Ma la credibilità è un fatto

(scritto per i quaderni di Possibile qui)

Ci vuole un gran fegato nel proporre una riforma costituzionale: significa essere convinti di avere lo spessore politico e morale di impugnare la penna in un testo che è costato sangue e richiede la convinzione di essere legittimati a un’operazione che avrebbe il dovere di unire un Paese che è sempre più diviso, crepato finanche nelle istituzioni e rabbioso. Questo non significa che la Costituzione sia sacra, no: la Carta Costituzionale è la legge madre delle leggi dello Stato e in quanto tale può essere migliorata. Di più: deve essere migliorata poiché il compito della politica, quella vera, è di alimentare e sintetizzare un continuo dibattito che tenda al meglio, alla limatura continua al passo dei tempi e delle esigenze.

La contrapposizione tra riformisti e conservatori nel prossimo referendum sulla riforma costituzionale Renzi – Boschi è un falso: qui c’è uno schieramento innamorato del feticcio del cambiamento per il cambiamento da una parte e chi invece crede che sia meglio il niente (ora, così) piuttosto che un “peggio di niente”. Poi di contorno ci sono di resto coloro che cavalcano il referendum per zuffe di partito o per spodestare il governo di turno ma questi ora non ci interessano.

Però nel minestrone del populismo e della strumentalizzazione la credibilità non c’entra. La credibilità di chi propone questa riforma è un fatto politico. La compagine di chi ha tessuto le trame di questa proposta di riforma (oltre che il modo) è un elemento caratterizzante e indicativo: in una democrazia parlamentare così tanto interferita dall’Europa finanziaria, un governo non è legittimato semplicemente dai banchi che si trova ad occupare. Troppo facile, no. Se una maggioranza si propone come elemento riformatore (se non addirittura stravolgente) in tema di Costituzione ha il dovere di farsi giudicare nella sua composizione.

Renzi e Verdini (ma anche Alfano ministro dell’Interno e la Pinotti ministra della guerra e la Lorenzin ministra alla riproduzione) sono connotazioni importanti: è la differenza tra chi vota no alla riforma “come” e questi che scrivono la riforma “con”. Per questo non dobbiamo avere remore nel giudicare la credibilità di questa strampalata ciurma: la credibilità è un fatto. Di merito. E va discussa dappertutto: nei banchetti, negli incontri, casa per casa.


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4 Commenti

  1. Non sono d’accordo.
    legittimare o meno la riforma costituzionale non discutendo, con onestà intellettuale s’intende- sui punti in gioco ma sulla credibilità di chi l’appoggia è altamente sbagliato.
    Con questo giochino, dalla parte del No si possono trovare altrettanti, se non di più, personaggi controversi o di basso profilo etico e politico (gasparri anyone?).
    E ci si dimentica che il disegno di questa riforma ha una genesi in buona parte in proposte e disegni ben più lontani nel tempo.

    è un esercizio dannoso, che punta a favorire lo schieramento da fan contrapposti: voto per chi mi piace o per chi non mi piace, senza minimamente questionarsi sul 1) merito 2) prospettiva dell’assetto nuovo che viene proposto.

    Sdogana quell’immaturità civica e politica dell’elettore/fanboy.
    Come se, del resto, anche noi tutti come elettori non fossimo parte in causa del degrado del dibattito politico ridotto a slogan, personalismi, semplificazioni. Di cui tanto ci lamentiamo, e che però poi all’atto pratico da quello siamo attratti tanto da utilizzarne come categorie decisionali.

    Scusa la pippa.
    Ma la mia opinione politica sugli alfano, pinotti, boschi, dalema, pomicino, civati, brunetta non dovrebbe davvero aver nulla a che fare con la mia scelta su come votare sull’architrave democratico che andrà ben oltre questi singoli personaggi.

    1. Mai detto o scritto che non si deve discutere sui contenuti e tantomeno che il giochino è di chi vota con chi. Il fatto è chi governa con chi. La mia opinione su chi si è messo a scrivere la riforma della Costituzione italiana mi interessa. Eccome. Quello è un fatto politico.

    2. cosa cambia però, nel merito e nel giudizio in prospettiva nel decidere il tuo voto?
      Che sia una riforma frutto di un gran compromesso che mette insieme gente diversissima con interessi diversissimi, tanto quanto un fronte del no quanto più variegato possibile, come inficia nel tuo giudizio critico?

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