Una bomba sotto il giornalismo documentato

Se fossimo Europa, Europa davvero, oggi ci sarebbe un vero cordoglio europeo per la morte di Daphne Caruana Galizia, un cordoglio allarmato in grado di cogliere la gravità, oltre al dolore, di una bomba che esplode sotto il giornalismo documentato che prova con fatica a raccontare i paradisi fiscali che rendono l’Unione Europea un giardino libero per il sollazzo dei potenti.

Se fossimo Europa, Europa davvero, lo scandalo Panama Papers (che probabilmente ha ucciso Daphne, che da quello scandalo aveva preso slancio per la sua inchiesta sui paradisi fiscali) non sarebbe durato giusto il tempo di qualche copertina dedicata ai nomi italiani ma sarebbe tutt’oggi una discussione di elaborazione politica (che, guarda caso, avviene nel Parlamento europeo e invece non ne parla quasi nessuno).

La bomba che ha ucciso Daphne a Brinjia, Malta, è una bomba che punta dritto al giornalismo documentato, proprio quello che qui miseramente latita, che richiede studio, applicazione e risorse: che qui, appunto, mancano.

Mentre qui da noi ci si concentrava sulle inezie Daphne Caruana Galizia raccontava la corruzione che attraversa il potere e il petrolio: proprio una di quelle storie che ci piace ascoltare senza troppo impegno solo quando riguardano gli altri.

E Malta (e Daphne) sono altro. Appunto. Una sensazione lontana che gestiamo convinti che non ci tocchi. E che salta in aria con le bombe. Come nei film. Ma non è un film.

Buon martedì.

(continua su Left)

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