Sempre per capire: ecco perché Medici Senza Frontiere non ha firmato

(dal sito di MSF)

Nel corso di queste ultime settimane MSF ha avuto una serie di scambi e discussioni aperte e costruttive con il Ministero dell’Interno sul Codice di Condotta. Durante questi incontri abbiamo espresso una serie di preoccupazioni sul documento, richiedendo chiarimenti su temi specifici e sollecitando sostanziali cambiamenti che ci avrebbero messo nelle condizioni di poterlo firmare.Riconosciamo che sono stati fatti sforzi significativi  per rispondere ad alcune delle osservazioni presentate da MSF e dalle altre organizzazioni, tuttavia dopo un’attenta valutazione della versione conclusiva del codice, permangono una serie di preoccupazioni e richieste lasciate inevase.

Dal nostro punto di vista, il Codice di Condotta non riafferma con sufficiente chiarezza la priorità del salvataggio in mare, non riconosce il ruolo di supplenza svolto dalle organizzazioni umanitarie e soprattutto non si propone di introdurre misure specifiche orientate in primo luogo a rafforzare il sistema di ricerca e soccorso.

Al contrario, riteniamo che per la formulazione ancora poco chiara di alcune parti, il Codice rischi nella sua attuazione pratica di contribuire a ridurre l’efficienza e la capacità di quel sistema. Le linee di riferimento e l’impianto generale del Codice sono rimasti sostanzialmente immutati e, per questa ragione, con enorme dispiacere  riteniamo che allo stato attuale non sussistano le condizioni perché MSF possa sottoscrivere il Codice di Condotta proposto dalle autorità italiane.

Quali sono le principali preoccupazioni di MSF riguardo al codice?

Prima di entrare nel merito delle motivazioni che sono alla base di questa decisione è importante sottolineare che le operazioni di ricerca e soccorso di MSF sono sempre state condotte nel rispetto delle leggi nazionali e internazionali e sotto il coordinamento della guardia costiera italiana (MRCC di Roma).

1) Non riafferma con sufficiente chiarezza la priorità del salvataggio di vite in mare

La responsabilità di organizzare e condurre le operazioni di ricerca e soccorso in mare risiede – come è sempre stato – negli Stati. L’impegno di MSF nelle attività di ricerca e soccorso mira a colmare un vuoto di responsabilità lasciato dai governi che auspichiamo sia solo temporaneo. Non a caso da tempo chiediamo agli stati UE di creare un meccanismo dedicato e preventivo di ricerca e soccorso che integri gli sforzi compiuti dalle autorità italiane. Dal nostro punto di vista il codice di condotta non riafferma con sufficiente chiarezza la priorità del salvataggio in mare, non riconosce il ruolo di supplenza svolto dalle organizzazioni umanitarie e soprattutto non si propone di introdurre misure specifiche orientate in primo luogo a rafforzare il sistema di ricerca e soccorso.

2) Le limitazioni al trasbordo su altre navi riducono l’efficienza e la capacità di salvare vite in mare

La richiesta delle autorità italiane che le navi di soccorso concludano le loro operazioni provvedendo allo sbarco dei naufraghi nel porto sicuro di destinazione, invece che attraverso il loro trasbordo su altre navi, riduce l’efficienza e la capacità di salvare vite in mare. In questo modo si crea un sistema di andata e ritorno di tutte le navi di soccorso verso i luoghi di sbarco, che avrà come conseguenza una minore presenza di quelle navi nella zona di ricerca e soccorso. Le stesse Linee guida per il Trattamento delle persone soccorse in mare raccomandano che le navi impegnate in operazioni SAR portino a termine il soccorso il più presto possibile, anche attraverso i trasferimenti ad altre navi se necessario.

3) Principi umanitari a rischio

Il codice inoltre non fa alcun riferimento ai principi umanitari e alla necessità di mantenere la più assoluta distinzione tra le attività di polizia e repressione delle organizzazioni criminali e l’azione umanitaria, che non può essere che autonoma e indipendente. Il rigoroso rispetto dei principi umanitari riconosciuti a livello internazionale è per noi un presupposto irrinunciabile. Essi rappresentano la sola garanzia di poter accedere alle popolazioni in stato di maggiore necessità ovunque nel mondo, assicurando allo stesso tempo ai nostri operatori un sufficiente livello di sicurezza. Ogni compromesso su questi principi è potenzialmente in grado di ridurre la percezione di MSF come organizzazione medico‐umanitaria effettivamente indipendente e imparziale.

4) L’inserimento del Codice nel contesto attuale del Mediterraneo

Le strategie messe in atto dalle autorità italiane ed europee per contenere migranti e rifugiati in Libia attraverso il supporto alla Guardia Costiera Libica sono, nelle circostanze attuali, estremamente preoccupanti. La situazione in Libia è drammatica. Le persone di cui ci prendiamo cura nei centri di detenzione intorno a Tripoli e quelle che soccorriamo in mare condividono le stesse vicende di violenza e trattamenti disumani. La Libia non è un posto sicuro dove riportare le persone in fuga. Una volta intercettate, saranno condotte in centri di detenzione dove, come le nostre équipe che lavorano in quei centri testimoniano ogni giorno, sono a rischio permanente di essere detenute in modo arbitrario e indefinito, trattenute in condizioni disumane e/o sottoposte a estorsioni o torture, comprese violenze sessuali. Ovviamente le attività di ricerca e soccorso non costituiscono la soluzione per affrontare i problemi causati dai viaggi sui barconi e le morti in mare, ma sono necessarie in assenza di qualunque altra alternativa sicura perché le persone possano trovare sicurezza. Contenere l’ultima e unica via di fuga dallo sfruttamento e dalla violenza non è dal nostro punto di vista accettabile. Il recente annuncio dell’operazione militare italiana nelle acque libiche proposta nel momento in cui il Codice di Condotta è stato introdotto costituisce un elemento di ulteriore preoccupazione che ci ha confermato la necessità di marcare l’assoluta indipendenza delle nostre attività di soccorso in mare dagli obiettivi militari e di sicurezza.

MSF continuerà le sue attività di ricerca e soccorso in mare?

Si, MSF continuerà a salvare vite in mare. Anche se MSF non è nelle condizioni di poter firmare il Codice di Condotta, l’organizzazione rispetta le leggi nazionali e internazionali, coopera sempre con le autorità italiane e conduce tutte le operazioni in pieno coordinamento con l’MRCC e in piena conformità alle norme vigenti. Allo stesso tempo comunichiamo la nostra intenzione di continuare a rispettare quelle disposizioni del Codice che non sono contrarie ai punti problematici per MSF, tra cui quelle relative alle capacità tecniche, alla trasparenza finanziaria, all’uso dei trasponder e dei segnali luminosi. Confermiamo inoltre l’impegno a coordinare ogni nostra iniziativa con l’MRCC e anche a garantire l’accesso a bordo di funzionari di polizia giudiziaria, secondo quanto sopra espresso, così come la collaborazione costruttiva con le autorità italiane, nel pieno rispetto degli obblighi di legge.


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11 Commenti

  1. sinceramente non capisco la differenza di posizioni tra MSF, che ho sempre supportato, ed altre ONG (Save the Children per fare un nome) che invece hanno firmoato l’accordo. MSF penso sappia meglio di chiunque altro che stavano avvenendo cose poco edificanti quando non “illegali” in quel tratto di mare (si legga della nave di una ong tedesca bloccata ieri per collusione con scafisti e trafficanti). Ergo, sicuro della loro buona fede avrebbero dovuto secondo me firmare l’accordo per consentire di “eliminare” le mele marce che spuntate “inspiegabilmente” come funghi negli ultimi mesi pare stessero facendo affari d’oro con la scusa dei salvataggi. Diciamo che questo accordo mi sembrava a “favore” di chi come loro opera senza loschi fini in questo settore, quindi davvero le scuse addotte per non firmare mi sembrano davvero marginali rispetto al risultato finale. Sicuramente poteva essere migliore, ma questa mancata firma mi sembra davvero un autogoal….

  2. Chi legge questo articolo ha bisogno, per poter capire a fondo le relative problematiche, di conoscere il testo del Codice di condotta, quali sono le linee guida per il trattamento delle persone soccorse in mare, chi ha emanato tali linee, cosa sono le operazioni SAR e perché è stato vietato il trasbordo dei naufraghi. Sbaglio?

  3. Le regole non le fanno medici senza frontiere, non le rispettano ? L Italia non aiuta e non da porti…ci sono tanti modi di farti venire in porto, magari non ti faccio scendere per 40 giorni e metto la nave in quarantena per pericoli contagio! Poi le altre ong che nemmeno si sono sedute al tavolo? M a che credono di essere o di incantare ?

  4. Io vedo solo il tentativo di mescolare i desiderata di msf, cioè portare in Italia sempre e comunque, quanti più migranti possibile, con un documento che invece vorrebbe rendere più responsabili le ONG. Le operazioni di s & r non sono e non possono essere trasbordi massivi per centinaia di migliaia di persone che vogliono abbandonare un continente, ma operazioni di salvataggio in caso di necessità. Se si è arrivati a questo punto è perché alcune ONG hanno fatto di bandiere ideologiche e di una certa spocchia prassi. Dire che nel codice non si riafferma con sufficiente chiarezza la priorità dei salvataggi è una scemenza, mentre diventano dubbie le priorità di msf non firmando, per esempio rischiando di non essere più ammesse ai porti italiani, che sono ed ingiustamente, invece gli unici ad accogliere i migranti. Leggete l’articolo di Fulvio Scaglione, tanto per farsi un’idea completa e non ideologica…

  5. Che pena vedere asservita a dichiarazioni interessate tanta intelligenza, così sdraiata poi su concetti vanagloriosi di solidarietà. Se solidarietà volete mostrare perchè dopo il salvataggio non vi prendete cura per un medio periodo e con i vostri beni di un decimo delle persone che soccorrete? Pensate con una visione più aperta alla realtà, a quello che costa al nostro popolo la vostra vanagloria. Vi crederò quando dimostrerete che non avete tornaconto con i “salvataggi”. In questo non vi rendete conto di essere usati e di usare. Siii,
    Gonfia il cuore pensare di salvare persone e quindi sentirsi partecipi di nobili ideali ma son ben altri gli eroi quotidiani, non siete voi, è la gente comune che mantiene e fa vivere la moltitudine di persone da voi traghettate, ma da loro mantenute con sactrifici a proprie spese. Non pensare ai sacrifici che vengono chiesti ad altri per una gloria ideologica che nel tempo si rivelerà effimera è deleterio. Capisco quanto sia difficile astrarsi da pensieri preconcetti per esaminare realtà e verità. PS il mio invito a rivedere idee è rivolto solo a persone non pregiudizialmente legate ad interessi che non sono solo pecuniari, gli altri facciano quello che vogliono, appartengono a perduta gente di scolastica memoria. Tutti questi miei discorsi sarebbero diversi se tutti si prendessero cura di tutti. Esistono organizzazioni a questo proposito. Per altro questi sono solo pensieri economici, per gli altri i timori sono ancor più pressanti.

  6. La solidarieta’ e la difesa dei diritti umani non si negoziano. Solidarieta a tutte le ong .Chiunque possiede anche solo una barca dovrebbe andare nel a sud di Lampedusa e cercare di soccorrere qualche migrante, in culo a chi versa lacrime dì coccodrillo sulle migliaia di persone annegate ma pensa solo al suo consenso politico, e a salvaguardare la politica europea di sfruttamento del sud del mondo senza volerne pagare un prezzo.

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