Paviglianiti: una ’ndrina in continua ascesa.

Una ’ndrina in continua ascesa. La caratura criminale della famiglia “Paviglianiti”, i potenti delle cittadine della fascia jonica di Reggio, San Lorenzo e Bagaladi, è stata confermata dalla recente inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria “Ultima spiaggia”. Un clan che è riuscito a mantenere «incontrastata» la leadership sul territorio anche dopo l’arresto dell’indiscusso capoclan, Domenico Paviglianiti, il principe del narcotraffico internazionale tra gli eletti boss in grado di stringere accordi da tonnellate di cocaina solo spendendo il proprio nome di battesimo. Per la Dda di Reggio sarebbe proprio lui a mantenere stabili gli equilibri con i padrini della fascia jonica di Reggio e del mandamento “Centro” e soprattutto a stringere nuove alleanze con i siciliani di “Cosa nostra”. Sempre nel segno degli affari legati alla gestione di una fetta del narcotraffico con il Sud America. Gli inquirenti delineano uno scenario preciso nelle carte di “Ultima spiaggia”: «Le indagini esperite, focalizzando l’attenzione verso i sodalizi operanti lungo la fascia ionica reggina, dimostreranno come anche le inimicizie ed i rancori personali tra i vertici delle cosche cedono il passo davanti alla prospettiva di lauti guadagni: prova documentale di questo assunto è data dall’esame della corrispondenza che Paviglianiti Domenico, vertice dell’omonima cosca, in atto recluso presso la casa circondariale di Ascoli Piceno, invia e riceve da esponenti di primo piano del panorama criminale nazionale». Seppure in carcere, Domenico Paviglianiti è boss di rango assoluto. Ovunque si trovi, secondo le conclusioni degli inquirenti: «Benché recluso, non ha perso il carisma che gli ha permesso di occupare i vertici della cosca». Tra gli interlocutori di “Mimmo” Paviglianiti anche la famiglia Guttadauro, i mafiosi di Palermo: «In una delle sue lettere inviate a Guttadauro Giuseppe, esponente di spicco di cosa nostra, scrive che i suoi familiari, ed in particolare suo cognato, domandano se siano in contatto tra loro (“I miei mi chiedono sempre, mio cognato mi chiede sempre ma, con il “dottore” ti scrivi? È convinto che siete stato il mio pigmalione: forse è l’unica che ha ha azzeccato)». Un intero capitolo delle indagini “Ultima spiaggia” i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria l’hanno dedicato proprio «al rapporto di mutua collaborazione con la mafia siciliana». Sul tema gli inquirenti sono precisi: «In nome dei principi di unita e cooperazione tra i sodalizi criminali, anche la cosca Paviglianiti stringe legami con esponenti di primo piano del panorama criminale nazionale: tale assunto e di fondamentale importanza in quanto pone in risalto la considerazione ed il rispetto di cui godono gli esponenti della cosca in argomento». Da San Lorenzo ad Africo, altra cosca crocevia del business della droga, fino a Palermo: «I Morabito hanno mantenuto costanti e frequenti contatti con il referente della cosca Paviglianiti. Le modalità operative del sodalizio di stanza in Africo e dal quale gli esponenti della cosca Paviglianiti sono risultati approvvigionarsi, sono divenute oggetto di un capitolo della presente richiesta che ha fatto piena luce su un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti e che vanta collegamenti con esponenti della criminalità siciliana». Traffici illeciti che «trovano riscontro nei rapporti allacciati con esponenti della realtà criminale siciliana, allo stato non ancora identificati». Più volte i segugi dell’Arma hanno seguito gli emissari reggini in trasferta a Piedimonte Etneo (Catania) «verosimilmente per trattare una fornitura di sostanza stupefacente: gli accorgimenti ed il timore per eventuali controlli di polizia alimenta il sospetto che la trasferta in terra siciliana sia riconducibile alla gestione dei traffici illeciti».

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