Elezioni 2018. Tre risposte a “Il Salto”

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Elezioni 2018. Tre domande a… Giulio Cavalli, candidato con Liberi e uguali

«Per brevità chiamato artista», dice di sé. Giulio Cavalli in questi anni lo abbiamo letto e apprezzato sui palcoscenici di molti teatri. Alle prossime elezioni del 4 marzo è candidato alla Camera dei deputati al collegio di Monza-Brianza, come indipendente per Liberi e uguali, in quota “società civile”. Non è alla sua prima esperienza elettorale, è già stato consigliere regionale in Lombardia nel 2010, eletto con la lista di Italia dei valori e poi passato a Sel. Il suo collegio non ha un “big” da sfidare ma un intero sistema. «Un collegio in cui il centrodestra ha tradito più di tutti la retorica dell’essere anti mafioso», dice Giulio. «È il collegio in cui, tra Lega e Forza Italia, il big che ho contro è la criminalità organizzata o addirittura il fascismo».

Verso il 4 marzo faremo “Tre domande a…” candidate e candidati, cercheremo di tirar fuori qualcosa di buono e utile dall’ennesima peggiore campagna elettorale di sempre. Le tre domande del Salto a Giulio Cavalli.

Riunioni a porte chiuse, assemblee, parlamentarie… Qualunque lettrice o lettore ti chiederebbe: com’è stata decisa la tua candidatura?
Per competenza e non per appartenenza. Di preciso, per le competenze in materia di criminalità organizzata, il collegio in cui sono candidato è una delle zone della Lombardia con la più alta densità ‘ndranghetista. Uno dei Comuni nel mio collegio è stato sciolto per mafia.

Nella vita scrivi e reciti. Perché hai accettato di candidarti?
Perché scrivere è un atto politico, e perché continuo a credere che gli editoriali scalfiscono molto poco – soprattutto in questo momento – una politica autoreferenziale. Perciò, un editorialista che riesce a tenere l’essere appuntito all’interno di una lista può far bene. Soprattutto perché, se ci pensi, a sinistra manca l’educazione all’autocritica. Probabilmente qualcuno pensa che candidare i giornalisti sia il modo migliore per smussarli… nel caso in cui l’avessero pensato di me approfitto per dire loro che non è così.

Se fossi un ministro ombra di Liberi e uguali, quale saresti e perché?
Il ministro alla solidarietà. È una parola che sembra improvvisamente diventata fuori moda, un Paese solidale è anche un Paese pronto a punire e fermare duramente le ingiustizie. Essere solidali non significa essere morbidi. Ma se devo dire la verità mi piacerebbe anche l’idea di un ministro all’antifascismo, e mi auguro che Liberi e uguali insieme a Potere al popolo possano essere i baluardi dell’antifascismo in questo Paese. Perché non si può essere moderatamente antifascisti, o lo si è o si è inequivocabilmente amici dei fascisti.


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