Coff(erat)i break

Certo che Cofferati è proprio strano: è rimasto nel PD mentre si demoliva l’articolo 18 (per cui con il governo Berlusconi lui stesso aveva portato due milioni di persone in piazza) e se ne esce per le primarie (per carità, gestite in modo schifoso). E’ che ogni tanto (forse sono ingenuo io) mi sfugge la bilancia dei pesi, dei valori e delle misure.

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55 pensieri su “Coff(erat)i break

  1. Finché i politici saranno “di professione”, la politica sarà per loro solo un lavoro, da tenersi stretto perché garantisce loro benessere e privilegi.
    Finché sarà così noi non saremo in una democrazia ma in un oligarchia, ovvero governano in pochi. Pochi che cambiano nome al partito e a turno prendono posizioni di comando per darti l’illusione che col voto puoi scegliere.
    Non puoi scegliere un cazzo.

    1. E l’alternativa ai politici di professione quale sarebbe? Volontari? E chi se lo può permettere, chi avrebbe il tempo di sviluppare le sue competenze? Capisco e condivido che la classe politica italiana fa pena; ma questo è solo uno specchio del fatto che l’elettore italiano fa pena.

    2. La soluzione è non trasformare il politico in un burocrate dell’azienda partito.
      Il problema dell’elettore è il suffragio universale. Non mi riferisco al fatto delle donne eh, ma al fatto che aver respirato per 18 o 60 anni non è una garanzia di qualità del voto anzi. Il voto va guadagnato. Tutti devono poterlo fare, guadagnarsi questo diritto intendo, indipendentemente dal ceto sociale.
      Ma non è respirando che lo devi ottenere.

  2. Semplicissimo: è un carrierista, uno che ha costruito la carriera nell’apparato, prima il sindacato poi cooptato nel partito. Fece il Sindaco di Bologna, imposto dall’alto, non centrava niente con quella città (ed il suo operato lo dimostrò), adesso vuole per forza la Presidenza della Giunta Regionale Ligire. Contro questi dinosauri degli apparati è chiaro che ha gioco facile Renzi!

  3. Scusa Giulio però allora se si ragiona così SEL non dovrebbe fare nessun accordo elettorale con il PD nelle amministrative. Io credo che la questione sia più complessa. Il PD è in mano ad un gruppo dirigente che ha una certa linea politica gli altri, la minoranza, non la condividono ma non sempre la soluzione è rovesciare il tavolo. Anche perché se sei in un partito democratico devi accettare le decisioni della maggioranza. Il punto
    è fino a che punto? Quale è il limite? L’art. 18 è una scelta politica, piaccia o meno, le primarie in Liguria invece sono state falsate dalla parte politica avversa, quindi è stato intaccato lo stesso sistema democratico
    del partito.

  4. l’ascolto è il metodo per conoscere, o sarà la realtà che non si è voluto vedere, prima o poi, a toccarti da vicino. Per quanto riguarda l’art. 18, quando si accetta tutto, contro i più deboli (si è mai visto un raccomandato licenziato? nooooooooo) con la pretesa di “unità” del partito, cominciano a sfaldarsi le fondamenta del partito stesso

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