Prima vennero a prendere gli zingari. Poi a smascherare i Salvini

Sarebbe troppo facile citare il famoso sermone del pastore Martin Niemöller (no, non è Brecht, mi spiace):

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare».

Qui non è questione di apatia, no, non solo, non è principalmente quello. Qui si tratta di sparare nel mucchio dei deboli a caso (e non c’è niente di meglio che prendersela con gli zingari che a livello di violenza subita e persecuzioni sono tra i primi al mondo) sapendo che compiere un censimento su base etnico è incostituzionale in Italia (gliel’ha ricordato nemmeno troppo gentilmente il suo collega Di Maio), fingendo di non sapere che un “censimento” in realtà esiste già nei cassetti del suo ministero (volontariamente redatto dalle associazioni che si occupano di campi rom) e soprattutto fingendo di non ricordare che quelli che lui chiama zingari sono molti italiani e quasi tutti europei comunitari. Non solo: Salvini è talmente prevedibile che oggi risuona molto più chiaro il richiamo di Liliana Segre, che nel discorso di insediamento del governo al Senato disse di rifiutarsi «di pensare che la nostra civiltà democratica sia sporcata da leggi speciali nei confronti di Rom e Sinti». «Ma cosa c’entra?», dissero in molti. Ecco cosa c’entra.

Ora voi immaginate un politico che nonostante sia ministro insiste nella propaganda elettorale lanciandosi in affermazioni che non hanno nessun senso oltre che solleticare gli istinti peggiori di questo Paese, immaginate un ministro che propone di fare qualcosa che non è consentita dalla Costituzione, immaginatelo smentito dai suoi alleati e poi costretto a fare retromarcia (sapendo bene quanto poco rumore fare la smentita rispetto alla cretinata) e immaginate che con la sua bestialità riesca a nascondere la notizia dell’ex segretario condannato per avere fatto assumere una cara amica in una società controllata da Regione Lombardia che lui presiedeva. Immaginate un ministro che vorrebbe essere il Prefetto di ferro e invece non dice una parola che sia una sulla criminalità organizzata o sui potenti, limitandosi a scalciare gli ultimi del mondo.

Basta poco questa volta per non permettere che prendano gli zingari e poi vengano a prendere tutti gli altri: basterebbe studiare la Storia e riconoscerli. Un censimento per i mafiosi, i corrotti, i corruttori, gli sporchi che continuano a occupare posti tra la classe dirigente, gli incapaci e i fascisti.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/06/19/prima-vennero-a-prendere-gli-zingari-poi-a-smascherare-i-salvini/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Una risposta a “Prima vennero a prendere gli zingari. Poi a smascherare i Salvini”

  1. DONATO MARIO ABBAGNALE dice: Rispondi

    Non si capisce perchè debba essere tollerato che un popolo abbia come fonte di reddito il furto compiuto non per necessità occasionale ma per scelta per scelta di vita. chiamali perciò col loro vero nome, cioè parassiti della società.

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