Il processo sulla presunta tangente Eni (197 milioni di euro) si “salva” per un giudice onorario

Il processo Eni-Saipem, uno dei più importanti dibattimenti per corruzione internazionale, con tangenti contestate per 197 milioni di euro, sarà celebrato solo grazie a un giudice onorario. E’ il risultato di una richiesta di astensione presentata dalle difese del gruppo pubblico- tra i quali l’ex ministro della Giustizia Paola Severino – nei confronti del giudice fin qui designato, Oscar Magi, a causa di un suo pronunciamento in un altro processo per corruzione contro Eni, nel 2013. E di un ingorgo negli uffici giudiziari di Milano, dove non è stato possibile formare un altro collegio giudicante. Lo scrive oggi il Corriere della Sera, sottolineando che l’importante procedimento è finito sulle spalle di Maria Cristina Filiciotti, uno dei 2.100 giudici onorari, vale a dire “non in carriera che (facendo altri lavori, specie avvocati), sono ingaggiati a scadenza, pagati a cottimo sul numero di udienze, privi di pensione-malattia-maternità-ferie-tfr alla stregua di precari del diritto”. Il giudice onorario Filiciotti è chiamata a decidere sulla maxitangente pagata, secondo l’accusa, da Saipem Eni nel periodo 2006-2010 per una commessa da 8 miliardi in Algeria.

La difesa di Eni, spiega il Corriere, aveva presentato la richiesta di astensione perché il giudice Magi, nel 2013, nella sentenza di condanna di Saipem per un analogo caso in Nigeria aveva sostenuto che il modello organizzativo della società fosse inadeguato a prevenire le tangenti. Una convinzione che, secondo i legali, avrebbe potuto condizionare questo nuovo giudizio. La richiesta è stata accolta dal presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, assieme al coordinatore penale Cesare Tacconi. Da quel momento è però emersa l’impossibilità di formare un altro collegio giudicante. Nella IV sezione penale, oltre a Magi sono out i due colleghi che si sono pronunciati con lui contro Eni; un quarto è da poco diventato presidente di un’altra sezione; un quinto da gip aveva autorizzato alcune intercettazioni del procedimento, cosa che fa scattare un’incompatibilità per legge. Dato che i giudici per ogni sezione sono scesi da nove a sei, è risultato impossibile formare un collegio. Mentre la X sezione, specializzata in corruzione, sta per affrontare il Ruby ter – sulle presunte false testimonianze in favore di Silvio Berlusconi nel processo concluso con la sua assoluzione – e non può sobbarcarsi un altro dibattimento di quella portata. Risultato: il giudice onorario Filiciotti salverà il collegio affiancando le sole due toghe disponibili della IV sezione.

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