Quello strano suicidio nel processo Matacena-Scajola

 

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Omar Pace era colonnello della Guardia di finanza distaccato presso la DIA. La mattina dell’11 aprile è stato ritrovato suicida nel suo ufficio, si è sparato un colpo di pistola in testa con la sua arma d’ordinanza. Il giorno successivo, il 12 aprile, il colonnello Pace avrebbe dovuto testimoniare al processo Matacena-Scajola a Reggio Calabria fornendo dettagli importanti sull’ex Ministro dell’Interno e sui documenti ritrovati durante la perquisizione. Ma è morto. Vedi il caso, a volte, eh?

Dicono che fosse depresso, Omar Pace: problemi famigliari, lutti ma soprattutto un declassamento professionale. Strana la meritocrazia, in Italia, eh? Ora è stata aperta un’indagine e forse varrebbe la pena seguirla con attenzione. Credo.


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32 Commenti

  1. Questo articolo spiega bene la storia del colonnello della GdF Omar Pace e delle indagini scomode che aveva svolto presso la Dia. Ho letto gli altri articoli sul caso del Colonnello Pace, da Corriere a Repubblica lo hanno liquidato come un caso di depressione conseguente a lutti familiari, ma non è così. Aveva indagato sui legami tra politica (Matacena- Scajola – Belsito- Bossi e Maroni), Ndrangheta e massoneria e doveva testimoniare dopo 48h al processo contro Scajola che ha favorito la latitanza di Matacena (FI).
    Il col. Pace era un uomo onesto, retto, intelligente un fedele servitore dello Stato. Lo hanno sottoposto a pressioni professionali tremende, lo hanno punito trasferendolo ad un incarico di secondo piano, perché chi non ubbidisce agli ordini illegittimi, non cede davanti alle punizioni ed alle minacce viene professionalmente e psicologicamente distrutto da quelle stesse istituzioni per le quali presta il proprio servizio. Purtroppo è sempre vincente la logica secondo la quale in questo paese gli scopritori sono più colpevoli di chi viene scoperto a delinquere: gli scopritori sono i veri nemici che le istituzioni impazzite, animate da logiche deviate, devono combattere. A me viene da piangere per lui, per la sua famiglia e per questo paese che ha perso completamente il senso della legalità

  2. Succedono cose strane in certi processi. A Torino, ad esempio, c’è in corso il processo “San Michele”, una storia di ‘ndrangheta e non solo, a quanto pare un processo sfortunato perché è mancata la giudice, di morte naturale, ed il teste dell’accusa, l’ufficiale di P.G. che avrebbe dovuto testimoniare a giorni, anche lui per un malore improvviso, 41 anni e 51 anni. Senza dubbio coincidenze. E senza dubbio è normale che di questo processo non parli nessun media. http://www.tgmaddalena.it/non-so-non-ricordo-la-deposizione-dellex-assessore-ai-lavori-pubblici-di-bruzolo-in-valsusa-al-processo-per-la-ndrina-san-michele-udienza-22-marzo-2016/

    1. C’è un altro strano suicidio che a quanto pare è legato alla malavita… il figlio di Bonanno, titolare della SAP, coinvolta nell’operazione “Triangolo”, sullo smaltimento di rifiuti nel tortonese. Nel novembre 2015 l’azienda ha ottenuto il dissequestro (e quindi la possiblità di ricominciare ad operare) apparentemente per una sbadataggine della prefettura… ma la notizia di due giorni fa, con l’improvvisa morte dei figlio Daniele, di soli 29 anni “precipitato dal primo piano della sua abitazione” è accolta proprio dai famigliari con una dichiarazione secca: “Non è stato un suicidio”. http://www.ilsecoloxix.it/p/basso_piemonte/2016/04/19/ASjTjMQC-annidaniele_famiglia_finestra.shtml

  3. una domanda, Giulio, nasce spontanea: esiste a questo mondo un’istituzione pubblica, dove se appena gratti la patina in superficie non ci sia del marcio? Io ascoltando la tv, la radio, vivendo e facendo parte della società ne ho sempre più forti dubbi, possibile che oggi come oggi non esistano più persone per bene?

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