Mediterraneo: non confondere il grano con il sale

«Il codice inoltre non fa alcun riferimento ai principi umanitari e alla necessità di mantenere la più assoluta distinzione tra le attività di polizia e repressione delle organizzazioni criminali e l’azione umanitaria, che non può essere che autonoma e indipendente. Il rigoroso rispetto dei principi umanitari riconosciuti a livello internazionale è per noi un presupposto irrinunciabile. Essi rappresentano la sola garanzia di poter accedere alle popolazioni in stato di maggiore necessità ovunque nel mondo, assicurando allo stesso tempo ai nostri operatori un sufficiente livello di sicurezza. Ogni compromesso su questi principi è potenzialmente in grado di ridurre la percezione di MSF come organizzazione medico‐umanitaria effettivamente indipendente e imparziale.»

È una delle motivazioni con cui Medici Senza Frontiere spiega il suo no alla firma dell’accordo con il ministro Minniti e il governo italiano.

Ma ce n’è una più profonda che nessuna ONG può prendersi la libertà di dire: Minniti, in cambio di un pugno di consenso, è colpevole di un favoreggiamento esterno al fango buttato sulle ONG da Zuccaro (a proposito: a che punto è la sua indagine conoscitiva?) e altri. Il governo italiano ha la colpa di avere voluto seguire un’onda di maldicenza e malfidenza che contribuisce alla “normalizzazione” delle vite in mare.

Chiariamoci: se qualcuno sbaglia, paga. Ed è un bene per tutti.

Ma dell’indagine di cui oggi scrivono un po’ tutti, condita da urlacci, bisognerebbe scriverne bene. Perché il procuratore ha parlato di “incontri e contatti in mare” documentati fra membri della ONG tedesca e i trafficanti di uomini, precisando però che dai riscontri “non è emerso uno stabile collegamento tra l’equipaggio della Ong e i trafficanti libici”. Nessun volontario imbarcato sulla Iuventa è indagato per associazione a delinquere, poiché “le finalità dei trafficanti erano ben diversi rispetto a quelle dell’equipaggio Iuventa”. I membri della ONG operavano per “finalità umanitarie”, secondo il procuratore e l’ipotesi di un collegamento stabile con i trafficanti è “pura fantascienza”.

Ma qui da giorni discutiamo di sensazioni. Sensazioni coltivate sulle supposizioni. Sensazioni che riescono addirittura a raccontare la Libia come un Paese normale.

Poveri noi. Poveri loro. Poveri tutti.

Buon giovedì.

(continua su Left)

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