Le confische che non confiscano

Parole, immagini e azioni della Casa della Legalità e della Cultura:

canfarotta

Quella dell’operazione “TERRA DI NESSUNO”, promossa ed eseguita dal Centro Operativo D.I.A. di Genova con la collaborazione dell’Arma dei Carabinieri il 3 luglio 2009, a carico dei CANFAROTTA – LO RE è stata una delle più consistenti e rapide confische nel nord Italia, nonostante fosse ancora in vigore la vecchia e più complessa normativa sulle misure preventive. Un risultato a cui come Casa della Legalità, con la costante collaborazione dei Liberi Cittadini della Maddalena, si è portato un concreto contributo perché il contrasto all’illegalità, alle mafie come allo sfruttamento della prostituzione, deve vedere un azione civile concreta e collaborante con le Autorità dello Stato, non limitandosi a slogan o parate.

Ai CANFAROTTA – LO RE, oltre alla misura della Sorveglianza Speciale di P.S., sono stati confiscati beni per un valore di circa 5 milioni di euro. Beni immobili principalmente a Genova, nel centro storico ma anche a Coronata (otto), a Cornigliano(due) e Sampierdarena (quattro), a Rivarolo (uno) e Campasso (uno), ad Apparizione (uno). Quelli di Fontanigorda(tre terreni, due magazzini, sei appartamenti) non hanno visto, invece, seguito al sequestro. Due i beni confiscati anche a Ceva(una colonna intera di un vecchio casolare contadino) in provincia di Cuneo ed altri anche nella città di Palermo (otto beni immobili e due terreni)…

A Genova risultavano 103 unità immobiliari ma sei di questi immobili certamente erano stati accatastati due volte, uno è stato dissequestrato e tre non risultavano più di proprietà (uno espropriato, uno risultava già venduto ed un altro che non risultava più di proprietà).

Nel centro storico di Genova si tratta, certamente, di 75 unità immobiliari (tra magazzini, bassi, appartamenti). Immobili che, ad oggi, sono nella gestione dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati.

Di questi immobili diversi risultano (ancora al dicembre 2014) occupati abusivamente dai CANFAROTTA – LO RE. Precisamente:
– l’unità immobiliare sita in VIA CANNETO IL CURTO 25 R;
– l’unità immobiliare (appartamento) sita in VIA MACELLI DI SOZIGLIA 4 int. 2;
– unità immobiliare (appartamento) sita in VIA STEFANO CANZIO 4 int. 1;
– unità immobiliare (appartamento) sita in VIA CORONATA (SALITA PADRE UMILE) 10 int. 1
– sembrerebbe che anche gli altri immobili siti negli altri interni di CORONATA siano occupati e/o comunque nella disponibilità dei CANFAROTTA – LO RE, così come sempre il CANFAROTTA Benito considera ancora nella sua disponibilità (occupandoli con materiali ed andandoci ogni tanto) altri beni, tra cui il magazzino/cantina di VICO DELL’UMILTA’.

Per queste occupazioni abusive, come Casa della Legalità, abbiamo inviato un Esposto-Denuncia alla Procura della Repubblica ed al Questore di Genova, oltre che per conoscenza anche al Prefetto. Non è infatti tollerabile l’affronto allo Statoche costoro perpetuano e, quindi, per questo non devono soltanto essere perseguiti penalmente ma anche sgomberati con estrema urgenza dai beni confiscati loro dallo Stato. Per chi ha sfruttato esseri umani, facendoli vivere in condizione disumane e sfruttandoli per la prostituzione, non ci può essere alcuna pietà!

Per quanto concerne il bene confiscato di via Canneto il Curto 25 rosso siamo anche riusciti a documentare con alcune foto l’occupazione abusiva da parte del CANFAROTTA Benito:

CANFAROTTA Benito tiene aperto il bene confiscatogli che occupa
il bene confiscato occupato dal CANFAROTTA in via Canneto il Curto
Oltre a quelli occupati abusivamente dai CANFAROTTA, degli altri beni confiscati a Genova ne risultano occupati a vario titolo 31 (18 con contratto in essere prima della confisca definitiva – contratti che possono essere cessati in ogni momento in base alla normativa vigente – ed altri 13 occupati senza contratto e quindi abusivamente).

Fatta questa panoramica sulla situazione reale, passiamo alla prospettiva.

Nel giugno scorso inviammo all’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati, alla Prefettura ed al Comune di Genovauna proposta aperta per un progetto di gestione di alcuni beni confiscati. Dal Comune di Genova (Assessore Fiorini) non giunse alcuna risposta, mentre il Prefetto ha segnalato l’interessamento della Casa della Legalità al Delegato dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati che ci ha contattati. Da qui, oltre ad aver acquisito le informazioni sulla situazione generale, abbiamo sviluppato i dovuti approfondimenti e le valutazioni conseguenti. Ovviamente, come nostra prassi, partendo dal territorio. E’ così che si è proceduto con il coinvolgimento di quella realtà che da lungo tempo (e non dalle ultime settimane o qualche mese) vive, opera e si impegna su quel territorio, come i Liberi Cittadini della Maddalena, che già ci aveva fornito il massimo supporto per raccogliere quegli elementi che passati alla D.I.A. sono divenuti utili in quella Operazione “Terra di Nessuno” che ha portato alla confisca dei beni ai CANFAROTTA (così come, parallelamente, sono stati colpiti dalla Polizia di Stato gli ZAPPONE e dalla Guardia di Finanza il CACI Rosario, che veniva ospitato dal Comune di Genova in un albergo di Via Balbi e con anche assegnazione di casa popolare, dopo l’occupazione abusiva dei beni – come da nostra denuncia pubblica ed all’A.G. – che la D.I.A. gli aveva confiscato in Vico delle Mele… ovviamente mentre l’allora Amministrazione comunale che faceva parate a destra e a manca contro le mafie, sic!).

Vista la situazione di totale stallo sui beni confiscati ai CANFAROTTA (nel contesto che abbiamo già delineato al dettaglio) abbiamo promosso due proposte. Una proposta generale su come affrontare lo sblocco della situazione, arrivando a coinvolgere cittadinanza, associazioni ed Istituzioni in un percorso comune dove i singoli interventi di ciascuno arrivino a comporre un mosaico di intervento, con il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati, senza gravare sulla spesa pubblica e che conducano ad una “bonifica” non soltanto circoscritta agli immobili ma con ampia ricaduta sul territorio del centro storico. L’altra è la formale manifestazione di interesse e richiesta di assegnazione di alcuni beni confiscati sulla base di un progetto specifico di intervento, fondato sul volontariato (e non sulle sovvenzioni pubbliche), che sia anche in grado di autoalimentare economicamente la stessa gestione dei beni confiscati per cui si richiede l’utilizzo e le attività previste nel progetto. Non solo quindi proposte generiche o grandi riflessioni, ma concretezza e diretta assunzione di responsabilità, come nostra (pessima, a quanto pare) abitudine.

Le abbiamo inviate entrambe in data 30 novembre 2014 e sono state, ovviamente, protocollate il 1 dicembre 2014. Unico riscontro giunto è stato quello del Delegato dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati. Da lì si è avviata la fase dei sopralluoghi finalizzata ad accertare lo stato effettivo degli immobili per confermare o modificare la richiesta di assegnazione. Non sono stati pochi i problemi in questo ambito visto che purtroppo mancano diverse chiavi per poter accedere ai beni confiscati e l’iter per il cambio di lucchetti o serrature che l’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati deve seguire, oltre alla carenza delle risorse per farlo materialmente. Dai sopralluoghi si è potuto constatare, ad esempio, che vi sono molte incongruenze tra la metratura dichiarata e quella reale, visto che, ad esempio, l’immobile sito in Vico del Duca angolo Via della Maddalena risulta essere stato frazionato e quindi quasi dimezzato come spazio. Da qui quindi la decisione di modificare la richiesta con un altro bene confiscato, sempre nella zona della Maddalena, perché è lì che occorre promuovere una rinascita concreta che necessita di iniziative concrete, presenza che vada oltre alle iniziative di facciata e di marketing.

Il Sindaco di Genova, Marco Doria, che si diletta in “sefie” antimafia, non ha ovviamente dato alcun cenno di riscontro né al progetto che abbiamo formalmente presentato, né alla proposta generale di percorso che si è avanzata. Ha invece, a quanto appreso dalla sua Segreteria, passato la palla all’Assessore alla Legalità, Fiorini (da cui attendiamo ancora una risposta dal giugno scorso) ed all’Assessore al Bilancio, Miceli. Anche da questi ancora nessun riscontro è giunto.

E’ triste constatare questa disattenzione su una questione che dovrebbe vedere il Comune in prima linea. Ci spiace anche perché dovrebbero capire che le iniziative di “immagine” che si promuovono in tema di legalità e di antimafia, non servono ad un fico secco se non c’è un’azione concreta sul territorio.

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2 Commenti

  1. laura caputo

    vorrei davvero sapere quanti, fra i beni confiscati, sono realmente attribuiti a realtà sociali antimafia oppure utilizzati direttamente da presidi pubblici.
    a Caivano – ad esempio – ce ne sono 111, di cui meno di una decina correttamente gestiti. Non appena il V. Pref. Contarino vi ha fissato la sua attenzione, gli è stata fatta bruciare l’auto di servizio.

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