“Considerata troppo a lungo di Serie B”: Roberti sulla mafia foggiana

Il procuratore parla di “difficoltà ad investigare” e spiega come i traffici di droga con l’Albania siano il legame da spezzare per disturbare i clan. Il Comune di Foggia – spiega – non si è costituito parte civile in un importante processo che si è recentemente celebrato contro i clan: “Un segnale estremamente negativo che va stigmatizzato”
Il procuratore nazionale Antimafia lo dice senza giri di parole, il giorno dopo la strage di San Marco in Lamis: “La criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una mafia di serie B“. Intervenendo nella trasmissione 6 su Radio 1, il magistrato ha spiegato che le faide tra clan nel Foggiano vanno avanti da 30 anni e “ci sono stati 300 omicidi, l’80% di questi è rimasto impunito”.

Solo da gennaio ad oggi sono stati 17, ai quali bisogna aggiungere almeno 2 casi di lupara bianca, l’ultimo risalente allo scorso maggio quando è scomparso nel nulla Pasquale Notarangelo, nipote del presunto boss Angelo ‘Cintaridd, ammazzato nel gennaio 2015, e figlio di Onofrio, tra i primi caduti del 2017 nella guerra di Vieste. Roberti, inascoltato, aveva ribadito un concetto simile già ad aprile definendo “quarta mafia” quella foggiana.

Il numero di omicidi irrisolti, spiega Roberti, “la dice lunga sulle difficoltà di investigare”. “Oggi lo scontro si è acceso attorno al traffico di stupefacenti, in particolare di droghe leggere dall’Albania. Un affare colossale che scatena gli appetiti dei clan e che investe, partendo dal foggiano, tutta la dorsale adriatica fino all’Europa. La mafia foggiana è una costola della camorra napoletana – ha spiegato il procuratore nazionale Antimafia – Negli ultimi tempi sono state rafforzate le strutture investigative sul territorio e credo che si procederà oltre. Ad aprile scorso è stata aperta una sezione del Ros a Foggia che mancava, la Procura distrettuale di Bari si prodiga moltissimo per coordinare le indagini”.

Nelle prossime ore, il ministro degli Interni Marco Minniti presiderà il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza in Prefettura a Foggia e poi incontrerà i sindaci dei Comuni coinvolti nelle faide che stanno insanguinando il territorio. La prima risposta – secondo quanto trapela – sarà proprio il raddoppio della struttura investigativa Anticrimine. Del resto, anche la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, aveva spiegato come “nelle nostre missioni in varie zone d’Italia abbiamo registrato due criticità, una delle quali riguarda Foggia, dove ci è stato sottolineato il problema di immettere personale che abbia la capacità di leggere problematiche che prima non c’erano”. Investigatori ancora più numerosi – e specializzati – per contrastare l’escalation degli ultimi mesi.

“Servono più presidi di polizia, più professionalità nelle forze di polizia. Bisogna mandare in quel territorio il meglio delle professionalità investigative, lo ha detto recentemente la presidente della Commissione Antimafia – ha ricordato Roberti a Radio 1 – e io lo condivido perché se questa è una priorità, è non c’è dubbio che il contrasto alla criminalità foggiana sia una priorità assoluta, allora bisogna mettere in campo il meglio delle risorse”.

Allo stesso tempo, restano problemi strutturali. Come aveva spiegato ilfattoquotidiano.it a marzo, la Procura di Foggia, dove si fanno i salti mortali per star dietro ai delitti di mafia e a una microcriminalità diffusa, conta 18 sostituti procuratori e due aggiunti. Diciotto sostituti contro 28 clan criminali e circa 8-900 affiliati, secondo le stime del ministero dell’Interno risalenti alla primavera 2015. E invece dovrebbero essere in 22 a sorvegliare sulla Società foggiana e sulla mafia del Gargano. Quattro in meno, dunque, per controllare tutta la provincia più Margherita di Savoia, Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia, comuni che appartengono alla provincia BAT ma ricadono sotto la giurisdizione della procura foggiana. A conti fatti vuol dire circa 700mila persone, oltre a circa 30mila irregolari. E la Direzione distrettuale Antimafia è a Bari, oltre cento chilometri di distanza.

“Naturalmente bisogna fare di più, anche sul piano della cooperazione internazionale per frenare i fiumi di droghe leggere che arrivano dall’Albania perché sono quelli che stanno scatenando la faida. Siamo andati in Albania nei mesi scorsi a chiedere cooperazione, abbiamo incontrato a Roma il Ministro degli Interni albanese che ha promesso maggiore collaborazione – ha aggiunto Roberti – Bisogna vincere l’omertà e per farlo bisogna creare una cultura della legalità che in quel territorio è ancora molto latente. Il Procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, fa benissimo a invocare maggiore collaborazione da parte dei cittadini”.

Nelle scorse ore, Daniela Marcone, foggiana e vice-presidente nazionale di Libera, ha parlato a ilfattoquotidiano.it di “nuova resistenza” della società civile, necessaria per sconfiggere i clan. E anche secondo il procuratore nazionale Antimafia “con il massimo sforzo da parte dello Stato, io sono convinto che arriverà anche la collaborazione dei cittadini perché senza collaborazione dei cittadini purtroppo non si va molto lontano”, ha concluso. Non prima di aver ricordato come nell’ultimo processo “importantissimo che si è celebrato a Foggia, condotto dalla Procura Distrettuale di Bari per una catena enorme di estorsioni, purtroppo non si è registrata la partecipazione della società civile. Il Comune di Foggia non si è nemmeno costituito parte civile del processo e questo è un segnale estremamente negativo che va stigmatizzato”.


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