Dare peso alle parole (e pagarle care): l’esempio dell’eurodeputato polacco sessista

Sì, lo so, che mettere in un titolo “l’esempio dell’Europa” di questi tempi provoca gastriti e rischi di sincopi sgomente ma la sanzione comminata ieri a Janusz Korwin-Mikke (eurodeputato, ahinoi, famoso per le provocazioni razziste che l’hanno reso “macchietta” buona per il percolato degli intolleranti) da parte del Parlamento Europeo ci riporta a un senso della misura (e delle regole, anche verbali) che da noi appare ancora piuttosto lontano.

Nel corso di un dibattito sulla disuguaglianza salariale qualche settimana fa Korwin-Mikke aveva dichiarato testualmente: «Giusto che le donne guadagnino meno, perché sono più deboli, più piccole e meno intelligenti» citando come esempio probante della sua squinternata tesi il fatto che «tra i primi cento giocatori di scacchi non c’è nemmeno una donna.»

Provate a immaginare la scena qui: da una parte ci sarebbe stato il darsi di gomito divertito sottovoce di qualcuno che avrebbe sminuito il tutto parlando di una provocazione, dall’altra ci sarebbe stato il coro d’indignazione e nel mezzo quelli del “diritto di opinione”. Un gran chiasso in televisione, pance solleticate e qualche nota di censura.

 

(continua su Left)


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