È sangue, non è succo di pomodoro

Ieri sulla strada statale 16, nella località Ripalta, nel territorio di Lesina, siamo nel foggiano, sono morti 12 braccianti in un incidente stradale. Lasciate perdere che siano migranti: l’unica razza qui è quella degli sfruttati, degli oppressi. Qualche giorno fa, sempre in quelle zone, erano morti in quattro, con una dinamica pressoché identica: gente sfinita, resa schiava dalla fatica pagata con pochi spicci e molti calci, ammassata in un furgone che li raccoglie come stracci dopo la raccolta di pomodori nei campi. Sono l’ultimo stadio del pendolarismo: si trascinano dai campi al letto e a un pasto sempre povero e il loro caporale è Caronte che li conduce nell’inferno. Anche questi dodici ieri li hanno estratti dalle lamiere, ogni tanto invece qualcuno si secca sotto il sole come accadde tre anni fa a Paola Clemente, 49 anni e tre figli morta di caldo per due euro a nero ogni ora.

Ora pensate alla bottiglia di passata di pomodoro che tenete nella vostra dispensa, quella che avete pagato sottocosto durante una delle tante offerte che urlano tra la carta della vostra cassetta della posta. La vostra passata di pomodoro (così come i trapassati di pomodoro morti in questi anni) è figlia di quella che gli addetti ai lavori chiamano aste al doppio ribasso. Funziona così: l’azienda della Grande Distribuzione Organizzata (molto probabilmente quella che risponde al nome dell’insegna del vostro supermercato di fiducia) indice un’asta chiedendo ai propri fornitori di pomodori di presentare un’offerta per l’acquisto di una grande quantità. Sulla base dell’offerta più bassa viene indetta una nuova asta in cui i fornitori hanno poche ore per ribassare ulteriormente il prezzo dei propri pomodori. Vince chi si prostituisce di più.

Ieri all’Eurospin una bottiglia di passata di pomodoro costava 39 centesimi. Chi ha pagato il resto? Il produttore strozzato strozza l’agricoltore, l’agricoltore strozzato strozza il caporale, il caporale strozzato strozza il bracciante. Figuratevi se rimane lo spazio per la dignità o i diritti, non scherziamo. Figuratevi se davvero c’è lo spazio per discutere delle nazionalità o del colore della pelle degli schiavi. E figuratevi quanto possano valere le vite di dodici persone che erano solo le loro ventiquattro braccia. Sottocosto.

Buon martedì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/08/07/e-sangue-non-e-succo-di-pomodoro/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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