«È dura, ma ora so come si fa»: Wondy che non se n’è mai andata davvero

(Alessandro e Wondy sono una coppia da tenere nel cassetto delle cose belle. Ne avevo scritto qui, un anno fa. Alessandro riscrive a Wondy un anno dopo. Ed è una lettera d’amore. Amore.)

 

Cara Franci,
Niente, è finita, inutile mentire oltre. Angelica e Mattia si sono fatti grandicelli. È toccato a Angie farsi avanti: «Papà, tanto lo sappiamo che Babbo Natale sei tu». Ci hanno beccati.

Così quest’anno la loro lista dei desideri si è fatta più aggressiva: «un Ipad tutto per me per chattare, un computer, un telefono».

«No no no» ho fatto con il ditino, e nell’oppormi ero così orgoglioso pensando a te: so che apprezzerai questa mia fermezza. «Magari un gioco al Nintendo, poi se volete libri, ve ne compro a volontà».

Sono passate quattro stagioni, il gelo è alle spalle, per la verità anche il tepore è lontano. Ci manchi. Mi manchi. Manchi a tanti di noi.

Però stiamo bene: io talvolta faccio i pancake, Angelica le torte, Mattia la piadina. Litighiamo, ci abbracciamo, sbuffiamo, ci facciamo il solletico.

Viviamo.

Dieci giorni fa Angelica ha finito di leggere Mia figlia è una iena. Sai i timori che avevi? Che magari si sarebbe arrabbiata per il titolo e per come l’hai descritta? Beh, l’ho sbirciata mentre leggeva: rideva, ma talmente tanto che le spalle si alzavano e abbassavano in sussulti.

Mattia invece mi ha chiesto di iniziare La vita è un cactus. Così, ogni tanto, li metto a nanna, gliene leggo un paio di pagine, come se fosse una favola. Sì, ecco, magari quando si parla di sesso svicolo, concedimi questa piccola deroga.

I libri. I tuoi sono tutti lì, come volevi.

D’altronde un libro è stato l’ultimo regalo che mi hai fatto, il giorno del mio compleanno. Il ricatto di John Grisham, quello passava la libreria dell’ospedale. È sul mio comodino, per poterlo sfiorare o annusare se serve.

Ogni tanto vorrei vederti, almeno in sogno, ma non mi è ancora capitato. Dicono sia normale, ma a me spiace tantissimo questa rimozione. Sono successe tante cose, in un anno, e ne accadranno ancora diverse. Abbiamo fatto un viaggio, alle Maldive, presto ne faremo un altro.

Mi applico, vedi?

Quando giro per l’Italia percepisco, nei volti e negli occhi di tante donne e tanti uomini che incontro, il profumo che hai lasciato. Mi stringono la mano, mi dicono «grazie», ma io non ho fatto nulla. Ringraziano te.

In quei momenti, capisco quanto hai seminato, e quanto hai lasciato: di pienezza negli altri, di vuoto in me.

Non avrei pensato di farcela. Invece Angelica ha finito le elementari e ha iniziato una nuova avventura, Mattia continua a giocare a basket. Crescono, tra speranze, sogni e disavventure.

Io, il più delle volte, sorrido. E non spreco più un solo secondo di tempo.

Sto imparando tantissimo.

È dura, ma ora so come si fa. Perché continui a vivermi dentro.

Tuo, Ale


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8 Risposte a “«È dura, ma ora so come si fa»: Wondy che non se n’è mai andata davvero”

  1. Il lascito di affetto che diventa dono, rigenerato e ancor più ricco, per i figli. Diversamente sarebbe solo uno dei chiodi con cui essere tenuti sulla croce dall’esistenza.

  2. Wondy una grande , avevo sentito per radio una sua toccante intervista. Mi è spiaciuto così tanto che non ce l’abbia fatta, mannaggia

  3. Grazie per questo bellissimo ricordo. E’ dura, troppo, e tante volte credo di non poter andare avanti, e vorrei che il tempo si fermasse, o che almeno io possa fermarmi…

  4. Non ci sono parole.. un amore grande.. aldilà del tempo e dello spazio..

  5. Ho vissuto lo stesso dramma con due bimbe da crescere e nei sogni è ritornato dopo qualche anno e torna ancora ora nei momenti cruciali, è sempre magico vivere ancora qualche momento insieme

  6. Io l’ho pensata, oggi. Li ho pensati. Grazie.

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