Laicità, se vi pare

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Ieri in Parlamento si è discusso dei Patti Lateranensi. Non è una scherzo. E, al solito, le voci che si alzano sono isolate:

«Ci sono le grandi basiliche, come San Giovanni in Laterano o Santa Maria Maggiore. E fin qui nessuna osservazione, anche se vengono chiamati in causa pure gli «edifici annessi». Ci sono gli edifici sul Colle gianicolense della Congregazione di Propaganda fide, e altri palazzi famosi, come quello della Cancelleria, quello della Dataria o del Vicariato, a Trastevere. Ci sono, soprattutto, gli immobili per i quali Stato e Chiesa sono finiti in tribunale, senza però arrivare al giudizio finale. Per tutti questi, un disegno di legge all’esame della Camera, prevede un’esenzione dai tributi «presenti e futuri». Un «condono tombale» su Imu, Tasi, tassa sui rifiuti e tutto il resto, secondo Pippo Civati e Andrea Maestri, deputati di Possibile, gli ex Pd che hanno lasciato il partito in polemica con Matteo Renzi. «Solo l’attuazione di una sentenza della Cassazione» rispondono dal Pd stesso. Il testo che fa discutere è la ratifica della convenzione fiscale firmata un anno fa dal governo italiano e dalla Santa Sede. Dice che su tutti gli immobili indicati negli articoli 13,14, 15, e 16 dei Patti Lateranensi, firmati nel 1929, la Chiesa non deve pagare un euro di tasse. E questo perché sono «esenti da tributi sia ordinari che straordinari, presenti e futuri, tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente, senza necessità di ulteriori e specifiche disposizioni». «Un’esenzione in saecula saeculorum», ironizza il deputato di Possibile Andrea Maestri, che chiede di sapere «a quanto ammonta il gettito sottratto ai bilanci pubblici, compreso quello disastrato del Comune di Roma». Risponde il relatore del provvedimento, Franco Monaco, fedelissimo di Prodi ai tempi dell’Ulivo: «Non c’è mancato gettito e non è un condono perché queste tasse già adesso non sono pagate». L’esenzione per tutti i palazzi indicati nei Patti lateranensi era già prevista nel 1929. I Patti sono un trattato internazionale: senza una modifica vanno rispettati. Ma, su questo punto non c’è una legge italiana di attuazione. Resta il principio, ma ogni volta che il nostro fantasioso fisco crea un nuovo tributo sarebbe necessario confermare l’esenzione ad hoc. Per questo, nel 2012, la Cassazione ha richiamato la necessità di una legge applicativa. Che adesso è arrivata. Ma c’è un altro punto che fa discutere.»

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