E intanto continua la protesta dei Sioux contro l’oleodotto

«Stiamo combattendo contro un sistema e abbiamo bisogno di farlo insieme. Dobbiamo ribellarci tutti insieme». Con queste parole Dallas Gooldtooth, uno degli organizzatori della campagna Indigenous Environmental Network, ha fatto un appello alle persone di tutto il mondo per lottare contro l’abrogazione dei diritti indigeni e per una grande mobilitazione di massa a Standing Rock in Nord Dakota, dove è prevista la costruzione di un oleodotto vicino la riserva dei Sioux.

Martedì scorso, i tecnici del Genio dell’esercito statunitense hanno annunciato l’imminente approvazione della fase finale della costruzione dell’oleodotto Dakota Access. In una lettera indirizzata al Congresso, il segretario dell’esercito Robert Speer ha comunicato che lo studio di impatto ambientale dell’oleodotto, previsto dalla precedente amministrazione, sarà annullato, concedendo un passaggio che permetterà alla compagnia Energy Transfer Partners (società nella quale Donald Trump ha investito, in passato, e il cui amministratore delegato ha finanziato la campagna elettorale dell’attuale presidente statunitense) di trivellare sotto il lago Oahe, lungo il fiume Missouri.

L’esercito ha, inoltre, aggiunto di aver intenzione di sospendere il consueto periodo di attesa di 14 giorni previsto prima che l’ordinanza diventi operativa, consentendo, di fatto, l’inizio immediato dei lavori di trivellazione. La decisione è arrivata dopo che lo scorso 24 gennaio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo con cui ha dato il via alla ripresa dei lavori per gli oleodotti Dakota Access e Keystone XL, in netta controtendenza con le decisioni assunte dal suo predecessore Barack Obama.

(ne scrive Valigia Blu qui)


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