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Scrittori da custodire con cura: Gene Sharp

La penna contro le dittature, da Internazionale:

Spesso è stato efficace. L’hanno usato i serbi che hanno cacciato Slobodan Milošević, gli ucraini di Maidan, gli egiziani di piazza Tahrir, i tunisini, i georgiani, i venezuelani, gli iraniani. Gene Sharp è stato la loro guida da lontano: poche persone dei nostri giorni hanno avuto un’influenza altrettanto profonda e silenziosa.

Di tanto in tanto lo candidavano al premio Nobel per la pace. Di tanto in tanto qualche dittatore lo accusava di lavorare per la Cia, e in sua difesa si pronunciavano intellettuali come Noam Chomsky o Howard Zinn. Lui nel frattempo continuava a pensare, a scrivere e ad aiutare i ribelli, coltivando orchidee. Quattro anni fa, quando l’ho intervistato nella sua casa di Boston, era già molto malato.

Mi ha accolto raggomitolato sulla sua sedia a rotelle, minuto, sorridente, gli occhi azzurri. Abbiamo parlato per un paio d’ore. Verso la fine mi ha detto che a volte si chiedeva se la sua vita fosse servita a qualcosa.

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“Ho sempre pensato che quando morirò dovrò lasciare questo mondo meglio di come l’ho trovato”, ha detto, e mi è sembrato molto vero. Arriva un momento in cui un uomo non cerca di avere altre risposte oltre alle due o tre che ha ottenuto durante la sua vita: quando non simula e non aspetta più.

E pensa di esserci riuscito?, gli chiesi. “Credo di sì. Non sempre, ma in qualche modo sì”. Dev’essere una sensazione tranquillizzante, vero?, domandai. “Aiuta”, mi ha detto quel pomeriggio.

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