La Meloni voleva salvare Roma ma non le pagava l’affitto

È stata brava, bravissima Virginia Raggi a sgomberare i paladini della legalità di Fratelli d’Italia che, al grido anche loro di “prima gli italiani” intanto se ne stavano comodi in una sede di proprietà del comune capitolino a Traiano Terme con un contratto scaduto nel 1972. Essere morosi dal 1972 significa qualcosa di più di una semplice dimenticanza sia chiaro: significa avere istituzionalizzato un privilegio illegale nel corso di decenni come se fosse dovuto. Potremmo chiamarlo un “occhio chiuso” 45 anni di seguito per intenderci.

E, attenzione, non stiamo parlando di un sottoscala di quelli di cui le amministrazioni pubbliche si dimenticano di essere proprietarie: l’immobile presenta al suo interno ambienti di età romana pertinenti al complesso delle Terme di Traiano, così come già aveva segnalato la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali che aveva già rappresentato più volte, da ultimo nel 2015, la necessità di riacquisire il bene per sottoporlo alla sorveglianza degli organi di tutela.

Lo scempio nella gestione del patrimonio immobiliare pubblico nella capitale è qualcosa che affonda le radici nella notte dei tempi e su cui si potrebbero scrivere intere enciclopedie ma il gesto di ieri (seppur piccolo e insignificante nel quadro complessivo) simbolicamente sta lì a ricordarci, una volta ancora, che prima di riempirsi la bocca di legalità forse sarebbe il caso di praticarla. E forse farebbe una bella figura la Meloni, sempre attenta alle piccole illegalità delle diverse etnie, se si inferocisse come lei sa fare anche con il suo stesso partito.

Ma non accadrà, no: per essere destrorsi, oggi, bisogna avere imparato a nascondere le travi nel proprio occhio oltre che essere abili cercatori di pagliuzze. E quindi farà finte di niente. Ancora. E noi glielo ricorderemo gentilmente ogni volta che volerà come un avvoltoio nel cortile di qualche casa popolare. Ogni volta. Tutte le volte.

Buon mercoledì.

(continua su Left)

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