Jo Cox. Quando muoiono i buoni.

C’è qualcosa che fa paura nell’omicidio della giovane deputata laburista Joe Cox, ammazzata per strada per la Gran Bretagna in questi caldi giorni di discussione sul referendum in cui gli inglesi si esprimeranno su una loro eventuale uscita dall’Unione Europea ed è un particolare che merita attenzione perché sembra essere il campanello d’allarme di un’esasperazione che esce dai confini inglesi e suona in tutta l’Europa: qui si uccidono i buoni. In quanto buoni.

Jo Cox non è un nome abbastanza altisonante per poter ipotizzare l’azione di un mitomane in cerca di fama; non è però nemmeno appartenente alla schiera dei fragili seminascosti che troppe volte subiscono violenza perché hanno troppa poca voce per chiedere aiuto, essendo la Cox una parlamentare; non ricopriva comunque una carica fondamentale nei gangli amministrativi né aveva il potere di poter condizionare pesantemente il referendum; uccidere Joe Cox non ha un particolare interesse (deviato) per la strategia militare essendo stata uccisa mentre passeggiava sola, sul marciapiede, nel suo quartiere. Jo Cox è stata uccisa perché buona.

Che poi nella parola “buona” di questi tempi c’è uno spettro di significati che ne ha svuotato completamente il senso: della Cox sappiamo che (come molti altri) riteneva la politica lo strumento per costruire un cambiamento. C’è un filo rosso nella sua esperienza professionale che da Oxfam a Save The Children arrivando fino al parlamento è stata dedicata ai diritti. Nel delirio di un nazionalismo esasperato dalla paura e dalla crisi la Cox, del resto, aveva voluto porre l’attenzione anche sulla netta chiusura della Gran Bretagna rispetto all’accoglienza dei rifugiati siriani e continuava a spendersi.

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