«Questo chi lo dice? E perché?»

«Adottare il metodo storico-critico significa in primo luogo comprendere che non esistono portatori di verità assolute e imparziali, ma solo individui che hanno alle spalle un proprio vissuto e che quindi sono portatori di ideali e interessi sempre e comunque “di parte”. Significa, poi, porsi continuamente delle domande, in un processo che fornirà di volta in volta delle risposte parziali che, se ben adoperate, produrranno nuovi quesiti. Conseguentemente, l’obiettivo di questa guida è principalmente quello di spronare chi legge a non accontentarsi di risposte già pronte e confezionate, ma di acquisire un metodo critico di lettura e narrazione dei fatti storici; un metodo, inoltre, che sarà utile nel gestire il flusso continuo di notizie e informazioni tipico delle società ad alta complessità, come quella in cui viviamo.
Uno strumento di autoformazione, dunque, per chi utilizzerà questa piccola guida con l’obiettivo di accrescere e valorizzare i propri strumenti d’interpretazione della realtà, ma che crediamo potrà rivelarsi utile anche a chi, a diverso titolo e in ambiti vari, svolge attività di formazione e attività didattiche in ambito educativo.
L’imparzialità non esiste, ma l’onestà intellettuale e la correttezza metodologica sì.
Saperle riconoscere è il primo passo per non soggiacere ai dogmi e ai miti delle narrazioni tossiche.»

Il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki ha scritto un agile manuale che è prezioso per questi tempi. Si legge facilmente (e in fretta) e torna utilissimo per leggere questi tempi senza farsi troppo intossicare.

Come si legge nel post su Giap:

Il lavoro che i tempi richiedono è di resistenza culturale, ma anche   soprattutto  di sgombero delle macerie e ricostruzione di un mondo bombardato, di una città che non c’è più.

È un’opera di lungo termine, che andrà proseguita per generazioni e tanto meglio riuscirà quanto più sarà fatta per disperazione — ovvero, come si legge nel Dizionario Treccani, «non trovando altra soluzione, costretti da dura necessità». In parole povere: non abbiamo scelta.

Giusto ieri, cercando di sgombrare il campo da alcuni equivoci, citavamo su Twitter uno scritto giovanile del Moro di Treviri:

«L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla nostra condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni.»

È un lavoro sulla longue durée, ma per farlo abbiamo bisogno qui e ora di nuove reti, persone motivate e combattive, strumenti efficaci. Perché quegli altri non aspettano. Le loro ruspe sono pronte: sulle rovine della nostra città abbattuta vogliono costruire la lorocittà, un’immemore città-mercato piena di sbirri. Sono pronti a sbancare i cimiteri, a coprire ogni vestigia, a riscrivere la storia cancellando ogni ricordo a loro scomodo. Continua ad avverarsi la profezia di Walter Benjamin:

«Neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se vince. E questo nemico non ha smesso di vincere».

Che nessuna civitas possa vivere senza la difesa dei morti lo sa benissimo il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki, che da più di cinque anni studia, smonta e contrasta le riscritture capziose e le vere e proprie falsificazioni storiche intese a diffamare l’antifascismo, la Resistenza, le rivolte anticoloniali, i grandi movimenti di liberazione dal razzismo e dallo sfruttamento.

«La tradizione degli oppressi ci insegna che lo “stato d’eccezione” in cui viviamo è la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo».

Il manuale lo trovate qui. Il post di presentazione è qui.

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