Lo dicono tutti ma lo fanno in pochi: la cultura contro la camorra

Mai entrato in una scuola. Mai, neppure nell’asilo nido. La mamma la riteneva una perdita di tempo. Meglio tenerlo in casa, pensava. Appena adolescente, suo figlio Marco (nome di fantasia, ndr) l’ha mandato a fare il meccanico. Poi, un giorno, il capomastro gli chiede di mettere un bigliettino con i nomi dei clienti sulle auto in consegna. Non lo sa fare, fa brutta figura, in officina lo irridono. Torna a casa e litiga con la madre, lui insiste per andare in una scuola serale, anche a costo di lavorare meno, lei si oppone. Marco inizia a sfasciare casa, devono intervenire i carabinieri che lo portano in caserma e poi in una comunità per minori. «È stata la sua salvezza» racconta una professoressa dell’istituto «Catullo» di Pomigliano d’Arco, dove Marco ha poi sostenuto con successo l’esame di terza media. Ma per una storia a lieto fine ce ne sono altre dieci fallimentari.

Un gran lavoro il bel video documentario di Antonio Crispino. Eccolo qui:

7 Risposte a “Lo dicono tutti ma lo fanno in pochi: la cultura contro la camorra”

  1. Ma perché questi devono fare figli?

  2. Dovrebbe essere la prima cosa da fare quando si hanno figli, la scuola pubblica

  3. Ma quando i bambini in età scolare non vanno a scuola, non intervengono le forze dell’ordine?

    1. Giuro che sono senza parole… Un bambino inserito nell’anagrafe e nessuno si accorge della situazione assurda?!!

    2. Infatti, c’è qualcosa di strano in questa storia

    3. Chi non conosce da vicino certe realtà non sa che le forze dell’ordine fanno ben poco. Solo nelle fantasie ci sono i gendarmi che vanno a prendere i bambini per portarli a scuola. E gli assistenti sociali hanno problemi ben più gravi da affrontare. É triste ma é così…

  4. Certi genitori andrebbero sterilizzati…

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