Le autoelezioni che non se ne accorge nessuno. A proposito del Senato che vorrebbero.

Per chi continua a dire che il Senato immaginato dalla riforma Renzi-Boschi non sarà svilito dall’elezione indiretta vale la pena seguire le elezioni provinciali che si tengono in questi giorni e nessuno ne sa niente. Una campagna elettorale che è tutto un inciucio tra segreterie di partito e programmi politici di cui non si ha traccia. Come scrive oggi Il Fatto (qui):

«Nella Capitale, il cui consiglio è composto da 24 membri, sono in corsa 4 liste: Movimento 5 stelleLe Città della MetropoliPatto Civico Metropolitano e Territorio Protagonista. Gli elettori sono 1.647, ovvero i consiglieri e i sindaci eletti nei 121 comuni della provincia. La sindaca Raggi, la cui nomina è stata ufficializzata il 22 giugno, ha votato nel primo pomeriggio a Palazzo Valentini. Un appuntamento rispettato anche dal M5S, nonostante quest’ultimo abbia a lungo osteggiato la riforma.

A Milano, dove sono chiamati al voto i rappresentanti dei 134 Comuni della Città metropolitana, la scelta è tra cinque liste: C+ Milano MetropolitanaInsieme per la Città metropolitanaMovimento Movimento5stelle.itLa Città dei Comuni Lista civicaLega Nord Lega Lombarda Salvini. A Napolile liste sono 6: Napoli PopolareForza ItaliaPartito DemocraticoMovimento 5 stelleNoi SudCon de Magistris. Tre quelle in gara corsa  a Torino: Città di cittàLista civica per il territorioMovimento 5 stelle.

Sono chiamati alle urne anche a Bologna i sindaci e consiglieri comunali dei 55 Comuni del bolognese. Visto che la stragrande maggioranza di questi ultimi sono amministrati dal centrosinistra, il Pd dovrebbe raccogliere una larghissima fetta dei voti e, di conseguenza, avere la maggioranza nel consiglio metropolitano. Gli elettori sono 832 e votano per i candidati di quattro liste: Partito democraticoMovimento 5 StelleUniti per l’alternativa (centrodestra) e Rete civica. I prossimi appuntamenti: a Cagliari si vota il 23 ottobre mentre per Catania, Palermo e Messina la data scelta è quella del 20 novembre.»

Voi lo sapevate?


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23 Commenti

  1. Per capire la gravità di questa riforma costituzionale bisogna essere consapevoli del ruolo preminente del Parlamento nel nostro ordinamento repubblicano, e dell’importanza che esso sia rappresentativo dell’elettorato.

    La reintroduzione del premio di maggioranza senza il raggiungimento di una soglia minima di voti degli elettori (ottenuta passando attraverso l’elezione dei Senatori da parte dei Consigli Regionali, già beneficiari di premi senza soglia, tutti diversi secondo le rispettive leggi elettorali regionali), premio già dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale con la pronuncia sulla Legge – Porcata – Calderoli, mina i cardini della democrazia rappresentativa, e consegna il Senato alle maggioranze attualmente già insediate.

    Senato che continuerà a concorrere paritariamente con la Camera dei Deputati a legiferare in molte importantissime materie di rilievo democratico.

    Chi è per il No è innanzitutto schierato con tutti i costituzionalisti d’Italia, consapevoli del pericolo per la democrazia che questa riforma contiene.
    Lettura consigliata:
    http://www.referendumcostituzionale.online/single-post/2016/09/13/Surreale-è-la-riforma

  2. Chiara dimostrazione che nel caso specifico la copertura costituzionale non pregiudica alcunché, ergo la riforma non “abolisce” le Province (in realtà sostituite dalle Città metropolitane o dagli Enti di area vasta, legge n.56/2014) e il rimpiazzo con la Città metropolitana già avvenuto non solo a Milano ma anche a Roma, Torino, Napoli, Bari e addirittura Firenze, dove a presiedere l’Ente è Dario Nardella, ne è un esempio.
    L’abolizione, nel vero senso del termine, riguarda solo l’elezione diretta dei consigli da parte dei cittadini.

  3. Si lo sapevo e non vedo lo scandalo sono sindaci e consiglieri comunali eletti alle recenti amministrative. Per Milano dove si stanno progettando grandi opere di prolungamento della metropolitana all ‘hinterland con la realizzazione di una linea nuova è un fatto importante perché crea un coordinamento tra più comuni coinvolti in queste opere e si parla di comuni di 30.000 60.0000 100.000 abitanti. E no non dovremo pagarli mi spiace deludervi ma è così capisco possa adddolorarvi ma è così

    1. Nella mia città le amministrative si sono tenute l ‘ anno scorso io non vedo ne l ‘ utilità né la necessità di essere nuovamente consultata su quale tra i consiglieri già eletti cioè verso cui ho già espresso una preferenza sia indicato ad interloquire con la città di Milano. Per argomenti specifici peraltro quali la viabilità. Io penso che democrazia non sia solo consultazione e rappresentanza ma anche governo dei processi e degli interessi ad essi correlati. E se fra 5 anni non mi soddisfa come hai gestito gli uno e gli altri si cambia

    2. Se per democrazia intendi essere interpellata per ogni questione allora vabbè manco di democrazia .Non saprei a chi ti riferisci quando parli di liste di persone da mandare in provincia. Il partito a cui ho dato la mia preferenza e che ho delegato per le questioni che riguardano la mia città hanno individuato ed indicato alcuni consiglieri comunali già in carica di cui si sanno nomi e cognomi,se ve ne è L ‘ interesse, con l ‘ incarico di interloquire con , nel nostro caso Milano,su alcuni temi specifici che ci coinvolgono essendo comuni che insistono sulla città senza soluzione di continuità. E lo fanno senza oneri aggiuntivi. Tu lo volevi votare? Io no li ho già votati sono le stesse persone. Sarà democrazia anche che io la pensi diversamente da te oppure no?comunque ci chiamiamo città metropolitane non provincia di cui l ‘ unica cosa di interesse che ricordo sono dei nei progetti a sostegno della disabilita

    3. Per cui se devi per forza fare la nuova frontiera dell ‘ assolutismo polemizza su questo che lì si che le scuole sono in grande sofferenza perché è venuto a mancare un apporto fondamentale che veniva dalle province e ti aiuto….. non è l ‘ insegnante di sostegno ma è quella figura fondamentale che provvede a tutte le necessità di vita quotidiana che il disabile ha anche a scuola non solo a casa.

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