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Morire surgelati

Spegnete Netflix, se vi serve una trasmissione distopica tendente all’orrore, una di quelle che vi fa addormentare tranquilli pensando che no, non possa essere vero. Ci sono i morti surgelati in giro per l’Italia che funzionano benissimo per raccontarvi un Paese che sembra uscito da qualche mente spinta di qualche sceneggiatore che ha osato troppo: l’ultimo si chiamava Cornel, aveva 62 anni e da tre anni viveva a Roma da tre anni dopo essere scappato dalla Romania dove aveva perso un figlio colpito da un fulmine. Dite la verità, non vi sareste mai riusciti a immaginare una sceneggiatura che sanguinasse così meravigliosamente, vero? A piazza Irnerio Cornel si era preparato un giaciglio di cartoni dietro a un’edicola. L’hanno ritrovato lì. “Morte per cause naturali” dice il verbale dei medici. Cosa ci sia di naturale nel morire di freddo non non ci è dato di saperlo.

Nicolae invece è morto nel suo giaciglio al Parco della Resistenza. La prima vittima di questo inverno risale al 29 ottobre, per uno scherzo del destino proprio a San Pietro. Poi il 22 novembre un uomo l’hanno ritrovato surgelato in una cabina balneare a Ostia. Sei giorni dopo un cinquantenne vicino alla saracinesca di un negozio in zona San Lorenzo. Il 7 dicembre una donna in piazza della Rovere. Poi un tunisino rinchiuso in una topaia sul lungo Tevere. Poi Davide, 53 anni, belga, appassionato di libri di Kerouac. E così via.

Dieci morti solo a Roma durante questo inverno. Solo a Roma. Morire di freddo in Italia è un accidente che può capitare se sei troppo povero, cencioso, senza un tetto. Rifiutato, si potrebbe dire. Ai margini: una volta si diceva così ma oggi è la questione che è diventata terribilmente marginale, ancora più delle perone. Le associazioni provano a parlarne. Figurati, i buonisti. Eppure la civiltà di un Paese forse si misura nella capacità di accoglienza dei fragili e viene da chiedersi, se proprio odiate i neri che arrivano dal mare, cosa invece impedisce di salvare gli italiani troppo poveri? Il razzismo verso la povertà. Solo quello. La paura di riconoscere i fallimenti di una società che non ha bisogno degli arrivi dal Mediterraneo per scoprirsi incapace di salvare. E di salvarsi.

Così, anche nel 2019, morire di freddo in un continente che parla di finanza, di alta industrializzazione e di tutto il resto, è qualcosa che succede.

Ecco tutto.

Buon giovedì.

 

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/01/17/morire-surgelati/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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