Anche una sola applicazione di un diritto è un successo

Repubblica oggi spara un titolo che mette i brividi:

Evidentemente da quelle parti non sanno che i diritti sono quasi sempre quelli degli altri e si fatica a ribadirli e rivendicarli perché troppo spesso appartengono a una minoranza che fatica a trovare rappresentanza. Strano, perché il processo di trasformazione che porta alla consapevolezza culturale di un diritti (oltre alla sua applicazione) una volta da queste parti era roba anche della stampa e degli intellettuali. O forse non è strano proprio per questo.


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15 Risposte a “Anche una sola applicazione di un diritto è un successo”

  1. Se facessero la conta dei divorzi e delle separazioni, forse non parlerebbero così.

  2. probabilmente, c’erano molti in “coda”

  3. Il casino fatto in merito alle unioni civili è stato fatto, voluto ed organizzato come “falso bersaglio” politico per non parlare di problematiche ben più urgenti ed immediate che il fallimentare Governo Renzi non ha voluto (non potuto) risolvere per una precisa strategia. In una democrazia sana i diritti delle minoranze sono sacri, ma dopo che sono stati assolti i diritti delle maggioranze, diversamente si parla di oligarchia o dittatura!

  4. Grillo sbaglia a fare le liste di proscrizione, basta lasciarli scrivere, si proscrivono (leggi anche : prostituiscono) da soli.

  5. I numeri sono in proporzione alla popolazione omosessuale in Italia

  6. Questa non ha capito niente boh…..

  7. Hai detto giusto.. “una volta da queste parti era roba anche della stampa e degli intellettuali”.. una volta.. che tristezza

  8. Veramente il flop è dei matrimoni religiosi, in calo costante da almeno dieci anni ma, sai com’è: il culo della chiesa costituisce sempre un buon nutrimento, perciò sotto a leccare!

  9. Senza contare che trattandosi di un istituto con gravi profili discriminatori(questo è il vero flop) molti, giustamente, continuano a scegliere di sposarsi all’estero

    1. Ha centrato perfettamente il problema, Micol

    2. Andrea CantoreAmmetto di non aver letto l’articolo di Repubblica, non l’ho trovato, ma è il loro titolo che mi pare sterilmente polemico. Sembra voler suggerire, secondo un’argomentazione in voga anche alla vigilia della legge, che non ce n’era alcuna necessità per via dei numeri esigui dei reali interessati, mentre ovviamente quando si tratta del riconoscimento dei diritti la meritevolezza dell’intervento legislativo non si misura in base al numero di persone che in concreto si servono della legge per esercitarli. Se, invece, il contenuto dell’articolo sottolinea che i numeri “bassi” e il “flop” sono da imputarsi alla stessa inadeguatezza della legge, allora sono d’accordo.

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