#Left cosa ci abbiamo messo dentro

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Il sommario del numero è qui.

Il giornale lo trovate in edicola da sabato (e in digitale da oggi qui).

Io ho intervistato Gian Carlo Caselli. E devo dire che ci siamo detti un bel po’ di cose.

Un commento

  1. … questa è la presentazione della tua intervista a Caselli. A questo proposito, in particolare l’essere Caselli magistrato molto temuto, vorrei raccontare un piccolo ed illuminante episodio. Durante la sua gestione della Procura di Palermo si sono celebrati processi importantissimi, da Andreotti a Dell’ Utri. Ha praticamente affrontato il livello (politico) successivo che si apprestava a toccare Falcone se non lo avessero fermato. Ma IL processo che a Caselli non hanno mai perdonato è stato quello a Bruno Contrada, prima dirigente della Polizia di Stato e poi del Sisde negli anni della lotta dura alla mafia e delle stragi di Capaci e via d’Amelio, condannato a 10 anni per Concorso esterno in associazione mafiosa. Pochi mesi fa, parlando con un siciliano che ci tiene molto ad apparire per bene e decisamente “antimafia” mi sento dire, molto convintamente, che Contrada era innocentissimo e che il Giudice Caselli portò l’inferno e il clima del terrore a Palermo perchè … “vedeva mafiosi ovunque”. Giudizio peraltro ribaditomi da altro professionista non poco noto in città. All’epoca non risposi. Lo faccio qui, adesso, pubblicamente. Il Giudice Caselli, data la situazione di estrema contaminazione ambientale che ha trovato è stato anche troppo generoso ed equilibrato, come le successive vicende hanno dimostrato. Certamente il Dottore ha visto meno mafiosi di quelli che realmente operavano … mafia alta, borghese, professionale, istituzionale, intendo …

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