Il conflitto ambientale nei media. Il caso Ilva.

[di Gaetano del Monte su siba-ese.unisalento]

Premessa metodologica

Lo scritto che presentiamo non è organizzato secondo i canoni della saggistica tradizionale delle scienze sociali. Si tratta di una ricostruzione prevalentemente giornalistica di una serie di eventi che hanno come scenario la città di Taranto e come epicentro l’Ilva, il gigante siderurgico italiano responsabile di un inquinamento territoriale conclamato. L’indagine che abbiamo condotto fornisce una chiave di lettura delle vicende tarantine, e si presenta come un materiale organizzato per ulteriori approfondimenti, auspicabilmente anche di tipo teorico.

Non si tratta di sole vicende recenti: come il lettore noterà, dopo aver sintetizzato i termini della questione venuta alla ribalta negli ultimi anni in seguito al lavoro della magistratura tarantina, la nostra ricostruzione torna agli anni ’70, quando l’Ilva era ancora un titano occupazionale e solo alcune voci dell’ambientalismo mettevano in guardia dalle conseguenze della produzione. Le nostre fonti sono in questo caso fonti giornalistiche d’archivio. Passiamo poi a esaminare i fatti che riguardano il modo di gestire il rapporto con l’informazione da parte dell’Ilva in anni recenti, e che hanno comportato l’uso come fonti delle intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura, le cui trascrizioni compaiono nelle pertinenti ordinanze dei giudici. Infine abbiamo intervistato alcuni testimoni privilegiati della vicenda Ilva, saggisti e operatori dell’informazione che hanno avuto modo di esprimere la loro opinione sul presente e il futuro prossimo della vicenda.

L’insieme dei materiali che abbiamo raccolto indica che dietro i fatti riportati si manifestano conflitti importanti, che prendono le mosse dal più impressionante tra essi: quello tra salute e lavoro. L’inquinamento proveniente dall’Ilva agisce sulla salute individuale e collettiva dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, ma l’Ilva è anche l’azienda che dà lavoro a tanti. Dietro l’aspetto conflittuale originario si nascondono gli altri: quello tra azienda e lavoratori, quello interno ai sindacati, quello tra istituzioni e azienda, tra azienda e ambientalisti, tra sindacati e ambientalisti, tra media e azienda. Come vedremo, sono state messe in atto numerose tecniche di prevenzione del conflitto attraverso forme di accomodamento più o meno legali: tra queste, abbiamo dedicato il maggior spazio al processo di fidelizzazione della stampa locale promosso dalla direzione delle relazioni pubbliche dell’Ilva, e che emerge dalla documentazione pubblica sulle indagini della magistratura.

Lo scritto si chiude con un’appendice relativa agli eventi susseguitisi dal 17 febbraio 2012, data di apertura del processo per disastro ambientale a carico dell’Ilva, al 9 aprile 2014, data in cui la Corte Costituzionale respinge i ricorsi dei giudici di Taranto sul cosiddetto decreto “Salva Ilva”. Da allora, l’intensità conflittuale appare in diminuzione, e viceversa sembra aumentare l’intento di uscire dall’emergenza, promuovendo una soluzione di Stato ai drammatici problemi – quantomeno quelli più immediati – del colosso siderurgico.

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*Articolo pubblicato su siba-ese.unisalento.it,titolo originale: “l conflitto ambientale nell’agenda mediatica. Il caso Ilva”, H-Ermes n°3, 2014

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