I “numeri” del presidente Istat

La politica, ahimè, non sono solo i leader: ogni governo si propaga come vento (salubre o meno, a seconda dell’opinione di ognuno) nelle nomine a cascata che occupano posizioni importanti, pur non essendo ministri, in ruoli chiave per il buon funzionamento del Paese. Viene da sé quindi che l’operato di un governo si giudichi inevitabilmente anche per la qualità delle sue nomine. Su questo spero siamo tutti d’accordo.

Bene. Gian Carlo Blangiardo sarà il futuro presidente dell’Istat. Un ruolo di grande responsabilità il suo, visto che è proprio l’Istat, attraverso i numeri, a dare la fotografia del Paese. Io che di mestiere brigo con le lettere devo ammettere di avere sempre pensato che i numeri siano tranquillizzanti: non mentono, o ci sono o non ci sono, sfuggono alle volatili interpretazioni delle libere opinioni. E invece.

Blangiardo è comparso su diversi giornali quando secondo Il Giornale, Libero e altri “smentì Boeri sulle pensioni pagate dai migranti”. La sua tesi? «I discorsi di Boeri sono propagandistici -disse – l’immigrazione ha compensato per un po’ il saldo naturale negativo fra nati e morti. Oggi non lo fa più.» Dati a supporto della sua tesi? Nessuno. Anzi, a ben vedere lo si potrebbe spiegare con una sopraggiunta diminuzione dell’immigrazione peccato che sia proprio Blangiardo a dichiarare a La Stampa il 24 luglio 2018: «Sugli immigrati non ho paura di parlare di espulsioni e porte chiuse. Qui non ci stanno: è un dato di fatto.» Non perdete tempo a cercare la logica. Non c’è.

Poi. A Libero, il 30 luglio scorso, disse: «Naturalmente, lo ripeto, i numeri contano: è evidente, per esempio, che più aumenta il numero di stranieri, più aumentano in proporzione i criminali». Eppure è proprio un rapporto dell’Istat (lo trovate qui) a dire chiaramente che il problema non sono gli stranieri (termine usato con disarmante leggerezza da Blangiardo) ma le condizioni di irregolarità imposte da una (pessima) legge. Gli stessi che il Decreto Sicurezza aumenterà a dismisura, tra l’altro.

Blangiardo ha scritto un libro. Il titolo dice già molto: “Immigrazione, la grande farsa comunitaria”. Sentite un passo: «I flussi consentono da anni stanziamenti pubblici miliardari a favore di lobby del soccorso e dell’accoglienza di Ong, cooperative e enti cattolici. Organismi strettamente legati ala politica che costituiscono un bacino di voti di grande rilevanza soprattutto per il PD». Alla grande, eh?

Ne ha anche per lo Ius Soli (ovviamente) il prode Blangiardo. Intervistato da Il Populista il 17 giugno 2017 disse che “lo Ius Soli mi sembra una gran perdita di tempo da parte della nostra classe politicante dovrebbe occuparsi di temi ben più urgenti per i nostri cittadini (nostri di chi?, tra l’altro N.d.A.)». Quando un giornalista de La Stampa gli fece notare che c’erano studenti che non potevano andare in gita con i compagni per la mancanza di documenti rispose: «Vado a memoria: nel 2016 erano 74 mila ragazzini. E comunque al bambino di avere in tasca il passaporto italiano non gliene frega niente […] Se succede è solo perché la segreteria della scuola non lavora per ottenere i visti necessari. E comunque sono situazioni marginali: il ragazzino di origine araba che non può partire con la classe per Israele. Ma quante sono le scuole che vanno in gita a Gerusalemme?»

E infine il grande esercizio di statistica: «Prima dell’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza si diceva che ogni anno in Italia morivano 30 mila donne per aborto. Una scemenza. Le morti legate alla gravidanza, non solo per aborto, erano alcune centinaia». Dati a supporto? Zero. Sì, avete capito bene: è contro l’aborto. Ovviamente.

Buon lunedì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/11/19/i-numeri-del-presidente-istat/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.


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