Lettera di una madre al figlio bocciato

La pubblica il Giornale di Brescia. Ed è una buona lettura mattutina, credo:

Figlio mio, stamattina mi ha chiamato la scuola per dirmi che non ce l’hai fatta. Dovrai ripetere l’anno. Il tuo professore era afflitto, mai quanto me che ho dovuto sentire le sue parole. Volevo dirgli che hai combattuto fino all’ultima ora dell’ultimo giorno, poi ho pensato che a cose fatte era una precisazione inutile. Io lo so e me lo ricorderò. Ho passato mezz’ora fissando il vuoto pensando a come dirtelo. Tu hai lottato fino all’ultimo.

Hai persino preso otto nella verifica di storia il penultimo giorno di scuola. Ma non è bastato, perché sei stato un disastro in matematica, fisica e persino in italiano, per via di quattro impreparati in batteria. E poi latino così così, scienze non recuperato il primo quadrimestre. Perché adesso conta anche quello, accidenti.

Sono entrata nella tua stanza, te l’ho detto e tu non ci credevi. Hai pensato a uno scherzo. Ovvio che non lo era. Ho visto la tua espressione che da attonita è diventata sconfitta. Hai perso la tua battaglia perché hai creduto di poter fare ciò che non è sempre scontato: ottenere risultati impegnandosi solo all’ultimo momento, inventando un miracolo. Si può e a volte riesce, ma anche per fare i miracoli servono basi di credibilità. Adesso lo sai.

Alla tua generazione è chiesta l’eccellenza. Voi dovete essere perfetti, perché siete pochi e crescete nell’idea che credere in se stessi in modo acritico funzioni sempre. E che essere incredibili sia la risposta.
Da oggi sai che non è così. Essere persone straordinarie è uno status che si acquisisce con le vittorie, ma soprattutto con le sconfitte. Hai sottovalutato le implicazioni, hai creduto di poterti permettere di non fare il tuo dovere e alla fine hai sperato che il poco che hai fatto andasse bene a tutti. No, ciò che hai fatto come vedi non è bastato.

Eri convinto, ma il colpo di genio non sempre paga. Il colpo di genio l’hai avuto in qualche materia che non ti costava troppa fatica, mentre le altre le hai date per perse. Il colpo di genio usato così funziona una volta: si ripete soltanto quando hai speso un gran tempo nell’esercizio. Quando hai abbastanza scritto, suonato, cantato, letto, contato fino a rovinarti occhi, dita, gola. Quando hai imparato tutto quello che serve, anche se non ti sembra possa risultare minimamente utile al tuo scopo. Sai perché? Perché non hai ancora trovato il tuo scopo.
Ti sei trovato a maggio a dover recuperare ciò che ritenevi di poter fare in un attimo e che in un attimo fare non si può. Ti sei illuso che tutto potesse essere fatto senza sforzo o con moderata fatica.
Oggi hai scoperto che non funziona così. Che puoi raccontarti di essere bravo (e lo sei), ma per essere davvero bravi bisogna avere l’umiltà di aprire i libri e studiare cose noiosissime ogni giorno. Le dimenticherai dopo, non prima: questo è il segreto. Quello che ti resterà sarà parte di te, diventerà ciò che sarai. E quando le saprai tutte, le cose che chiede la scuola, ancora non basterà. Ma questo lo sai già, perché tu sei la nuova generazione. Lo sa bene anche la vecchia, se ciò ti può in qualche modo consolare.

Alighieri Dante, il tizio che non hai studiato, ha dovuto subire umiliazioni peggiori delle tue. Cacciato da casa e dal suo paese, ha supplicato ospitalità, è morto da solo e nessuno si è ricordato di lui per almeno trecento anni. Oggi è lo scrittore di maggior successo al mondo. Questa è una sua celebre terzina.
«Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ’l salir per l’altrui scale.»

È giunto il tempo che tu impari ad affrontare quelle scale. Queste scale sono le tue. Raccogli l’anima da terra e sali quei gradini, uno per uno. Fagliela vedere.
Non ti ho mai amato così tanto come oggi che ti vedo perdere.


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323 Commenti

  1. Paolo

    Nulla da contestare riguardo il contenuto della lettera, erroraccio di grammatica a parte, che suggerirebbe alla mamma in questione, di riaprire i libri lei per prima. La domanda è: perchè non ha parlato di persona al figlio? Possibile non sappia che insegnamenti ed eventuali rimproveri, sono una faccenda tra genitore e figlio? E’ come se fosse andata a c’è posta per te… si goda il suo minuto di notorietà, ottenuto aggiungendo alla sconfitta per la bocciatura, l’umiliazione per lo svergognamento pubblico, nei confronti del ragazzo. Ora forse la vedremo anche all’isola dei famosi? Pessimo esempio, signora mamma. I panni, li si sciacqua in casa!

    1. Paolo

      Brava? Svergognare pubblicamente è comportarsi bene? Secondo te la vedremo presto al grande fratello ora? Io direi signora malatissima di esibizionismo! Altro che amore materno! Ma le assistenti sociali dove sono?

  2. Io mi chiedo se sia più cocente la “sconfitta” per la madre o per il figlio. Che peccato vedere lo studio come lotta, c’è molto altro, nella vita così come in Dante e per l’appunto il tempo dedicato consente di apprezzare ciò che di primo acchito può apparire inutile. I colpi di genio son altri ed altre le sconfitte. Buona vita.

    1. Daniela

      Già……sarà che ho un nipote che ha lottato strenuamente contro una leucemia per 15 mesi a soli 9 anni e non ce l’ha fatta, consapevole gli ultimi mesi di non farcela, un bambino che ha sfidato la morte e la vita ed alla fine fiaccato da chemioterapie infinite quanto inutili,da radioterapie e morfina ha gettato la spugna, morendo sotto sedazione perché il suo ultimo giorno non respirava più e si dimenava per quanto stava male .. .benvenga una bocciatura a scuola che NON È UNA TRAGEDIA!

    2. Daniela

      Che tragedia!!!!!sarà che ho un nipote che ha lottato strenuamente contro una leucemia per 15 mesi a soli 9 anni e non ce l’ha fatta, consapevole gli ultimi mesi di non farcela, un bambino che ha sfidato la morte e la vita ed alla fine fiaccato da chemioterapie infinite quanto inutili,da radioterapie e morfina ha gettato la spugna, morendo sotto sedazione perché il suo ultimo giorno non respirava più e si dimenava per quanto stava male .. .benvenga una bocciatura a scuola che NON È UNA TRAGEDIA!

  3. francesco

    Cara Mamma, sono un papà di 50 anni con 2 figli e capisco perfettamente cosa rappresenti questa cosa, per te e soprattutto per lui. Per esperienza personale posso dirti che le bocciature non sono una sconfitta ma un muro contro il quale ci si sbatte quando si pensa di avere l’orizzonte avanti. L’umiliazione ed il senso di sconfitta lo si porta dentro per sempre, ma è proprio dagli errori che si impara a cavalcare la vita. In bocca al lupo, ora fagli godere le vacanze con la spensieratezza di un giovane.

  4. Questa generazione è condannata ad eccellere per i genitori…..non infumzione dello scopo im cui si crede…..cara mamma sono con te nel tuo dispiacere ma tuo figlio che si ricorda a maggio di recuperare e’ un’offesa per chi si impegna tutto l’anno e per gli insegnanti che svolgono il proprio lavoro con serietà

  5. Palma Martino

    no, non sei stato bocciato!
    I professori ti hanno promosso alla vita. Oggi hai veramente imparato il senso ed il valore del tempo, dell’impegno e della responsabilità. Dimostra quello che veramente sei: hai il prossimo hanno scolastico!
    p.s. brava anche la mamma che ama il figlio sostenendolo nei momenti critici. Sono lezioni di vita, di autentica educazione per una crescita responsabile.

    1. larry

      Per me è il commento di Palma Martino, che condivido in toto, ad aver colto nel segno del valore e del significato della vita. Bruttissimo termine “bocciato”, da bandire. E’ la scuola in funzione di chi si deve formare, non chi si deve formare in funzione del percorso scolastico. Non ci si dovrebbe esprime, secondo me, in termini di sconfitta o di vittoria… vittoria su cosa? Pensiamo a quanto le vittorie non aiutino oggi i giovani a trovare una collocazione nel mondo del lavoro. O a quante volte ripetano a se stessi “di che utilità mi è stata la vittoria (promozione)”?. Mio figlio si è fermato a 6 esami dalla laurea, non ci credeva più. Si è inserito invece da solo nel mondo del giornalismo, e sta ancora lottando, ma qualche spicciolo lo vede. Tanti suoi compagni, oggi laureati, fanno i camerieri o dipendono dai genitori. Vittorie e bocciature sono sconfitte di una società che ha perso la bussola e illude. E comunque, al di là di tutto, non basta mandare i figli a scuola, se alle spalle i figli non percepiscono nei genitori il faro che ne illumina il cammino.

  6. Quello che spicca è: hai creduto nel colpo di genio, hai creduto di poter fare in un attimo quello che invece andava fatto giorno X giorno…Questo è quello che dico ogni giorno a mio figlio, con parole molto più sgangherate e qualche ( molte ) urla…Ma questo è: si studia tutti i santi giorni non a maggio X recuperare!

  7. Roberto

    Brava mamma. Anch’io come te ho provato la cocente delusione della bocciatura di nostra figlia. Ne è nata però una grande voglia di riscatto e un cambio di corso di studi ha chiarito la sua strada. Ora ha ottimi voti. La lezione è stata dura ma necessaria. Noi genitori abbiamo condiviso con nostra figlia l’onta della sconfitta e la gioia della rinascita. Roberto

  8. Francesco

    Scapaccioni, calci e quant’altro non servono a nulla…peggio ancora, comprensivi, accondiscendenti, coccoloni o avvocati d’ufficio delle cause perse, non servono proprio a nulla!!!
    Quello che ha scritto questa madre è profondamente encomiabile!
    Ascoltare, domandare essere presenti in ogni momento del suo sviluppo, porre il proprio figlio/i al centro della propria vita…lo hai fatto e non puoi pretendere che sia autonomo da quando si alimenta, si veste si lava da solo…
    Stargli accanto senza costrizioni ne imposizioni…silente ma con gesti esemplari, ricordarsi sempre che a quell’età, si guarda più che si ascolta!

  9. Cara madre, io come padre, ex insegnante e soprattutto come ex studente preso da troppe attrazioni ed interessi diversi dallo studio scolastico almeno fino a quindici anni (oggi ne ho settanta), penso che questo anno, per tuo figlio, non sia un anno perduto bensì, con le capacità di cui sembra disponga e con la madre che intravedo in lei, questo sarà un anno di ricarica che consentirà a suo figlio di raggiungere le proprie mete.
    Ha fatto il pieno, ora è veramente pronto e può partire per il suo viaggio.

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