Le piantiamo e poi guardiamo non crescere le mele

mela

«Nonno!»
Sorride identica ad Angela, sua madre. Ha anche le mani e la forza di Michele e il sorriso del Nonno: è una bambina con tutta la famiglia dentro. Michele l’aveva im- maginata così, sua nipote, quando provava a rassicurare suo nonno su una famiglia che non si sarebbe fermata con la sua partenza.
«Michela, adesso andiamo con nonno ai campi, vuoi?» «Sì!»
«Com’è andata a scuola?»
«Bene.»
«Cosa hai mangiato?»
«Al ristorante…»
«Ah, già al ristorante.»
Per Michela la mensa scolastica è il ristorante, i campi
una meravigliosa vacanza e qualsiasi amico gentile il suo nuovo fidanzato.
«E cosa hai mangiato al ristorante?»
«La pasta. Col bis.»
Mondragone verso gli orti diventa quasi irlandese: verde, umida più forte dello scirocco.
«Mettiamo le mele, nonno?»
«Non crescono le mele, Michela. Stanno in montagna.
Dove c’è il freddo, la neve.»
«Qui a Mondragone non nevica, no.»
«No, quindi niente mele.»
«E proviamo a mettere le mele?»
«Non crescono.»
«E noi le mettiamo e poi le guardiamo insieme che non
crescono, allora.» «Va bene.»

(Mio padre in una scatola da scarpe, p 154)

4 Risposte a “Le piantiamo e poi guardiamo non crescere le mele”

  1. il tuo libro è bellissimo e te ne ringrazio

    1. Grazie Giulia Bombelli sono io che ringrazio te.

  2. Giulio mi raccomando non ti perdere a guardare le mele….che non crescono…..ma….sempre in prima linea con la politica!!…

  3. Questo, secondo me, è uno dei dialoghi migliori. Quando penso al tuo libro e al Signor Landa non mi viene mai in mente la triste scatole da scarpe. No, immagino Michelina che vuole l’albero di mele a Mondragone e il nonno che sorride …

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