Palermo, il delitto del mercato: ucciso per uno schiaffo

Salvo Palazzolo per Repubblica:

Quando ancora Palermo dorme, qualcuno già litiga al Capo. Voci, spintoni, insulti. Due uomini litigano senza esclusione di colpi. E poi, all’improvviso, il silenzio. Pochi attimi prima dell’arrivo di una pattuglia dei carabinieri, inviata dalla centrale dopo una telefonata anonima. Sono le sette, in via Porta Carini ci sono pochissime persone. Il fruttivendolo Andrea Cusimano, uno di quelli che hanno discusso animatamente (ma questo ancora nessuno lo sa), sta aprendo la sua bancarella, che è la prima del mercato. Ha il tempo di sistemare qualche cassetta di ortaggi. Tutto sembra tranquillo, la pattuglia va via. Ma 45 minuti dopo, arriva un giovane robusto, ha una pistola in mano. Cusimano lo conosce, è il figlio dell’uomo che ha affrontato poco prima, con uno schiaffo, racconterà un testimone. È in quel momento che Cusimano comprende di essere diventato la vittima predestinata. E allora prova a scappare fra le bancarelle. Mancano una manciata di minuti alle otto.

Corre, Andrea Cusimano, è un giovane di 30 anni. Non ha scampo. Uno, due, tre colpi di pistola lo stendono per terra. Il sicario si avvicina, forse vuole pure infliggere il colpo di grazia con la sua Lebel calibro 38, una pistola di fabbricazione francese. Quale offesa ha mai fatto quel fruttivendolo? Di sicuro c’è solo che l’esecuzione della condanna a morte decisa nel giro di una manciata di minuti deve essere esemplare. Poco importa che in quel momento ci siano già diverse persone attorno. Commercianti, turisti. Ci sono anche un maresciallo e un appuntato del nucleo Investigativo dei carabinieri, sono in borghese. Inizia un inseguimento fra le bancarelle: l’assassino prova a liberarsi della pistola, lanciandola dentro un deposito. Poi, si infila dentro una Smart nera guidata da un complice, che aspetta in via Volturno. Il carabiniere lo tira fuori a forza. L’auto fugge, ma l’assassino è in manette. È un giovane di 23 anni, Calogero Piero Lo Presti, suo padre è Giovanni, nel 2002 finì in carcere pure lui con l’accusa di aver ucciso un parente, Salvatore Altieri, al culmine di una drammatica lite. In realtà, passò una settimana prima che Lo Cascio fosse individuato, perché i familiari avevano scelto di sacrificare il figlio della vittima pur di salvare il vero assassino. E non è un caso. Lo Presti è un cognome pesante nella geografia di Cosa nostra. Un dato che è subito balzato all’attenzione dei carabinieri. Lo Presti junior è nipote del boss Calogero Lo Presti, uno dei ras di Cosa nostra che comandano su Porta Nuova, ma anche cugino di secondo grado di Tommaso Lo Presti, altro autorevole padrino.

2 Commenti

  1. Questa è la triste realtà in un paese dove l’intervento delle forze dell’ordine è sempre cautamente acclamato e non vengono dedicate sufficienti risorse alla risoluzione di una delle piaghe che affligge da secoli il nostro paese.
    Chi vive e lavora in Sicilia sa bene che non è lo schiaffo la causa del delitto ma l’inaccettabile tentativo di ribellione nei confronti dell’arroganza e della prepotenza di chi si ritiene più forte.

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