I pennacchi di Pino (di Claudio Fava)

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Lo scritto di Claudio Fava su Pino Maniaci in una giornata che è una fitta al cuore per molti:

Quando qualcuno gli ha impiccato i cani, ho preso un aereo e sono andato a Partinico per dargli solidarietà, conforto, amicizia. Adesso leggo, come voi, che Pino Maniaci avrebbe usato tutto questo (le amicizie, le solidarietà, gli attestati di stima) per gonfiarsi come un tacchino. Dei cento euro forse pretesi da un sindaco se ne occuperanno i giudici per dirci se fu estorsione, bravata o solo minchioneria. Ma di ciò che ci riferiscono le intercettazioni, la risposta non la voglio dai giudici ma da Maniaci. Non chiacchiere su complotti e vendette mafiose: risposte!
Voglio che dica – a me e agli altri che in questi anni hanno messo la loro faccia accanto alla sua – se quelle trascrizioni sono manipolate o se è vero che all’amica del cuore raccontava “a me mi hanno invitato dall’altra parte del mondo per andare a prendere il premio internazionale del cazzo di eroe dei nostri tempi”. Uno di quei premi del cazzo era intitolato a Mario Francese, giornalista palermitano ammazzato dalla mafia. Glielo consegnarono sei anni fa. Ci dica Maniaci che è tutto falso, intercettazioni, verbali, parole sue e degli altri: tutto! Oppure quel premio lo restituisca subito. Tra tutti i miserabili pennacchi che l’antimafia può mettersi sul cappello, la morte di un giornalista è il più osceno.
Quando ai Siciliani ci ammazzarono il direttore non arrivarono scorte della polizia né premi né visite di cortesia né telefonate dei presidenti del consiglio. Ma andammo avanti lo stesso, imparando a fare ogni mese (e per molti anni) un altro buco nella cintura. E quando a Catania un procuratore corrotto (quello sì!) fece mettere sotto controllo i nostri telefoni, se ne tornò dai suoi padrini mafiosi con le corna basse: perché nelle telefonate dei giornalisti dei Siciliani (ragazzi, non veterani di guerraà) c’era solo il rigore delle parole, la limpidezza dei comportamenti, il senso profondo del mestiere che facevamo.
“Quello che non hai capito tu è la potenza di Pino Maniaci! Ormai tutti e dico tutti si cacano se li sputtano in televisione si fa come dico io e basta, decido io, non loro, loro devono fare quello che dico io, se no se ne vanno a casa!”. Che c’entra, non dico l’antimafia, ma il giornalismo con questo sproloquio? Nulla c’entra! Per cui Maniaci spieghi: non i supposti complotti contro di lui ma la ridicola vanità di queste sue parole. Spieghi, oppure scompaia dalle nostre vite per sempre.
A noi resta il torto di una nostra colpevole ingenuità: esserci fidati in buona fede dei fumi d’incenso. Che con la lotta alle mafie non c’entrano mai nulla.

(fonte)


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111 commenti su “I pennacchi di Pino (di Claudio Fava)”

  1. sa qual’è la cosa peggiore di tutta questa faccenda secondo me ? l’aver deliberatamente mentito sulla questione delle minacce di mafia. Sapeva che era stato il marito dell’amante e ha dichiarato pubblicamente che si trattava di mafia. Così “ora mi devono dare la scorta” … ecco, a parte i riflessi penali, che in questa vicenda sono davvero il male minore, mi pare un aspetto di inaudita gravità.

  2. giovanna nobile

    Scusate se riscrivo il commento ma ieri sera ho usato il cellulare e con questo sbaglio tasti. Inoltre ho aggiunto ciò che mancava. Aggiungo che sono di Partinico anche se manco da tempo.
    SAREBBE BASTATO RICORDARSI DEL FATTO CHE LA MAFIA TOGLIE DI MEZZO CHI LA OSTACOLA E NON PERDE TEMPO AD AMMAZZARE CANI O BRUCIARE AUTO , QUESTE COSUCCE DA POCO LE FANNO “LI SPERCIAPAGGHIARI”, coloro che vogliono vendicarsi per un torto subito, mafiosi in pectore. E proprio CLAUDIO FAVA sa che ciò è vero visto che gli hanno ammazzato il padre.
    FALCONE,BORSELLINO, DALLA CHIESA, CASSARA’, LA FRANCA E TUTTI QUELLI DELLA LISTA NERA DEI NOSTRI POVERI MARTIRI, DOCENT. QUESTO TIZIO AVEVA SCOPERTO COME DIVENTARE FAMOSO VENDENDO FUMO SOTTO LA BANDIERA SVENTOLATA E OSTENTATA DELLA PAROLA MAGICA “ANTIMAFIA”. CI SONO ANCHE PITTORI, SCRITTORI E ALTRO CHE FANNO CARRIERA CON USANDO SEMPRE LA STESSA BANDIERA.

  3. A me piace questo post, molto. Tuttavia, leggendolo mi è sorto un dubbio. E se tutte le ipotesi di reato fossero infondate? Resterebbe solo la boria pavonesca dalle intercettazioni?Sono certamente cose gravi come Claudio Fava ha magistralmente sottolineato.
    Ma a volte il tono delle cose che si dicono confidenzialmente a telefono può essere ironico o, se vogliamo, autoironico. Non so se è questo il caso. Però il dubbio mi è sorto. E lo segnalo. Le parole che avremmo letto sarebbero state le stesse ma avrebbero avuto tutt’altro significato.

  4. A me piace questo post, molto. Tuttavia, leggendolo mi è sorto un dubbio. E se tutte le ipotesi di reato fossero infondate? Resterebbe solo la boria pavonesca dalle intercettazioni?Sono certamente cose gravi come Claudio Fava ha magistralmente sottolineato.
    Ma a volte il tono delle cose che si dicono confidenzialmente a telefono può essere ironico o, se vogliamo, autoironico. Non so se è questo il caso. Però il dubbio mi è sorto. E lo segnalo. Le parole che avremmo letto sarebbero state le stesse ma avrebbero avuto tutt’altro significato.

  5. Se ascoltate i video non la pensate come ancora voi cercate di difenderlo quella e’ la sua voce io sono d’accordo con fava vieni a spiegare tutto specialmente a chi ti ha difeso fino all ultimo , se le indagini lunghe sono arrivate a queste condizioni c e del vero!!! Ora aspettiamo la sentenza se confermerà che tipo di uomo e’!!!

  6. Prima di prendere posizione e sostenere immagini di legalità, spesso esaltate o distorte dai media, dovremmo tutti imparare a trovare uno spunto di riflessione da una quieta osservazione della realtà. Non dovremmo neanche considerare notizia di rilievo la gestione dei beni confiscati e del parco della legalità da organizzazioni criminali. La domanda è sempre quella: ma lo Stato dove è? Per conoscere l’entità della corruzione sul territorio nazionale abbiamo dovuto aspettare l’avvento di Cantone ? Per prendere una posizione ideologica o di moralità e civiltà, spesso confinata nell’orto dei social, abbiamo davvero bisogno di falsi idoli?

  7. Ormai c’è uno slogan in tutti i campi che bisogna aspettare almeno 5 anni per criticare, almeno tre gradi di giudizio, quindi invitiamo i giornalisti, compreso maniaci a non dare notizie di indagati e intercettazioni perché anche a voler essere garantisti acchiana u sangu ntesta!!!!!

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