base c’erano da una parte FISCON e da una parte D’ONOFRIO, che fa PANZIRONI?… inverte il vertice ma il triangolo rimane uguale ci mette FISCON sopra e quindi sempre il cerchio … il triangolo magico invece del cerchio magico”.

    Inoltre, in due conversazioni intrattenute da PANZIRONI con l’avv. Damiano LIPANI, emerge ulteriormente il ruolo del primo nella nomina a direttore generale dell’AMA di Giovanni FISCON. Nella prima, è proprio LIPANI che si complimenta con lo stesso PANZIRONI per il suo ruolo di regista:

    Legenda: 

    FP: Franco PANZIRONI

    DL: Damiano LIPANI

    DL: ti volevo fare i complimenti, sei proprio un regista 

    FP: perché? Che ho fatto? (ride)

    DL: va be’, sta cosa l’hai fatta tutta te, oh!

    FP: e va be’, speriamo che vada bene pe’ st’azienda che… traballa…

    DL: ma come l’hai vis… oh, ecco, poi la, la gente pensa che lo fai pei cazzi tuoi, non sanno che lo fai per lo spirito patrio

    FP: si, si, guarda (ride) 

    DL: ma, ma Ale, Ale… come l’hai visto il Sindaco su sto tema? In palla o no?

    FP: bhà, come sempre, insomma, co’, con le sue grandi superficialità, insomma… 

    DL: mh, ma t’ha ringraziato o no? 

    FP: no, nun lo farà mai… lui… che, che vuoi? Che te ringrazia? No! Eh… questi ormai sono… hanno il delirio dell’onnipotenza, pensano che tutto è dovuto

    DL: bhà, va be’, comunque…

    FP: ma no, a me…

    DL: bravo! Intanto bravo!

    FP: (ridendo) grazie

    DL: ma scusami, ma tu ne hai parlato con Nanni? Nanni accetta?

    FP: ma si, ma l’ho portato, l’ho portato io da coso, da Alemanno 

    DL: ah, ma oggi c’era pure Nanni?

    FP: tutto quanto, ha fatto tutto stamattina, prima eh… ho risolto co’ lui, poi il, l’ho… convocato davanti Alemanno, che poi questa… se poteva fa’ sta cosa ar bar sotto a piazza Cavour 

    Nella seconda, è invece PANZIRONI che, sempre in merito alla nomina di FISCON, gli spiegava che era dovuto intervenire anche in quell’occasione per sistemare eventuali criticità: “….ho dovuto gestì pure le deleghe, perché volevano eehhh…ed io invece poi ho fatto chiamà Alemanno… gli ho detto aoh! pure sta storia dico guarda che…”. Inoltre, riferendosi al C.d.A. di AMA, precisava che volevano rimodulare le deleghe, ma “invece gli ho fatto dare le ultime deleghe quelle che avevano dato alla ANELLI…”. LIPANI replicava “…ammazza, oh!”. PANZIRONI proseguiva: “c’è Commini (Stefano, consigliere di amministrazione, ndr) che praticamente è rimasto di sasso”.

    Ulteriormente significativo è l’intervento di Panzironi nella nomina di Fiscon, come da sue stesse ammissioni nel corso di una conversazioneavvenuta sempre con l’avv. Lipani. In particolare, PANZIRONI chiamava l’avvocato Damiano LIPANI all’utenza 3356580126 chiedendogli di poter incontrare il Sindaco nel suo studio, perché erano nei pressi di Piazza Cavour. LIPANI diceva di sì e PANZIRONI spiegava che era riuscito a convincerlo (il sindaco) a far nominare FISCON Direttore Generale perché “intanto pariamo il casino aziendale”. LIPANI spiegava che il civico del suo studio era il n. 40. A conferma del ruolo attivo di Panzironi nella designazione di Fiscon vi è una conversazione di Luca Gramazio  e Stefano ANDRINI, al quale il primo riferiva di essersi incontrato con ALEMANNO, FISCON e PANZIRONI, precisando che era stato raggiunto l’accordo per la nomina di FISCON. Chiude il quadro probatorio sul punto una conversazione, che ha riguardo proprio al citato incontro, nella quale Panzironi accetta il riconoscimento di regista della nomina di Fiscon:

    Si deve, altresì, ritenere che nella gestione concreta di AMA Panzironi potesse contare su appartenenti alla struttura, diversi dalla sua segretaria Caracuzzi, il cui ruolo è assolutamente evidente dai contatti che la medesima intrattiene con il gruppo Buzzi e dalla sua presenza agli incontri con costoro, non ancora compiutamente identificati.

    In questo senso milita la considerazione della già richiamata conversazione relativa ai piantoni di Panzironi dentro la struttura di AMA.

    Tanto sarebbe sufficiente per ritenere sufficientemente integrata la figura del funzionario di fatto e per affermare che anche attraverso tale funzione, oltre che attraverso il controllo dei due D.G. succedutisi nel tempo, Panzironi ha gestito di fatto la società controllata dal comune.

    Le indagini, tuttavia, hanno offerto elementi per ritenere che le funzioni istituzionali interessate, a cominciare dal sindaco Alemanno, non solo hanno tollerato tale funzione di fatto esercitata, ma, al contrario, ne hanno dato piena legittimazione.

    Si consideri, al riguardo, la conversazionedel 16 febbraio 2013, alle 18:22, tra Stefano ANDRINI e l’avvocato Giuseppe BERTI, nella quale il primo, interloquendo con un componente del CDA di AMA, attribuisce a PANZIRONI il ruolo di reale dominus della stessa municipalizzata, nonostante non rivestisse più nessun incarico formale.

    Si considerino, altresì, i contenuti della conversazione del 28.2.13, quando Buzzi, incaricato da Fabrizio TESTA di parlare con PANZIRONI per trovare accordi relativi alla nomina del nuovo amministratore delegato, riferiva anche a Massimo CARMINATI (utenze dedicate) l’esito dell’incontro avuto con lo stesso PANZIRONI, il quale, a suo dire, non si era dimostrato disposto ad incontrare Giuseppe BERTI, componente del CDA di AMA, perché lui “ tratta direttamente con il Sindaco”. Dunque una situazione nella quale per la nomina del DG è stato necessario passare, da parte del sindaco, per il placet di Panzironi, circostanza incomprensibile se costui fosse stato esterno al governo dell’azienda. Una nomina che Panzironi si attribuisce in prima persona plurale, come si evince da una delle richiamate conversazioni, che sostanzialmente è stata adottata  presenti il sindaco, il componente il CDA Borriello, Fiscon- futuro direttore generale- e il rappresentante della maggioranza in consiglio comunale, i quali riconoscono a Panzironi un ruolo attivo nella gestione dell’ente.

    Legenda: 

    FP: Franco PANZIRONI

    DL:  Damiano LIPANI

    FP: pronto.

    DL: Fra’?

    FP: eccomi

    DL: Fra’?

    FP: dimmi

    DL: come stai?

    FP: tutto bene 

    DL: ti volevo fare i complimenti, sei proprio un regista 

    FP: perché? Che ho fatto? (ride)

    DL: va be’, sta cosa l’hai fatta tutta te, oh!

    FP: e va be’, speriamo che vada bene pe’ st’azienda che… traballa…

    DL: ma come l’hai vis… oh, ecco, poi la, la gente pensa che lo fai pei cazzi tuoi, non sanno che lo fai per lo spirito patrio

    FP: si, si, guarda (ride) 

    DL: ma, ma Ale, Ale… come l’hai visto il Sindaco su sto tema? In palla o no?

    FP: bhà, come sempre, insomma, co’, con le sue grandi superficialità, insomma… 

    DL: mh, ma t’ha ringraziato o no? 

    FP: no, nun lo farà mai… lui… che, che vuoi? Che te ringrazia? No! Eh… questi ormai sono… hanno il delirio dell’onnipotenza, pensano che tutto è dovuto

    DL: bhà, va be’, comunque…

    FP: ma no, a me…

    DL: bravo! Intanto bravo!

    FP: (ridendo) grazie

    DL: ma scusami, ma tu ne hai parlato con Nanni? Nanni accetta?

    FP: ma si, ma l’ho portato, l’ho portato io da coso, da Alemanno 

    DL: ah, ma oggi c’era pure Nanni?

    FP: tutto quanto, ha fatto tutto stamattina, prima eh… ho risolto co’ lui, poi il, l’ho… convocato davanti Alemanno, che poi questa… se poteva fa’ sta cosa ar bar sotto a piazza Cavour 

    DL: lo voleva fa’ al bar? E quindi siete saliti su a studio… (ride)

    FP: dico, ma non, non è mica normale… dico, questo, io eh… coso… Borriello, il Sindaco, Fiscon e Gramazio… ar bar?

    DL: tutti a studio l’hai portati?

    FP: e certo!

    DL: ammazza! C’era il Consiglio comunale, la Giunta hai fatto

    FP: e che… (ridendo) difatti, dico: <scusate> dico <non è normale che noi decidiamo un Direttore, nominiamo un Direttore Generale della… un… la, la seconda azienda europea dei rifiuti in…>

    DL: al bar

    FP: al bar

    DL: al baretto

    FP: al bar de, de, de piazza Cavour, me sembra… nun sembramo normali

    DL: ma anche in termini di forma, cioè, non… 

    FP: eh, dico <scusa Gianni> dico <qua> dico <lì de fronte ce sta lo studio (inc.) che, che… cortesemente ce, ci farà entrare una cosa…> dice <allo’ andiamo> eh, e siamo andati… non è mica normale…

    DL: ah, c’era pure Borriello quindi? 

    FP: Borriello, Gramazio, eh… Fiscon, Alemanno

    DL: Borriello, Gramazio, Fiscon, Alemanno e te, fantastico, va be’… bravo, bravo, anche negli aspetti formali, va bene Franco, un abbraccio 

    FP: grazie a te, un saluto. 

    Saluti

    Si consideri, ancora, che, per la nomina del Presidente di Ama, uno dei componenti del CDA, De Ritis, interloquendo con un altro componente del CDA, Berti, rappresenta la necessità di fare un doppio passaggio, prima dal sindaco, poi da Panzironi, attraverso un esponente autorevole della maggioranza comunale.

    Ancora, il 18.3.13, Gramazio, esponente della maggioranza in consiglio comunale, per discutere di problematiche relative all’azienda AMA, convoca presso i propri uffici il Presidente di Ama Benvenuti, i due componenti del CDA Berti e De Ritis nonché Panzironi, componente di fatto del CDA.

    Significativa del ruolo di concreta amministrazione svolto da Panzironi è la circostanza che è costui, alias Tanca,  a comunicare a Buzzi, che lo comunica a Carminati, le modalità con le quali avrebbe dovuto partecipare a una gara di Ama per il trasporto di rifiuti all’estero.

    Infine, la continuità della gestione di Ama da parte di Panzironi, malgrado la sua non appartenenza formale alla compagine amministrativa, è, in certa misura anche simbolicamente, rappresentata dal fatto che egli continua a utilizzare la sua segretaria, dipendente di Ama, per tutte le attività, prevalentemente illecite, che egli pone in essere. È la Caracuzzi che telefona per suo conto, che prende gli appuntamenti, che ne gestisce l’agenda, che lo accompagna agli appuntamenti con i suoi complici

    In conclusione, nel caso di specie pare esservi un quid pluris rispetto alle condizioni minime richieste da dottrina e  giurisprudenza di legittimità per il riconoscimento della figura del funzionario di fatto, costituite dal consenso, quantomeno tacito, della pubblica amministrazione a che venga adibito allo svolgimento della funzione o del servizio

    c) Il contesto corruttivo dell’azione di Buzzi

    L’esatta comprensione dei fatti oggetto di specifica contestazione deve tener conto del contesto corruttivo nel quale agisce Buzzi.

    Un contesto che si estende verticalmente e orizzontalmente in tutte le pubbliche amministrazioni, in senso soggettivo e in senso soggettivo, in cui s’imbatte, alimentato da flussi finanziari illeciti creati attraverso il reimpiego di somme provenienti da reato e da frodi fiscali,  strutturato essenzialmente su società cooperative, con coperture politiche bipartisan –egli non fa mistero della sua appartenenza e delle sue relazioni nel centrosinistra, ma paga amministratori di centrodestra, addirittura rafforzandone la campagna elettorale -.

    Buzzi, nell’esercizio della sua attività corruttiva, è la testa di ponte dell’organizzazione criminale cui appartiene verso la pubblica amministrazione, attività corruttiva che è lo strumento utilizzato, nel settore in esame, per l’infiltrazione di istituzioni pubbliche, attraverso l’uso di imprese riferibili al sodalizio

    La dimostrazione in concreto della diffusività della sua attività corruttiva si trae non solo dagli innumerevoli reati contro la PA che commette, solo in parte oggetto di contestazione nella presente richiesta, ma anche da innumerevoli conversazioni delle quali egli medesimo è protagonista.

    Tra le altre, particolare significato assumono le conversazioni che evidenziano l’esistenza di un libro nero, sorta di zibaldone che contiene traccia di tutti i pagamenti effettuati perso la p.a. lato sensu considerata da parte di Buzzi, documentazione extracontabile che egli tende, insieme alla Cerrito, a proteggere nella forma più ampia.

    Similmente, analogo significato assume la conversazione che segue, nella quale Buzzi descrive al suo interlocutore la latitudine e la morfologia delle corruzioni poste in essere.

    Conversazione tra presenti, del 20.04.2013, all’interno dell’autovettura Q5 targata EM.442.HN

    S: Salvatore BUZZI

    CA: Giovanni CAMPENNI’

    Trascrizione integrale dal min. [17:35[17:35:40]p>

    …omissis…

    CA: eh?

    S: tu li voti, vedi, i nostri sono molto meno ladri di…di quelli della PDL

    CA: si..grazie

    S: ma stai a scherzà

    CA: i ladri..(inc)

    S: no, no questo te lo posso assicurà, te lo posso assicurà io che pago tutti, i miei non li pago.  

    CA: no, non erano sponsorizzati.

    S: e che vuol dì, un conto è che sei sponsor… ma lo sai agli altri soldi che gli dò già?.  Ma tu lo sai perché io c’ho lo stipendio, non c’hai idea di quante ce n’ho… non ce li hanno… pago tutti, pago. Anche due cene con il sindaco, settantacinquemilaeuro ti sembrano pochi? Oh, so centocinquanta milioni eh. I miei ti posso assicurà che non li pago.   

    CA: eh intanto cercano solo favori.

    S: e va bè ma pure è giusto. Tu devi essere bravo perché la cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti, lunedì c’ho una cena da ventimila euro pensa…questo è il momento che paghi di più perché stanno le elezioni comunali, poi per cinque anni…poi paghi soltanto…mentre i miei poi non li paghi più poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di più… le comunali, noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune.  

    …omissis…

    d) Le corruzioni di Panzironi

    La morfologia dei fatti corruttivi contestati a Panzironi, come rilevato in premessa, è duplice, dovendosi distinguere il periodo fino al 4 agosto 2011, data nella quale egli dismette la sua qualifica di Consigliere e AD di AMA, dai fatti successivi. Nel primo periodo Panzironi è l’intraneus titolare formale delle qualifiche pubblicistiche necessarie ai fini della sussistenza della fattispecie, nel secondo periodo egli per un verso è l’intraneus, titolare di fatto delle qualifiche pubblicistiche richieste dalla norma incriminatrice, per altro verso agisce in concorso e comunque attraverso i due direttori generali nonché attraverso pubblici ufficiali, appartenenti alla struttura di Ama, allo stato non identificati.

    Il dato storico emerso dalle indagini è che Panzironi, in ragione del suo ruolo in AMA, è asservito agli interessi dei soggetti economici riconducibili alla coppia Buzzi-Carminati, che esprimono, nel settore di attività considerato, unitamente al Gramazio e al Testa, la propaggine dell’organizzazione criminale oggetto d’indagine. Un asservimento oggetto di costante retribuzione, che remunera per un verso la vendita della funzione, sua e dei PPUU che in Ama agivano su sua direzione, per altro verso gli atti contrari ai doveri d’ufficio, suoi e dei PPUU che in Ama agivano su sua direzione. Le utilità percepite da Panzironi, tuttavia, non sono limitate allo stipendio che costantemente percepisce, ma sono arricchite da erogazioni verso fondazioni delle quali egli esprime organi apicali, una delle quali, la fondazione Nuova Italia, ha il suo Presidente nel sindaco Gianni Alemanno, suo riferimento politico nel comune e suo nume tutelare, con il quale egli ha rapporti diretti, privi di mediazione alcuna, che gli garantiscono un reale potere, non solo d’interdizione, all’interno di Ama, massimamente nel periodo nel quale egli non riveste qualifiche formali. Utilità che vengono percepite anche da Alemanno, sia sub specie di finanziamento della sua attività politica, sia sub specie di erogazioni in contanti, sia sub specie di raccolta di consenso politico.

    d-1) l’erogazione di utilità

    L’esistenza di una costante retribuzione, materialmente erogata da Buzzi, verso Panzironi emerge con chiarezza dalle intercettazioni, telefoniche e ambientali, eseguite.

    Significative, in questo senso, sono le conversazioni che seguono, tra Carminati e Buzzi,  shareholders dei soggetti economici che lavoravano per Ama e le sue controllate, che, per il loro comunicativo ( vuole a robba sua….come al solito), evidenziano un rapporto di dare/avere con Panzironi che ha il carattere della continuità.

    Che Buzzi facesse riferimento a PANZIRONI emergeva da una successiva conversazione intervenuta con Caldarelli, colta nelle pause di una chiamata da Buzzi a Coltellacci. In particolare, alle 13:51, BUZZI effettuava una chiamata all’utenza in uso a Sandro COLTELLACCI; nell’attesa della risposta, era possibile udire il predetto rivolgersi a Claudio CALDARELLI che era con lui: “l’hai fatte le fatture? perché devo da’ i 20 mila a PANZIRONI, non c’avemo più una lirae CALDARELLI rispondere: le devo prende…gli ho detto de falle”.

    La continuità della retribuzione emerge con chiarezza dal contenuto comunicativo dell’intercettazione che segue, nella quale, in occasione della consegna di una tranche di stipendio, Panzironi viene definito dall’interlocutore di Buzzi una cambiale e costui risponde di averlo messo a 15.000 euro al mese.

    S: Salvatore Buzzi

    E: Emilio GAMMUTO

    E: va be capo…allora ci passi tu?

    S: si

    E: tu gli dici “guarda, allora ho sentito Emilio..” perchè se no pare che.. “Colle Oppio ha detto di continuare perché lo stai sistemando, Ferone gli ha detto pure di continuare perché me lo stai sistemando, ma lo stai sistemando per davvero?” Perché con te non può dì.. a me mi dice <non ti preoccupà, tutto a posto..>

    S: mò ce vado 

    E: invece con te..

    S: si..ho pure l’amico Panza, quindi e vai

    E: (ride) ma quando finimo… ancora con Panza c’avemo da fa?

    S: e a voglia ancora..

    E: aia aia..che cambiale

    S: l’ho messo a 15 al mese…però almeno

    E: ah meno male va per quindici al mese

    S: no, quindici a settimana che cazzo sto a dì, quindici a settimana…

    F: (inc.) …va be dopo passi?…

    S: poraccio… no dopo passo… a mezzogiorno sto qua

    F: ci vediamo dopo allora….

    Al giugno 2013, peraltro, permane un debito di Buzzi verso Panzironi per una somma pari a 40.000 euro, debito per onorare il quale Buzzi interloquisce con Carminati.

    L’erogazione di utilità verso Panzironi, tuttavia, non è stata limitata a questa sorta di stipendio costante.

    Le indagini hanno evidenziato come Panzironi, in relazione a un appalto del valore di 5.000.000 di euro, affidato da Ama ( il riferimento a quando comandava è eloquente), abbia percepito una utilità pari a 120.000 euro, secondo quanto si evince dalla conversazione che segue, in cui Buzzi, credibilmente per la dimostrata esistenza di rapporti di dare/avere con Panzironi, enuncia l’assunto.

    Le indagini hanno, ancora, evidenziato come a Panzironi fossero garantite da parte di Buzzi utilità estemporanee, come la rasatura di prati in zone di sua proprietà.

    Le indagini hanno altresì evidenziato come le società di Buzzi, anche in corrispondenza temporale di atti provenienti da Ama e favorevoli per esse, erogasse finanziamenti verso la fondazione politica Nuova Italia, ente che aveva come socio fondatore, consigliere e segretario Panzironi, e come Presidente Alemanno, da ritenersi percettore di tale utilità insieme a costui.

    Significativo, in questo senso, è il pagamento alla Nuova Italia del 6.12.12, per un valore di 30.000 euro, proveniente da società di Buzzi e anticipato da una serie di conversazioni telefoniche.

    Significativa, altresì, è la vicenda relativa al contributo per una delle cene organizzate dalla fondazione Nuova Italia, nella quale è accertato un pagamento da parte di società riconducibili a Buzzi per un valore non inferiore a 5000 euro nel dicembre del 2012  e altri 5000 nel novembre 2013, intermediato proprio da Panzironi.

    d-2- La vendita della funzione e gli atti contrari ai doveri d’ufficio di Panzironi e dei suoi complici Pubblici Ufficiali e incaricati di Pubblico servizio

    L’esistenza di una prova – indiziaria per il periodo antecedente, diretta per il periodo successivo alle intercettazioni svolte- dell’esistenza di una costante retribuzione di un organo apicale di una società incaricata di pubblico servizio, da parte di soggetti economici che con siffatta società intrattengono rapporti di lavoro e che sono beneficiari di affidamenti di lavori, attraverso procedure competitive e non, delle quali, sul piano formale o su quello sostanziale, è parte il pubblico ufficiale remunerato, integra certamente il paradigma normativo della corruzione da asservimento, sanzionata, prima del termine di efficacia della L.190/12 ( pubblicata in G.U. n° 265 del 13 novembre del 2012)      dall’art. 319 c.p., dopo tale data dall’art. 318 c.p..

    Dell’esistenza di una costante retribuzione, e delle prove ad essa relative, si è discusso al paragrafo che precede.

    La circostanza che Panzironi e i suoi correi sul versante pubblicistico abbiano svolto le loro funzioni in settori di attività nei quali erano direttamente interessati i soggetti economici riconducibili all’organizzazione criminale in esame è dimostrata dall’informativa finale del Ros, II reparto, laddove vengono analiticamente indicati gli affidamenti di lavori a favore di costoro effettuati dall’AMA nel periodo considerato, fino al mese di agosto 2011 con una presenza anche formale di Panzironi.

    La dimostrazione ulteriore dell’essere a disposizione dell’organizzazione da parte di Panzironi è ulteriormente confermata dalla continuità dei rapporti con Buzzi, che si materiano di una fitta trama di telefonate e di incontri carbonari– in alcuni dei quali è stata registrata la consegna fisica di denaro contante, mentre all’esito di altri si sono registrati pagamenti a favore della fondazione Nuova Italia – avvenuti anche in presenza, tra gli altri, di Carminati, Pucci e Testa. Così come analoga capacità dimostrativa ha la circostanza che Panzironi, a fronte della necessità di incontrare il sindaco, manifestata da Buzzi, si attivi per garantirgli un incontro per corsie preferenziali.

    In diritto, giova osservare che, per costante giurisprudenza, costituzionale e di legittimità, la violazione dei doveri d’imparzialità della P.A. sia elemento necessario e sufficiente a integrare la contrarietà degli atti ai doveri d’ufficio.

    Non è dubbio che l’in sé della figura del pubblico ufficiale a libro paga sia un’ipotesi in cui l’attività dell’intraneus è strutturalmente contraria ai doveri d’ufficio, quantomeno sotto il profilo della violazione dei doveri d’imparzialità della PA, poiché in tali fattispecie concrete vi è la consegna al privato della qualifica pubblicistica, sì che doveri e poteri da essa derivanti sono orientati non alla realizzazione delle finalità istituzionali ad essi consunstanziali, ma a perseguire finalità estranee.

    Le investigazioni svolte, tuttavia, hanno consentito di individuare specifiche ipotesi nelle quali la curvatura privatistica impressa all’esercizio della funzione per effetto della sua vendita si è tradotta in specifici atti, palesemente contrari ai doveri d’ufficio.

    La prima delle ipotesi considerate è relativa all’aggiudicazione della gara 18/2011 avvenuta il 5.12.12, relativa all’assegnazione della raccolta differenziata per il comune di Roma.

    Sul piano probatorio, è significativo rilevare come Buzzi, 20 giorni prima dell’aggiudicazione, abbia certezza dell’essere affidatario dei lavori e il giorno prima conoscesse addirittura che uno dei lotti fosse appannaggio di Edera. Un’aggiudicazione che è preceduta da una trama di incontri, distintamente, con Fiscon e con Panzironi, e da almeno un incontro con la Anelli.

    E’ proprio in seguito a uno degli incontri con Fiscon, avvenuto 19 giorni prima dell’aggiudicazione che Buzzi, conversando con la sua compagna, parla di aver chiuso, addirittura con una firma, l’accordo per l’assegnazione dei lavori:

    ….alle 19:51, Salvatore BUZZI chiamava anche la sua compagna, Alessandra GARRONE, alla quale diceva: “…io sono uscito ora da AMA, ho parlato con FISCON de quelle robe …inc…tanto tempo che non c’era, poi …inc… prima CERRONI (fonetico) poi te racconto insomma…(…) …”, dimenticando di dirgli un particolare che gli comunicava dopo due minuti, in una successiva telefonata: ti volevo di’ una cosa importante, la gara è stata aggiudicata, eh!”. Ed e’ nel corso delle telefonate intervenute con Fiscon, prima dell’aggiudicazione, che emerge con chiarezza che i desiderata di Buzzi sono quelli di far partire la gara dal I gennaio.

    Effettivamente, 05.12.2012, veniva effettivamente aggiudicata, proprio alla Cooperativa Edera (un lotto) ed al consorzio CNS (4 lotti), la gara  n. 18/2011, per l’importo complessivo di euro 21.450.000,00, riportato all’inizio del presente paragrafo, avente ad oggetto la “Procedura aperta, suddivisa in cinque lotti, per l’affidamento di servizi di raccolta, trasporto e conferimento presso l’impianto di compostaggio o presso aree di trasferenza di rifiuti organici, per un periodo di 24 mesi”:

    Nella relazione sulla gestione del bilancio al 31.12.2012 della Coop. Sociale 29 Giugno Onlus , viene rilevato che tutti e quattro i lotti sopra indicati, erano stati successivamente affidati dall’aggiudicataria CNS, alle cooperative di Salvatore BUZZI. Infatti, nella relazione si legge: “Alla fine dell’anno 2012 la cooperativa ha avviato, insieme alla cooperativa 29 Giugno Servizi, la gestione integrale dei servizi di raccolta differenziata del rifiuto organico (lotti 2, 3, 4, 5) e del multimateriale (lotto 4) eseguiti in qualità si associata di CNS e per conto di AMA S.p.A..

    Nella sostanza, il quadro risulta essere sufficientemente definito: le cooperative riconducibili a Buzzi sono definitivamente beneficiarie delle assegnazioni dei lavori in questione.

    L’assunto è ribadito nella conversazione tra presenti censurata il 19.11.2013, a partire dalle 10:24, all’interno dell’ufficio di Roma via Pomona 63 (RIT 8416/13). In essa, Paolo DI NINNO ribadiva, ad un uomo non meglio identificato, che: “… da quest’anno, dal 1° gennaio 2013, ha cominciato a fare anche i servizi di RSU (smaltimento Rifiuti Soldi Urbani, ndr) per quattro milioni di fatturato”. A specifica richiesta, DI NINNO poi puntualizzava che tale attività era svolta per i servizi commerciali, bar, ristoranti del centro storico del comune di Roma per la raccolta del non organico, precisando che [Pr.19[Pr.191-A-4 ore 10:33:42].il valore del contratto è circa dieci milioni all’anno… poi CNS (Consorzio Nazionale Servizi, ndr) l’ha suddiviso in tre cooperativela quota spettante a 29 giugno servizi è circa quattro milionialtrettanto per la 29 Onlus….”.

    Peraltro, in tale contesto, appare assai significativa la circostanza che, il giorno successivo all’aggiudicazione della raccolta differenziata, le società riconducibili a Buzzi eroghino, a favore della fondazione riconducibile a Panzironi e Alemanno, una somma pari a 30.000 euro.

    In conclusione, si è in presenza di un atto contrario ai doveri d’ufficio, dunque con una piena qualificazione in termini di art. 319 c.p., la cui forma specifica di contrarietà consiste, oltre che in una violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione, anche in collusioni tra Buzzi e Fiscon, così integrandosi anche il reato di cui all’art. 353 c.p..

    La seconda delle ipotesi considerate è relativa all’aggiudicazione  di due lotti di dei lavori di cui al n° 11156382, relativa alla raccolta delle foglie per il comune di Roma, avvenuta in data 11.12.12.

    Anche in questo caso, vi sono conversazioni, antecedenti alla formale aggiudicazione, tra Buzzi e Fiscon che danno per scontato l’esito della gara .

    Ulteriori atti nei quali un potere concreto all’interno di Ama viene speso, nella direzione di organi del comune e nella direzione di Ama, per lo sblocco di un credito che le società di Buzzi hanno verso Ama, per il valore di 10.000.000 di euro, com’è documentato dall’informativa finale del Ros, II reparto.

    Significativa, in quest’ultimo senso, è la promessa di un intervento su Zuccaroli, cui segue un immediato intervento di Fiscon

    d- 3 Il sinallagma corruttivo

    La rappresentazione dei fatti enunciata consente di spendere relativamente pochi argomenti in punto di sinallagma corruttivo.

    Le citate conversazioni di Buzzi, nelle quali egli rappresenta che i soldi erogati verso i rappresentanti della macchina comunale servono per lavorare, a cominciare dalle erogazioni ad Alemanno, il rapporto, evidenziato in fatto, che esiste tra alcuni  pagamenti di cene elettorali e l’assegnazione di lavori, la circostanza che il pagamento a Panzironi di 120.000 euro sia avvenuto quando comandava e sia stato determinato in termini percentuali sul valore dell’appalto, la progressiva eclisse di Panzironi dal mondo Ama e dai pagamenti di Buzzi, la struttura della retribuzione illecita, poi ridefinita in 15.000 euro al mese sono elementi che, inequivocabilmente e al di là di ogni ragionevole dubbio, depongono per l’esistenza di un rapporto di tipo mercantilistico.

    d-4 I concorrenti nella corruzione attiva

    La descrizione dei fatti consente di non spendere particolari argomenti sul ruolo di Buzzi, ufficiale pagatore, e Carminati, cointeressato nei soggetti economici che lavorano in Ama, con il quale Buzzi concorda le strategie industriali e quelle illecite, a cominciare dai pagamenti a finire dalle turbative d’asta.

    A tale ultimo riguardo, e a mero titolo di esempio, si consideri che Buzzi riferisce a Carminati delle vicende relative alla nomina del CDA in Ama, delle continuative erogazioni alle richieste di Panzironi, delle richieste di denaro di Panzironi. Sempre a mero titolo di esempio, si consideri come Buzzi interloquisca direttamente con Carminati nel pianificare le strategie corruttive verso P.U. ovvero nel pianificare la rimodulazione delle strategie corruttive a seguito del cambio in amministrazione comunale. Si consideri, ancora, come sia frequente la presenza di Carminati nella pianificazione dei fatti corruttivi che avviene negli incontri con Panzironi, Testa e Buzzi. Infine, senza voler incorrere in petizioni di principio, l’insieme degli, invero imponenti,  elementi a carico si coniuga con il ruolo apicale rivestito da Carminati nel sodalizio criminale di cui i specifici reati sono espressione.

    Quanto al ruolo della Cerrito, giova osservare che la medesima è la segretaria di Buzzi, detiene e gestisce il libro nero delle corruzioni, si adopera per la creazione delle provviste necessarie alle corruzioni, coadiuva in tutta la gestione illegale delle imprese il suo datore di lavoro, dispone materialmente le erogazioni a favore della fondazione Nuova Italia.

    Quanto al ruolo di Caldarelli, si osservi che: è con costui che Buzzi elabora strategie corruttive nella piena consapevolezza della loro illegittimità; è Caldarelli che è delegato a operare sui conti della cooperativa della Formula sociale Onlus, che finanzia le cene elettorali di Alemanno; è a Caldarelli che Buzzi comunica come sia potuto giungere direttamente ad Alemanno attraverso Panzironi; è Caldarelli che prepara parte delle provviste per pagare Panzironi.

    In conclusione, non sembra dubitabile l’esistenza di un suo contributo causale alla realizzazione del fatto.

    8.2 Le corruzioni e le turbative d’asta avvenute in ambito AMA- Aministrazione dal 2013 al 2014

    a) premessa

    Il cambio di amministrazione avvenuto nel 2013 impone all’organizzazione criminale una rimodulazione delle sue strategie, un’individuazione di nuovi interlocutori, un rafforzamento e una trasformazione dei rapporti in essere con esponenti della P.A. in senso soggettivo ed oggettivo. Tale capacità di adattamento, e l’immediatezza dei risultati ottenuti, evidenzia al contempo la stabilità della struttura associativa e la circostanza che la penetrazione della pubblica amministrazione sia uno dei suoi obiettivi irrinunciabili.

    Il proporsi del sodalizio criminale alla nuova amministrazione, ed il proporsi come realtà criminale con la quale occorre necessariamente misurarsi, è chiaramente evidenziato dalle parole dello stesso Carminati, che, dopo la sconfitta elettorale dell’amministrazione Alemanno, esprime il progetto che segue.

    …….

    Carminati: capito che ti voglio dire. Si va a chiede…adesso si va adesso a a bussacchiare;

    Corsi: adesso è ora, de tirà le reti, se no;

    Carminati: gli si dice adesso che cazzo ..“ora che abbiamo fatto questa cosa, che progetti c’avete? Allora nel progetto, perchè voi fate li progetti.. la politica.. adesso che progetti c’avete? Teneteci presenti per i progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti pulisco il culo ..ecco, te lo faccio io perchè se poi vengo a sape’ che te lo fa un altro, capito? Allora è una cosa sgradevole”..però famolo se no ..se perdemo la battuta. Prima dell’estate, prima dell’estate;

    Corsi: tocca anda’, tocca anda’.. prima dell’estate?

    Carminati: prima di anda’ in vacanza;

    Corsi: sbrigamoce allora;

    Carminati: prima di anda’ in vacanza, andamo.. famo tutto il giro delle sette chiese… e poi dopo, poi dopo il giro delle sette chiese poi dimo… “aho, noi a settembre arrivamo eh, mò adesso annate tutti in vacanza” ..;

    La rimodulazione dell’approccio, che in AMA si materia del rafforzamento dei rapporti esistenti, è eloquentemente dimostrata dalla conversazione ambientale che segue, con riguardo alla posizione di Fiscon.

    “….Al [Pr.20[Pr.2063-A-5 ore 09:40:31]NATI diceva:

    M: cominciamo … cominciamo da oggi con lui … FISCON che ha fatto (inc)

    S: si, oggi però dobbiamo andar a fare un discorso con FISCON che deve essere uno nostro che … o è nostro o è nostro …non è che può essere di tutti (inc) l’altro giorno il SOLCO (fonetico) che pure la … raccolta dei stracci che è un servizietto

    M: si si me lo ricordo, ho sentito.

    In tale contesto, non è casuale che Fiscon, il quale nella prima fase era partecipe delle corruzioni in quanto diretta e consapevole espressione di Panzironi e del gruppo criminale cui doveva la sua nomina, inizia a diventare percettore diretto di utilità, come, più specificamente, si rappresenterà.

    La ricerca di nuovi interlocutori, capaci per il loro munus publicum di incidere sugli affari condotti con AMA, è dimostrata dall’attività di aggancio e di costruzione di rapporti con Mattia Stella, della segreteria del sindaco Marino, nonché con Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina, gratificato secondo Buzzi da almeno un’erogazione di 10.000 euro, e da Franco Figurelli, della sua segreteria particolare, gratificato, secondo  Buzzi, da una retribuzione di 1000 euro al mese.

    La ridefinizione dell’approccio, in Ama, si esprime anche attraverso una diversa  strategia di partecipazione alle gare, una strategia che, a voler riproporre metafore cinematografiche, è una sorta di tela del ragno,  elaborata direttamente da Buzzi e Carminati:

    Il 26.05.2014, a partire dalle 09:22, veniva intercettato un ulteriore dialogo tra presenti all’interno dell’ufficio di Salvatore BUZZI in via Pomona n. 63 (Cfr all. 220 dialogo) che evidenziava ancora una volta il modus operandi del sodalizio indagato ed i ruoli di alcuni indagati, ed in particolare:

    – Massimo CARMINATI e Paolo DI NINNO effettuavano ancora una volta la contabilità relativa ai profitti dello stesso CARMINATI, inclusi quelli maturati sugli appalti EUR, nonché i compensi spettanti al TESTA di cui emergeva chiaramente il suo ruolo di collegamento con la politica, allo scopo di perseguire gli interessi del sodalizio, a fianco di quello di Luca GRAMAZIO;

    • le attenzioni che CARMINATI, BUZZI e TESTA avevano nel parlare di argomenti di interesse del loro sodalizio, con quest’ultimo che chiedeva espressamente di uscire fuori dall’ufficio censurato da questa Sezione, lasciando all’interno gli stessi apparati cellulari per evitare ogni possibilità di intercettazione;
    • la strategia messa in atto da BUZZI per accaparrarsi più lotti dello stesso bando pubblico, ovvero partecipare alle pre-riunioni organizzative e poi alla gara con più cooperative non direttamente a lui riconducibili (“Cosma: bisogna trovà uno che va alle riunioni… non ci possiamo andare noi!”), alterando le proporzioni politiche e prendendo appalti di spettanza di ogni schieramento, a sua volta lautamente remunerato. Lavorando abilmente a tale piano, lo stesso BUZZI aveva pertanto realizzato uno schema generale da applicare a tutti gli appalti una volta testato in una procedura negoziale (prot.llo QL nr. 33691) di prossima assegnazione relativa a 10 lotti riservati alle cooperative sociali di tipo “B”, indetto in data 21.05.2014 dal Dipartimento Tutela Ambientale – protezione Civile, il cui responsabile del procedimento è sempre Claudio TURELLA (“se questa cosa funziona, funzionerà così per sempre!”);
    • per tale suddivisione dei 10 lotti, e nelle gare successive, era stato richiesto uno specifico compenso da garantire alla politica, “dal 3 al 4%”,
    • l’accordo raggiunto tra BUZZI e lo stesso CANCELLI, in relazione alle somme da elargire ad Eugenio PATANÈ, consigliere Regionale del Lazio area P.D., proprio in relazione alla gara della raccolta del multimateriale (…mi sta cercando CANCELLI, che cazzo vuole non lo so …, abbiamo deciso che comunque … a … PATANE’ (fonetico) gli abbiamo dato 10.000 euro per … per carinerie e li finisce, non gli diamo più una lira … inc.).

    b) la corruzione di Fiscon

    Il fatto è storicamente certo ed emerge dall’intercettazione telefonica che segue

    Il 30.10.2013, alle 09:42, Giovanni FISCON chiamava Salvatore BUZZI, e dopo aver discusso della frase di Guarany “…buongiorno l’AMA c’est moi” ( FISCON replicava: “eh, hai visto!…” i due ridevano  BUZZI aggiungeva: “…Guarany ammazzalo… quando arriva la prossima volta sparagli (ride)…l’AMA c’est moi…incredibile, oh”. FISCON replicava: vediamo un po’… vediamo un po’” ) Fiscon quindi chiedeva a BUZZI di fargli un favore: “…siccome devono venirmi a mette dei mobili… i mobili insomma… devo fare prima dell’otto, me serve na pulizia…”. BUZZI diceva: “Ok, ma vuoi che passo …te mando… te mando Guarany’, te mando Carlo va”. FISCON diceva di sì.

    Non è dubbia, in tale periodo, la qualità di Fiscon quale DG di Ama, così come non è dubbio che tale promessa di utilità, idonea a perfezionare il reato, sia in rapporto sinallagmatico con la funzione esercitata, così come è evidenziato per un verso dal fatto che tale richiesta s’inserisce in una fitta trama di comunicazioni, prevalentemente ad oggetto illecito, che riguardano Ama, per altro verso dall’enunciato verbale di Buzzi : “ l’AMA c’est moi”.

    c) la turbativa della gara provvisoria relativa all’emergenza rifiuti

    Il fatto è certo, emerge dalle intercettazioni telefoniche, dalle quali si evince che, in relazione alla citata gara, l’assegnazione era stata preconcordata da Fiscon con i rappresentanti di Federambiente.

    Legenda: 

    S: Salvatore BUZZI

    GF: Giovanni FISCON

    S: per essere invitati alla gara provvisoria Nanni, questa dei rifiuti, potrem… come CNS?

    GF: eh… no, ormai no, perché quella le ho fatte, me l’ha indicate Federambiente, le…

    S: ah, Federambiente.

    GF: si, si, dovete fa’ la domanda però quella co… quella che conta. 

    S: qual è?

    GF: quella che conta è quell’altra.

    S: quell’altra si.

    GF: quella che conta è quell’altra. 

    S: la stiamo facendo, stiamo, stiamo…

    GF: quella a tutti i costi, eh, cioè non… non sbagliate niente là

    S: no abbiamo, abbiamo già raggiunto de… degli accordi. 

    GF: eh.

    S: era pe’ sape’ se c’avevamo spazio pure su questa provvisoria.

    GF: eh… no, no per… perché ho, ho fatto un criterio, sennò come facevo 

    S: ok.

    GF: eh, a sceglie’ uno si, uno no, uno si, uno no, eh, qualcuno me lo doveva di’

    S: ok.

    GF: tutto qua.

    Peraltro, Fiscon, re melius perpensa, tenta di allargare l’intesa preventiva anche alle società riconducibili a Buzzi, invitandolo apresentare l’offerta, spiegandogli il modo in cui doveva farla e chiedendogli di modificare quella già presentata perché imprecisa.

    d) la turbativa della gara di appalto n. 30/2013 sulla raccolta differenziata del multimateriale 

    Il 29.10.13 veniva indetta la gara d’appalto 30/2013, suddivisa in 4 lotti, che vedeva come termine finale per la presentazione delle offerte il 12.12.13, poi prorogato al 7.1.14, con responsabile unico del procedimento Fiscon,  direttore generale di Ama.

    Il giorno successivo, Fiscon, in una conversazione nella quale Buzzi esordiva eloquentemente con la frase l’ama c’est moi, iniziavano i contatti intesi a inficiare la regolarità della gara.

    Nella settimana successiva, si registravano conversazioni, cui partecipavano Buzzi, Garrone, Guarany, dalle quali emergeva l’esistenza di intese con Cancelli, della cooperativa Edera, che avrebbero poi dovuto essere recepite nell’atto di aggiudicazione dei lotti e l’emersione di criticità per il mantenimento di tali patti.

    3 giorni dopo, a seguito di una conversazione con Buzzi, nella quale con chiarezza si alludeva al ruolo di Cancelli, Fiscon, aderendo a una richiesta dell’interlocutore, promette di fare il possibile per spostare il termine finale della presentazione delle offerte:

    Legenda:

    S: Salvatore BUZZI

    GF: Giovanni FISCON

    S: senti, lì… quella cosa che t’ha detto Carlo dirigi un po’ tu, perché è problematica sennò la questione, eh 

    GF: eh, eh… va be’, mo intanto vedemo se riesco a sposta’ intanto un po’, mmh

    S: pronto?

    GF: si, me senti? Me senti?

    S: si, si, ti sento, ti sento 

    GF: dico, intanto cerchia… vediamo se riusciamo a sposta’ de qualche giorno, intanto…

    S: esatto, esatto, perché noi abbiamo già eccepito qualche ri… qualche richiesta sulla cosa, dei chiarimenti 

    GF: si, si, si, si, va be’

    S: abbiamo fatto dei chiarimenti, quindi puoi

    GF: eh, si, si, me lo…

    S: se po’, se po’ allunga’

    GF: va be’, ci allunghiamo un po’ cosi c’abbiamo un po’ più de tempo pe’… pe’ ragiona’ un po’… va be’

    S: ok, ok

    GF: va be’?

    S: va bene Na, ah, poi un’altra cosa Nanni, io abito a Castelverde, no, ma… siamo passati alla raccolta porta a porta ma non passano mai, mai!

    GF: va be’ mo piano, piano piano passeremo, dai, mo… 

    S: eh, piano piano

    GF: devi ave’ pazienza devi ave’ (ridonono) va be’, abbiate pazienza che ce la facciamo 

    S: ok, ok

    GF: va be’, ok

    S: ok

    GF: ciao

    S: ciao Nanni, ciao

    Effettivamente dopo qualche settimana veniva spostato il termine per la presentazione delle offerte dal 7 gennaio al 21 gennaio 2014.

    La platea di soggetti che partecipavano alla turbativa d’asta emerge, in parte, da una conversazione ambientale del 15.1.14, nella quale Buzzi comunica a Alessandra GARRONE, Emanuela BUGITTI, Claudio BOLLLA, Paolo DI NINNO e Carlo GUARANY quali sarebbero stati gli appoggi poltici per la vittoria della gara.

    La circostanza che Buzzi utilizzi il termine nostri assi evidenzia la contitolarità dell’interesse e la condivisione del progetto illecito, espresso dal termine aggiustiamo la gara, da parte di tutti gli astanti.

    Le conversazioni di questo periodo, peraltro, evidenziano uno scontro con Cancelli, della cooperativa Edera, che evidentemente non intendeva rispettare gli accordi presi, con l’intervento di Forlenza, del CNS, inteso a trovare una quadra.

    Nella giornata di sabato 18.01.2014 a due giorni di distanza dalla presentazione delle buste con le offerte inerenti alla gara AMA n. 30/2013 per la raccolta del multimateriale, venivano registrati una serie di dialoghi da cui emergeva chiaramente che Salvatore BUZZI e Franco CANCELLI della cooperativa Edera, rintracciabile sull’utenza cellulare 3386799229, si erano incontrati per raggiungere una accordo per la spartizione dei lotti della gara.

    Convergenza che Buzzi, attraverso Guaray, comunicava a Fiscon e alla Bugitti .

    La chiusura degli accordi veniva comunicata 3 giorni prima della scadenza del termine ultimo per la presentazione delle offerte, da Buzzi, protodiacono della corruzione in Ama, a Forlenza e a Fiscon con il seguente SMS:

    “Nuntio vobis gaudium magnum habemus papam”.

    Comunicazione successivamente data anche alla Bugittie ribadita ulteriormente alle 20,19 a Fiscon telefonicamente

    L’evidenza della turbativa è ribadita da una conversazione telefonica, che rende palese la conoscenza delle altre offerte, a due giorni dal termine finale di presentazione, da parte di Buzzi. In particolare, alle 19:39 del 18.1.14, Alessandra GARRONE chiamava “ Alessia” , che passava il telefono a Carlo GUARANY. Nella conversazione, GUARANY lamentava un’incongruenza tra quanto annotatogli su un “ foglietto” da BUZZI, e quanto, invece, avevano scritto sulla domanda di partecipazione alla gara. Il riferimento, infatti, era alle percentuali relative alle proposte di spesa che la cooperativa avrebbe dovuto presentare entro il 20 gennaio 2014, termine di scadenza del bando AMA. A questo punto la GARRONE passava il suo telefono a Salvatore BUZZI, il quale spiegava a GUARANY che la percentuale di “ zero cinque, zero quattro” sul primo lotto andava bene, in quanto sarebbero stati gli unici a presentare la domanda, mentre per il secondo lotto era corretta la percentuale di “ uno virgola uno” che, essendo più alta dell’altra “ ipotesi” (“ quell’altra ipotesi invece è zero quattro, c’è scritto “ “ più alto de zero virgola quattro” ), avrebbe assicurato loro l’aggiudicazione del secondo lotto.

    Un accordo che viene spiegato nei dettagli e nelle ragioni della sua conclusione, che chiamano in causa l’intervento di Eugenio Patanè – avvocato, attuale Consigliere Regionale (gruppo consiliare del P.D.) nominato il 26.03.2013, a favore del quale sarebbero state richieste erogazioni e che avrebbe accompagnato per la questione Cancelli dall’assessore Marino –  a Carminati, nel corso di un’intercettazione ambientale.

    L’esistenza di accordi sulla gara tra i partecipanti è sancita da una conversazione tra Guarany e Buzzi, nella quale, peraltro, si rappresentano sopravvenute criticità

    CG: c’è una nota dolente invece sulla gara del Multimateriale

    S: si.

    CG: perché dall’apertura è uscito fuori dai conti che abbiamo fatto…però è tutta una verifica ancora da fare, ne ho parlato sia con CASONATO che con FISCON che sul secondo lotto avrebbe vinto l’Edera (EDERA coop. Sociale a.r.l., ndr).. perché.. però è probabile che la formula che ha scritto l’AMA sia sbagliata.. adesso CASONATO sta facendo una verifica ..è probabile che sia sbagliata.. però se effettivamente fosse sbagliata in teoria dovrebbero rifar la gara 

    CC: magariii 

    U: (inc)

    CG: però sta facendo una verifica.. dai conti che abbiamo fatto noi ci sono 2..(inc/si sovrappone con Buzzi)

    S: come ha fatto a vince l’Edera?

    CG: eh perché l’Edera ha preso un pò più di punteggio sul progetto.. perché ha messo tutti mezzi nuovissimi.. quindi lì è un punteggio matematico…però comunque lui l’Edera avrebbe vinto 3 lotti in questo caso..3 lotti non li può prende perché non ce arriva con i requisiti per prende 3 lotti quindi a 1 deve rinunciare.. e quindi potrebbe rinunciare a questo solo perché c’abbiamo gli accordi fatti per cui…però l’Edera gli accor..i patti sul prezzo tutte le cose che avevamo stabilito pare li ha mantenuti, eh (inc)

    S: e allora fagli modifica’ la cosa no…le hanno aperte le buste? 

    CG: si si hanno aperto tutto! ormai è tutto ufficiale.. però adesso CASONATO sta facendo la verifica su.. se effettivamente c’è la formula sbagliata.. se c’è stato un errore..

    S: scusa il secondo che era il nostro o quello de serviplus (cooperativa Serviplus, ndr)

    CG: era quello de Serviplus.. e quello.. noi dovevamo vince PRIMO e SECONDO..

    S: il nostro qual’era?

    CG: il nostro vecchio.. erano mischiati Salvato’..un pezzo ce (inc)

    S: si, ma qual’era che dovevamo da a Serviplus noi (SERVIPLUS Coop. Socoale ARL, ndr)?

    CG: il primo.. il primo..

    S: e quindi ha vinto il nostro..

    CG: noi…un pezzo del primo dobbiamo dare a Serviplus…

    S: e quindi il secondo era il nostro?

    CG: il secondo era su quello su cui contavamo de più

    S: eh.. e te sto a di’…ha vinto il nostro! Saltasse la gara…fa saltà la gara, ehh..

    CG: vabbè mo vedemo…

    S: noo..fa salta’ la gara perchè hanno sbagliato loro, eh.. quale verifica, saltasse la gara….ma come cazzo fanno a fa ste cose?

    CG: infatti era pure mortificato Casonato perché sul punteggio del progetto ce volevano fa uscì pari.. perché noi avevamo calcolato che ne uscivamo pari.. avevamo fatto tutti sti conti considerando che uscivamo tutti e due 40 e 40…

    S: (inc) cioè se Cancelli non rinuncia? perché in teoria tu pigli primo.. il secondo e il terzo.. prendi il quarto.. quello che non volevamo.. fagli.. fai salta’ sta gara, ehh.. [ore 0[ore 09:52:00]p>

    Criticità che facevano temere al gruppo la perdita del lotto più significativo e che determinavano da un lato la richiesta di intervento di Fiscon, dall’altro il tentativo di recupero delle posizioni, con il tentativo di mettere a posto la questione, nelle more delle aggiudicazioni.

    Un tentativo che passava per le modifiche delle offerte, che Buzzi, alla presenza di Di Ninno, elaborava con la Garrone:

    [Pr.42[Pr.4202-A-3 ore 12:26:44]o DI NINNO effettuava una chiamata e presentandosi come “ DI NINNO”, chiedeva di parlare con la Dott.ssa MAZZUCCO (fonetico). Durante l’attesa, si sentiva Alessandra GARRONE effettuare dei conteggi e nel contesto diceva: “…modifico 1 con 7 che se può modifica’..(inc)”. BUZZI di rimando diceva: “e certo!!” concordando con l’idea. La GARRONE effettuva nuovamente dei conteggi e, giunta alle [Pr.42[Pr.4202-A-4 ore 12:28:20]va:

    GA: 36 virgola 50 era il mio prezzo? è il mio punteggio?

    donna: si.. si il mio

    GA: ahh perché deve esser quello più alto.. si non sto in termini economici.. si OK.. ehh..noi facciamo.. no e.. LORO 96 virgola 38 (96,38, ndr) e NOI 96 e 50 (96,50, ndr)

    EB: si

    GA: noi rimaniamo uguali…

    S: perché rimanemo uguali?

    GA: perché cioè la tua offerta è sempre la minima fra quelle in esame.. quindi sempre 60 prendi…

    S: ah

    GA: a te non te cambia niente perché io ho modificato l’offerta economica, non quella tecnica! 

    donna: il bello che lui dava (inc)

    GA: quindi loro prenderebbero 96 e 30 su 100

    S: allora me prepari..PREPARAME SUBITO L’OFFERTA CON 1 VIRGOLA 7..SUBITO!

    GA ..e noi 96 virgola 50 su 100

    EB: (inc)

    S: con 1 virgola 7 vinciamo?

    GA: si rifaccio la prova…vediamo

    S: c’hai 7, 8 minuti per preparare l’offerta…

    GA: Edera…

    donna: co tutte le firme e tutto?

    S: SI! [Pr.42[Pr.4202-A-4 ore 12:29:13]p>9- Pagamenti a Pubblici Ufficiali

    9.1 Premessa

    Saranno analizzate, in questa sede, erogazioni di utilità intervenute verso  appartenenti alla PA, che trovano la loro ragion d’essere in specifici atti attività ovvero nella funzione ad essi riconducibili.

    Sebbene i fatti emersi dalle intercettazioni appaiono presentare un alto grado di aderenza al vero, per le persone tra cui sono intervenute le conversazioni – tutte intranee al sistema corruttivo – e per la, al contempo erronea e sicura, consapevolezza che i protagonisti avevano di non essere ascoltati – anche per effetto di bonifiche effettuate nel tempo e per l’uso di mezzi di disturbo quali jammer -, il criterio probatorio della selezione delle incolpazioni cautelari non è quello della mera utilizzazione di elementi d’accusa tratti da telefonate o conversazioni tra terzi, ciò che potrebbero essere definite telefonate in reità o correità.  Al contrario, il criterio seguito è quello di individuare, accanto alle conversazioni tra terzi, attendibilissime quanto al loro contenuto rappresentativo per quanto evidenziato, elementi di positivo riscontro, che possono essere costituiti da conversazioni cui specificamente partecipino gli indagati ovvero elementi di fatto significativi ai fini dell’accusa.

    In diritto, le ipotesi di corruzione da asservimento è qualificata ex art. 318 c.p., al pari di quelle erogazioni che hanno la loro ragion d’essere in una funzione o in uno degli elementi che la costituiscono, fuori dai casi specificamente individuati dall’art. 319 c.p..

    9.2 la corruzione di Pucci

    Carlo Pucci è dirigente e procuratore speciale di EUR S.p.A, società che, tra le altre, partecipa insieme ad Acea l’Ati Marco Polo.

    La società deve ritenersi incaricata di pubblico servizio, per gli argomenti che seguono.

    La sua genesi, poiché essa nasce dalle ceneri dell’Ente Autonomo dell’Esposizione Universale di Roma, ente pacificamente pubblico.

    La sua mission, costituita dalla gestione del complesso dei beni di cui è titolare, di particolare significato e valore storico e artistico – tra gli altri tutti gli edifici storici del quartiere Eur di Roma -al fine di massimizzarne la redditività, nel rispetto comunque del particolare valore storico e artistico dei singoli beni.

    La composizione del capitale sociale, al 90% detenuto dal Mef, al 10% da Roma Capitale, che ne evidenzia la sua vocazione lato sensu pubblicistica.

    Sotto il profilo dell’obbligo dell’uso di procedure di evidenza pubblica, secondo le qualificazioni proprie del codice degli appalti, Eur SPA rientra certamente nel concetto di amministrazione aggiudicatrice, sub specie organismo di diritto pubblico, presentando i 3 caratteri della personalità giuridica, dell’influenza pubblica ( in questo caso possesso integrale del capitale azionario), delle finalità di interesse generale, a carattere non industriale o commerciale.  Natura di organismo di diritto pubblico che è riconosciuta dallo stesso ente che, esplicitamente,, sul suo sito indica che per il raggiungimento dell’oggetto sociale acquisisce beni, servizi e lavori attraverso le procedure di gara del codice degli appalti ( d. lgs 123/2006)

    In concreto, allorquando vi è assegnazione di lavori, servizi o appalti secondo le procedure di evidenza pubblica, che seguono o dovrebbero seguire le regole dettate dal codice degli appalti, si è, inequivocabilmente, in presenza di una funzione pubblica, sì che in questo caso gli autori di tali attività sono da considerare pubblici ufficiali.

    Delibera a contrattare, aggiudicazione provvisoria, aggiudicazione definitiva, avviso di postinformazione hanno natura di atti oggettivamente amministrativi, non a caso devoluti alla giurisdizione del giudice amministrativo.

    Similmente, l’omesso esercizio di una funzione amministrativa, tale è l’omessa adozione delle procedure di evidenza pubblica ove dovute, è esso stesso riconducibile all’alveo della funzione pubblica, tenuto conto degli indici che univocamente si desumono dall’art. 7 del D. lgs 104/10, secondo cui sono devoluti alla giurisdizione dell’AGA le questioni concernenti l’esercizio, o il mancato esercizio, del potere amministrativo.

    I rappresentanti dell’ente, dunque, devono ritenersi incaricati di pubblico servizio e, quando svolgono attività in relazione a gare pubbliche, sono da ritenersi pubblici ufficiali.

    Devono, pertanto, riconoscersi in Pucci  le qualità di intraneo ai fini dell’esistenza di reati contro la Pubblica Amministrazione.

    Tanto premesso, le indagini svolte consentono di ritenere che esista una corruzione da asservimento, poiché Pucci riceve da Buzzi una retribuzione di 5000 euro mensili.

    Assolutamente esaustiva del dato probatorio è la conversazione, intercettata in ambientale, nella quale s’indica in Pucci il beneficiario di uno stipendio di 5000 euro al mese, concordato con Carminati, oltre a 15000 euro una tantum.

    L’attendibilità del contenuto della conversazione è corroborata dalla considerazione del ruolo di Pucci all’interno di Mafia Capitale, ruolo di sodale, che intrattiene con Carminati rapporti di frequentazione personale e telefonica, anche con telefoni dedicati, finalizzati tra l’altro ad agevolare il pagamento delle fatture dall’ente Eur e delle sue controllate. . Un ruolo, quello di Pucci, definito da Carminati l’uomo dell’ente Eur, nel corso di conversazioni con Testa e Gaglianone..

    Il ruolo della Cerrito è quello consueto: gestione del libro nero, tenuta della contabilità delle corruzioni.

    4.9.3 La turbativa della gara per l’affidamento dell’appalto del servizio di igiene urbana, servizi vari accessori, e fornitura di attrezzature e materiali d’uso per la raccolta differenziata CIG 560688865 indetta dal Comune di S. Oreste

    Il bando e la relativa gara hanno vissuto vicende assai complesse.

    Il bando era preceduto da una serie di contatti tra il sindaco di S. Oreste e Buzzi, ricercati dal primo, che erano in tutta evidenza intesi a confezionare il bando di gara con la mediazione di Lucci, collaboratore di Buzzi.

    In 2.10.13 interveniva un’ordinanza dell’ordinanza di indifferibilità ed urgenza, n. 3911, che regolava l’affidamento dei lavori.

    I rapporti tra Buzzi e l’amministrazione continuavano e culminavano con una cena  del 3.10.13, connotata dal carattere della riservatezza, organizzata dal Sindaco Menichelli alla presenza dell’Arc. Placidi, incardinato nell’organizzazione del comune come organo tecnico.

    Seguiva una fitta trama di contatti, tra i quali merita rilievo una telefonata del sindaco Menichelli a Buzzi, del  20.12.2013, con la quale gli chiedeva delle specifiche di costo per determinare il prezzo della gara.

    In data 8.2.14 veniva sospesa la procedura di gara, circostanza che generava problemi nell’organizzazione di Buzzi.

    Il 17.02.2014, il comune di Sant’Oreste pubblicava sul sito istituzionale il “Bando di gara per l’affidamento dell’appalto del servizio di igiene urbana, servizi vari accessori, e fornitura di attrezzature e materiali d’uso per la raccolta differenziata, mediante procedura aperta ai sensi dell’art. 55, D.Lgs. 163/2006, con il criterio di aggiudicazione, ai sensi dell’art. 83 del citato decreto, dell’offerta economicamente più vantaggiosa. CIG 5606888658”, a firma del Responsabile del procedimento Arch. Marco PLACIDI.

    Nelle more per la predisposizione delle offerte, il giorno prima del termine finale che scadeva in data 8.4.14, intercorrevano conversazioni tra Buzzi e la Garrone dalle quali si evinceva che costoro erano al corrente delle offerte altrui:

    Nelle more dell’aggiudicazione, si registravano una serie di incontri tra Buzzi e Placidi. Tra essi, particolarmente significativo è quello del 22.4.14, nel quale interviene la consegna di 5000 euro, presso l’agriturismo riconducibile alla moglie di Placidi, che, secondo la rappresentazione di Buzzi, costituisce la prosecuzione di altre erogazioni

    Il 24.4.14, si registra un altro incontro tra Buzzi e Placidi, al quale il primo si reca con 15.000 euro in contanti, in esito al quale Buzzi, conversando con la sua accompagnatrice Chiaravalle, diceva che tutto era andato secondo i piani, perché pagavano tutti:

    Legenda

    S: Salvatore BUZZI

    PC: Piera CHIARAVALLE

    PC che t’ha detto? eh?

    S: lui?

    PC: …inc… respira 

    S: non è che

    PC: respira adesso

    S: ce paghiamo tutto, ce paghiamo…cazzo 

    PC: respira

    S: stamattina ho parlato pure con l’avvocato …inc… …sai, una cosa tranquilla insomma, non dovremmo perderla…

    proseguono parlando di questioni private…

    Seguivano appuntamenti e incontri tra Buzzi e Placidi, fino alle conversazioni intercettate il 5 maggio 2014, dalle quali si evinceva che PLACIDI, dopo aver visionato le offerte per l’appalto sui rifiuti, aveva comunicato a BUZZI i punteggi delle cooperative antagoniste, inducendo quest’ultimo a decidere di modificare l’offerta presentata di modo da proporne una vincente:

    Il 7.05.2014, alle 16:10, Raniero LUCCI riferiva ad Alessandra GARRONE che tra le ore 17 e le 17.30 sarebbe giunto in ufficio. La GARRONE domandava “si, senti… quella stampa che avevi dato a Salvatore ce l’hai?” e LUCCI rispondeva “appena arrivo la faccio”. La GARRONE confermava.  La conversazione confermava la volontà di GARRONE e LUCCI, esperssa nei precedenti dialoghi, di portare al seguito la copia dei documenti da sostituire.

    Il 12.5.14 si registrava un ulteriore incontro  tra Buzzi e Placidi in un’area di servizio.

    Sempre il  12.5.14, alle 17:33, all’interno dell’ufficio di via Pomona, veniva intercettato un nuovo dialogo al fine di pilotare l’assegnazione dei punteggi tramite la riparametrazione degli stessi e la sostituzione di documentazione . Salvatore BUZZI, infatti, chiedeva ad Alessandra GARRONE: “senti è andato via lo stupido(LUCCI Raniero ndr)?.. te domani puoi anda’ all’apertura de sta gara con un’altra busta?” e la donna domandava: “con un’altra busta all’apertura della gara?”. BUZZI, quindi, spiegava meglio: “si.. se c’è da cambiarla.. tanto alle 4 e mezza (…) alle 5 e mezza era …(inc)…” ribadendo: “alle 4 e mezza …(inc)…(inc)… perché vorrei capì se …(inc)… normale …(inc)… con il punteggio…”. Quindi BUZZI e la GARRONE effettuavano dei conteggi in relazione ai coefficienti previsti nel bando di gara per l’offerta economica. GARRONE, per consigliarlo, esclamava: “fai 59 diviso 5..più 29 punto 35 e vedi quanto esce scusa eh”. Dopo aver svolto alcuni calcoli, si percepiva la GARRONE che, in merito a dei coefficienti che a suo parere andavano cambiati e/o riproporzionati, proponeva: “vado io all’apertura” “lo chiamo Raniero.. gli dico che andiamo all’apertura di Sant’Oreste insieme domani.. quindi se vogliamo sta su alle 4 e mezza…”. BUZZI faceva notare alla sua compagna che l’apertura era prevista per le 5 e mezza ed avrebbe voluto essere presente anche lui nell’occasione. I due continuavano ad effettuare calcoli e BUZZI affermava: “28..90 vinci!!..però dovemo da i soldi pure a loro..” e la GARRONE aggiungeva “mettime 1 punto 72 così io me lo ricordo al volo!…metti differenza..1 e 72”. I due continuavano ad effettuare dei calcoli ed alla fine BUZZI indicava alla compagna la cifra che avrebbe dovuto inserire nella nuova offerta: “tu prepara a 6 virgola 9…” aggiungendo: “…e poi damo pure i soldi a….” La GARRONE rispondeva: “vabbè dai.. da.. da.. allora chiamo Raniero (LUCCI, ndr) e gli dico che andiamo all’apertura insieme.. e faccio fa la delega a nome mio.. suo a Alessia…”. Alle 17:27, riprendendo il discorso dell’apertura delle buste Salvatore BUZZI, facendo riferimento ad un precedente incontro con Marco PLACIDI, precisava “l’altra volta quando l’ho vi… cambiai la busta.. ho fatto più il ribasso.. dovevamo vince sempre (inc)” e la GARRONE, alludendo al comportamento che avrebbe dovuto tenere PLACIDI, proseguiva:

    Il giorno successivo, alle 16,23, la Garrone comunicava l’assegnazione dell’appalto.

    Tale ricostruzione dei fatti evidenzia, oltre ogni ragionevole dubbio, l’esistenza delle condotte di turbativa d’asta contestate.

    La vicenda è innestata da una autonoma condotta del sindaco Menichelli, il quale, nel prosieguo, per determinare i costi da porre a fondamento del bando chiama proprio uno dei concorrenti. L’esistenza di un suo specifico contributo causale è evidenziata, oltre che da tali circostanze, dagli incontri tra i due e, in particolare, dalla cena riservata che egli organizza insieme a Placidi e a Buzzi. Condotte incomprensibili se riguardate dal punto di vista dei rapporti tra un PU che aggiudica una gara e uno dei concorrenti che vi partecipa.

    Prova del contributo causale corroborata dalla circostanza che egli riceve la promessa di 30.000 euro, come si rappresenterà al paragrafo successivo.

    Similmente appare evidente il contributo di Placidi, delinato dalla fitta trama di incontri, alcuni dei quali con il carattere della riservatezza, nella fase più delicata compresa tra la preparazione delle offerte  e l’aggiudicazione, nei quali, secondo la rappresentazione di Buzzi e Garrone, venivano comunicate notizie sensibili ai fini dell’assegnazione della gara e venivano consentite le sostituzioni dei documenti.

    Prova di un contributo casale corroborata dalla circostanza che egli, materialmente, riceve somme di denaro, ben superiori ai 5000 euro di cui si è accertata la consegna.

    Del pari è certo il contributo di Lucci e della Garrone, il primo che prende i primi accordi con il sindaco, la seconda che, a tacer d’altro, manipola i documenti presentati per l’offerta.

    Similmente, è certo il ruolo dell’avv. Caputo, il quale riceve 10.000 euro per fare niente, intermedia una parte significativa degli incontri, è sempre presente in tutti gli steps della vicenda.

     

     9.4 la corruzione per l’affidamento dell’appalto del servizio di igiene urbana, servizi vari accessori, e fornitura di attrezzature e materiali d’uso per la raccolta differenziata CIG 560688865 indetta dal Comune di S. Oreste

    La remunerazione di PP UU per l’assegnazione della gara è un fatto certo, a più riprese ribadito, sul piano generale, da Buzzi ai suoi collaboratori.

    La remunerazione di Placidi, per una somma ben superiore dei 5000 euro materialmente seguiti nella consegna, emerge dalla rappresentazione dei fatti contenuta al paragrafo che precede.

    Il sindaco, peraltro, ha, almeno, ricevuto la promessa di 30.000 euro, secondo quanto Buzzi rappresenta a Carminati, al quale mai si sognerebbe di mentire, Bolla e Di Ninno:

    Il 13.01.2013, alle 16:38, LUCCI riferiva a Salvatore BUZZI che per Sant’Oreste potevano procedere ed il 23.01.2014, nel corso della conversazione intercettata a partire dalle ore 9:21, all’interno degli uffici di via Pomona, Salvatore BUZZI, rivolgendosi a CARMINATI, DI NINNO e BOLLA, presenti con lui negli uffici di via Pomona n.63, precisava quello che era il compenso promesso al Sindaco di Sant’Oreste in cambio dell’aggiudicazione della gara d’appalto:”se vinciamo mon..Sant’Oreste io devo da’ 30mila euro al Sindaco.. che glie do un par de cazzi..se vinciamo (inc)..noi c’abbiamo le spese mensili fisse poi c’è..c’è lui che c’ha bisogno di un po’ di soldi “.

    La conversazione, che evidenzia il contributo causale alla realizzazione del fatto di Carminati, shareholder dei soggetti economici riconducibili a Buzzi, Di Ninno e Bolla, suoi collaboratori, quantomeno sotto il profilo del rafforzamento del convincimento, rappresenta fatti credibili, per le ragioni che seguono:

    • Buzzi non si sognerebbe mai di mentire a Carminati, anzitutto perché lo teme, in secondo luogo perché con il medesimo intrattiene un rapporto di assoluta fiducia, posto che il secondo addirittura gli consegna 500.000 euro in contanti perché li custodisca;
    • la conversazione avviene nel pieno convincimento di non essere ascoltati;
    • il sindaco inensca il primo contatto con Buzzi e la sua banda e partecipa attivamente alla turbativa d’asta.

    Il contributo causale alla realizzazione del fatto diCaputo, che per fare niente viene pagato 10.000 euro, Garrone e Lucci si evince dal paragrafo precedente.

    Il contributo causale della Chiaravalle si evince dalla circostanza che la medesima, consapevolmente, accompagna Buzzi quantomeno per una delle consegne di somme di denaro.

    10 I flussi finanziari illeciti

    a) Premessa

    La ricostruzioni dei circuiti societari, economici e finanziari coinvolti nella vicenda, sostanzialmente amministrate da Buzzi, rivela una struttura che si fonda su alcune unità di base, titolari di partecipazioni ad altre cooperative e società e aderenti, direttamente o indirettamente, a consorzi di cooperative.

    Una capacità economica del gruppo che è evidenziata dai 60.000.000 di euro di fatturato consolidato, come rivela un’intercettazione di conversazioni cui direttamente partecipa Buzzi.

    Tali circuiti societari, economici e finanziari sono per un verso gli strumenti di cui si avvale l’organizzazione, prevalentemente con lo strumento della corruzione, per permeare la pubblica amministrazione, per altro verso gli strumenti attraverso cui si veicolano significativi flussi finanziari illeciti ai suoi componenti.

    La classica coppia di condotte emissione/annotazione di fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti, anche con la complicità di imprenditori esterni all’organizzazione ( Esposito, Clemenzi, Mastropaolo) ,  è la modalità con cui vengono estratti i flussi finanziari per un verso per essere veicolati ai loro destinatari finali, per altro verso per generare disponibilità extracontabili finalizzate a pagare pubblici ufficiali corrotti, con un risparmio fiscale, ottenuto dall’esposizione di costi inesistenti, che scarica sull’erario il prezzo delle operazioni.

    Le unità di base su cui si articola l’intera struttura societaria sono riconducibili al 50% alla titolarità di Massimo Carminati, così come emerge da una pluralità di conversazioni telefoniche e ambientali, il quale da un lato finanzia lo start-up dell’attività economica su aree specifiche, dall’altro lascia nelle casse delle cooperative una parte dei dividendi illeciti di cui è titolare, provento dell’attività illecita dell’associazione criminale contestata.

    La costante veicolazione di flussi finanziari illeciti a Carminati, realizzati con il sistema delle frodi fiscali descritto, è ulteriore conferma della circostanza che Carminati è socio di fatto di Buzzi in tali soggetti economici, che hanno solo l’apparenza di cooperative o di consorzi di cooperative, di fatto esprimendo soggetti economici con finalità del tutto estranee allo schema utilizzato.

    L’intestazione alle cooperative medesime dei flussi finanziari illeciti esprime certamente la finalità da parte di Carminati, condannato per reati contro la PA e assiduo frequentatore di fatti reato riconducibili ai più gravi tipi legali previsti dal codice penale, di sottrarsi a misure di prevenzione patrimoniali.

    Eloquente in questo senso è la vicenda relativa all’investimento iniziale sul Campo Nomadi di Castel Romano di almeno 500.000 euro di liquidità cash immessi a seguito del possibile arresto di un suo complice, del quale Carminati temeva confessione e chiamate in correità, che il capo di mafia capitale  consegna a Buzzi perché decolli il progetto iniziale.

    Il fatto è certo ed è provato dalle conversazioni con Campennì, nelle quali è Buzzi a rivelare che, a fronte dell’investimento inziale pari a 1.200.000 euro, la metà è fornita da Carminati, in contanti in valigette.

    Trascrizione integrale dalle ore [17:35[17:35:40]p>

    Legenda:

    S: Salvatore BUZZI

    CA: Giovanni CAMPENNÍ

    …omissis…

    S: …(inc)… il rapporto con… ma pure il rapporto con Ma…oh, Massimo (CARMINATI, ndr) io c’ho… c’ho… i soldi suoi, lui sai cosa m’ha detto quando… c’aveva paura che l’arrestavano perché se l’arrestava… se parlava quello, il prossimo era lui poi.

    CA: mmm.

    S: …è venuto da me dice <guarda qualunque cosa succede ce l’hai te, li tieni te e li gestisci te, non li devi dà a nessuno, a chiunque venisse qui da te… nemmeno mia moglie>, non so’ soddisfazioni?

    …omissis…

    S: bisogna essere riservati, non parlà troppo, anzi ste cose di cui non le sa nessuno, nemmeno Alessandra perché… infatti l’ho ripreso da Massimo, Massimo è bravissimo, lui non parla, parla pochissimo perché dice <meno sai, meno ti dico, meno sai e più stai sicuro>

    CA: e ecco quello che ti dice quando si era in Calabria che ti dicevo io…  

    S: non devi sapè le cose… il meno possibile.

    CA: e scusami, che ti dicevo io… Salvatore… quella eh perché quella <eh ma dobbiamo… ma qua dovete conoscere>, “se avete conosciuto a me… domani esco pazzo?” gli ho detto io.

    S: Danno una casa costruita con la consulenza dei detenuti… lo sai qual è il problema mio? Che non arrivo ad avere soldi sufficienti per poter fa’ tutto quello che potrei fa’… perché a me ‘na grande mano me l’ha data… per quel campo nomadi me l’ha data Massimo perché un milione e due, seicento per uno, chi cazzo ce l’ha un milione e due… cash?

    CA: tutti a “carti i centu” (carte da cento intese banconote da 100 euro, ndr)

    S: eh?

    CA: nella valigetta te li ha portati?

    S: …inc… le opere di urbanizzazione, d’impresa che poi… ce siamo divisi chi pagava chi. Io me so’ preso le casette mobili, le commissioni… e lui s’è preso tutta la costruzione del campo

    CA: ma ha una società, qualcosa?

    S: ntz meno so… com’è…

    CA: (si accavallano voci, ndr) ma tu li scarichi su che cosa?

    S: no, il costruttore fattura a me e io quando incasso gli ridò i soldi e quindi lui riprenderà i soldi dal costruttore, tutto legale ma come lui ha pagato il costruttore non lo so. Ma non puoi sape’ l’impresa i certificati a botta… ma vedi come cazzo fa non c’hai idea guarda, tu non c’hai idea… una volta c’avevamo un problema in Campidoglio, perché il Campidoglio pe’ fa’ il campo ovviamente, quanto avevamo preventivato? Cento… invece che cento è venuta centoventi …eh… trecentomila euro in più per fatte capì i venti. Dopo l’accordo con Alemanno bisognava rifa’ un altro accordo… non è che tu con Alemanno tu ce puoi parla’ de soldi… de ste cose… non è cosa.

    CA: ma non è… e che non si può neanche… anche quelli… quelli ieri sera sono stati indelicati in quel momento a dire determinate cose, vuol dire che davvero

    S: scemi

    CA: …due cretini…

    S: allora praticamente bisognava parlà col suo capo segreteria, quello che ha ammazzato dall’inizio, un Padre Eterno… allora chiamiamo Massimo e faccio “guarda che qui c’ho difficoltà a farmi fa’… i trecentomila euro” me fa < me richiami> visto c’ha il telefono… su quel telefono parla solo lui, me fa dice <va in Campidoglio, alle tre, che scende Lucarelli e viene parlare con te> ho fatto “a Massimo ma io nemmeno salgo su, no quello scende giù!” <vai alle tre lì tranquillo>, ahò, alle tre meno cinque scende, dice <ho parlato con Massimo, tutto a posto domani vai..> ahò, tutto a posto veramente! C’hanno paura de lui c’hanno paura che cazzo devono fare qua..

    La circostanza è confermata dallo stesso Carminati, nel corso di una conversazione:

    Legenda:

    S: Salvatore BUZZI

    CC: Claudio CALDARELLI

    EB: Emanuela BUGITTI

    M: Massimo CARMINATI

    PD: Paolo DI NINNO

    …..omissis….

    alle 10.15.38, quando si sente CARMINATI Massimo dire

    M:..si ma adesso dobbiamo vedere..(inc)..ci sta anche il ..(inc)…ci sta il campeggio..(inc)..pure noi dovemo tene’ il conto….si va be.. tanto, tanto stanno in pancia qua, non è che.. cioè stranamente (fonetico, ndr) non me ..a  me non me servono..(inc).. per me va bene..

    Alle 10.16.00..Buzzi Salvatore parla al telefono con Claudio (Vds prog. 37062 RIT 1741/13, ndr)…(si sente il rumore di una porta che si chiude, ndr)

    M: .. mi levo tutto quei buffi..(inc)..(sovrapposizione di voci, ndr) il campo nomadi.. il campo nomadi, lì ho dovuto.. ho dovuto.. ho cacciato cinquecento veri.. capito?.. lì..(inc).. (voce di Carminati coperta dalla voce di Buzzi che parla al telefono, ndr) non è che me pressano.. glieli posso dare come me pare, però me li voglio levare…, perché giustamente.. capito?.. pure se lì sul prezzo gli faccio levà mezza piotta non me interessa, ci stanno, il prezzo me lo prendo io.., solo quelli, gli altri troviamo la formula.. 

    ….omissis

    Su altro versante, giova osservare che la condotta di terzi i quali si prestino, mediante frodi fiscali – che realizzano comunque un vantaggio fiscale perseguito dall’annotante/ dichiarante, sì da porre a carico dello Stato una parte del costo dell’operazione illecita –, a  veicolare flussi finanziari illeciti, in guisa tale che ne venga impedito l’accertamento dell’origine illecita dei medesimi, integra il reato di riciclaggio, punito ex art. 648 bis c.p.

    Al riguardo, il dictum delle SS UU, di recente enunciato nella sentenza con CC del 27.2.14  – secondo cui il reato di cui all’art. 416 bis c.p. può generare, in considerazione della sua peculiarità, flussi finanziari illeciti, sì che può essere considerato reato presupposto dell’art. 648 bis, integrato dalla condotta di terzi che non partecipino all’associazione – esonera da ogni necessità argomentativa circa la possibilità della sussistenza in diritto dei reati di riciclaggio contestati.

    Al fine di comprendere le ragioni, in fatto, delle condotte di riciclaggio contestate, occorre muovere dalla circostanza che l’esecuzione dei lavori presso il campo nomadi di Castel Romano è stata una delle situazioni in cui è stato possibile verificare la genesi dei flussi finanziari illegali riconducibili all’attività dell’associazione, la loro veicolazione nelle casse della Eriches, l’esecuzione di operazioni intese a impedire l’individuazione dell’illecita provenienza, la destinazione dei flussi al destinatario finale, Massimo Carminati.

    La circostanza che l’esecuzione dei lavori al Campo Nomadi di Castel Romano sia stata una delle attività che ha visto un impegno dell’associazione, a livello dei suoi membri apicali, quali Buzzi e Carminati, è un fatto certo.

    Lo start-up dell’attività garantito da un massiccio investimento di denaro in contante da parte di Carminati, l’uso dei contatti interni all’amministrazione comunale ai più alti livelli per ottenere flussi di finanziamenti idonei alla riproduzione in forma sempre più allargata dell’area da cui trarre profitto, l’utilizzazione dello strumento corruttivo nei confronti dei pubblici ufficiali che a livello dirigenziale avevano il compito di seguire e controllare l’evoluzione dei lavori ( tra gli altri la Salvatori) sono fatti certi e analiticamente descritti nel capitolo relativo al Campo Nomadi di Castel Romano.

    Similmente, è un fatto certo che l’utilizzazione della Imeg srl  fosse una delle modalità con cui venivano veicolati i dividendi illeciti dell’attività dell’associazione a Carminati.

    La prova è diretta ed emerge dalle conversazioni che hanno come diretto protagonista Buzzi. Il 20.04.2013 Buzzi, nel prosieguo della conversazione in cui rivelava al Campennì l’investimento iniziale di 600.000 euro nel Campo Nomadi di Castel Romano da parte di Carminati, gli spiegava che i soldi venivano restituiti a costui attraverso “il costruttore” – da identificarsi oltre ogni ragionevole dubbio in Gaglianone, per quanto rappresentato nel capitolo relativo ai lavori del Campo – il quale avrebbe emesso delle false fatturazioni concomitanti ai pagamenti incassati dalla cooperativa: “no il costruttore fattura a me e io quando incasso gli ridò i soldi e quindi lui riprenderà i soldi dal costruttore, tutto legale ma come lui ha pagato il costruttore non lo so”.

    Sul piano generale, infine, devono essere svolte alcune considerazioni sui reati di frode fiscale.

    In fatto, la dimensione del fenomeno è certamente più ampia delle contestazioni svolte. La scelta investigativa di non porre in essere atti che implicassero discovery ha precluso la possibilità di verificare se le fatture, certamente relative a operazioni inesistenti, siano state utilizzate in dichiarazione e, per tale ragione, le uniche contestazioni svolte riguardano solo il reato di emissione, e neppure tutte le condotte a esso riconducibili, poiché non sono state elaborate incolpazioni cautelari laddove vi fosse la certezza di emissione di fatture ma non si era in grado di individuarle per numero o per ammontare, come nel caso della Unibar di Ietto o delle imponenti restituzioni in contante effettuate da Clemenzi e Mastropaolo .

    In diritto, occorre sgombrare il campo da talune questioni, poste e risolte in giurisprudenza, concernenti l’elemento soggettivo dei reati, costituito dal dolo di evasione.

    In particolare, l’esperienza giudiziaria insegna che uno dei modi tradizionalmente utilizzati per la realizzazione di disponibilità extracontabili, in capo a soggetti giuridici, finalizzate al pagamento di tangenti a PP UU, è la coppia di condotte espresse  dal binomio emissione/utilizzazione di fatture relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti. Binomio riconducibile ai reati previsti, rispettivamente, dagli artt. 8 e 2, ove le fatture inesistenti siano utilizzate in dichiarazione, del d. lgs 74/00.

    In concreto, la differenza tra il valore indicato in fattura e il valore reale della prestazione consente la creazione di disponibilità finanziarie, non di rado utilizzate per veicolare utilità a pubblici ufficiali infedeli.

    La questione che si è posta è se i reati riconducibili agli archetipi dell’emissione/utilizzazione di fatture relative a operazioni inesistenti siano compatibili, tenuto conto del dolo specifico che li connota, con la finalità di realizzazione disponibilità extracontabili destinate a finalità illecite.

    La risposta al quesito deve essere positiva, per un triplice ordine di ragioni.

    Sotto un primo angolo di visuale, giova osservare che, fisiologicamente, la coppia di condotte riconducibile agli archetipi penalistici considerati crea costi non deducibili, per valori pari alla differenza tra valore fittizio e valore reale delle fatture.

    Sotto altro angolo di visuale, giova osservare che la finalità di evasione, ove le disponibilità extracontabili così create siano finalizzate alla corruzione, appare essere consunstanziale alle condotte di emissione/utilizzazione delle fatture, poiché consente di trasformare l’onere finanziario della tangente in elemento di costo deducibile e dunque di trasferire a carico dello Stato, che percepisce imposte ridotte per effetto di un minore imponibile, il peso economico dell’attività illecita.

    Sotto ulteriore profilo, sul piano dogmatico il dolo specifico non è escluso dalla circostanza che insieme alle finalità di evasione indicate dalla norma incriminatrice siano perseguite e specificamente volute altre finalità, pur’esse illecite.

    Del resto, in giurisprudenza di legittimità, le sezioni semplici:

    – con riferimento all’esperienza maturata nel settore dell’illecito finanziamento ai partiti, ove esso fosse coperto da fatture per operazioni inesistenti, si è ritenuta pacificamente la sussistenza del reato di frode fiscale

    – hanno ritenuto la sussistenza del dolo specifico richiesto dalla norma incriminatrice allorché oltre al dolo di evasione vi fosse quello di conseguire un finanziamento attraverso un contratto di leasing finanziario.

    Le SS.UU, infine, hanno ritenuto la possibilità che il dolo di evasione possa concorrere con quello della truffa comunitaria, allorché con l’utilizzazione di fatture false si intenda anche conseguire indebite sovvenzioni comunitarie o dell’AIMA.

    d) Le FOI  contestate a Esposito e Carminati

    La cooperativa COSMA è emersa come un’ulteriore società utilizzata da Massimo CARMINATI per il recupero delle illecite somme a lui dovute. Fiscalmente domiciliata presso lo studio commercialista di un altro sodale, Paolo DI NINNO, che cura la contabilità della gran parte delle società riconducibili a BUZZI, ha come presidente ESPOSITO, nominato nel giugno del 2012.

    La COSMA, stando almeno alle verifiche effettuate presso la banca dati INPS, sembra essere una società non operativa.

    Dei suoi 3 dipendenti, una è Alessia MARINI, compagna di Carminati che, da quanto è emerso dalle intercettazioni eseguite, non è impegnata in alcuna attività lavorativa a seguito della chiusura del negozio che gestiva in Corso di Francia. Peraltro, dalle intercettazioni emergeva la natura fittizia di tale assunzione, poiché il relativo contratto di assunzione avrebbe dovuto essere tarato su una cifra tale da poterle consentire l’accesso  a un mutuo adeguato per l’acquisto della villa di Sacrofano.

    Degli altri due dipendenti, uno, Elio COSTANTINI, nel periodo 2013-2014 non risulta aver percepito alcun reddito, mentre l’altro, Gianni CALDAROLA, nel solo 2013 ha percepito 3.490 euro di reddito.

    11- Le corruzioni e le alterazioni di procedure competitive del servizio giardini del comune di Roma

    11.1 la corruzione di Turella

    Claudio Turella è funzionario del comune, responsabile del servizio Programmazione e Gestione Verde Pubblico.

    Nel contesto dell’amministrazione comunale, secondo quanto rappresenta Buzzi nel corso di conversazioni, egli ha aiutato l’organizzazione criminale in quattro occasioni: facendo pressioni  sugli organi competenti della giunta comunale per distogliere risorse a favore di settori nei quali erano interessati i soggetti economici riconducibili a Buzzi; nel corso dell’emergenza maltempo a Roma ; a proposito della determinazione dell’ammontare del corrispettivo per la manutenzione delle piste ciclabili, originariamente previsto in 800.000 euro al lordo di Iva, con una attività intesa a trasformare l’originaria previsione in 800.000 euro al netto di Iva, un’operazione che aumenta i margini di guadagno di 150.000 euro; nell’assegnazione alla Eriches 29 dei lavori di cui alla D.D.1116 DEL 29.05.2013, concernente gli interventi occorrenti per la manutenzione ordinaria delle aree a verde delle ville storiche.

    L’attività di Turella intesa a richiedere ai competenti  organi istituzionali, nella sua qualità di responsabile del servizio programmazione e gestione del verde pubblico, nella elaborazione del bilancio comunale, l’orientamento di risorse economiche verso settori cui erano interessate le cooperative riconducibili a Buzzi, su richiesta di costui che agiva in costante accordo con Carminati, è stata descritta nel paragrafo concernente le interferenze sul procedimento di formazione del bilancio comunale che si concludeva nel dicembre del 2013, al quale integralmente si rimanda.

    Similmente, le intercettazioni eseguite evidenziano come Turella sia intervenuto  a favore di soggetti economici riconducibili a Buzzi per l’emergenza maltempo e per incrementare i margini di guadagno di essi, attraverso un’operazione sul computo dell’iva dovuta, in relazione ai lavori per la manutenzione delle piste ciclabili.

    Nel corso delle citate conversazioni, Buzzi rappresenta ai suoi interlocutori di essersi accordato con Turella per un pagamento di 30.000 euro in relazione alle piste ciclabili e di aver versato al medesimo 25.000 euro, nonché un debito residuo di 15.000 euro in relazione all’emergenza maltempo.

    La correttezza della rappresentazione contenuta in tali conversazioni circa i pagamenti intervenuti a favore di Turella e le loro ragioni trova un primo elemento di riscontro negli incontri intervenuti tra Buzzi e Turella, documentati nei passi della richiamata informativa, e un secondo, e insuperabile sul piano probatorio, elemento di riscontro nella circostanza che, nel corso di una conversazione tra Buzzi e Turella, conversazione nella quale si allude specificamente a tangenti pagate verso Panzironi, Buzzi promette a Turella di riprendere i pagamenti verso di lui quando  avrà finito con Panzironi :

    Legenda

    S: Salvatore BUZZI

    CT: Claudio TURELLA

    CT: …è un casino ‘sto ragazzo…

    S: stai un attimo? Panzironi

    CT: eh, lo so inc. porca miseria…

    S: …m’ha prosciugato tutti i soldi oh

    CT: eh?

    S: m’ha prosciugato tutti i soldi Panzironi

    CT: che soldi t’ha prosciugato?

    S: eh, perché dovevo daje un sacco de soldi, QUINDICIMILA EURO, gli ultimi glieli do oggi e poi ho finito e posso incomincià a ripensa’ a te…Io…non…cioè, o te compri un benzinaio o non li trovi eh…non c’è un cazzo da fa’, eh. 

    CT: chi è che me lo stava a dì…co’ quelli de’…qualcuno ha legato (fon.) con quelli delle Slot Machines.

    S: Eh…Maruccio…Di Pietro…Maruccio e Di Pietro. Che pensi che quello giocavo alle slot machines? Quelli riciclavano i soldi, Cla’…Però devi conosce…io chi cazzo… Non conosco nessuno…

    CT: vai dritto qua sopra

    S: Noi se salvamo con la benzina, con i lavaggi, con le cose, però…con le sovrafatturazioni non riciclava più Cla’…

    CT: I lavaggi?

    S: I lavaggi degli automezzi. Io c’ho Duecento camion, quindi… 

    CT: Trecento camion?

    S: Duecento. Mo questo me riromperà er cazzo “oh ma tu ancora sta’..(inc)…”

    CT: Ma che devi vede’? Quali gare devi vede’, oh? 

    S: Non me devi fa’ vede’ quelle che devono parti’?

    CT: De che?

    Il significato probatorio di tale conversazione, direttamente intervenuta tra Turella e Buzzi, non è solo quello di fornire riscontro alle conversazioni intervenute tra Buzzi e i suoi collaboratori circa le somme dovute per piste ciclabili ed emergenza maltempo, ma anche quello di collegare i futuri pagamenti alla sua attività funzionale in relazione a ulteriori affidamenti dipendenti dal plesso della PA cui è preposto Turella e, tra essi, si deve certamente comprendere l’affidamento concernente gli Interventi occorrenti per la manutenzione ordinaria delle aree a verde delle ville storiche, di cui alla turbativa d’asta che sarà di seguito analizzata, che vede uno specifico intervento di costui

    L’esistenza di un contributo causale alla realizzazione del fatto arrecato da Gammuto, quantomeno in relazione alla promessa dei 30.000 euro per le piste ciclabili, si evince dalla circostanza che è Gammuto ad accompagnare Buzzi da Turella, consapevole delle proposte corruttive che interverranno e, successivamente, ne approva le determinazioni.

    L’esistenza di un contributo causale alla realizzazione del fatto arrecato dalla Cerrito va individuata nella circostanza che la medesima gestisce la contabilità del libro nero delle corruzioni, che custodisce personalmente, e a cui esplicitamente allude Gammutto, vedendolo nelle mani di Buzzi.

    L’esistenza di un contributo causale alla realizzazione del fatto arrecato da Garrone, Di Ninno, Carminati, Caldarelli e Bugitti, quantomeno in relazione alla promessa dei 30.000 euro per le piste ciclabili,  va individuata nella circostanza  che Buzzi, nell’incontro del 28.3.14, per un verso concorda con costoro di fissare il tetto massimo della tangente in 30.000 euro, per altro verso viene aiutato nella valutazione della convenienza dell’operazione.

    L’esistenza di un accordo tra Buzzi e Carminati circa la gestione illecita dei soggetti economici utilizzati, e la veicolazione a costui delle relative utilità, l’essere tale attività corruttiva espressione di una delle articolazioni di mafia capitale verso la P.A., l’essere Carminati espressione apicale di tale organizzazione, gli accordi tra Carminati e Buzzi circa le pressioni da fare sugli organi comunali per lo spostamento delle risorse sulle piste ciclabili, la circostanza che sulla richiesta dei 100.000 euro da parte di Turella Buzzi debba interloquire con Carminati sono elementi che ne evidenziano il suo contributo in termini di accordo preventivo.

    A fronte di tale assenza di strutture idonee a svolgere la benché minima attività produttiva, la cooperativa risulta aver incassato, nell’arco temporale giugno 2013/aprile 2014, da 29 giugno Cooperative Sociali somme per un valore pari a 173.159,39 euro.

    A tale dato strutturale, di per sé sufficiente a legittimare un giudizio di inesistenza delle operazioni economiche dedotte nelle fatturazioni intervenute tra Eriches e Cosma, si aggiungono le innumerevoli conversazioni che hanno come protagonisti gli annotanti e Carminati medesimo, da cui si evince che tali flussi finanziari erano legittimati da fatture, che nessuna prestazione veniva effettuata e che i soldi in pancia a Cosma erano considerati, nella contabilità parallela, come  destinati a Carminati.

    11.2. La turbativa d’asta per la manutenzione del verde delle ville storiche

    La vicenda amministrativa è ricostruita dall’informativa del Ros

    L’esistenza di un contributo causale alla realizzazione del fatto da parte di Buzzi è evidente: egli è il regista dell’intera operazione, è interlocutore diretto di Turella e Calistri, muove la condotta del suo dipendente, che gli comunica informazioni, durante la gara, chiude accordi spartitori con il concorrente in caso di sconfitta.

    Similmente, è palese l’esistenza di un contributo causale alla realizzazione del fatto arrecato da Turella, che continuativamente è in contatto con Buzzi prima, durante e dopo la gara, dà a costui rassicurazioni sul suo esito (durante la gara gli comunica che era tutto “sistemato qui”) chiede di essere chiamato urgentemente nel corso dello sviluppo delle operazioni, riceve messaggi da Buzzi in corso di gara relativamente alla gara (almeno 10 lunghezze), viene contattato dalla Calistri quando emerge la criticità della parità di punteggio tra Eriches e Solco e, come, rilevato al paragrafo precedente, è costantemente remunerato da Buzzi.

    Infine, è palese l’esistenza di un contributo causale alla realizzazione del fatto arrecato da Calistri, componente la commissione aggiudicatrice, che comunica a Buzzi l’imminenza dell’apertura delle buste, intimandogli di zittire il suo dipendente sul luogo ( Roberto), consente a costui di contattarla telefonicamente in corso di gara, comunica notizie circa il punteggio della società concorrente e si accorda con Buzzi perché costui produca documentazione ulteriore.

    VALUTAZIONI DEL GIUDICE IN ORDINE AI REATI DI CORRUZIONE (capi 10, 11, 14, 17, 19, 25 di incolpazione) E TURBATA LIBERTA DEGLI INCANTI (capi 12, 13, 15, 16, 18 e 26 di incolpazione)

    Preliminarmente, si deve chiarire, in diritto, che sulla base dell’elaborazione giurisprudenziale fin’ora svolta, ai fini della configurabilità del reato di corruzione non è necessario un collegamento della utilità ricevuta o promessa con un atto, da adottare o già adottato, dell’ufficio, potendo anche l’esercizio della funzione pubblica non concretizzarsi in uno specifico atto; in altre parole, la nozione di atto di ufficio deve essere intesa, dunque, in senso lato, rientrando nella stessa una vasta gamma di comportamenti, effettivamente o potenzialmente riconducibili all’incarico del pubblico ufficiale (e quindi non solo il compimento di atti di amministrazione attiva, la formulazione di richieste o di proposte, l’emissione di pareri, ma anche la tenuta di una condotta meramente materiale o il compimento di atti di diritto privato: vedi, tra le altre, Sez. 6, n. 38698 del 26/09/2006, Moschetti ed altri, Rv. 234991; Sez. 6, n. 23804 del 17/03/2004, P.G. in proc. Sartori e altri, Rv. 229642; cfr. anche Cass., sez. 6, n. 29789 del 27.6.2013); si può, inoltre, prescindere dalla necessaria individuazione, ai fini della configurabilità del reato, di un atto al cui compimento collegare l’accordo corruttivo, ritenendo sufficiente che la condotta presa in considerazione dall’illecito rapporto tra privato e pubblico ufficiale sia individuabile anche genericamente, in ragione della competenza o della concreta sfera di intervento di quest’ultimo, così da essere suscettibile di specificarsi in una pluralità di atti singoli non preventivamente fissati o programmati, ma pur sempre appartenenti al “genus” previsto (Sez. 6, n. 30058 del 16/05/2012, p.c. in proc. Di Giorgio e altro, Rv. 253216; Sez. 6, n. 2818 del 02/10/2006, Bianchi, Rv. 235727; sentenza n. 21192 del 26 febbraio 2007), sino al punto di affermare (in difformità da un precedente orientamento che negava la sussistenza del reato laddove il versamento del denaro o di altra utilità, fosse il prezzo di eventuali, futuri e imprecisati atti omissivi o commissivi : vedi Sez. 6, n. 9354 del 19/09/1997, Paolucci ed altro, Rv. 210301) come integri il reato di corruzione c.d. “propria”, sia l’accordo per il compimento di un atto non necessariamente individuato “ab origine“, ma almeno collegato ad un “genus” di atti preventivamente individuabili, sia l’accordo che abbia ad oggetto l’asservimento – più o meno sistematico – della funzione pubblica agli interessi del privato corruttore, che si realizza ogni qual volta il privato prometta o consegni al soggetto pubblico, che accetta, denaro od altre utilità, per assicurarsene, senza ulteriori specificazioni, i futuri favori (Sez. fer., n. 34834 del 25/08/2009, Ferro, Rv. 245182; Cass. F 13 – 17/8/2012 n. 32779).

    In particolare, trattasi del c.d. asservimento della funzione, che si ha quando il privato prometta o consegni al pubblico ufficiale utilità per assicurarsene, senza specificazioni e per un tempo indeterminato, i futuri favori, fossero anche il compimento di atti d’ufficio.

    Riguardo la natura dell’atto adottato dal pubblico ufficiale, la Cassazione, con sentenza n. 30762 del 14 maggio 2009, ha precisato che “in tema di corruzione propria costituiscono atti contrari ai doveri di ufficio non soltanto quelli illeciti (perché vietati da norme imperative) o illegittimi (perché vietati da norme giuridiche riguardanti la loro validità ed efficacia) ma anche quelli che, pur formalmente regolari, prescindono per consapevole volontà del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio dall’osservanza di doveri istituzionali espressi in norme di qualsiasi livello ivi compresi quelli di correttezza e imparzialità (fattispecie relativa a pagamenti di fatture effettuati da un’azienda ospedaliera con tempi anticipati rispetto all’ordine cronologico sebbene le sofferenze di cassa impedissero la regolare e puntuale liquidazione di quanto dovuto ai vari fornitori)”.

    Per la giurisprudenza costante, come sopra esposto, questo comportamento è stato costantemente considerato in generale contrario ai doveri d’ufficio, atteso che è in sé per sé effettivamente contrario ai doveri di imparzialità del pubblico ufficiale e di buon andamento della P.A. ed assoggettato, quindi, alle pene per la “corruzione propria”.  L’art. 75, lett. f) ha modificato l’articolo 318 c.p., che disciplinava la “corruzione per un atto d’ufficio”, sostituendola con la sola ipotesi della “corruzione per l’esercizio della funzione”; così, l’introduzione di tale nuova ipotesi di reato ha realizzato di fatto l’abrogazione dell’ipotesi di reato della “corruzione impropria”, nel caso in esame. Tale impostazione, come evidenziato anche dalle sentenze della Cassazione successive all’entrata in vigore della legge cit., appare problematica anche in linea di principio, in quanto l’asservimento della funzione è, come sopra chiarito, di per sé contrario ai doveri di imparzialità del pubblico ufficiale e merita certamente un trattamento sanzionatorio maggiore di quello prevista per la “corruzione impropria”, considerato, inoltre, che la lettera g) dell’art. 75 ha aumentato, per la “corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio” (art. 319 c.p.), la misura della pena, ora prevista da 4 ad 8 anni di reclusione.

    In particolare, la Cassazione, successivamente, all’entrata in vigore della legge in questione, si è espressa come segue.

    La fattispecie o categoria criminosa dell’asservimento dell’intera funzione (pubblico ufficiale posto a c.d. libro paga del privato corruttore), disegnata dall’evoluzione giurisprudenziale e pacificamente assunta nell’ipotesi di corruzione propria (antecedente o successiva) ex art. 319 c.p., apparirebbe oggi da ricondursi, sulla base della lettura della testo normativo modificato, nella previsione del novellato art. 318 c.p.

    Sostituendo alla precedente causale del compiendo o compiuto atto dell’ufficio, oggetto di “retribuzione”, il più generico collegamento, della dazione o promessa di utilità ricevuta o accettata, all’esercizio (non temporalmente collocato e, quindi, suscettibile di coprire entrambe le situazioni già previste nei due commi del precedente testo dell’articolo) delle funzioni e dei poteri del pubblico ufficiale o incaricato del pubblico servizio (quest’ultimo non più necessariamente – a seguito della contestuale modifica dell’art. 320 c.p. – “pubblico impiegato”), così configurando per i fenomeni corruttivi non riconducibili all’area dell’art. 319 c.p., una fattispecie di onnicomprensiva “monetizzazione” del munus pubblico, sgangiata in sé da una logica di formale sinallagma e idonea a superare i limiti applicativi che il vecchio testo, pur nel contesto di un’interpretazione ragionevolmente estensiva, presentava in relazione alle situazioni di incerta individuazione di un qualche concreto comportamento pubblico di mercimonio (Cass., sez. 6, 11.1.2013, n. 19189 Abbruzzese, rv. 255073).

    Sul punto, – posto che “lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, attraverso il sistematico ricorso ad atti contrari ai doveri d’ufficio non predefiniti, né specificatamente individuabili “ex post”, integra il reato di cui all’art. 319 c.p. e non il più lieve reato di corruzione per l’esercizio della funzione di cui all’art. 318 c.p. (nel testo introdotto dalla legge 6 novembre 2012 n. 190)” (Cass. Sez. 6, n. 9883 del 15.10.2013 – dep. 28.2.2014) – si devono, comunque, considerare, tenuto conto del più blando trattamento sanzionatorio previsto dall’art. 318 c.p., le discrasie logiche e concettuali che appaiono opporsi alla configurabilità di un asservimento delle funzioni pubbliche volto al compimento di atti conformi alle funzioni ed ai doveri del pubblico ufficiale (ovvero, atti di corruzione c.d. impropria antecedente), atteso che tale condotta già di per sé appare violativa dei canoni di fedeltà ed imparzialità, che infrange così lo statuto deontologico del pubblico funzionario: il criterio distintivo tra corruzione propria e corruzione impropria non è dato dalla mera legittimità o meno dell’atto o dell’attività compiute, ma dalle modalità e dagli scopi sottostanti e strumentali con cui l’uno o le altre sono in concreto realizzati.

    Nel caso in esame, in particolare, si può, senza dubbio, parlare di “asservimento della funzione” ovvero pubblico ufficiale posto a c.d. libro paga del privato, con riguardo all’indagato Franco PANZIRONI (capo 11) di incolpazione), il quale risulta percepire da Salvatore BUZZI anche la somma di euro 15.000,00 mensili per il suo “asservimento”, risultante evidente dal tenore delle conversazioni intercorse tra i due (di seguito meglio precisate), nonché con riguardo all’indagato Carlo PUCCI (capo 17) di incolpazione) che risulta, tra l’altro, ricevere dal BUZZI la somma di euro 5.000,00 mensili, per l’esercizio della sua attività pubblicistica (la posizione del quale sarà di seguito meglio precisata). Si deve, inoltre, qui evidenziare che sia per il PANZIRONI che per il PUCCI è ipotizzato il reato di associazione di stampo mafioso di cui al capo 1) di incolpazione, per entrambi con il ruolo di partecipi.

    Con riferimento ai predetti imputati, viene, dunque, correttamente ipotizzato il reato di cui all’art. 318 c.p., nella formulazione successiva al dicembre 2012, con riguardo al compimento di atti conformi alle funzioni ed ai doveri del pubblico ufficiale, ed il reato di cui all’art. 319 c.p., con riferimento al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio, nella formulazione precedente e successiva a dicembre 2012, commessi sia prima che dopo detta data.

    In merito alla pertinenza dell’atto adottato con le competenze proprie del pubblico ufficiale la Cassazione, con sentenza n. 20502 del 2 marzo 2010, si è espressa nel senso che “ai fini della configurabilità del reato di corruzione sia propria che impropria non è determinante il fatto che l’atto di ufficio o contrario ai doveri di ufficio sia ricompreso nell’ambito delle specifiche mansioni del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio ma è necessario e sufficiente che si tratti di un atto rientrante nelle competenza dell’ufficio cui il soggetto appartiene ed in relazione al quale egli eserciti o possa esercitare una qualche forma di ingerenza sia pure di mero fatto”.

    Ciò è necessario chiarire con riguardo alla figura del PANZIRONI, che (come di seguito meglio precisato) è stato AD dell’AMA s.p.a. fino al 4.8.2011, ma che anche successivamente a tale data, periodo nel quale resta, comunque, AD della Roma Multiservizi s.p.a., società controllata da AMA al 51%, continua, sostanzialmente, a ingerirsi in modo incisivo nelle decisioni prese dai vertici dell’Azienda, circostanza anch’essa resa evidente dalle conversazioni di seguito indicate (in particolare, nel trattare la sua posizione di appartenente al sodalizio in esame).

    La ipotizzata circostanza aggravante di cui all’art. 7 D.L. 13.5.1991, n. 152, convertito nella L. 12.7.1991 n. 203, per avere agito gli indagati nel commettere i reati al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso, implica necessariamente, a differenza di quanto precisato con riguardo alla prima forma nella quale può manifestarsi l’aggravante in questione, l’esistenza reale e non più solo supposta dell’associazione, e, nella fase delle indagini preliminari, ai fini dell’applicazione della misura cautelare, è sufficiente la prova dell’elevata probabilità dell’esistenza dell’associazione (Cass., sez. I, 18.3.2004, n. 1327). Non è necessario, ai fini della configurabilità dell’aggravante in questione che il fine particolare perseguito debba essere in qualche modo realizzato (Cass., sez. 6, n. 9691, del 19.9.1996) ed è, pertanto, applicabile anche al reato tentato (Cass., sez. 1, n. 43663 del 18.10.2007). Ne consegue che tale circostanza può integrare anche la condotta di chi, senza essere organicamente inserito in un’associazione mafiosa, offra un contributo al perseguimento dei suoi fini, a condizione che tale comportamento risulti assistito, sulla base di idonei dati indiziari o sintomatici, da una coscienza agevolatrice del sodalizio criminale (Cass., sez. 6, n. 31437, del 12.7.2012; Cass., sez. 6, n. 2696, del 13.11.2008; Cass., sez. 6, n. 21342 del 2.4.2007).

    VALUTAZIONI DEL GIUDICE IN ORDINE ALL’ASSOCIAZIONE MAFIOSA DI CUI AL CAPO 1) DI INCOLPAZIONE

    Si condivide l’inquadramento giuridico operato dai P.M. in ordine al reato di associazione in esame, nella fattispecie di cui all’art. 416 bis c.p. (come ampiamente argomentato nel capitolo I), per le considerazioni di seguito svolte.

    Posto che appare evidente che la consorteria in questione non possa essere ricondotta alle associazioni mafiose “tradizionali”, tipiche dell’Italia meridionale (quali la “mafia”, la camorra e la “ndrangheta”), la stessa, connotata indubbiamente da caratteri di originarietà, può inquadrarsi nello schema normativo di cui all’art. 416 bis c.p. (introdotto dall’art. 1 della L. 13.9.1982, n. 646, recante disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale, succ. modificato), sulla scorta dello stesso tenore letterale della norma e delle argomentazioni interpretative elaborate dalla giurisprudenza che, nel tempo, ne hanno delimitato la portata incriminatrice, proprio tenuto conto del più recente indirizzo giurisprudenziale, che registra una crescente consapevolezza dell’espansione delle mafie in diverse zone dell’Italia settentrionale (Lombardia, Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna), che tradizionalmente erano ritenute immuni da questo fenomeno criminale, per lungo tempo considerato espressione di una “cultura meridionale” . La stessa norma, nel tempo modificata, prevede ora chiaramente la riconducibilità alla stessa di “altre associazioni, comunque, localmente denominate, anche straniere, che avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso” (così modificata la norma dalla L. 24.7.2008, n. 125 e dallla L. 31.3.2015, n. 50, che hanno rispettivamente introdotto le parole “anche straniere” e “n’drangheta”), associazione che sussiste allorquando “coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri ovvero al fine di impedire o ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali”.

    La configurazione di una fattispecie ad hoc tende all’obiettivo pratico di rimediare alla spesso lamentata inadeguatezza della tradizionale formazione, incentrata sulla previsione della associazione a delinquere, a ricomprendere e ad adattarsi alle peculiari manifestazioni criminali della fenomenologia mafiosa. Sul punto, nei lavori preparatori si legge che la nuova figura di reato mira essenzialmente “a colmare una lacuna legislativa … non essendo sufficiente la previsione dell’art. 416 c.p. a comprendere tutte le realtà associative di mafia che talvolta prescindono da un programma criminoso … affidando il raggiungimento degli obiettivi alla forza intimidatrice del vincolo mafioso in quanto tale. Forza intimidatrice che in Sicilia ed in Calabria raggiunge i suoi effetti anche senza concretarsi in una minaccia o in una violenza negli elementi tipici prefigurati nel codice penale”.

    La fattispecie in esame presenta chiara attitudine plurioffensiva, essendo preordinata alla salvaguardia dei beni giuridici dell’ordine pubblico e dell’ordine democratico da un lato, nonché delle condizioni che presiedono alla libera esplicazione della concorrenza e della iniziativa economica dall’altro.

    Dal dato normativo emerge che, nel ricostruire i profili contenutistici tipici di tale peculiare fattispecie associativa, il legislatore del 1982 mostra chiaramente di valorizzare i risultati della elaborazione giurisprudenziale maturata sul terreno delle misure di prevenzione, in tal modo pervenendo alla adozione di un criterio definitorio incentrato sui mezzi usati e sui fini perseguiti dall’associazione.

    Il primo elemento caratterizzante è dato dal ricorso alla forza intimidatrice insita nel vincolo associativo, costituente tratto distintivo del comportamento mafioso.

    In ordine a tale elemento caratterizzante l’associazione, esiste un contrasto giurisprudenziale, che riguarda al c.d. mafia silente.

    Parte della giurisprudenza di legittimità nega la possibilità che le organizzazioni inerti possano essere inquadrate nella fattispecie astratta prevista dall’art. 416 bis c.p., atteso che “è logicamente incongrua … la configurazione di mafia silente, che è ipotesi concettualmente incompatibile con la tipologia normativa di reato associativo mafioso, che è tale quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per una delle finalità delittuose specificatamente indicate dalla stessa norma sostanziale. Insomma, il metodo mafioso nel disegno normativo, è sempre segno di esteriorizzazione, proprio per il fatto stesso di dover essere strumentale, sia pur nei limiti del mero profittamento della forza intimidatrice (…si avvalgono) ai fini della sua canalizzazione o finalizzazione per il perseguimento di uno degli obiettivi indicati dalla citata disposizione normativa. E’, dunque, necessario che nella condotta positiva dei sodali e nel complessivo modo di essere del sodalizio vi siano chiari sintomi di mafiosità, connotati delle anzidette caratterizzazioni” (Cass., sez. V, 13 febbraio 2006, n. 19141).

    Recentemente la Corte ha proposto nuovamente l’interpretazione letterale della locuzione “si avvale” come implicante una necessaria estrinsecazione del c.d. “metodo mafioso”, il quale “deve necessariamente avere una “esteriorizzazione” che può avere le più diverse manifestazioni sempre che “l’intimazione (in qualsiasi forma assunta) si traduca in atti specifici, riferibili ad uno o più soggetti , suscettibili di valutazione, al fine dell’affermazione, anche in unione con altri elementi che lo corroborino, dell’esistenza della prova del metodo mafioso” (Cass., sez. II, 24.4.2012, n. 31512). La stessa Corte di legittimità, pur affermando la necessità della prova della esteriorizzazione della forza di intimidazione, non richiede che la prova di tale illecito “contatto” con la società civile debba necessariamente estrinsecarsi nella consumazione di reati – fine, ma possa invece concludersi in “qualcosa di meno” che dia comunque il segno della capacità criminale del consorzio e della sua capacità di produrre l’assoggettamento della società civile. Così la Corte ha precisato che “l’associazione a delinquere di stampo mafioso, di cui all’art. 416 bis c.p., si connota rispetto all’associazione criminosa semplice per la tendenza a proiettarsi verso l’esterno, per il suo radicamento nel territorio in cui essa alligna e si espande; pertanto i caratteri suoi propri (assoggettamento ed omertà) devono essere riferiti ai soggetti nei cui confronti si dirige l’azione delittuosa, essendo appunto i terzi a trovarsi, per effetto della convinzione di essere esposti al pericolo senza alcuna possibilità di difesa, in stato di soggezione psicologica e di soccombenza di fronte alla forza del “prevaricatori”; pertanto la diffusività di tale forza intimidatrice non può essere virtuale e cioè essere limitata al programma dell’associazione, ma deve essere effettuale e quindi manifestarsi concretamente in atto, con il compimento di atti concreti, atteso che la diffusività è il carattere indefettibile della forza intimidatrice, si che è necessario che, di essa, l’associazione si avvalga in concreto e cioè in modo effettuale nei confronti della comunità in cui essa è radicata” (Cass., sez. I, 23.4.2010).

    Nello stesso senso si è espresso recentemente il GUP di Torino, con sentenza dell’8.10.2012, nell’ambito del processo scaturito dalla c.d. operazione denominata “Alba chiara”, relativo ad una organizzazione “locale” della ‘ndrangheta” operante nel basso Piemonte. Detta decisione ha escluso la configurabilità del reato di associazione di tipo mafioso in presenza di un preciso quadro probatorio sulla “struttura “interna” di una locale n’drangheta, con la sua organizzazione, le sue regole, i suoi collegamenti con la “casa madre”calabrese”, per ritenuta carenza di prova sul fatto che tale organizzazione si innestasse effettivamente nella società civile, ne alterasse le regole, incutendo timore e soggezione, fosse conosciuta, sprigionasse attorno a sé nel territorio piemontese, attualmente e non potenzialmente, una carica intimidatoria autonoma capace di ingenerare un diffuso alone di intimidazione.

    Sulla base, invece, di altre pronunce della Suprema Corte, la forza intimidatrice trae alimento e derivazione dalla stessa “fama criminale” che l’associazione si è conquistata con precedenti atti di violenza e di sopraffazione, noti ai soggetti con i quali entra in rapporto, e dalla conseguente possibilità, parimenti ben nota alle potenziali vittime, che gli associati continuino in futuro a ricorrere alla violenza per conseguire i loro obiettivi. In altre parole, “la tipicità del modello associativo delineato dall’art. 416 bis c.p. risiede nel metodo mafioso (individuato nella forza intimidatrice del vincolo associativo, nella condizione di assoggettamento ed in quella di omertà), piuttosto che negli scopi, indicati in via alternativa dal terzo comma del citato articolo, che l’associazione stessa persegue o voglia perseguire. In mancanza della prova di specifici atti di intimidazione e di violenza, la forza intimidatrice può essere desunta sia da circostanze obiettive, atte a dimostrare la capacità attuale dell’associazione di incutere timore, sia dalla generale percezione che la collettività abbia della efficienza del gruppo criminale nell’esercizio della coercizione fisica (Nell’enunciare questo principio la S.C. ha precisato che le condizioni di assoggettamento della popolazione e gli atteggiamenti omertosi conseguono, più che a singoli atti di sopraffazione, al cd. prestigio criminale dell’associazione che, per la sua fama negativa e per la capacità di lanciare avvertimenti, anche simbolici ed indiretti, si è accreditata come un centro di potere malavitoso temibile ed effettivo)” (Cass., sez. I, 12.12.2003 – dep. 2.3.2004, n. 9604) . La forza di intimidazione deve promanare impersonalmente dal consorzio criminoso, sì che è del tutto irrilevante, e comunque inidonea alla configurazione del reato, la circostanza che alcuno dei partecipi esprima di per sé (per l’efferratezza dei suoi delitti) e proietti anche all’esterno una qualche influenza negativa valevole a suscitare soggezione nei confronti dei soggetti non facenti parte dell’associazione.

    Cercando di adeguare le linee ermeneutiche alle emersione di associazioni criminali che si esprimono in forme (almeno parzialmente) atipiche rispetto al modello tradizionale che ha orientato il legislatore nella scrittura astratta della fattispecie speciale, si è pronunciata recentemente la Suprema Corte, precisando che il condizionamento della libertà morale dei terzi estranei al sodalizio non deve necessariamente scaturire da specifici atti intimidatori, ma costituire l’effetto del timore che promana direttamente dalla capacità criminale dell’associazione  (Cass., sez. I, 16.5.2011, n. 25242); così anche in altra recente pronuncia  (Cass., sez. 2, n. 4304, 11.1.12), la Corte di legittimità ha escluso la necessità della esteriorizzazione della forza intimidatrice, ritenendo sufficiente la sua esistenza in potenza; in altre parole, la finalità della commissione dei delitti, tipica dell’associazione mafiosa, non deve necessariamente estrinsecarsi nella effettiva precedente commissione dei reati fine, essendo sufficiente la mera struttura illecita della organizzazione finalizzata alla programmazione e realizzazione di reati quale finalità della consorteria mafiosa. In linea con detta decisione, si è sostenuto “per qualificare come mafiosa un’organizzazione criminale è necessaria la capacità potenziale, anche se non attuale, di sprigionare, per il solo fatto della sua esistenza, una carica intimidatrice idonea a piegare ai propri fini la volontà di quanti vengano in contatto con gli affiliati all’organismo criminale” (Cass., sez. I, 10.1.2012 n. 5888).

    Si possono collocare in tale solco interpretativo anche recenti pronunce emesse in fase cautelare in relazione a mafie delocalizzate nel torinese, nelle quali (contrariamente a quanto sostenuto nella sentenza dell’8.10.2012, sopra indicata e rendendo così evidenti tutte le problematiche tecnico – giuridiche che presenta la questione in esame) si è chiarito che, di fronte al messaggio silente, “l’utilizzazione della forza intimidatrice non è ricollegabile a una specifica attuale condotta degli associati, ma ad una situazione creata da una pregressa, vigente, attuale carica intimidatrice dell’associazione che, in virtù delle promozioni di assoggettamento ed omertà non ha più bisogno di ricorrere a specifici comportamenti di violenze e minacce; il metodo mafioso nell’avvalersi della forza intimidatoria, una volta che abbia creato un alone estraterritoriale che ne proietta la forza intimidatrice al di là degli originari confini geografici socioeconomici non si manifesta necessariamente con contingenti atti di delinquenza comune” (Cass., sez. V, 5.6.2013, n. 35997; nello stesso senso anche Cass., sez. I, n. 25242 del 16.5.2011; Cass., sez. V, 5.6.2013, n. 35999; Cass., sez. V, 5.6.2013, n. 35998; Cass., sez. V, 7.5.2013, n. 28091; Cass., sez. V, 24.4.2013, n. 28332; Cass., sez. V, 7.5.2013, n. 28337; Cass., sez. 5, n. 38964 del 21.6.2013).

    Le incertezze giurisprudenziali sopra segnalate, in ordine all’interpretazione dell’art. 416 bis c.p., dimostrano sostanzialmente una possibile inadeguatezza della norma a rispondere alle esigenze di contrasto alla criminalità organizzata, laddove questa non si manifesti in forme riconducibili all’archetipo espresso dalle mafie meridionali nel secolo scorso; la questione, in tal caso, non è solo di “diritto”, ma anche di “fatto”, dovendosi comprendere la mutazione fenomenica delle mafie, mai uguali a sé stesse, tenendo conto, da una parte, che le organizzazioni criminali operano diversamente a seconda del territorio nel quale si insediano, infiltrandosi nella realtà socio – economica dello stesso (realtà diversa al sud, rispetto al nord e rispetto al centro), e che, dall’altra parte, l’art. 416 bis c.p. è stato scritto ricalcando e trasponendo nella fattispecie astratta una serie di modalità organizzative mutuate dalle manifestazioni delle mafie storiche agenti nel meridione d’Italia il secolo scorso. Il legislatore ha scritto la norma su base fattuale “meridionale”, fatta di intimidazione visibile e violenta, consentendo, all’epoca, di leggere in modo unificato i micro – eventi (minacce, intimidazioni, richieste estorsive o paraestorsive), che costituivano l’espressione tipica dell’organizzazione mafiosa; organizzazione proiettata anche verso la commissione di macro – eventi criminali (omicidi, corruzione, scambi elettorali, traffico di droga). La fattispecie in questione è stata, dunque, ideata per colpire la mafia “oltre” i reati fine, che per primi emergevano; la stessa fattispecie si trova ora ad essere utilizzata per fronteggiare organizzazioni che, al Nord, emergono “prima” dei reati fine.

    Dunque, se con riguardo al fenomeno delle c.d. mafie delocalizzate, è possibile riconoscere il requisito della fattispecie della forza d’intimidazione in ragione del collegamento della cellula delocalizzata con la cellula – madre, che “garantisce” la disponibilità della forza, in relazione, invece, all’inquadramento come associazioni mafiose di gruppi organizzati non riconducibili alle mafie storiche si ritiene necessaria la dimostrazione della effettività del potenziale intimidatorio, ovvero non si può prescindere dall’intimidazione esterna, in quanto elemento caratteristico dell’associazione in questione è il riverbero, la proiezione esterna, il radicamento nel territorio in cui essa vive; assoggettamento ed omertà devono riferirsi non ai componenti interni, essendo siffatti caratteri presenti in ogni consorteria, ma ai soggetti nei cui confronti si dirige l’azione delittuosa, essendo i terzi a trovarsi, per effetto della diffusa convinzione della loro esposizione a pericolo, in stato di soggezione di fronte alla forza dei “prevaricanti”.

    Lo sfruttamento della forza intimidatrice deve provocare nelle vittime una condizione di assoggettamento e di omertà, e cioè uno stato di sottomissione o soccombenza psicologica (assoggettamento) e la costrizione ad assumere atteggiamenti di rifiuto generalizzato nei confronti di qualsivoglia forma di collaborazione con la giustizia, rifiuto solitamente manifestato con la realizzazione di condotte indotte, integrative dei delitti di favoreggiamento e falsa testimonianza o, semplicemente nel non sporgere denuncia, nonostante l’evidenza agli occhi della vittima di essere di fronte ad una condotta criminosa per lei dannosa e lesiva.

    Nel caso di specie, non può parlarsi di delocalizzazione della mafia né sarebbe esatto ricondurre il fenomeno in esame tout court alle c.d. nuove mafie: infatti, nell’associazione in esame, denominata dagli inquirenti Mafia Capitale, coesiste sia la forza di intimidazione, intesa quale capacità potenziale di sprigionare, per il solo fatto della sua esistenza, una carica intimidatrice idonea a suscitare soggezione nei confronti dei soggetti non facenti parte dell’associazione, sia l’esteriorizzazione di detta forza intimidatrice in comportamenti minacciosi e violenti, concretantisi a volte in reati.

    Tutti i reati di estorsioni esaminati (ai quali ci si riporta, con particolare riguardo alle modalità con le quali si sono realizzati) costituiscono estrinsecazione del metodo mafioso, tant’è che a seguito della condotta violenta posta in essere dagli indagati nessuna della persone offese ha sporto denuncia;

    Riguardo, in particolare, alla riservatezza, qualità  che ciascun sodale deve far propria al fine di assicurare la segretezza del vincolo ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati, eloquente è la conversazione tra presenti intercettata in data 20.04.2013 tra BUZZI Salvatore e CAMPENNI’ Giovanni, nel corso della quale il primo descriveva il comportamento di CARMINATI Massimo, estremamente riservato nel comunicare elementi di interesse dell’organizzazione, nonostante il legame di estrema fiducia che intercorreva tra gli stessi sodali e ciò al fine di tutelare l’integrità e gli interessi del sodalizio (nonché quelli di ciascun sodale). Il BUZZI poneva l’accento, infatti, sulla circostanza secondo cui, se il CARMINATI avesse avuto un qualche tipo di problema giudiziario, quest’ultimo non avrebbe mai aperto bocca sulla natura dei propri legami con altri soggetti, certezza che il BUZZI faceva derivare anche dalla consapevolezza che il sodale gli teneva nascosti molti particolari dei propri rapporti e del proprio circuito relazionale. Ovviamente tale atteggiamento del CARMINATI era volto anche a propria tutela in caso di coinvolgimento dello stesso BUZZI: “bisogna essere riservati, non parlà troppo, anzi ste cose di cui non le sa nessuno, nemmeno Alessandra perché..infatti l’ho ripreso da Massimo, Massimo è bravissimo, lui non parla, parla pochissimo perché dice <meno sai, meno ti dico, meno sai e più stai sicuro>… non devi sapè le cose…il meno possibile”.

    Ulteriore elemento che contraddistingue l’operatività del sodalizio, è la particolare attenzione alle comunicazioni telefoniche, finalizzata ad eludere le indagini, mediante l’utilizzo di utenze telefoniche “dedicate” con periodico e contestuale cambio degli apparati cellulari e delle schede SIM intestate a persone del tutto estranee al loro circuito relazionale, nonché il frequente impiego di posti telefonici pubblici o di utenze attestate presso esercizi pubblici ritenuti sicuri e l’utilizzo di sistemi volti, nelle intenzioni del sodalizio, all’elusione delle intercettazioni ambientali (c.d. “Jammer”) nei luoghi ove questi tenevano riunioni così come la frequente attività di bonifica di luoghi e veicoli.

    Ciò chiarito riguardo alla forza intimidatrice e proprio a proposito del discorso delle armi, è qui bene chiarire che l’associazione in questione, a parte gli episodi estorsivi ipotizzati e commessi con minaccia di morte e violenza, non risulta, allo stato, aver estrinsecato detta forza con atti di particolare efferratezza, quali omicidi o lesioni gravi; e’ pero’ evidente che la circostanza che Mafia Capitale necessiti e sia munita di armi con silenziatore, si ritiene gia’ di per se’ manifestazione dell’elevata potenzialita’ criminale della stessa, nonche’ indicativa delle potenziali modalita’ di attuazione del programma.

    Nel suo operare il sodalizio in esame si e’ mostrato perfettamente al passo con i tempi; la forza intimidatrice della quale gode giova alla stessa per potersi così meglio infiltrare e radicare nel tessuto sociale e da qui ben raggiungere i suoi scopi, sostanzialmente e riduttivamente riconducibile ai soldi.

    Nel caso di specie, infatti, ai fini dell’esatto inquadramento fattuale e giuridico del fenomeno in esame, è necessario abbandonare l’idea del mafioso con la coppola e la lupara; non si tratta della piovra, bensì di un virus che riesce ad infettare corpi sani, infiltrandosi con rapidità e profondità nell’area imprenditoriale, politica, concentrandosi nella c.d. “area grigia”, nella quale prendono forma – tra lecito ed illecito – relazioni di complicità e collusione tra mafiosi, imprenditori, politici, professionisti e funzionari pubblici, i quali mettono a disposizione dei primi le conoscenze, le competenze e le loro reti relazionali nell’ottica di uno scambio di favori; è proprio in quest’area che l’associazione trae e ricava le risorse di capitale sociale necessarie per estendere la propria rete e ottenere sostegno e legittimazione. La capacità di accumulare ed impiegare capitale sociale, ovvero di manipolare ed utilizzare relazioni sociali, costituisce, infatti, il principale punto di forza dell’organizzazione mafiosa: combinando legami forti, che assicurano lealtà e senso di appartenenza, con legami deboli, ovvero flessibili ed aperti verso soggetti esterni all’organizzazione, i mafiosi possono contare su un ampio ed eterogeneo serbatoio di risorse relazionali.

    Nel caso in esame, come in altri emerso recentemente, l’organizzazione trae forza e nutrimento proprio dalla grave crisi economica che sta caratterizzando la prima metà degli anni duemila, che ha provocato un lungo periodo di recessione, mettendo a dura prova la tenuta dei sistemi produttivi e la stessa coesione sociale (in data 6 febbraio 2013, CARMINATI, mostrandosi così la capacità di avvantaggiarsi in un momento di crisi economica del Paese, parlando dei suoi propositi in ambito imprenditoriale, espone il suo programma: “nei momenti di crisi … perché .. mo’ adesso magari … c’è l’imprenditore che non ha la possibilità … di .. di espandersi .. allora … con i soldi tuoi lui si espande e ti dà una piccola percentuale … che però .. una piccola percentuale .. alla fine … sono soldi capito?”). Tale situazione può senza dubbio essere favorevole alle mafie, sopratutto quando si presentano le opportunità per valorizzare le loro competenze e mettere a frutto i capitali dei quali dispongono: ciò è avvenuto nel contesto imprenditoriale, soprattutto con riferimento alle imprese di dimensioni ridotte e nella filiera dell’edilizia, ove è stato più alto il timore di perdere le posizioni acquisite, ove la fine del tradizionale modello di integrazione tra economia e società, nella nuova fase della competizione internazionale, ha fatto venir meno anche i fattori che assicuravano la “protezione”, così generando la richiesta della stessa a chi la poteva fornire, ovvero alle associazioni criminali.

    La situazione rilevata nella sfera economica trova una sua corrispondenza in quella politica, ove la persuasività crescente del denaro determina sostanzialmente il mutare della rappresentanza, provocando una “privatizzazione” delle funzioni politiche e favorendo orientamenti finalizzati a massimizzare il consenso in breve tempo. Ciò determina la logica conseguenza che, anche in questo campo, i servizi della mafia sono considerati appetibili, soprattutto laddove la politica deve comprarsi quanto non è in grado di fare da sé, ovvero la fiducia degli elettori. I mafiosi trovano così spazio nei processi di finanziarizzazione dei circuiti del sostegno elettorale, come dimostrato dai frequenti casi di scambio politico – mafioso (come riscontrato in Lombardia, in Piemonte ed Liguria); indipendentemente dalla loro effettiva capacità di controllo del voto, i mafiosi sono ricercati dai politici per svolgere funzioni in intermediazioni rispetto a cliente e gruppi elettorali, o, più in generale, come referenti di presunti bacini di consenso nel territorio.

    Ciò posto, è da segnalare che è stato sollecitato un intervento di riforma normativa, compiuto a livello interno o anche nel contesto europeo, stante la recente rapida trasformazione proprio nel settore del “diritto della criminalità organizzata”. Infatti, non è un caso, che tra gli aspetti più innovativi della risoluzione sulla criminalità organizzata dell’Unione Europea, adottata dal Parlamento Europeo il 25 ottobre 2011, vi sia la scelta di prevedere, a livello dell’Unione, una fattispecie del tutto analoga all’art. 416 bis c.p.: precisamente il Parlamento ha invitato al Commissione a predisporre una proposta di direttiva sulla punibilità del reato associativo di stampo mafioso, concentrando il baricentro di disvalore del reato sulla forza di indimidazione e sulla capacità di incidere sul sistema economico, amministrativo, elettorale e dei servizi pubblici.

    Ed è proprio sul detto sistema che l’associazione facente capo al CARMINATI è stata capace di insidiarsi, crescere e radicarsi, così passando dall’attività di recupero crediti (posta in essere con i metodi violenti descritti) al controllo su imprese economiche nonché sull’attività politica ed amministrativa.

    Il sodalizio e per esso il CARMINATI è stato in grado di infiltrarsi perfettamente anche nel sopramondo, costituito dalla “politica” ed, in particolare, sul punto, esplicativa è la vicenda relativa alla sostituzione del capo del V dipartimento del Comune (esposta nel capitolo I, paragrafo 6.3.4., qui richiamato), in seguito all’insediamento della nuova Giunta MARINO, che aveva determinato la sostituzione di Angelo SCOZZAFAVA, allora direttore del V Dipartimento sottraendo al sodalizio, in un settore cruciale per i propri interessi, un importante punto di riferimento. Posto che la neo incaricata Gabriella ACERBI era ritenuta poco disponibile, in quanto a detta del BUZZI: “non te riceve, non te parla …”, questi, unitamente agli altri sodali, si adoperavano per farla sostituire; seppure, alla fine non riuscivano a far mettere la persona da loro prescelta, la nomina di Isabella COZZA risulta, comunque, riconducibili agli interessi del sodalizio, tant’è che Franco FIGURELLI (sul quale si è già esposto), capo segreteria del Presidente dell’Assemblea Capitolina, Mirko CORATTI, rassicurava essere la neo eletta persona fidata, dicendo “ce l’avemo messa noi ...” .

    Proprio con riferimento al FIGURELLI è bene qui ribadire che questi per i suoi “servizi” veniva retribuito dal BUZZI euro 1.000 al mese, oltre gli euro 10.000, pagati per incontrare Mirko CORATTI, in tal modo, seguendo, sul punto, le indicazioni date dal CARMINATI, in seguito alle ultime elezioni comunali: nella conversazione intercettata il 20.06.2013 con il conduttore radiofonico CORSI Mario e BRUGIA Riccardo, il CARMINATI spiegava che occorreva andare a “bussacchiare” agli uffici del Comune, per accreditarsi presso i neoeletti e garantirsi l’assegnazione di lavori, indicando il percorso da seguire “gli si dice adesso che cazzo ..ora che abbiamo fatto questa cosa, che progetti c’avete? Allora nel progetto, perché voi fate li progetti…la politica…adesso che progetti c’avete? Teneteci presenti per i progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti pulisco il culo ..ecco, te lo faccio io perché se poi vengo a sapè che te lo fa un altro, capito? Allora è una cosa sgradevole…” .

    Il BUZZI, seguendo l’indicazione dal CARMINATI, nella conversazione del 22.1.2014 (RIT 1741/13, progr. 1727), parlando con Claudio CALDARELLI, gli spiega di non poterlo raggiungere la serata del giorno dopo, in quanto impegnato in altra cena: “me li sto a comprà tutti ….. semo diventati grossi”.

    Tale realizzazione del programma associativo è sicuramente indicativa della circostanza che Mafia Capitale, al di là ed oltre, la trascorsa militanza politica del suo capo e promotore (come già sopra ampiamente esposto), è un’associazione che, con metodi e strategie che meglio si adeguano  alle circostanze ed ai tempi, ciò che persegue è sostanzialmente il denaro. Così i sodali si sono riorganizzati, in seguito alla mancata vincita di Alemanno al Comune di Roma, della quale si sono molto rammaricati, atteso che, a dire del BUZZI,se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprat, partivamo FIUUUUU……. C’amo l’assessore ai lavori pubblici, Tredicine doveva stà assessore ai servizi sociali, Cochi andava al verde, Cochi non è comprato però è un amico, Alemanno …..che cazzo voi di più ……………..poi ce pigliamo le misure con Marino” (v. conversazione intercorsa tra il predetto e GAMMUTO, il 28.5.2013, RIT 2169/13); d’altronde, a dimostrazione di quanto poco conti l’ideologia politica dei governanti, ma soltanto la possibilità di poterli avere “amici” o, comunque, avvicinarli, è indicativa la circostanza che lo stesso BUZZI, da una parte, dichiari apertamente di essere un uomo di “sinistra” e, dall’altra, paghi le cene elettorali di ALEMANNO. Proprio nel corso delle primarie del PD per l’elezione del Sindaco di Roma, Alessandro MONTANI, replicando al BUZZI, che diceva che avrebbe dovuto votare MARRONI, dice: “ma come me tocca votà MARRONI …. questa volta veramente mi incazzo …. se non voti Alemanno veramente …….ti sputtano a tutto il mondo … l’ho detto a tutti, ho detto guarda che l’unico che ci ha guadagnato qualche cosa da Alemanno è stato Salvatore!”.  Sul punto, si ritiene, altresì, esplicativa della radicale infiltrazione dell’associazione nella vita politica della capitale, per piegarla ai propri interessi, l’interferenza avuta nella programmazione del bilancio pluriennale 2012/2014 e successivo bilancio di assestamento di Roma (v. capitolo I, 6.3.6., qui integralmente richiamato), che ha determinato che, in seguito alle insistenze del BUZZI, il 23.11.2012, ALEMANNO ha telefonato a SCOZZAFAVA, dicendo: “senti noi qui abbiamo rimediato quindici milioni...”, al ché, quest’ultimo ringraziava (v. conv. del 23.11.2012, RIT 7367/12 progr. 425).  In data 28.11.2012, il BUZZI dal conto intestato al Consorzio Eriches 29 effettuava un bonifico di euro 5000,00 a favore della Fondazione Nuova Italia, avente come causale “contributo a sostegno delle attività istituzionali” (v. allegato 7 dell’informativa finale dei ROS del 11.7.2014). Dal verbale delle deliberazioni dell’Assemblea capitolina della seduta pubblica del 29/30 novembre 2012 risulta il finanziamento del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute per “l’emergenza Nord Africa – anno 2011”, per l’importo di euro 3.288.185,41 ed euro 13.066.814,59 destinata alla Funzione del settore Sociale per “assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona”; veniva, inoltre, previsto: “ l’utilizzo del “fondo riserva destinato alla copertura di spese non prevedibili”, cioè di spese la cui mancata effettuazione comporta danni certi all’Amministrazione, per un importo pari ad euro 10.582.839,12;  tra dette spese , figurano diversi milioni di finanziamento per “l’emergenza neve” stanziato conseguentemente alle abbondanti nevicate abbattutesi sulla Capitale dal 2 al 13.02.2012 (allegato all’informativa finale dei ROS dell’11.7.2014).

    Riguardo ai rapporti dei sodali con politici ed appartenenti alla P.A. si rimanda a tutto quanto esposto nella