Conoscere per legiferare: il caso rifiuti a Roma

Christian Raimo scrive un pezzo chiarissimo e lungo sulla questione rifiuti a Roma. E nonostante l’argomento sia ostico vale la pena leggerlo per capire, al di là delle dichiarazioni, cosa sta succedendo. Conoscere per poter giudicare, insomma.

«Quest’articolo parla di un’emergenza che forse è solo una questione annosa ma non irrisolvibile, di una politica che spesso fa proclami invece di accompagnare processi complessi, di un argomento per nulla semplice da capire come la gestione dei rifiuti su cui però è bene farsi una propria idea accurata perché ci coinvolge tutti, di una grande buca esistente fino a tre anni fa e che permetteva di fingere che tutti questi problemi non ci fossero.

Una volta io l’ho vista molto da vicino la discarica di Malagrotta. Era la primavera del 2003; mi misi a seguire un camion dalle parti dell’Aurelia, insieme a un mio amico entrai di straforo nel sito superando la vigilanza che sonnecchiava, e con l’auto mi addentrai in quello che sembrava un paesaggio marziano: enormi dune piatte giallognole composte di spazzatura e ricoperte di terra, illuminate da una grassa luce lunare. La puzza era letteralmente mortale.

Tra cartelli che dicevano “Pericolo non scendere dai veicoli”, i camion procedevano lenti ed ermetici come sabbipodi in Guerre stellari infilando bivi su bivi, lasciandosi ai lati terrapieni sempre più giganteschi. Era un labirinto senza indicazioni in mezzo a una landa che sembrava sconfinata: avevo chiuso oltre i finestrini anche i bocchettoni dell’auto, ma a un certo punto l’assedio di miasmi aggressivi era comunque penetrato dentro l’abitacolo fino praticamente a stordirmi, mi sentivo male da svenire, avevo le vertigini, e solo dopo almeno mezz’ora riuscii a fatica a riguadagnare l’entrata.

E lì ci trovammo davanti qualcosa a cui solo poco prima non avevo fatto caso. C’era uno slargo che si interrompeva su un burrone.»

(continua qui)


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2 Commenti

  1. Articolo pesante e molto specifico. Torna prepotente una domanda: Ma perché non si iniziano a sanzionare allìorigine la creazione del “rifiiuto”? Non deve esistere in commercio un prodotto che non può avere una vita nuova. Eliminando imballaggi non biodegradabili, piatti di plastica, bicchieri e tutta la follia dell’USA e getta, non se ne esce.

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