Mentitori e guerrafondai: l’export italiano delle armi nel 2016 è cresciuto dell’85%

Le esportazioni italiane di armamenti nel 2016 hanno raggiunto 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. Lo si apprende dalla Relazione annuale al Parlamento in materia di armamenti, inviata dalla Presidenza del Consiglio. Il 50% del valore delle esportazioni (7,3 miliardi) deriva dalla fornitura di 28 Eurofighter della Leonardo al Kuwait che sale al primo posto come mercato di sbocco per l’Italia. Seguono Gb, Germania, Francia, Spagna, Arabia Saudita (427,5 milioni), Usa, Qatar, Norvegia e Turchia (133,4 milioni).

(fonte)


Also published on Medium.

15 Commenti

  1. Caro Giulio, non sono d’accordo il sillogismo, meno armi meno guerre, da dove salta fuori?
    No armi… nel Ruanda usarono i maceti. Per quanto riguarda l’immigrazione non è sempre così lineare associare guerra ad immigrazione. In Italia c’è una forte immigrazione dal Senegal che non è in guerra, Nigeria che non è in guerra, Ghana che non è in guerra ed è molto più lontano rispetto ad esempio alla Libia la cui immigrazione è trascurabile e non è certo in pace.

    Con stima
    Andrea

  2. E’ giusto notare che l’aumento dell’85% è dovuto ad una singola supercommessa di eurofighter per il Kuwait che fortunatamente non è un paese in guerra. Non sono felice perchè l’Italia vende armi, ma la strada per il disarmo è lunga e complessa e invocare soluzioni drastiche e rapide e non realistico ed anche forse controproducente

    1. Senz’altro. Basterebbe però almeno un’inversione di tendenza. Purtroppo invece si va in crescita e la trasparenza diminuisce (ve la ricordate la crociera della portaerei Cavour lungo le coste africane per showcase e vendita di armi, prima negata dal ministro Mauro e poi confermata dai giornali con tanto di servizi fotografici?)

    1. giusto sospendiamo le vendite di armi delle imprese italiane.
      peggio per chi lavora nel settore difesa.
      del resto sicuramente per solidarietà le aziende produttrici di armi francesi o tedesche si asterranno anche loro dal venderle.
      un po’ di realpolitik non vi farebbe male

    2. E quindi? Per tenere in vita finmeccanica e l’industria bellica vendiamo armi a più non posso, compresi paesi in guerra, con zero trasparenza e in barba alla legge? E poi magari ci lamentiamo che i disperati che scappano dalle guerre combattute con le nostre armi (e quelle della Germania e della Francia e…) arrivano fin da noi. Non fa una piega. Altro che realpolitik, qui mancano del tutto umanità e lungimiranza.

    3. Non dico di insistere a vendere armi a più non posso.
      Dico che senza una iniziativa che coinvolga come minimo tutti i paesi europei non si va da nessuna parte.
      O smettono di vendere anche le imprese tedesche francesi e spagnole o non cambia nulla.

    4. Che sia necessaria una linea comune europea è fuor di dubbio. Questo però non deve essere un comodo alibi per ciascuno, soprattutto nel momento in cui non si fa nessuno sforzo per affrontare la discussione. Anzi.

Rispondi