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«Come è lassù?» «Non c’è più niente»: un reportage per capire di più su Rigopiano

(un reportage da incorniciare dell’Ansa)

Quando finalmente sono arrivati lassu’, a 1.200 metri, in molti sono scoppiati in lacrime: 20 ore di fatica bestiale arrancando tra muri di neve e un vento gelido per trovare un pugno di macerie. Vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, uomini del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza, medici, paramedici e volontari della Protezione Civile hanno impiegato una notte intera per raggiungere l’hotel Rigopiano, una notte infernale e assurda, fatta di dolore e ingegno per risolvere i problemi.
Il loro viaggio e’ cominciato verso le 18 di ieri, quando l’allarme lanciato da Giampiero Parete, uno dei due sopravvissuti, e’ arrivato nelle centrali operative. “C’e’ un hotel completamente isolato in una frazione di Penne”, e’ stata la prima comunicazione. Le colonne si sono mosse dall’Aquila e da Pescara, ma subito ci si e’ resi conto che salire i tornanti che da Penne portano nel cuore del Gran Sasso, sarebbe stata un’impresa. Da Penne all’hotel, infatti, sono meno di 25 chilometri, massimo mezz’ora di macchina in condizioni normali. Ma non oggi: usciti dal paese, ogni 500 metri la neve aumenta di 20 centimetri. Imboccato il bivio per Fivirola, l’ultimo paesino prima dell’hotel, il silenzio e’ totale, come il manto bianco che avvolge tutto e che raggiunge il metro d’altezza. I mezzi passano a fatica, alcuni con le catene montate a tutte e quattro le gomme, ma passano. Attorno alle 19 le avanguardie gia’ sono in contrada Cupoli, quattro case e un bar dove abitano anche alcuni dei dipendenti dell’albergo: mancano solo 11 km al Rigopiano ma la neve raggiunge i due metri e i telefoni cellulari non prendono: i soccorritori parlano tra loro e con le rispettive centrali soltanto via radio.
Ed e’ qui che inizia l’odissea, quella vera. Fatti i due primi tornanti, il muro di neve ai bordi della provinciale copre completamente i cartelli stradali; la strada e’ ridotta ad un’unica carreggiata: se passa qualcuno nel verso opposto bisogna fare centinaia di metri in retromarcia nella neve e, in diversi punti, gli alberi crollati per la troppa neve riducono ancora l’asfalto percorribile. Si decide cosi’ di fermare i mezzi pesanti, si va avanti solo con le campagnole. Ad aprire la strada e’ una turbina, una macchina che serve a strappare la neve dall’asfalto e spararla di lato.
Attorno alle 22 i mezzi imboccano l’ultimo tratto di strada, i 9 km dal bivio di Rigopiano all’albergo. E dietro la prima curva l’avanzata s’arresta: la macchina incontra alberi e rami sulla sua strada. Se prosegue, la fresa – che impiega un’ora per fare 700 metri – si rompe e addio hotel. Tocca ai vigili del fuoco con le motoseghe, aprire la strada. Sotto la neve che continua a cadere e con almeno 5 gradi sotto zero. Cosi’, non s’arriva. Quattro uomini del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e del Soccorso Alpino civile, a mezzanotte, si sganciano. Con gli sci con le pelli di foca ai piedi cominciano a salire, lentamente, tra la bufera di neve. Quattro ore d’inferno. “Siamo arrivati stamattina verso le 4 – racconta il maresciallo della Gdf Lorenzo Gagliardi – abbiamo dovuto utilizzare gli sci d’alpinismo per scavalcare i muri di neve. In alcuni punti non si vedeva neanche dove fosse la strada”. E quando arrivano su capiscono che la situazione e’ drammatica. Ma e’ ancora buio pesto e non possono rendersi conto di quel che li’ attendera’ poche ore dopo. Riescono, pero’, a raggiungere i due sopravvissuti, Fabio Salzetta e Giampiero Parete, che solo per un caso si trovavano fuori al momento dell’arrivo della slavina.


Qualche chilometro dietro, intanto, si continua ad avanzare lentamente. La luce dell’alba consente agli elicotteri di alzarsi in volo e finalmente si capiscono le dimensioni della tragedia e le difficolta’ di chi deve cercare di salvare piu’ vite possibili. Quelle auto incolonnate tra gli alberi, in un mare di neve, sembrano le vecchie carovane dei pionieri che attraversavano l’Alaska in cerca di oro. Attorno alle 8 del mattino la turbina si ferma: e’ finito il gasolio. Le riserve ci sono ma sono un paio di chilometri indietro. Cosi’ una ventina di vigili del fuoco prede una tanica a testa e torna indietro a piedi nella neve, fa rifornimento dagli altri mezzi e torna indietro, consentendo alla macchina di ripartire. E arriva anche ‘il bruco’, un mezzo cingolato che puo’ trasportare fino ad otto persone.
E’ quasi mezzogiorno quando la colonna imbocca l’ultimo chilometro, il piu’ difficile. Gli alberi crollati sono ovunque e una nuova slavina rallenta ancora l’avanzata. “Mai vista cosi’ tanta neve. Mai trovata una situazione cosi’ difficile” racconta esausto chi scende. Finalmente i mezzi riescono ad aprirsi il varco giusto, ma gli ultimi 300 metri vanno fatti a piedi. Per forza. Viene cosi’ creato un ‘parcheggio’ spazzando via centinaia di metri cubi di neve.
E, con la neve alle ginocchia, i soccorritori arrivano finalmente all’hotel e, 20 ore dopo aver cominciato, possono finalmente iniziare il loro lavoro. Verso le 15 qualche mezzo comincia a scendere dall’hotel, a breve arrivera’ il cambio. Dentro ci sono facce distrutte, stralunate, sconvolte. Come e’ lassu’? “Non c’e’ piu’ niente”.

195 commenti su “«Come è lassù?» «Non c’è più niente»: un reportage per capire di più su Rigopiano”

  1. Le posto una risposta che ha dato al suo commrnto un mio smico, Dino Nebuloso. Chi ha ragione.fra voi due? “Sè vero quello che dite, ogni costruzione in montagna allora è a rischio. Quel resort è stato un ampliamento di una struttura esistente da oltre 50 anni, in una valle piena di boschi di alberi ad alto fusto che, se non lo sapete. sono la migliore difesa dalle valanghe. La casualità di una nevicata eccezionale( 5 metri di neve non si ricordavano a memoria d’uomo) di una neve oltretutto molto umida che ha indebolito gli strati superiori di terreno, unita ad una scossa di terremoto, sono stati un mix micidiale che ha causato la tragedia. E per concludere, il processo non era per abusi edilizi (che non ci sono stati) ma per l’assegnazione di un area esterna all’albergo (sulla quale non si era costruito nulla), che si è concluso con l’assoluzione con formula piena. Prima di sparare sentenze, informatevi!!

  2. Di una cosa però sono certo… nel 2017 non ci possono essere zecche così che devono per forza polemizzare su tutto, sparando idiozie grandi come montagne e passando di stupidaggine in stupidaggine, ogni volta che qualcuno gli smonta la cretinata precedente. Sei tanto bravo? Prendi pala, cuffia e guanti e vai te a soccorrere. Quando – o meglio, SE – torni indietro, ti faremo un bell’applauso. Tuttologo dei miei stivali!

  3. Massimo Chiodi Allora non sei cocciuto, di più. Vuoi dire che le turbine avrebbero dovuto arrivare fino all’albergo e creare uno spazio per far atterrare gli elicotteri? Ma se hai rotto il kazoo fino adesso perchè fantasticavi sugli elicotteri che avrebbero potuto arrivare prima dei mezzi a terra… Mettiti d’accordo con te stesso, ma almeno smettila di scrivere fesserie.

  4. Bla bla bla. Constatazioni pertinenti e altre no. Chi ha provato tornenta di neve e -10 in notturna ? Chi ha provato a rspirare la neve con la bocca aperta e il cuore a tamburo nel petto e le gambe che bruciano dalla fatica sapendo che che il tempo è fatalmente prezioso? E non per l’encomio ma per aiutare i propri simili. Quanti sono piloti d’attacco notturno ? Quanti sanno come funziona un visore notturno ? Quanti hanno visto una slavina ? Solo una grande stima verso chi si è fatto in quattro per aiutare, deve essere il fulcro di quello che succede. E la partecipazione nell’aiutare, ciascuno secondo le sue capacità… Qualcosa poteva sicuramente andare meglio, ma le chiacchiere sugli errori, si fanno dopo che si sono risolte le emergenze, nel durante non servono. agli Alpini nella campagna di Russia, servivano scarponi, non parlare di chi fosse la colpa, stando davanti al caminetto.
    Una tragedia grande, vuole grande attenzione, grande aiuto, grandi fatti.
    E questa è una somma di grandi tragedie, Non servono grandi parole.
    E queste digressioni, non aiutano nessuno.
    E nuovamente GRAZIE , a chi a proprio sacrificio è realmente presente in questa tragedia, tanto da farmi sentire dolorosamente, assolutamente inutile.

  5. Bla bla bla. Constatazioni pertinenti e altre no. Chi ha provato tornenta di neve e -10 in notturna ? Chi ha provato a rspirare la neve con la bocca aperta e il cuore a tamburo nel petto e le gambe che bruciano dalla fatica sapendo che che il tempo è fatalmente prezioso? E non per l’encomio ma per aiutare i propri simili. Quanti sono piloti d’attacco notturno ? Quanti sanno come funziona un visore notturno ? Quanti hanno visto una slavina ? Solo una grande stima verso chi si è fatto in quattro per aiutare, deve essere il fulcro di quello che succede. E la partecipazione nell’aiutare, ciascuno secondo le sue capacità… Qualcosa poteva sicuramente andare meglio, ma le chiacchiere sugli errori, si fanno dopo che si sono risolte le emergenze, nel durante non servono. agli Alpini nella campagna di Russia, servivano scarponi, non parlare di chi fosse la colpa, stando davanti al caminetto.
    Una tragedia grande, vuole grande attenzione, grande aiuto, grandi fatti.
    E questa è una somma di grandi tragedie, Non servono grandi parole.
    E queste digressioni, non aiutano nessuno.
    E nuovamente GRAZIE , a chi a proprio sacrificio è realmente presente in questa tragedia, tanto da farmi sentire dolorosamente, assolutamente inutile.

  6. Solo grazie a chi ha messo a repentaglio la propria vita per fare ogni sforzo nel tentativo di salvarne altre. Purtroppo la tragedia è immane

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