Finalmente. La prima maxi operazione contro il caporalato.

Nella mattinata del 5 luglio si è conclusa l’operazione “Freedom”, la prima di una serie di interventi della Polizia di Stato contro il caporalato. Nel blitz sono state impegnate le Squadre Mobili di Caserta, Foggia, Latina, Potenza, Ragusa e Reggio Calabria, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine. Le forze dell’ordine hanno identificato 235 persone, tra datori di lavoro e dipendenti e controllato 26 aziende, con l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento di migranti irregolari. Sono state inoltre effettuate diverse perquisizioni, tre arresti e comminate sanzioni amministrative per irregolarità retributive, previdenziali e fiscali.

La diffusione del fenomeno

Secondo quanto emerso dalle operazioni di polizia, il fenomeno criminale sarebbe diffuso soprattutto in Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia e riguarderebbe prevalentemente il settore agricolo. Spesso il caporalato sfocerebbe in vere e proprie forme di riduzione in schiavitù, portate avanti dai cosiddetti “caporali”, gli autori materiali dell’attività illecita e agenti di intermediazione tra la domanda e l’offerta.

Condizioni di lavoro disumane

L’obiettivo dell’operazione “Freedom” è contrastare lo sfruttamento dei migranti irregolari che sono costretti per pochi euro a lavorare in situazioni insostenibili, con orari pesantissimi, condizioni igieniche precarie e assenza totale di diritti e giorni di riposo. Nel ragusano sono stati identificati lavoratori sfruttati provenienti dalla Nigeria e dalla Romania: hanno raccontato di essere arrivati in Italia alla ricerca di condizioni di vita migliori, ma di essersi poi ritrovati a lavorare dalle sei del mattino fino alle sette di sera per un compenso di 25 euro al giorno. Soldi appena sufficienti per “comprare da mangiare e acquistare qualche vestito”. Molti dei lavoratori ascoltati hanno riferito di un caldo insopportabile sul luogo di lavoro e di ripetute emicranie e stati confusionali. Nessuno di loro si è però mai lamentato, a causa della continua minaccia di licenziamento.

I provvedimenti

Diversi sono stati i provvedimenti presi dalle autorità. In provincia di Foggia, con l’ausilio dell’Ispettorato del Lavoro, è stato notificato un provvedimento di sospensione dell’attività agricola per inosservanza delle normative sul lavoro. In provincia di Reggio Calabria, invece, sono state 46 le perquisizioni finalizzate ad accertare l’eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione. Comminate anche quattro sanzioni amministrative per irregolarità nei trattamenti retributivi, previdenziali e fiscali. Infine, in provincia di Ragusa, sono state arrestate tre persone e altre 11 sono state indagate in stato di libertà per reati che riguardano lo sfruttamento della manodopera clandestina ed extracomunitaria.

(fonte)

14 Commenti

  1. Sicuramente,se chi si macchiasse di questi reati venisse condannato a 30 anni per direttissima,senza possibilità di sconti di pena,attenuanti e permessi,in regime di carcere duro..
    Probabilmente nel giro di 10 anni sarebbe un fenomeno estinto..

  2. speriamo che la polizia torni a controllare nei prossimi 2 mesi soprattutto nelle zone di raccolta del pomodoro. tra qualche settimana inizierà il periodo di trasformazione del pomodoro per la produzione di conserve 2017 (ci lavoro da quando avevo 17 anni). Spero non sia fumo negli occhi!!! hanno fatto il blitz e poi tutto come prima, come sempre.

  3. quanti anni ci sono voluti tra schiavismo e sfruttamento,indignata per quanti hanno mangiato sulla testa di questi disgraziati,come è stato possibile,non avere messo il fine tanti anni fa!!!!PERCHEEEEEEEE’??????????????????????

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