“Il loro coraggio è una lanterna che illumina la mia vergogna.”

(Ecco, leggetevi il post di Scott Rosenberg, uno sceneggiatore che ha lavorato a lungo al fianco di Harvey Weinstein.  Leggetelo con attenzione)

 

Allora, beh, insomma.

Dobbiamo parlare di Harvey.

Io c’ero, per un bel pezzo.

Da, boh, dal 1994 ai primi anni 2000?

Qualcosa del genere.

Di sicuro l’Età dell’Oro.

Gli anni di PULP FICTION, SHAKESPEARE IN LOVE, CLERKS, SWINGERS, SCREAM, WILL HUNTING, IL PAZIENTE INGLESE, LA VITA È BELLA.

Harvey e Bob hanno prodotto i miei primi due film.

Poi mi hanno ingaggiato con un contratto a lungo termine.

Poi hanno comprato una mia sceneggiatura horror sulle Dieci Piaghe.

Per un sacco di soldi.

E poi hanno comprato quella mia sceneggiatura sul motociclista-mannaro.

Che non piaceva a nessun altro ma che era la mia preferita.

Avrebbero pubblicato il mio romanzo.

Mi hanno consacrato.

Hanno fatto in modo che gli altri studios pensassero che fossi the real deal (quello giusto).

Mi hanno dato la mia carriera.

Avevo a malapena 30 anni.

Ero sicuro di aver trovato l’oro.

Mi amavano, quei due fratelli, che avevano reinventato il cinema.

E che erano divertenti e tosti e se ne sbattevano il loro cazzo della East Coast di tutti quegli stronzi fighetti a Los Angeles.

E quei giorni gloriosi a Tribeca?

Quegli uffici vecchi e angusti?

La meravigliosa gang di manager e assistenti?

Tutti i registi che facevano film su film?

I fratelli volevano creare una ‘famiglia di film’.

E hanno fatto esattamente questo…

Non vedevamo l’ora di incontrarci in quel posto.

Le riunioni diventavano programmi che poi diventavano notti folli in giro per la città.

Per farla breve: Miramax era una figata.

Quindi sì, io c’ero.

E lasciatemi dire una cosa.

Lasciatemi essere perfettamente chiaro su una cosa:

TUTTI SAPEVANO, CAZZO.

Non che stuprasse.

No, quello non l’abbiamo mai saputo.

Ma sapevano una storia di comportamenti aggressivi che era piuttosto spaventosa.

Sapevamo della fame di quell’uomo; il suo fervore; il suo appetito.

Non c’era niente di segreto sulla sua rapacità vorace; come un orco insaziabile uscito dalle favole dei fratelli Grimm.

Tutto avvolto in promesse vaghe di ruoli nei film.

(e, questo deve essere detto: c’erano molte che cedevano davvero al suo fascino ingombrante. Volontariamente. Che di sicuro lo avrà solo incoraggiato a lanciare la sua rete fetida in modo ancora più ampio).

Ma come ho detto: tutti sapevano, cazzo.

E per me, se il comportamento di Harvey è la cosa più disgustosa che uno possa immaginare, al secondo posto (di poco) c’è l’attuale ondata di condanne ipocrite e smentite che si infrange su queste coste di rettitudine come una marea di virtù farlocca.

Perché tutti sapevano, cazzo.

E sapete perché sono sicuro che sia così?

Perché io c’ero.

E vi ho visto.

E ne abbiamo parlato insieme.

Voi, i grandi produttori; voi, i grandi registi; voi, i grandi agenti; voi, i grandi finanzieri.

E voi, i capi dei grandi studios rivali; voi, i grandi attori; voi, le grandi attrici; voi, le grandi modelle.

Voi, i grandi giornalisti; voi, i grandi sceneggiatori; voi, le grandi rockstar; voi, i grandi ristoratori; voi, i grandi politici.

Vi ho visti.

Tutti.

E che dio mi aiuti, io ero là con voi.

Di nuovo, ripeto, forse non conoscevamo il livello.

La magnitudine della schifezza.

Non gli stupri.

Non le donne sbattute contro un muro.

Non lo sborrare nei vasi delle piante.

Ma sapevamo qualcosa.

Sapevamo che qualcosa bolliva sotto la superficie.

Qualcosa di odioso.

Qualcosa di marcio.

Ma…

E questo è patetico quanto vero:

Che avremmo dovuto fare?

A chi avremo dovuto dirlo?

Le autorità?

Quali autorità?

La stampa?

Harvey aveva la stampa in pugno.

Internet?

Non c’era internet o qualcosa che ci somigliasse.

Avremmo dovuto chiamare la polizia?

Per dire cosa?

Avremmo dovuto rivolgerci a un immaginario procuratore generale di Movieland?

Non esiste.

Per non dire del fatto che la maggior parte delle vittime ha scelto di non parlare.

Si è limitata a condividere i dettagli sordidi con qualche amica o persona di fiducia.

E se ne avessero parlato con i loro agenti e pr?

Gli stessi agenti e pr gli avrebbero detto di tacere.

Perché chi poteva sapere le conseguenze?

Quel vecchio detto “Non lavorerai più in questa città” è tornato putridamente in vita come un cadavere rianimato in un film di zombie da seconda serata.

Ma, sì, tutti conoscevano qualcuno che aveva ricevuto le sue avances luride.

O conosceva qualcuno che conosceva qualcuno.

Qualche attrice amica mi aveva raccontato storie: di una agghiacciante riunione in hotel; di un ripugnante pisello che sguscia dall’accappatoio; di una tremenda richiesta di massaggi.

E anche se erano scosse, in qualche modo ridevano della sua arroganza; della sua temerarietà nel pensare che la sola vista della sua carne nuda e molliccia le avrebbe eccitate.

Quindi pensavo che fosse solo una grottesca esibizione di potere; un tizio che non capisce la platea che ha davanti e che ci prova come un viscido ma in fondo sfigato.

Era molto più facile crederci.

Era molto più facile per TUTTI noi crederci.

Perché…

Ed è qui che lo schifo incontra la melma:

Con Harvey abbiamo passato i momenti migliori.

Produceva i nostri film.

Organizzava le feste più pazzesche.

Ci portava ai Golden Globes!

Ci presentava le persone più incredibili (incontri con il vicepresidente Gore! In discoteca con Quentin e Uma! A bere con Salman Rushdie e Ralph Fiennes! A cena con Mick Jagger e Warren-oh mio dio-Beatty!).

I più clamorosi weekend degli Oscar.

Sembrava durassero settimane!

Sundance! Cannes! Toronto!

Telluride! Berlino! Venezia!

Jet privati! Limousine extralusso! Concerti di Springsteen!

Diamine, Harvey una volta mi ha portato sull’isola caraibica di St. Barth per Natale.

Per 12 giorni!

Ero un ragazzino di Boston con le pezze al culo che non aveva mai neanche SENTITO NOMINARE St. Barth prima che lui prenotasse il mio viaggio.

Una volta mi ha fatto trovare i biglietti per i 7 show più di successo a Broadway in una settimana. Così che potessi regalare a una nuova fidanzata un tour teatrale da far girare la testa.

Mi ha trovato posti sulla linea delle 40 yard al Super Bowl, quando i Patriots sfidavano i Packers a New Orleans.

Mi ha pure trovato una stanza d’albergo, cosa impossibile quel weekend.

Lui dava, e dava, e dava, e dava.

Aveva la generosità di un monarca vulcanico per chi era parte del suo giro.

E i suoi capos e soldati dovevano ripagarlo con una fedeltà degna di un padrino mafioso.

Ma non pensate a noi!

Pensate a tutto quello che faceva per la cultura!

Faceva film incredibilmente belli in un momento in cui tutti sfornavano scimmiottature di “Indipendence Day”.

Era glorioso.

Tutto.

Quindi che sarà mai stato se era un po’ prepotente con qualche giovane modella che aveva smosso le montagne pur di entrare a una delle sue feste?

Quindi che sarà mai stato se mostrava i genitali in qualche stanza di hotel a cinque stelle, come gli esibizionisti del parco in qualche vignetta di “MAD Magazine” (basta sostituire l’accappatoio con l’impermeabile!).

Perché avremmo dovuto noi fermare il gioco?

La gallina dalle uova d’oro non capita molte volte nella vita di un uomo.

E torniamo al discorso principale:

Tutti sapevano, cazzo.

Ma tutti si stavano divertendo troppo.

E stavano facendo un gran lavoro; stavano facendo ottimi film.

Come dice la vecchia battuta:

Ci servivano le uova.

Okay, forse non ci SERVIVANO.

Ma ci PIACEVANO. Davvero, davvero, davvero molto.

Quindi eravamo pronti a ignorare quello che faceva la gallina dalle uova d’oro, nell’ombra oscura dietro al pollaio.

E per questo, sarò eternamente dispiaciuto.

A tutte le donne che hanno dovuto subire…

Mi dispiace.

Ho lavorato con Mira (Sorvino) e Rosanna (Arquette) e Lysette (Anthony).

Conosco Rose (McGowan) e Ashley (Judd) e Claire (Forlani) da anni…

Il loro coraggio è una lanterna che illumina la mia vergogna.

E mi scuserò in eterno con tutti quelli che hanno sofferto in silenzio per tutto questo tempo.

E hanno scelto di rimanere in silenzio oggi.

Ho perlopiù perso i contatti con i fratelli Weinstein all’inizio degli anni 2000.

Per nessuna ragione particolare.

Solo che c’erano altri lavori, altre case di produzione.

Ma qualche mese fa, Harvey mi ha chiamato, come un fulmine a ciel sereno.

Per parlare dei tempi andati.

Per dirmi quanto sarebbe stato bello riunire la banda.

Fare un film.

Evidentemente sapeva che il nodo scorsoio si stava stringento.

C’era una tristezza in lui che non avevo mai sentito prima.

Una malinconia.

Avevo la sensazione di uno che camminava verso il patibolo.

Quando abbiamo attaccato, mi sono chiesto: “Che cosa voleva dire?”

In poche settimane avrei capito.

Era il condannato che voleva solo smuovere un po’ delle rovine del suo vecchio regno.

Un’ultima volta.

Quindi, sì, mi dispiace.

Mi scuso, e mi vergogno.

Perché, alla fine, sono stato complice.

Non ho detto un cazzo.

Non ho fatto un cazzo.

Harvey con me è stato solo una cosa: meraviglioso.

Quindi ho incassato i benefici e ho tenuto la mia bocca chiusa.

E per quello, ancora una volta, mi scuso.

Ma anche voi dovreste scusarvi.

Con tutte queste vittime che offrono la loro voce…

Per raccontare le loro storie.

Non dovrebbero fare lo stesso quelli che hanno osservato da bordo campo?

Invece di rifugiarsi nei terreni comodi e lussuosi del falso sdegno?

Il fatto di essere testimone non porta con sé la responsabilità di dire la verità, indipendentemente da quanto possa essere vergognosa per voi?

Voi sapete chi siete.

E sapete che sapevate tutto.

E sapete come so che voi sapete?

Perché io ero lì con voi.

E perché tutti sapevano, cazzo. Everybody-fucking-knew.


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64 Commenti

  1. Mah! Traduco in poche parole tutta ‘sta prolissità: se è potente e ti può stroncare, e può comprare avvocati e giornali stacci e zitta e ingoia e godi dei benefit.
    Mi sembra tutto assurdo! Omertosi, tutti, anche se a loro volta potententissimi.
    Pecunia non olet, è proprio vero!

  2. bardhi

    se un rapporto sessuale è stato consenziente o un stupro lo stabilisce solo la sentenza di un tribunale, non un regista che si sente in colpa, tanto meno una femminista arrabiata, quindi adesso che il predatore sessaule è stato smscherato e non ha piu quel potere da Kim Jong-un come lo descrivono, è il momento che le donne abusate lo denunciano e vanno sul banco dei testimoni per racontare la loro versione, altrimenti diventera una bla, bla, bla infinito senza colpevoli.

  3. Alla fine è una questione di valori: si, il superbowl, il natale a St. Barth, le megafeste, ste cose qui. Valgono? Ovvio, diranno in coro i più. Ecco, per me no. Non valgono un cazzo. E se ‘c’è gente che apprezza il genere, ci sarà sempre il magnanimo elargitore di favori che si compra così affetto, sesso e amici.

  4. ho una modesta proposta: sembra che molte donne, soprattutto quelle belle e ricche, non abbiano un ‘ anima, che per loro non esista il libero arbitrio,e pertanto abbiano la disdicevole e commovente abitudine di offrire in giro il loro corpo per soldi o per il potere. Propongo di protrarre per le donne la minore età fino ai 29/30 anni, cioé fino a quando sono a rischio di compravendita. .Meglio ancora, dichiariamole eterne minorenni, che anche dopo non si sa mai…Ma poi non lamentatevi. Allora avevano ragione i Padri della Chiesa, nel Medioevo, ma almeno non erano classisti, parlavano di tutte le donne. . E almeno erano più accorti: nisi caste saltem caute.. :-( “Che schifo avere un porco tra le gambe”, è quello che pensano e dicono sempre le donne che offrono il loro corpo in cambio di soldi o favori.Chiedete alle ragazze che battono per strada cosa pensano quando sono lì a subire un uomo per pochi euro. E anadate lì a difenderle dai porci che comprano il loro corpo, molte di loro sono minorenni, o poco più…..Molte delle donne di Weinstein invece erano ricche, bulle potenti, maggiorenni e alcune figlie di papà .Non per soldi ma per potere, il potere è una pulsione tremenda, e a volte fa godere più del sesso…Erotismo anale lo chiamava Freud, che non era un prete…

  5. per caritá, il produttore in questiome è certo un patetico disgustoso depravato meritevole di ogni ignominia, e con lui tutti i suoi sodali, ovunque siano, qualunque ruolo o potere rappresentino, e noi donne certo dobbiamo avere il coraggio di dire no o comunque denunciare comportamenti oramai inaccettabili e talmente abusati da essere pure prevedibili, ma francamente vista le testimonianze raccolte riserverei la parola “stupro” per situazioni diverse, proprio nel rispetto di tutte le donne che lo hanno subito o subiscono senza neppure l’onore della cronaca o di una vera giustizia.

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