Se è lo Stato a farsi confiscare un bene confiscato alla mafia

Riccardo Lo Verso racconta su Live Sicilia la storia dell’agrumeto che fu di Michele Greco, il “Papa” di Cosa Nostra, e di come sia stato “scippato” allo Stato:

«La prossima settimana presenterà una denuncia alla Procura della Repubblica. Romolo Resga non molla, ma neppure si illude. Sa bene che il suo progetto, bruscamente interrotto, rischia di naufragare.

Nell’immobile di Ciaculli ha investito soldi, tempo e passione. Solo che il 6 dicembre due famiglie di abusivi, probabilmente originarie del rione Brancaccio, hanno forzato l’ingresso e occupato la struttura di via Funnuta. Tra gli alberi di mandarini, il tardivo di Ciaculli, otto anni fa era nato il progetto Mandarinarte. Un bene confiscato ai mafiosi era diventato uno spazio di utilità sociale, dove si producevano marmellate, dolci e liquori, e si coltivava la memoria grazie anche a un finanziamento di 340 mila euro ricevuto dalla “Fondazione con il Sud”. Mandarinarte organizzava giornate di incontri per spiegare, soprattutto ai ragazzi delle scuole, che esiste una possibilità di riscatto in terra di mafia.

Resga, che è anche presidente dell’associazione Acunamatata, è originario di Pavia. A Palermo, però, dove ha trovato lavoro e famiglia, ha trascorso metà dei suoi 62 anni. Di Mandarinarte parla al passato. Ormai da un mese non c’è più traccia delle attività di un tempo: “È stata bruciata persino la cartellonistica e la segnaletica”. Gli abusivi hanno azzerato il progetto alla radice. Quel luogo adesso è casa loro: “Il 6 dicembre sono arrivate due famiglie. Una con tre bambini e l’altra con una donna incinta. Alle dieci di sera hanno sfondato le porte del piano superiore, dove facevamo attività con le scuole in collaborazione con l’associazione Solidaria e si sono autodenunciate”. Hanno composto il 112 per fare sapere ai carabinieri che da lì non se ne sarebbero andati. Poi, sono pure arrivate altre persone.

Resga ha scritto al Comune e alla Prefettura. Non ha ricevuto alcuna risposta: “Peccato perché si faceva antimafia vera, senza chiacchiere”. Non sembra il tipo che fa suonare inutili campanelli di allarme. Qualche domanda, però, se l’è posta. “Quello che è accaduto è strano, strano davvero”, dice Resga. Racconta del buon rapporto con la gente di Ciaculli. Mandarinarte accoglieva gli anziani, ospitava la celebrazione delle messe e, perché no, momenti si svago. Una grigliata può valere mille volte di più di noiosi discorsi. Mai ricevuto minacce o intimidazioni. L’unico episodio da segnalare è stato il furto dei cavi di rame. Che può accadere, anzi accade in mille altri posti della città.»

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Una risposta a “Se è lo Stato a farsi confiscare un bene confiscato alla mafia”

  1. Beh, se si sono autodenunciati, gli è stato spiegato bene, a priori, cosa e come fare. Lo dimostra soprattutto la presenza di bambini e donne incinta. Basterebbe andare lì coi militari (poiché la mafia è una guerra) e, con la forza ma senza fare male a nessuno, trascinarli bellamente fuori dalle palle. Eh no! Mica si può fare! Ci sono dei bambini… . Disgustosi.

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