Tutti uguali proprio per niente. Oppure tutti.

uguali

Non esistono i profughi, non esistono i siriani, non esistono i rifugiati e non esistono i medici o gli avvocati o i musicisti o gli scrittori così come non esistono gli italiani. Meglio: esiste una formula matematica che disegna un italiano medio per reddito, preferenze, consumi, abitudini ma davvero, in carne e ossa, quell’italiano lì, perfettamente medio non esiste perché se esistesse sarebbe l’uomo più ricercato per la politica, le analisi di vendita, i sondaggi di ogni tipo. L’italiano veramente medio sarebbe l’oro, l’incenso e la mirra intorno al quale si muoverebbero milioni di voti e decine di milioni di euro. E quindi non sarebbe più medio e smetterebbe di esistere.

Dire “gli italiani”, “i cittadini” e quindi anche “gli immigrati” o “i comunisti” e allo stesso modo “i leghisti” comporta una responsabilità lessicale e politica enorme, forse anche inimmaginabile per la superficialità del dibattito di questo tempo.

Oppure, forse, esistono tutti. Nel senso che le differenze sono o enormemente minime oppure quasi nulle. Siamo uomini che si perdono subito nei mille rivoli della miriade di declinazioni. Siamo infinitamente uguali, insomma.

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