Fanno gli sceriffi e intanto sono gli zerbini della ‘ndrangheta

«Basta dare soldi a chi chiede l’elemosina». Era l’appello ai cittadini di Seregno che lanciava il sindaco di centrodestra Edoardo Mazza: «Non se ne può più, ogni giorno fuori dalle nostre chiese o dai nostri negozi, rom e zingari, con insistenza e talvolta utilizzando metodi che sfiorano l’intimidazione, chiedono soldi soprattutto agli anziani. È una situazione inaccettabile».

Era il 21 marzo scorso e Mazza si bullava di essere stato uno dei primi ad avere messo in pratica il “Daspo urbano”, un’altra genialata di quel gran ministro Minniti. Il prototipo del sindaco di centrodestra in Lombardia: forte con i deboli, sempre pronto a inventare allarmi sociali, sempre attento a mostrare il pugno di ferro con i disperati. E intanto era il barboncino della ‘ndrangheta, pronto a farsi inzerbinare dall’imprenditore filomafioso di turno.

Accade sempre così: i moralisti, quelli che sventolano su tutto ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, basta grattarli un po’ per trovarci in fondo la melma. Eppure basterebbe avere occhio: l’aspirante sindaco (eravamo ancora in campagna elettorale) che sorrideva beatamente con l’attuale vicepresidente di regione Lombardia Mario Mantovani (un altro che ha la sfortuna di essere spessissimo nel posto sbagliato con le persone sbagliate) al bar “Tripodi pane & caffè” di Seregno, di quello stesso Tripodi che da anni tutti sapevano essere componente di famiglia mafiosa (e infatti quel bar alla fine è stato chiuso, guarda un po’).

E Salvini, che sorrideva con lui in campagna elettorale, ieri si è dimenticato di twittare e Maroni, che da sempre ha l’aria di quello che la mafia la riconosce a un miglio, alla fine se l’è ritrovata in casa.

Avanti così.

Buon mercoledì.

 

(continua su Left)

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