Cose di cui (non) esser fieri: l’architettura ostile

Dagospia si accorge di una pessima abitudine che si sta diffondendo anche dalle nostre parti: progettare la città per respingere alcune categorie di persone. Il bisogno evidentemente è una caratteristica da nascondere secondo il verbo dell’arredamento moderno e i bisognosi devono essere allontanati (ma li vorrebbero nascondere, in realtà il fine è questo) senza troppe domande e troppe spiegazioni. E, non so, a me è una cosa che fa venire i brividi:

Si chiama architettura ostile ed è un modo con cui si scoraggiano – o si vogliono scoraggiare – alcuni comportamenti della popolazione dietro ad una particolare estetica, di solito minacciosa o, appunto, ostile alle persone. Se ne parla da un po’ in giro, e adesso Atlas Obscura ha raccolto gli esempi più lampanti. Panchine anti barboni, finestre chiodate, luci fastidiose: gli arredi urbani ne sono pieni, anche se forse non ci avete mai fatto caso.

una recinzione in south carolina
una recinzione in south carolina

Come questa staccionata chiodata che circonda la Miles Brewton House a Charleston, nel Sud Carolina. Adesso è un monumento nazionale, simbolo della guerra d’Indipendenza, ma l’intento minaccioso è evidente. Alla staccionata è stato aggiunto quello che in gergo viene chiamato cavallo di Frisia, un tipico ostacolo difensivo di epoca medievale. La barra orizzontale ricoperta di chiodi fu messa come avvertimento ad alcuni schiavi riottosi nel 1822. Il messaggio era chiaro: “Non siete i benvenuti”.

Il cavalllo di Frisia della Miles Brewton House è un sistema di difesa risalente all’800, ma ancora oggi le città sono piene di dettagli ingegnosi mirati a esercitare un controllo sociale verso frange della popolazione indesiderate.

chiodi in una finestra
chiodi in una finestra

Nel 2014 montò un’ondata di indignazione popolare dopo che nelle soglie delle porte di un palazzo di lusso a Londra vennero installati alcuni chiodi “anti-barbone”, per evitare che i senzatetto dormissero davanti alle case dei residenti. Quei chiodi furono rimossi, mentre in tutto il mondo continuarono a sorgere altri dettagli “ostili”. Secondo James Petty, un criminologo che ha studiato il modo in cui le società affrontano la condizione dei senza tetto “il termine ‘architettura ostile’ è un modo nuovo di chiamare pratiche sempre esistite per favorire la permanenza di certi gruppi di persone anziché di altri”. Petty sostiene che l’architettura ostile si sostanzi su un doppio binario: da un lato ci sono elementi palesi e ovvi per chiunque, dall’altra invece altri in cui “la funzione ostile è spesso incorporata dietro una funzione socialmente gradevole”.

manchester panchine anti barbone
manchester panchine anti barbone

È il caso per esempio delle panchine. Luoghi dove le persone si fermano a riposare, e tra queste, banalmente, ci sono anche i barboni. Ma una panchina con divisori per evitare che qualcuno si stenda è più socialmente accettata. Comunque è una panchina, non un cavallo di Frisia.

panchina a camden, londra
panchina a camden, londra

PUBBLICO E PRIVATO

Anche i privati possono ricorrere – e lo fanno – all’architettura ostile. È il caso soprattutto dei centri commerciali, che spesso vi ricorrono nell’ombra, non esplicitamente. Come i fiori nei vasi, che possono essere messi strategicamente in alcuni luoghi – e non in altri – e hanno la stessa funzione dei chiodi, evitare che qualcuno possa dormire in quel posto”.

Altro esempio: gli irrigatori. Quelli programmati di fatto servono a disperdere i senza tetto, o i vandali, o i tossici, che rischiano di fare una doccia indesiderata stazionando da quelle parti.

panchina al porto di dublino
panchina al porto di dublino

Nel 2009 il Nottingham Post raccontò di come i residenti della cittadina inglese avessero installato alcune luci rosa nei sottopassaggi per dissuadere i teenager dal radunarsi lì. Il colore era stato scelto sulla base di studi psicologici, visto che è considerato poco “cool”, ma la motivazione ufficiale era un presunto “effetto calmante”. Lo stesso dicasi per la luce blu utilizzata in alcuni bagni pubblici, per rendere più difficile agli eroinomani trovare le proprie vene.

luce blu in un bagno pubblico
luce blu in un bagno pubblico

Dunque, qual è la differenza tra l’architettura ostile che vuole sfavorire una classe sociale e una pianificazione urbanistica che vuole rendere tutti più sicuri? “Tutta l’architettura urbana ha in sé una volontà di controllo. Ma poi si arriva a un punto dove quel controllo diventa esplicito, diretto e mirato verso alcune categorie”, sostiene Petty.


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Una risposta a “Cose di cui (non) esser fieri: l’architettura ostile”

  1. Hai ragione. Rivoltante.

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