Questa irresistibile voglia di garantismo

Giulia Siviero scrive (finalmente) un pezzo utile per fare chiarezza e lasciare questo rumore di fondo sulla vicenda delle molestie sessuali:

 

«Non è in corso alcuna caccia alle streghe, come qualcuno ha scritto facendo intendere che il posto delle perseguitate è stato preso da alcuni uomini accusati di stupri e di molestie (uomini bianchi e potenti, è bene ricordarlo). Non penso che le donne non possano mentire e non penso che tutte le buone stiano da una parte e tutti i cattivi dall’altra. Se c’è bisogno di una nuova rassicurazione in questo senso, eccola: che non tutti gli uomini siano dei potenziali stupratori e che tutte le persone accusate non siano automaticamente colpevoli è verissimo e ovvio, ci mancherebbe.

Se stiamo parlando di “garantismo giudiziario” c’è un’altra cosa fondamentale di cui tenere conto e che pensavo fosse scontata: una persona accusata pubblicamente da un’altra ha a sua disposizione un importante e indiscutibile strumento di garanzia. Può cioè querelare chi lo ha offeso o denigrato se ritiene che sia stato detto il falso. E se perde tutto in seguito a queste accuse? Di nuovo: chi si sente danneggiato ingiustamente da queste accuse può denunciare chi lo accusa. Deve farlo: è infatti nell’interesse di tutti e di tutte (di chi sporge denunce vere, innanzitutto) che le denunce false vengano punite.

Ma il garantismo “giudiziario” (una volta stabilito che c’è lo strumento della querela a cui può fare ricorso l’accusato) c’entra poco con questa storia. Oltre al garantismo vero e proprio c’è infatti un garantismo che potremmo chiamare delle coscienze.

Anche chi accusa avrebbe avuto a suo tempo uno strumento di garanzia, quello di sporgere denuncia. Strumento che prevede in Italia dei tempi molto precisi (entro sei mesi uno stupro e entro tre mesi una molestia: pochi, ma questa è un’altra storia).
Una volta stabilito che la persona offesa ha sempre a sua disposizione uno strumento di garanzia, dovremmo cercare di capire perché chi sta dall’altra parte e dice di aver subito delle molestie ha scelto di non usare il proprio. (Non parlo per suggestioni: se ci fosse bisogno di conferme l’ISTAT dice da decenni che la percentuale delle denunce è molto bassa, mentre è altissima la percentuale delle donne che afferma di aver subito violenza). Le molte donne che parlano, anche sul punto della non-denuncia raccontano tutte la stessa versione della storia.»

 

Lo trovate su Il Post qui.

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