Le scuse per Genova e il sangue raffermo

Franco Gabrielli, a nome della Polizia di Stato, ha chiesto scusa. «Un’infinità di persone subirono violenze che hanno segnato le loro vite. In questi 16 anni non si è riflettuto a sufficienza. E chiedere scusa a posteriori non è bastato», ha dichiarato in un’intervista a Repubblica che, almeno, ristabilisce la verità sulla macelleria della Diaz, di Bolzaneto e su una parentesi della democrazia che ancora oggi in molti si ostinano a negare.

L’ha fatto, Gabrielli, mettendo le parole al posto giusto, chiamando le cose per nome: «tortura» per Bolzaneto, «catastrofe» la gestione dell’ordine pubblico, «infelice» la scelta di Genova come luogo per il G8, vista la sua conformazione urbanistica e «sciagurata» la scelta dell’irruzione come metodo operativo.

In pratica, lo dice il capo della polizia, sono consapevolmente bugiardi tutti coloro che in questi 16 anni hanno voluto farci credere che davvero a Genova fosse tutto «normale». E non parlo solo dei condannati (condannati, si fa per dire, visto che alcuni del cordone di comando hanno addirittura ottenuto sonanti promozioni) ma anche e soprattutto di tutti coloro (politici compresi) che per salvare la polizia hanno dannatamente sfigurato la realtà dei fatti. Bugiardi, schifosi, per una carezza servile alle forze dell’ordine e oggi il capo della polizia gli risponde prendendoli a pesci in faccia. Pensa te.

Ma l’aspetto più interessante dell’intervista di Gabrielli è un altro, quando dice di immaginare «una polizia che non ha e non deve avere paura degli identificativi nei servizi di ordine pubblico, di una legge, buona o meno che sia, sulla tortura, dello scrutinio legittimo dell’opinione pubblica o di quello della magistratura».

Dall’esperienza, del resto, si dovrebbero trarre le conclusioni per scrivere le leggi e, ad oggi, ci ritroviamo tra le mani una pessima legge sulla tortura e un solido “partito della Polizia” che attraversa sia la destra che la sinistra. Se è vero che le scuse seppur tardive non possono che rinfrancare è pur vero che la politica, da tempo, considera Genova (ma anche Aldrovrandi, Cucchi e tutti gli altri) dei banali “incidenti di percorso”.

E vedrete che lo faranno anche con questa intervista di Gabrielli.

Fermi. Fermi loro. E il tanto il sangue che si fa raffermo.

Buon giovedì.

(continua su Left)

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