Una manovra a forma di refuso

Vi ricordate la scena del balcone? Tutti festanti, tutti soddisfatti, tutti arcigni a dichiarare che non avrebbero “arretrato di un millimetro” sulla manovra da 2,4% che avrebbe cambiato l’Italia e, incidentalmente, anche eliminato la povertà. Qualcuno provò a dire che forse sarebbe stato meglio andar cauti ma il governo dei nostri tempi ha già etichettato la cautela come viatico della debolezza, quindi roba schifosa per i fieramente rudi.

Vi ricordate le parole dei due vicepremier (solo poi pedissequamente ripetute dall’afono presidente del Consiglio)? Dissero che non avrebbero preso in considerazione nessuna trattativa con l’Europa, ripeterono all’infinito che “o così o niente”. Sono passati sei mesi. Il vicepremier con i denti aguzzi fece anche intendere che a lui dell’Europa non gli interessava un fico secco e che l’eventuale uscita dall’Unione Europea ci avrebbe riportato alla felicità, al profumo della torta della nonna e ai treni in orario.

Perfetto, non era vero niente. Badate bene, non lo scrivono i giornalisti puttane ma l’ha messo nero su bianco l’ologrammatico premier che ha incontrato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e gli ha spiegato che stavano scherzando, che si può sicuramente scendere, che hanno riguardato i compiti a casa e ora si può ragionare anche di un 2,04% invece di un 2,4% (che in soldoni sono 7,5 miliardi in meno). Niente di male, per carità, se non fosse per tutti i caparbi annunci che di colpo appaiono così sconci, così risibili, così patetici.

«Se andiamo in Parlamento con l’idea di cambiare il 2,4 di deficit, gli squali sentono il sangue e azzannano. Non c’è piano alternativo», disse Luigi Di Maio lo scorso 10 ottobre. Oggi c’è il piano alternativo. Chapeau.

Ma non c’è solo questo, no: ci sono i mesi persi e la sfiducia accumulata, ci sono le parole di Tria che propose l’1,9% (ci siamo quasi, tenga duro, ministro Tria) e che venne trattato come un appestato, ci sono i sovranisti de’ noantri che si sono dovuti subire un Salvini scodinzolante mentre ci spiegava di non avere mai pensato di uscire dall’Europa, c’è lo svilimento di avere provato a cavalcare inutilmente i gilet gialli francesi pur di elemosinare qualcosa e ci sono le ennesime promesse tradite.

La politica, si sa, è una continua mediazione però al governo ci sono quelli che chiamavano le mediazioni compromessi e che ancora non hanno il coraggio di dirci “guardate, è vero, è tutto terribilmente complicato”. Sarebbe un buon inizio, così.

Comunque non preoccupiamoci, davvero pensate che gli elettori saranno così distratti da non accorgersi della differenza tra un 2,4 e un 2,04? No, dai. Per favore. No.

Buon giovedì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/12/13/una-manovra-a-forma-di-refuso/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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