Michele Emiliano: “Ho scritto in Procura per il miliardo di euro promesso da Renzi per Taranto. Quei soldi non ci sono”

(L’intervista a Michele Emiliano di Alessandro De Angelis per l’Huffington Post. Leggetela con attenzione perché in un Paese normale una situazione del genere sarebbe sulle prime pagine di tutti i giornali. Tutti.)

Presidente Michele Emiliano, il premier ha annunciato un miliardo di euro per Taranto. Ma quel miliardo c’è? 
Credo che il Premier abbia parlato solo per sentito dire… Magari dagli avvocati che stanno lavorando in questa direzione. Andiamo con ordine. La famiglia Riva è sotto processo per reati gravissimi, tra cui disastro ambientale per inquinamento dell’Ilva.

Il miliardo a cui si riferisce Renzi sarebbe frutto proprio della transazione con i Riva.
Mi lasci proseguire. Il processo sui Riva si svolge a Taranto e ora l’Ilva è sotto la gestione del governo e con il decreto del governo la fabbrica può continuare a funzionare nonostante sia nociva.

E questa è la premessa. 
Ecco, siamo al punto: fino a che il patteggiamento non viene accettato dalla Procura e poi ratificato dal Giudice terzo non esiste quel miliardo di cui parla Renzi. Se tali richieste fossero state già presentate nelle cancellerie dei giudici probabilmente ne avremmo già avuto notizia certa.

E’ uscita una nota che parla di accordo tra azienda e gruppo Riva che potrà essere stipulato entro febbraio.
Appunto, “potrà”. Quella nota conferma che le trattative sono in corso, ma le procure non hanno ricevuto i termini dell’accordo. Fino ad oggi si è parlato di cose che non esistono finché non saranno ratificate.

Sta dicendo che quella di Renzi è una trovata da campagna elettorale non supportata da dati di realtà?
Il premier è molto interessato, diciamo così, ai referendum e pensa che tutto quello che succede sia connesso al referendum. Ma non è così. Io invece sono interessato ai problemi della mia terra. E penso che annunciare quel miliardo come cosa fatta sia quantomento inopportuno e sgradevole soprattutto se in questo modo si vuole mettere una pezza ad una vicenda assurda ed inspiegabile come il mancato finanziamento della sanità tarantina con 50milioni di euro.

Appunto, propaganda, come le avevo chiesto.
Ciò detto, per fare chiarezza, ho appena inviato alle Procure di Taranto e Milano una richiesta per conoscere la verità. La Regione Puglia, in quanto persona offesa dai reati commessi dai Riva per i quali procede la Magistratura di Taranto, può legittimamente avanzare questa richiesta.

Aspetti presidente, mi faccia capire. Lei ha scritto alle procure per capire se c’è quel miliardo di cui parla il presidente del Consiglio? 
Ha capito benissimo.

E sono obbligate a risponderle? 
Non sono obbligate a farlo fino a che l’istanza non è formalmente presentata, ma perché il giudice ratifichi l’accordo di patteggiamento tutte le parti devono essere avvisate e possono partecipare all’udienza in camera di consiglio che lo definisce.

A che serve partecipare alla procedura di patteggiamento?
A controllare la legittimità di tutte le operazioni e soprattutto a trasmettere alla Procura ed ai Giudici l’aspettativa della Regione Puglia che il danaro sia utilizzato per decarbonizzare la fabbrica.

Decarbonizzare?
Sì decarbonizzare. Il dramma ambientale di Taranto non è l’acciaio, è il carbone che serve a produrlo almeno con gli impianti pericolosi ed obsoleti esistenti. La Puglia chiede che questi impianti siano sostituti da più moderni forni elettrici alimentati a gas (anche approfittando di 20miliardi di metri cubi che arriveranno in regione grazie al gasdotto Tap) attraverso una tecnologia denominata “preridotto” già realizzata altrove proprio da aziende italiane.

E il governo?
Vorrei ricordare al premier che la decarbonizzazione è il mantra di tutti i governi del mondo impegnati nella limitazione del riscaldamento terrestre. L’Italia sottoscrive protocolli internazionali per la eliminazione del carbone, e poi non li attua. È questo il momento di farlo, Renzi vincoli quei soldi per convertire a gas l’Ilva, l’acciaieria a carbone più grande e inquinante d’Europa.

Il ministro Calenda però dice che nessuna delle offerte di acquisto dell’Ilva comprende una totale decarbonizzazione?
Appunto, nella testa di gente come Calenda il problema non è la salute dei cittadini e soprattutto dei bambini di Taranto, ma quanto costa un sistema produttivo. Ovviamente un combustibile rozzo e pericoloso come il carbone costa meno del gas. Ma la ragione è semplice: chi vende carbone non paga i danni sociali e sanitari che questo provoca. Il sistema di produzione a gas azzera le emissioni nocive che provocano malattie e tumori e riduce ad un quarto in alcuni casi le emissioni di anidride carbonica, micidiale gas serra.

Ma se la fabbrica è fuori mercato come vuole che regga?
Abbiamo pensato anche a questo. La Puglia vuole che il governo vincoli il gas del Tap nella misura di 2miliardi di metri cubi su 20 ad un costo identico o di poco superiore a quello del carbone, per rendere competitivi i nuovi impianti tarantini. Lo sconto sul prezzo ci sembra una giusta compensazione ambientale per l’impatto del gasdotto sul nostro territorio.

Torniamo alla sua lettere alle procure? Anche questa può apparire una mossa politica verso il premier.
Nient’affatto. Non è affatto questa la mia intenzione e del resto le trattative riservate svelate dal premier sono effettivamente in corso, questo è evidente. Il problema è un altro. È mio dovere avvisare l’Autorità giudiziaria che il danaro dovuto da coloro che hanno provocato danni ambientali e sanitari devastanti deve essere utilizzato non solo per riambientalizzare la fabbrica – facendo un regalo incentivante a chi vuole comprarla – ma anche per i risarcimenti delle centinaia di parti civili del processo che hanno diritto di soddisfarsi su quelle somme al pari dello Stato e della Regione.

Ecco, la fabbrica se la comprano i privati, il miliardo e 3 è dello Stato e, quando sarà, viene investito nella fabbrica dei privati… E le parti civili restano col cerino in mano.
Tant’è. È chiaro che in questo caso ci opporremo al patteggiamento.

Ma allora dove prendere il danaro per fare i nuovi impianti che lei suggerisce nella sua proposta di decarbonizzazione?
Quel miliardo e 300milioni è utilissimo anche per la ricostruzione dello stabilimento e per la eliminazione dei parchi minerari ormai inutili se non si utilizzerà più il carbone. Ma ribadisco, se quel denaro dovesse essere utilizzato per ammodernare gli impianti esistenti lasciando intatta la alimentazione a carbone, dovremmo opporci per evitare che i reati già commessi siano proseguiti anche dopo il risarcimento dei danni da parte degli autori degli stessi.

E se non si decarbonizza la fabbrica? Sarebbe ancora a rischio di interventi da parte dei Magistrati?
Certamente, lo provano i dati epidemiologici. Con l’aggravante che avremo utilizzato i soldi che mettono definitivamente fuori dal processo i Riva per riattare impianti ancora pericolosissimi per la salute a causa del carbone.

In conclusione, Emiliano, abbiamo fatto una lunga conversazione. Ne ho ricavato l’impressione che sull’Ilva non si fida del governo. E che l’annuncio del premier ha stimolato il suo animus da magistrato.
In conclusione? Basta annunci.


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26 Commenti

  1. Non sono dentro alle segrete stanze delle trattative con la Famiglia Riva; ho sentito parlare di un pagamento che in qualche modo dovrà essere fatto (si parla di ca un M.do di €) che a rigor di logica dovrebbe essere (o lo è stato) definito e destinato alla bonifica ; ciò premesso Michele Emiliano dovrebbe semmai autoaccusarsi…vedi link; non sono certo “Renziano” …unico intervento che ho apprezzato è stato il Job Act (il resto sono mance elettorali e buoni propositi in alta % parte non andati a buon fine); ma è anche vero che “piove Governo ladro” era una barzelletta già ai tempi di mio nonno e che l’attuale PdC non è certo attore del disastro ambientale di Taranto (e neanche della Guerra di Abissinia per altro); quindi esistono “colpe” e ed errori di tutti, ma non di uno solo; esistono cioè i cazzari puri e quelli che fanno qualcosa di utile e altro di dannoso http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/12/02/news/regione_puglia_un_buco_da_126_milioni_per_i_bolli_auto_non_pagati_e_le_spese_mediche_extra-153254558/

    1. Beh la regione Puglia qui mi fa un po’ ridere: in azienda privata arreca danni sul territorio e loro 1 non la vogliono chiudere perché azienda di interesse nazionale. 2 l’azienda resta privata ma vogliono i soldi dal governo per rimodernarla. 3 vogliono dal governo, e non da chi ha commesso il reato il risarcimento. 4 vogliono uno sconto ingiustificato sul prezzo del gas. Allora ha ragione Renzi quando chiede più autonomia allo stato e meno alle regioni col referendum?! Le regioni stanno solo a bussare a soldi e poi fanno poco il loro dovere e che lilla fosse dannosa non lo sapeva nessuno ma sono quasi 100 anni che l ilva è li!!! Oggi chiedono i risarcimenti. Li chiedessero ai proprietari dell azienda!

  2. Fate un favore all’italia lasciate il mondo com’è perchè sino ad ora ci hanno solo inc…..!! Secondo voi perchè renzi promette soldi in tutti i luoghi dove fa riunioni x votare si? Questa riforma dovrebbe far risparmiare 40 milioni x il senato,ma con tutta la pubblicità x votare questo si quanti soldi hanno buttato??? Anche un bambino sa che tra dire e il fare c’è di mezzo un mare!! Fidatevi che soldi non c’è ne a meno chè non debbano salvare una banca!!!!

  3. Caro Presidente del Consiglio,
    mi perdoni lo strumento della lettera aperta, forse inusuale per un Parlamentare della Repubblica, ma qui ed ora – come accade quando la misura è colma – è necessario farsi ascoltare.
    Mi riferisco ai fatti di Taranto, agli ultimi ovviamente, giacchè l’intera lunga storia dell’ILVA grida vendetta fin dalle origini. Per semplificare, si è trattato di un insediamento industriale dapprima pubblico, poi privato ma sempre garantito dall’occhio benevolo o complice dei governi, realizzato e mantenuto in nome di un assurdo compromesso: la certezza del posto di lavoro a scapito della tutela ambientale e della salute pubblica, come se due diritti costituzionalmente garantiti potessero fronteggiarsi sulle opposte sponde di un conflitto.
    Eppure, una vistosa vicenda giudiziaria ha puntato i riflettori, pur se in ritardo, su un eccidio durato decenni, uomini, donne e bambini piegati e troppo spesso uccisi dal cancro, esistenze sacrificate in nome del ricatto occupazionale. Ma niente, neppure gli allerta di scrupolose procure sono serviti a fermare un abominio così tanto raro da rinvenire in un Paese occidentale, eppure proprio della nostra storia nazionale, perchè nessuno potrebbe ridurre la vertenza ILVA entro gli angusti confini pugliesi.
    Anzi, i governi si sono premurati di scavalcare le conclusioni giudiziarie sostenendo senza se e senza ma quella impostazione industriale, asfittica di investimenti per la bonifica di un’area più vasta di quella della stessa città, investimenti che non escluderebbero affatto la conservazione dei posti di lavoro. Così, anzichè investire nell’ambientalizzazione, che avrebbe rafforzato e messo in sicurezza il lavoro operaio, si è preferito proseguire in una politica di galleggiamento, irresponsabile rispetto alla sicurezza e quindi nei fatti beffarda quanto alle istanze che a gran voce si levano dall’intera comunità pugliese. Ma possibile che ancora oggi si eluda la nevralgica questione della decarbonizzazione dell’ILVA come se si trattasse di un tabù?
    E siamo all’oggi. I cinquanta milioni di euro promessi dal suo Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria originata dall’inquinamento dell’ILVA saltano perchè privi di copertura finanziaria, quando è ben noto che le scelte politiche si compiono proprio nel momento in cui si destinano (o non si destinano) determinati fondi. Né intendo accordare credito a coloro che ipotizzano una sorta di sua ritorsione personale verso la Puglia ed il suo Governatore, colpevole di mancato allineamento, voce tanto aberrante da non poter essere plausibile. Resta tuttavia stringente la necessità di una risposta effettiva al nocciolo del problema, ben più credibile dei balbettii ministeriali che rimandano senza garanzie a dopo il referendum costituzionale lo svolgimento di una pratica tanto bollente.
    Non si può più aspettare, e non in virtù di una opposizione certamente tutta politica al suo Governo, ma in nome e per conto di bambini devastati da morbi innominabili, di famiglie fiaccate dall’angoscia, di una intera comunità territoriale atterrita tanto dall’incudine del licenziamento, quanto dal martello di malattie ingiuste.
    Presidente, lei ha il dovere di dare una risposta immediata e non equivocabile a Taranto, alla Puglia e all’Italia. Altrimenti, diverrà cogente che tutte le istituzioni pugliesi, a partire dai parlamentari, si muovano in un corpo unico per elevare la più alta delle barricate ad una gestione dissennata della salute pubblica e in definitiva della vita stessa di suoi concittadini inermi.

    Toni Matarrelli
    Parlamentare Possibile

  4. Insomma chi vota no, viene automaticamente incensato da te. Comunque anch’io ho sentito di accordi coi Riva. Spiegaci invece come i Riva hanno avuto l’ilva, tanti di quelli che l’han favorito oggi sono per il no. Intervista l’ex ministro Prestigiacomo su alcune bonifiche non fatte circa 10 anni fa.

    1. stava su tutti i giornali sinceramente… e credo che lo abbia detto proprio per quello visto che l’unico fine dell’annuncio era propaganda bella e buona fine a se stessa, come gli altri millemila annunci di Renzi da quando era sindaco di firenze… ma ancora ci sono babbei che gli credono?!?

    2. Vedremo se ci saranno o meno. Io mi auguro che ci siano per Taranto e mi fa specie il governatore della Puglia che pensa ad affossare Renzi invece di augurarsi come me che quei soldi ci siano. Vogliamo dare la colpa a Renzi anche dell’Ilva e di Taranto? ? Tanto una colpa in.più una in meno che differenza fa.??Il pregiudizio è una brutta roba. ..

    3. bè si basta leggere, ma lo abbiamo fatto, siamo mica scemi e neanche analfabeti funzionali; che a qualcuno non piaccia Renzi è comprensibile e non arriva certamente la Digos se non piace (a me ad es piace a volte ed altre no); ritengo però che fare pace col proprio cervello sia presupposto indispensabile di ogni rapporto col prossimo (e anche , appunto, con se stessi) :-)

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