Senza scendere negli inferi (a Rocca di Papa)

C’è un primo livello di discussione. È il piano terra. Forse la cantina. In cantina si potrebbe rispondere al ministro dell’Interno Salvini che ancora una volta ha incassato la figura del feroce ma malinconico bufalaro, sbugiardato dai fatti e, al solito, forte con i deboli ma bistrattato dalla realtà (quella stessa realtà che chiamano poteri forti per non farsi irridere dal resto del mondo). Il ministro Salvini, in pratica, ha sequestrato una sua nave nel porto di Catania con la promessa di mostrare il pugno di ferro contro i migranti e contro l’Europa ottenendo il risultato di smistarne una quarantina tra l’Albania e l’Irlanda (e già così sembra l’inizio di una barzelletta) e ben cento a Rocca di Papa, zona castelli romani. Per intendersi a Rocca di Papa finiranno quelli che, secondo il pomposo grido di vittoria dei rabdomanti di sterco tifosi di Salvini, avrebbe dovuto prendersi “la Cei”. Così aveva twittato il ministro. E tutti i suoi tifosi convinti che andassero in uno Stato straniero sotto sovranità divina e invece eccoli qui nel territorio italiano. Verrebbe da dire a Salvini che per l’ennesima volta il ricatto sulla pelle dei disperati ha portato un risultato zero. Nisba. Niente. Nulla. Anzi: ha risparmiato i 35 euro, dice. Un balsamo per i disoccupati italiani, senza dubbio.

Sarebbe curioso tra l’altro sapere cosa ne pensino i cittadini di Rocca di Papa, sì, proprio loro, che nelle ultime elezioni hanno votato Lega (al 17,66%) e Movimento 5 Stelle (al 34,37%) per liberarsi dallo straniero. A meno che domani Rocca di Papa non chieda di uscire dall’Europa. E la risolvano così.

Poi c’è un altro piano. Il primo. Sopra la soglia dell’umanità potabile. Ed è il pianerottolo dove bisognerebbe suggerire all’opposizione di non cadere in tentazione e di non attaccare leghisti e grillini lì giù nei loro inferi. Al primo piano bisognerebbe raccontare di quanto sia patetico che un Paese di 60,6 milioni di abitanti abbia perso 10 giorni per discutere di 100 disperati. Si potrebbe discutere di come le 11 donne sulla Diciotti siano state tutte e 11 stuprate dagli scafisti (e infatti sono state loro a testimoniare per il loro arresto, ah, le donne), proprio come gli altri due stupri di questi ultimi giorni. Si potrebbe parlare del fatto che gli stupratori appartengano alla razza degli stupratori (mica degli egiziani, dei marocchini e nemmeno degli allievi poliziotti) e si dovrebbe riflettere su quelle 22 riunioni in Europa in cui c’era da discutere della revisione degli accordi di Dublino (proprio sulla redistribuzioni dei migranti negli stati membri dell’Unione Europea) a cui il prode Salvini non si è mai degnato di partecipare. Si potrebbe anche spostare la discussione sugli oppressi, come unica categoria a cui prestare attenzione e dedicare cura. Gli oppressi, tutti.

Ma salire di un piano significa avere voglia di farlo, avere le spalle larghe per affrontare il fango e avere voglia (appunto) di alzare l’obiettivo. Aspettiamo. Speranzosi.

Buon martedì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/08/28/senza-scendere-negli-inferi-a-rocca-di-papa/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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