Che schifo le nefandezze di Radio Maria

Radio Maria ha sparato la cazzata. Un’altra. Dice che il terremoto sarebbe la punizione di dio per la legge sulle unioni civili votate in Parlamento qualche mese fa. Quindi secondo Radio Maria dio, per logica, è omofobo. Ma non solo: dice Radio Maria che dio è vendicativo, assassino è un po’ vigliacchetto se davvero colpisce cittadini per farsi intendere dai politici. La cazzata, di per sé, sarebbe anche solo una delle tante che viene sparata nel mare magnum dell’informazione, buona al massimo per dare un colpetto di vitalità agli adinolfi di turno.

Ma c’è una cosa che mi turba: che Radio Maria poi non venga mai sconfessata dalla Chiesa. Non dico il Papa (anzi, sì, dico anche il Papa) ma un Cardinale con un minuto libero per dirci che hanno detto una boiata ci starebbe pure. (edit: il Vaticano ha risposto*) Anche la redazione di Radio Maria non ha sconfessato il suo conduttore; dice che abbiamo capito male noi. Eppure le parole hanno un senso e padre Livio Fanzaga ha testualmente detto:

“dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace… Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino”.

Una cosa è certo: l’ignoranza, l’estremismo e la turboreligione genera mostri. E padre Livio Fanzaga, ancora una volta, sembra tenerci ad essere il loro pastore. Dei mostri. Chissà che ne pensa dio.

*(edit: hanno risposto. Ne scrive l’Ansa:
Il Vaticano condanna le affermazioni andate in onda su Radio Maria riguardo al terremoto come “castigo divino” dopo le unioni civili. “Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede”, deplora mons. Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, interpellato dall’ANSA. Becciu ha spiegato che si tratta di affermazioni “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo”. “I terremotati ci perdonino, a loro solidarietà del Papa”. “Cristo – ha aggiunto mons. Becciu – ci ha rivelato il volto di Dio amore non di un Dio capriccioso e vendicativo. Questa – spiega – è una visione pagana, non cristiana”.”Chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria – afferma ancora mons. Becciu – offende lo stesso nome della Madonna che dai credenti è vista come la Madre misericordiosa che si china sui figli piangenti e terge le loro lacrime soprattutto in momenti terribili come quelli del terremoto”. “Radio Maria – aggiunge il prelato, tra i più stretti collaboratori del Papa – deve correggere i toni del suo linguaggio e conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato con passione da papa Francesco specie nell’anno giubilare. Non possiamo non chiedere perdono ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere stati additati come vittime dell’ira di Dio. Sappiano invece che hanno la simpatia, la solidarietà e il sostegno del Papa, della Chiesa, di chi ha un briciolo di cuore”.
Bene. Ora rimane solo di ricacciare Fanzaga nel Medioevo.)

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60 Risposte a “Che schifo le nefandezze di Radio Maria”

  1. Onestamente si parla di ciò che si conosce!!! Tu non conosci!! Sei il solito giornalista di m…a che forse sa scrivere ma non sa leggere e ascoltare ma solo inventarsi le notizie.

    1. Guarda, io non ho la virtù del perdono. Quindi mi sa che ci vedremo presto in tribunale. Quello degli uomini.

    2. Si figuri, io non vorrei per nessuna ragione al mondo farle paura. Al massimo farle prendere le sue responsabilità.

    3. La verità dà fastidio! Se fosse coerente ammetterebbe che la notizia che ha riportato non ha un fondamento certo

    4. Fra qualche mese sarò morto…
      Se vuoi querelarmi fallo subito

  2. Vorrei solo sottolineare che il portavoce ufficiale del Vaticano , per il quale nn provo una simpatia sviscerata, ha definito scandalosexle parole del frate e che le parole stupide di un soggetto non possono inficiare ciò che di buono fanno in tanti

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